domenica 30 dicembre 2012

Something is changing.

Arriva anche per me il momento di fare i cosiddetti bilanci
Non sono avvezza a questo genere di cose, sebbene interroghi spesso la mia vita, appuntando tutto quello che non va, piuttosto che quello che va.
Quest'anno ho deciso che bilanci, quelli veri, quelli con il segno + e -, non ne avrei fatti.
Mi accontento di quello che ho vissuto, che non è poco. Molti pezzi mancano, ma le emozioni, belle e brutte, non le puoi descrivere. Puoi solo limitarti a raccontarle.
E' stato un anno intenso, pieno di stress, di scleri gratuiti, di lacrime, urla, sacrifici, apatia. Ma è stato anche un anno carico di cose belle. 
Ripenso alle tante nuove persone che ho conosciuto anche solo per un attimo, tanti sorrisi, tanti sguardi e tante voci nuove.
Ripenso al freddo inaspettato dello scorso gennaio, alle chiacchierate con le amiche, a Barletta, che di sera è proprio bella, a Bari, il Policlinico, la voglia di non andarci, alla biblioteca e il supporto di altri studenti come me, ad un compleanno intimo, il mio, una cena inaspettata, il regalo di un'amicizia sincera, all'ultimo esame della triennale, la laurea, la festa con gli amici, a quell'uscita a quattro in cui mi sono annoiata.

Poi ai viaggi che ho fatto, sempre di fretta, alcuni da sola, altri in compagnia. Alle persone a cui ho chiesto ospitalità e a quelle che ho incontrato. 
Assisi e la prima Pasqua fatta fuori casa; Annarita, Francesco, Alessandra, Pasquale, Vincenzo e il loro accento napoletano, Roma e quella notte in quell'albergo, Giolitti e Grom, i gelati più buoni del mondo; Milano e tutto il suo romanticismo, l'acqua sporca dei Navigli, corso Buenos Aires in bici, a quel ramo sul lago di Como che tanto volevo vedere; e poi le colline molisane, i 90 km a piedi, lo zaino (pesante) in spalla, Vieste e la scogliera a picco sul mare, la sabbia di Margherita, Macerata e il primo freddo, le colline marchigiane e quel ristorantino carino di Appignano.

E poi ritornano alla mente i tramonti alle 9 di sera e Alda Merini sulle labbra, il mare, le corse, il nuovo costume da bagno, gli esami, la gastroenterite, i Negrita e le loro canzoni, un vestito verde e il condizionatore, le lacrime e gli abbracci del 2 agosto, il ferragosto, l'espressino freddo al cocco sotto l'ombrellone, un'amicizia inaspettata, un esame con un professore bello, il gelato e lo shopping dopo, i nuovi corsi all'università, la noia delle domeniche pomeriggio, i nervi a fior di pelle, Goodbye Kiss sempre e ovunque, i viaggi in treno, le sveglie all'alba, gli occhiali scuri, la compagnia di un libro, i sorrisi a gente sconosciuta, il ragazzo dai capelli rossi e i calici sotto le stelle, il dottorando, i ratti e i gatti, le rane, il coraggio e le risate isteriche, il bisturi e lo stomaco, il mio primo 30 e lode, la sessualità, le attese e le parole di conforto, il vento in faccia in una sera di novembre al telefono, uno yogurt al limone, la dieta, i biscotti arrivati per posta, le ansie inutili, la preoccupazione di un Natale che non è stato poi così male, tanto vino rosso, il DisaronnoFabio Volo e Kundera, finito nella mani di uno sconosciuto.

C'è un nuovo anno da scrivere e soprattutto da vivere, non scevro da aspettative che mi porto dietro, desideri e sogni che mi piacerebbe coltivare e rispolverare.
Non stilerò la lista dei buoni propositi, mi basta sapere che di quelli passati, sono riuscita a essere fedele a un bel po'.
In questo periodo, o forse da sempre, sono un concentrato di ansie e angosce che strabordano dalle mie parole e dal mio sguardo, nonostante cerchi di contenerle. E' un periodo baustelliano in un certo senso, ma sono fiduciosa, guardo avanti nonostante il cuore rimane qualche passo indietro (semicit. di Alda Merini).
Perché guardare il bicchiere mezzo vuoto è facile, ma cercare di guardarlo mezzo pieno e aver voglia di riempirlo fino all'orlo diventa più complicato. Ma non saranno le paure a bloccare la voglia di vivere.
Mi viene in mente una frase del film Mine Vaganti (oggi sto proprio in vena di citazioni, eh!) è che non bisogna aver paura di lasciare. Perché tutto quello che conta non ci lascia mai. Anche quando non vogliamo. Non so se centri qualcosa, ma pensando a questo anno che va via, mi piace pensare che non c'è nulla che mi lascia qui, dove adesso sono, tanto il bello, quello che conta, rimane in me. Non mi lascia, ne sono sicura.

