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Volevo.

Volevo scrivere un post. Uno di quelli belli pesantucci che solo una serata apatica passata sul divano può produrre. Volevo, poi però, strada facendo ho perso il filo del discorso. Nella maglietta troppo bagnata di sudore, nei nodi dei capelli da sciogliere, in una canzone di Ligabue che non sentivo dall'estate scorsa, in una foto di lui con una maglietta giallo fluo, nell'ultima e seconda volta che l'ho visto, nel sorriso di Rosso Malpelo, in una scatola di Grisbì al limone divorata in poco tempo, negli innumerevoli sensi di colpa che, come i kg di troppo, si sono fermati sui fianchi. Ho perso le cose da dire, i pensieri che mi porto in borsa da qualche giorno e quelli infilati di fretta nelle tasche dei jeans. Siamo alle solite, penso troppo. E dovrei cominciare a smettere. Ma credo di essere poco allenata. Per fortuna giunge la stanchezza a spegnere tutto. E così rimango con le cose da dire perse chissà dove e un post che forse non dice nulla ma che nasconde tanto....

Agosto.

Ho ripreso ad ascoltare Ligabue. Non lo facevo da un bel po'.  Conosco perfettamente il motivo di questo ritorno musicale a canzoni che ho odiato e amato allo stesso tempo. Così come conosco benissimo tutti i modi per sentirmi vicina e dentro contemporaneamente a quello che non mi appartiene, ma che -in fondo- vorrei mi appartenesse.  E così adesso mi sono messa in testa che fare un salto a Campovolo il 19 settembre non sarebbe una cattiva idea (se solo trovassi una compagnia). Sono in ferie, anche se con la testa non ho ancora staccato del tutto. Sono preoccupata per il mio lavoro e per il mio futuro in generale. Ho provato a non pensarci, ma i problemi se non li risolvi, ritornano. E, in fondo, settembre arriva subito. Ergo, urge trovare soluzioni. O perlomeno la pace dei sensi.  Niente paura, ci pensa la vita, mi han detto così. Parafrasando Liga. E spero davvero che la vita offra risposte e soluzioni che da sola mi è difficile trovare. Per fortuna tra...

Via Brioschi 62.

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A Natale, un mio amico mi ha regalato un libro. L'ho lasciato sulla mia scrivania per tutto questo tempo, a nutrirsi e sporcarsi di polvere. L'ho solo ogni tanto spostato per fargli credere che potesse avere un senso. Il titolo mi faceva paura, perché è una promessa potente e, per certi versi, dolorosa. Due giorni fa l'ho preso e aperto casualmente. Ci ho trovato due o tre frasi convincenti a tal punto da risucchiarmi per un'ora. Ho letto un po' di pagine senza interrompermi. Con evidenziatore e matita alla mano. Non solo. Sembrava che qualcuno mi stesse rispondendo. Che quel libro non fosse altro che la raccolta dei pensieri della mia vita. Di questo blog. Delle mie relazioni o pseudotali. Delle mie giornate e del mio passato. Ovviamente scritte con una penna impeccabile. Non l'ho ancora terminato. Lo sto leggendo lentamente, sto studiando attentamente quello che c'è scritto. Vorrei tatuarmelo addosso. Perché so che potrebbe appartenermi in eterno...

Vorrei

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Nell'arco della mia vita ho collezionato molti vorrei. Alcuni sono rimasti tali, altri sono diventati qualcosa di più di un semplice condizionale. Ieri, mentre sbirciavo la home di FB sotto le lenzuola prima di andare a letto, mi sono soffermata su una foto di Comeprincipe. Devo ammettere che l'ispirazione per questo post è nata proprio da quella foto. Ho pensato alla lista delle cose da fare. A quelle che vorrei fare, soprattutto. Ora che avrò un po' di tempo per me. Un tempo che mi spaventa tantissimo, che dovrò riempire in tutti i modi per non sentirne il vuoto. Un tempo che spero non si riduca solo al lancio sfrenato del curriculum. Trovare un lavoro. Sarebbe perfetto. Leggere di più. Organizzare un viaggio. Disintossicarmi dal cibo spazzatura e cominciare a mangiare sano. Scrivere qualcosa di serio. Andare più spesso in biblioteca. Impegnarmi in uno sport. Ma seriamente eh. Cambiare la mia stanza. Creare nuovi spazi, rimettere in ordine la libreria, bu...

