venerdì 30 maggio 2014

L'introduzione.

Ho inviato l’introduzione della tesi alla mia tutor. Non ne sono molto convinta, ma non l’ho voluta ri-rileggere per non demoralizzarmi ancora di più. Se avessi avuto tempo, avrei cancellato tutto e ricominciato da capo. Ma tempo non ne ho, così come non ho voglia di rimettermi a scrivere.
E’ solo un’introduzione, mi dico. E’ solo una bozza, che sicuramente sarà da rivedere. E poi io non ho mai scritto una tesi, quindi…
Ma parliamo di cose più belle. Il mio periodo di depressione, forse, è passato. Nel senso che adesso ho davvero la testa impegnata e proiettata a luglio, alla tesi, alla laurea, al futuro. Sto facendo i conti con i miei limiti, con le mie paure, con le mie fragilità. Ogni giorno mi scopro una pessima persona, ma infondo sono questa. E forse il lavoro più difficile è accettarmi per quello che sono. Diciamo che non sono in un periodo bellissimo della mia vita, sono più insopportabile del solito e sicuramente ancora più severa con me stessa. Stamattina mi sono svegliata di pessimo umore a causa di un sogno che secondo me ha voluto mettermi in faccia la verità. A volte i sogni ci dicono quello che non vorremmo sentirci dire o semplicemente ci mettono di fronte quello che costantemente evitiamo di vedere o facciamo finta di non vedere. Non so perché sto dando così importanza a qualcosa che è semplicemente un sogno, ma il fatto che sia successo dopo aver sentito testadic ieri, mi fa pensare che, forse forse, questo sogno vuole dirmi qualcosa. Ecco perché mi sono svegliata di cattivo umore: perché quello che vuole dirmi non mi piace affatto, ma è la realtà dei fatti e, dopo ormai svariati mesi, è il caso che io l’accetti.

Ops…mi sono appena accorta che vi dovevo parlare di cose più belle. E allora sì, ricominciamo. Parliamo seriamente di cose più belle. Domani parto, vado a Roma, ci ritorno per l’infinitesima volta! Rimanere a Verona tre giorni non mi entusiasmava, così ho trovato un passaggio su bla bla car e ho deciso di partire. Ho bisogno davvero di tre giorni di relax. Oltre che di fiumi di spritz. Quindi amici romani, se volete condividere un caffè, uno spritz, un po’ di sano shopping, non esitate a contattarmi! ;-)

domenica 18 maggio 2014

Giornata lunga di depressione AKA domenica.

Come ci si sente quando si è (o forse si crede) di essere nel posto sbagliato? 
Ricordo vagamente la sensazione che ho avvertito quando ero in un posto non giusto. Avrò provato un disagio momentaneo e poi come al solito sarò scappata o me la sarò fatta passare, magari stando in compagnia, prendendo la bici o facendo qualcosa che potesse tenere occupati i miei neuroni. 

E’ da quando ho saputo che devo laurearmi (molto probabilmente) a luglio che sto male. 
Dovrei essere felice, si sta chiudendo un cerchio, sto aggiungendo un altro tassello al puzzle della mia vita. 
E infondo lo sono. Ho fatto gli esami in tempi record, con una media che non mi sarei mai sognata in vita mia, ho sfidato la mia ansia, le mie paure, le mie insicurezze. Ho imparato a gestirle e a gestirmi. Sono felice per questo. 
Eppure dentro di me si è aperto un buco nero che piano piano sento mi sta risucchiando e quello che temo di più è che poi arrivi ad un punto di non ritorno di nome depressione. 
Non so come descrivervi quello che mi passa in testa, ho un cumulo di paure che mi mangiano poco a poco, giorno per giorno. Mi faccio sempre le stesse domande, mi chiedo se quello che sto vivendo e costruendo sia quello che voglio veramente. 

Quando sono arrivata a Verona ero gasata a mille, avevo progettato come sarebbe andato il mio futuro, o meglio i miei prossimi tre anni. Davo per certo che avrei fatto il dottorato e, ora che la possibilità di questa scelta diventi concreta, non sono più sicura di nulla. Non vorrei buttare all’aria questi mesi, ma mi chiedo ogni giorno se voglio che la mia vita –almeno per i prossimi 3 anni- sia qui. 
Verona mi piace, ma non sono ancora riuscita a trovare la mia dimensione. Se escludiamo i miei colleghi, non conosco più nessuno. A parte qualche conoscenza sporadica. Non solo, mi sembra che qui stia solo cercando delle scuse per riempire il tempo, senza poi viverlo. Non so se sono stata chiara, ma davvero faccio fatica a raccontarvi come sto. Mi sento persino un’ingrata nei confronti dei miei e di questa possibilità che la vita mi ha dato. 

E’ sicuramente anche prematuro pensare a quello che può succedere dopo la laurea. Però il fatto che il mio capo dia per scontato che io faccia il concorso mi fa sentire un po’ l’acqua alla gola. E poi non so…ci sono tante altre paure, tanti altri moti emotivi che prendono forma dentro di me e che mi fanno stare inquieta. 

E’ questa la vita che sognavo? E’ questa la vita che voglio? Me lo chiedo ogni giorno. Non mi rispondo, perché fondamentalmente sono una vigliacca, perché sento di essere poco lucida in questo momento per dire sì o no. Non posso neanche non pensarci, come ho sempre fatto, rimandare il problema a quando si presenterà, perché qui c’è in gioco qualcosa di molto serio. Si tratta del mio futuro, del mio lavoro, della mia vita. Spero che tutte queste pippe passino in fretta perché davvero non mi sopporto più.

giovedì 15 maggio 2014

Quanto siamo patetiche noi donne.

