mercoledì 29 luglio 2015

Post-it #27

A volte penso che noi uomini non siamo fatti per le cose semplici. Amiamo complicarci la vita, perché è nelle cose complicate che definiamo i confini della nostra confort zone. 
Sarebbe troppo noiosa una vita lineare. 

Per esempio, oggi, ho una gran voglia di attaccarmi al mio iPhone e scrivere quei messaggi di cui potrei pentirmi due secondi dopo. Ma lo voglio fare perché è quello che sento.
Poi, però, Mr Cervello entra in gioco e mi dice: Michi, aspetta. 

Il tempo, a volte, è la tomba dei desideri. Sì, devo aspettare...ma cosa?
Nel frattempo mi spengo un po', metto le Nike e vado a smaltire i miei pensieri al mare. 



martedì 28 luglio 2015

Un'esplosione al petto.

C'è un pezzo di cuore rimasto in quell'appartamento in Borgo Roma, tra l'odore di pittura e il puzzo del fiume di sotto.
Un altro è rimasto in laboratorio tra il tanfo dei topi e i sorrisi accoglienti dei miei colleghi.
Un altro ancora tra le vetrine di Via Mazzini e i sentieri del parco San Giacomo.

Verona, sempre lei torna prepotente nella mia vita.
Mi ricorda chi sono e quello che posso dare.
Mi ricorda tutto quello che adesso non sto esprimendo.
Quello che potrei fare e quello che potrei essere.

Un'esplosione al petto difficile da controllare.

lunedì 27 luglio 2015

Let me be your first time.

...sai la sabbia...è vero, si infila dappertutto ma....tu hai mai fatto l'amore sulla sabbia?
Ho gli occhi pieni di disagio, mentre lo guardo raccontare tutti i suoi desideri su di me.
No.
Let me be your first time.
Maybe.

C'è il mare di fronte, qualche stella in cielo e la musica a tutto volume alle nostre spalle.
E' la classica sera d'estate, dove si sta benissimo sugli scogli a pomiciare come due quindicenni.

Sei il self control in persona. Lasciati andare.
Non posso, perché non so se voglio. 
Non so come far uscire le parole, sono proprio bloccate all'altezza del petto.
Lentamente abbasso le difese e anche le aspettative.
Comincio a cedere. Piano. 
La luce mi permette di memorizzare tutti i suoi lineamenti, me li voglio ricordare, così come mi voglio ricordare tutto quello che mi dice.
Non ascolto certi discorsi da anni, sarà per quello che faccio fatica a fidarmi. 

Nel frattempo guardo le luci riflettersi nel mare e vorrei sparire lentamente anch'io in quell'acqua scura.
Ma tra i suoi abbracci si sta comodi. E i suoi baci, al sapore di menta, sono rassicuranti. 

Riesco a staccarmi per un attimo, per poi essere risucchiata nuovamente dalle sue braccia.
Ormai ho perso tutte le difese. 
Ci sono dentro con tutto lo stomaco. La testa è finita lì, racchiusa in quel sacchetto acido di mucose gastriche e pensieri in disordine. 

Mi porto a casa le stesse sensazioni e me le trascino per un po' di ore. Neanche la notte calma lo scombussolamento dell'anima.
Riesco a dormirci su un paio di ore, ma niente.

Per una manciata di giorni, le porte della mia vita sono leggermente scardinate. Da te, dalle mie paure, dai miei dubbi e da quello che non sarà. 



venerdì 24 luglio 2015

Abbi cura di te.

Mi avvicino alla finestra e sposto la tenda. Tu sei steso sul letto e dormi beatamente. Non ti accorgi del vuoto lasciato da me sul lato destro.
Osservo il traffico che scorre di sotto, non pensavo che di notte ci fossero così tante anime in giro.
La città si colora con tutte queste macchine e luci e da lontano io riesco a vedere il buio del mare. Percepisco il suo odore e per farlo mio respiro più forte.
Appoggio la fronte al vetro e mi accendo una sigaretta.
Lo so, non sopporti il fumo. Ma dopo questa notte ho così tanta adrenalina che voglio sbagliare un po'. Con il mio cuore, con il mio corpo e con te.
Ti vedo riflesso nel vetro, continui a dormire e ti invidio un po'.
Hai il viso segnato da quella serenità che vorrei fosse un po' mia.

