martedì 31 dicembre 2013

Questo 2013. Il mio 2013.

E' arrivato il momento di fare i conti con il 2013.

Ogni anno che passa ci mette di fronte al fatidico momento in cui tirare le somme. 
Confesso che a me questo momento non piace tanto, nonostante sia lì sempre pronta, con la mia minuziosa attenzione, a fare liste, bilanci, elenchi. A stilare propositi, obiettivi, desideri.

Non vi ammorberò raccontandovi quello che ho in mente per il nuovo anno, non l'ho fatto neanche l'anno scorso, in verità, e mi ha portato fortuna. Ecco perché quest'anno non ci sarà nessuna lista.
Ho un unico proposito che si rinnova di anno in anno, ed è quello di vivere al meglio quello che mi capita rimanendo fedele a me stessa e allo stesso tempo lasciandomi coinvolgere e travolgere dalla vita che mi passa accanto.

E' stato un anno intenso, ricco di viaggi, di belle soddisfazioni, di nuove amicizie, di chili persi e ripresi, di nuove avventure, di situazioni impreviste, di delusioni e amarezze collezionate all'ordine del giorno, di sguardi e parole che mi hanno fatto perdere la testa.

Sono cambiata tanto, e non lo dico per pura retorica. 
I numerosi viaggi che ho fatto e, soprattutto, le numerose persone che ho conosciuto hanno tirato fuori una parte di me molto bella. Propositiva e ottimista. Lo dico con un certo orgoglio, ma davvero ringrazio tutte le persone che ho incontrato: quelle che mi hanno insegnato come tirare fuori il bello di me e quelle che, invece, mi hanno insegnato a non essere come loro. La diversità è bella anche per questo, perché ti insegna chi non vorresti essere.

C'è ancora molto da fare, non mi sento per nulla arrivata, anzi. 
Se dovessi immaginarmi nel prossimo anno, mi vedo perennemente in cammino.
E' il motivo per cui ho deciso di trasferirmi a Verona per il tirocinio. 
Perché voglio mettermi in gioco, perché sento che è arrivato il momento di CRESCERE. Di tagliare i rami secchi, di lasciar andare tutte quelle sicurezze che per anni mi sono portata dietro, di dare un ampio respiro a quella che sono. Di capire se davvero quello per cui sto studiando è quello per cui vorrei (in parte) vivere.
Non solo, il 2013 è stato un anno in cui mi sono interfacciata con diverse realtà, con diverse storie, con diversi occhi, con diverse me. 
Ho sofferto tantissimo l'aria di provincia, la mentalità ristretta e stantia dell'ameno paesello, la grettezza della gente (non tutta per fortuna) e la mia incapacità di accettare anche quella come diversità.
Però è stato un anno davvero bello e dico grazie per questo. E sono sicura che, se lo spirito rimane questo, anche il 2014 sarà altrettanto bello.

Buon anno a voi che mi leggete,
che passate di qua senza dir nulla,
che pensate ma questa quante cazzate dice?
Buon anno a quelli che hanno il cuore tormentato come il mio, ma lo sguardo sempre rivolto verso l'alto.
Buon anno a coloro che fanno del cambiamento il proprio comandamento di vita,
a quelli che amano pur non essendo amati,
a quelli che si lasciano plasmare dalla bellezza inaspettata della vita.





Ecco che, tutto sembra possibile.
Se ti lasci un po' andare ad un mondo che ride, tu ridi di lui.
Senti che pace, che ti viene da ridere se ti lasci guardare da un mondo che vive,
trovando negli occhi un senso di pace.

sabato 28 dicembre 2013

In ritardo.

Mi scuso con tutti i lettori che passando di qua hanno trovato chiuso. Lo so, sono una padrona di casa piuttosto maleducata, non vi ho fatto manco gli auguri di Buon Natale. 
Ne approfitto adesso, anche se con un leggero ritardo. 
Anche se, forse, dovrei più che altro farvi quelli di Buon Anno. 
Ma vabbé, accettatemi (in tutti i sensi!) per quella che sono!



