giovedì 25 agosto 2016

Quando arriva Settembre

Quando cominci a desiderare settembre, pur avendo l'estate nel cuore, significa che stai diventando grande.

Ho sempre avuto sentimenti contrastanti nei confronti di questo mese.
Da un lato, ne sono affascinata per il richiamo all'ordine e alla manutenzione dell'anima, favorita dai buoni propositi da stilare, dall'altro nutro un forte odio per settembre che riporta tutto alla tranquillità, alla routine e alle cose di sempre, spegnendo i fuochi folli dell'estate.

Ma, mai come quest'anno, desidero che questo mese arrivi presto.

1.Sarò fuori per lavoro: Urbino, prima, Gerusalemme, poi, mi aspettano. E tra le due mete, potete immaginare quale sia la più ambita.
Saranno queste, per quanto sarà possibile, le mie vacanze.

2.Ho bisogno di ritrovare la mia dimensione giornaliera. Il treno, gli amici pendolari, la musica nelle orecchie, le conversazioni con gli sconosciuti, il caffè alla macchinetta con la collega, i libri, la palestra, il cinema, le serate in casa spalmata sul divano.
Tutte le cose semplici che ho lasciato da parte in questo mese.

3.Concentrarmi su me stessa. Sul lavoro, sui pazienti, sul futuro da progettare. Cosa farò?
Devo cominciare a pensarci seriamente. Tra un anno (quando il mio dottorato terminerà) vorrei avere le idee chiare.

4.Il silenzio. Che detta così sembra una sciocchezza. Ma io ho bisogno di silenzi e digiuni. Spogliarmi un po' di tutto il frastuono accumulato nei mesi estivi solo per distrarmi da una storia andata male e da altre neanche cominciate.

Insomma, di motivi buoni per cominciare serenamente questo mese ce ne sono. Ora spero solo di non cambiare idea.

lunedì 22 agosto 2016

Giornata amarcord.

Da un po' di tempo, FB utilizza un modo carino per ricordarti i post datati negli anni precedenti con l'app Accadde oggi
Devo dire che grazie a questa app mi sto rendendo conto di quanto negli anni sia passata dalla superficialità più becera a momenti di esibizionismo cosmico, passando per contenuti più o meno seri. La cosa mi diverte, ma allo stesso tempo mi fa riflettere tantissimo su come il modo di usare il social sia cambiato negli anni, non solo da parte mia.
Così stamattina, come ogni mattina, all'accesso FB mi ha proposto una foto di un anno fa.
Ero a Dublino, che mi accoglieva con il suo cielo plumbeo e quella pioggia tipica dei paesi anglosassoni. 
Ero al mio primo giorno di una vacanza organizzata in poco tempo e che prevedeva una sosta di qualche giorno in due capitali europee dove avrei passato il novanta per cento del tempo da sola.
Ero felice perché stavo mettendo ordine -per l'ennesima volta- alla mia vita.
Ero lontana da me, eppure allo stesso tempo così vicina e legata a quella me più intima e profonda che mi faceva stare male.

Oggi ho pensato spesso a quella vacanza, a quei 10 giorni passati come una barbona, macinando km e pensieri. Ci ho pensato e l'ho invidiata. Perché se c'è una cosa che quest'estate mi è mancata tantissimo è stata proprio partire da sola, dedicarmi del tempo, mettere ordine dentro.
Ho pensato al coraggio che ho avuto nel prenotarmi una camera singola in un palazzo di Parigi nel XIII arrondissement, alla solitudine un po' sofferta, a quanto carica e ricca sono tornata. A quello che ho saputo custodire nel cuore mentre mi sentivo cittadina del mondo per le strade di Dublino e Parigi.
Insomma....giornata amarcord.



 

domenica 7 agosto 2016

Tema: la mia prima settimana di ferie.

Ho passato la mia prima settimana di ferie in un clima di disperazione misto a voglia di suicidio. 
Ho provato a fermarmi, a fare le cose con calma. 
Risultato? Ho sfiorato la depressione almeno 10 volte al giorno. 
Non sono abituata a stare in modalità offline. Ma evidentemente il mio corpo ne aveva bisogno. 
Ho dormito tanto, consumato le lenzuola, adagiato le mie ossa su qualsiasi oggetto che prevedesse una posizione orizzontale. 
Poco mare. E poche uscite. Vita sociale pari a zero. Non ne avevo tantissima voglia. 
La verità è che, dopo il weekend scorso, dove mi sono ritrovata l'innominato, sulla stessa spiaggia in Salento, e dopo esserci ignorati a sufficienza, io sono ritornata con una tristezza immane che ho fatto fatica a togliermi di dosso. 
Non pensavo che un saputello cafone potesse condizionare a tal punto la mia vita e il mio umore.
Poi sono rinsavita. 
Ho un mese di ferie e non posso mica passarmelo così. Mi son detta. 
Mi dispiace solo di non essere riuscita, ancora una volta, a saper gestire un abbandono. Uno strappo. Un distacco. 
C'è qualcuno che ne è in grado?

Ogni volta mi chiedo come si può passare dallo stare insieme come i migliori amanti dei film americani alla totale indifferenza. E' una cosa a cui non mi abituerò mai.
Non mi aspetto un contratto di messaggistica che ci possa tenere legati in qualche modo, ma mi aspetto sempre che, prima di salutarsi in questo modo davvero infame, chi ha intenzione di interrompere, sia disposto almeno a cedere alla verità. A dirle, quelle parole scomode. Tipo non voglio sentirti più. Non mi piaci, ci ho provato ma niente. Non mi va più di passare del tempo con te. 
Non ho mica un fucile in borsa. Anzi, sarei contenta di avere un confronto così duro ma almeno veritiero. E non nascondo che mi farebbe male, ma almeno non mi farebbe vivere appesa.

Perché è così che mi sento adesso. Appesa.
In attesa di un possibile ritorno.
Perché alla fine tutti tornano. 

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