E allora buon fine anno, posso solo augurarvi il cambiamento, quello che auguro a me, quello che ci fa puntare lo sguardo sempre oltre.

[Questa canzone è per voi]


sabato 29 dicembre 2012

venerdì 28 dicembre 2012

Losing my religion

Ho sempre fatto qualcosa per gli altri.
Ho detto tanti , troppi. Anche quando avrei dovuto dire no.
Ho donato il mio tempo senza chiedere che mi fosse restituito in seguito.
Ho consumato le mie energie, incanalandole in diverse forme: un sorriso,delle parole di conforto, qualche caffè.
Ho un caratteraccio, lo so. Ma c'è una cosa di cui vado fiera e sulla quale non ho dubbi.
Ho un animo generoso, mi spenderei per chiunque e lo farei senza esitazioni per i miei amici.
Ma....ma ultimamente sto cedendo. E a quanto pare, non importa a nessuno.


giovedì 27 dicembre 2012

On air #62



Per smaltire le calorie assimilate in questi giorni ho deciso di attraversare l'intero ameno paesello a piedi.
Canticchiavo questa canzone e ho incontrato un po' di gente.
Avevo la testa tra le nuvole e il corpo sull'asfalto. Stavo per lasciarcelo.
Poi per fortuna che qualcuno mi ha salvato.

Quel Natale che è stato MIO.

Qualche giorno fa avevo l'umore così a terra che avrei voluto addormentarmi e svegliarmi direttamente oggi, 27 dicembre. E invece il tempo è così volato che non ho avuto modo di pensare a ciò che mi stava succedendo, a quello che mi frullava in testa, alle cose che avrei voluto fare e a quelle che avrei voluto semplicemente volere.
Ho passato 3 giorni di fuoco, quasi sempre fuori casa, con pochissimo tempo per me ma tanto per gli altri. E va bene così.

Il 24 dicembre alle 5 del pomeriggio, dopo essere stata al mare, ho ceduto alla voglia di fare regali. Mi conosco fin troppo bene. Dico no, ma alla fine il Natale prende anche me. Niente di particolare, ho scelto le due persone che nell'ultimo periodo ho visto e vissuto di più. E la scelta è stata reciproca. 
Qualcosa di semplice, qualcosa con un significato, qualcosa che mi ha fatto pensare a loro.
Per fortuna non ho dovuto sbattermi tra negozi vari perché la testa non c'era.

Ho passato il Natale lontano dalla mia famiglia. Una scelta un po' azzardata, un po' comelavoletechiamare. Non è stato semplice sapendo che i miei sarebbero rimasti soli, ma ho preferito fare qualcosa con qualcuno che solo lo è sempre.
Sono stata a pranzo da una famiglia rom, in una casa che non era una casa.
Credo che la capanna di Betlemme sarebbe stato un hotel a 5 stelle in confronto.
Niente bagno, niente acqua, niente posate, niente sedie, niente corrente, niente di niente.
Quando sono arrivata mi si è chiuso lo stomaco perché i miei occhi hanno visto l'inverosimile.
Un pranzo semplice, la gioia negli occhi di queste persone, i sorrisi dei loro bambini, le storie tristi di questa gente dimenticata. 
Mi fermo qui, perché ho le mani che mi tremano, e non vorrei cadere nel patetico.

Nel pomeriggio sono stata da una mia amica, perché volevo vedere una persona.
Erano tre anni che non ci vedevamo e chissà se ne passeranno altri tre senza vederci.
L'importante è che io sia stata bene.

Poi lo scambio degli auguri con le amiche e senza accorgermene sono tornata a casa tardi, stanca morta con la voglia di andare a dormire....
Peccato che aperta la porta di casa ho trovato 20 persone che giocavano a tombola, tra cui l' uomopiùpettegolocheabbiamaiconosciuto che ci ha provato spudoratamente tempo fa senza successo, e trovarmelo in casa mi ha infastidito un po'. Ho fatto l'asociale e dopo 20' minuti ho preferito il letto.

Ieri c'è stato il pranzo con i parenti, ho ricevuto un altro regalo, e ho perso la testa (e la pazienza) dietro la mia cuginetta di 18 mesi. 
Nel tardo pomeriggio, abbiamo organizzato un aperitivo un po' alla Sex and the city, e con un Negroni che andava giù come acqua, abbiamo cominciato a parlare di porcate per infastidire una coppietta che ci fissava con insistenza. Per fortuna che poi se ne sono andati, avranno capito che c'era di meglio da fare.
Poi siamo finite in un posto bellissimo, una specie di attico dove si ballava e per riprenderci la nostra santità di brave ragazze siamo ritornate nell'ameno paesello per vedere il presepe vivente.

