mercoledì 31 dicembre 2014

2014

In quest'anno che se ne va io ho perso. Un po' di certezze. Troppo tempo. Una persona che pensavo fosse onesta, sincera, pulita, un uomo d'altri tempi. Un po' di cd, diversi orecchini, la fiducia in alcune persone. I miei colleghi di Verona.
Ho guadagnato. Una laurea. Un nuovo progetto di vita, qualche chilo, l'indipendenza, una dose maggiore di libertà, qualche notte folle, tanto coraggio. Una nuova amica. Un bacio di Roberto Angelini sulla guancia, diversi concerti, un biglietto per gli U2, dei nuovi colleghi.

Non posso lamentarmi di questo anno che è stato una vera e propria rivoluzione. Come ogni passaggio, ha avuto la sua buona dose di sofferenza, ma oggi 31 dicembre, dico che ne è valsa la pensa.

E voi??
[Post suggerito e ispirato da Chiara Gamberale]

Buon anno a tutti!
Un abbraccio.

mercoledì 24 dicembre 2014

Buon Natale!

Domani è Natale e non mi sembra vero. Non mi sembra vero che quest'anno sia volato così in fretta. 
Non è un post di bilanci, quelli magari ci saranno tra qualche giorno o forse no.
Ho deciso di godermi l'atmosfera, di prendermi tutto il calore e l'energia di questo periodo.
Ché, anche se non amo particolarmente stare lì a ripetere Auguri, qualche abbraccio non mi farà male.

Così come qualche sorriso, qualche parola in più o semplicemente qualche sguardo familiare.
Domani passerò la giornata al pranzo dei poveri della Caritas. Ho deciso che quest'anno vorrei donare il mio tempo a loro. Era un desiderio che avevo da anni. E finalmente lo realizzo.

Due giorni fa ho incontrato testadic. Un incontro inaspettato che ha sottratto 4h alla vita di ciascuno di noi senza che ce ne accorgessimo.
Ci siamo confrontati a lungo. Parlato, parlato, parlato. Come se tutto quello che avessimo da dirci fosse un balsamo per i nostri cuori. E io sono stata felice. Perché è bello vedere che una persona si apre a te, nonostante in passato avreste voluto prendervi a schiaffi.
Ci siamo accolti, senza barriere. E penso che il tempo che ci siamo donati sia stato uno dei più bei regali inaspettati di questo natale.
Le nostre vite sono cambiate in quest'anno, così come siamo cambiati noi, il nostro modo di guardarci, di parlarci, di confrontarci. E sono davvero contenta così. Ché le storie anche se finiscono male si possono sempre riaggiustare. Basta volerlo. Basta andare oltre.

Vi auguro di realizzare ciò che il vostro cuore desidera.
Buon Natale!


domenica 21 dicembre 2014

Ché io non ami particolarmente il Natale, a momenti, ne parlano anche i libri di storia.

Ché io non ami particolarmente il Natale, a momenti, ne parlano anche i libri di storia. 
Ma questo è un Natale diverso. Sono letteralmente meno irrequieta (e inquieta) del solito, anche se quando mi fermo un attimo a pensare, il criceto del mio cervello mi ricorda quanto questo periodo non è particolarmente facile per me.
I motivi reali non ve li so spiegare, ma ogni anno che passa sento sempre più il peso di una festa forzata che male riesco a digerire. Dentro me prego che arrivi subito il 6 gennaio, che la vita torni alla sua normalità, che il freddo passi, o meglio arrivi, visto che qui, in Puglia, non c'è manco un accenno di inverno.

