martedì 24 novembre 2015

Presto.

Stamattina la sveglia è suonata prima del solito. 
Dovevo essere a lavoro prima delle 8 e ce l'ho fatta, per fortuna.
Ho guidato per più di un'ora, riflettendo sulle note degli Afterhours e distraendomi su quelle di Cremonini.
Mi aspetta una giornata lunghissima, tra laboratorio e partita allo stadio.
Sì, stasera vado al San Nicola di Bari a vedere l'Inter. E non sto più nella pelle.

Intanto ho aperto un po' di blog e:
1. Ho una voglia sconsiderata di leggervi;
2. Ho una voglia altrettanto sconsiderata di scrivere.

Aspetto solo che qualcuno mi doni un po' di tempo per farlo.

sabato 21 novembre 2015

Robe da donne che mi infastidiscono.

Sto pensando che dovrei inaugurare una rubrica su tutti gli atteggiamenti femminili che non sopporto. A partire da quelli delle mie amiche. E credo che la quantità di post aumenterebbe in maniera esponenziale nel periodo premestruo.

Premessa: io sono una persona abbastanza tranquilla, ma allo stesso tempo una rompicoglioni inside - lo ammetto. Cioè non faccio storie di nessun tipo, lascio sempre l'altro libero di comportarsi come vuole nei miei confronti, ma se vedo che tentenni, fai il vago, imbrogli, dici bugie o inventi scuse, divento uno yogurt scaduto. E metto il muso per almeno 24h.

Odiatemi, sì.

Ieri sera avevo appuntamento con le mie amiche per andare a bere vino in centro, in occasione di una manifestazione. All'appello mancava solo una ragazza che ci ha scritto vi raggiungo. Un vi raggiungo che è arrivato dopo, alla seconda domanda ci sei stasera?

Ora direte voi, Michi ma perchè sei così rompicoglioni?
Lo so.
Ma quello che mi ha infastidito è che la mia amica doveva vedersi con il suo tipo - di cui noi tutte siamo a conoscenza- quindi che bisogno c'era di fare la vaga? Era difficile dire mi vedo con il tipo, vi raggiungo dopo. Non lo so.

Però mi ha infastidito. Perché okay la privacy, okay che non vuoi far sapere i cazzi tuoi, i tuoi spostamenti però...questo ragionamento non dovrebbe valere sempre?

Non lo so, sono infastidita ecco. E in questo periodo ogni pretesto è valido per comportarmi come una zitella inacidita.

mercoledì 18 novembre 2015

Digitalism mode on.

Sono piuttosto abitudinaria nei miei momenti di pausa a lavoro (in realtà non si tratta di una vera e propria pausa, ma di due ore di incubazione del mio solito esperimento).

In ordine sparso:
1.coccolo un po' la macchinetta del caffè e le concedo di viziarmi a sua volta;
2.mando messaggi random su whatsapp;
3.accendo spotify e scrivo;
4.controllo la posta;
5.lavoro, ovvero leggo paper che potrebbero tornarmi utili per quello che sto facendo;
6.mangio (e a dismisura anche).

Lo so, sono degna di un Pulitzer del fancazzismo. 
Oggi, per esempio, sono arrivata al punto 3. Ho messo su musica elettronica, e non chiedetemi perché, ma ultimamente mi piace più del solito, e ho cominciato questo post. Che in realtà non doveva cominciare proprio così. Ma chi mi legge sa che io soffro di anoressia dialettica quando si tratta di cominciare un post. E se non lo sa, adesso ne sarà consapevole.

Che volevo dirvi? Niente. Che oggi sto messa male più del solito. E che la musica elettronica non basta. E neanche il sorriso che riesce a strapparmi il barista tatuato del bar che mi chiama la sua bbbiologa con un numero imprecisato di B. E neanche la brioche con noci e acero che oggi mi sono mangiata alla faccia della dieta. Niente.

Passerà, mi dico. Certo. E perché non dovrebbe passare? E' solo un giorno nero come mille altri. 
E invece, passerà è una frase del cazzo. Perché non passerà. 
Perché se qualcosa si è rotto dentro, non basta il tempo ad aggiustarlo. E allora quel passerà non vale niente. Non vale neanche un conforto momentaneo.


venerdì 13 novembre 2015

Altrimenti.

Non mi sono persa nel regno di Silent Hill.
Una risposta è arrivata, banale, ma è arrivata.

L'ho ignorata. Perché era una di quelle risposte inutili che avrei preferito non ricevere.

Io mantengo sempre le promesse. 

Peccato che quel sempre è durato meno di 12 ore.
Mi ha riscritto e mi sono ritrovata a leggere i suoi tormenti autocommiserativi mentre cercavo di sbrigare le mie cose a lavoro.

Bipolarismo? Forse.
Poi è ritornato in sé e ha rotto tutte le promesse di cui si era fatto paladino.

A quel suo a mai più - che devo ammettere mi ha ferito un po'- è seguito un vorrei vederti. 
Eccolo lì, pronto a rimangiarsi tutte le promesse che non sa mantenere.

E quindi niente. Non ci siamo ancora visti. Ma mi ha cercato in un numero indefinito di volte, compreso alle 2.55 di questa notte.

Forse domani saprò darvi delle risposte.

E sì, vorrei vederlo anch'io, altrimenti non gli avrei scritto.





martedì 10 novembre 2015

Gli ho scritto.