A fine serata, mentre andavamo a riprenderci le nostre Ferrari, ci siamo dette allegramente Dai però è passato in fretta questo Natale, pensavo di deprimermi di più, e invece!
E la cosa bella è che abbiamo fatto la stessa riflessione. Quindi alla fine non ero io l'unica ad avere questa paura.

E' stato un Natale diversamente bello, un Natale che è stato mio più di quelli che avevo vissuto negli ultimi anni. Un Natale che sicuramente mi porterò dentro, chiuso in uno di quei cassetti del cuore che tengo solo per me.




lunedì 24 dicembre 2012

E' Natale.

Finalmente quel giorno arrivò. Ero ansiosa di sapere cosa ci fosse sotto l'albero. 
Ti avevo seguito in silenzio nella tua corsa frenetica dei regali. Quello per tuo padre, quello per tua sorella, quello per tua madre che avremmo fatto insieme. E poi quello per Caterina, la cugina pettegola, e suo marito, compagno di giochi davanti alla playstation. 
Entrai in casa di prima mattina, erano poco più che le 9. 
Dalle scale del palazzo venivano odori di qualsiasi tipo, quello delle mandorle, del vin cotto, del calzone che lievitava sotto le coperte.
Anche tua nonna preparava i dolci, me ne avrebbe regalato qualcuno, soprattutto quelli con le mandorle e il cioccolato che a me piacevano tanto. 
Non sembrava il 24 dicembre, fuori c'era un sole così forte che un pazzo avrebbe azzardato un bagno al mare.
Ci scambiammo uno dei nostri baci, rimasi con la faccia nascosta tra le pieghe del tuo maglione per un po', avevo bisogno che le mie narici ritornassero a sentire l'odore di te.
Mi abbracciasti in un modo insolito, forse più bello di tutte le altre volte. Sapevi benissimo che il Natale non era la mia festa preferita, già prima che aprissi bocca. 
L'avevi letto nei miei occhi quando controvoglia mi avevi chiesto un consiglio per il regalo a quella tua amica che proprio non potevo vedere.
Mi accomodai sul divano chiedendoti un caffè, e tu avevi già pensato a tutto. C'era anche la mia cioccolata preferita. Una Lindt al latte con le nocciole e un fiocchettino rosso attorno alla carta dorata. 
Non potevo aspettare la mezzanotte per lo scambio dei regali, guardavo l'albero impaziente, ma sotto non ci trovavo nulla che potesse sembrare impacchettato per me. Le etichette dei negozi erano improponibili per i miei gusti. 
Mi avevi regalato un libro? O forse una borsa? O magari quel maglione che tanto mi piaceva?
Niente di tutto questo.
Sorseggiavo il caffè con gli occhi rivolti ai tetti dei palazzi di fronte.
-Sai che non amo questa festa e non vorrei rovinare l'atmosfera con il mio umore, ma tu impegnati a rendermi felice, perché sai che io non posso farlo.
Non dicesti niente, mi prendesti in giro come al solito. Mi coccolasti con un sorriso e mi scompigliasti i capelli con un gesto che era solo tuo.
-Il tuo regalo è sotto l'albero.
-Impossibile. Non c'è nulla che possa far pensare a me. Il modo in cui sono incartati, i negozi da dove sono stati comprati. Non prendermi in giro.
- Tu intanto guarda bene.
Vinsi la mia resistenza, e guardai attentamente tra i vari pacchi.
Mi ostinavo, ma lì sotto non c'era nulla per me.
Si avvicinò, ed estrasse un bigliettino dalla tasca.
-Ecco vedi che mi stavi prendendo in giro?
Era un bigliettino in carta di riso, dentro c'era una poesia di Salinas scritta rigorosamente con la tua miglior grafia, figlia dell'estro artistico e del sapere meccanico e scientifico che convivevano in te.
Gli occhi nel frattempo si inumidivano perché ricevevo parole che si incastravano perfettamente nelle sinuosità del cuore.
Tutto quello che avrei voluto dire mi si bloccò in gola, il groviglio di emozioni era riuscito ad oltrepassare l'esofago lasciando il mio stomaco contrito e tormentato.
Accanto alla tazza del caffè vidi spuntare il mio regalo. 
E piansi di gioia come una bambina.
Il mio regalo eri tu.

