mercoledì 29 ottobre 2014

Le cose belle accadono.

Oggi ho ricevuto una bella notizia. 
Una notizia che aspettavo. 
Una notizia che mi fa tremendamente paura, ma che infondo è quello che desidero.

Credo che la vita mi abbia regalato tanto in questo ultimo anno.
Prima Verona, poi la laurea e adesso...adesso si ricomincia. 
In una nuova città, con un nuovo progetto.

Sono stata ammessa al dottorato di ricerca.
Continuerò a lavorare per quello in cui mi sono impegnata negli ultimi mesi e che è stato oggetto della mia tesi.
Un progetto che ho avuto a cuore sin da subito, ma questa volta sarà ancora più bello perché lavorerò sull'uomo anziché sul topo.

Che dire...le cose belle accadono. Non mi sono fidata di me stessa né di chi ha creduto in me.
Sono stata ingrata nei confronti della vita, ne sono consapevole.
Ma spero potrò essere perdonata.

Intanto mi godo tutta la bellezza della novità che adesso allieta e movimenta la mia vita.



giovedì 23 ottobre 2014

Vuoi un passaggio?

Guardo la città muoversi dietro i vetri bagnati: macchine in fila ad un semaforo, grembiuli blu sotto ombrelli colorati, tappeti di foglie colorate sui marciapiedi, maglioni di lana su manichini ultra small. 
Non ci crede nessuno a questa storia che bisogna essere ossa ricoperte da uno strato sottile di muscoli per essere all’altezza di una moda che è fuori moda. 
Ma neanche a quella che agli uomini piacciono le ragazze in carne. Ma quando mai.
Interrompo subito questa vena polemica. Continuo a guardare dietro i vetri. Tutto scorre, senza un apparente motivo. 
Un flusso continuo di luci, colori, gente. 
Sono la spettatrice passiva di uno spettacolo che prende vita sotto i miei occhi. 
Nessun palco, né poltrone da dove guardare il tutto. Solo un vetro. La fisica separazione di quello che accade fuori da me. Oltre me. 
Poi arrivi tu. Ti infili in un pensiero. Nelle macchine in fila al semaforo, nei grembiuli blu sotto gli ombrelli colorati, nei tappeti di foglie colorate sui marciapiedi, nei maglioni di lana sui manichini. 
Ora vedo anche te oltre quel vetro. 
Sei lì, sotto quello ombrello rosso. Lo stesso che ho lasciato a casa tua un mese fa. 
Lo stesso che mi hai regalato a Natale, quando ormai non mi amavi più. 
Perché non hai avuto il coraggio di dirmelo? Non posso chiedertelo ancora una volta. Non ora. 
Ti stai bagnando sotto la pioggia. 
Ho dovuto capire tutto io. Da sola. Ti lascio entrare. Apro quel vetro. Ti sorrido. 
Vuoi un passaggio? Sì, sono io. Proprio io. 
E’ una sorpresa anche per me ritrovarti qui. Ma non dovevamo scriverci? Non dovevamo dirci come sarebbero andate le nostre vite in questo tempo? Non lo abbiamo fatto ancora una volta. L’ennesima volta. 
Ti prendo in giro sull’ombrello. E’ solo una scusa per rimandare discorsi più seri. 
Quante parole vorrebbero dire i nostri occhi? E le nostre bocche? Ma loro restano ferme. 
Sorridono, niente di più. Devo tirar su il vetro. Alzare la barriera fisica per proteggermi da te. Continuo a guardare oltre. Infondo la pioggia servirà anche a questo.

martedì 21 ottobre 2014

Pausa sigaretta.

Avevo ormai dimenticato cosa significasse passare intere giornate sui libri. Credo che l'ultima volta risali al 6 maggio, il giorno prima dell'ultimo esame all'università.
Le ore spese per la stesura della tesi non le considero, anche perché nonostante fossi visivamente stressata, il periodo è volato così velocemente, che ora faccio fatica anche a ricordarlo.
Dicevo, in ogni caso, che ho quasi dimenticato cosa significhi studiare un intero giorno.
E infatti, ieri e oggi, sto facendo un' enorme fatica a rimanere incollata alla sedia.
Come una minchiona professionista, mi sono ridotta agli ultimi giorni a studiare come una matta per il concorso di domani.
Quale concorso? Quello per cui i vincitori sono già noti, e ovviamente io non rientro nella graduatoria.
In ogni caso, incrociamo le dita della mano, e anche quelle dei piedi, non si sa mai.
Proverò il terzo concorso di dottorato, con una modalità tutta diversa da quelli che ho già fatto. 
Il colloquio verterà su un progetto di ricerca e, per quanto io possa essere preparata, non sarà mai abbastanza, visto che parlerò di cose di cui non mi sono occupata direttamente. Ma va beh. Mi giocherò anche questa possibilità. 
Dopo di ché se non va, sappiate che se trovate una in stazione che tenta il suicidio sotto un treno potrei essere io.
E' un periodo di merda ed è meglio non raccontarvelo. Anche perché non mi piace lamentarmi.
Qualcosa di positivo??? Devo pensarci sul serio. 
Se volete un cenno a tutto quello che sto passando, vi dico solo che ieri sono andata ad un corso di teatro e quando il maestro ha detto salite sul palco, io sono scappata. IO S-O-N-O S-C-A-P-P-A-T-A. Bloccata emotivamente, ho preso una sedia e ho guardato gli altri che sul palco ci sono saliti con molta nonchalance.
Ecco cosa succede. Che se mi aprissero in due adesso ci troverebbero soltanto lacrime pesanti, macigni sul cuore, organi di ansia, valanghe di tristezza e sangue nero.

