sabato 25 maggio 2013

On air #71



Venerdì sera è anche cantare in macchina questa canzone.
Noi mordiamo la vita così.



giovedì 23 maggio 2013

Crash into me.

Pensieri che vanno e vengono ormai da mesi. E' una pazzia e questo lo sapevo.
Lo sapevo quando ti ho visto la prima volta, quando mi sono voluta illudere che fossi un altro, che avevo visto male.
Piano, lentamente, per gioco. Parole, sguardi, emozioni. Stomaco chiuso.
Strategie, come se dovessimo rispettare delle regole per mentire a noi stessi.
E ci sono stata, me le sono imposta anche io quelle regole. Senza rispettarle.
Con la sola voglia di trasgredirle. Perché mica è semplice lasciar stare il tuo sorriso.
Rimane fin dentro i neuroni più nascosti. E poi quegli occhi.
Marroni, scuri, profondi. Fissi su di me.
L'imbarazzo di dover ammettere che, sì, stavi guardando proprio me all'angolo della strada.
Quella nudità stampata addosso, pregna del tuo sguardo.
Sarebbe tutto più semplice lasciar stare, rinunciare.
Come se quel no fosse la nostra salvezza.
E devo credere che sia così.
Perché io sono giovane e sento di aver commesso tanti errori. Pesanti, indelebili.
E tu ci sei dentro. Fino al midollo, fino all'ultima parte di me.
Quella che rimane incastrata nei pensieri la sera prima di andare a letto.
Perché io ti vedo, sei lì, nella mia Moleskine, nei miei occhi, nelle mie mani, nei miei discorsi dispersi per aria.
Sei tra le lenzuola, quando ci nascondo la testa cercando di prendere sonno.
E non vai via, rimani. E tutto questo mi piace, ma mi fa maledettamente male.



On air #70




Prendete un'esaurita (senza andare troppo lontano, la sottoscritta),
metteteci questa canzone e la vedrete ballare senza freni.
Ecco, piccoli momenti di pazzia in semplici gesti.

martedì 21 maggio 2013

Occhi nuovi.

Mi piacerebbe svegliarmi domani e avere occhi nuovi.
Occhi più lucidi.
Più limpidi.
Più razionali.

Avete mai provato quella fastidiosa sensazione che si avverte quando le lenti a contatto si appannano, magari perché sporche di trucco?
Ecco, in questo periodo per me è un po' così.
Vista costantemente appannata. E mica perché sto avendo un calo. Anzi.
Però sono poco lucida. E nel giro di un mese ho collezionato un po' di cazzate.
E mica ve le dico. Perché sì, mi vergogno. Perché essere donne, anzi femmine, è anche fare i conti con la propria fragilità.
E non è mica una cosa bellissima.

In ogni caso, cerco di distrarmi come posso.
Mi ammazzo di palestra.
Ho cominciato a coccolarmi con il gelato.
Leggo.
Mi sto drogando con Spotify (grazie al suggerimento di Sononera).
Esco in bici, anche con i tacchi.
Sto preparando due esami. E a breve ne preparerò un altro.
Sto cercando dove fare la tesi.
Sto recuperando un po' di caffè lasciati in sospeso.
Ho cominciato a vedere New Girl e ad usare la crema corpo in maniera più costante.
Ho già fatto i miei bagni al mare e quando posso mi rifugio lì per mettere in ordine i pensieri (con risultati disastrosi).
Insomma, faccio quello che posso nonostante la mia vita faccia schifo. E no, niente vittimismi. Solo prese di coscienza. Ma passerà, verranno tempi migliori. Ne sono sicura.
E io avrò occhi nuovi.





domenica 19 maggio 2013

Sabato provinciale.

