lunedì 30 giugno 2014

Dalla mia scrivania.

Che bello scrivervi dalla mia scrivania, qui in Puglia. 
Sì, sono nella mia terra. La terra del mare, del buon cibo, del sole in faccia, del vento e il sale tra i capelli, della gente calorosa e accogliente, dei negozi aperti fino a tardi, e di tutte quelle cose che mi riempiono il cuore. 
Sono ritornata per un motivo. Forse mi laureo. E domani consegno la tesi.
Guardo la copertina rossa e mi commuovo, la sfoglio e sento l'odore dell'inchiostro entrarmi nelle narici e mi sento super felice.
Non è stato un periodo facile. Volete sapere quanti pianti mi sono fatta? Meglio di no.
Del resto la mia assenza da questo blog, dai vostri e da Twitter è l'emblema della vita di merda degli ultimi 15 giorni. 
Riassumendo: il mio relatore (il prof che mi segue da Unicazz) è in America e lo incontrerò 2 giorni prima della seduta (capite bene che qualsiasi modifica non potrò più farla?!), il mio correlatore (il prof di Verona) non vuole che mi laurei a luglio, quindi sta facendo di tutto per mettermi i bastoni tra le ruote (anche i calcoli con la calcolatrice per le ore di tirocinio), il segretario è in ferie e torna domani.
Per fortuna il mio tutor di laboratorio ha lavorato sodo con me per la stesura della tesi. Oltre che per mantenere i miei nervi ben saldi, prima che potessi dare fuoco allo studio di qualcuno, uno a caso.
A tutto questo aggiungeteci la burocrazia che c'è intorno, l'ansia di non farcela, i pensieri che non mi fanno dormire (sto dormendo 3 ore a notte, fate i conti un po' voi!)...insomma, adesso vi è chiaro che la mia è una vita di merda (almeno da questo punto di vista)?
Unica cosa positiva: ho perso tre chili senza sforzi.
Il mio ritorno in terra pugliese è stata una salvezza, al di là del motivo per cui ci sono ritornata, ritrovare i miei spazi, i miei amici, il profumo del mare, mi ha ridato quella serenità che negli ultimi tempi è un po' latente.
E vi confesso una cosa: domani non ho così tanta voglia di riprendere il treno e ritornare a Verona.

venerdì 13 giugno 2014

New Balance verdi.

Sono quattro giorni che corro con una certa costanza. Sento proprio il bisogno fisico di espellere le tossine (non potete capire quanta merda si respira in un laboratorio di ricerca) e anche quello di rilassare i pensieri. Anche se, in verità, a me la corsa fa sempre un effetto contrario. Amplifica le mie paranoie e induce i miei neuroni a fare voli pindarici. 
L'altro ieri ero letteralmente a pezzi. Tra le quattro e le cinque del pomeriggio credo mi sia crollato il mondo addosso. Per fortuna ho delle spalle forti e ho cercato di prenderla con filosofia. Non vi starò a dire cosa è successo, anche perché mi sembra prematuro e sinceramente non ho voglia di pensare al peggio adesso. Fatto sta che il mondo universitario è un mondo di merda

Sono andata al parco, non avevo molta voglia di correre e neanche di camminare.
Ma i Kasabian, insieme ai Subsonica, mi hanno invitato a mettere in moto le gambe. Mentre correvo, ho notato un tipo. Me lo ricordavo perché, tempo fa, l'avevo beccato in stazione di sera e gli avevo chiesto se l'autobus fosse già passato. Dal suo accento, mi accorsi subito che era un meridionale.
Lui sicuro non si sarebbe mai ricordato di una che gli aveva chiesto informazioni sull'autobus (tra l'altro, il suo stesso autobus).

In realtà, non l'ho notato perché mi sembrava un tipo già visto, ma semplicemente perché aveva delle bellissime New Balance verdi. Gliele ho fissate per un bel po', mentre gli andavo incontro correndo. Mi ha guardato storto, ma ho continuato a correre, incurante del suo sopracciglio incurvato. L'ho ribeccato al secondo giro, gli ho fissato nuovamente le scarpe e gli ho detto che mi piacevano un sacco.

Una battuta scema, che magari potevo tenere per me, ma che poi mi ha cambiato l'umore e la serata.
Abbiamo proseguito per le nostre direzioni, opposte, io di corsa, lui camminando.
Dopo qualche minuto, ci siamo rivisti. E lui cosa ha fatto?
Con un gesto plateale, si è sfilato le scarpe e me le ha date in mano.
Mi è scappata una risata, ho detto grazie senza prenderle e ho continuato a correre. Mi sono voltata qualche secondo dopo e l'ho visto sorridere (e ovviamente rimettersi le scarpe).

