martedì 30 aprile 2013

Bellodannatostronzoemaledetto.

Come da copione io e ragazzobellodannatostronzoemaledetto ci siamo rivisti.
E forse dirsi addio non è stato un male. 
O almeno così voglio credere.
Sono la donna peggiore che possa esistere. 
Ho già tutte le risposte ma se non sbatto la testa al muro non sono soddisfatta. 
E non sono incazzata con lui. Ma con me.
Perché ho permesso all'ennesimo uomo di portarsi via una parte di me.
E forse non lo sarò mai.
Maledetto.

martedì 23 aprile 2013

50 sfumature di....minchiate.

Ebbene sì. Ho commesso questo enorme reato contro la cultura. Contro chi scrive libri rispettabilissimi che nessuno o pochi leggono. Contro quel Dante che tanto mi hanno fatto studiare al liceo. Lui come tanti altri. Spero non si stiano rivoltando nella tomba. Ma io sono femmina. Sono curiosa. E un fenomeno letterario di tale portata non poteva passare inosservato. 
L'estate scorsa quando il libro spopolava in Italia, su Vanity Fair come su qualsiasi giornale stile Cioé (massimo rispetto perché ho letto anche quelli),  io continuavo a dire e che sarà mai? L'ennesimo libro dove scopano a destra e a manca. Non lo leggerò mai.
Peccato che quel mai dopo il mio viaggio a Londra è andato a farsi fottere.
Dopo l'ennesimo libro impegnativo che cominciavo a leggere senza portalo a termine, e dopo una seduta dalla parrucchiera che mi ha raccontato vita, morte e miracoli (e a momenti anche le misure in cm) del povero Mr Grey, mi sono detta che, forse forse, quel libro dovevo leggerlo.
Se a Londra tutte le ragazze in metro leggono quel libro ci sarà un motivo.
Se la mia parrucchiera che non legge una beata mazza (al massimo i giornali gossipari che compra per le sue clienti), sì è divorata la trilogia in pochissimi giorni, facendo anche nottata, quel libro qualcosa di speciale deve averlo.
E così eccomi con 50 sfumature in mano. 
Ho cominciato a leggerlo con una certa voracità, peccato che già a pagina 5 ero con un bel gocciolone al lato destro della faccia stile manga a chiedermi cosa avesse di speciale quel libro. Speciale un cavolo!
Non contenta, ho voluto continuare.
Mi hanno detto che si parla di sesso, beh può sempre risultare interessante. Ma sesso de che?! 
Questi scopano (verbo mai tanto azzeccato) manco fossero due porcellini d'india con gli ormoni modificati geneticamente e, caso strano, lei riesce a raggiungere SEMPRE l'orgasmo.
Lui la guarda? E lei viene.
Lui le sfiora il piede con la scarpa? E lei viene.
Lui le bacia il collo? E lei viene.
Seeeee. Va beh. Allora io sono un tronco appassito.
Per non parlare di lui. 27 anni, bello, ricco, affascinante, fisico perfetto, intelligente, suona il piano, guida l'elicottero ed è un imprenditore di una multiplurimiilardaria società. E.L.James...ma chi vuoi prendere in giro?
Manco a crearlo in laboratorio un uomo riesce così bene. E poi ci ha proprio coniugato due cose che si escludono a vicenda: bellezza e intelligenza. Si, ciao proprio eh.
Cara James, mi sembra che tu abbia troppe fantasie represse. E ok, vuoi farci sognare, ma così facendo i sogni li ammazzi proprio. Ci spegni quei due neuroni che forse funzionano. Per non parlare del fatto che la prossima volta chiedi aiuto. Procurati un'assistente laureata in lettere che sappia scrivere. Io non sono laureata in lettere, ma potrei esserti utile. Di certo potrei far venire fuori un capolavoro, altro che il tuo libro stile Baci Perugina. Anzi no. La Perugina fa di meglio.
Cosa avevi bevuto quella sera? Un cosmopolitan? Oppure ti sei fatta di fluoxetina?
Insomma...potevi fare di meglio.
Quindi fanciulle....leggete 50 sfumature, così poi bestemmiamo insieme!