Il mio Natale?
Vorrei scrivervi che è stato un Natale bellissimo, uno di quelli che non passavo da una vita, con le persone che amo e in tutta serenità. Beh...diciamoci la verità: tutto sto idillio si è realizzato solo nella mia testa. 
Ma non voglio lamentarmi, anzi riconosco che tutto sommato, nonostante alcuni momenti proprio down, è stato comunque un bel Natale.

Non vi scrivo da una settimana e, qualcuno di voi si sarà anche accorto che sui social sono stata poco presente. Se state pensando ad un rapimento da parte di qualcuno, vi sbagliate di grosso.

23 Dicembre.
Ho fatto il mio terzultimo esame. E' andato tutto bene per fortuna. L'ho superato con il massimo e avrei voluto festeggiare con i fuochi d'artificio e del vino rosso...peccato che ho passato tutta la giornata a dannarmi per testadic che dopo il suo in bocca a lupo è scomparso.
Telefono staccato per tutto il giorno e io lì in attesa di una sua chiamata con un magone addosso grande quanto una casa. Stronzo.
Ho cercato di distrarmi: pranzo con le amiche dell'università, shopping, lezione di spinning. 
Ma niente, alle undici di sera ero con gli occhi sbarrati verso il soffitto a chiedermi perché nella mia vita incontro solo stronzi che spariscono dopo averti fatto vedere il paradiso.

24 Dicembre.
Non è andato poi tanto meglio. Testadic è ricomparso nel pomeriggio chiedendomi come fosse andato l'esame. A parte questo sterile messaggio, che poteva risparmiarsi, non ha accennato ad un incontro. L'ho anche chiamato pensando che con un contatto diretto avrei potuto facilitargli l'invito. Ma niente. Mi ha persino fatto gli auguri per telefono. Doppiamente stronzo.
Ecco, credo che dalle 16.30 del 24 io non abbia capito più nulla. Ero una scheggia impazzita e ho dovuto fare i conti con sentimenti che, purtroppo, pensavo di non dover provare mai più.
Non è stata una vigilia facile, per niente. 
Sono andata a messa con la speranza di calmarmi. In parte ci sono riuscita, poi ci ha pensato il prosecco a mandar giù il magone della disperazione e della delusione.

25 Dicembre.
Mi sono ripromessa di non stare male, così ho fatto tutte le mie cose come se testadic non fosse mai esistito.
Ma, credetemi, quando in testa hai qualcuno, non è così facile buttarlo via. Nel pomeriggio ci siamo sentiti per gli auguri telematici, gli ho scritto un bel messaggio al quale c'è stata una bella risposta, peccato che fosse piuttosto fredda. Ed ecco la scintilla che ha fatto traboccare la mia follia: non ci ho visto più nulla e gli ho scritto.
Gli ho detto che il suo atteggiamento mi risultava inaspettato, ma allo stesso tempo chiaro. Si stava dileguando e, anche se questa cosa mi faceva male, era chiarificatrice di tutto. Avrei solo preferito che fosse stato sincero fin da subito.
La sua risposta: sei completamente fuori strada.
Mah. A casa mia funziona che se una persona ti piace e sai di aver poco tempo per poterla vivere, fai di tutto per passare del tempo con lei.
A lui invece funziona diversamente.

26 Dicembre.
Abbiamo chiarito di persona. Per quasi 8h ci siamo guardati negli occhi, scambiati parole, anche piuttosto pesanti, mucose, sguardi, baci e pensieri. Sono tornata a casa serena. Consapevole che pretendere, e soprattutto essere impaziente, non mi porterà da nessuna parte.
Non ci sono molte conclusioni, alla fine il poco tempo non ci aiuta, e allora viviamoci il momento e amen.

27 Dicembre.
Ci siamo solo sentiti telefonicamente. Lui come al solito era impegnato, manco fosse il Papa.
Ma ormai io non è che ci speri più di tanto. 

