martedì 30 ottobre 2012

Foglie sulla neve #8




Pausa pre-laboratorio: metodo praticissimo e divertente di come impazzire davanti alla webcam del Mac.
Prendere 4 biotech, metterle davanti al pc, scegliere un applichescion super figa e cominciare a fare smorfie e sorrisetti.
Il tutto prima di un interessantissimo laboratorio di bioinformatica.
Perché noi ci divertiamo con poco.

lunedì 29 ottobre 2012

Quando hai voglia di scrivere.

La voglia di scrivere è irrefrenabile.
E' bastarda, capricciosa, violenta, malsana, ribelle, a volte puttana.
Si vende a caro prezzo, ti fa sudare, ti fa emozionare, ti fa arrabbiare.
Ti prende senza preavviso, nel cuore della notte, quando non puoi far rumore. E allora rimani lì, rannicchiata sotto le coperte, tenendo al caldo tutte quelle parole che scorrono veloci nella tua mente.
Oppure quando stai studiando, intenta a concentrarti, altrimenti col cavolo che il prossimo esame lo superi. O ancora quando sei lì, ferma ad ascoltare il mare, a calmare le tue ansie, a spostarti i capelli dalla fronte.
Ti colpisce quasi alle spalle, con quell'impulso senza limiti che ti costringe a sederti, a fermarti, a pensare.
Tu che con i pensieri ci vai a nozze, ma che preferiresti lasciarli a casa ogni tanto. Oppure li concederesti volentieri a qualcun'altro, fregandotene se ti tradiscono con qualcuno che sa trattarli meglio.
Quando hai voglia di scrivere è un po' così, è un po' come vendersi al primo che capita, un po' come fumarsi una sigaretta al gelo e lasciarsi fregare i polmoni con consapevolezza.
Quando hai voglia di scrivere non te ne frega se il foglio è stropicciato o troppo piccolo, con che cosa lo riempirai, quali parole userai. E non ti importa se quelle parole possono offendere qualcuno e fare felice qualcun'altro. Non ti importa se non hai tempo, e se quello che hai è così poco che per una volta vorresti fermarlo. Non importa neanche se non hai spazio, se sei rannicchiata tra le lenzuola o in un affollatissimo treno mattutino.
La voglia di scrivere è così, non fa distinzione. Ti fa vomitare parole senza pensare, senza pesare quei fremiti che passano dal cervello alle mani.
E’ un po’ prepotente la voglia di scrivere. Viziata come una bambina. Non ci sono regole, si presenta quando meno te l’aspetti, senza orari o preavvisi per i suoi arrivi e le sue partenze.
Bussa nelle notti tempestose, rimane sui finestrini dei treni, sui ciotoli della spiaggia, sui muri delle città, nei panorama mozzafiato, nelle nuvole cariche di pioggia, nei baci non dati, nelle lettere mai spedite, nelle bozze dei racconti inventati.
E' così, e tu che con le parole non ci sai fare, per un momento ti rileggi e ti senti dio.

domenica 21 ottobre 2012

Invitami a bere un bicchiere di sole (foglie sulla neve #7)

Stamattina ero piuttosto giù.
Come se non bastasse, c'è sempre qualcuno pronto a complicare le tue giornate. Per esempio gli ex. Giusto per citarne qualcuno eh.

E poi ci sono invece quelle persone che inaspettatamente danno una svolta alla tua giornata in senso positivo!
E così la P. mi ha proposto un pranzo al mare.
Panini, cetrioli e tanta cioccolata!
Sole, mare e bici il 21 ottobre...cosa volere di più dalla vita?


Il mare era ideale per il bagno...solo che io, avendo lavato i capelli stamattina, non ho messo apposta il costume per non essere tentata! E poi non so per quale motivo stamattina, uscendo avevo freddo...











E questa sono io...una foto che riassume quello che sto vivendo: barcollo ma non mollo!

Buona domenica.



Sono sveglia dalle 5.16. O forse qualche minuto prima.
Vana la ginnastica artistica tra le lenzuola per cercare di riaddormentarsi.
Ho provato anche ad ascoltarmi canzoni spaccapalle. Ma niente.
E così mi sono alzata, ho fatto colazione, ho letto, una doccia e un getto di acqua fredda in testa per vedere se funziona contro i pensieri malsani.
Mi sa che anche questo tentativo è stato un fallimento.
Mi chiedo cosa mi succede. E' come se non fossi io.
Sono abituata a battaglie più dure. Ma adesso è come se avessi perso le forze.
Mah.
Come se tutto questo non bastasse, mi sono svegliata all'alba nel giorno che odio di più, proprio a dire che me lo devo vivere per intero anche se non voglio.
Non potete immaginare che strazio.

Buona domenica! Passatemi un po' di buon umore se ne avete in eccesso!

sabato 20 ottobre 2012

Vendo un rene e pago la retta universitaria.

Ho appena finito di completare la procedura di immatricolazione per il primo anno della magistrale.
Sono letteralmente indignata, nonché incavolata nera per l'incremento scandaloso delle tasse.
Quest'anno l' Università degli studi di Bari Aldo Moro (facciamo anche nome e cognome) beneficerà di quasi 1000 euro di tasse dalla sottoscritta.
Ok, non so se sono tanti o pochi rispetto alle altre Università italiane, ma quello che mi fa imbestialire è che, nonostante i soldi che come studente sono costretta a versare, non mi viene offerto un servizio valido.
Gli esempi sono tanti.

Ti serve una fotocopia? Devi andare in copisteria e fartela tu [e non parlo di fotocopie per lo studio, ma di materiale cartaceo che per esempio in una facoltà come la mia può servire, vedi protocolli per esperimenti di laboratorio-per fortuna ci sono i prof che provvedono].

Statino e modello 100 non sono più forniti dalla segreteria. Devi stamparlo e procurartelo dal sito (per non parlare di tutta la modulistica per altre faccende).