domenica 12 ottobre 2014

Al prossimo lavaggio.

E' una vita che mi sforzo di capire le logiche del cuore.
Cerco di mettere ordine al caos delle emozioni che lo abitano.
Organizzo i sentimenti in modo tale che ognuno abbia il suo posticino.

Fallisco.
Ci riprovo. 
E fallisco nuovamente.

Dovrei non sforzarmi più. Smetterla sul serio di tenere tutto sotto controllo.
Perché poi il tempo fa il suo.
La vita sceglie strade diverse da quelle che scegliamo noi. Si diverte. 

E l'ho capito ieri sera, mentre ti osservavo silenziosa.
Mentre con il fumo della sigaretta cercavo di cancellare tutto quello che ho pensato e provato per te.
Volevo cancellare anche il tuo volto.
E il mio per avergli permesso di guardarti così tanto.

Non ci sono riuscita. 
Ma la vita sorprende sempre.
E questa volta la lucidità ha lavato via tutto.
Nessuna macchia. Tutto perfettamente pulito.
Solo un puntino che faccio fatica anch'io a notare. Andrà via anche quello al prossimo lavaggio.

sabato 11 ottobre 2014

Mare e ancora mare.

C'è un richiamo alle mie origini.
Al liquido amniotico che mi ha tenuta, coccolata, protetta, avvolta per nove mesi nell'utero di mia madre.
E' il mare, Senza il quale non so stare.
E se imparo a starci, non ci sto poi così bene. E i mesi a Verona ne sono stati la più chiara dimostrazione.
I miei malesseri erano dettati anche da quello.

Sono andata al mare. A prendere il sole.
A sentire ancora una volta il sapore dell'estate sulla pelle.
Acqua fredda, ma non così tanto da evitarla.
Tuffarmi non è stato mai così bello.
Un bagno rigenerante di cui avevo bisogno. Come se quel sale, quel fresco sulla pelle potesse far rotolare tutti i macigni che porto addosso.

Evito incontri, oppure sono loro che evitano me. Ma io sono tornata. E le strade si attraversano, si incrociano, si intersecano. Sarà difficile evitarsi a lungo.

Mi sembra di essere in una bolla, fluttuo nei miei mondi. Prima o poi scoppierò.
Ho mille cose per la testa. Un trasloco per esempio.
Sì, perché questo spazio a volte lo sento troppo stretto.
E poi nessuno delle persone reali conosce queste stanze. Nessuno è entrato in questa casa 2.0.
C'è stato solo un percorso inverso. Entità virtuali passate di qui che poi sono diventate reali.
Non so, pensavo che magari questo spazio poteva essere condiviso con chi fa parte sul serio della mia vita.
Nel frattempo aspetto, rimando, penso.

giovedì 9 ottobre 2014

GreyGoose.

Pensavo fosse una canzone d'amore. E invece ci sono rimasta malissimo quando ho pesato le parole. 
Quando mi sono accorta che quel quando ti levi di torno non vedo l'ora che esci e non torni più è il pensiero di un uomo dopo una notte di sesso con una conosciuta la sera prima. Carino, eh?!
Quando mi sono accorta che quel scendi più giù vieni a darmi il "buongiorno" è un elegante invito ad una fellatio. Sticazzi, aggiungerei.
Insomma, io ieri la canticchiavo, ero felice mentre raccontavo alle mie amiche di aver comprato il biglietto per il concerto di Cremonini, e invece ho subito smesso di sorridere quando la mia amica mi ha detto: ma hai capito che buongiorno vuole Cesare?
Veramente no. Io pensavo che lei si trovasse al piano di sopra, e lui le chiedeva di scendere per darle il buongiorno. Mi ero immaginata una casa su due piani, con il parquet, il divano in disordine, i libri sparsi un po' ovunque, i posaceneri pieni di sigarette lasciate a metà, i capelli disordinati di lei al risveglio con la camicia di lui.
Insomma americanate di questo tipo. 
E invece è tutto più semplice: si conoscono, si consumano per una notte, lui la mattina dopo vuole che se ne vada ma prima...beh, un altro regalino è gradito. 
A lui basta non sapere chi è, infondo per una scopata cosa importa? Magari la chiamerà un giorno d'estate o forse mai più.
Poi però lui cercandosi nel buio pensava ancora a lei...l'amore non viene mai una volta sola.
Cesare, a questo finale poetico non ci crede nessuna. Ma proprio nessuna, eh.


