martedì 8 marzo 2016

Come è andata.

Una decina di giorni fa vi scrivevo di un mio primo appuntamento.
Non ho risposto subito a chi mi aveva chiesto come fosse andata. Bene. Ora vi faccio una piccola sintesi: la serata è andata benissimo. Mi sono divertita, ho riso, ho bevuto, ho mangiucchiato qualcosa, mi sono ripassata il rossetto di fronte a lui senza provare disagio e sono tornata a casa serena. 
Io e V. sembravamo due amici di vecchia data senza esserlo effettivamente.
Il giorno dopo ci siamo sentiti e il giorno dopo ancora.
E' stato lui a chiamarmi e io ho risposto.
Ma non ho sentito l'esigenza di cercarlo.
E così dopo un po' di giorni lui deve essersene accorto di questo mio disinteresse che ha cominciato a scrivermi di meno. Fino a non farlo più.

Adesso rimane qualche battuta sporadica su whatsapp e niente di più.
Mi ha anche chiesto se l'avrei rivisto. E gli ho detto la verità: non avevo un motivo per dirgli di no, ma dirgli di sì mi metteva ansia.
Che ansia?
E' un'ansia mia e basta, legata al mio vissuto, al mio modo di relazionarmi...e tu mi rivedresti?
Sì, potrei. 
Insomma non eravamo entrambi pienamente convinti. E così gli ho detto che avrei preferito non vederlo. O meglio non mi sono sbilanciata.

Nel frattempo sono uscita con un altro tipo. Che non mi ha colpito per niente. Ma evidentemente la cosa è stata reciproca. Tant'è che non ci siamo scritti più. O meglio mi ha scritto poco fa per farmi gli auguri per la festa della donna.

Insomma, forse il problema sono io. Che non ci sto con la testa.
Che di fare la fidanzatina, la frequentante, la trombamica e tutte le declinazioni possibili di quelle figure che prevedono un'interazione con un essere maschile non ne ho proprio voglia. E non so perché.

Ho la testa sgombra da qualsiasi pensiero XY, o quasi. Ma la verità è che non so cosa voglio e tutto quello che mi sembra di volere, probabilmente non lo desidero fino in fondo.
E allora vivo in questo limbo senza farmi toccare più di tanto da quello che accade. E al tempo stesso senza attraversare, toccando, quello che vivo.
Reciprocità sostenibile tra me e il mondo.
Però non voglio farmi mancare nulla. O meglio voglio avere tutto. Per poi scegliere con calma.



mercoledì 2 marzo 2016

[Libri] Non avevo capito niente.

Sono qui, distesa su un divano Kivik, immobile davanti allo schermo del pc da una decina di minuti. Sto cercando - con tantissime difficoltà- di scrivere qualcosa sull'ultimo libro a cui ho detto, a malincuore,  in un orario imprecisato tra le 8.30 e le 9.30 di ieri, ciao.

Pochi libri sono in grado di creare legami profondi con i personaggi che abitano le pagine. Non avevo capito niente è uno di questi. 
Narrato in prima persona da una voce ironica, frizzante, leggera, ma al tempo stesso incoerente, inaffidabile, a volte pleonastica, questo romanzo di De Silva - scrittore scoperto solo pochi mesi fa e di cui mi sono innamorata follemente- presenta, in maniera minuziosa a volte, le riflessioni, profonde e superficiali, di un personaggio che si fa amare sin dalle prime battute: Vincenzo Malinconico
Se questo nome spassoso vi getta subito addosso qualche dubbio sulla sua personalità, teneteveli stretti ma siate pronti anche a lasciarvi stupire.

Malinconico è un giovane avvocato napoletano un po' sfigatello: appena lasciato dalla moglie, vive in un appartamento in completo stile Ikea- proprio a rimarcare il senso di provvisorietà che tutte le case targate Ikea evocano- in compagnia di un frigo vuoto e lezioni di coraggio e autostima. 
Un giorno viene nominato difensore d'ufficio di un mangiauomini di camorra detto "Mimmo 'o burzone" ma, abituato com'è a pratiche fallimentari e di poca rilevanza giuridica, deve ripassarsi il Bignami di diritto per poter portare a buon termine il suo compito. E ce la fa. Non solo. 

Al successo lavorativo si affianca anche quello nella sfera personale: Alessandra Persiano, la PM più gnocca del tribunale si innamora di lui e comincia a riempirgli la vita. E il frigo. Mentre sua moglie, la cara Nives, che farebbe di tutto per riprenderselo, dichiara finalmente che non vorrebbe nessun altro uomo accanto se non lui. 
Per un momento, uno solo, mi liquefaccio. Poi la materia che mi compone si reintegra. Mi viene da piangere, vaffanculo. E non perché sono felice, ma perché non so che farmene, adesso. Quante migliaia di volte ho sognato questo momento? Quante notti ho passato a vedere televendite in attesa di una frase del genere? Tanto ci voleva, a dirmela quando ne avevo bisogno? Ero qui, santo Dio, perché non mi hai visto?  
Proprio lui, un uomo outlet, come lui stesso si definisce, si ritrova così una moglie ex adorata che ora ritornerebbe con lui e una nuova fiamma che scalpita per una sua chiamata. 
E intanto Vincenzo riflette sull'amore, sulla vita, sugli sforzi di adattamento alla realtà, sulla camorra e sulla musica.
Non avevo capito niente è questo: una raccolta di istantanee di pensieri su un eroe post moderno che, per arrabattarsi un po' di felicità, racconta una vita che è un po' una commedia degli errori, per giungere ad una inconfutabile verità: non avevo capito niente.



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