C’è che ogni tanto mi sale su un magone. Non so come si possa descrivere questa situazione.
Tu cominci la tua giornata nel migliore dei modi, o quasi. Il tuo caffè, i tuoi biscotti, le tue occhiaie, l’insalata da preparare per la pausa pranzo.
La normalità.
Poi arrivi a lavoro, metti su la tua playlist preferita su Spotify e cominci a darci dentro. Ma niente.
Lo stomaco si chiude. Ti incanti davanti al pc, mentre i neuroni fanno viaggi dall’altra parte del mondo.
Mi sto spegnendo poco a poco, o perlomeno ho questa impressione.
Dovrei essere felice, ho finito i miei esami, se tutto va bene tra due mesi mi laureo, mi sto costruendo un mondo tutto mio, con le mie mani e le mie fatiche. Forse è proprio questo che mi spaventa.
Sto diventando responsabile. Queste sono le mie scelte. Dettate solo da me.
Ho deciso io di venire in questo posto, ho scelto io la casa con delle coinquiline di merda, ho scelto io di lavorare in questo gruppo, di lasciare la Puglia, di buttarmi in questo mondo (quello della ricerca).
Ho scelto io di investire su un rapporto che non mi avrebbe portato da nessuna parte. Sì, perché se sto così, se mi prendono questi magoni insopportabili, non è mica perché sto lontana da casa, perché non ho il mare o i miei amici.
Quello anche. Ma non sono IL problema.
IL problema si chiama Testadic.
Mi dico che devo andare avanti, ma il mio andare avanti è un tornare indietro per ritrovarlo, per averlo accanto a me, per parlargli ancora una volta, per incontrarlo, vederlo, sorridergli, prenderlo in giro.
Minchia, quanto siamo patetiche noi donne quando siamo innamorate?! O pseudo tali?

martedì 6 maggio 2014

N.B.

[Cose che nelle ultime ore sto dicendo a me stessa]

Non sono stupida (ok, magari per qualcuno si).
Ho fatto più di 50 esami nella mia vita più o meno quasi tutti superati brillantemente.
Non ho mai avuto un 18, neanche un 19.
Se mi fai una domanda di ragionamento, ragiono, non ti dico la storiella a memoria.
So collegare le sinapsi e rispondere in maniera appropriata.
Mi sforzo di essere intelligente o di sembrare tale.
Ho superato prove più importanti nella mia vita.
Se dovessi essere bocciata non è la fine del mondo, ma comunque mi sentirei una merda.

Sto cercando di stemperare la tensione da ULTIMO ESAME. Già, domani faccio il mio ultimo esame (si spera). Mi sento impreparata, anzi no. Ho studiato, di fretta ma ho studiato. Ho fatto una faticaccia enorme perché ho cercato di tradurre concetti spiegati malissimo dal professore ma sento che qualcosa andrà storto. Che potrei impappinarmi o peggio ancora che potrei non saper rispondere.
Ecco, voi pregate per me. Incrociate le dita. Quelle della mano e quelle dei piedi, se ci riuscite. Perché io voglio tornare a Verona e lasciare il libretto universitario a casa.

giovedì 1 maggio 2014

Pensieri assurdi che vengono fuori dopo una rimpatriata.

Ieri sera ho incontrato i miei ex compagni di liceo. 
Su 24, eravamo 8. Tra gli assenti c'erano quelli giustificati perché espatriati dall'ameno paesello, i pacchisti, i fantasmi, i perennemente impegnati e quelli che, causa attack, non si scollano dai loro partner.
Il numero non era importante ma se ci saremmo stati tutti sarebbe stato davvero bello. 
Il problema però non è questo.
Il problema è che io ieri per una buona parte della serata mi sono sentita un' inadatta. O forse un'inetta. Avete presente La coscienza di Zeno? Ecco più o meno così.
Ero l'unica non ancora laureata, non ancora stipendiata, non ancora fidanzata, non ancora maritata, non ancora con prole, non ancora realizzata
Ok, forse neanche i miei compagni che hanno lavoro, mogli/mariti, fidanzati/e, figli e suocere scassapalle lo sono. Però avevano qualcosa
E io improvvisamente mi sono sentita vuota, forse rimasta ancora con quell'aria leggera dei miei 19 anni dopo la maturità, quando, invece, di anni ne ho molti di più. 
Per fortuna i miei neuroni hanno subito cancellato questi pensieri catastrofici e sono stati bravi nel farmi godere la serata (in realtà dovrei ringraziare anche la birra, ma poco importa). 
Ma stamattina io non potevo ignorare quello che ieri le mie orecchie hanno ascoltato. E soprattutto come mi sono sentita. E poi ancora i loro sguardi, le loro emozioni, le loro parole.
Razionalmente mi dico che non devo pensarci, che infondo la mia vita è bella così, che sicuramente il mio percorso è stato diverso, che i miei amici non si sono trovati sballottati da un letto di ospedale all'altro per due anni della loro vita, che magari non hanno incontrato persone che li hanno rubato tempo ed energie, che magari sono stati molto più fortunati di me e meno coglioni di me. 
Ma sarebbe troppo facile dare la colpa alle cause esterne, al mondo, alla sfiga.
La verità è che io non ho saputo vivere bene il mio tempo, le mie relazioni, le mie passioni, i miei doveri. E lo so che questi ragionamenti sono assurdi, che non ha senso farli, che sono giovane -direte voi, che c'è una vita per recuperare, che il passato è passato.
Ma io continuo a sentirmi un'inadatta.


LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...