Materiale da laboratorio. Nel mio corso le esercitazioni si sono ridotte drasticamente per via dei tagli, se prima potevi avere la tua postazione di lavoro personale, ora devi condividerla con 2-3 persone.
Altri prof hanno proprio eliminato le esercitazioni per evitare spreco di materiale o semplicemente perché non ci sono fondi.
Per non parlare di tutto il materiale base che manca: guanti (in continua lotta per averne almeno un paio ad esercitazione, vi dico solo che l'ultima volta siamo riusciti a rubare un pacco dal ripostiglio, non si fa ma purtroppo non avevamo scelta. Alcuni di noi, perché senza guanti, non potevano lavorare), pipette, eppendorf, carta da banco e carta per asciugarsi le mani, puntali e provette. Insomma manca tutto e lavorare in queste condizioni è solo snervante.
Abbiamo apparecchiature da ventordici mila euro (unica cosa di cui vado fiera della mia facoltà) e poi non abbiamo i guanti. Assurdo e ridicolo.
Per non parlare di aule che non ci sono, pulizia degli ambienti e servizi (ridotta del 45% a causa sempre dei tagli), materiale didattico (penne, lavagne, fogli) assente.
Unica nota positiva: una sala con una ventina di Mac ultra fighi. Almeno qualcosa c'è.

E poi il personale.
Dopo 6 anni, hanno finalmente assunto una segretaria competente, oltre che disponibile e gentile. Si ricorda di te, manca poco e si ricorda anche la tua matricola, ed è super efficiente.
Il personale invece della segreteria di facoltà, beh...lasciamo perdere.
Io credo che avere un colloquio con il Papa sarebbe più semplice.
Piccolo particolare: la segreteria è aperta solo 2 ore al giorno (11-13, mica scemi) e se tu hai un urgenza fai prima ad interpellare un dio dell'Olimpo.
Ma vogliamo parlarne dei custodi addetti alla vigilanza? Sono 5 anni che tento invana di ricevere risposta al mio saluto. Molto tardi sono arrivata alla conclusione che forse è meglio ignorarli.
Ma d'altronde cosa potrei aspettarmi da uno che si guarda Uomini e Donne il pomeriggio dal suo dvd portatile?
Cosa potrei aspettarmi da uno che gli dai una chiave che hai trovato per terra e ti chiede e cosa devo fare?
Idiota, se qualcuno l'ha persa sicuramente verrà a reclamarla. Ma loro non ci arrivano eh. Troppo impegnati a chattare su facebook. Ecco a cosa servono i soldi delle mie e altrui tasse. A pagare personale antipatico e incompetente.

Potrei continuare così fino a domani mattina.

Ora vado a mettere l'annuncio per vendermi un rene e pagare la prima rata...
ah, già!Non posso farlo perché i miei reni non funzionano benissimo e dubito che qualcuno sarebbe disposto a comprarseli.
E forse è meglio così.

venerdì 19 ottobre 2012

Foglie sulla neve #6

E' venerdì. 
Me lo dico tirando su un sospiro di sollievo mentre attraverso il campus deserto. 
La lezione è finita un'ora prima e per fortuna posso andare tranquilla in stazione. 
Ormai sembra che la mia vita sia dettata dagli orari di Trenitalia. 7.15, 13.13, 19.05, 19.35. 
E ogni tanto, soprattutto quando sono di corsa (cioè sempre), mi sento un po' come Helen di Sliding Doors. Della serie: riesco a salire sul treno per miracolo e mi chiedo cosa sarebbe successo se lo avessi perso o se avessi preso quello successivo.

Per fortuna i miei viaggio sono allietati da incontri tutto sommato piacevoli.
Ieri ho conosciuto un iracheno. Doveva scendere a Bari e chiedeva informazioni in inglese alla signora che le stava accanto. Peccato che la signora non capiva e ha chiesto a me se sapessi parlare inglese.
Next stop. Almeno l'abc riesco ancora a dirlo.
Old people don't speak English. E te credo. Anche young people. Vedi me.
Però mi sono sforzata e ho cominciato a fargli domande per sapere cosa ci faceva in Italia.

Oggi invece i miei occhi hanno potuto sperimentare quanto bello e importante sia il ruolo dei nonni. 
C'era una coppia di nonni, abbastanza giovani direi, con i loro 3 nipotini. La più grande doveva avere 4 anni. Poi c'erano Luca e Laura che insieme non superavano i 5. 
Mi sono innamorata di Luca. Biondo e occhioni celesti, pelle lattiginosa e un viso che avrei voluto riempire di baci. 
Mi sono stupita di me stessa. Io che di solito odio i bambini, io che li sopporto per tempi davvero limitati, ero lì ad elargire sorrisi, a storcere gli occhi e fare smorfie per comunicare con questi due pargoli che, ad ogni mio sguardo, si nascondevano e dicevano Cucù, aspettando che io li rispondessi.
Ho dovuto ignorarli un po' perché non volevo che la loro nonna fraintendesse, ma alla fine Laura è venuta da me e ha cominciato a giocare con i miei braccialetti. Voleva che le regalassi il mio finto Cruciani rosso. Poi ad un certo punto ha cominciato a fare capricci insistendo per il braccialetto. Per fortuna sua nonna l'ha richiamata.

Che vita sarebbe se non ci fossero i nonni?

E che vita sarebbe se non ci fosse questo amore gratuito pronto a donarsi per farsi vita?

Certe volte mi accorgo che il viaggio fisico diventa per me un viaggio interiore, occasione di scoperta, di riflessioni, di domande e a volte risposte, che mi rivelano quanto sia bello poter assaporare la vita nelle sue mille sfumature , quanto sia bello scorgere nelle piccole cose sensazioni ed emozioni sempre nuove.
E tutto questo diventa ancora più bello perché ti stupisci che, nonostante la stanchezza, i tuoi occhi sono lì, pronti a gustare e catturare la meraviglia di una vita che passa attraverso la semplicità delle storie quotidiane.

