Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta uomini questi sconosciuti

Tema: la mia prima settimana di ferie.

Ho passato la mia prima settimana di ferie in un clima di disperazione misto a voglia di suicidio.  Ho provato a fermarmi, a fare le cose con calma.  Risultato? Ho sfiorato la depressione almeno 10 volte al giorno.  Non sono abituata a stare in modalità offline. Ma evidentemente il mio corpo ne aveva bisogno.  Ho dormito tanto, consumato le lenzuola, adagiato le mie ossa su qualsiasi oggetto che prevedesse una posizione orizzontale.  Poco mare. E poche uscite. Vita sociale pari a zero. Non ne avevo tantissima voglia.  La verità è che, dopo il weekend scorso, dove mi sono ritrovata l'innominato , sulla stessa spiaggia in Salento, e dopo esserci ignorati a sufficienza, io sono ritornata con una tristezza immane che ho fatto fatica a togliermi di dosso.  Non pensavo che un saputello cafone potesse condizionare a tal punto la mia vita e il mio umore. Poi sono rinsavita.  Ho un mese di ferie e non posso mica passarmelo così. Mi son d...

Una pallina nella pancia.

Chi ha letto l'ultimo libro della Gamberale - Adesso - sa bene che c'è un fil rouge che ricorre in tutto il romanzo. E' questa pallina nella pancia che scuote le anime dei personaggi. E' questo adesso imperativo che muove le trame esistenziali di Lidia e Pietro.  Leggetelo, se non l'avete ancora fatto. Io l'ho fatto ormai da un bel po', ma ogni tanto mi piace pensare a quell'  adesso . Alla mia pallina nella pancia.  Pensavo che riprendermi da F. non sarebbe stato facile. In fondo, si sa, che quando viviamo qualcosa di bello è poi difficile lasciarlo andare. Ma ho avuto degli anticorpi piuttosto aggressivi che hanno attivato subito le risposte immunitarie necessarie per dimenticare.  Del resto, non potevo fare altro. La distanza non era dalla mia parte. E probabilmente, anzi sicuramente, quello che avevamo vissuto non era stato poi così forte da renderci invincibili. Così sono ritornata alla mia solitudine, ai miei pensieri, al mio lavoro,...

Come è andata.

Una decina di giorni fa vi scrivevo di un mio primo appuntamento . Non ho risposto subito a chi mi aveva chiesto come fosse andata. Bene. Ora vi faccio una piccola sintesi: la serata è andata benissimo. Mi sono divertita, ho riso, ho bevuto, ho mangiucchiato qualcosa, mi sono ripassata il rossetto di fronte a lui senza provare disagio e sono tornata a casa serena.  Io e V. sembravamo due amici di vecchia data senza esserlo effettivamente. Il giorno dopo ci siamo sentiti e il giorno dopo ancora. E' stato lui a chiamarmi e io ho risposto. Ma non ho sentito l'esigenza di cercarlo. E così dopo un po' di giorni lui deve essersene accorto di questo mio disinteresse  che ha cominciato a scrivermi di meno. Fino a non farlo più. Adesso rimane qualche battuta sporadica su whatsapp e niente di più. Mi ha anche chiesto se l'avrei rivisto. E gli ho detto la verità: non avevo un motivo per dirgli di no, ma dirgli di sì mi metteva ansia. Che ansia? E' un'ansia m...

Primo appuntamento.

Non esco con un ragazzo da quest'estate. Quelle cose della serie dai, ci prendiamo una birra e mangiamo qualcosa insieme. Nel mezzo ci sono stati incontri casuali. Quelle cose usa e getta che non richiedono la fatica del parlare, ergo quella del conoscersi. Mi sono sempre sentita inadeguata. Inadatta. Non pronta. E così ho detto un po' di no. Anche a ragazzi molto carini. La situazione non è cambiata. Ma ho capito che non è un problema di chi ho di fronte. Ma mio. E stasera ho deciso che devo affrontarlo. Che quattro chiacchiere con la prossima persona che non rivedrò più non mi faranno male. Sì, avete letto bene. Ho già deciso che non voglio rivederlo. Che non mi deve piacere e che non si deve in nessun modo legare a me. Sono patologica, lo so. Ma mai come in questo momento sento di aver alzato dei muri che non voglio abbattere. Quando vi ho parlato delle lacrime versate per Perfetti sconosciuti , ho omesso di dirvi che quelle storie mi riguardano così da vicino,...