Poi, non chiedetemi perché, ma ci siamo ritrovati a fare stretching insieme.
Abbiamo parlato un po', sembrava davvero interessante e in una mezzoretta mi ha strappato un paio di sorrisi di cui avevo bisogno.
Niente di che, ma la cosa ha rimesso in riga la mia giornata e soprattutto il mio umore.
Ha fatto un po' lo scemo, della serie ci prova/non ci prova, mi ha raccontato della sua vita qui a Verona e ogni 5 minuti mi diceva sai, sono solo, dove me ne vado da solo? Ecco, in quel momento ho pregato che non mi chiedesse il numero e soprattutto che non se ne uscisse con proposte alle quali non avrei saputo cosa rispondere.
Per fortuna non l'ha fatto. Io sono ritornata a casa con il sorriso e per tutta la serata ho dimenticato quel nuvolone di pioggia che mi è caduto dagli occhi alle cinque del pomeriggio.

lunedì 9 giugno 2014

Pensavo che.

Pensavo che mi piacerebbe ritornare a scrivere.
Che anche se ho un’ispirazione pari a zero, potrei impegnarmi per scrivervi dell’ultimo libro letto o della mostra di Frida, o ancora del mio ultimo viaggio che ho fatto a Roma.
Che mi piacerebbe tornare a leggervi con costanza, interessarmi alle vostre vite come facevo un tempo.
Ma poi guardo le scartoffie sulla mia scrivania, il lavoro immane da fare, gli esperimenti da organizzare e dico che…dai, ci provo!

domenica 8 giugno 2014

Avrei una tesi da scrivere e invece passo il tempo ad intristirmi.

Mi chiedo come i veronesi, e quelli del nord in genere, riescano a sopravvivere al caldo torrido senza mare. Mettiamoci dentro anche quelli che vivono sui monti o in culonia dove più o meno si perse Cristo e l'acqua salata non arriva manco per miracolo. Beh, allora come fate a sopravvivere?

Per tutto il giorno mi sono fatta questa domanda cercando di darmi delle risposte.

1) Prendono la macchina e vanno al mare più vicino. Magari sparandosi anche due ore di tangenziale.
2) Si illudono che il lago possa essere una buona alternativa alla mancanza del mare (e sticazzi! ma non lo è!)
3) Rimangono chiusi in casa con il condizionatore sparato a mille.
4) Si lavano in una vasca di acqua sporca, aka piscina, insieme ad altri simili.
5) Non sopravvivono.

E se per voi la questione sembra banale, così tanto che magari non vi siete posti neanche il problema, io oggi ho sfiorato la depressione.

Il mare mi manca. Diciamolo chiaramente. E non mi manca solo il sole, il sale sulla pelle, il costume da bagno che mi sta stretto, le guance rosse, i capelli al vento. No, cioè sì. Anche quello. 
Ma è proprio una questione di sensazioni. Non so come spiegarvelo e mi convinco sempre più - non vogliatemi male- che è un qualcosa di inspiegabile e che difficilmente potrebbe capire chi non è nato e cresciuto al mare. 
Io ci provo, ma poi mi blocco perché potrei anche usare architetture filosofiche per dirvi quanto è bello un tramonto, avere il vento in faccia, il sole che ti fa tenere gli occhi costantemente socchiusi. Ma queste cose voi le sapete già. E' come mi sento io che non riesco a raccontarvelo. 
E' la sensazione che mi attraversa il cuore, la mente, il fegato che vorrei cercare di spiegarvi. 
Ma va bene così. Va bene anche non farlo. Perché le emozioni non si scrivono, si vivono. O si ricordano. 
E in questi giorni, quando dovrei pensare alla mia tesi e invece penso a quanto mi manca il mare, le ricordo spesso. Ricordo a come stavo bene un anno fa. Alle pedalate e alle corse in riva al mare.
Ai tramonti. Ai bagni nelle spiagge deserte. 
Alle birre ghiacciate bevute sugli scogli.
Ai vestiti bianchi e la pelle abbronzata. 
(Ai chili persi- e poi ripresi).
Insomma, cose così. Cose semplici. Ma che mi facevano stare bene.
Non so perché vi ho sparato l'ennesimo pippone su quanto mi faccia schifo e sentire depressa vivere qua, ma avevo bisogno di farlo. Perché scrivere mi fa bene, o meglio mi fa stare meglio.
Non voglio lamentarmi, ma non riesco a stare tranquilla qui. Forse non lo sarei neanche in Puglia, visto che sono un'irrequieta di natura. Alle volte mi sembra di essere un'ingrata nei confronti della vita. Dovrei essere felice per come le cose stanno andando, tra un mese (se tutto va bene) dovrei pure laurearmi...e invece? 
E invece sono qui che scrivo, mi intristisco e mi affido al dio dei carboidrati. 
Non va bene. Non va affatto bene.

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