Momento pro filosofico a parte, sono tornata a casa distrutta.
Ho allungato il tragitto stazione-casa, quasi a voler tenere addosso per più tempo quella sensazione di meraviglia che avevo provato in treno.
Tornata, mi sono appoggiata sul divano e sono letteralmente crollata. 20 minuti di sonno profondo.
E' stata una settimana intensa e il mio fisico, dopo la pausa estiva, deve ancora abituarsi a questi ritmi.
Ma sono contenta perché sono i ritmi che piacciono a me, quelli in cui fai tante cose, in cui la tua testa è impegnata e perlomeno ti senti utile (non a caso io odio il weekend quando, essendo tutto più tranquillo, più calmo, io impazzisco).
Mi piace avere le giornate piene, incasinate, quelle giornate in cui sei operativo già alle 7 di mattina e dopo un pranzo vorresti un letto che non avrai mai, quelle giornate in cui ti droghi di caffè, bestemmi rosari di parolacce in aramaico ma vai dritto per la tua strada fino a sera. 

Sono quelle giornate in cui assaporo al meglio la vita.

giovedì 18 ottobre 2012

Tre sono le cose che devo ricordarmi di fare.

Ho scritto un post it con le 3 cose da fare ENTRO domenica.
Sento che la memoria mi sta abbandonando.
Ormai se non scrivo, non ricordo.
Avrò una carenza di fosforo. O semplicemente è Alzheimer precoce. Ma di brutto eh.





Tre sono le cose che devo ricordami di fare
quando come una luce entrerai...
le prime due nasconderò dentro ad una pagina
e la terza scriverò sui vetri sporchissimi di un auto blu...
blu come i tuoi occhi a cui raramente sfuggirò
e anche se fosse tu non chiuderli mai

Deciditi a capire che non mi servono fiori
spiegami senza nemmeno parlare che senso hai
costringiamo la notte a non fare rumore
abbandoniamoci al giorno del tutto nuovi...

Tre sono le cose che devo ricordarmi di dire
quando davvero sicura sarò
e lo saranno le mie mani a cui raramente sfuggirai
ma anche se fosse ritrovale
e poi invitami a bere un bicchiere di sole
spiegami senza nemmeno parlare che gusto ha...
costringiamo la notte a non fare rumore
abbandoniamoci al giorno del tutto nuovi


mercoledì 17 ottobre 2012

Le stagioni delle assenze

Non c'eri 
Non c'eri nelle liste elettorali di quello stupido giugno 
Non c'eri in uno spettacolo teatrale sulla diga del vajont 
Non c'eri in quei locali assordanti dove il suono della batteria copre gli altri strumenti 
Non c'eri sulle sue labbra 
E sulla sua schiena bianca che mi ringraziava 
E non c'eri nelle ombre scure di un paesaggio di montagna 
Ricordo di un viaggio di fine marzo 
Non c'eri nelle tessere di un blockbuster 
Nei panini caldi di un venditore ambulante 
Non c'eri nelle cicche sotto casa 
E nemmeno nei giardini comunali dove i bambini tirano i loro primi sassi alle loro prime paure 
Non c'eri nemmeno nei rappresentanti che al mattino ti svegliano col citofono 
O nella morale qualunquista di una zia vecchia e acida 
Non c'eri nelle mele che mordevo 
E nemmeno nel bicchiere di vino accanto alla tv 
E non c'eri allo stadio o nei miei scatti lenti dei lunedì di calcio 
Non c'eri nemmeno sull'espressione arrogante di quelle guardie che mi fermarono: 
"lei dove crede di andare...?" 
Non c'eri nella metropolitana 
O nelle spinte per chi deve scendere e chi deve salire 
In tutti i loro discorsi assurdi su come non si può più vivere 
Non c'eri nei sorrisi dei camerieri, eroi di una vita di mance 
Non c'eri... 
Non c'eri... 
Eppure ti sentivo 
Ti sentivo come si sente l'angoscia in una strada buia mentre i piedi incontrano la pioggia 
Come si sente l'abbandono in quelle luci gialle e tristi degli ascensori 
Ti sentivo nelle ossa come la febbre del primo inverno 
Ti sentivo nel silenzio che mi creavo nella mente in mezzo a un traffico impazzito sulla tangenziale 
Ti sentivo come un ombra, un fantasma, una profezia, una maledizione 
Ti sentivo solo io, solo e sempre io mentre tutto quanto intorno mi diceva che tu non c'eri ... 
Non c'eri 

[Marco Conidi]

martedì 16 ottobre 2012

Foglie sulla neve #5

Un viaggio ascoltando Backspacer dei Pearl Jam.
Una chiacchierata con i dottorandi del laboratorio dopo l'esercitazione.
Un pranzo con le colleghe ultra light (carote, cetriolo, bresaola).
Il barista che mi dice che sono troppo formale.
Una crostatina messa in borsa da madre.
Le pratiche dell'iscrizione all'anno accademico avviate.
E poi questo articolo.

lunedì 15 ottobre 2012

E la mattina presto uscire con gli occhiali scuri.

E la mattina presto uscire con gli occhiali scuri
e tutto il tempo che ci vuole per scoprirti piano piano
e consegnarti il mondo intero stretto in una mano.