Sembra che questo giorno finalmente sia arrivato.
Io non ho tante parole da regalarvi. Per gli auguri sicuramente ci sarà chi sarà più bravo di me. Chi con le parole ci sa fare, vere o false che siano.
Io voglio solo donarvi il mio GRAZIE.
A voi che siete passati di qua, chi in maniera costante e chi un po' meno.
A chi resta in silenzio a leggermi, e anche a chi, invece, fa parte del mio gruppo di sostegno virtuale.
A chi conosco e leggo da poco, e anche a chi leggo da tempo. Le vostre storie e le vostre esperienze mi fanno sentire meno sola.
A chi è diventato qualcosa di più di un semplice bit.
A chi ha condiviso le mie emozioni,
a chi è stato al mio fianco in un modo del tutto speciale,
a chi ho avuto la fortuna di conoscere di persona,
a quelle persone reali che non passano mai di qua.

(A chi mi ha donato i suoi occhi e i suoi gesti,
a chi mi ha donato un ti voglio bene inaspettato,
a chi ho conosciuto in quest'anno durante i miei viaggi,
a chi mi ha detto di non permettere a nessuno di rovinare la bellezza che c'è in te,
a chi ho sentito al telefono e che mi parlava mentre faceva palestra,
a chi mi ha ascoltato ieri sera,
a chi si è affacciato nella mia vita per curiosare un po' e poi è andato via,
a chi invece è restato,
a chi mi ha regalato emozioni forti senza saperlo,
ai miei che mi sono stati accanto in questo anno un po' così,
e infine a chi mi vuole bene).

Vi auguro di passare il Natale con i desideri che portate nel cuore.
Questo blog chiuderà per un po' di giorni, come è giusto che sia.
Ci sentiremo quando questo fervore natalizio si sarà spento un po' ( in attesa, invece, di quello di fine anno) e vi racconterò il mio Natale, che quest'anno sarà davvero speciale.



domenica 23 dicembre 2012

E' vero che...

...sotto l'albero troverò lui?


o lui?


Perché altrimenti questo Natale non avrebbe proprio senso! ;-)

venerdì 21 dicembre 2012

Non so quanti giorni mancano al Natale.

Non so quanti giorni mancano al Natale, forse pochi.
Qualcuno si sarà messo a contarli, ma io no.
Ho perso la cognizione del tempo, risucchiata completamente dall'università, dalle cose da fare e quelle da disfare, da amicizie che pian piano crescono e altre che svaniscono nel nulla, dai dubbi e dalle certezze, dalle ansie che non mancano mai e da quelle che mi creo inutilmente.
E' il normale fluire della vita e va bene così. Lei sorprende sempre. 
E quando mi coglie impreparata regalandomi sorrisi, quando mi fa pensare che Ah, sono fortunata perché sono qui, mi piace ancora di più.
Sono successe cose strane in questi giorni (*), cose semplici che hanno dato una svolta alle mie giornate. 
Il Natale amplifica un sacco di cose, è come se sul cuore mi abbiano trapiantato un amplificatore di emozioni. Sorriso ebete. E' questo quello che ho stampato in faccia, un po' mi vergogno, ma infondo dico che male c'è? Regalarsi attimi per stare bene non è mica un reato.
Ho questo tempo per me, farà male, perché ascoltarsi, rimanere in silenzio, lontano da tutte quelle cose che la vita di ogni giorno ti pone di fronte, e che ti distraggono sempre più da quello che sei, è una corsa ad ostacoli, e se non sei bravo a saltare, finisce che per quegli ostacoli cadi. 
E io sono una campionessa mondiale in questo, ho numerose cadute alle spalle, tanti di quei lividi non ancora assorbiti sulle gambe, le ginocchia sbucciate e i graffi sul palmo della mano. 
Continuo a correre, nonostante il fiato corto, nonostante le ginocchia vacillanti.
Saranno giorni un po' così, giorni in cui mi metterò sotto il piumone e starò nascosta per un po', giorni in cui dovrò fare i conti con un anno che sta andando via, perché è tempo di bilanci anche per me, giorni in cui cercherò conforto nel mare se la pioggia lo permetterà, giorni in cui farò più fatica ad essere felice, giorni intensi in cui dovrò semplicemente rimanere me stessa.

[L'accompagnamento musicale per questo post: A wall - Bat for Lashes]


*
- ho avuto una chiacchierata con la sorella del mio ex ed è stata gentilissima nell'illustrarmi un po' di link su dove chiedere e informarmi per la tesi (del resto non poteva essere altrimenti dopo che si è appropriata di una mia foto che avevo postato su fb e averla utilizzata come foto del suo profilo - scherzo ovviamente)

- mi ha chiamato un tipo conosciuto due estati fa, non so per quale motivo, voleva rivedermi, #maancheno

- la storia di Thomas mi commuove sempre di più, sono certe storie che toccano il cuore e basta, tu non puoi farci niente.