Non ho fatto nessun regalo. O quasi. Ho comprato un bracciale fatto a mano per mia sorella, ad un mio amico regalerò un poster di Rita Levi Montalcini, un paio di lacci fluo ad un'altra mia amica e poi ho realizzato dei segnalibri che regalerò ad cazzum. Nel senso che li regalerò a quelle persone che incontrerò il giorno di Natale. E che soprattutto leggono.
Sono piccoli pensieri, in realtà non molto pensati, ma semplicemente acquistati perché mi hanno ricordato le persone a cui dovrò regalarli.
Sinceramente non capisco l'affanno della gente nel cercare qualcosa da regalare a tutti i costi. Ecco un altro motivo per cui odio il Natale. Non capisco perché aspettare il 25 dicembre per scambiarsi un regalo. 
E poi perché scambiarsi un regalo? Cioè, se regalo qualcosa lo faccio perché ne ho voglia, ma soprattutto lo faccio senza aspettarmi nulla in cambio. Quindi non capisco il motivo di questo scambio.
Così come non capisco tante altre cose. 
Come per esempio la gente che si adopera nel fare beneficenza, ma poi non smuove un dito per aiutare veramente il prossimo. Ma in che mondo vivete? Pensate davvero che basti un euro, due, 5 o dieci a lavare la coscienza? Mah.
Lo so, sono pesante e rompicoglioni. Però mi piace scuotere la mia coscienza e magari anche quella degli altri. E non dico questo perché credo di essere un gradino più su. Dico questo semplicemente perché ci credo.
Vi racconterò la scelta di vivere il mio Natale in maniera diversa tra qualche giorno, giusto per dirvi che trasformare in gesti concreti quello che si pensa è possibile.

Stay tuned!



giovedì 18 dicembre 2014

Ho tanto sonno. E forse dovrei andare a letto.

Ho tanto sonno. E forse dovrei andare a letto.

Oggi sono andata al corso di teatro. Mi piace, ma forse non fa per me.
Il maestro mi sta facendo lavorare un sacco sulle emozioni. Ha detto che scaverà dentro di me.
Entrerà anche a costo della sua incolumità. Lo spero, perché io mi sento un tronco. Una pietra fredda senza possibilità di essere spostata o scolpita.


Ho lo stomaco chiuso. Non ho visto il tg in questi giorni, e solo ora ho appreso quello che è successo.
Stanotte me ne starò sotto il mio caldo piumone, mentre dall'altra parte del mondo c'è chi se la prende con dei bambini innocenti. E' uno schifo quello che un uomo è in grado di fare.
Se questo è un uomo.


Sono riuscita ad accedere al mio vecchio blog. Quanto mi piaceva quello che scrivevo.
L'ho chiuso nel 2011, prima di aprire questo.
Magari vi farò leggere qualcosa.


Come sono cambiata in questi anni, anche se alla fine i tormenti interiori restano. E forse resteranno.


Ho tanto sonno. E forse dovrei andare a letto.

lunedì 15 dicembre 2014

E' nell'altro la vera ricchezza del nostro essere.

Odio le persone che mettono il muso per farti sentire in colpa.
Lo trovo infantile. Non solo.
Ritengo che sia un modo per frenare la libertà altrui. O almeno io la vivo così.
Non si possono avere le persone a proprio piacimento. Siamo diversi e quando ci relazioniamo dobbiamo sempre tenerlo a mente. Gli altri non saranno mai a nostra immagine e somiglianza. Non saranno neanche come il nostro io vorrebbe. Saranno semplicemente se stesse. Che ci piaccia o no. Può far male a volte scoprire una diversità abissale dal nostro modo di vedere e sentire le relazioni, ma in questi casi le scelte sono due: accogliere o prendere un'altra strada. Senza che né una né l'altra decisione riservi rancore. 

Odio anche chi mette se stesso al centro dell'attenzione, soprattutto altrui. Se vuoi essere l'ombelico del tuo mondo, no problem. Ma non pretendere di essere l'ombelico del mondo altrui.
Non sei la Vodafone, ergo non ruota tutto intorno a te.

Quando mi relaziono con gli altri cerco sempre di tenere a mente questi due punti:
1) lasciare l'altro libero di comportarsi come crede
2) non mettere i miei bisogni e i miei desideri al primo posto.

Non è facile, pecco di dimenticanza pure io. Ma mi impegno. Tutto questo non mi fa sentire un gradino più su degli altri, ma mi rende serena e carica di meno aspettative qualsiasi rapporto. 
Funziona ed è più bello relazionarsi in questo modo con la gente, perché ti aiuta a capire meglio la diversità dell'altro e a farne tesoro. 
E' un duro mestiere, perché l'io cerca di prevalere sempre in tutte le sue forme. Io non ne sono immune, ma cerco di fare sempre il mio meglio. E quando sento che non riesco ad attenermi a questo pensiero, mi fermo un attimo, razionalizzo e cerco di rimettermi sui binari della vita fatta da io+gli altri.

