giovedì 15 settembre 2016

La mia malinconia è tutta colpa tua.

Che io abbia un problema con i cambi di stagione ormai è un dato di fatto. E di fatto, nei mesi di transizione come settembre, ma anche aprile, io e un mocio vileda abbiamo più o meno lo stesso aspetto.
E direi anche lo stesso destino.
Ora, non chiedetemi perché a me sia venuta in mente questa immagine. Sarà per via dei capelli che in questi mesi si sono letteralmente bruciati al sole che mi danno questo aspetto.
Anyway.

Sto male.

Non sopporto questo settembre del cazzo che sembrava cominciare con le migliori intenzioni del mondo e che invece si è rivelato un mese decisamente NO.

Mi salva solo l'idea che tra qualche giorno dovrò partire e tornare in Italia quando ormai sarà ottobre. Anzi a dir la verità non mi salva neanche questa idea, perché se penso che potrei tornare con un clima decisamente più autunnale, i magoni aumentano.

Ma so benissimo che non è solo questo. Settembre che scivola via, insieme agli ultimi strascichi estivi, si sta portando tutto quello che questa stagione mi ha regalato.
E non parlo di tramonti o bagni al mare, ma parlo di quello che mi è successo. Di come ho messo, forse, in gioco il mio cuore per poi trovarlo, adesso, in brandelli.

Non mi sono innamorata, ma forse mi sono messa in discussione più del solito.
E insomma, il riassunto di tutta questa entropia interiore è che mi manca. Lui mi manca. Anzi mi manca l’idea che avevo di lui. Le illusioni che avevo nutrito con i miei silenzi. E con i suoi baci.

E' che non mi piace chiudere le cose definitivamente senza avere la possibilità di un confronto, di portarmi dietro qualcosa, di avere una strada secondaria da percorrere.
Ogni volta che qualcosa si è interrotto nella mia vita, sono stata brava a metterci una pietra sopra. A volte in maniera così veloce che mi stupivo di come ero asettica nei confronti delle delusioni.
Questa volta mi sembra di star salendo dei gradini che non finiscono mai. E più salgo e più i gradini diventano alti, costringendomi a sforzi fisici che fanno uscire l’acido lattico persino dal cuore.

Dov’è il problema questa volta? Nella mia incapacità di gestire questo strappo.
Perché è così che mi sento. Strappata. Come se qualcuno si fosse portato via qualcosa di me in un modo così violento e distratto da lasciare lo strappo aperto e sanguinante.

Ogni mattina mi alzo e mi ripeto che passerà. Che, infondo, non è la prima volta che mi trovo ad affrontare questo genere di situazioni.
E invece no.
Ogni sforzo razionale mi sembra inutile. Perché la razionalità è tutto quello che adesso mi manca.
E vorrei tornare ad essere la stronza di sempre. Quella che si mette la maschera e finge che tutto va bene.
E invece no.
Mi fermo e ogni tanto scende qualche lacrima.

Sarà la fine dell’estate, che proprio non sopporto.


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