giovedì 28 febbraio 2013

Date da ricordare.

Un anno fa terminavo la mia carriera universitaria con l'esame di Biochimica Clinica.
Un esame preparato in pochissimo tempo e molto male, che mi costò un 24 solo perché fui onesta nel non dire alla prof che era il mio ultimo esame (la prof voleva mettermi 21, ma al momento della verbalizzazione, quando io le dissi che non avevo il libretto perché era l'avevo già consegnato, mi disse ah, però sei stata onesta che non mi hai detto che era l'ultimo esame!, e mi mise 24, in realtà me lo mise anche perché al 21 storsi un po' il naso...ma questa è un'altra storia).
Uscii dall'aula spaesata, non sapevo cosa mi stesse succedendo. Leggera ma svuotata.
Avevo perso la causa delle mie angosce, eppure cominciavano a nascerne altre.
Cosa farò chi sarò, dove andrò.

Oggi a distanza di un anno sono a metà percorso della specialistica.
Sono fiera, perché ho dato gli esami di un trimestre (6) senza prendere un voto inferiore al 28.
Però faccio ancora i conti con le mie ansie, perché non riesco ad essere mai all'altezza dei miei piani, delle mie aspettative, di quello che voglio da me.
Oggi avrei dovuto fare un esame, ma studiare 500 pagine in 5 giorni era pure follia. Eppure fino a ieri mattina ero convintissima ce l'avrei fatta. Convinzioni buttate nel cesso, quando mancavano ancora una decina di capitoli. Ci ho provato, non dovrei sentirmi giù. Eppure le sensazioni leopardiane che ho addosso sono in grado di demolire tutto il buono che sono riuscita a fare.

Sentirsi una fallita non è bello.
E so, che è da matti avere questi pensieri pesanti e negativi, ma io nella vita non ho grandi ambizioni, nel senso che non voglio diventare un premio Nobel o scoprire il gene che non ci farà morire, vorrei solo vivere dignitosamente quello che faccio. Vorrei essere all'altezza di quei 30 che i professori mi danno. E credetemi che prendere 30 può dare tante soddisfazioni, può gratificare, ma quei 30 devi essere in grado di dimostrarli in campo. Ché le nozioni siamo tutti bravi ad acquisirle sui libri. E io a volte quando sono in laboratorio non mi sento proprio all'altezza.
Sensazioni, magari quando un giorno avrò un progetto tutto mio sarà diverso. Boh.

E poi voglio essere da 30 anche nella vita, o da 29. Poco importa, che i limiti ce li abbiamo tutti. E va bene così. Ma io mica so se nella vita valgo tanto. A volte mi sembra di valere meno di zero. A volte mi chiedo se realmente ho fatto tutto bene, se sarò in grado di essere una donna, prima che una studentessa, una lavoratrice, una eventuale mamma, un'amica.

Paranoie. Tante. Ma io sono così, e non mi vergogno mica. Perché mi interrogo. Io davanti allo specchio mi metto sempre, e non solo per farmi le foto da bimbaminkia.
Non solo per controllarmi la matita negli occhi o l'acne adolescenziale che perennemente mi accompagna.
Lo specchio è lo strumento con il quale vengo a contatto con me stessa.
Lo specchio è il risultato di questo post. E credetemi, che dirsi certe cose non è affatto semplice.

mercoledì 27 febbraio 2013

Aggiornamenti.