Apro la finestra per far uscire il fumo e noto con la coda dell'occhio la tua mano distendersi dalla parte destra del letto. Senti il vuoto e apri gli occhi.
Non mi giro, ma avverto tutta la geografia dei tuoi movimenti.
Continuo a fumare in fretta, non vorrei che ti accorgessi di questa mia debolezza.
Ma tu sei già dietro di me, che mi stringi togliendomi la sigaretta dalla bocca.

Abbi cura di me. Di te e di noi. 

Sorrido appena, mentre il silenzio della notte fagocita il chiasso dei motori delle macchine di sotto.
Ho in mente quella canzone di Levante che ti ho fatto ascoltare a inizio serata. Continuo a canticchiarla, mentre mi scava l'anima.

Chiamami amore, senza tremare, saremo anche banali, ma che nome dare a questo vortice che porto al cuore?
Chiamami amore, ci faremo male, ma che cosa vale vivere tra le paure senza avere mai il coraggio di rischiare?

Ho tutte le immagini di noi riflesse dentro, sul lato sinistro del petto.
Sono tante e confuse, cerco di ordinarle ma devo arrendermi a questo caleidoscopio entropico.
Devo arrendermi anche alle tue mani, che percorrono i sentieri del mio corpo, già solcati da altre mani, ma mai così perfettamente studiati dalle tue.
Il passare lento delle tue dita sui miei seni, il soffermarsi proprio su quel neo in mezzo al petto, il tuo mento che si incastra prepotente nella piega del mio collo.

Non è il momento di parlare, né di pensare a domani.
A quando non esisteremo più. Oltre quel vetro, oltre quelle macchine, oltre il buio del mare.
Non importa di quello che sarà o quello che non sarà. Conta questo istante. I tuoi occhi riflessi nel vetro, il tuo respiro pieno sul mio collo, le tue mani calde sui miei fianchi.

Ovunque andrai, abbi cura di te, dei tuoi guai. 

Un giorno poi, abbi cura di me, cura di noi.

E' l'alba e sono sull'aereo. Le lenti scure coprono i miei occhi gonfi di paure e di lacrime. Finalmente lo vedo, il mare.

Segui la parte sinistra, il battito lento, l'istinto che sia.
Segui le orme dorate, i cieli d'argento, non perderti via.


domenica 19 luglio 2015

Tutta colpa di Mary.

C'è che ogni tanto mi prendono dei momenti di angoscia esistenziale ingiustificati.
Penso al futuro, proprio nel momento in cui il presente che vivo mi piace e mi fa stare bene.
Eppure fermare la macchina dei pensieri che scorre a tutta velocità non è affatto impresa semplice.
Niente. Io devo vivere inquieta, altrimenti non vivo.
Devo pensare al dopo, andare sempre oltre, farneticare l'impossibile. Sono questa, devo arrendermi.
Mi porto dentro questo groviglio di pensieri e lo nutro ogni giorno come posso, come fosse una pianta bisognosa di acqua costante.
Le radici nella pancia e i rami nella testa. 

Per fortuna è estate e riesco a mettere da parte le mie paturnie per un po'.
Almeno nel weekend, quando mi allontano da tutto e tutti. Persino da me.

Ieri, per esempio, è stata una serata leggera.
Quelle sere che non programmi e che sono le migliori.
Sono uscita con tre mie amiche marchigiane. Le ho portate in un locale sul mare. Abbiamo bevuto, quel tanto da essere brille e sorridenti. Rimorchiato qualcuno qua e là. 
Poi tra le luci soffuse, incontro lui. Non ci vediamo da un anno, mi sussurra all'orecchio andiamo via di qua a fare l'amore.
Lo guardo sorridendo, lo bacio sulla guancia e torno dalle mie amiche.
#Mary dice che la mia vita è un film, sorrido. Non ha poi tutti i torti.
A volte mi sorprendo di come tutto accade tradendo la realtà che c'è nella mia testa.
Sembra davvero un film, ridiamo insieme anche quando alle 4 di notte le faccio leggere i messaggi di Rosso Malpelo che mi cerca.