- ho prenotato un viaggio per Londra e se penso che partirò con altre 5 ragazze cambio idea ;-)

- la mia nutrizionista è contenta perché sono stata piuttosto ligia al mio dovere, ora speriamo di non riprendere tutto quello che ho perso

- ci sono cose che riescono a stupirti anche quando tu non ci credi più

mercoledì 19 dicembre 2012

Sei un grande predatore dentro la mia testa.

Ogni tanto ti penso.
Poi mi ricordo dello stronzo che sei e lascio perdere.
Razionalità, a volte viene in mio soccorso. 
E questo per me è bellissimo.

[Non sono immaginario -Afterhours]

martedì 18 dicembre 2012

Francesco e Thomas.

Quando ad ottobre ho ricominciato ad andare alla messa dei bambini di domenica mattina, mi sono accorta subito di Francesco. 
Un uomo molto semplice, alto più o meno come me, sui 35 anni. 
Non me ne sono accorta subito perché era particolarmente bello o chissà che. 
Francesco sedeva al primo banco, insieme ai ragazzi del coro. Nessun particolare rilevante, se non quello di una carrozzella al suo fianco. 
Era quella di suo figlio, Thomas. 
Per domeniche e domeniche ho ammirato la straordinaria pazienza e devozione di questo giovane padre che accompagnava il figlio a messa. 
Cantava per lui, batteva le mani per lui, gli sorrideva perché se Thomas lo faceva era semplicemente per un riflesso involontario. A volte mi sono persino commossa, in preda ai miei ormoni instabili che non hanno saputo resistere a questa forma di amore senza limiti che prendeva vita così, nella semplicità di un gesto consueto come quello di accarezzare i capelli o stringere una mano.

Oggi ho incontrato Francesco e Thomas.
Stavamo entrando nello stesso istante in chiesa e così ho aiutato Francesco, mantenendo la porta, e facilitandogli l'ingresso con la carrozzella.
Ho sorriso a Thomas. E sono andata a sedermi.

Dopo la novena, mi sono avvicinata a loro.
Ho salutato il bambino chiedendo al padre il suo nome visto che non ci eravamo mai presentati.
Thomas nel frattempo emetteva degli urli leggeri, forse nel suo mondo cantava.
Ha degli occhi dolcissimi nascosti dietro lenti un po' doppie.

Francesco invece è un papà coraggioso. 
Si occupa di Thomas in un modo così amorevole che nessuna parola potrebbe spiegare quello che i miei occhi hanno visto in questi mesi.
Lo sguardo premuroso di un padre verso un figlio che non sarà mai come gli altri. Le sue mani colme di attenzioni, rispettose di un corpo che ha tante ferite, nei movimenti, nelle parole, nel cuore. 
Oggi ho pensato alle lacrime di Francesco. Chissà se ne ha versate in questi anni. Immagino di sì.
Ho pensato a cosa è in grado di smuovere l'amore. A quanto è infinito e incommensurabile. 
Io avrei pianto. Tanto. Perché non so se sarei stata mai in grado di essere così coraggiosa. 
Poi ho visto il sorriso di quest'uomo, la sua tenacia, una luce negli occhi in forte contrasto con la pioggia di fuori. 

Grazie Francesco e Thomas perché adesso il mio cuore ha qualcosa in più di bello da raccontare.

sabato 15 dicembre 2012

Contare su se stessi.


Ci sono esperienze nella vita che ci dicono quanto valiamo e altre invece quanto non valiamo.
Sto avendo pazienza, tanta.
E sono contenta perché riesco ad avere controllo di alcune situazioni che in altri momenti mi avrebbero portato ad un eccesso di follia.
Il Natale mi rende particolarmente sensibile e quella voglia di stupire con regali particolari mi sorprende ogni volta che guardo le vetrine. 
Ho pensieri sconnessi dentro che so solo io. E mi dico che infondo è un bene, perché ogni qualvolta qualcuno si sia affacciato nella mia vita ha sempre visto qualcosa di molto distante da me.
E allora quello che ho dentro me lo tengo stretta, ci saranno di sicuro meno equivoci.