Negli ultimi anni ho scoperto di avere enormi problemi con la gestione dei sentimenti, i miei. Perché poi quando si tratta di quelli degli altri, dispenso consigli manageriali che Vanity fair - posta del cuore levati. E così oggi, presa dal dubbio amletico gli scrivo o non gli scrivo ho consultato una delle mie migliori amiche per avere una botta di irrazionalità e sbloccare un po' la mia rigidità cardiaca.

- Mary, vorrei scrivergli.
Lei mi risponde prontamente:e allora scrivigli! se c'è una cosa che ho imparato negli ultimi due mesi..è di fare e dire e comunicare tutto quello che abbiamo dentro. Tu gli "fai un regalo"...lui poi ne farà ciò che vuole...ma se hai voglia di comunicargli qualcosa...fallo, indipendentemente dalle sue reazioni.


Questo è il tipo di risposte che io odio. Perché quando io imploro aiuto su questioni sentimentali mi aspetto sempre che dall'altra parte ci sia una persona più razionale di me a dirmi di fare esattamente il contrario di ciò che vorrei. E invece no.

E invece ho amiche che hanno il cuore molto più elastico del mio e che, quindi, assecondano i miei desideri senza senso.

Così non ci ho pensato due volte e gli ho scritto.

E' auspicabile rompere- ogni tanto- qualche promessa...come per esempio quella di non sentirsi più?? Perché è da un paio di ore che navighi nei miei neuroni e volevo dirtelo.

Ovviamente nessuna risposta. Non sia mai che quando mi sbottono un po' ci sia qualcuno a dirmi di ricompormi. No. Mi lasciano sempre così, sbottonata. Scardinata. Esposta al vento e al freddo. 

E stasera ho freddo. E sento il vento in faccia e sul cuore. Che nel frattempo si irrigidisce ancora di più. Morirò di infarto, per le mie emozioni che non sapranno più irrorare il mio muscolo cardiaco.


Voglio rivederti ancora.

Uno sbaglio durato un paio di ore.
I magoni. Le lacrime.
Poi quegli occhi. E quell'uscita teatrale alla quale non voglio arrendermi.


venerdì 6 novembre 2015

12 km.

E' da un po' di notti che dormo male. Vado a letto stanca morta e alle 3 apro gli occhi manco avessi dormito 12 ore di fila. Mi sento carica, ma metto subito a tacere la mia adrenalina sotto le coperte. 
Se abitassi da sola, potrei dare sfogo a tutte le cose che mi vengono in mente di fare. 

Tipo l'altra notte avrei voluto sistemare i miei armadi, fare una lista di tutti gli abbinamenti possibili da indossare nei prossimi giorni (sì, siamo a livelli patologici, ormai scrivo anche cosa mettere giorno per giorno), scrivere e ascoltare musica.
Ma mi sono tristemente limitata a guardare la home di FB e controllare qualche conversazione su whatsapp senza rispondere. Ché la gente se rispondi ad orari inconsueti si fa mille film. 

La storia si è ripetuta per 2-3 notti di seguito. Credo sia dovuto al tanto sport che sto facendo in questi giorni. O mi piace pensarla così.
Ieri, per esempio, sono andata a correre. Nonostante avessi dormito poco la notte precedente. Nonostante sono tornata a casa in uno stato febbricitante e ho fatto lezioni private di matematica.
Ma alle 20 non sapevo cosa fare della mia vita, così ho messo la felpa e le Nike e sono andata a correre.
Sola, come sempre.
Io e il mare. Il mare e io. E l'umidità che nel frattempo mi è entrata nei polmoni e credo anche un po' nell'orecchio destro, visto che ho un leggero fastidio. 
 
Ho corso per 12 km, non so come ho fatto, ma mi sono resa subito conto che avevo una potenza insolita nelle gambe. 
Di solito comincio con un ritmo più o meno normale per i primi 30 minuti, per poi trascinarmi nei restanti altri 30. E 12 era solo il numero dei minuti dopo i quali cominciavo a bestemmiare per la fatica.
Ma ieri non so che avevo nelle gambe. E nella testa. Ho cominciato a correre a ritmo abbastanza sostenuto. Canticchiavo e sorridevo per una strana sensazione di libertà che avvertivo. 
Non saprei neanche spiegarvi perché mi sentivo così. Però ero soddisfatta, perché più alzavo l'asticella dei miei limiti e più stavo bene.
Sono tornata a casa e non contenta, ho corso intorno ad un paio di isolati per allungare il giro. 
Erano ormai passate le nove, ma non volevo rientrare. 
Poi ho deciso di fermarmi. Ho avuto un crollo. Non mi reggevo in piedi, vedevo tutto annebbiato. E lo so, non dovrei esagerare. Ma non mi importava di stramazzare al suolo.
Avevo un'insolita allegria in corpo.

Tornata a casa ho subito bevuto un succo. Mi sentivo la pressione bassissima, nonostante io soffri del problema opposto.  
Dopo la doccia continuavo a sentirmi debolissima, con le gambe che a malapena riuscivano a tenermi in piedi. Non ho avuto neanche le forze di cenare.

Sono andata a letto con i capelli bagnati, sprofondando in un sonno che è durato un paio di ore. 
Poi nuovamente sveglia. 
A raccontarmi storie impossibili. 
Ad ascoltare i miei demoni. Sì, quelli. Perché è inutile raccontarsi balle. 
Sono loro che non mi fanno dormire in queste notti. 
Sono loro che ieri mi hanno fatto correre, come se volessi evitarli. Allora correvo, anzi fuggivo per evitare che mi rimanessero in testa. 

Ma stamattina ho tristemente realizzato che quei 12 km non sono stati sufficienti.



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