Non sono mai stata amante del weekend in genere. Anzi, soffro un po' di quella sindrome del che cavolo faccio? quando arrivano quei maledetti giorni come il sabato e la domenica. 
So che quello che sto dicendo suona un po' come una bestemmia per chi invece vive in funzione del weekend. Proprio come Dio che il settimo giorno si riposò. E so anche che tutto questo è un po' il frutto di un mio stile di vita non ancora frenetico e stressante come quello di un qualsiasi lavoratore a tempo pieno. Insomma, non impazzisco per il weekend per un semplice motivo: l'ansia di dover riempire il tempo
Non sono una a cui piace stare senza far nulla e avere 48h a disposizione da poter gestire così, senza obblighi e doveri, non mi fa impazzire particolarmente. Preferisco di gran lunga i ritmi scanditi dalle cose da fare settimanali. Lo so, sono una persona noiosa. Poi, in realtà, sono una che, anche nel periodo più incasinato (come quello che precede un esame per esempio), riesce sempre a ritagliarsi dei piccoli momenti di piacere, vedi la lettura di un libro, un caffè con le amiche, lo shopping consolatorio, una corsa al mare. Insomma, non mi faccio mancare nulla. Sono del parere che se uno impara a gestire e ad organizzare i propri tempi riesce a fare tutto. Poi magari quando lavorerò come una matta per vincere il premio Nobel (credici!), questa cosa non sarà più valida, ma almeno non avrò il rimorso di non aver vissuto bene i miei anni. 
Questo non voleva essere un post sul dimmi cosa pensi del weekend e ti dirò chi sei. No. Anzi. Scusatemi se mi sono dilungata. 
Il discorso è un altro. 
Il discorso è che sto cominciando a non sopportare più il sabato. 
Il sabato in un piccolo paese di provincia (che poi in realtà così piccolo non è). 
Il sabato in un piccolo paese di provincia in compagnia di gente che fa sempre le stesse cose (ormai mi risulta più divertente rimanere a casa a guardarmi una puntata di Grey's Anatomy).
Il sabato sera in un piccolo paese di provincia si articola in questo modo (siete pronti ad una descrizione da sballo?!):
ore 23/23.15 passano a prenderti le amiche (se sei patentato e soprattutto automunito ti tocca fare il contrario, cioè sei tu che passi a prendere loro. Io sono patentata e automunita, ma faccio valere queste condizioni solo quando voglio essere indipendente, ovvero quando so che la serata potrebbe rivelarsi una cagata e allora posso sempre giocare la carta del domani devo svegliarmi presto e quindi preferisco andare via prima).
Ore 23.30 appuntamento al bar dove si fa un piccolo pre-serata a base di caffè. Altrimenti come pretendi di rimanere sveglio fino alle 4-5 di notte?! Il caffè non dura mai il tempo di un caffè. Il pre-serata al bar diventa sempre una tavola rotonda sul che cosa facciamo? Dove andiamo?
Le proposte sono tantissime: dal bungee jumping sul ponte del cavalcavia nella zona industriale alla corsa in monopattino su tacco 12, dalla gara di cucina con 4 salti in padella a quella di rutti post sbronza da birra Peroni. 
Alt! Tutto questo sarebbe davvero troppo esaltante. Persino la gara di rutti, che non mi si addicerebbe (o addirebbe? mistero della lingua italiana!) neanche un pochino.
Noi , giovani di provincia, amiamo fare cose più easy. 
Scegliere il locale più figo dove fare l'uovo, per esempio. Questa è una scelta fondamentale. 
Perché per noi provinciali il luogo dove passare la serata è tutto. 
Non fa niente se poi scegliamo sempre lo stesso posto.
Non fa niente se la tipologia del locale è la stessa.
L'importante è che sia un locale figo. Un locale dove la cosa più esaltante che tu possa fare è stare con un mojito in una mano e la sigaretta nell'altra, su un tacco 12 se sei donna, e con la bocca a becco di piccione pronta ad essere immortalata da un IPhone da uno/a che non ha capito un ICazz.
Wow, che sballo!
E mica ci puoi andare con la prima cosa che hai trovato nell'armadio. Come minimo devi essere acconciata da notte degli Oscar. Altrimenti sei davvero una sfigata come me. Che l'unica cosa da Oscar che riesce a permettersi sono i brillantini dell'ombretto Kiko.
Altrimenti te lo sogni uno che ti chiede il numero da collezionare nella sua rubrica telefonica. 
Già, perché non sapete che l'ultima tendenza in fatto di approcci è proprio questa? Chiedere numeri di telefono da non usare mai. O usare male. Tipo bollettini medici su Whatsapp della serie Ciao, che fai, ci sei, ok, ti va?
Sì, mi va di darti un calcio nelle palle in modo da ridurtele a zero.
E quindi dopo il lunghissimo caffè, verso l'una ci si mette in macchina direzione luogo figo.
Si posa per un paio di ore. Si scherza, si ride, si beve, ci si guarda intorno. Non si sa mai che per qualche strana congiunzione astrale dovessi incontrare l'uomo della tua vita.
Se sei fortunato riesci anche a farti un discorso serio con qualche anima in pena come te che si sente un po' un pesce fuor d'acqua in tutto quel provincialismo omologato.
Intorno alle 3 ci si comincia a stufare (e ci credo! Io in genere mi stufo anche prima) e le opzioni sono due: cambiare locale (ovviamente stesso genere e rigorosamente situato nel raggio dei 50m) o morire di sonno, ma almeno con la pancia contenta, dentro l'ennesimo bar a far colazione.
Ore 4-5 ci si saluta e si torna a casa confusi e infelici. 
Tutti con la stessa domanda in testa mentre cerchiamo di addormentarci guardando il soffitto: che cazzo ho capito stasera? 
Ok, forse non tutti. 
Ma la sottoscritta sì. Sì, perchè io sono 5 mesi che faccio questa vita e già non ne ho più voglia. 
E mi chiedo per quanto tempo potrò continuare a farla. Perché ho 27 anni e ok il divertimento, ok beviamo per dimenticare, ok il tacco 12 chissà incontri uno stallone, ok le risate con i compagni delle tue serate. Ma poi??? Insomma, non sono mica l'abito che indosso il sabato sera, il mio rossetto rosso, il mojito che non bevo. 
Sono quello, ma sono anche altro. E lo rivendico quell'altro. Sì, che lo rivendico, in uno spazio che invece ti vorrebbe solo come una bambolina pronta ad elargire sguardi ammiccanti e sorrisi a 32 denti. E ieri l'ho fatto, ho tirato fuori le palle. Ho detto che non ci si può accontentare di fare sempre le stesse cose. 
Ché siamo giovani e dobbiamo pretendere di più. 
Che possiamo continuare a girare locali all'infinito, ma che dobbiamo anche sperimentare. 
Che dobbiamo  conoscerci. Andare oltre i nostri soliti discorsi, fatti molto spesso di vuoto, di pettegolezzi, di borse firmate e cazzate inesistenti. 
Perché i tormenti e le inquietudini che mi porto dentro io, sono sicura che se le portano dentro anche gli altri. Altrimenti ieri qualcuno non mi avrebbe fatto i complimenti, non si sarebbe sbilanciato così tanto da dover palesare la sua stima nei miei confronti. Nei confronti di una che pensava fosse solo compagna di sabati provinciali.
E gli altri non mi venissero a raccontare balle del tipo non è così. Che non ci credo. 
Perché altrimenti saremmo degli stupidi. E non tutte le persone con cui esco sono stupide. Altrimenti mi sentirei tale anche io. E io non mi sento stupida
Mi sento solo un po' indifesa. Un po' vigliacca. Un po' vittima e un po' carnefice. Un po' sola.