domenica 5 ottobre 2014

Quanta vita passa tra e negli oggetti che accumuliamo.

Ho rimesso in ordine la mia stanza.
Una scatola per i libri letti. Per quelli non letti non bastava la libreria.
Credo che per il prossimo anno non comprerò libri. Ne ho così tanti da leggere che potrei stare tranquilla fino alla fine del 2016.
Mi sono stupita anch'io nel vedere come la mia libreria pullula di libri non letti.

Ho messo un'etichetta su tutto. Sulle scatole, sui quaderni, sulle custodie di vecchi appunti. 
Sui raccoglitori contenenti le mille cazzate: biglietti di concerti, treni, mostre, opuscoli di musei, mappe di città che ho visitato.
C'era un po' di tutto tra le mensole della mia libreria.

Mi è tornato in mente il principio del vuoto di Joseph Newton e l'esigenza di dover fare spazio al nuovo.
Di lasciare un vuoto per le cose nuove che arriveranno.

Non ho buttato molto, infondo si trattava di libri universitari, di appunti di 8 anni di vita, di biglietti legati a viaggi, di foto varie. Non ho avuto il coraggio di buttare molto. Avrei voluto avere una stanza più grande.
Delle mensole in più.
Degli armadi con più ante per metterci tutti i vestiti che vorrei comprarmi.

Non è stato facile fare spazio. Mettere ordine a qualcosa di per sé entropico. Annaspavo tra i ricordi, mentre con razionale lucidità cercavo di sistemare tutto nei minimi dettagli.
Anni e anni messi in fila uno dietro l'altro. Solo etichette e numeri sullo sfondo.

Quanta vita passa tra e negli oggetti che accumuliamo.
Così tanta da non starci in una libreria.
Forse così tanta da non poterla poi racchiudere in stupide scatole Ikea.
Ma chissà perché ci illudiamo che basti un'etichetta o una scatola a farla sembrare più in ordine. Come se così fosse più facile controllarla e, invece, lei sfugge sempre, anche da quella scatola che sembrava esser chiusa perfettamente.


mercoledì 1 ottobre 2014

Nell'ameno paesello.

Sono tornata all'ameno paesello. Con la speranza di non rimanerci per molto.
E non perché non mi piace il posto dove abito, sia chiaro eh.
Ma voglio un lavoro. Rischio la depressione se resto senza far nulla.
E poi mi sono appassionata così tanto al mio progetto di tesi che, lasciarlo lì, tra i banconi del laboratorio dove ho passato 9 mesi della mia vita, proprio non mi va.

Due mie colleghe sono ad un convegno dove sarà presentato anche il mio progetto di tesi. Sono contenta per loro e per me. Le ho appena sentite e ho dovuto trattenere le lacrime.
L'ho dovuto fare anche ieri quando tutti i miei colleghi mi hanno regalato un cartellone con le foto più belle di questi 9 mesi.
Ci mancherai, Wikinella. Ci mancherà il tuo sorriso. Sei una bella persona.
Frasi che ho messo in valigia. Nella valigia del cuore.
Avevo gli occhi umidi. Ma sono felice. Sono felice perché ho incontrato loro per strada.
Per questa esperienza che ora sarà archiviata nei capitoli della mia vita.
Per questa esperienza che mi ha insegnato molto, pur lasciando delle ferite non trascurabili.
Ma ripeto, sono felice.

Forse domani sarò anche un po' triste. Del resto sarebbe disumano non esserlo.
Mentre oggi tornavo dal Veneto, la mia testa ripercorreva tutti questi mesi.
Dal finestrino non notavo il paesaggio, ma tutti i volti delle persone che ho incontrato.
Veronesi e non.

E' un'ubriacatura la vita. Ti stona, ti fa sorridere, e il post sbronza non è poi così bello.
Ma si sopravvive.
Si va avanti.

Domani sarò anche impegnata. Ho un mare di cose da fare. Compreso le 3 valigie da svuotare. E mica pensavo di avere così tanta roba nel mio armadio a Verona.
Sopravviverò anche a questo. O al massimo chiamerò i rinforzi.

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