Ore 13. Vado in palestra. Oggi sono più figa  pigiamata del solito. Ho una felpa xxxxl che anche a mio padre andrebbe larga.
Dai vetri guardo ragazzobello sul tapis roulant.
Mi guarda, lo guardo, lo saluto, mi saluta e sorride.
Entro in sala attrezzi, convinta di mettermi accanto a lui, ma cazzo è sceso dal tapis. Ok, avrò modo di recuperare.
Faccio le mie cose, lui mi risaluta, ci ignoriamo quanto basta, fino a quando sento un fiato sul collo.
Mi volto ed è lui.
Sì, lui che si avvicina a me mentre faccio lo step.
Ok, un attimo amore, non puzzo, ma dammi un momento per sistemarmi.
E mentre sono lì che già mi immagino con la faccia stremata, tento di esibire il mio sorriso migliore e un come va un po' balbuziente. Sono una frana, e certe volte è meglio tacere.
Ma tant'è che fa tutto lui. Mi racconta i suoi problemi, ah quanto siamo simili, continua a guardarmi negli occhi e ciao, io sono quasi sciolta sul pavimento come in un'opera di Dalì.
Ritorno al mio step, lui ai suoi esercizi. Ritorniamo ad ignorarci.
Fino a quando, ad un certo punto lo vedo che si posiziona alle mie spalle.
Io sono di fronte allo specchio che faccio le mie spinte in alto.
Oh cazzo, ora che vuole? Perché mi guarda. 
Dovresti farlo un po' più piano.
- Dici? E intanto i miei occhi si erano trasformati in cuoricini.
- Sì. Fatti dare un bacio che sto andando via.
Amore io te ne darei anche 100. 
E niente mi mette la mano dietro la schiena, mi tira a sè e mi dà un bacio sulla guancia.
Ecco, credo che di lì io non ci abbia capito più niente.
Sorriso ebete e modalità Love is in the air.
Fino a quando non sono tornata a casa e spulciando sul suo profilo facebook ho trovato il video del suo matrimonio.
Ecco, lì, tutto quel Love è andato a farsi fottere.

[Sentitevi questa e deprimetevi con me ;) Skye - Love Show]


In palestra

Dovete sapere (ma in realtà so che voi lo sapete benissimo, assidui lettori della MichiVolo o Michifly come qualcuno simpaticamente mi chiama) che la balenottera in questione ha cominciato ad andare in palestra
Beh non vi nascondo che sei kg tra dieta e palestra sono andati via, ma tant'è che dimagrire non è mai stata tra le motivazioni principali che mi hanno portato a comprare tutti gli abbonamenti a tutti i possibili corsi che la palestra offre.
Se fai sport, dimagrire per una come me dovrebbe essere una conseguenza,o un risultato. Normale prassi.
Cazzo, fai sport 5-6 giorni su 7, vuoi non dimagrire? Ovvietà. Equazioni matematiche.
Ma la verità è un'altra. Io da quando vado in palestra sto moooolto meglio. E il mio umore ringrazia. Oltre che i miei occhi. Torno a casa stanca, ma felice, rilassata, serena. E' una dose di contatto con il mondo che fa stare bene. Quindi fanciulle pigre o uomini dal muscolo flaccido, iscrivetevi in palestra, e possibilmente ad un corso. Che posso capirvi quando dite che la sala attrezzi è noiosa, ma un corso no. 
Ma non è degli effetti positivi dello sport che vorrei parlarvi, neanche delle velleità estetiche di un fisico lavorato dall'esercizio fisico, anche perché manco se chiedo un miracolo alla Madonna di Lourdes ci riesco, e poi le velleità estetiche lasciamole a chi si crede figa con un rossetto rosso alle 8 di mattina e il carboidrato più complesso che ingerisce consiste nella bustina del fruttosio sciolta nel caffè.

Quello di cui vorrei parlarvi invece è un argomento di cui nessuno parla, uno di quelli che davvero ti cambiano la vita....UOMINI. Avevate dei dubbi? :-) 
Non si può parlare di altro, anche perché per una che va in palestra sa benissimo che la fauna maschile è un argomento dal quale non si può prescindere. Non ho mai conosciuto così tanti uomini in poco tempo nella mia vita. Da sempre abituata a frequentare ambienti femminili (una si iscrive ad una facoltà scientifica e crede di trovarci geni capelloni incompresi e invece sono tutti esseri XX), ora invece mi trovo in un ambiente misto. E per fortuna direi. Che con le donne io non sempre ci vado d'accordo. E poi sempre a parlare di borse, tacchi e shatush. Ma anche no. Parliamo di altro.

