martedì 30 settembre 2014

Vorrei



Nell'arco della mia vita ho collezionato molti vorrei.
Alcuni sono rimasti tali, altri sono diventati qualcosa di più di un semplice condizionale.
Ieri, mentre sbirciavo la home di FB sotto le lenzuola prima di andare a letto, mi sono soffermata su una foto di Comeprincipe. Devo ammettere che l'ispirazione per questo post è nata proprio da quella foto.
Ho pensato alla lista delle cose da fare. A quelle che vorrei fare, soprattutto. Ora che avrò un po' di tempo per me.
Un tempo che mi spaventa tantissimo, che dovrò riempire in tutti i modi per non sentirne il vuoto.
Un tempo che spero non si riduca solo al lancio sfrenato del curriculum.
Trovare un lavoro. Sarebbe perfetto.
Leggere di più. Organizzare un viaggio.
Disintossicarmi dal cibo spazzatura e cominciare a mangiare sano.
Scrivere qualcosa di serio. Andare più spesso in biblioteca.
Impegnarmi in uno sport. Ma seriamente eh.
Cambiare la mia stanza. Creare nuovi spazi, rimettere in ordine la libreria, buttare via tutti i vestiti che non uso più.
Appendere dei poster in camera. Quello di Einstein per esempio che avevo qui nella mia casa a Verona. Andare a far visita a mia nonna più spesso.
Scrivere più email alle persone lontane. Incontrare quelle vicine.
Non rimandare caffè e aperitivi a data da destinarsi.
Il mare. Viverlo in tutte le sue sfumature. Anche con la pioggia.
Leggere i quotidiani ogni mattina prima di mettermi all'opera.
Appassionarmi a qualcosa di nuovo. Tipo la street art o il teatro. O la musica jazz.
Comprare un biglietto per un concerto e uno per una mostra.
Uscire con gente diversa. Allargare i miei giri. Tagliarmi i capelli. Smettere di indossare sempre i jeans.
Bere più acqua e meno alcolici.
Fare più foto. Correre sotto la pioggia.
Cose così. Semplici e banali. Ristoro dell'anima. Palliativo che allevia i sintomi di questo distacco. Di questo strappo che pensavo non avrebbe fatto male.
E invece. E invece trattengo le lacrime e chiudo questo capitolo.

venerdì 26 settembre 2014

Background.



