venerdì 22 aprile 2016

Ancora con una valigia in mano.

Riparto. Vado a Firenze.
A meno di un mese da quello che è stato uno dei più bei viaggi che ho fatto.

Ripenso spesso a Lisbona.
In un periodo in cui dovrei pensare ad altro.

Dimenticherò anche lei e tutti gli effetti collaterali.

Nel frattempo stacco dal mondo con un'ennesima fuga.
Mi vado a prendere una boccata di ossigeno lontano da un quotidiano che mi sta spegnendo giorno dopo giorno.

giovedì 21 aprile 2016

Non scrivo da 18 giorni e.

Non scrivo da 18 giorni.
Che a me sembrano una vita se penso a tutto quello che è successo nel mentre.
Rileggo che ero felice. Sì, lo ero. Perché ero tornata da Lisbona, avevo conosciuto F e il mio cuore era un tantino più leggero.
Ma poi è subentrato il tormento. Quel mal de vivre che, fondamentalmente, non abbandonerà mai un'inquieta cronica come la sottoscritta.

F è diventato onnipresente nella mia vita.
Istantanee di momenti trascorsi insieme mi passavano (e lo fanno tuttora proprio mentre scrivo e mi si chiude lo stomaco) davanti gli occhi in ogni momento della giornata. I suoi messaggi arrivavano puntuali proprio quando non erano previsti dai miei disegni mentali.
Mi sono distratta parecchio a lavoro.
Ho pianto alcune sere.
Ho riflettuto molto sul da farsi.
Gli ho scritto come mi sentivo e cosa provavo.

Avrei preso un aereo.
Ma quello che ho presa è stato solo un onestamente non credo che farti prendere 4 aerei dicendoti "sarebbe bello vedersi senza aspettative, promesse, paure, progetti e altre manfrine" sia esattamente una cosa che mi viene da fare senza pensarci su.
E allora avrei voluto dirgli Pensaci allora.
Ma non gli ho detto niente.

Sono ritornata sui miei passi.
Nei miei silenzi.
Forse è meglio così. Meglio non incasinarsi la vita. E allora amici come prima. Teniamoci il bello di quello che è successo.
Però...però a me questa volta mica mi viene facile tenermi il bello e basta.
Perché questa filosofia mi ha pure un po' stancato. Non posso sempre accontentarmi nella vita.
Ma non ci sono soluzioni se non quella di prendere il bel capitoletto F e relegarlo in un cassetto.
Riusciremo in questa impresa?

sabato 2 aprile 2016

Pochi giorni.

Amore mio lo so che sono ancora pochi giorni
però mi manchi da morire
Non te lo dirò mai 
ma fino a che non torni io rischio di impazzire


Cari lettori, eccomi qui. 
Non sono sparita ma la mia vita ha subito una lieve impennata che non mi aspettavo. O forse sì.
Sono stata a Lisbona. E mi sono innamorata. Di Lisbona. Ma non solo. 
Però per fare le cose per bene, ora vi spiego tutto con calma cercando di essere il più breve possibile.

A inizio dicembre scorso, mentre un altro strappo mi bruciava i muscoli dell'anima, una mia amica mi ha parlato di un suo amico che era riapparso nella sua vita dopo anni di silenzio. 
Michi, lo devi conoscere. Secondo me ti piace e poi vive a Lisbona.

Coooosa?? 

Credo che in quel momento tutti i miei neuroni si siano svegliati di colpo alla parola Lisbona.
Insomma, per farla brevissima, lui in quell'istante mi ha chiesto l'amicizia su FB (su consiglio-ordine della mia amica) e abbiamo cominciato a scriverci. Niente papiri, niente ore passate al pc, ma solo fugaci scambi di battute. E tante risate. 
Nel giro di 2-3 giorni abbiamo scoperto di avere due passioni in comune: i viaggi e i libri. 
Dopo 4 giorni io ho comprato un biglietto A/R (purtroppo) per Lisbona. 
Un colpo di testa a cui non abbiamo creduto né io né lui. 
Mi sono autoinvitata a casa sua e l'ho costretto a sopportarmi per quasi 6 giorni. 

La partenza non è stata immediata, sebbene l'avessi voluto. 
Abbiamo passato quasi 4 mesi scrivendoci a giorni alterni e casuali. 
Non era un rapporto speciale ma neanche qualunque. 
Io non avevo la testa per impegnarmi in conversazioni virtuali e lui probabilmente non aveva il tempo.
Così capitava che ogni 2-3 giorni scappava qualche messaggio, commento, suggerimento letterario, foto o robe così. Niente di intimo. Niente di porno. Niente che potesse suscitare sentimenti, emozioni, reazioni. Non so se mi sono spiegata. 
Si parlava di Lisbona, libri, musica, uomini, padri e madri, film. Cose normali, forse a volte banali.