venerdì 14 dicembre 2012

Avevo un sacco di cose da dire e da scrivere
Il solito inizio di un post scontato e banale. La verità è che quelle cose da dire e da scrivere ce le avevo per davvero in questi giorni. Ma causa lavori forzati, leggi studio, e connessione assente, le ho lasciate un po' infondo al cuore, un po' su fogli sparsi qua e là, un po' in chiacchierate davanti ad una birra rossa, un po' nel fumo di una sigaretta consumata al gelo.
Sono stati giorni piuttosto pieni, dove per molte ore sono stata ai domiciliari, con delle fughe piuttosto sporadiche quanto piacevoli.
Giorni di studio intenso in cui sclerare è stato un gioco da ragazzi, in cui ero piuttosto nevrotica, ho mandato male qualcuno (c'era una volta un indiano....), non ho risposto ad alcune chiamate (povero ssa che mi chiama per questo benedetto caffè a cui rimando sempre), in cui ho corso al freddo e al gelo (manco al bue e all'asinello venivano riservati certi trattamenti), ho mandato giù un altro chilo, e ho bevuto litri di caffè senza nessun effetto se non quello di rendermi nervosa ancora di più. 
Devo ancora scrivere la letterina di scuse a mia madre per come l'ho trattata in questi giorni. 
Ho preparato un esame con un'ansia da prestazione che non vi dico. 
E manco a farlo apposta sono stata interrogata sull'argomento più rognoso, anche se il più interessante: sesso, sessualità e cervello. E poi cellule staminali nervose. Belle cose eh. E dico sul serio.
30 e lode. Quando la prof me l'ha detto sono rimasta incantata a guardarla. Le ho detto balbettando va bene (e cosa volevo dire rifiuto?! #mah). Anche se in realtà avrei voluto urlare di gioia. 
Dopo l'esame non ho potuto festeggiare neanche con un caffè che sono scappata in laboratorio, fino alle sei del pomeriggio. 
Questa università mi distruggerà.

Adesso voglio solo godermi queste vacanze nel migliore dei modi, chiudere i libri almeno fino al 26 dicembre, prendermi tutto il tempo che c'è per me, leggere tanto e ascoltare musica, gustarmi il mare anche se fa freddo e staccare un po' la spina (anche se questo sarà possibile solo a lezioni terminate).





domenica 9 dicembre 2012

The wedding day.

Eccomi qui finalmente con il resoconto sul wedding day.

Ho ancora la pancia piena mentre lo scrivo e se penso a quello che i miei occhi hanno visto...ho il diabete. Ma andiamo con calma e capirete il perché.

In sintesi vi dico che è stata una giornata piuttosto piacevole finita purtroppo male per un lutto in famiglia del tutto inaspettato. Ma pazienza, è la vita.

Io e i miei siamo arrivati un po' in ritardo alla celebrazione perdendoci l'ingresso della sposa in chiesa. In ogni caso, è stata piuttosto puntuale.
Come momento forte di tutto il lieto evento devo dire che non mi sono per niente emozionata. Eppure le premesse c'erano tutte, perché io allo scambio delle promesse (quando dicono io prendo te bla bla bla) ho sempre la lacrima facile. Si vede che guardo troppi film d'amore e sogno troppo eh. E allora perché non mi sono emozionata? Perché non mi è venuta la lacrimuccia? Perché non so cosa le è preso alla sposa, forse una risata isterica (me lo auguro), ma mi è sembrata una pagliacciata. Vabbè, forse è stata solo una mia impressione. Fatto sta che lo sposo era visibilmente teso ed emozionato, mentre lei rideva, rideva, rideva e rideva. Mah.
Dopo non so quanto tempo di messa, c'è stato il momento clou: fuori c'erano i moschettieri (leggete ufficiali di marina- oh ce ne fosse uno carino!) che con le loro spade (?) hanno fatto il saluto, l'arco sotto il quale sono passati gli sposi con lancio di palloncini, coriandoli e riso annessi. Mancavano solo i fuochi d'artificio. Ma è tutto normale.

Io nel frattempo sono fuggita dalla parrucchiera dato il cedimento della mia acconciatura. Si vede che non sono abituata a queste cose da femmina. Mi sarò mossa così tanto da guastarla.
Poi ci siamo persi per le campagne pugliesi alla ricerca di questa sala.
Posto davvero molto chic con un enorme giardino che però abbiamo visto pochissimo a causa del gelo che ci ha costretti a stare al chiuso.
Poco dopo essere arrivati, mentre io, mia sorella e un'altra amica ci attaccavamo alla bottiglia di prosecco, la madre della sposa ci ha presentato suo nipote, un ragazzo toscano che sarebbe stato al nostro stesso tavolo.
Mi raccomando questo è l'unico nipote maschio, trattatelo bene.
Cara madre della sposa queste premesse non devi neanche farle, tuo nipote è in ottime mani.
Il ragazzo, che pensavo avesse 18 anni e invece ne aveva 28, era piuttosto spaesato. A quanto pare in Toscana i matrimoni non sono così. E su questo non ho dubbi. Al tavolo gli abbiamo spiegato un po' come sarebbe andata la giornata e lo abbiamo cortesemente invitato a mangiare tutto. Ovvero l'impossibile. 

