mercoledì 30 dicembre 2015

Bilanci.

E' sempre un gioco di guadagni e perdite, il fare bilanci a fine anno. 
Mettere il più o il meno per capire cosa si è perso e cosa si è guadagnato. 

A me, questo 2015 ha dato tanto. Ma ogni dono, porta dietro di sé anche qualche perdita.
E io ho perso. Tempo. Kg. Sonno. Occasioni. Un paio di perle (in realtà, qualcuno in più). Qualche libro che ho prestato. Le sicurezze di una vita. Abbracci che avrei potuto tenere per me, se solo mi fossi voluta un po' più bene. Lenti a contatto. Rossetti. Un po' di stupore. L'illusione del per sempre. La fiducia negli uomini. 

Ho guadagnato. Tanto, davvero. Ho le tasche piene di viaggi. Sorrisi. Pugni allo stomaco. Occhi e labbra nuove. Parole dette e non dette. Piccole soddisfazioni. Numeri di telefono. Libri. Consapevolezze. Amiche ritrovate. Poesie di Guido Catalano. 330 pagine di David Grossman. Canzoni di Levante. Incapacità del re-stare. Paure. Sfrontatezza nel dire quello che penso. Caffé ai distributori. Chiacchierate con gente che poi non ho rivisto più o che non ho mai visto. Email che vorrei rileggere tra 10 anni. 

Ho le tasche piene di me. Che contenermi tutta è davvero una fatica. Bella. 

Sono contenta così. Anche se questo giochetto dei bilanci mi mette sempre un po' di tristezza. Ma sono arrivata a pagina 364 del 29esimo capitolo della mia vita e sono pronta a leggere come andrà avanti la mia storia.

Buon anno a tutti!



martedì 15 dicembre 2015

Incontinenza dialettica.

Se c'è una cosa che so fare bene, o quasi, è raccontare. 
Parlare. Parlare. Parlare.

Per esempio, questa è una di quelle sere in cui mi attaccherei al telefono e comincerei a parlare. Oppure inviterei qualcuno a casa da me, e sdraiata sul divano, con le gambe incrociate, comincerei a sincronizzare i gesti delle mie mani con le parole che arieggiano nella testa. Mi toccherei i capelli, una, due, cento volte. 
Oppure mi farei venire a prendere e, con sneakers ai piedi, macinerei km al freddo. 

Che poi cosa dovrei raccontare?
Niente. Tutto.

Tutto quello che mi passa per la testa.
Per esempio che sono stressata, stanca e demotivata.
Che quando torno a casa, dopo una giornata di lavoro, vorrei solo sparire. Un paio di ore. Oppure fare l'amore, come quella volta in quella villa settecentesca, con quel tipo lì che mai mi sarei immaginata di incontrare.
Che ho prenotato un viaggio per Lisbona e non so se ho fatto bene. So solo che è stato l'ennesimo colpo di testa.
Che c'è uno studente a cui piaccio. Ma con i 20enni #ancheno.
E che ce n'è un altro che non fa che chiedermi quando ci vediamo.

Io li ammiro questi ragazzini. Ammiro la loro intraprendenza, la loro sfacciataggine, la loro caparbia. Che se fosse un po' dei trentenni che mi capita di incontrare, mi innamorerei ogni 10 secondi.

Racconterei, per esempio, di quanto il mio capo mi faccia sorridere. 
Di quanto sia indecifrabile, eppure così simile a me. 
Di come entrambi, oggi, ci siamo ritrovati a parlare del Natale e dei regali, facendo un pezzo di strada insieme. Di come odiamo le feste comandate. Di quanto, in fondo, ci sentiamo soli.

Racconterei altre cose. Cose inutili, stupide, così, giusto per incontinenza dialettica.
Ma poi mi rendo conto che è tardi. 
Che non posso chiamare chi vorrei. 
Che a casa ci sono i miei e il divano non è libero.
Che è tardi e dovrei andare a letto, altrimenti domani rischio l'ennesima figura di merda con il controllore che mi sveglia al capolinea.
Che ci sono cose che puoi dire e altre che puoi scrivere.

E allora ho scritto questo post, così, solo per incontinenza dialettica.


lunedì 14 dicembre 2015

Da sdraiati, forse, è meglio.

La vita è fatta di cose che non ti aspetti.
Le piace tradire i vostri pensieri, le vostre aspettative, i vostri sogni, le vostre attese.
Se sulla Moleskine della vostra immaginazione prendete appunti su tutti i vostri vorrei, arriva lei che scombina tutto.
Le piace scardinare tutte le porte dei vostri piani.
E voi non potete farci niente.

Niente.

In questo ultimo mese (o forse dovrei dire anno), la vita mi ha sorpreso.
Ha cominciato a giocare con il taccuino dei miei appunti esistenziali da un bel po'.
Con incontri inaspettati, con porte che si sono aperte da dentro, con universi che ho dovuto scoprire da sola e segretamente custodire, con cose che non avrei mai pensato di fare e invece, con parole mai dette e mai ascoltate, con tutta la lista di quelle cose che pensavo potessero succedere solo nei film o nei libri.
Mi sono arresa alla sua imprevedibilità, sentendomi una perdente, quando con la mia razionalità non sono riuscita a gestirla.
Però la vita è così. Delle volte, ti impone di arrenderti.
Di smetterla di combattere contro tutti gli schemi fissati nella tua testa.

E io mi sono arresa.

Adesso mi sento così.
Come una che si è arresa. Ma non mi sento una perdente.
Non si può essere sempre all'altezza di quello che accade. E allora meglio sdraiarsi e vaffanculo.

sabato 5 dicembre 2015

Nevischio. [On air #74]

Io non so perché ma ti muovi dentro me
e non so se tornerai
io non credo cambierai.
E non sai di gelosia nella mia mente
sei comunque mia
faccio come il nevischio lo sai
avermi non potrai.
Non cambierò mai di stile
non mi vedrai come adesso affondare nel terreno
che circonda il tuo viale già,
puoi restare senza
puoi restare senza.
Scoppiare potrei
noi insieme
così non c'è distinzione
vedi sognare vorrei
io ci spero e tu si.
Prova il vento a muoverci
finché ci muove il pensiero tuo sale
non è più ieri e tu non ci stare.
Mi dirai che senza un fine non ci riesco a stare.
Mi dirai che senza un fine non ci riesco a stare
senza un fine non ci riesco a stare.


 

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