Mancano ancora pochissimi giorni alla mia partenza da Verona. Già domani comincerò a fare il trasloco. Non ho molta roba in realtà, o almeno credo di non averne. Spero che due valigie siano sufficienti. 
Sono giorni pesanti, non solo per quello che sta per accadere. 
Ad essere sincera, non sono dispiaciuta di andare via da questo posto. A Verona non mi ci sono mai affezionata, è stato sempre un rapporto di odio e amore il nostro. Un rapporto piuttosto complicato, eppure ora la guardo di sera e mi pento di non averla amata fino in fondo. 
Mi pento di non averla vissuta in toto, di essere sempre fuggita da lei quando potevo, di aver detestato il grigiore del suo cielo senza apprezzare le sfumature dei suoi tramonti, l'apatia dei weekend senza aver mai creato qualcosa di nuovo da quei momenti di crisi. 
Passeggio per Via Mazzini e mi sembra di vedere le sue luci per la prima volta, ne assaporo la bellezza e mi godo la meraviglia che solo una prima volta sa darti. Eppure quante volte ho fatto questa via? Tante. Infinite. Da sola. Con le mie amiche. Con mia madre. Con chi qui era di passaggio. 
Mi innamoro dei cappotti colorati nelle vetrine illuminate, dei turisti in piazza Bra che si fanno i selfie, delle gelaterie che non ho ancora provato, delle vie del centro a me ancora sconosciute. 
Mi sembra tutto nuovo, ma mi rendo conto che sono io a dare quel tocco di novità a qualcosa che invece ormai conosco così bene. 
9 mesi sono passati in fretta, sarà per quello che mi sembrano così pochi se penso a tutto quello che non ho fatto e che invece avrei potuto fare. 
Però penso anche a tutto quello che ha reso bello la mia permanenza qui. 
I miei colleghi, persone con le quali sono entrata in sintonia sin dal primo giorno. Ed è stato tutto merito mio, scusate eh. Che quello che si dice su quelli del Nord (che sono freddi, chiusi, antipatici, asociali...) beh- mi dispiace dirlo- ma è vero. Loro non ti inviteranno mai a casa per un caffè, al massimo festeggiano il compleanno e ti fanno pagare ciò che hai consumato alla loro festa. 
Ma questi sono dettagli eh. Cioè loro sono così, ma basta andare oltre. 
E' faticoso, io più volte mi sono vergognata del mio essere espansiva, estroversa...ecco, diciamo del Sud. 
E mica perché stavo facendo qualcosa di male. Ma semplicemente perché a volte dovevo contenere il mio entusiasmo di fronte alla loro freddezza. 
Paradossalmente, loro sono quasi atarassici. 
Ma per fortuna tra i miei colleghi ho trovato persone splendide. Persone con le quali condividere le mie serate qui a Verona. Con le quali fare colazione alle 9 di mattina prima di andare in laboratorio, bere otto birre di fila senza essere ubriachi o forse sì, stendersi tra i vigneti con il terreno umido sotto la schiena solo per smaltire l'alcol e guardare le stelle, parlare di uomini davanti alla macchinetta del caffè, ridere fino allo sfinimento durante la pausa pranzo, ballare in una pista semivuota durante un matrimonio. 
Di ognuno di loro mi mancherà qualcosa, così come mi mancherà la mia stanza, la luce che entra dalla finestra e la rende luminosa, il parco San Giacomo e la gente che ho conosciuto, Ponte Pietra e l'acqua dell'Adige che scorre sotto, prendere l'autobus per andare in centro il sabato sera e la domenica pomeriggio, le corse dopo il lavoro, stendermi sul prato per guardare il tramonto (sempre al parco San Giacomo), gli aperitivi dopo giornate intere passate in laboratorio, guardare le montagne dalla finestra della cucina, perdermi tra gli scaffali del supermercato, tornare a casa e pensare alla cena e al pranzo del giorno dopo, preparare la torta salata e mangiarla con le mie coinquiline, passeggiare per il centro di Verona e pensare a chi ha condiviso quelle strade con me. 
Un puzzle di piccole cose che dovrò mettere in valigia insieme ai maglioni, agli asciugamani, ai jeans, ai libri, alle scarpe e a tutte quelle cose che ho portato qui. 
Non sarà facile distaccarsi da questo luogo che per 9 mesi è stata la mia casa. Ma c'è chi dice che casa è ovunque tu sei. Non ha torto. Forse la mia vita si sta aprendo a qualcosa di nuovo, o semplicemente questo sarà un passaggio che la riporterà a quello che ho lasciato in Puglia mesi fa (mi auguro di no). 
Ho voglia di cambiare e soprattutto di non rimanere ferma perché so che potrebbe essere un rischio per la mia salute mentale. Ed è così che voglio lasciare questa città e questo laboratorio - che è stato un po' la mia casa/famiglia in questi mesi- con l'augurio e il desiderio che il cambiamento arrivi presto a scombussolare nuovamente la mia vita.

mercoledì 24 settembre 2014

La rabbia, questa sconosciuta.


Sono una persona abbastanza pacifica. E non lo dico perché voglio vantarmi del mio essere peace&love, ma perché il sentimento della rabbia è a me sconosciuto. O quasi. Insomma, sono poche le volte in cui mi vedrete sbraitare contro qualcuno perché incazzata nera.
Sì, mi incazzo come tutti gli esseri umani su questa terra, ma con molta moderazione. Così tanto che dopo 5 minuti ho già dimenticato tutto.
Alcuni mi parlano di oggetti lanciati in aria, di pugni alle pareti e altre cose del genere. Ecco, io ste cose le vedevo fare al mio ex e scoppiavo a ridere (ovviamente con un rincaro dell'incazzatura di quel poverino).
Ho sempre pensato che arrabbiarsi non ha senso. Che poi a stare male sei tu che ti porti quel groviglio sullo stomaco. E quando ho capito che stavo più male se mi incazzavo, piuttosto che se non lo facevo, ho smesso. Peccato che la delusione, quella proprio non sono ancora riuscita a capire come gestirla. Quella fa un male cane.

Mi sento profondamente delusa. E dovrei essere anche incazzata. Ma non ci riesco, perché so che la mia incazzatura non cambierebbe la situazione.