Ragazzi1913. Loro sono i portieri della squadra di calcio dell'ameno paesello. Bei manzi, ma troppo giovani. E sì che io al toyboy ci ho fatto un pensierino, ma così troppo giovane no. Lasciamoli alle adolescenti in calore. Sono due pischelli e insieme al loro allenatore, la risata è assicurata.
A questi aggiungeteci che ogni tanto in palestra ci ritrovo la squadra intera ad allenarsi, una trentina di uomini in 10 mq di cui un buon 80% davvero meritevoli. Ecco, meglio non trovarsi in queste occasioni, altrimenti l'ormone è davvero in pericolo.

Poi c'è il mio istruttore di spinning, il cui sudore puzza di cane morto, ma non ditelo a nessuno. Si salva solo per il suo ironismo (parola pronunciata da lui stesso, alla quale credetemi avrei voluto scendere dalla bici e andare in ginocchio all'Accademia della Crusca a chiedere perdono). Che poi ironismo non è sbagliato, però sappiamo tutti che si dice ironia, a meno che non sei un poeta del Dolce Stil Novo, ma lui proprio no. Non sa manco cos'è il Dolce Stil Novo. Insomma, pare che ce l'abbia con me. Ad ogni sua lezione sono al centro dell'attenzione. Mi chiedo come facevano prima. Ieri mi ha tolto persino il sellino, costringendomi a 40 minuti di spinning in piedi. Che farà pure bene, ma a una balenottera come me anche no. Non potete immaginare quanto le mie ginocchia lo abbiano bestemmiato.
Ah, qui non ci siamo proprio. Madre Natura è stata cattiva. Ma tanto eh.

E infine Mister squat. Per brevità chiamato così, perché mi sono permessa di correggerlo mentre faceva lo squat. Scusate ma in palestra bisogna inventarsi dei modi per attaccare bottone. Mica puoi andare da uno e dire Ciao, raccontami qualcosa di te. Che quello magari scappa e mi prende per matta. Non avrebbe tutti i torti. Comunque, Mister squat è uno che ha cominciato proprio male con me. O forse io con lui. In ogni caso, dai suoi discorsi mi ha fatto esplicitamente capire che ho ciccia da smaltire. E grazie tesoro, sai che non lo sapevo? Ti ho anche aiutato dicendoti che mi piacciono i dolci!
E proprio mentre stavo per ignorarlo, mi sì è piantato di fronte e ha cominciato a farmi domande. Quelle banali che solo voi uomini riuscite a fare. Non vi batte nessuno in questo.
Che hai fatto sabato? Che fai la sera? Ti ho già visto, avremo amici in comune...
E no, io proprio non ti ho mai visto. Non sapevo manco che esistessi nell'ameno paesello prima di incontrarti in palestra.
Comunque anche in questo caso i massimi sistemi sono stati l'argomento cult (che poi di cosa vuoi parlare?! ). E alla fine ha voluto fare il piacione, strizzando l'occhio mentre andavo via. 

E dulcis in fundo #Ragazzobello. Lui l'ho adocchiato, l'ho guardato, ci ho girato attorno, gli ho canticchiato Bello e impossibile, mi ci sono messa di fronte mentre faceva lo step e alla fine sono riuscita a scambiarci due parole. Due?? Macché sono rimasta 20 minuti a parlare di crisi, lavoro e massimi sistemi. Che non è il massimo come primo approccio. Ma non potevo chiedergli mica Ragazzobello, perché non mi porti di là nello spogliatoio e mi fai tua per sempre? 
Però mi sono presa i complimenti da uno sconosciuto. Che non so quanto valgono, ma un sei molto coraggiosa, si vede che ti piace metterti in gioco fa sempre bene all'autostima.
Peccato che l'Adone in questione porta la fede. Mmmmm, sì è sposato.
Quindi due chiacchiere, ci riempiamo gli occhi e basta. Che ho già combinato troppi macelli. Poi il mio cuore potrebbe mandarmi male.
Se volevate una prova del fatto che in palestra si può incontrare l'uomo della propria vita, beh eccola. Peccato che sarà sempre l'uomo di un'altra.