Pagina 2 di 366.

Innanzitutto Buon Anno a voi. Come padrona di casa sono stata abbastanza maleducata da darmi per latitante durante queste feste. Ma ZERO voglia di scrivere e UMORE quasi sempre sotto terra. Ho avuto anche degli attacchi di ansia mista a panico per quanto sono stata male. Sono fatta così. Il Natale non mi piace e non lo vivo affatto bene. Ecco perché decido sempre di passarlo fuori casa. E quest'anno sono andata nuovamente al pranzo Caritas con i poveri della mia città. Un'esperienza unica che ha dato un senso ai miei malesseri. O meglio, li ha ridimensionati tantissimo. Mi sono chiesta perché.  Perché stessi cosi male da non riuscire a trattenere le lacrime e non riuscire a dormire.  Perché odio questa festa.  Perché mi sento così indifesa quando invece dovrei sentirmi felice per l'aria di festa che gira intorno.  Non ho trovato risposte. Ma so che sono stata così anche per una situazione in cui mi sono buttata con tutta me stessa e che, sebbene al...

Altrimenti.

Non mi sono persa nel regno di Silent Hill. Una risposta è arrivata, banale, ma è arrivata. L'ho ignorata. Perché era una di quelle risposte inutili che avrei preferito non ricevere. Io mantengo sempre le promesse.  Peccato che quel sempre è durato meno di 12 ore. Mi ha riscritto e mi sono ritrovata a leggere i suoi tormenti autocommiserativi mentre cercavo di sbrigare le mie cose a lavoro. Bipolarismo? Forse. Poi è ritornato in sé e ha rotto tutte le promesse di cui si era fatto paladino. A quel suo a mai più  - che devo ammettere mi ha ferito un po'- è seguito un vorrei vederti.  Eccolo lì, pronto a rimangiarsi tutte le promesse che non sa mantenere. E quindi niente. Non ci siamo ancora visti. Ma mi ha cercato in un numero indefinito di volte, compreso alle 2.55 di questa notte. Forse domani saprò darvi delle risposte. E sì, vorrei vederlo anch'io, altrimenti non gli avrei scritto.

Gli ho scritto.

Negli ultimi anni ho scoperto di avere enormi problemi con la gestione dei sentimenti, i miei . Perché poi quando si tratta di quelli degli altri, dispenso consigli manageriali che Vanity fair - posta del cuore levati. E così oggi, presa dal dubbio amletico gli scrivo o non gli scrivo  ho consultato una delle mie migliori amiche per avere una botta di irrazionalità e sbloccare un po' la mia rigidità cardiaca. - Mary, vorrei scrivergli. Lei mi risponde prontamente: e allora scrivigli! se c'è una cosa che ho imparato negli ultimi due mesi..è di fare e dire e comunicare tutto quello che abbiamo dentro. Tu gli "fai un regalo"...lui poi ne farà ciò che vuole...ma se hai voglia di comunicargli qualcosa...fallo, indipendentemente dalle sue reazioni. Questo è il tipo di risposte che io odio. Perché quando io imploro aiuto su questioni sentimentali mi aspetto sempre che dall'altra parte ci sia una persona più razionale di me a dirmi di fare esattamente il contr...

Voglio rivederti ancora.

Uno sbaglio durato un paio di ore. I magoni. Le lacrime. Poi quegli occhi. E quell'uscita teatrale alla quale non voglio arrendermi.

Quando mi sento sola genero disastri.

