venerdì 27 settembre 2013

Giusto per fare il punto della situazione (e farvi sapere un po' di me).

Qualcuno mi ha data per dispersa.
Qualcun altro continuava a mandarmi messaggi imperterrito chiedendomi se fossi nell'ameno paesello o fossi già partita.
Qualcun altro ancora ha pensato bene di chiedere informazioni direttamente a mia madre su che fine avessi fatto.
Non avevano tutti i torti...infondo per un bel po' sono quasi scomparsa. Dissolta tra pagine di libri e ricordi di Verona che....mamma mia, quando una città ti entra dentro...ciao!

Verona. Che ci sono andata a fare? A quanto pare, forse, per i prossimi mesi mi trasferirò lì per la tesi sperimentale. Preferisco metterci dei se, perché nonostante i miei documenti siano lì firmati e consegnati, avere a che fare con la burocrazia dell' Unicazz è un po' come giocare a fare i funamboli. 

Perché Verona? Senza saperlo ho scelto un gruppo d'eccellenza (e non potete immaginare che figata, anche se ovviamente questo comporta un sacco di paranoie della serie chissà se sarò all'altezza), ma non è stato questo il motivo principale della mia scelta.
Le alternative erano tre: Milano, Roma e Verona. 

L'idea di andare a Milano è stata abbandonata  un po' sul nascere. Non sono ancora pronta per la grande città. Forse non lo sarò mai. Ma non è questo. Nonostante l'Uni di Milano sia ai primi posti, la vita è costosa, le distanze impediscono i rapporti interpersonali e si ha sempre l'impressione di essere solo un numero. Ora non ditemi che sto bestemmiando, ma per quelle poche volte che sono stata a Milano, le mie sensazioni sono state queste. 

Anche Roma è stata un po' scartata per gli stessi motivi. Sarebbe stata solo una scelta di ripiego nel caso non avessi trovato nulla. Poi, su un sito dove mi stavo documentando leggo Verona
Progetti interessanti, completamente attinenti a quello che stavo cercando. Comincio a contattare prof., confesso, un po' a casaccio. Risposte positive. Tutte. E poi la facoltà di medicina e chirurgia è ai primi posti come migliore facoltà in Italia e in Europa. Nessun dubbio. Voglio andare a Verona. Nonostante non conosca nessuno. Nonostante non abbia nessuno a cui appoggiarmi.
Faccio il colloquio, andato più che bene, sistemo i documenti e ritorno nell'ameno paesello contenta.

Lavorerò su una patologia importante con tecniche di microscopia che ciao! All'Unicazz se le sognano. E scusate, ma è la verità.
Ora, onde rallegrarmi troppo per questo progetto futuro, parliamo di altre cose.
Non so perché ma cerco di rimanere con i piedi per terra. Non si sa mai.

Sono tornata leggermente innamorata (forse un giorno vi racconterò del conducente del 22 che mi ha offerto un caffè, per ora consideratela la sinossi di un bel film....però scusate, voi non vi innamorereste di un uomo che lascia l'autobus, vi porta al bar e poi vi riaccompagna a casa? Io sì), un po' malinconica, più logorroica del solito e con un mal di testa perenne. 
Non ho avuto tempo di realizzare quello che stava succedendo perché avevo un esame imminente di cui non avevo studiato nulla. E immaginate cosa significhi preparare un esamone in meno di una settimana (e con il testa il conducente del 22!). Vita sociale completamente cancellata, attak sotto il sedere, segregazione totale. E in più la paura di non farcela, questa volta ancora più forte, perché non passare l'esame sarebbe stata la mia condanna a morte. Avrei dovuto necessariamente spostare la partenza di 3 mesi per via di crediti necessari per il tirocinio che non avrei avuto. E invece....sono tornata a casa con un bel voto. 
E sinceramente sono fiera di me. Questa volta posso dirlo davvero con tanta gioia, perché per l'ennesima volta ho avuto la conferma che nella vita le cose bisogna realmente volerle. E allora fai di tutto per prendertele.

Non so quale sia il segreto o il giusto atteggiamento da adottare. Io so che ho fatto un sacco di rinunce, che molto spesso andavo a letto la sera e piangevo perché mi sembrava di sopportare un carico non alla mia altezza, che ho abbandonato qualsiasi idea di relax che avrebbe portato via tempo allo studio, che ho dovuto scegliere le persone con cui parlare o vedere nelle mie pause, che ho dovuto convivere con lo stress e che ho dovuto spesso dirmi ci sarà tempo per fare questa cosa, rimandando qualsiasi cosa, persino la lettura di un libro o l'ascolto di un disco.