Quindi andate in palestra, male che vada, vi fate due chiacchiere, scolpite (???) il fisico, rilassate la mente e scaricate le tensioni. Proprio come me.






domenica 24 febbraio 2013

E qualcosa rimane.



Perché nonostante le strade e le scelte diverse, c'è qualcosa che rimane.
Abbiamo seminato bene quando eravamo piccoli.
Siamo stati bravi a resistere. 
Alle distanze, alle diversità, alle scelte controcorrente, alle idee, alla fede.
A chi ha gettato fango su di noi perché un po' troppo ribelli.
Che poi, io mica sapevo che essere onesti è un reato.
Ma tant'è.
Però noi siamo qua.
Abitiamo in paesi diversi, ci sentiamo poco eppure siamo ancora in grado di dirci che ci vogliamo bene.
Che essere cresciuti insieme è stata una fortuna.
Che quando non ci siamo per l'altro è una mancanza grave.
Che vogliamo continuare ancora a nutrirci di ricordi, risate, di sogni e ideali, di parole importanti, di quel tempo condiviso che è stato nostro.




domenica 17 febbraio 2013

Si parla di Sanremo. Che novità.

Ecco il mio post su Sanremo.
Sì, perché io questo Festival, come tutti gli altri l'ho guardato. Non tutto, ma in buona parte me lo sono vista.
E voi smettetela di fare gli snob criticoni, quelli che non lo guardano tirando fuori tutta la tiritera sulla tv cattiva maestra, il canone, lo scempio della musica italiana e tutte le altre storie. Che poi le altre cazzate ve le sorbite tutte.
Non so se mi unisco alla massa o se sono una voce fuori coro, ma a me il Festival piace.
Il Festival è tradizione, è qualcosa che mi ricorda quando ero bambina e il sabato rimanevo con i miei fino a tardi nel lettone ad aspettare il vincitore, mi ricorda quando mio padre mi comprava Tv Sorrisi e Canzoni con le foto e i testi delle canzoni e io poi ne conservavo i testi più belli attaccandoli sul diario di scuola.
E' qualcosa che è rimasto nella memoria, una specie di rituale che, al di là di tutte le polemiche e i cambiamenti, mi piace osservare e conservare.

Quest'anno l'ho trovato un festival fresco, ironico, leggero soprattutto per la scelta dei conduttori. Direi azzeccatissima. Premiata la bontà e la tenerezza di Fazio (secondo me è un prete mancato), da tipico secchione buono ai tempi del liceo, così come l'ironia frizzante e pungente di Luciana Littizzetto. A parte le sue scarpe (davvero orrende), l'ho trovata davvero super (leggetelo alla francese)! Per me è lei la vera vincitrice. Come non amarla nel suo monologo sull'amore e quello sui non belli?

Le canzoni. Inutile ripetere la solita storia. Lo sappiamo tutti che vincono canzoni che fanno cagare (anche se in questo caso quella di Mengoni non è proprio da buttare) mentre quelle belle realmente, se tutto va bene, rientrano nei primi 10 posti. 

La mia preferita, per esempio, è stata scartata subito (I tuoi maledettissimi impegni - Max Gazzè).

Tra quelle rimaste in gara avrei fatto vincere senza ombra di dubbio Chiara. La penna di Bianconi c'è e si sente, testo eccezionale, ritmo latineggiante, melodia mozzafiato. Si capisce che mi piace? :)

Sul podio avrei fatto salire anche i Marta sui tubi. Quella loro Vorrei mi strapiace. E' orecchiabile e mi sta a pennello. La sento mia. Perché forse racconta molti miei vorrei.

Pari merito per Silvestri e Gazzé. Se uno dei due decidesse di prendermi in moglie ne sarei felicissima. Ma quanto sono fighi?!

Insomma è questa la musica italiana che mi piace. Perché loro sanno ancora fare musica. A dispetto di tutto quello che i vari reality ci vogliono far credere. 