Piccola nota: se siete incuriosite o avete già regalato i 14,90 alla Mondadori (per fortuna a me li ha regalati mia sorella) leggetelo. La lettura non richiede nessuno sforzo. Il libro è scorrevole, poco impegnativo e si può leggere tranquillamente....in bagno!
Credo sia giusto rendersi conto personalmente dello spessore di certi libri che vengono messi in commercio...quindi ben vengano le 50 sfumature, ma che ci sia pensiero critico sempre! E ovviamente dopo 50 sfumature correte a comprarvi un libro che vi riempia...soprattutto la testa!


lunedì 22 aprile 2013

On air #67




"...Mi scusi Presidente 
ma questo nostro Stato 
che voi rappresentate 
mi sembra un po' sfasciato. 
E' anche troppo chiaro 
agli occhi della gente 
che tutto è calcolato
e non funziona niente.
Sarà che gli italiani
per lunga tradizione
son troppo appassionati
di ogni discussione.
Persino in Parlamento
c'è un'aria incandescente
si scannano su tutto
e poi non cambia niente..."

domenica 21 aprile 2013

Ringraziamenti estemporanei.

Stasera li ho lasciati parlare.
Della mia malattia, delle notti in ospedale, degli interventi subiti.
Della mia laurea e dell'esame che sto preparando.
Non amo quando parlano di me.
Gli ho sempre invitati a non dire tanto. 
Ma oggi ho voluto ascoltarli. E mi piaceva il tono preoccupato ma allo stesso tempo fiero di mio padre.
Mi piaceva il sapore di buono che avevano le sue parole.
Quello che ho è tutto merito loro. Ancor di più quello che sono.
E sono fortunata. Tanto.
Grazie mamma e papà.

sabato 20 aprile 2013

On air #66



Niente. Non c'è proprio niente da dire.
Se non che io mi innamoro di certe canzoni e me le ascolto in loop per ore e ore.
Con il mare di fronte compreso nel prezzo.
Il prezzo della bellezza di quest'estate in anticipo. E non so se sono pronta eh.

martedì 16 aprile 2013

Michi al mercato.

Ho sempre amato le bancarelle. Fin dai tempi in cui ho cominciato ad avere i miei primi soldini nelle tasche. Fa niente che poi non erano proprio i miei ma di mio padre. 
Comunque ho costretto tutti - amici, parenti, fidanzati- a fare un giro , almeno una volta, al mercato con me. Mercato comunale, quello della festa patronale, della frutta, del pesce, di qualsiasi cosa. Purché sia mercato e ci sia qualcosa da comprare. E non è un caso se nelle città che visito il mercato è quasi una tappa obbligata.
Fatta questa premessa, oggi io e una delegazione tutta al femminile della mia famiglia, composta da madre, sorella, zia e nonna ci siamo recate al mercato comunale (c'è di tutto: abbigliamento, cianfrusaglie, mobili, alimentari, ecc.).
Quando ero bambina, durante l'estate soprattutto, andare al mercato era un rito fisso del martedì. Si partiva di casa alle 8.15, si raggiungeva il centro a piedi e si passavano quelle 2-3 ore alla ricerca del capo non solo più economico ma anche di buona qualità. 
Che gioia starete pensando! Immaginate cosa voleva dire per una  bambina-ragazzina tutto questo: 
svegliarsi presto quando si poteva dormire fino a tardi, 
camminare con il sole in testa 
e poi tornare a casa a mani quasi vuote. 
E perché
Perché non potevo comprare abiti nei negozi come tutti gli altri? 
Provare un capo davanti allo specchio e decidere da sola se mi stava bene o no, senza far scegliere agli occhi di mia madre? O peggio ancora a quelli di mia zia o mia nonna? 
Perché bisognava risparmiare. 
Giri e giri per giungere sempre alla stessa soluzione: il vestito te lo fa mamma! 
E così altre ore perse dietro alla ricerca del tessuto migliore per quell'abito, quel pantalone, quella giacca. Unica cosa positiva: quei capi avevano una firma importante, quella di mia madre.
Con gli anni questa abitudine è stata persa. Mia madre non cuce più e il tempo per andare al mercato si è drasticamente ridotto. Però ogni tanto mi piace andarci, un po' per conservare il ricordo di un' abitudine del passato, un po' per godermi il contatto verace e spontaneo con la gente, un po' -ovviamente- perché la speranza di comprare qualcosa di carino (che parolone) c'è sempre. 
Fa niente che poi torno a casa quasi sempre nervosa e insoddisfatta. Oltre che a mani vuote. Soprattutto da quando il Made in P.R.C ha sostituito di gran lunga il Made in Italy. Non che prima fossi lì, rigorosamente attenta all'etichetta, ma almeno la scelta di un capo italiano mi faceva stare tranquilla su taglia, rifiniture e qualità.
E purtroppo nei negozi la situazione non è molto diversa. Mi consola solo l'idea di avere un camerino tutto mio e il fatto di poter comprare roba low cost che mi stia almeno bene.
Oggi non ero alla ricerca di un capo particolare, ma mi sarebbe piaciuto fare acquisti. 
E così è stato, per carità. Ma prima ho dovuto tristemente ri-accorgermi che tutta questa scelta che uno pensa di avere non c'è. 
Le bancarelle non sono altro che l'una la copia dell'altra. Non solo roba cinese tutta uguale, ma soprattutto TAGLIA UNICA. Ma unica de che?! E quelle cicciotelle come me, dove vanno a vestirsi? Al mercato per taglie conformate?! No, perché se c'è io ci vado pure. Ma ditemelo.
Alla terza- quarta bancarella ho sbroccato di brutto. Credo che il ragazzo mi avrà preso per matta. Beh lo sono, ma questa è un'altra storia. E ci sta. Ci sta che lui mi guarda male. E ci sta pure che io perda quei 10-20 kg e mi vesta come una persona normale....però. Però se anche mia sorella fa fatica a trovare un capo, fatevele due domande, no?! E poi tutta questa roba sintetica che basta che sei in ritardo di due minuti, un passo un po' più veloce e ti ritrovi l'ascella pezzata e impregnata di sudore che manco un cane morto. Ma anche no, grazie.
Per comprare qualcosa ho dovuto davvero faticare e non solo per trovare qualcosa della mia taglia, ma soprattutto qualcosa che fosse diverso da tutto il resto. Non l'abito che avrebbe fatto colpo, ma per lo meno qualcosa che rientrasse nel mio stile. Morale della favola: sono tornata a casa con due maglie (una blu e una corallo) e un paio di scarpe. Ma credo che non metterò piede al mercato per i prossimi 3 mesi. Forse.