Ho in mente questa canzone di Daniele Silvestri quando esco di casa stamattina.
E' davvero presto, il cielo ha colori intermedi tra l'azzurro e il celeste.
Do un bacio e abbraccio mia madre ché oggi diventa più giovane.
Le chiedo se mi offrirà un pezzo di torta al mio ritorno e se il 15 ottobre di 52 anni fa alle 6 del mattino era già nata.
Metto su un paio di occhiali da sole e riempio la borsa di tutto quello che mi potrebbe servire.
La città è deserta e il silenzio mi piace.
Ha un non so che di mistico.
Gli occhiali da sole non servono, il sole non c'è ancora, ma io li uso lo stesso. Le mie occhiaie sono imperdonabili.
Intanto cammino veloce, ché il treno potrebbe arrivare e lasciarmi a piedi.
E invece arrivo in anticipo,scelgo di prendere il treno delle 7.15 perché quello prima è troppo pieno e io voglio sedermi.
Così rimango seduta sulla panchina a godermi ancora un po' la dolcezza di questa mattina autunnale.
Assaporo la lentezza in ogni gesto.
Nella scelta della canzone da ascoltare, nelle parole del libro che sto leggendo, nella morbidezza della sciarpa che mi avvolge il collo.
Rimango ferma, in attesa.
Poi il treno arriva e comincia la corsa.
Università, laboratorio, lezioni. 13 ore fuori casa no stop.
Solo il tempo di un panino e io mi sento come quella della pubblicità della Fiesta.
E pensare che è solo l'inizio.


sabato 13 ottobre 2012

On air #53

Che io ami gli Smiths non è un mistero.
Forse non l'ho mai scritto, ma è uno dei pochi gruppi stranieri di cui so più o meno tutto. O comunque so tanto. Complice anche il fatto che abbia preparato un intero topic per il mio esame di inglese.

There is a light that never goes out è una delle mie canzone preferite, e oggi mentre ascoltavo la versione dei Death Cab for Cutie, ne ho trovata un'altra altrettanto carina.
Eccola.


venerdì 12 ottobre 2012

Quando un libro può essere occasione di conquista.

[Conquista è un parolone, ma lasciatemelo passare va']

La foglia sulla neve di oggi è un'esperienza degna di un telefilm (prossimamente su michi channel).
Calma, niente di particolare. Semplicemente uno di quei momenti che donano un tocco di colore al grigiore di tutti i giorni e soprattutto ti fanno sorridere in maniera del tutto gratuita. Insomma cose che fanno bene.

Ho preso il treno delle 13.13, il solito di quando ho lezione alle 15.
Mi sono seduta al primo posto libero adocchiato, e mentre appoggiavo la borsa e mi toglievo la giacca, sono rimasta colpita dalle scarpe che aveva il tipo di fronte a me.
Erano scarpe Quechua, o qualcosa di simile. Una via di mezzo tra sandalo e scarpa chiusa. Una merda, insomma. Ma mi colpivano perché ad indossarle era un uomo, mentre mi sembravano prettamente femminili.
Guardo il tipo in faccia e devo ricredermi perché ha un non so che di affascinante. Un tipo un po' naif, riccio, con occhi celesti e barba incolta, di età incerta, ma sicuramente sui 35-40.
Sfilo dalla borsa il libro della Maugeri, mi sistemo gli auricolari e comincio a leggere. Alle prime righe vengo interrotta da una coppia che passando si ferma a salutare il tipo (che d'ora in poi chiamerò Vegan, ma che in realtà si chiama Piero).

Hey, ciao!
Ciao, come va? Vuoi sederti?
Io nel frattempo stavo già spostando la borsa, sfilandomi gli auricolari.
No, devo trovare il controllore per fargli vedere il biglietto.
L'hai obliterato?
Si.
E allora non serve.
Ma, no...devo farglielo vedere. Io faccio sempre così.

Lo guardo un po' sbigottita e non riesco a non ridere guardando Vegan.
Credo mi avrà letto in faccia la scritta il tuo amico è un po' fuori.
E così mi sorride.
Ci guardiamo e io mi sento profondamente imbarazzata perché mi sono presa una libertà che forse non dovevo. Ma soprattutto, perchè lui continua a guardarmi con quel sorriso che...boh. Così abbasso lo sguardo e ritorno al mio libro.
Ad un certo punto anche lui tira fuori un libro. Con la coda dell'occhio riesco a leggere la parola Vegetariani e penso che questa non sia una mossa casuale. Infondo, il libro si sposa benissimo con quello che sto leggendo io.
Alzo la testa e vedo il suo amico tornare indietro. Si siede con la sua ragazza e comincia a parlare a manetta con Vegan. Vorrei leggere ma non ci riesco perché la sua voce è così alta che anche rimettermi gli auricolari è del tutto inutile.
Lancio un'occhiata a Vegan per denunciargli il mio disagio.
Mi sorride, forse, consapevole del fatto che davvero il suo amico è un rompicoglioni.
Ad un certo punto (e anche qui, qualcosa mi dice che la domanda di Vegan non sia stata fatta a caso), Vegan chiede se nell'ameno mio paesello ci siano palestre di arti marziali.
Il logorroico comincia a fare un discorso denigrando la cultura sportiva del mio paesello. Lo ascolto fino a quando non gli sento sparare un'enorme cazzata.

Non c'è una cultura sportiva, le persone vanno in palestra solo per la prova costume o per farsi i muscoli. Loro sono più da body building...
Vedi per esempio quella grande palestra con la piscina? E' frequentata prettamente da gente che viene da fuori.
(E qui giuro che volevo buttargli il libro in faccia, questo non solo faceva il saputello ma sparava cazzate!)
Mi scusi se la contraddico e se mi intrometto. Ma non è così. Io quella palestra l'ho frequentata, e di gente non dell'ameno paesello non l'ho mai vista, anzi.


Comincia poi tutto un discorso sulla palestra, che non è stata fatta bene, che non è a norma di legge, bla, bla, bla. E nel mentre io cerco di riprendere la mia lettura.