Quando mi sento sola genero disastri. Tipo mandare all'aria il mio regime alimentare dietetico.  Tipo ficcare la testa nella dispensa alla ricerca spasmodica di qualcosa che abbia almeno l'odore del cioccolato. Tipo comprare cose che non mi servono per poi pentirmene. Tipo mandare messaggi a persone di cui non me ne frega un cazzo o perlomeno dovrebbe non fregarmene.  Come l'altra sera.  Pioveva e io mi sentivo tremendamente sola.  La pioggia non aiutava il mio stato d'animo e nei miei neuroni aleggiava un desiderio malsano di rivedere una persona che non mi ha dato niente e che, con molta probabilità, mi ha tolto qualcosa. Come il tempo e un indefinito concetto di me.  Ma in quel momento non ragionavo. Vedevo la pioggia scendere sul vetro della macchina e tremavo per il freddo. Nel mentre, continuavo a ripetere una sola frase.  Stasera avrei voluto rivederti.  Non era un desiderio di rivederlo, quanto più di non sentirmi sol...

MA PIACERE A CHI?

Stamattina mi sono svegliata piuttosto allegra. Ma la verità è che dentro stavo malissimo. Il mio fisico sembrava agire per inerzia. Sono entrata subito in doccia, mi sono lavata i capelli, ho messo le cuffie alle orecchie e ho ballato davanti allo specchio mentre me li asciugavo. Ho scelto con cura cosa mettermi e mi sono truccata cantando If I ever lose my faith in you .  Tutto come se dentro  non mi stesse succedendo nulla. Tutto come se fosse un banale giovedì di ottobre. E invece no. Avevo lo stomaco in subbuglio. E non era per il vino di ieri sera o la torta ai pan di stelle. Avevo un è sposato  incastrato nell'esofago che toglieva respiro al mio stomaco. Cazzo, io le bugie non me le merito.  Ma la cosa che mi fa più male è che chi mi gira attorno dovrebbe sapere che è meglio palesarsi subito con me, ché se voglio una cosa me la faccio piacere lo stesso con tutti i difetti che ha, che delle etichette mi piace leggerne il senso ma poi so...

Volevo.

Volevo scrivere un post. Uno di quelli belli pesantucci che solo una serata apatica passata sul divano può produrre. Volevo, poi però, strada facendo ho perso il filo del discorso. Nella maglietta troppo bagnata di sudore, nei nodi dei capelli da sciogliere, in una canzone di Ligabue che non sentivo dall'estate scorsa, in una foto di lui con una maglietta giallo fluo, nell'ultima e seconda volta che l'ho visto, nel sorriso di Rosso Malpelo, in una scatola di Grisbì al limone divorata in poco tempo, negli innumerevoli sensi di colpa che, come i kg di troppo, si sono fermati sui fianchi. Ho perso le cose da dire, i pensieri che mi porto in borsa da qualche giorno e quelli infilati di fretta nelle tasche dei jeans. Siamo alle solite, penso troppo. E dovrei cominciare a smettere. Ma credo di essere poco allenata. Per fortuna giunge la stanchezza a spegnere tutto. E così rimango con le cose da dire perse chissà dove e un post che forse non dice nulla ma che nasconde tanto....

Quella sbagliata.

L'altra sera ero al solito locale notturno dell'ameno paesello ( banana gialla ).  Un locale che io amo tantissimo per svariati motivi e che non mi stanca mai, sebbene lo frequenti da una decina d'anni. Diciamo anche la verità: è un locale dove ci si mette in mostra e si flirta tantissimo. E devo ammettere che le due cose insieme non mi fanno affatto schifo, anzi. Mi divertono tanto, ovviamente se assunte nelle giuste dosi. L'altra sera ero, appunto, in questo locale appoggiata ad una delle scale da dove si vedeva benissimo la situazione (per la serie, se dobbiamo metterci in mostra, facciamolo bene ).  Non ero al massimo del mio splendore, ma i capelli in piega e le labbra rosse hanno saputo fare la loro parte. Dopo essermi sistemata, io e i miei amici, in questa collocazione provvisoria ma molto in vista, un tipo, che era accanto a me, mi ha dato il la per cominciare una conversazione.  Su cosa, non lo ricordo esattamente, ma non erano discorsi profon...