Lascia stare.

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Da giorni ho in testa un’idea (malsana). La mia testa dice di lasciar stare, la mia pancia no. Il cuore non lo considero più, anche perché è andato in frantumi diverse volte e ormai qualche pezzo l’ho pure perso. Che poi si sa, quando raccatti i pezzi da terra e cerchi di metterli insieme, capita sempre che qualcuno vada perso o magari finisce in un punto in cui proprio non ci arrivi. Con il mio cuore è andata più o meno così. Mi sto prendendo un ennesimo NO, ma ho voglia di fare un invito, di stare meno sola, di lasciare, per una volta, che non siano le mie braccia a scaldarmi quel cuore in frantumi. Con testadic le cose si sono chiuse più o meno in maniera pacifica, nonostante i fantasmi di questa ennesima non-storia mi abbiano infastidito per un bel po’ di giorni. Ora ho un’idea: vorrei che prendesse la macchina e venisse da me. Infondo non siamo così lontani, almeno fisicamente. La testa dice lascia stare, la pancia no. Il cuore non risponde.

Cosa avrei fatto se...

La vita del ricercatore non è semplice: o hai passione o... lascia perdere. Non solo, devi avere tanta curiosità, tanta pazienza, spirito di sacrificio, spirito di adattamento, vocazione e tanto altro.  Ora non ditemi che anche per gli altri lavori è così , perché sono sicura che se i vostri ritmi fossero scanditi in funzione di esperimenti (che non sempre escono), ritirereste subito la frase incriminata.  Fare il ricercatore è un po' come fare il medico: devi prenderti cura delle tue cellule o della tua idea così come il medico si prende cura dei suoi pazienti; devi somministrare il farmaco giusto per evitare che tutto vada a puttane. Insomma, devi essere meticoloso, preciso, attento, perché basta un piccolo errore e vanno via soldi, tempo, possibilità di concretizzare qualcosa. Magari se tra qualche anno qualcosa si realizzerà anche nella mia vita, vi saprò dire meglio. Per ora osservo, imparo e cerco di capire se questa può essere la mia strada. Ma vi assicuro ch...

Before I die...

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Leggevo oggi su Repubblica del progetto di Chandy Chang che ha creato, partendo da un'esperienza personale, una sorta di lista delle cose da fare prima di morire, impressa poi su una parete di una casa abbandonata e trasposta poi su saracinesche, lavagne, pareti di tutto il mondo. E così oggi, nel mio pomeriggio di sano cazzeggio, ho pensato a cosa mi piacerebbe fare prima di morire. Vi assicuro che la lista delle cose è lunghissima, ma mi limito a raccontarvi i miei desideri più impellenti. Fare un viaggio a piedi, semplicemente con uno zaino in spalla e l'essenziale, chiedendo ospitalità alla gente e muovendomi utilizzando solo le mie gambe (e magari qualche volta facendo uso dell'autostop). Visitare l'India, il Nepal, la Thailandia, il Sud Africa, il Kenya e il Botswana.  Comprare una casa, possibilmente al mare. Aprirmi un bed&breakfast o una libreria. Leggere più classici possibili, in particolare Dostoevskij, Tolstoj, Kundera e i classici itali...

Propositi.

Ho bisogno di rigenerarmi. Staccare.  Andare lontano, pur rimanendo con il corpo dove sono. Luglio è quasi volato. Io mi ritrovo con una depressione addosso che non so spiegarmi. Vorrei capirmi, almeno un po'. Dovrei gioire perché ci sono cose belle che si stanno affacciando nella mia vita, ma non mi riesce. Le paure mi schiacciano, le incertezze mi divorano, le ansie mi annientano. Vorrei indossare un sorriso, uno di quelli belli, che tanto vanto di avere. Vorrei ritornare ad avere gli occhi lucenti. Vorrei prendermi il vento in faccia senza preoccuparmi dei capelli scompigliati. Vorrei che Uno non fosse così enigmatico e io vorrei fidarmi di più. Vorrei lasciar perdere il telefono per un po'. Scollegarmi dal mondo, non esistere per un po' di giorni. Godermi il mare finché posso, mangiare gelati senza aver paura di ingrassare.