Capisco anche che questo discorso non è universale, che tutto questo è frutto del mio sentire e non necessariamente può esserlo degli altri. Però gli atteggiamenti descritti sopra mi infastidiscono, non li tollero perché sento che in qualche modo intaccano la mia libertà, il mio essere indipendente.

Oggi ho visto lo sguardo di una mia amica, appena laureata, deluso perché la sua migliore amica dopo la proclamazione è dovuta scappar via per impegni di lavoro. Anche lo sguardo di sua madre era infastidito dal fatto che sia io che l'amica di sua figlia stessimo andando via in fretta. 
Questo ha generato delle profondi riflessioni in me, ecco il motivo di quello scritto sopra.

Quando mi sono laureata, 4 mesi fa, alla mia seduta mancava la mia migliore amica, assente per lavoro, così come mancavano i miei più stretti amici. 
Non è stato un dramma per me, sapevo che loro ci sarebbero stati con il cuore, con la loro presenza invisibile che sempre mi accompagna. Così come non è stato un dramma che alcuni mi abbiano detto che non ci sarebbero stati perché dovevano studiare o semplicemente perché si scocciavano a prendere un treno e venire a Bari (ovviamente non mi hanno detto questo, ma le scuse nascondevano questa verità squallida). Ho semplicemente accolto le presenze e le assenze. Era il mio giorno, condividerlo mi avrebbe fatto piacere, ma non potevo di certo costringere i miei amici ad esserci. Né tanto meno mettere il muso per le persone che quel giorno sarebbero state assenti. 
E credo che la vita mi abbia sorpreso lo stesso. A partire dalla gioia che ho visto sul viso di mio padre e mia madre. E poi gli amici dei miei genitori che hanno rinunciato ad una giornata di lavoro e alcuni dei miei amici di sempre che erano lì a bere prosecco con me alle 10.30 di mattina. 
Mi è bastato questo. Mi sono bastati i complimenti della commissione, quelli del mio tutor, il mio 110 e lode conquistato con fatica. La bellezza della vita è passata attraverso cose semplici ed ero felice così.
Non ho avuto proprio il tempo di mettere il muso o di guardare storto la mia ex compagna di corso che è dovuta andare via di corsa dopo la proclamazione. Anzi, sono stata felicissima perché è riuscita a prendersi un permesso a lavoro per me.
Ecco perché quelli sguardi delusi e infastiditi della mia amica e di sua madre hanno infastidito anche me. Perché non si stavano godendo il resto, ma stavano dando spazio a sentimenti negativi in un momento così bello per entrambe. E allora ho pensato a quanto a volte siamo stupidi. A quanto siamo capaci di rovinare tutta la bellezza dei nostri momenti, della vita che scorre e si manifesta, per mettere sempre in primo piano il nostro ego, i nostri capricci, i nostri falsi bisogni e desideri. 

E non mi sento un alieno nel pensare questo, come magari qualcuno vuole farmi sentire. 
E' che, negli anni, ho raggiunto una mia maturità su certe cose, ho ridefinito le priorità giorno per giorno, e lo faccio tuttora senza fermarmi mai. 
Ho creato le mie barriere. Così come ne ho abbattute altre. 
Ho definito i miei spazi, ma ho anche lasciato che fossero gli spazi a definire me.
Ammesso i miei limiti facendoci la guerra. 
Ho lavorato per essere meno volubile e più serena.
Cado, mi alzo, ricado, mi rialzo. E sbaglio, sbaglio ancora nonostante tutti gli schemi che mi metto in testa. Perché alla vita non puoi far altro che obbedire. E' lei che detta le regole, tu puoi solo accettarle. 
E quando gli altri sono diversi da te, puoi solo riempire certe distanze con quello che sei. E' non è detto che arrivi all'altro, che ci sia un incontro, ma in ogni caso vale sempre la pena tentare. 
Vale sempre la pena percorrere quella strada che ci permette un incontro. Perché è nell'altro la vera ricchezza del nostro essere.





venerdì 12 dicembre 2014

Rewind.

Ho deciso di prendermi una giornata tutta per me, nonostante le scadenze incombenti della prossima settimana.
La riunione con il mio capo ieri è andata bene, potrei mettermi l'anima in pace e non essere più in tensione ogni volta che devo vederlo, perché lui è una persona tranquilla, perlomeno quando non ci sono pazienti nei paraggi. Ma ho nuovi compiti e come tali devo portarli a termine.