sabato 18 maggio 2013

15 maggio

Io non so se sarò con te...
è più probabile che anche tu sia altrove
e non ti cercherò
perché so già che mi infastidiranno i miei occhi distratti tra la gente
alla ricerca di te,
del tuo maglione grigio,
delle tue converse rosse.
Mi infastidiranno così tanto che
cercherò di evitare il pensiero di te,
il pensiero di quella parte di me
che non mi piace,
che disconosco,
che vorrei non fosse mia.
Chissà se ti ricorderai anche tu di alzare lo sguardo
di cercarmi tra la gente...
metterò quell'abito a fiori che ti piaceva tanto.
Non lo sai, ma l'ho comprato per te,
per portare addosso tutti quei fiori che non sei riuscito a regalarmi.
Rose, orchidee, tulipani.
Sarebbe un peccato non vedermelo indossato.
Chissà se lascerai i tuoi amici
per sfiorarmi le labbra ancora una volta.
E lo so che sono una stupida,
che starò lì con i miei fogli bianchi tra le mani
a scrivere poesie che vorrei non parlassero di te,
pronte per non essere soltanto nostre...
però poi basta,
me lo prometto...
ché aver bisogno di parlare ancora di te,
senza parlare con te,
sarà solo uno spudorato attentato alla mia felicità
e ricorderò a me stessa
quella che sono quando sono con te
e allora mi fermerò
per evitare che quello strazio
continui ancora a tormentarmi il cuore.
E non ci saranno più le solite storie,
i soliti giri infiniti di parole
a farmi compagnia,
a farmi credere che,
forse,
rimanere ferma è più saggio che fare due passi in avanti.
Ci portiamo dentro chi non riusciamo ad avere accanto
e ci malediciamo
perché siamo così bravi
a fare posto ad emozioni e persone sconosciute,
senza che queste abbiano poi la possibilità di essere rimosse.
Ma non abbiamo colpe io e te.
Io andrò avanti,
con il mio vestito a fiori
e il sorriso migliore.
Ti guarderò da lontano
e getterò al mondo le mie parole,
quelle che forse avrò scritto per qualcun altro...
per non cominciare e finire tutto allo stesso modo.


mercoledì 15 maggio 2013

Semiotica del corpo.