Forse era solo una sera con le congiunzioni astrali sbagliate (o giuste?).
Michi, tu acchiappi un sacco. Secondo me hai qualche carisma che attira.
Sì, Mary. Tutti mi vogliono e nessuno mi prende. Le rispondo, paraculandola.
Ma perché tu sei difficile.
Ecco, ci risiamo. La solita storia. Sono sempre io quella ad essere sbagliata. Ormai ho fatto il callo a frasi del genere.
Torniamo in macchina, le dico di mettere la canzone che mi ha fatto ascoltare a inizio serata. Mi sento l'estate addosso, la leggerezza e la spensieratezza. 
Senza sapere quando...cantiamo tutte. E' un loop contagioso.
Abbasso il finestrino, con la voglia di sentire il vento in faccia.
E' ormai quasi l'alba, la vita davvero mi sconvolge, senza che io faccia nulla. Ed è bello così.




PS. Ma quanto se la crede la Ferreri in questo video?

venerdì 3 luglio 2015

Da quell'invito....[continua dal post precedente]

Il pomeriggio afoso mi ha dato tempo di riorganizzare i pensieri.

Dopo quell'invito, ho mollato il lavoro e sono tornata a casa.
Non so perché reagisco così male quando qualcuno mi posa gli occhi addosso.

Non sto esagerando, ma se avessi avuto caffè e sigarette a portata di mano mi sarei drogata.
Mi si è chiuso lo stomaco e non per uno sciocco invito.
Nella mia testa si sono districate ragnatele di pensieri.

Forse non dovevo flirtare, forse dovevo mettere più distanze di quante non ne abbia già messe.
Dove sbaglio e perché.
Cosa c'è in me che non va. 
Perché non sono come tutte le altre.

Forse devo smetterla anche con tutte queste pippe? 
Sì, sto andando oltre come al solito.

Il problema è che forse non mi piace abbastanza.

Ma chi l'ha detto che deve piacermi?
Ci posso uscire tranquillamente, marcando un'eventuale friendzone.

E se invece scoprissi che mi piace sul serio?
Ecco, lì sarebbero cazzi. Non in quel senso eh.
Perché se di testa, il tipo mi ha già fatto partire qualche neurone, di fisico non ci siamo.
Non è brutto, ma non rientra nei tipi che sbatterei al muro pretendendo un bacio (viva l'ormone animalesco).
In ogni modo, non do nulla per scontato.

Come se non bastasse, oggi un altro tipo si è autoinvitato da me.

Forse, l'estate mi predispone ad una certa socievolezza verso cessi di quartiere.

Oh, mai uno figo, bello, intelligente e ricco. No eh.
Neanche sto tipo mi prende più di tanto (Devo ammettere, però, che non è brutto. -Solo un po' basso).
E infatti gli ho detto di non nutrire speranze.
Acida e cattivella. Ma quanno ce vo', ce vo'.
Forse ci vedremo, forse no. Mi sono presa del tempo per pensarci.

Probabilmente non ci sto con la testa, troppo concentrata su di me da non vedere nient'altro.
Mi spaventa tutta questa libertà e solitudine che continuo ad alimentare.
Forse è l'ennesima via di fuga.
Ma in questo continuo fuggire, in fondo, non sto così male.

Un invito a cena.

Ho ricevuto un invito a cena da un tipo con il quale flirto da un mesetto.
Amico e compagno di viaggio di ragazzotreno.

[è una storia lunga, magari un giorno ve la racconto]

Mi è venuta l'ansia. Ma non ho detto di no.
Ora sono nel pallone più totale.
Perché non voglio complicazioni.
Perché avverto il desiderio di fuggire senza dare spiegazioni.
Perché io non sono abituata ad uscire con un uomo a cui piaccio.

E tanti altri perché.

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