28 Dicembre. 
Oggi è partito per un weekend fuori.
Il mio umore è molto altalenante e, sebbene cerchi di tenere la mia testa impegnata, alla fine, finisco per convergere i miei pensieri su di lui. Mi passerà ne sono sicura. Ma credo che fino al 6 gennaio andrà così.
Per fortuna ho degli amici davvero speciali, passare questi giorni con loro mi sta facendo capire quanto io sia fortunata e come, il fatto che ci sia una partenza di mezzo, ti faccia apprezzare le cose essenziali della vita. 
Non solo, è stato un Natale in cui mi sono goduta molto la mia famiglia, i miei affetti, le piccole cose e i sorrisi delle persone che mi girano attorno.
A volte mi dico che gli ingredienti per stare bene li ho tutti, però poi arriva lo stronzo di turno e mette tutto in discussione!

domenica 22 dicembre 2013

Il rumore delle farfalle nello stomaco non è poi così male.

Mi voglio fare male, forse ce ne vogliamo fare entrambi. 
Ma ci viviamo.
E ci prendiamo il sole, le lucine di Natale, le liti al telefono, i baci sotto il cappotto, il mare di inverno, il silenzio della sera, la tangenziale di notte, il vino rosso e le candele, le mani fredde, i caffè mancati, gli sguardi imbarazzanti, le parole non dette, le seghe mentali tenute nascoste, quello che non sappiamo l'uno dell'altro e quello che sappiamo fin troppo bene.
Io sono felice, sto sbattendo la testa contro un muro...ma il rumore delle farfalle nello stomaco non è poi così male e i lividi, al momento, non mi fanno così paura.


giovedì 19 dicembre 2013

Post it #26

Ciao. Come stai?
Bene. 
Che stai facendo?
Sono appena tornata. dalla palestra. E tu?
Sono nell'ameno paesello.
Noooo. Non ci credo. Mi stai prendendo per il culo?
No. Davvero. Dove abiti? Tra dieci minuti ti passo a prendere.
Facciamo un quarto d'ora.

Non ho opposto resistenza. Gli ho dato il nome della via e tempo 15 minuti di orologio (in cui mi sono fatta la doccia, ho scelto cosa indossare e mi sono truccata...parliamone!) ci siamo visti.

Come al solito mi ha sorpreso.

mercoledì 18 dicembre 2013

Post-it #25

Comunque sono proprio contenta della mia vita, nonostante uno stronzo continua a non farsi sentire.
Esame superato!
Il mio primo 27, la media si è leggermente abbassata ma non ne faccio una tragedia.
Per il prof sono stata convincente. E mi basta questo.
Adesso un altro tour de force. 
Lunedì ho l'ultimo esame prima della partenza.
Nel frattempo ho ricevuto il primo regalo di Natale.
#Ssa mi ha regalato un libro con una dedica.

martedì 17 dicembre 2013

So delicate so pure.


Cosa vi avevo scritto nell'ultimo post?
Ehm...credo che dovrò rimangiarmi quello che ho scritto perché questo è un post su testadic (quindi potete anche non leggere).
Ma quanto sono noiosa e monotematica in questo periodo? Molto. Sì, ditemelo pure. Chissà mi entri in testa e la smetto di ammorbarvi.
Comunque le mie buone intenzioni di mettere a tacere tutto si sono concluse alle 13.24 di domenica mattina.
Testadic mi ha chiamato, si era svegliato da poco, e mi ha sorpreso come al solito.

Non sto qui a raccontarvi cosa ci siamo detti al telefono, anche perché sono cose segretissime,e cosa ha fatto dopo, fatto sta che la sua chiamata mi ha svoltato la giornata, abbiamo continuato a sentirci fino a sera per concludere i nostri momenti idilliaci con un bell'addio. Ora non chiedetemi quanto quell'addio fosse vero, fatto sta che da domenica sera vige il silenzio stampa.
E così io ieri gli ho spedito una lettera. Una di quelle scritte a mano, come ai vecchi tempi. Come quando non esistevano le email e gli sms, whatsapp e facebook. Insomma, a me è piaciuto scrivergli e, se non è scemo, apprezzerà la sorpresa del postino.