Let me be your first time.

...sai la sabbia...è vero, si infila dappertutto ma....tu hai mai fatto l'amore sulla sabbia? Ho gli occhi pieni di disagio, mentre lo guardo raccontare tutti i suoi desideri su di me. No. Let me be your first time. Maybe. C'è il mare di fronte, qualche stella in cielo e la musica a tutto volume alle nostre spalle. E' la classica sera d'estate, dove si sta benissimo sugli scogli a pomiciare come due quindicenni. Sei il self control in persona. Lasciati andare. Non posso, perché non so se voglio.  Non so come far uscire le parole, sono proprio bloccate all'altezza del petto. Lentamente abbasso le difese e anche le aspettative. Comincio a cedere. Piano.  La luce mi permette di memorizzare tutti i suoi lineamenti, me li voglio ricordare, così come mi voglio ricordare tutto quello che mi dice. Non ascolto certi discorsi da anni, sarà per quello che faccio fatica a fidarmi.  Nel frattempo guardo le luci riflettersi nel mare e vorrei spa...

Tutta colpa di Mary.

Immagine
C'è che ogni tanto mi prendono dei momenti di angoscia esistenziale ingiustificati. Penso al futuro, proprio nel momento in cui il presente che vivo mi piace e mi fa stare bene. Eppure fermare la macchina dei pensieri che scorre a tutta velocità non è affatto impresa semplice. Niente. Io devo vivere inquieta, altrimenti non vivo . Devo pensare al dopo, andare sempre oltre, farneticare l'impossibile. Sono questa, devo arrendermi. Mi porto dentro questo groviglio di pensieri e lo nutro ogni giorno come posso, come fosse una pianta bisognosa di acqua costante. Le radici nella pancia e i rami nella testa.  Per fortuna è estate e riesco a mettere da parte le mie paturnie per un po'. Almeno nel weekend, quando mi allontano da tutto e tutti. Persino da me. Ieri, per esempio, è stata una serata leggera. Quelle sere che non programmi e che sono le migliori. Sono uscita con tre mie amiche marchigiane. Le ho portate in un locale sul mare. Abbiamo bevuto, quel...

Da quell'invito....[continua dal post precedente]

Il pomeriggio afoso mi ha dato tempo di riorganizzare i pensieri. Dopo quell' invito , ho mollato il lavoro e sono tornata a casa. Non so perché reagisco così male quando qualcuno mi posa gli occhi addosso. Non sto esagerando, ma se avessi avuto caffè e sigarette a portata di mano mi sarei drogata. Mi si è chiuso lo stomaco e non per uno sciocco invito. Nella mia testa si sono districate ragnatele di pensieri. Forse non dovevo flirtare, forse dovevo mettere più distanze di quante non ne abbia già messe. Dove sbaglio e perché. Cosa c'è in me che non va.  Perché non sono come tutte le altre. Forse devo smetterla anche con tutte queste pippe?  Sì, sto andando oltre come al solito. Il problema è che forse non mi piace abbastanza. Ma chi l'ha detto che deve piacermi? Ci posso uscire tranquillamente, marcando un'eventuale friendzone . E se invece scoprissi che mi piace sul serio? Ecco, lì sarebbero cazzi. Non in quel senso eh. Perché se di testa, il ti...

Un invito a cena.

Ho ricevuto un invito a cena da un tipo con il quale flirto da un mesetto. Amico e compagno di viaggio di ragazzotreno . [ è una storia lunga, magari un giorno ve la racconto ] Mi è venuta l'ansia. Ma non ho detto di no. Ora sono nel pallone più totale. Perché non voglio complicazioni. Perché avverto il desiderio di fuggire senza dare spiegazioni. Perché io non sono abituata ad uscire con un uomo a cui piaccio. E tanti altri perché.