Fin quando non mi interrompo nuovamente, perché concentrarmi è una faticaccia.
Questo fa il saputello e proprio non riesco a digerirlo. Non considerando il fatto che la quantità di parole che esce dalla sua bocca è davvero esorbitante.
Chiudo il libro.
Posso vederlo?
Si certo.
Vegan mi sfila letteralmente dalle mani il libro.
Legge la quarta di copertina.
E' un libro di ricette? E' interessante?
Gli spiego di cosa parla il libro, dell'esperienza della Maugeri e di come abbia vissuto questa vita ad impatto zero. Alla parola cibo (gli stavo dicendo che la scrittrice fa la spesa al mercato biologico e non mangia carne), si intromette il logorroico che con la sua filosofia spicciola dice che l'alimentazione è la cosa più importante, che non bisognerebbe mangiare patatine fritte e andare al Mc Donalds, cose così.

[Grazie al cazzo. Scusa ma ti sembro una da Mc Donalds? Ok, si ci vado, ma adesso ho smesso e da mesi anche.E in ogni caso, come ti permetti? Mah.]

Io non mangio patatine fritte e non vado al Mc da una vita.
Meglio essere vegani. Tu lo sei? [mi chiede Vegan]
Mi piacerebbe, ma purtroppo non mangio tutta la verdura e mi è un po' difficile esserlo.
Ti piace cucinare?
Si, ma non lo faccio quasi mai.[Quanto sono bugiarda e infatti secondo me non ha abboccato a questa cazzata che gli ho detto]
E' importante la scelta dei cibi.
Comincia tutta una trattazione, che salto volentieri, sul perché è importante essere vegetariani.
Ma questo libro lo leggi per i tuoi studi o per passione?
Per passione, mi piace leggere.

Dopo, la chiacchierata verte sul altri discorsi, cose in generale, cosa fai, cosa studi, ecc. ecc. Lui è un maestro di arti marziali, in particolare di una disciplina di cui adesso non ricordo il nome. Mi dice dove lavora e la palestra dove posso trovarlo.
E un po' prima di arrivare a Bari, si presenta.
Visto che abbiamo chiacchierato insieme mi presento. Sono Piero.
Piacere Michi.
E lì ho dovuto presentarmi anche al logorroico e alla sua fidanzata che, al contrario di lui, durante il viaggio non ha spiccicato parola.
Ma tu fai nuoto?
No, faccio semplicemente palestra, ogni tanto corsa.
Ah, ma l'importante è muoversi. 
Certo.
Arriviamo a Bari. Continua a sorridermi e mi dice è stato un piacere conoscerti.
Anche mio.
Ciao.
Ciao.

Ecco vedete? Non è successo niente.
Ma io durante il tragitto stazione-campus avevo un sorriso da ebete.



On air #52



Ieri mi sono addormentata così.
Con il viso salato per alcune lacrime versate.
Una telefonata inaspettata e l'incapacità di saper gestire certe situazioni.
In un momento ho creduto di impazzire.
Ma oggi è un altro giorno, per fortuna.

giovedì 11 ottobre 2012

Foglie sulla neve #2

Sono contenta nell'apprendere questa notizia: il nobel della chimica, vinto da Robert Lefkowitz e Brian Kobilka, è frutto anche di una ricercatrice barese....ovvero la mia prof di Farmacologia!Inutile dirvi che lei è una persona davvero squisita, ho sostenuto il mio penultimo esame della triennale ed è stata tanto dolce con me!

[Link dell'articolo]

Il problema non sono mai gli altri

Per anni mi sono innamorata di uomini freddi come un'insalata a gennaio.
Ho amato uomini congelati e scostanti come le lasagne precotte del supermercato.
[...]Finché un giorno mi sono bruciata tanto, così intensamente, che ho deciso di guardare dentro la mia vita e di riscaldarla questa volta, invece che con un uomo, con un brodo caldo per l'anima.
Il demone era quell'affogare continuamente nel presente. Bruciare nell'istante, in una perenne deriva della responsabilità e del senso. Ho deciso che da quel momento mi sarei davvero presa cura di me stessa, della parte di me più intima e più profonda. Ero intenzionata a comprendere il sottile meccanismo che mi portava a sopravvalutare la mia capacità di migliorare la vita degli altri sottovalutando la capacità di migliorare la mia.
[...]Il problema non sono mai gli altri , gli altri non ci fanno mai il piacere di cambiare, ero io sempre la stessa e questo era sufficiente per mettere in atto azioni compulsive che in poco tempo avrebbero fatto declinare la relazione in un triste dejà vu. E' stato un percorso lungo, un itinerario doloroso in cui tutte le certezze crollavano per arrivare a capire che non sono mai gli altri, non sono le contingenze, i luoghi o le situazioni responsabili per come ci sentiamo e per le scelte che compiamo nella nostra vita.


[Paola Maugeri - La mia vita ad impatto zero]