 ....Mi fai sentire indifesa, e te lo dico con tutta sincerità: mi spaventi. I perché sono tanti e adesso non andare oltre come tuo solito.
Sono pessima su molti punti di vista e sicuramente uno di questi è il mio non volermi far coinvolgere in nessun modo, il mio rimanere impenetrabile alle cose al di fuori di me, il mio essere sfuggente a chi vorrebbe semplicemente capire come sono fatta. Non so se le tue intenzioni sono queste, ma lasciami dire che, qualora fosse così, sappi che farai molta fatica. Vedi, mi fa paura pure usare questo verbo coniugato al futuro. Però ora mi fermo, altrimenti potrei attaccare con uno dei miei soliti pipponi.....

Nel frattempo tutto tace, io domani ho un esame e come al solito mi sto facendo consumare dall'ansia.
Se tutto va bene sarò a quota meno tre, la partenza si avvicina sempre più e io di questo Natale non ci sto capendo granché...ma perché è arrivato Natale? 
Se non fosse per il trionfo di lucine per le strade, per i vostri alberi su IG e i dolci natalizi di mia madre, io manco mi accorgevo che Natale sta per arrivare. 
Che ansia.



sabato 14 dicembre 2013

Post stracciapalle del sabato sera.



Sapevo che sarebbe successo. Io mi conosco troppo bene. O almeno credo. E conosco anche gli uomini per i quali provo un certo interesse.
Ma il problema sono io. Sono io che mi annoio subito, che vivo con il freno a mano tirato, che non cambio le marce, che non cambio registro, che non cambio copione.
Magari è solo un sabato sera sfigato che mi costringe a stare a casa, oppure il magone per un esame che non riesco a preparare, o la partenza e le mille cose da fare, insomma tutto mi sembra un carro armato che appiattisce il mio cuore. E allora mi viene da prendermi la testa tra le mani e staccarmela dal collo, chissà passino in fretta questi pensieri, chissà passi in fretta il pensiero di lui, questa sensazione di sentirmi completamente stupida. Perché poi tutti questi pensieri sono una bella presa per il culo, sono scuse, sono distrazioni, sono le bugie che mi racconto e vi racconto, sono le motivazioni che mi spingono a lasciar perdere. Sono un po' tutto e sono un po' niente.
Insomma la confusione regna sovrana. E' che mi chiedo cosa sto facendo, dove sto andando. E ovviamente le risposte non ci sono. E se ci fossero non starei qui a scrivere i miei pipponi. E ora scusatemi se vi ho stracciato le palle alla julienne, giuro che non parlerò più di testadic, perché infondo non se lo merita.
Ma non è così bello quando siamo libere da certe logiche, dai pipponi del chiamo o non chiamo?, dalle seghe mentali che il solo pensiero di un uomo può farci venire? Io penso proprio di sì. E, sinceramente, non vedo l'ora di riprendermi quella libertà. Perciò testadic ciao.

venerdì 13 dicembre 2013

[Libri] Quattro etti d'amore, grazie.

Quanto pesa quello che siamo? E quello che abbiamo?



Un litro di latte parzialmente scremato
600 gr di zucchine
2 pizze margherita surgelate
100 gr di gherigli di noci
1 barattolo da 500 gr di Haagen- Dazs (Midnight cookies and cream)
2 chili di mandarini
1 confezione di hamburger surgelati al tofu
6 uova
2bottigliette di acqua naturale da mezzo litro
1 confezione di carote
1 bottiglietta di salsa di soia
1 costa di sedano
1 cestino di fragole
1 confezione di acqua naturale
6 lattine di Heineken
1 chilo di spaghetti Voiello
4 ciabatte di grano saraceno
1 chilo di riso superfino Arborio
1 bottiglia di prosecco
1 retina di scalogni
1 zuppa di farro precotta
1 panetto di burro da 250 gr
2 pacchi di farfalle Barilla
2 barbabietole
1 Autan spray
1 melanzana
1 barattolo di stranezza
Quattro etti d'amore
Niente
Tutto
1 candela al muschio bianco
6 barattoli di conserva di pomodoro
1 barattolo di gelato alla fragola (forse)
1 pacchetto di Vigorsol
Qualche panettone