Lodevoli anche gli ospiti, a parte la Balti che per me poteva starsene a fare la Beatrice nella pubblicità della Tim. Primi (e unici) fra tutti Antony Hegarty e Asaf Avidan.

Da cestinare completamente i Modà e la Maria Nazionale, dimostrazione che davvero non c'è limite al peggio. Riteniamoci fortunati che almeno non abbiano vinto. C'è ancora qualcosa di buono in questo mondo.

In ogni caso Sanremo è finito. Possiamo anche smettere di lamentarci e ascoltarci tutte le canzoni che ci piacciono. Io credo che resterò per un paio di giorni ancora attaccata a quelle che vi ho citato prima (tra l'altro già nel mio lettore mp3) per poi ritornare alle mie preferite di sempre.





sabato 16 febbraio 2013

Cancella.

Io avevo paura che succedesse proprio questo.
Che tu mi lasciassi andare.
E che andassi via piano piano anche tu.
Come hai fatto quella mattina, di nascosto, mentre ero di là a preparare la colazione.
Mi hai detto esco fuori a fumare una sigaretta e non ti ho visto più rientrare.
Hai arrancato scuse, salvo poi farti perdonare con quei tulipani bellissimi di cui conservo ancora il ricordo.
Hai avuto paura. Anche io, tanto.
Non siamo bravi a mantenere certe vicinanze. Nessuno ci ha insegnato come si fa.
Siamo dilettanti.
Due numeri primi, delle volte.
Abbastanza vicini, ma non troppo per sfiorarci davvero.
E così hai lasciato che andassi via.
Hai fatto lo stesso, prendendo la direzione opposta.
Come quando uscivamo di casa per andare a lavoro.
Non più un buongiorno, uno smile, un fiore sulla tavola.
Neanche la cioccolata che mi regalavi dopo pranzo.
Niente più chiamate lunghe ore quando eri in trasferta.
Te l'avevo detto che mi avresti abbandonato un giorno.
Cercavi di contraddirmi in tutti i modi, di smentirmi, di rassicurarmi.
Non ci sei riuscito, perché io le mie certezze riesco a tenermele strette.
Non ho avuto modo neanche di dirti ciao.
Adesso guardo la tua faccia sul telefono, sorrido e premo il tasto CANCELLA.
Un giorno sono sicura che lo saprà fare anche la mia testa.

giovedì 14 febbraio 2013

On air #64


 Amami...tu amami!
(e certamente soffrirai,
ti ribellerai,
mi maledirai,
mi dirai che ti rovinai,
poi mi odierai
poi, forse, ci ripenserai)
E osserva bene questo ghigno,
quando mi rincontrerai mi sorriderai... SORNIONE


Auguri a tutti gli innamorati e anche a chi non lo è! ;)

lunedì 11 febbraio 2013

Selezione di pensieri casuale.