Ora il peggio è passato, io sono LIBERA fino al prossimo esame, ovviamente (ma che non sarà per ora). Nel frattempo mi godo questo tempo, ritorno al mio mare, ai miei giri in bici, alle mie amicizie e soprattutto alla mia dieta! Adesso non ho più scuse per sgarrare!





martedì 24 settembre 2013

Wake me up when september ends.

Avrei dovuto scrivere questo post un mesetto fa.
Davvero non vedo l'ora che questo periodo di merda finisca al più presto.
Non ho vita sociale praticamente dal....2 settembre. Giorno di chiusura del Bananagialla.
Sono riuscita a vedere due volte Uno (e forse era meglio se non lo vedevo), qualche sporadico bagno al mare, un esame (passato fiuuuu), un altro a brevissimo, 4 giorni a Verona...Ma quando finisce questo periodo di merda???
E se il prossimo weekend fa freddo (ho prenotato lo scoglio dove spaparanzarmi al sole) giuro che mi sparo!

Buona giornata!

mercoledì 18 settembre 2013

Mi sono seduta su una panchina bolognese e ho scritto.

È bella questa panchina bolognese. Mi accoglie nella mia attesa. Quella di un volo, puramente concreto. 
Alle 20 il gate chiude, ma io ho tutto il tempo per starmene qui. Con il naso all’insù, abbracciata da questo verde caloroso, dalle foglie già tendenti al giallo, alcune morte, alcune semplicemente stanche. 
Giacciono per terra, mosse lievemente dal vento che smuove questo mercoledì di settembre. 
Il ragazzo della panchina accanto strimpella con la chitarra, chissà se è italiano. Ha i capelli ricci e canta in inglese. Non riesco a vedere i suoi occhi, nascosti dietro lenti scure. Sarà anche lui un viaggiatore, come me. Lo deduco dallo zaino, troppo grande per una semplice uscita al parco. 

E’ bella quest’aria settembrina. C’è un sole timido, ma si sta bene. Ho tante cose da raccontare. 
Come sempre un viaggio aiuta a ritrovarsi. Si abbracciano nuove dimensioni, sempre più profonde, sempre più complicate, sempre più ricche. Aiuta a tagliare i rami secchi, i nuovi propositi prendono il sopravvento e i neuroni si rigenerano. 
Il viaggio è il tempo della raccolta: prendi tutto quello che hai seminato prima e vedi se ti può servire. 

Adesso il ragazzo sta cantando una canzone che conosco. Deve essere James Blunt. Sì, è proprio lui. Nonostante la stanchezza che mi porto dietro, riesco ancora ad essere lucida. 
Vorrei qualcosa dei Marlene Kuntz, non so perché ma preferirei qualcosa di più familiare. O magari Daniele Silvestri, anche se nell’ultimo mese ho consumato i cd a furia di ascoltarlo. Chissà perché quando siamo lontani dalla nostra vita di sempre, ci appelliamo alle piccole cose, a quelle sfumature che possano riportarci l’aria di casa anche solo nei pensieri. 

Nel frattempo nei miei pensieri fluttua un profumo, quello del mare, quello del grano, quello della salsedine tra i capelli. Mi mancano gli occhi di Uno, sembra banale. Eppure mi mancano. Mi mancano perché mi fanno ridere, perché si capiscono subito con i miei, perché si incastrano l’uno nell’altro senza dire una parola. L’amicizia è un dono strano, dà e toglie senza chiedere permessi. È strana questa mancanza, ma è la prima cosa che mi viene in mente. 
Poi mi mancano i nostri giri in bici, le ore passate a parlare dei sogni, degli alberi e delle case. 
Chissà come sarà vivere lontano. Se diventeremo più complici o ci lasceremo divorare dalla distanza. Non dovrei pormi queste domande, ma mi viene naturale. Sì, perché forse la mia vita tra qualche mese sarà diversa. Sarà in un altro dove. E dovrei smetterla pure di metterci tutti quei forse davanti. Ma non posso fare altrimenti. Le paure si ancorano alle incertezze. 

Nel frattempo il ragazzo ha smesso di suonare, ha tra le mani un libro di Erri De Luca, I pesci non chiudono gli occhi. L’ha raggiunto una ragazza, dalla pelle bianca e le labbra rosse. Mangiano noccioline, credo. Poco importa. Sono gli sguardi reciproci a nutrirli, lo intuisco. O semplicemente mi piace credere sia così. 