Poi è arrivato marzo. Il giorno del suo compleanno lui era qui. E io sono andata alla sua festa. 
Ci siamo visti. Ci siamo finalmente guardati negli occhi, abbracciati, toccati. Eravamo reali. 
Quel giorno ho ricevuto un regalo: un libro del suo autore preferito e una guida di Lisbona.
Sono tornata a casa tardissimo con un sorriso sul cuore e una dedica sul libro che mi ha lasciato senza parole. 

F. aveva, anzi ha, qualcosa di speciale. Una gentilezza fuori dal comune. Una sensibilità notevole. Una tenerezza spiccata che mi ha lasciato in apnea dialettica. L'ho osservato tutta la sera, contemplando quanto fosse bello nei gesti e nell'affetto che mostrava ai suoi amici e anche a me che, in fondo, non conosceva. 

Le sere seguenti le abbiamo passate insieme, con i miei e suoi amici. Bevendo e ridendo come se ci conoscessimo da sempre. 

Poi lui è ritornato in patria e qualche giorno dopo l'ho raggiunto. 

Credo di aver vissuto una breve parentesi cinematografica. A tratti illusoria.
F. è stato gentilissimo con me: mi ha riservato la sua stanza, mi preparava la colazione, il pranzo, la cena. Lo avrei sposato se solo me lo avesse chiesto. Ma non l'ha fatto, sigh!

Non mi ha fatto mancare nulla. 
Però c'era un problema: nonostante fosse affettuoso con me, mi abbracciasse, mi accarezzava in pubblico e in privato, non mi baciava. Non ci ha provato. 
Fino a quando una mattina è entrato nel mio letto. Così per scherzo. Per comodità.
E niente. Non ci siamo più staccati.
Abbiamo mandato all'aria i programmi della mattina e siamo rimasti a letto come la migliore coppia cinematografica americana. 
Io non credevo ai miei occhi. 
Peccato che tutto questo sia successo a due giorni dalla mia partenza. Ma non ci siamo negati nulla.
E io sono stata bene. Letteralmente in un'altra dimensione: LSD. La Sua Dimensione.

Non vivevo momenti così da anni. E non sto esagerando.
Tutto era magico: il modo in cui mi guardava, il modo in cui mi accarezzava la pancia, mi scompigliava i capelli, mi toccava il viso, mi stringeva i fianchi. 
Non sentivo il calore di mani estranee infondersi nelle mie cellule da tempo immemorabile.

In questi anni, non ho fatto altro che collezionare rapporti sempre fugaci di cui non riuscivo a godermi - a volte- neanche il momento e che mi lasciavano, il giorno dopo, sempre con un vuoto immenso dentro. 
Invece questa volta, per la prima volta dopo anni, ho sentito quasi il desiderio che un'altra persona rimanesse dentro me. Come Myriam che implora Yair di non uscire dal suo corpo dopo averlo fatto in Che tu sia per me il coltello di Grossman. 

Poi sono ripartita. 
Non ci siamo detti nulla. Non ho cercato promesse. Ho forse desiderato qualche parola in più. 
Ma alle 4 di notte l'unica cosa che potevamo dirci era un abbraccio al gusto di rimaniamo attaccati ancora un po'.
Gli ho scritto una lettera al mio ritorno. Mi bastava fargli sapere che ero stata bene. Che quello che avevo vissuto pensavo di non meritarlo e invece mi sono stupita nel trovare qualcuno che - fosse anche perché è nella sua natura- fosse disposto a farmelo vivere. 
Lui è rimasto senza parole, un po' come è scritto nel DNA della sua timidezza. 

Oggi, a 4 giorni dal mio ritorno, continuiamo a sentirci. 
Non ci sono progetti futuri, forse solo il desiderio di rivedersi. Che, con molta onestà, devo ancora capire se è reciproco. 
Ma confesso che mi importa poco. O meglio fingo che non mi importi.
Ho davvero tante belle emozioni dentro che tutto il resto, al momento, non conta.
Prenderei l'aereo anche in questo istante se me lo chiedesse.
Non l'ha ancora fatto e forse non lo farà.
Ma non ci voglio pensare.
Penso, invece, che ho conosciuto una persona bella che non conoscevo da tempo.
Che mi ha lasciato un cuore elastico che batte e che, forse, è ancora in grado di provare qualcosa. E mi basta questo. Perché per me, in un periodo di anoressia emotiva come quello che stavo attraversando, è davvero tanto.
Non so come finirà questa storia, se mai ci sarà un inizio. Non so neanche se vi parlerò ancora di F. però oggi vi dico che sono felice di questo viaggio e di quello che mi ha lasciato.

Non si torna mai uguali dopo un viaggio. Ma la verità è che si cambia ancor prima di partire.
E ora posso dire che è tutto vero.

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