Alle 16.30, dopo una marea di antipasti e tanto vino rosso, abbiamo mangiato il primo primo. Questo per dirvi che alle 19, invece, avevamo appena terminato il secondo (una bella aragosta rimasta intatta). 
In tutto questo, credo di aver fatto delle belle nuotate in un buonissimo vino rosso che mi hanno aiutato a sopravvivere senza mai annoiarmi. Dico credo, perché davvero da un certo momento in poi ho perso il conto di quanto abbia potuto bere. Lo schifo insomma. Ma voi non pensate male, ché io sono una persona seria.

Alle 20 il momento letteralmente più orgasmico della giornata: il BUFFET DEI DOLCI.
Credo di aver pianto per la gioia. Non ho mai visto una composizione simile nella mia vita, guardare le foto per credere.






Peccato che il buffet poi era servito a tavola, che da un lato è comodo così eviti file inutili, dall'altro però non ti capita magari quello che avresti voluto. E devo dire che alcune torte continuo a sognarle. Lì ho dato il meglio di me stessa: un po' di tiramisu, un cannolo pseudo-siciliano e il gelato nocciola-cioccolato. E' un miracolo che io non sia morta di diabete. Ma dovevo recuperare quasi 4 settimane di astinenza dai dolci.

Poi momento strappalacrime (quegli odiosi filmini dove mettono foto che sintetizzano un po' la tua vita, da quando eri solo un vago pensiero nella vita dei tuoi fino a qualche giorno prima del matrimonio, con quelle frasi stile perugina come sottotitoli), taglio della torta, ultimi balli, saluti e baci.
Siamo andati via alle 22.15 e vi ho detto tutto. Mancava poco e scoppiavo a piangere per il dolore ai piedi. Non so quale santo mi sia stato accanto durante il giorno per farmi resistere così tanto su queste scarpe.



Passiamo ai particolari:

- location: ripeto, fuori sembrava carina, dentro mi è piaciuta la sala dell'aperitivo e il bagno (stile mooolto barocco), la sala del ricevimento non aveva nulla di particolare, se non quei ciliegi dipinti sulle pareti che avevano vagamente qualcosa di nipponico.

- invitati: troppo per i miei gusti. 200 persone...mi sembra un po' esagerato.

- abito sposa: non mi ha colpito. In più aveva un cappuccio stile regina delle nevi che... proprio no. L'abito dello sposo...che ve lo dico a fare? In chiesa aveva la divisa della Marina, in sala il classico abito nero e cravatta rossa. Quanta fantasia eh.

- cibo: un 8. Ho mangiato bene. Al buffet dei dolci va il mio 10 e lode. Per la scelta innanzitutto e per quello che avrei voluto finisse nella mia pancia.

- look: io vi dico solo che io, mia sorella e l'altra ragazza che era al tavolo con noi, ci siamo presi i complimenti perché quelle ragazze sono davvero dei fiorellini. Tranquilli non abbiamo pagato nessuno. Ma davvero il cattivo gusto regnava, a partire dai testimoni. Cazzo, ma la gente davvero non si guarda allo specchio prima di uscire di casa. E neanche nei camerini dove prova i vestiti. Mah.
Anche il toscano ha detto che eravamo graziose, sarà stato il vino, fatto sta che l'ha detto.

- animazione festa: ringrazio il deejay per non aver messo la selezione dei balli caraibici, pochi balli di gruppo e pochi lenti. Ma...MA...una selezione musicale un po' più attenta e moderna, non avrebbe guastato. Per fortuna c'era un gruppo di musica italiana anni 60 che animava tra un ballo e l'altro. A loro tutta la mia stima. Sono stati davvero bravi, però potevano cantare un po' di più, ecco.

- la bomboniera: una simpatica biscottiera a forma di pupazzo di neve. Diciamo che tra i tanti obbrobri che ho visto, almeno è una cosa utile. Però...io dico no alla bomboniera in genere. Per me sono soldi spesi inutilmente.

Ad ogni modo sono contenta di come sia andata la festa. Ho ricevuto per l'ennesima volta un regalo bellissimo: la gioia di poter accorgermi ancora una volta che gli amici dei miei sono delle bellissime persone e che.... sfido a trovare un altro gruppo di 50enni così uniti!

sabato 8 dicembre 2012

venerdì 7 dicembre 2012

The wedding day before.