Quasi ogni giorno Erica e Tea si incrociano tra gli scaffali di un supermercato. Ognuna è attratta dalla vita dell'altra che immagina attraverso quello che il carrello della spesa contiene.
Erica fantastica sulla vita di Tea, e Tea su quella di Erica. Entrambe scommettono sulla felicità dell'altra, ignare delle ferite che, in maniera diversa, Erica e Tea si portano dentro.
Erica è mamma di Viola e Gu, moglie di Michele, ha un posto in banca e un gruppo di ex compagni di classe su FB. Tea, invece, è l'attrice protagonista di una serie di successo, ha un passato complesso, un marito fascinoso quanto particolare, un amante e un groviglio di fragilità dentro grande quanto una casa.
Erica e Tea si spiano la spesa a vicenda. 
La spesa quasi sempre perfetta di Erica è spunto di riflessione per Tea, così come gli yogurt di Tea lo diventano per Erica.
Attraverso pacchi di pasta, basi per pizza, yogurt, birre, rotoli di carta igienica, sughi pronti e panettoni, verrà fuori l'esistenza di entrambe e tutto ciò che si portano dentro: insoddisfazioni, desideri riposti, limiti e fragilità.
E sono proprio loro i protagonisti di questo romanzo, insieme ai tentativi goffi di Erica e Tea di trovare una soluzione a tutto questo, che la scrittura dettagliata di Chiara Gamberale racconta. 
Ma la soluzione è solo una: quattro etti d'amore.

Era da un bel po' che volevo raccontarvi di questo libro.
Non ci sono molte parole. Questo è uno di quei libri che va letto. E non lo dico perché è scritto bene o perché la storia vi piacerà (ammesso che sia così). 
Ma la storia di Erica e Tea, in continua lotta tra fuga e ricerca, non vi lascerà indifferenti. 
Le loro personalità scuotono, interrogano, incuriosiscono. E inevitabilmente, finirete per confrontarvi con una delle due. Proprio come è successo a me. 









martedì 10 dicembre 2013

Into me like a train.


E' da tre settimane che lotto con le poche ore di sonno che riesco a racimolare durante la notte e tutti gli affanni che ne derivano durante il giorno. 
Testadic non mi fa dormire, passiamo ore al telefono prima di addormentarci e quando ci salutiamo ci accorgiamo quasi sempre che abbiamo perso piacevolmente qualche ora di sonno. 
E' un treno, va dritto all'essenza delle cose, veloce come una freccia, senza nessuna intenzione di fermarsi a stazioni inutili. 
Mi spaventa, perché così non fa altro che farmi chiudere ulteriormente nel mio mondo.
Sappi che faticherai molto con me.
Tu non preoccuparti, fammi fare l'uomo.
Non gli si può dire certo che con le parole non ci sa fare. E' sempre lì che scava in profondità, anticipa le mie risposte mentre io rimango stupita dall'altra parte del telefono.
Le cose sono due, o forse tre.
Ha avuto tante donne da capire alla perfezione come siamo fatte (dubito).
Non sono così imprevedibile come penso.
Semplicemente, ho di fronte l'ennesimo stronzo sicuro di sé che con le parole sa giocare.
(voto la 3!)
Fatto sta che molto spesso mi sconvolge perché senza che io gli dica nulla, lui è già lì con il bugiardino di come sono fatta. E dall'altra parte, io a inventarmi scuse per convincerlo del contrario. 
Il problema è che so che così non andiamo da nessuna parte. Io tra un mese parto e lui è già in un'altra città.
Ma non è la distanza che mi preoccupa (anche se in questi giorni sto avendo la conferma che con le storie a distanza potrei non andare molto d'accordo).
E' il fatto che una persona potrebbe entrare nella mia vita, quello che mi preoccupa.
Il mio cervello da femmina va oltre come sempre e la successione dei pensieri è la stessa: eccitazioni da prima volta, scoperte, emozioni inaspettate, quotidianità, noia, abbandono, fine, dolore.
Perché è inevitabile pensare che prima o poi arriverà il momento in cui ci scocceremo, in cui mi scoccerò, in cui ognuno ritornerà alle sue cose di sempre.
Lo so, sono l'ottimismo in persona.
Penso sempre alla fine delle cose e mai agli inizi.
Non voglio che qualcuno entri nella mia vita perché conosco fin troppo bene il dolore che si prova quando la porta viene chiusa e la casa rimane vuota.
E' un ragionamento stupido, che non ha neanche senso di esistere in questo momento, ma il mio cervello e ancor prima il mio cuore, va in automatico.
Sono stati addestrati molto bene a difendersi.
E la cosa ancor più sconcertante per me è che Testadic ha capito tutto questo senza che io dicessi nulla.