Era una sera di aprile quando, sbattendo lo sportello della macchina, salii le scale di casa arrabbiata, confusa e infelice (altro che Carmen Consoli).
Ma appena chiusa la porta alle mie spalle, provai un senso di libertà che non avevo mai provato, ero quasi soddisfatta di questo mio gesto sconsiderato e totalmente irrazionale. Un pianto quasi liberatorio, più che di dolore, rigava il mio viso stanco dopo una giornata passata in facoltà.
Avevo rinunciato alle sicurezze di anni e anni, semplicemente per un tocco di libertà.
Senza pensarci prima.
Presa da un senso di soffocamento che non riuscivo più a gestire e che mi toglieva la vita nella maniera più subdola possibile, invisibile e silenziosa.
Ero convinta che da quella sera di aprile qualcosa sarebbe cambiato, doveva cambiare. Fino ad allora, avevo riposto tutte le mie aspettative negli altri, nella loro capacità di sorprendermi.
Ma adesso era arrivato il momento di pensare a me stessa, a quello che volevo sul serio, alla mia capacità di scegliere, alla possibilità di rimettere tutto in discussione.
E leggendo queste righe non potevo che farle mie.
Ben lontana da conclusioni certe come quelle che ha ottenuto Paola nel suo percorso, mi sono sentita un po' la protagonista di quelle considerazioni, pensando che potessero essere mie, frutto di un discernimento interiore che va avanti da mesi.
E' passato tanto tempo da quella sera di aprile, di sbagli ne ho fatti tanti. Primo, pensare che la mia vita potesse cambiare con una semplice rottura. Che potessi alzarmi il mattino seguente e ricostruire in fretta una vita sgretolata da rinunce, divieti, obblighi, scelte inconsapevoli.
Ho cominciato piano piano a realizzare che i risultati non li avrei ottenuti subito, forse mai, ma che era necessario un percorso interiore, un percorso che mi permettesse di mettere insieme tutti i pezzi mancanti.
Gli stessi pezzi che mancavano per colpa mia, non per gli altri.
Consapevolezze che portavo dentro di me in maniera salda, di cui ero fermamente convinta, ma che ad ogni momento di debolezza ero pronta a rinnegare, scaricando tutte le responsabilità sugli altri, pensando che potevo liberamente incolparli se la mia vita non girava nel verso giusto.
Considerazioni figlie di momenti di poca lucidità, di rabbia, di fragilità.
Ho cominciato a pensare che quella sbagliata ero io. Non potevo incolpare gli altri, il destino o chissà che se qualcosa andava storto. Se sceglievo uomini sbagliati, se nelle amicizie finivo per rimetterci sempre io, se all'università l'esame non riuscivo a passarlo con il voto che volevo, se nella vita mi sentivo inconcludente e inadeguata.
Gli altri non c'entravano.
Il percorso che porta alla consapevolezza che non sono gli altri, le contingenze, i luoghi o le situazioni i protagonisti dei nostri errori è lungo e soprattutto doloroso. Non c'è un punto di arrivo definitivo, soprattutto se hai sempre la forza di metterti in discussione, di capire che il momento di crisi potrebbe essere una svolta, piuttosto che un punto di arresto.
E' un lavoro sporco, lo stesso che si fa per scavare un terreno e piantarci un seme. Ci si sporca le mani, ma poi se curato e innaffiato, il seme cresce e porta frutto. E i frutti non sono mai brutti. Anche quando ti lasci cadere il mondo addosso pensando di essere totalmente sbagliata.
Einstein scriveva: E' dalla crisi che nasce l'inventiva, le scoperte e le grandi stategie. [...] Chi attribuisce alla crisi i propri insuccessi e disagi, inibisce il proprio talento e ha più rispetto dei problemi che delle soluzioni.[...] Senza crisi non ci sono sfide, e senza sfida la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. E' dalla crisi che affiora il meglio di ciascuno, poiché senza crisi ogni vento è una carezza. 

Buona giornata!













Ho ripreso i corsi all'università.
Gli orari non sono leggeri, questa settimana è, diciamo, più rilassante. Ci sono mattine libere, mentre tutti i pomeriggi sono occupati da 4h di lezione. E uscire alle 19 dal dipartimento di Biologia che si trova nell'angolo più sperduto e buio del Campus è davvero una tristezza.

La nuova classe non è entusiasmante, direi che è la peggiore che abbia frequentato.
Siamo tra le 15 e 22-23 persone (mai frequentato i corsi con così poche persone). Tutte ragazze ad eccezioni di due individui di sesso maschile.
Uno lo conoscevo già, ha seguito con me lo scorso semestre.
Mentre ieri, arrivata in anticipo come al solito, ho conosciuto l'altro. Eravamo da soli e ha cominciato a raccontarmi tutto il suo percorso di studi, mentre io volevo fare l'asociale con il libro della Maugeri.
E vabbè mi è toccato ascoltare la sua storia e raccontare qualcosa della mia.
Conclusione: oggi, al secondo giorno di lezione non so ancora il suo nome.
E io odio quelli che ti dicono vita, morte e miracoli della loro vita e non si presentano.

Il resto della classe è formato dalle nuove leve, soprannominate le GIOVANI MARMOTTE,  e quelle vecchie, tra cui la sottoscritta.
Per fortuna le colleghe vecchie sono ragazze con le quali mi sono trovata a seguire negli scorsi anni, veniamo più o meno dagli stessi anni di corso (a dimostrazione che qualcun altro che è uscito fuori corso c'è oltre a me!) e insieme ci si trova bene.
R&R sono quelle con cui mi trovo meglio, oggi, invece, si è aggiunta C. anche lei dello stesso nostro anno di corso. Una ragazza di pochissime parole che non abbiamo ancora capito se è timida o asociale, fatto sta che più volte ho e abbiamo cercato di interagire, ma non si smuove. Io credo fermamente che sia ASOCIALE.

Mentre le giovani marmotte meritano una trattazione più dettagliata.
Tra di loro ci sono già quelle che sono entrate nella black list solo per aver aperto bocca. No, scherzo, non credo di arrivare a questi livelli di crudeltà.
Sono quelle classiche studentesse so tutto io.
Quelle che la scritta secchiona ce l'hanno anche sulla maglia che portano.
Quelle che non si iscrivono ai gruppi delle sbobinature perché loro sono bravissime a prendere appunti.
Quelle che se le fai una domanda scema, tipo quale è il primo organismo eucariotico ad essere stato sequenziato non sanno rispondere (il lievito, ve lo dico io!).
Noi crediamo abbiano fatto un'altra triennale, una in cui insegnavano tutto di tutto.
E poi sono asociali #ecco.
Per fortuna non tutte, ci sono anche quelle con le quali si riesce a scambiare qualche parola.
Vedremo nei prossimi giorni.