In questi giorni ho inghiottito tanta di quella merda che dovrei essere incazzata nera. Infondo lo sono, ma continuo ancora a comportarmi come se nulla fosse successo.
Sorrido, chiacchiero, scherzo, mi confronto con chi dovrei guardare in faccia e sparargli come minimo un sei una merda.
Ma non ce la faccio e, probabilmente, quella merda sono io che non ho le palle per affrontare questa situazione. Non ho il germe della cattiveria, e neanche quello della rabbia, e penso che tutto quello che in questi mesi mi sta capitando è solo un rinforzo per le mie ossa.
Dicono che ciò che non ti uccide, ti fortifica. Ed è vero.
Però.
Però penso che in tutto questo io sia una debole.
Che sto abbassando la testa ancora una volta.
Che sto buttando giù tutto ciò che non merito.
Che sono una sfigata, ma questo non autorizza gli altri a trattarmi male.
Che questo sistema fa schifo, ma non è una giustificazione per mandare giù merda ogni giorno.
E mentre penso tutto questo, penso anche che non ci si può sempre aspettare che tutto vada come vorremmo.
Che a volte devi prenderti anche il brutto dalle persone che ti circondano. Ti servirà anche quello.
Che a volte ciò che desideriamo non è ciò di cui abbiamo bisogno.
Che nella vita avrò altre occasioni per dimostrare chi sono.
Che infondo sentirsi perdenti, quando non ho perso nulla, non è la strategia migliore per affrontare questa vita.

martedì 23 settembre 2014

Questa cosa delle liste, che infondo non mi dispiace.

Da un po’ di settimane gira su FB questo giochino –stupido ma allo stesso tempo curioso e divertente- di stilare liste (al momento ne ho viste principalmente di due tipi, libri e cd) e nominare qualcuno per continuare la catena.
Sebbene io non ami le catene (l’avete notato, eh?!), per la prima volta mi sono dovuta arrendere. Questa cosa di rispolverare i ricordi e pensare a quali libri mi hanno segnato, mi piaceva troppo. E così ho ceduto. Ho stilato la lista dei 10 libri che più mi avevano colpito.
E mentre pensavo a quali libri inserire nella top ten, ho pensato anche che questa cosa delle liste mi piaceva così tanto che avrei potuto stilarne altre.
Discostarmi dalle solite liste, ovvero quella della spesa e delle cose da fare, per poter cominciare ad elencare tutto quello che mi passa per la mente.
Magari liste già sentite, ma che però io non ho mai fatto. Perché poi sembra una cosa stupida, ma restringere il campo dei libri, dei cd, dei viaggi fatti o magari di quelli che vorresti fare e di tante altre cose, ad un solo numero, 10 per l’esattezza, non è semplice.
E allora mi metto subito al lavoro. Non nominerò nessuno, ma se volete potete stilare le vostre liste personali nei commenti qui sotto o magari sui vostri blog. Mi piacerebbe uno scambio equo dei nostri interessi.
E perché no, magari prendere spunto per una prossima lettura o un disco da ascoltare.

Comincerò con i 10 cd che più ho consumato, nel vero senso della parola.
1) Manuale distruzione- Levante
2) Ballata per piccole iene – Afterhours
3) Radio zombie – Negrita
4) Pipes & flowers- Elisa
5) Loud like love – Placebo
6) Nevermind – Nirvana
7) Amen e Sussidiario illustrato della giovinezza – Baustelle
8) The best of U2 1980-1990
9) Lungs – Florence + The Machine
10) Pablo Honey – Radiohead

Ho già barato, mettendone uno in più. Ma facciamo che nessuno se ne è accorto. E che se magari sono 11 o 12, o anche 9, non fa niente.

lunedì 8 settembre 2014

Tornare alla vita di sempre con l'imperativo di cambiarla.

Ho in testa questa frase da un bel po’ di giorni ormai, da quando sul sito di Trenitalia ho cliccato Acquista il biglietto. 
Pensavo che i postumi del rientro sarebbero stati catastrofici. Tipo che mi sarei trovata sul divano a versare lacrime invano, con la sigaretta in una mano e un fazzoletto bianco nell’altra. 
L’ultima volta che sono ritornata dalla Puglia, dopo la laurea, sono stata così male che un giorno sì e l’altro pure ero lì con la valigia in mano pronta a scappare . E invece questa volta è andata peggio, no scherzo. 
E’ stato un rientro soft, uno di quelli che non mi aspettavo, uno di quelli senza gravi conseguenze psicologiche. 
E poi in parte volevo ritornare, volevo riprendere in mano la mia vita, le mie abitudini, i miei ritmi, i miei spazi veronesi. Non si può vivere sempre in vacanza. 