Non mi sento pronta.
E lo so che mica bisogna essere pronti per festeggiare un compleanno, ma questa volta è diverso.
Non sono pronta per davvero. Non l'ho atteso, non l'ho desiderato, non ho organizzato nulla e se penso che domani sarà il giorno in cui dovrò cambiare un numeretto quando mi chiederanno l'età, provo quasi fastidio.
Non voglio crescere, non voglio che il tempo scorra senza lasciarmi nulla.
Lo so, sono paranoica.
Tanto.
E' che non riesco ad essere serena. Forse non lo sono mai stata. C'è sempre un moto interiore che mi accompagna, una certa inquietudine che non mi lascia riposare.
Vado avanti mettendo toppe ovunque, se le scopro ci trovo dei vuoti immensi.
Mi stringo nel cappotto, nascondo il volto tra la sciarpa e il cappello.
Questa sera fa davvero freddo. Ho deciso di mettere persino i collant sotto i jeans. Non lo faccio mai.
Che strano effetto, invecchiare e non sentirsi affatto il peso degli anni che passano.
Se fuori il mondo non girasse, non cambiasse, io mi sentirei ancora quella quindicenne lì.
Un po' acida, un po' con la testa fra le nuvole, sempre con un libro in mano, in attesa del grande amore.
I pensieri sono densi in questo giorno. Formano dei grovigli tra i neuroni.
Riesco a stento a decifrarli. Vorrei avere il dono della comprensione. Capire subito cosa sta succedendo.
Me lo sono chiesta anche oggi. E non lo chiedevo solo a me, come mio solito.
Lo chiedevo al mondo.
Quell'annuncio, quella notizia arrivata in maniera così inaspettata.
Che uno ci creda o no, viene comunque meno un altro punto di riferimento nella nostra società.
E allora mi chiedo dove stiamo andando se i politici che dovrebbero governarci non lo fanno, se un Papa si ritira perché privo di forze. A chi ci appelleremo?
Forse arriverà anche il giorno in cui si dimetterà pure Dio. E allora ci toglieranno anche la possibilità di appellarci a lui quando ne avremo bisogno. Perché, non raccontiamoci bugie, infondo infondo, con una bestemmia in tasca invochiamo pure lui quando ci serve.
E io vorrei invocarlo stasera, ma non so più pregare.
Forse non l'ho mai saputo fare. Perché pregare fa male, è un po' come illudersi, sperare di poter avere altre possibilità. Che la vita certe volte è bastarda, ti impone direzioni che proprio non ti piacciono.
E per strada trovi di tutto.
E allora continuo a stringermi nel cappotto, alzo il passo attenta a non inciampare, con il freddo che si appiccica alle guance.
La notte è lunga, e io infondo ho solo quasi 27 anni.


giovedì 7 febbraio 2013

La Michi va in vacanza.

Si chiude una settimana drammatica.
Perché sento di aver perso tempo. Tanto. 
Ho due esami da preparare e pochissimi giorni per farlo.
Ma domani me ne vado a Venezia. Ci ritorno dopo un bel po' di anni.
E già so che piangerò come una scema. Perché a me i viaggi fanno questo effetto.
Mi fanno sentire piccola piccola.
Io non so se capita anche a voi, ma io quando penso alle cose che non so, a quelle che non ho visto, sto male, perché credo sia uno dei pochi momenti in cui faccio i conti con i miei limiti. 
E' un discorso un po' difficile da spiegare. 
Forse è quel desiderio celato di perfezione che si nasconde in ognuno di noi. 
Ma so che nella vita non si può avere tutto e che non è il momento di pensare a quello che non ho, ma piuttosto quello di pensare a cosa posso fare con quello che ho (Il vecchio e il mare - Hemingway docet). Che non è poco. 
E allora niente. Venezia mi attende.

PS. un ringraziamento speciale a Laura di Strane Alchimie 

domenica 3 febbraio 2013

La Natura che si fa poesia.

Quelle lucine che vedete in questa foto sono (eh adesso come ve lo spiego?!) delle sostanze bioluminescenti che i calamari emettono a livello dei loro tentacoli.

Lo fanno principalmente per due motivi: per attirare i pesci di cui si cibano e per attrarre un compagno nei mesi da marzo a giugno.

Vivono solo per un anno nelle acque del Pacifico, in genere anche a 300 metri di profondità, e la notte questi calamari luccicosi si avvicinano alla riva per mostrare la loro bioluminescenza.

Insomma la Natura che si fa poesia.
Non trovate che sia spettacolare tutto ciò? Io sarò un po' esagerata, ma mi sono un tantino commossa.

Foto scattata presso la baia di Toyama, in Giappone.

sabato 2 febbraio 2013

Nessuno si salva da solo. Una generazione di analfabeti affettivi.