I corsi mi piacciono (neurofisiologia, endocrinologia, bioinformatica, proteomica, neurobiologia), sono abbastanza interessanti e da lunedì cominceranno i laboratori.
E non vedo l'ora...faremo l'estrazione di astrociti (cellule nervose) da cervelli di ratto.
Avremo a che fare con cavie, in particolare le loro testoline da cui estrarremo il cervello (non entro nei particolari per il vostro rispetto) e poi tutte le varie procedure prettamente da laboratorio.
Sarà un'esperienza forte e infatti la prof ha deciso di lasciarci liberi in tal senso.
Ma io non voglio tirarmi indietro. Mi dispiacerà per quelle cavie, ma voglio fare esperienza di laboratorio. E poi la ricerca è utile e indispensabile.
Forse rischio di svenire, ma per il momento mi butto.



martedì 9 ottobre 2012

Post-it #23

Come ogni volta dopo l'esame, anche stamattina mi sono svegliata presto.
Avevo impostato la sveglia alle 8.30, ma ho aperto gli occhi alle 6.50.
No comment.
Oggi prendo un po' di tempo per me.
Vado in libreria, al mercato, a lezione, e se riesco anche in palestra (semplicemente ad informarmi sui corsi).





[La suoneria della mia sveglia...ma quanto sono romantica anche di prima mattina? :D]

lunedì 8 ottobre 2012

Di oggi.

Casa. Una parola che gusto con gioia dopo una giornata di stress.
Sveglia all'alba, caffè, studio, caffè, mezzora di pausa sul letto, studio, doccia, capelli, treno, Bari, università, ESAME.
Un esame per cui ho studiato, tanto. Troppo direi. So già in anticipo che il prof non mi chiederà nulla di quello che so. Voglio 30 e mi prendo un 28, ma sono contenta lo stesso.

Il prof arriva come suo solito in ritardo.
Polo rossa, jeans blu scuro, rayban a goccia neri.
E' figo, non c'è nulla da fare.
Lo guardo.
Ci saluta. Siamo in 3.
A. chi è?
Sono io. 
Mi avvicino. Mi siedo di fronte a lui.
Poi abbiamo la P. e M. Dai sedetevi anche voi. Facciamo insieme, così ci sbrighiamo presto. Magari vi boccio tutti e tre e facciamo prima.
Noi tre, le povere cavie, ci guardiamo stile cartone Manga con una goccia sulla fronte.
Ma guardi prof che non le conviene bocciarci, forse è meglio che ci promuova tutti. Gli dico, ridendo.
Dice?
E sì.

[L'esame era la seconda parte di un esame integrato al quale io avevo preso 30]
Allora A, lei quando ha fatto l'esame?
Il 3 settembre.
Ah, con l'assistente. L'ha fatto apposta. [Quel giorno l'assistente mise una sfilza di 30, compreso alla sottoscritta].
Ma guardi...cosa potevo saperne io? Non è colpa mia se il prof non si è presentato.[Eh già il prof era beatamente in vacanza!]

Cominciamo questo esame a 3. Mi fa la prima domanda, comincio a parlare, a dire tutto quello che so su mTor. Passa alla seconda domanda, interrogando la P. L'esame va così per una scarsa mezzoretta.
Io nel frattempo mi sono studiata tutta la fisionomia del prof. I suoi occhi, il suo naso, le sue mani.
Ogni tanto mi perdevo. E vabbè sono un caso clinico, avreste già dovuto capirlo.

M. dia un voto ad A., A poi lo da a P.
Prof. io alla mia collega (che sarei io) do 30.
Anche io do 30 a lei (alla P.)
A questo punto lei al suo collega dovrebbe dare 30 e lode.
Penso proprio di sì.
E io invece vi do 27-28-27 [il 28 sarei io ^_^]

Dopo l'esame io e la P. ci mettiamo a parlare con il prof. un po' per la tesi che P. dovrà chiedere e che dovrà fare a Madrid per via dell'Erasmus, un po' perché io non nascondo al prof il mio disagio su quello che penso della mia facoltà.
Ci fermiamo a parlare per un bel po', e sinceramente non vi nascondo che sono rimasta soddisfatta, molto. Perché la disponibilità del prof è stata, direi, quasi disarmante.
Non capita mai che si abbia la possibilità di interagire con un prof dopo l'esame, soprattutto se l'argomento di conversazione sono i tuoi dubbi riguardo la tua professione futura.
Ed ecco la mia foglia sulla neve di oggi. Questa piacevole sorpresa di un professore disposto a chiacchierare con degli studenti e soprattutto ad offrire la sua disponibilità.

E niente. Quando lui è andato via io e la P. ci siamo mangiate un bel gelato, come è ormai consuetudine fare dopo l'esame.
Accanto alla facoltà c'è un bar che fa un gelato buonissimo, e direi che oggi ci stava tutto. Considerando il fatto che io non avevo neanche pranzato.
Io ho scelto croccantino al rum e cioccolato fondente, mentre la P., sotto mio consiglio, ha optato sempre per il fondente aggiunto al pistacchio.


Dopodiché ci siamo date allo shopping nel centro di Bari.
Io avrei voluto farmi un regalo...
Ero indecisa per questo cappello, ma lo trovo piuttosto importante. Voi che ne pensate?


Alla fine io non ho comprato niente perché ho prestato i miei soldi a P., che ha approfittato degli ultimi sconti da H&M.

Ah....ma che orrore è la collezione di Anna dello Russo?
Volgarità allo stato puro, e a quanto pare i prezzi non sono affatto modici...
Mah!

Sono arrivata a casa un'oretta fa, stanca morta, con il mio mal di testa...e ora non vedo l'ora di andare a letto. Domani riprendono le lezioni, anche se io domani mattina mi sa che salto...ho bisogno di dormire e rilassarmi! Andrò nel pomeriggio!

domenica 7 ottobre 2012

A ruota libera.