Ho degli occhi, belli per alcuni, e mi piace poterli usare per guardare altri occhi. Gli occhi di chi ho di fronte.
Gli occhi sono più potenti di qualsiasi cosa. E io comincio a crederci a questa storia che sono un po' lo specchio dell'anima.

Ho una voce con la quale mi piace dare sfogo ai miei pensieri. E alle mie emozioni.
Le più belle, le più semplici, a volte le più buie.
E' quella più incline alle sfumature della mia natura.

Ho delle mani che mi piace muovere per esprimere tutta la mia insicurezza.
Quella più bella, quella che mi fa sentire più umana, quella che mi fa sentire più femmina.

Ho delle labbra che mordicchio presa da inutili innervosismi.
La parte più dinamica del mio viso. Sempre pronta a nuove forme. A nuove parole.

Ho delle dita che sfiorano i capelli e mi piace attorcigliarli un po' come si fa con i pensieri quando sono troppi e non sai dove metterli.

Il mio corpo parla. E non vuole piegarsi proprio a questa logica del virtuale.
Proprio no.


martedì 14 maggio 2013

On air#69



Io vi consiglio di ascoltarvela tutta tutta.
E faccio anche un po' di pubblicità a questo talento del mio paesello.

Mettiti la maschera che poi ce ne andiamo al mare a cercare sul fondale il meglio dei nostri anni.
E resta con la maschera, resta per cambiare il fondo mentre affondano il meglio dei nostri anni.

lunedì 13 maggio 2013

domenica 12 maggio 2013

On air #68




Mia sorella non fa che prendermi in giro perché mi piace questa canzone. 
In realtà mi prendo in giro anche io, ma lasciamo stare.
Sto romantica, anche se non si vede.
Anche se a tutti gli individui di genere maschile che si avvicinano sono pronta a rispondere con un bel vaffanculo.
Ma sto romantica eh.

sabato 11 maggio 2013

Post it #25



Ieri sono andata a letto stanca morta.
Non ho programmato la sveglia convinta di poter tirare fino a....diciamo le 10.
Ma niente, il mio orologio biologico non lo batte nessuno.
Ho dei geni clock che funzionano che sono una meraviglia.
Nel programma di oggi c'era il mare, ma il cielo non è proprio a mio favore.
Così metterò la selezione casuale del mio lettore mp3 e mi dedicherò alle faccende domestiche.
Sono pronta ad un'operazione di repulisti di quelle serie.
C'è bisogno di fare spazio. In tutti i sensi.

mercoledì 8 maggio 2013

Di lezioni in palestra.

Da alcuni mesi ho cominciato il corso di spinning. Che bello! Direte voi. Sì, direi un'esperienza esaltante, soprattutto per le mie gambe che dopo ogni lezione hanno bisogno di una flebo rigenerante.
Fatto sta che, tra tutti gli sport che ho fatto in questi mesi di palestra (gag, tonificazione, zumba, nuoto e sala attrezzi), lo spinning è sicuramente quello che mi ha convinto di più.
Tralasciando tutti i benefici dello spinning (magari ci scrivo un post a parte, ma proprio magari eh!), dovete sapere che per la sottoscritta la lezione di spinning non è fatta solo di torture fisiche.

Immaginate un corso di 10 persone: 1-2 ragazzi, 3-4 donne sposate, 3-4 ragazze più o meno di bella presenza. Tra queste mi ci metto anche io, con molta molta presunzione. Però, dai concedetemelo, non sono proprio da buttare eh. Magari con un lenzuolo bianco addosso stile Casper sono anche figa.
E poi immaginate un istruttore. Avete presente i classici istruttori che si trovano nelle palestre, alti, abbastanza carini, belli pompati, petto liscissimo da metterci i pattini e scivolarci su, magari con capello ribelle, sorriso a 42 mila denti e un savoir faire in stile ti prendo e ti porto nello spogliatoio???? 
Ecco, cancellate l'immagine di super figo che vi ho appena descritto. Rimuovetela con il tasto reset, perché il mio istruttore di tutto questo non c'ha manco un'unghia incarnita.
Credo che i miei topini di laboratorio siano più belli. Anche squartati con il bisturi sono sempre più belli.
Come se tutto questo non bastasse, ogni volta mi tocca pregare un Dio delle palestre sconosciuto affinché lui non si avvicini. Sudore a prova di suicidio, ecco.
Tutto questo sarebbe irrilevante se io andassi lì e mi facessi la mia lezione in maniera del tutto tranquilla.