La prima volta all'Ikea non si scorda mai.

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E mica pensavo che fosse così bello. Che la prima impressione che ho avuto è stata quella di sentirmi come Sole del film 500 Giorni Insieme . Peccato che al mio fianco non c'era un figaccione come Joseph Gordon Levitt.  Però fa niente. Fantasticare è bello. Come inventarsi un'ipotetica casa. Allora voglio il soggiorno in legno, non troppo scuro, con le pareti rosse o magari verde petrolio. Con una mega libreria, dove metterci libri e cd, il divano in pelle e i cuscini morbidi. E poi una cucina, quella con il piano cottura al centro, con gli sgabelli all'americana. E una camera da letto con un letto non troppo basso, le pareti chiare e la cabina armadio. E poi un corridoio con tanti specchi e il parquet. E poi una stanza-studio con l'ennesima libreria, una scrivania grande e la sedia con le ruote. E il bagno grande, dove metterci tutto: la lavatrice, uno scaffale con 100mila prodotti per il corpo, la doccia con le tendine colorate e mille cassetti sott...

Il giorno dopo.

Il giorno dopo un esame è come trovarsi in un limbo. Metti in cantiere così tante cose, che non sai da dove cominciare quando riprendi a "vivere". Smaltire l'euforia di avercela fatta (sì, l'esame l'ho passato e ho preso 30. 30 a BIOINFORMATICA. B I O I N F O R M A T I C A , capito?!), cercare di mettere ordine alla scrivania rimasta in disordine per troppi giorni, riprendere i contatti con il mondo: i caffè in sospeso, le uscite con gli amici, le corse sul lungomare, la pausa pranzo al sole. Eppure sono una che cerca sempre di fare tutto, di non negarsi nulla. Ma i giorni che precedono un esame sono sempre terribili. Comunque ce l'ho fatta. E questo è quello che conta. E mi piacerebbe dirlo anche a chi si segrega in casa per preparare un esame. Ragazzi non serve. Ma davvero. Sabato sera sono uscita facendo le 2 e domenica mi sono concessa anche l'happy hour in spiaggia. E non ve lo dico perché voglio un brava da parte vostra. Non me ne fre...

Occhi nuovi.

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Mi piacerebbe svegliarmi domani e avere occhi nuovi. Occhi più lucidi. Più limpidi. Più razionali. Avete mai provato quella fastidiosa sensazione che si avverte quando le lenti a contatto si appannano, magari perché sporche di trucco? Ecco, in questo periodo per me è un po' così. Vista costantemente appannata. E mica perché sto avendo un calo. Anzi. Però sono poco lucida. E nel giro di un mese ho collezionato un po' di cazzate. E mica ve le dico. Perché sì, mi vergogno. Perché essere donne, anzi femmine , è anche fare i conti con la propria fragilità. E non è mica una cosa bellissima. In ogni caso, cerco di distrarmi come posso. Mi ammazzo di palestra. Ho cominciato a coccolarmi con il gelato. Leggo. Mi sto drogando con Spotify (grazie al suggerimento di Sononera ). Esco in bici, anche con i tacchi. Sto preparando due esami. E a breve ne preparerò un altro. Sto cercando dove fare la tesi. Sto recuperando un po' di caffè lasciati in sospeso. Ho cominciat...

Marzo

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Uscirò a comprarmi una Moleskine. Ho voglia di carta pulita, bella e profumata. Di Bic nere e nuove. Di evidenziatori, post-it e pensieri. Mentre passeggiavo per le strade di Londra, la mia testa elaborava poesie alla velocità della luce. E' stato odio e amore. Angoscia e gioia. Un misto di emozioni che raramente ho provato nella mia vita. Ho bisogno di raccontare. Ma questo schermo mi sembra così sterile. Andrò al mare, al mercato, in posta. Voglio vedere gente, sorridere ai vecchietti, rimettermi sui libri. Fare programmi e organizzare il prossimo viaggio (meno di un mese). Disfarmi del vecchio, svuotare gli armadi nonostante sia ancora freddo, lasciare spazio per il nuovo. Prendere quello che viene. I tuoi discorsi strani, la tua pancetta, i tuoi occhi che mi scrutano. Non so cosa stia succedendo, lascio che la vita accada.