Ho appena finito di mangiare una pizza e prendermi l'ennesima bustina di integratori.
Nel frattempo la novalgina, presa per il mal di testa, sta facendo effetto e ora avrei bisogno di un'aspirina per il raffreddore.
Mi porto addosso la stanchezza di un' intera settimana di studio, e come se non bastasse il tempo è impazzito. L'aria si è rinfrescata ed io mi sono raffreddata.
Adesso comincia ufficialmente la stagione dei kleenex lasciati ovunque. Puliti eh. Che non vi venga in mente che io lascia fazzoletti sporchi in giro. 
Insomma sono portatrice sana di germi e credo lo sarò fino alla prossima estate.
Spero solo che il naso non diventi subito rosso, altrimenti è la fine. Posso optare direttamente per il burqa.

Oggi mi hanno chiesto di lui. Mi sto abituando ormai.
Ma che problemi ha? Che cosa gli succede?
Lo chiedono a me, come se io fossi, al tempo stesso, la causa e la soluzione ai suoi problemi.
Sorrido, mentre vorrei elargire vaffanculo senza problemi.
Sorrido beffarda perché conosco a memoria il copione e so già come andrà a finire.
Sorrido, perché più vuoi tirarti fuori da alcune situazioni, e più ci finisci dentro.
Ma questa è la prassi. E ormai io non ci faccio più caso.

Domani ho un esame e so tutto e niente.
Solite ansie, solito panico, machecazzodevostaresemprecosì?
E quindi oggi ho studiato lo stretto necessario, quello che so, so.
Che poi il pro,f con cui farò l'esame domani, è un 50enne che ciao, amore ciao.
Bello? Di più. Capelli ricci piuttosto lunghi, brizzolato, occhi chiari...stile anni 80/90 (tant'è che all'inizio dicevo fosse uscito da un episodio di Beverly Hills)...insomma, anche se potrebbe essere mio padre, io un pensierino lo farei.
E quindi domani devo concentrarmi, perché se lui apre bocca e soprattutto sorride (come capita spesso) è la fine.
[Prof. ti sto facendo una buona pubblicità, me lo merito un voto dal 28 in su? :-)]

L'unica cosa che mi consola è che domani a quest'ora starò con il mio mal di testa (un classico) perché starò smaltendo la tensione accumulata, ma con un esame in meno.
Da martedì riprendo le lezioni all'università, in realtà già cominciate questa settimana, ma per ovvi motivi ho preferito studiare piuttosto che frequentare.
Comincia un periodo abbastanza duro che terminerà a fine gennaio.
Non ci voglio pensare...gli orari sono massacranti (prevedono in media dalle 6 alle 9 ore di lezione giornaliere) e considerando che io sono anche pendolare...farei prima a mettere una tenda fuori la facoltà.
O a spararmi un colpo in bocca. Perché poi voglio vedervi io seguire un corso di Proteomica o Bioinformatica.
Il prof di Proteomica, nonché preside di facoltà, mi ha già individuato...niente di particolare, ma durante la sua prima lezione cercava di interagire con noi studentesse intimorite. Nessuna parlava, e indovinate chi l'ha fatto? Una a caso, eh.

Nel frattempo vi segnalo l'iniziativa di Marco alla quale ho deciso di partecipare (vedete il banner qui accanto) e vi auguro una buonanotte.




PS. Ah, questa canzone, ovviamente non è a caso!
Buonanotte.

venerdì 5 ottobre 2012

Urano contro.

Ho almeno una ventina di post nella cartella Bozze.
Una confusione in testa non indifferente.
Una smisurata voglia di seguire la mia irrazionalità.
Un esame da preparare in pochissimi giorni.
Un inverno da progettare.
Una dignità da lasciare intatta.
Una lista di cose da dire.


mercoledì 3 ottobre 2012

A mia volta mi lascio un po' stare.




A mia volta mi lascio un po' stare
e mi faccio un periodo di mare
che a mia volta non è che mi cerco
che poi non si sa cosa posso trovare da me


lunedì 1 ottobre 2012

Quella casa non c'è più.



Oggi, una ruspa ha buttato giù l'ultimo ricordo di quello che è stato il quartiere di una vita.
Quello in cui sono nata e  ho sempre vissuto.
Era l'ultima palazzina antica, quelle in cui abitavano le nonnine fino a qualche anno fa.
Quelle nonnine che lavoravano a maglia per strada quando le giornate calde lo permettevano, le nonnine che rompevano le mandorle e lasciavano giocare i nipotini sullo spiazzale che ancora per qualche ora rimarrà intatto.
La vedete quella specie di marciapiede dove c'è il cassonetto della spazzatura?
Io, quando ero piccola, ci salivo puntualmente ogni volta che ci passavo. Mi piaceva saltarci su per sentirmi più alta. Ovviamente rischiando sempre, al momento di scendere, che mi sfracellassi le ginocchia.
Ora non c'è più nulla che può ricondurmi con la sola immagine ad un'infanzia che non c'è più.
Prima le camere/cantine sotto casa, poi le campagne sulla strada principale, adesso le ultime case in pietra.
Abito in questo quartiere da quando sono nata, ma dal 92, anno in cui ci siamo trasferiti nella casa in cui abito tuttora, ho visto il mio quartiere cambiare.
Asfalto e palazzi, nuovi negozi, bar, supermercati.
Tutto a sottolineare che quel mondo è finito. Che l'età per giocare nei cortili, perdersi tra le erbacce delle palazzine in rovina, andare al negozietto di fiducia a comprare la focaccina e le Goleador, le scorciatoie per andare a trovare tua madre sul posto di lavoro, non ci sono più.
A ricordarti che tutto cambia, e in quel tutto ci sei tu.
Oggi mi sono sentita piccola piccola, guardavo quella ruspa con gli occhi di una bambina, gli stessi occhi spaventati e allo stesso tempo felici di quando, seienne, guardavo dal balcone di casa vecchia, la costruzione della nuova casa.




Sugar free.


La sottoscritta ha cominciato la dieta.
Zero o quasi carboidrati.
Vediamo se questa volta ci riesco.

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...