E invece no. Da quando ho cominciato il corso non faccio altro che essere al centro dell'attenzione. E mica per colpa mia. Pare che l'istruttore nutra una certa simpatia per la sottoscritta. Così tanto che, una volta, rispondere ad una sua battuta in senso di sfida mi è costato 40 minuti di lezione senza sellino. Sti cazzi. L'ho odiato per le successive 3 settimane.

Ma la vera tortura è cominciata da quando ho deciso di aggiungerlo su fb.
Tag a manetta di foto di bike con commenti a seguito (giuro che un po' lo invidio per avere il tempo di stare lì a pubblicare foto e taggarci ventordicimila persone), commenti inappropriati ad ogni cosa che scrivo e....ciliegina sulla torta....messaggi in chat del tutto inutili. Semplici frasi per attaccare bottone.

Conclusioni? Ho dovuto bloccarlo.

Ma questo non è stato sufficiente. Oggi, dopo non avermi visto per due lezioni di seguito, mi contatta in posta privata chiedendomi che fine avessi fatto.
Gli dico che quando non ci vado è perché molto spesso la bike è già stata prenotata. E lui cosa mi risponde???
MA TU LO SAI...CHE SALTA SEMPRE QUALCUNO...SE NO POI IO A CHI DEVO SFOTTERE...UFF...NON SO COME RINTRACCIARTI SE NO QUANDO VADO SE SO CHE NON VIENE QUALCUNO TI AVVISO
(Sì, sì, testuali parole!)
Questa a me sembra una velata richiesta di un contatto che non sia solo facebook.
La mia risposta? Chiaro, un secco no! Non c'ho mica il teletrasporto, se qualcuno non va io mica posso catapultarmi in palestra nel giro di pochi minuti.
Inutile dirvi che questa è la spiegazione ufficiale, quella ufficiosa è che io ad un tipo così il mio numero di telefono non lo do neanche sotto tortura.
Magari se fosse stato un po' più alto, con i capelli, con un bel sorriso, con gli occhi scuri, se avesse saputo parlare in italiano...cioè se fosse stata un'altra persona, il numero era già servito sul palmo della mano.







lunedì 6 maggio 2013

Mercoledì vegano



Non sono né vegana, né vegetariana, ma ho deciso di partecipare a questa iniziativa promossa dalla Maugeri (autrice de LA MIA VITA A IMPATTO ZERO - libro che vi consiglio vivamente di leggere) per diversi motivi. 
E' da un po' di mesi che mi sto informando e appassionando a tutto ciò che a che fare con le tematiche ambientali e con l'alimentazione (dal mio fisico, e dalle foto su IG e FB, direste con scarsissimi risultati, ma pazienza!). 
Credo che come studentessa di una facoltà scientifica, di ambito medico-sanitario-farmaceutico, sia mio dovere, nonché diritto, informarmi circa tutto ciò che ha un impatto con il nostro modo di vivere. Non ho mai sposato appieno l'idea di un'alimentazione vegana/vegetariana per vari motivi ( primo fra tutti il fatto che non mangi tutti i tipi di verdure e non impazzisco per la frutta), ma credo che ridurre l'apporto di carni nell'alimentazione giornaliera sia un bene per il nostro intestino, nonché cuore, fegato, sangue, reni e altro.
Non solo, evitare di mangiare alimenti di origine animale una volta a settimana (l'intento è quello di arrivare a 2 e perché no, a 3 volte a settimana) può fare un gran bene non solo al fisico, ma anche all'ambiente e agli animali stessi.
Un esempio?
Aderendo al MERCOLEDI'VEG puoi risparmiare fino ad un corrispettivo di 32 docce e 277 giorni con la luce accesa costantemente. Se tutti gli italiani aderissero al MERCOLEDI'VEG si potrebbe arrivare a risparmiare il corrispettivo di 3 milioni di piscine olimpioniche
E allora perché non farlo?
Per maggiori informazioni vi invito a consultare il sito www.cambiamenu.it.

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