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Visualizzazione dei post da Luglio, 2016

C'è un tempo, nella vita, in cui bisognerebbe fermasi un attimo.

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C'è un tempo, nella vita, in cui bisognerebbe fermasi un attimo. Lasciare andare tutto. Spogliarsi. Rimanere con se stessi. Anche se ci farai a cazzotti. Ti maledirai, forse ti benedirai. Dirai, in ogni caso, qualcosa di te. Ti racconterai, forse ti scoprirai. Ma dovrai fermarti. Condicio sine qua non. Non riesco a fermarmi. Corro veloce. Fuggo. Da cosa non lo so. So solo che un moto perpetuo governa i miei stati d'animo. Vorrei fermarmi. Rimanere. Stare. Ci provo. Costantemente. Adesso sta diventando un imperativo. Cercherò con le ferie di staccare sul serio da tutto. Non sono felice, ma non so cosa mi rende tale. Non riesco a capire cosa mi manca quando, apparentemente, credo di avere tutto. Non riesco a capire cosa non va quando, apparentemente, credo che vada tutto bene. E' un continuo collezionare di non so . Non so come si fa a rilassarsi un attimo. Non so non pensare al futuro, a cosa sarà di me tra un anno. A come andrà questa mia vita, che si consuma t

Stiamo vicini, amici pendolari e non.

Pensi che non possa succedere a te. A te che prendi il treno ogni giorno alla stessa ora. A te, pendolare seriale, maniaco nella scelta della carrozza. Che è sempre la stessa. Perché è quella dove incontrerai gli altri pendolari seriali come te, con i quali ti fermerai a parlare, a raccontare la tua giornata lavorativa, i tuoi problemi, le tue felicità momentanee. Magari con qualcuno ci flirterai pure. Poi uno scontro. Bam. E sei finito. Rosso e nero. Non capisci più niente. Chi sei. Dove ti trovi. Cosa sta succedendo. Le voci, le urla, il sole che brucia la pelle e le ferite che ti ritrovi addosso. Piangi. E preghi Dio che qualcuno ti venga a tirar fuori da lì. Pensi che non possa succedere a te. E infatti non è successo a me.  A me che quella linea non la prendo.  A me che oggi sono andata in macchina a lavoro.  Però. Però è come se su quel treno ci fossi salita anche io. Perché la voce mi trema. Così come le mani. Perché la disperazione e la paura si sono affacciate in

Come si fa?

Pennac diceva che il tempo per leggere, come quello per amare, dilata il tempo per vivere. Riformulerei la frase asserendo che il tempo per scrivere dilata quello per vivere. Perché scrivere è come vivere due volte quello che ci accade. Nell'ultimo post mi portavo dentro un magone grande quanto una casa sul petto. Ho pianto come forse non succedeva da un po'. Non riuscivo a trovare pace e più cercavo di calmarmi, più mi tormentavo. Inutile dirvi che tutto questo frullare interiore era dovuto ad un uomo. Uno sconosciuto. L'ennesimo entrato nella mia vita. Forse per sbaglio, forse perché doveva andare così. Quest'uomo esiste ancora. Ci vediamo. Ci sentiamo. Quando stiamo insieme stiamo bene. Niente di più. Niente di meno. Un giorno siamo due estranei. Il giorno dopo ancora. E poi i migliori amanti che si possano conoscere. Nel frattempo io mi chiedo se tutto questo può bastarmi. Se può andarmi bene. E mi tormento. Qualcuno mi ha detto che dovrei ferma