martedì 9 aprile 2013

No title.


Uno ci prova a scrivere qualcosa. C'è sempre quell' imbarazzo inspiegabile di fronte allo schermo bianco.
E' come quello della prima volta. Solo che dalla prima volta di cose ne sono cambiate.
Ho raccontato storie e parti di me. Tante, diverse, alcune vere, altre no.
Altre troppo romanzate, troppo oniriche oppure maledettamente troppo sincere.
I tempi passano e faccio sempre i conti con quella me che rimane lì, intrappolata con le sue parole, in goffi tentativi per farle uscire.
Metto un attimo da parte l'imbarazzo, provando a scandire l'ultimo mese della mia vita.
Sono stata a Londra. Bellissima città nella quale non vivrei a lungo.
Gli inglesi sono zozzi. Ma very polite.
Al mio ritorno è successa una cosa strana.
Un bacio che non mi aspettavo, e poi un altro ancora. E poi ancora.
Senza che io dicessi nulla, senza che io decidessi se mi piacesse o no.
Sono rimasta così, quasi disarmata.
Con la testa pensavo cose, con il corpo ne facevo altre.
Per la prima volta ho frequentato una persona senza che mi importasse nulla.
E mi chiedevo dove ero? 
Dove ero quando lo baciavo?
Dove ero quando passavo le serate con lui?
Dove ero quando ascoltavo tutte le sue storie?
Dove ero quando mi stupivo per una carezza inattesa?
Dove ero quando lo ascoltavo parlare dell'America?
Dove ero quando non me ne importava nulla se non mi chiamava?
Dove ero quando non ho avuto dubbi sul fatto di non sentirlo per nulla?
Già dove ero?
Non c'ero e basta.
Per fortuna la vita non si smentisce mai, e decide lei per te se tu non riesci a farlo.
Infatti, come se tutto questo non bastasse, è arrivato lui.
E' bastata una sera. Anzi due. Uno dei più bei colpi di testa di tutta la mia vita.
Con uno degli uomini più belli che abbia mai conosciuto.
Ché la vita a volte è più sorprendente di quanto uno creda.
Ché raccontare quello che è successo sarebbe un po' come sfidare quelle famose 50 minchiate di grigio.
Ché il belloccio non era mica single come credevo. E allora ti chiedi il perché di quegli occhi puntati addosso,  di quelle mani così benevoli tra i tuoi capelli, di quegli abbracci troppo confidenziali per essere la prima volta.
E capisci che il problema è sempre quello. Che gli uomini sono tutti uguali. E' inutile raccontarsi balle.
Basta prendersi il bello, quello che ci piace, quello che ci fa stare bene. Quello che forse ci rende felici. E basta.
Portarsi dietro due parole: libertà e responsabilità.
La libertà delle proprie azioni, la responsabilità dell'essere adulti e sapere cosa fare.
Ché le conseguenze ci sono sempre. E devi essere forte nell'accettarle.
Testa alta, ché essere se stessi ha un prezzo. Forse troppo caro, ma vale la pena rischiare.


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