E' quasi tutto pronto. Domani, anzi tra poche ore, ci sarà il matrimonio dell'anno.
Considerando i bagordi che mi aspettano (non so se sapete la storia dei matrimoni pugliesi, magari un giorno ve la racconto), ho deciso di sfidare il tempo e andare a correre.
Prevenire è meglio che curare. Tranquilli, mi toccherà macinare chilometri anche l'8. Altrimenti ciao dieta.
Comunque dicevo che sono andata a correre. E' la prima volta che lo faccio di sera di inverno a dicembre. C'è sempre una prima volta. Ho scelto anche il tempo adatto: pioviggina e fa un freddo cane. Una serata perfetta direi. Ma tant'è che: ho corso, mi sono sentita il gelo bloccare all'altezza della gola (qualcosa mi dice che domani avrò una voce da trans e farò meglio a stare zitta), e ho provato un nuovo percorso che non è come quello sul lungomare, ma accontentiamoci.

E quindi domani ho questo benedetto matrimonio. Quanto sono felice che neanche ve lo dico!
Per fortuna non capitano tutti i giorni e soprattutto non ho dovuto impazzire per il vestito avendo quello della laurea (che ho fatto accorciare, visto la lunghezza un po' monacale - ma del resto non potevo andare scosciata davanti alla commissione il giorno della seduta, anche se c'è chi l'ha fatto, ma io sono una persona seria #ecco).
Il massimo che ho dovuto fare è stato comprarmi un paio di orecchini e un bracciale con delle pietre in ceramica Marraku (date un'occhiata qui, sono delle cose bellissime e soprattutto originali), un rossetto rosso, uno smalto dello stesso colore, e delle calze 8den- che farei prima ad andare senza.
Tutto il resto è riciclato. E questo è stato di fondamentale importanza perché mi ha evitato pianti isterici davanti allo specchio dei camerini. Oltre che sprechi di tempo alla ricerca del vestito che potesse entrarmi senza effetto cotechino.

Direi che è tutto pronto, io sono stanca morta, un accenno di tosse, una fame che divorerei l'intera dispensa e ...quindi è meglio che vada a letto...altrimenti la corsa potrebbe diventare sacrificio inutile.

Buona notte...vi tuitterò domani (sempre se sarò lucida) il lieto evento!


mercoledì 5 dicembre 2012

Cosa vuoi per Natale?

E va beh...ho trovato questo video e mi sono commossa.
Poi vi dico cosa voglio per Natale.
Nel frattempo guardate il video e inumiditevi gli occhi, ché non fa mai male.
E poi ditemi cosa volete per Natale ;-)


lunedì 3 dicembre 2012

Portatrice sana di buon umore.

Dai che è lunedì e comincia una nuova settimana entusiasmante.
Ma anche no. Fa niente. Ma l'auto-convinzione funziona sempre. E in questo periodo ne abbiamo davvero bisogno. Anzi ne ho bisogno.
Per una settimana le lezioni all'università sono sospese, ma mica per far festa sia chiaro. Ché da noi ci insegnano a come fare per avere il culo a forma di sedia (il mio è perfetto in tal senso). Oltre a essere biotecnologi.
E' la settimana degli esami, che la facoltà chiama in maniera moooolto furba settimana break (ma break di cosa??? #mah), in cui uno di regola dovrebbe dare almeno un esame.
E quindi mi tocca studiare, studiare, studiare. L'esame è fissato per la prossima settimana (manco fossi la capoclasse ho parlato con la prof e siamo riusciti a fissare un appello extra- sshhhh che rimanga tra noi, che a quanto pare queste cose non si possono fare). Gli occhioni con le ciglia che sbattono e la faccia stressata servono sempre. Fidatevi.
Peccato che il tempo disponibile sia davvero poco. Ho una decina di giorni e in questo dovete metterci due lauree, un matrimonio e l'8 dicembre.
Sì...è proprio il caso di dire che sono conciata per le feste!
Vorrà dire che mi toccherà studiare di notte. Ma sono fiduciosa, i miei neuroni non mi abbandoneranno, anche perché non possono far brutta figura proprio per l'esame di neuroscienze (ah! quante cose super fighe sto imparando!)
Mi meraviglio di come il buon umore non mi stia abbandonando e tutte queste cose da fare anziché privarmi di forze mi caricano sempre di più. Insomma, mi sento una portatrice sana di buon umore e sono disposta a regalarne un po'. Ne volete?


sabato 1 dicembre 2012

E allora portami al mare anche a dicembre se ti pare *

* La distanza - Northpole

Ci sono piccole cose che fanno stare bene. Il mare, una corsa, una canzone che non sentivi da quest'estate, una telefonata inaspettata, un biscotto al cioccolato quando sei a dieta, un maglione caldo, una foto di quando avevi due anni.

Poi ci sono le mancanze, quelle sono tante, così tante che hanno l'effetto opposto: anziché svuotarti, ti riempiono.

E poi ci sono le distanze, quelle fisiche, quelle mentali, quelle temporali.
Quelle che vorresti spiegare e quelle che vorresti colmare.









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