Veniamo al mondo generati dall’amore di una notte o di una vita e cresciamo circondati da varie forme di amore: quello dei nostri genitori, dei nostri amici, delle persone che scegliamo di avere accanto o che incrociano le nostre strade e, se riusciamo, quello per noi stessi. Da bambini allenati alla palestra dei sentimenti, amiamo, sentiamo, tocchiamo, gioiamo, piangiamo, viviamo in un miscuglio di emozioni che, crescendo, impariamo a gestire, controllare, incanalare e talvolta ad eliminare. Esercizi di stile che ci rendono sempre più estranei al mondo dell’affettività, del confronto con l’altro e del bisogno dell’altro. Quotidianità che alimentano i nostri egoismi e le nostre solitudini.
Eppure siamo una generazione che si mette costantemente alla prova di quella parola tanto temuta quanto voluta: amore.
Perché, senza prendersi troppo in giro, l’amore è l’unico modo che abbiamo per misurarci.
Perché, infondo, nessuno si salva da solo.
Eppure siamo lì pronti a fuggire quando sentiamo il richiamo dell’altro, quando la parola impegno si concretizza nelle storie che abbiamo, quando la passione deve far posto a qualcosa di più duraturo, quando le parole cominciano a dar voce a solitudini che vorremmo colmare, quando l’urgenza di voler condividere lascia spazio alla paura di farlo sul serio.
Nel tessuto sociale in cui viviamo si restringe sempre più lo spazio dell’affettività e della comunicazione emotiva, emerge l’incapacità di scrivere nella trama della propria esistenza e della storia ciò che si sente nel proprio intimo, che rimane dunque inespresso o male espresso, incomprensibile e irrealizzabile.
Sono i nostri insuccessi sentimentali a parlare, la difficoltà ad amare mantenendo intatto il proprio io, la mancanza di un senso che qualifichi le nostre emozioni e i nostri affetti, l’incapacità di saper gestire le nostre paure che ci impediscono il confronto diretto con la realtà dell’altro.
L’analfabetismo affettivo diventa il manifesto di una generazione, la nostra, incapace di amare e lasciarsi amare. Cuori aridi, matrimoni che falliscono, disamori non giustificati, rapporti indefiniti, storie non-storie, vite superficiali,dipendenze affettive,  sono tutte facce di una stessa medaglia che raccontano il dramma di una generazione non più abituata ad amare, a mettersi in gioco, a scavare nelle piaghe profonde dell’io.
Sembra come se la crisi abbia investito anche i sentimenti: diventa difficile trovare un posto fisso dentro il cuore delle persone e siamo sempre più propensi a contratti a tempo determinato nelle nostre relazioni.
E allora che fare? Nessuno ha ricette pronte che possano assicurarci risultati infallibili, dovremmo solo ricordarci che il nostro cuore è una molla elastica, pronta ad allargarsi per accogliere e ad allungarsi per donarsi.


venerdì 1 febbraio 2013

[Film] Quando la notte.

Le assenze.
A volte così pesanti, così difficili da colmare.
Vuoti che fanno male e che non puoi tenere sotto controllo.

Un uomo e una donna. In montagna. In una casa isolata.
Lei una giovane madre, lui una guida di montagna.
Due persone diverse, frutto di realtà diametralmente opposte, si cominciano a guardare, a spiare, a cercare.
Fino a quando arriva la notte.
Quella famosa notte che li unisce per sempre. Un segreto che tiene unite due vite così differenti.
Ferite che si incontrano. Si sfiorano.

Due anime, l'una alla ricerca dell'altra.
Odio, rabbia, curiosità, mistero, desiderio.
Assurdità che vorrebbero convivere.

E poi il tempo, che lascia in sospeso il segreto di quella notte.
Un tempo che quasi congela il desiderio, quella voracità di appartenersi che non trova realizzazione se non per un breve attimo.

E poi un ritorno per capire il cosa, il come, il perché.
Sullo sfondo, la meraviglia e lo stupore di un paesaggio innevato, quello delle Dolomiti, che domina sulla storia di questi due esseri così diversi eppure così incredibilmente attratti l'uno dall'altro.

E' un film sul desiderio, sull'incapacità di amarsi, avvicinarsi, capirsi. E' un film sulle assenze, sulla solitudine che ne deriva, sull'inadeguatezza di sentirsi madre e quella di sentirsi uomo, sulla ricerca della serenità.

Un film bello, da guardare, nonostante quel filo di tensione e di ansia che suscita e che stenta a placarsi.


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