mercoledì 4 dicembre 2013

P'tit 2013...ci sono anch'io!

Ho scoperto, con qualche giorno di ritardo, questo magnifico progetto di Zelda was a writer e come tale non potevo non farne parte!
Se vi piace fotografare, ma soprattutto se volete fermare la magia di questo mese speciale, questo progetto è stato pensato per voi!
Le regole sono molto semplici, le trovate qui.

Come scrive Camilla, una persona davvero speciale (credo che dentro abbia un pozzo di bellezza davvero profondo!), è un modo per impegnare la vista ma anche il cuore!

Quindi che aspettate?
Io mi sono già messa a lavoro! Mi trovate su IG con il mio nick adriana_meis86.

Scambiamoci attimi di bellezza, curiosiamo uno nelle vite dell'altro, entriamo nell'intimità delle nostre giornate.
Buon lavoro!



martedì 3 dicembre 2013

Tienimi stretta



Scrivimi addosso. Scrivimi le storie che vorrei sentirmi raccontare quando mi sento sola. 
Quando fuori è buio e sorseggio la tisana ai mirtilli guardando le luci della città spegnersi lentamente.
Scrivimi addosso che mi penserai, che quando questo dicembre sarà passato, sarai ancora con me, dall'altra parte del mondo a prendere in giro la vita.
Scrivimi la bellezza, raccontamela con le parole che meglio sai, ricama fiori sulla mia pelle, impara le linee del mio corpo a memoria, sfiorale con le dita.
Vienimi a prendere, aspettami, guardami mentre mi specchio, definisco i contorni del mio viso con i colori, i miei occhi, le mie labbra, la mia pelle, le mie ciglia, sono consacrate a te.
E non guardarmi quando ti dico che potresti piacermi, mi sconvolgi, crei un caos dentro che nessuna equazione potrebbe ordinare. Sei la causa di un disordine che disgrega ogni principio biofisico dentro il mio corpo. 
Portami lontano, regalami una valigia di promesse, un libro di poesie, una sciarpa ricamata di speranze.
E poi tienimi stretta, ora che ho voglia di restare.


lunedì 2 dicembre 2013

Incontri d'autore.

Ieri per la seconda volta ho incontrato dal vivo Fabio Volo (la prima è stata qualche anno fa in occasione della presentazione del film della Comencini, Bianco e Nero).
In realtà è stata una prima volta perché l'emozione era talmente tanta che tremavo come una scema. E poi c'è da dire che quando l'ho visto per la prima volta non ero ancora a livelli di sfegataggine incontrollata (brutta malattia che vi auguro di non avere mai!).
Ieri ha presentato il suo ultimo libro, La strada verso casa, al Castello Angioino di Mola di Bari. Nonostante 70 km di distanza, la pioggia, l'allerta meteo, io e siamosoloamici siamo andati lo stesso.
Confesso che la notte non ho dormito, e non perché ero ansiosa di incontrare Fabio, anzi, l'allerta meteo mi aveva così sconfortato che ci avevo rinunciato. Anche perché dovevo andarci da sola con la michimobile, il ché voleva dire: 
a) fare autostop sulla statale perché mi avrebbe sicuramente lasciato a piedi; 
b) inzuppamento sotto la pioggia; 
c) conferma della mia sfigataggine; 
d) che, al 99%, non avrei visto Fabio. 
Ecco quindi che i pipponi avevano preso il sopravvento e avevano svegliato i miei quattro neuroni.