E' vero che...

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...sotto l'albero troverò lui? o lui? Perché altrimenti questo Natale non avrebbe proprio senso! ;-)
Avevo un sacco di cose da dire e da scrivere .  Il solito inizio di un post scontato e banale. La verità è che quelle cose da dire e da scrivere ce le avevo per davvero in questi giorni. Ma causa lavori forzati , leggi studio , e connessione assente, le ho lasciate un po' infondo al cuore, un po' su fogli sparsi qua e là, un po' in chiacchierate davanti ad una birra rossa, un po' nel fumo di una sigaretta consumata al gelo. Sono stati giorni piuttosto pieni, dove per molte ore sono stata ai domiciliari , con delle fughe piuttosto sporadiche quanto piacevoli. Giorni di studio intenso in cui sclerare è stato un gioco da ragazzi, in cui ero piuttosto nevrotica, ho mandato male qualcuno ( c'era una volta un indiano.... ), non ho risposto ad alcune chiamate (povero ssa che mi chiama per questo benedetto caffè a cui rimando sempre), in cui ho corso al freddo e al gelo (manco al bue e all'asinello venivano riservati certi trattamenti), ho mandato giù un altro ...

Urano contro.

Ho almeno una ventina di post nella cartella Bozze . Una confusione in testa non indifferente. Una smisurata voglia di seguire la mia irrazionalità. Un esame da preparare in pochissimi giorni. Un inverno da progettare. Una dignità da lasciare intatta. Una lista di cose da dire.

Voglio vestirmi così.

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Mi sono innamorata di questo outfit della Pausini (eh si, siamo arrivati a questi livelli!) e mi piacerebbe riprodurlo, ovviamente non considero neanche lontanamente l'ipotesi di ottenere lo stesso effetto (qui lei secondo me sta proprio bene!). Allora... le scarpe ci sono, i pantaloni no...ma potrei ripiegare su uno arancione, che dite va bene? la maglia dovrebbe riprendere il colore delle scarpe...e anche qui... mi sa che passo all'estate prossima per questo outfit.

Il bisogno di reinventarsi.

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Settembre è il mese della ri-creazione per me. Nuovi progetti che prendono vita sul finire dell'estate e l'affacciarsi dell'autunno. Ho ancora una de-forma mentis scolastica che mi spinge a fare, progettare, organizzare, pensare, creare e reinventare , tipica di quello spirito che per anni mi accompagnava nei primi giorni di scuola e che mi sono portata dietro negli anni dell'università (a dire il vero con scarsi risultati ). Di solito stilo la lista delle cose da fare-progettare-organizzare-pensare-creare e reinventare il primo dell'anno quando, dopo la sbronza del 31, sono lucida e serena per rimboccarmi le maniche e pensare ai buoni propositi. Ma ultimamente ho riscoperto il piacere di fare progetti che abbiano scadenze più brevi, desideri che possano lasciarti nel cuore la bellezza di aver goduto di piccole cose in maniera lenta e profonda. E allora eccomi qui, con un foglio di carta dove nei momenti più improbabili delle scorse giornate estive ho appunta...

Desideri.

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Partiamo?

Don’t forget that change will save you*

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Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo [Gandhi] . Molti pensano che per cambiare il mondo siano necessarie grandi imprese. Io per esempio no. Cioè, sono necessarie anche quelle, ma anche no. Ho sempre dato importanza alle piccole cose, alla semplicità e alla genuinità dei gesti che nascono dal cuore. Non da quello strato superficiale di cardiomiociti che tutti abbiamo, ma da quelli più interni, quelli che devono lavorare di più per far battere e contrarre quell'organo grande quanto un pugno. E così in questi giorni, in realtà in queste due ultime settimane- facciamo 3 va' , ho cominciato a stilare una lista di buoni propositi che, ok non cambieranno e salveranno il mondo , ma di sicuro potrebbero cambiare il mio. Innanzitutto, con molta difficoltà, sto cambiando le mie abitudini alimentari [ieri per esempio ho sgarrato alla grande con pranzo in famiglia e cena post-teatro, però mi impegno a farlo sempre di meno]: - cibo spazzatura, - carboidrati complessi, - carn...

Incantevole.

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Voglio che questo giorno sia così.