Decido di mettermi le cuffie, di ascoltare qualcosa che possa ispirarmi, una musica che possa essere nutrimento per le mie orecchie. Sono indecisa su cosa scegliere. Ho già cambiato idea. Così seleziono tutta la musica che ho sull’mp3 e metto la selezione random. Lui parte con una canzone degli Afterhours e non mi dispiace. Loro mi ricordano sempre la mia adolescenza. Le serate passate in macchina, a consumarsi la pelle, le labbra, le mucose. Era bello quando tutto era più leggero. Quando bastava fare tardi la sera per essere felice. Ma la felicità è una schifezza se non le insegni a vivere. E si perde se non la trasformi in gioia. E’ un po’ come quei giocattoli in plastica, dopo un po’ si rompono. 

Vorrei rimanere così per l’eternità, fermare l’attimo. Bloccare l’orologio, il sole, anche se non c’è, spegnere le luci della città. Fotografare ogni istante per poi nasconderlo nel cassetto dei sogni. Mi sento così leggera che non ho bisogno di nulla. Semplicemente di me.

[Grazie al wifi bolognese!]

sabato 14 settembre 2013

Verona mi aspetta.

E così domani sarò nuovamente su un aereo.
Destinazione Verona.


Obiettivo: scrivere una pagina del mio probabile futuro.
Incrociamo le dita!!


PS. Ringrazio Letizia per il premio ricevuto!


giovedì 5 settembre 2013

Post- vacanze

Ricordo ancora quando sono scesa dal treno. 
Avevo i capelli scompigliati, le guance troppo rosse, la sabbia nel costume e tra le dita dei piedi. 
La borsa era troppo pesante ma ti sei offerto di portarmela fino al binario della coincidenza. Non parlavi, mi guardavi con occhi pieni di stupore. Sorridevi di nascosto, ma dietro le mie lenti scure ti vedevo benissimo. Poi mi hai detto grazie e sei andato via. Hai congiunto le mani, hai chinato la testa e non ti ho visto più. Io sono salita sul treno, ho detto alla mia amica di aspettare un attimo, di non farlo partire quel maledetto treno, di dire al controllore che c'ero anche io. Sono scesa, ti ho rincorso. Nella testa le tue mani congiunte, tanti perché. Volevo e dovevo sapere il tuo nome. Non potevo mica andarmene così. Ma eri già scomparso tra la folla, tra le tante maglie bianche, tra le tante valigie del post ferragosto. Tutte così piene, tutte così stanche. E sono ritornata tristemente al mio binario, al mio posto, di fronte alla mia amica che per un bel po' non ha capito molto. E neanche io a dir la verità.


Ecco. Diciamo che le cose non stanno proprio così. Che la borsa, anche se pesante, me la sono portata da sola. Da un binario all'altro. Maledette coincidenze. Se il viaggio fosse stato continuo non lo avrei perso. Però davvero ci sono state delle mani giunte, dei sorrisi, sguardi che scavavano l'anima...insomma è stato bravo nel farmi innamorare nel giro di mezzora. E io sono così brava nel perdere la testa in poco tempo che ho fatto del colpo di fulmine la mia unica filosofia di vita. Purtroppo. Perché poi li perdo tutti di vista e ci rimango di merda. Ma tant'è che non mi fermo. Anzi persevero. Diabolica, insomma.

Questo è stato il mio ritorno, ormai settimane fa. Decisamente tragico, decisamente triste. Ma non ho pianto. Non ho detto nulla, ho disfatto la valigia e il giorno dopo, con i libri sotto il braccio, un po' come Albachiara, sono andata in biblioteca a studiare.
Non ho avuto modo di pensare alla fine dell'estate, alle giornate che si accorciavano, al tempo che non avevo per le corse e le passeggiate in bici. Ai bagni al mare che diminuivano sempre più, alle ore passate in libertà davanti ai caffè e a quelle spese tra sigarette e birre sulla spiaggia. Mi consolavo con del gelato, rigorosamente pistacchio e cioccolato fondente, tanti cannoli siciliani, fantasticando ogni tanto sul prossimo viaggio.
Mi piacerebbe farlo in bici. Puglia coast to coast. Oppure girarmi tutta la Sicilia. Con uno zaino in spalla, due o tre maglie, bermuda e converse ai piedi. Così con il sole in faccia, il sale sulla pelle e gli occhiali da sole.
Uno dice che io viaggio tanto con la testa. Forse. E' che invece a lui molto spesso manca il coraggio. Persino per sognare. Persino per essermi amico. Che io mi sono stufata di queste cose ibride, che non sanno né di amicizia né di storie d'amore.
E insomma, non ci vogliono troppe spiegazioni. Troppi giri di parole. Ogni tanto qualche desiderio ce l'ho anche io. Poi mi guardo intorno e tutte le fantasie mi passano.
Come quella di mangiarmi un gelato pistacchio e cioccolato adesso.







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