Per fortuna, il mattino dopo, quel santuomo di siamosoloamici si è offerto di accompagnarmi senza che io dicessi nulla.
Il tempo non è stato proprio dalla nostra parte, ma ce l'abbiamo fatta.
Ore 10.50 arriviamo al castello. Fuori neanche l'ombra di un parcheggio. Dentro di me speravo che la pioggia avesse bloccato qualcuno sotto le coperte, ma niente. C'era una che veniva da Potenza, e vi ho detto tutto.
La sala non era grandissima, anche se mi ero immaginata il contrario. Ad occhio, credo che non ci fossero più di 100 posti a sedere. 
Entro e trovo tutto pieno, ma non mi scoraggio. 
Scavalco la gente bloccata in piedi dietro e vado avanti. Nessun posto, così mi siedo per terra, incurante del pavimento freddo, incurante della gonna (oh per Fabio mi ero vestita figa!).

Lui arriva più o meno puntuale. L'incontro era fissato alle 11, lui sarà arrivato alle 11.10 con un ingresso degno del suo stile da...minchione (Fabio, non ti offendere, ti voglio bene, lo sai!)
Eccolo...arriva! Ma dov'è?
E' andato in bagno!

Entra, applausi, sorride, la gente in delirio (in realtà neanche tanto). Io ce l'ho a 2 cm e non capisco nulla. Tremo come una deficiente (non a caso le foto sono tutte mosse) e sorrido come un ebete. 
Tranquilli è l'effetto della droga Volo. Nel frattempo ammiro come è vestito...è proprio un figo, non c'è nulla da dire!
Presenta il suo libro (lo sto leggendo, poi vi scriverò) e poi lascia la parola al pubblico.

E' stato un incontro intenso, si è parlato di anni 80, di famiglia, di cultura, di rapporto tra arte e intrattenimento, di passioni, di Alzheimer, di vita
C'era gente molto diversa tra loro: signore che potevano essere mia madre, coppie giovani con figli al seguito, adolescenti, giovani impacciati, ragazze che facevano le brillanti per avere gli occhi addosso, mariti timidi, trentenni fighi, ragazze come me che sorridevano confuse. 
Con qualcuna di loro scambiavo sguardi e sorrisi. Gli occhi raccontavano tutta la gioia e il mistero che c'è dietro ad una passione così grande che neanche tu riesci a spiegare.

Ho avuto la conferma di quello che ho sempre pensato, mentre per altri aspetti sono rimasta piacevolmente sorpresa. Fabio è un pozzo di sapere...non solo. Ha una sensibilità smisurata, è uno che non si monta per nulla la testa, molto attento agli affetti e ai problemi del paese, ha una mente aperta a 360 gradi e, soprattutto, è una persona molto pulita, priva di rabbia e rancori. Forse sarò imparziale nel mio giudizio, ma quello che è, traspare dai suoi occhi. Brillano, e ve lo posso assicurare.

Mi è piaciuto molto quando è intervenuto su due questioni, a seguito di due domande che gli sono state poste, perché prima di essere il pensiero di FV, quello è il mio pensiero.

Una giornalista gli ha chiesto se le numerose critiche non lo infastidissero. Fabio, con molta tranquillità, ha risposto che quello che di sgradevole legge sul suo conto non lo infastidisce affatto...anzi, è proprio grazie a quelli che lo criticano che è diventato famoso! Non solo, chi critica così pesantemente ha dei problemi, delle frustrazioni personali che si porta dietro e che riversa sui social prendendo come capro espiatorio lui. E non è, forse, vero tutto questo? Insomma, se a me qualcosa non piace ne prendo le distanze, non sto lì a gettar fango sui social, magari per sentirmi figo, no?!