In questi ultimi giorni sto ascoltando a manetta Paolo Nutini, ho sempre avuto un amore sconsiderato per le sue canzoni, ancor più dopo averlo visto dal vivo qualche anno fa.
Qui in Puglia c'è un sole bellissimo, nonostante faccia un pochino freddo. E' un tempo che si sposa perfettamente con i miei pensieri, cullati dalle note di Rewind di Nutini. Why we can't just rewind?

Già, perché non possiamo tornare indietro?

Chi mi conosce sa che sono una nostalgica cronica, che se potessi I'll trade all my tomorrows for a single yesterday come dice la canzone di Janis Joplin. Che poi non so neanche quale ieri sceglierei, ma di sicuro un ieri che mi ha visto serena e felice.
Non ce ne sono tanti e molto probabilmente sceglierei i miei 19 anni. L'anno della maturità, nonostante per me non sia stato un anno facile. 
Ma questa volta non voglio farmi prendere da nessun attacco nostalgico. Mi trovo in un periodo della mia vita abbastanza sereno, nonostante le mille cose da fare e queste relazioni ballerine che mi colorano le giornate.
Sto affrontando lo scorrere della vita con uno spirito zen che forse non mi è mai appartenuto, ma sono abbastanza in pace con me stessa, sto cercando di non affannarmi nel capire chi non merita neanche un minimo delle mie attenzioni.
Ho fatto un repulisti nella mia rubrica telefonica, ogni tanto lo faccio anche su facebook. E so che non è un cancella che cambia certe situazioni, ma è pur sempre un inizio.
Così come sto cercando di non sentirmi in colpa se sono scostante nelle relazioni o se preferisco non farmi sentire per godere di un po' di solitudine. Infondo la sintonia tra due persone si misura dalla quantità di giustificazioni che non devi dare. 
Non ho mai fatto mistero del mio carattere un po' particolare, continuano a dirmi che sono strana (per l'esattezza dicono che sono a cazzo mio) solo perché non mi adatto alle comuni logiche secondo le quali due persone devono sentirsi sempre e se non lo fanno devono stare lì a dirsi perché.
Ho 28 anni e credo che posso gestirmi le relazioni nella maniera più libera totale, pur senza mancare di rispetto a nessuno. 
Però molto spesso essere se stessi è complicato, e anche se non vuoi, gli altri ti costringono un po' ad indossare una maschera che non sempre ti sta bene.
Si rischia la solitudine, ma pazienza.

Filosofeggiamenti a parte, volevo solo dirvi che sono serena. Ecco.
E ascoltatevi Paolo Nutini, che male non fa.


mercoledì 10 dicembre 2014

Ciao.

Nella mia testa i neuroni stanno facendo la guerra.

Ho molte cose da dirvi.

Sono stata a Verona.
Ho comprato due biglietti per gli U2.
Domani ho una riunione con il mio capo e sono in tensione.
Io e Lui ci siamo rivisti.
Un tipo conosciuto quest'estate mi ha chiesto di passare il capodanno insieme.

Potrei continuare fino a domani mattina.
Ma starò in silenzio, sperando che tempi migliori passino a farmi visita.

Ciao.

giovedì 4 dicembre 2014

Un messaggio nella notte.

Dicono che il cel va spento durante la notte perché crea uno stato di vigilanza che non ti fa dormire bene.
E' vero. Il mio sonno è disturbato anche da questo.
Ogni notte mi sveglio per controllare se ho ricevuto qualche messaggio.
C'è sempre qualcosa da leggere, ma della persona sbagliata o di persone di cui fondamentalmente non me ne frega niente. O magari me ne frega qualcosa ma poi non mi scrivono nulla di importante per cui valga la pena svegliarsi nel cuore della notte.

Stanotte è successo di nuovo. Come ieri notte. Come l'altra ancora.
Ma questa notte è stato diverso.
Ho trovato un messaggio che non mi aspettavo. Un suo messaggio.

Un semplice ti desidero.
Non ho risposto. E non risponderò, perché se qualcosa la desideri sul serio te la vai a prendere. Non lasci che sia un messaggio a farlo.

Ho pensato al discorso che ieri ho fatto con un blogger (grazie Domenico!) che mi ha detto una cosa che mi è rimasta impressa. La teoria della creazione del valore. Questa persona crea valore nella mia vita?