Mentre me ne stavo come una lucertola al sole, cacciavo dalla testa il solito pensiero: devo cominciare a pensare a cosa fare della mia vita
Ho allontanato questo pensiero per circa 35 giorni dalla mia testa, a volte con scarsi risultati. 
Ma, adesso che la vita sta riprendendo il suo normale corso, è giusto che io pensi a cosa fare seriamente. 
La mia esperienza qui a Verona sta per concludersi, pochi giorni e poi sarò nuovamente con una valigia in mano, sperando di non ritornare in Puglia. Amo la mia terra, è la terra dove vorrei invecchiare, dove vorrei innamorarmi, dove vorrei far crescere i miei figli, dove vorrei far ritornare tutti gli amici che sono andati via, ma sento che adesso non è la terra che può farmi bene. Soprattutto alla mia salute mentale. 

Piano piano settembre scivola dall’estate all’autunno. Devo farmene una ragione. E ci provo. Provo a ragionare. Nella mia testa e nella mia agenda appaiono lentamente liste di cose da fare. Cose semplici, come la lista della spesa o delle email da inviare. Piccoli impegni da incastrare nei limiti temporali della settimana. Sogni, progetti, intenzioni si intrufolano nei pensieri, tra tramonti fugaci, sigarette fumate sul divano, musica a random su Spotify. Settembre è il mese dei buoni propositi. Si ricomincia. E non è un male. Una sorta di capodanno interiore, accompagnato da tutti gli stress che il ri-cominciare comporta. E mentre scelgo quale maglietta indossare e quali scarpe mettere, ché ieri ha piovuto e stasera potrebbe fare freddo, scelgo anche quale serie tv guardare, quale libro leggere, a quale sport appassionarmi. E se mi iscrivessi ad un corso di inglese? O magari teatro. Sì, perché il teatro non mi dispiacerebbe affatto. Fare introspezione. Fermarmi un attimo per (cercare di) capire chi sono realmente. 
E’ questo il mio settembre/stressembre. Una agenda piena di cose da fare. Concorsi da provare. Curriculum da inviare. Viaggi da progettare. Persone da incontrare. Musica da ascoltare. Passioni da coltivare. Treni da prendere. Cose da imparare. Tornare alla vita di sempre con l’imperativo di cambiarla.

martedì 2 settembre 2014

Benvenuto stressembre.

Non è un inizio simpatico per questo mese.
Piove. E mica due gocce. Sembra che qualcuno lassù abbia dimenticato i rubinetti aperti. Io odio settembre. In realtà non so spiegarvi se è proprio un odio. So solo che mi infastidisce perché si porta via tutte quelle cose belle dell’estate e mi lascia addosso un magone fatto di nostalgia, malinconia, ansia…depressione. Avete presente L’Urlo di Munch? Ecco, l’immagine di me nello specchio le somiglia tantissimo.
Però io ho dei bei capelli lunghi e diciamo che sono anche un po’ più carina. Giusto un po’, perché con l’angoscia stampata sulla faccia pochi lo sarebbero.
Mi tocca abituarmi all’idea che l’estate è finita. E non solo perché stasera non farò le 4, non berrò la mia birra stordi-neuroni e domani non andrò al mare all’ora di pranzo. Accanto alla mia scrivania c’è una valigia rossa che aspetta di essere riempita.
Domani ritorno a Verona, è questo il mio congedo dall’estate.
Il ritorno in questa città amata e odiata.
Domani sarà autunno: nei miei progetti, nelle mie partenze, nella mia pelle che ritornerà del colore delle pareti di un ospedale, nel mio guardaroba, nella mia alimentazione, nelle mie serate passate, forse, al parco.
Mi mancherà l’estate, mi mancherà quello che ho vissuto, quella parte di me che ho scoperto in questi mesi. Mare, sole, sorrisi, baci dati e non dati, sguardi, labbra salate, brillantini, pelle dorata, fiordaliso, tramonti, concerti, treni, sconosciuti.
Sono solo alcune parole che stuzzicano la mia amigdala amplificando questo misto di emozioni che mi porto dentro. Se ne stanno lì, aggrovigliate. Potrei metterle insieme per costruire il puzzle di questo agosto intenso. Ma non lo farò. Le lascio così, disperse, a provocare la mia e la vostra immaginazione.

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