E qui apro una piccola parentesi. Il mio ex criticava pesantemente il mio interesse per Fabio Volo. Lui è stato solo il primo di una lunga lista di persone con le quali ho dovuto scontrarmi per difendere qualcosa che a me piaceva e piace da matti.
La mia, però, non è mai stata una difesa con l'intento di dover convincere qualcuno. Non devo giustificarmi se mi piace Volo, così come non devo convincere nessuno che lui sia bravo (anche perché a volte ho dei dubbi!). A me piace, riesce a comunicarmi emozioni, bellezza, ironia, leggerezza e tanto altro. E per me basta questo, se a te non piace non mi interessa. 
Però c'è una cosa che proprio non sopporto, chi giudica pesantemente senza averlo mai letto. Non solo, non conosce praticamente un cazzo di lui. Ma questo è solo uno dei mali di cui Volo o chi come lui è vittima: la gente parla senza sapere (e di questo credo ne soffriamo un po' tutti).

Per non parlare di questo strano fenomeno per cui in Italia se leggi Dostoevskij sei un figo acculturato, mentre se leggi Volo sei solo un povero sfigato che non capisce nulla.
Secondo Volo quando si parla di cultura bisogna essere trasversali...posso leggere un libro di uno scrittore, piuttosto che di un altro, e rimanere comunque me stesso a prescindere da quale libro scelgo, sviluppando un'idea in merito, così come posso vedere un film di Zalone o di Bellocchio, senza per questo pensare di aver fatto una scelta di prima o seconda qualità.

Lo stesso Volo ha scritto in un articolo sul Corriere della Sera di qualche domenica fa: Quando sono a Londra o a New York, magari in metropolitana, vedo intorno a me gente leggere Ken Follett. Altri, divorare un fantasy. Altri ancora persi tra le Cinquanta sfumature, e qualcuno leggere l’ultimo libro di Philip Roth. Nessuno si sognerebbe mai di dire chi è un vero lettore tra loro, stilare una classifica, tracciare una linea tra arte e intrattenimento, degno o non degno, mettere in discussione la libertà di entrare in una libreria e comprare quello che più aggrada. Non sarebbe nemmeno pensabile. Poi, quando torno in Italia, ripiombo nell’eterno mistero per cui un libro debba essere valutato con lo stesso metro con cui si giudica Dostoevskij: l’eterno mistero per cui si è obbligati a scegliere tra Checco Zalone o La vita di Adele come se non si potesse vederli entrambi senza esserne per forza contaminati.
Quando ha espresso questo pensiero (la domanda era: come si passa dal fare il panettiere ad una laurea ad honorem) non ho potuto far altro che applaudire. Perché sì, la dobbiamo smettere di mettere troppe etichette, soprattutto dove non servono, di categorizzare l'arte in base a quello che piace a noi.
A me 50 sfumature fa schifo, l'ho letto e ci ho riso su. Non mi sognerei mai di criticare qualcuno se l'ha trovato interessante. 
Così come non mi sento di dire che l'arte contemporanea non è arte solo perché non la capisco.
Così come leggo Volo e trovo che le sue parole si incastrano nei miei pensieri, poi leggo Kundera e mi si apre un mondo, e poi ancora la Gamberale che arriva dritto al cuore e sveglia ogni cellula muscolare fino a farlo battere più forte. 
Sono tre generi di scrittura e storie diversi, eppure mi dicono tutte qualcosa. 
Eppure riesco ad essere me stessa senza lasciare che il mio modo di approcciarmi alla cultura venga contaminato.
Ovviamente l'incontro si è concluso con firma sul libro e foto con Fabio. Adesso spero solo di poterlo rincontrare, fargli qualche domanda (l'emozione mi ha paralizzato) e consegnarli una lettera che non ho avuto il coraggio di dargli, come nei migliori copioni della timidezza che si rispetti.

Il mio grazie va a Fabio, alle sue parole che un giorno hanno incontrato la mia storia, ma soprattutto alle storie che lì ho scoperto e alla bellezza d'animo che ogni giorno scopro di siamosoloamici (chi l'avrebbe detto che mi sarei ricreduta su uno stronzo?!)



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