Ho continuato a farmi la domanda per tutta la notte.
E anche stamattina mentre facevo colazione, e mentre ero sotto la doccia.
E ancora adesso che sono tentata un po' di rispondere.

La risposta è una sola.
Questa persona non crea valore nella mia vita. Anzi, me lo sta soltanto sottraendo.
E allora non risponderò.

Il treno che sto per prendere mi aiuterà a farlo. Torno, con immensa gioia, a Verona.



martedì 2 dicembre 2014

Cronaca di un concerto bellissimo.

Sabato scorso sono andata a sentire il trio più bello del mondo: Fabi- Silvestri- Gazzè. 
L'amore non esiste, ma esistono loro che fanno delle canzoni stupende e che sul palco sono tre minchioni che fanno sorridere le donzelle come me, oltre a farle lacrimare quando pescano dal repertorio pezzi come Mentre dormi - cantata da Fabi, Costruire o Occhi da orientale.
Il concerto è stato bellissimo. Punto. Non posso aggiungere altro a quello che le miei orecchie hanno ascoltato e quello che i miei occhi hanno visto. 
Solo un consiglio. Magari vi piace solo uno dei tre, o magari nessuno. Non importa. Questo concerto va visto per la mole di bravura e poesia che si respira dal palco. 
E poi quando vi ricapiterà di ascoltare 3 artisti in un solo concerto? Mai. Quindi non esitate a comprare il biglietto, che non costa poi tanto.

Dicevamo che sabato sono andata al concerto, bellissimo, bla bla bla.
Ero in terza fila, praticamente vicino alle transenne. Comincia lo spettacolo. All'inizio c'erano solo loro tre. Poi un telo bianco a separarli dai musicisti. Intravedo l'ombra del chitarrista con un cilindro. 
Il telo cade. Ed ecco un chitarrista figo, con la barba lunga che suona con una dolcezza disarmante.
Lo presentano: Roberto Angelini.
Se il nome non vi dice nulla, a me in quel momento mi si è aperto un mondo di ricordi. 
I miei 17 anni, il mio ex, il suo maglione verde, il tettuccio della sua macchina, Respira, per l'appunto, di Roberto Angelini.
E poi i miei occhi non hanno capito più nulla. E la mia testa anche. E anche i miei neuroni, il mio cuore, il mio fegato. Tutto, insomma. 
Fabi, Silvestri e Gazzè spariti. Solo le loro voci in sottofondo, ogni tanto uno sguardo per vedere cosa facevano. 
A concerto finito decido che devo conoscere Roberto. 
Devo perché è un figo dalla proporzioni cosmiche e non posso lasciarlo andare così.
Un'ora e mezza di fila fuori ai cancelli importunando quelli della security, che alla fine si sono arresi alle mie domande. 
Poi esce Silvestri. Stanco morto, scappa via con suo figlio. L'ho semplicemente salutato, mentre ragazzine imperterrite l'hanno costretto a farsi un selfie. Ma dico io...dove te lo metti il selfie con uno che ha la faccia distrutta? Mah.
Poi altri 20 minuti di attesa.
Ed esce Niccolò! Ciao Nic, bravissimo. Ma ciao.
Dietro di lui Roberto. 
R O B E R T O.
Ciao Roberto, che piacere ritrovarti su quel palco. Ti posso dare un bacio?
Gentilissimo, mi ha detto di sì. E ovviamente me lo sono abbracciata e baciata. Ci siamo fatti una foto. Lui bellissimo. Io pure! La foto era perfetta.
Mi allontano con l'odore della sua barba impregnata di fumo nel naso.
Cerco di guardare la foto sul cel. Memoria piena. 
Cancello qualcosa. 
Riprovo. Memoria piena.
Cancello ancora. E ancora memoria piena.
Disperata cancello una cartella con scritto pictures. Riprovo ancora.
La foto questa volta si vede...ma come siamo belli!
Provo a caricarla su FB, ma la foto non è più disponibile. Torno in galleria, ma niente.
Riprovo. Il telefono si blocca.


Epilogo: le foto sono sparite! E' inutile che vi racconti la disperazione delle ore a seguire. E del giorno dopo. 
Per non parlare che non ho perso solo le foto del concerto, ma anche tutte le altre.
E va beh. Mi accontenterò di quelle su FB e del suo profumo ancora nelle mie narici.
Roberto, se vuoi puoi farmi tua quando vuoi.




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