[Scrivo e rubo tempo al lavoro]

L'inizio di un post è sempre un po' traumatico, soprattutto quando hai tante cose da dire, che- con molta probabilità- alla fine non dirai. Domani parto. Vado a Creta per un congresso. Come al solito, aspettavo questa partenza da tempo, anche se sarà stressante affrontare il viaggio: 3 voli e 1h e mezza di autobus per raggiungere il posto del congresso.  Quanto sono intelligenti gli organizzatori: scelgono posti bellissimi ma in culonia. Eh va beh. In ogni caso, sento l'esigenza di staccare, questa evasione- seppure "lavorativa"-è balsamo per la mia salute precaria. Come sto? Sono IPERTESA. La diagnosi pare essere definitiva, ma vogliamo capire la causa. Stiamo escludendo via via quelle peggiori. Ma al momento non posso dir nulla. Al ritorno mi aspettano ulteriori analisi e controlli. Non ho neanche 30 anni e ho immaginato di morire più volte tra una decina di anni. Sì, perché non prendiamoci in giro, ma le probabilità che io tra qualche anno mu...

Come in un film [pt.2]

Dai commenti dell'ultimo post deduco che la storia tra me e il ragazzotreno  [nome con il quale l'ho memorizzato sul mio telefono] ha suscitato particolare interesse. Ebbene sì, dopo dieci minuti in cui ho pensato, o meglio farfugliato, cosa scrivergli, mi sono decisa a farlo. Abbiamo cominciato a scriverci, prima con sms che fanno molto anni duemila, poi su whatsapp. Questo dalle 17.30 circa fino alle 00.30, con un intervallo di un paio di ore. Il ragazzotreno  è uno studente di 22 anni, alto quasi due metri, fisico da urlo, bagnino e pallavolista. Un figo senza altro da aggiungere. Io sono un tappo che si diletta a fare sport e che il fisico da urlo se lo sogna. Ah, e ho 29 anni. E sono la collaboratrice di un suo professore. Dettagli?! A parte questi limiti, il giorno dopo io e il ragazzotreno (so come si chiama, e ha un nome bellissimo) ci siamo presi un caffè alle macchinette. Poi è andato a lezione, io sono tornata al mio lavoro e dopo aver finito sono ...

Come in un film.

Martedì pomeriggio.  Esco dal lavoro al solito orario. Corro per prendere l'autobus e mi accorgo che alla fermata c'è un tipo con il quale ci eravamo scambiati intense occhiate una decina di giorni prima in treno. Lo riconosco subito, ma faccio finta di nulla. Saliamo sull'autobus. Io avanti, lui dietro con due suoi amici. Arriviamo in stazione e ci ritroviamo nello stesso vagone, uno di fronte all'altro ma un po' distanti. Sguardi su sguardi.  Alcuni insistenti, altri invadenti, altri ancora piacevoli (e forse anche troppo imbarazzanti). Ma non ci stacchiamo gli occhi di dosso.  Ad un certo punto lui prende un foglio, ci stacca un pezzettino e scrive qualcosa. Continuo a guardarlo. Il treno si ferma, lui attraversa tutto il vagone per arrivare da me e lasciarmi questo fogliettino di carta. Dentro il suo numero. A volte mi sento davvero come in un film.

Se vi facessi controllare la mia cartella bozze.

Se vi facessi controllare la mia cartella bozze, vi rendereste conto che nonostante la mia latitanza dal blog non ho smesso di scrivere.  Ho scritto 4-5 cose tutte lasciate a metà. Ho delle idee brillanti che però muoiono non appena tento di svilupparle. Eh va beh. Però diciamo seriamente le cose come stanno.  Ho una vita piena. Piena di cose e piena di nulla. Il lavoro assorbe gran parte della mia giornata e sebbene ho qualche momento in cui potrei scrivere preferisco cazzeggiare dal telefonino, visto che il pc sulla mia scrivania è condiviso.  Qualcuno di voi, non molti in realtà - lo so, si sarà chiesto che fine abbia fatto. Bene, sono viva. Con qualche chilo in meno, i neuroni stressati, tante paure e tanti desideri. Ma con calma. Dicevamo...il lavoro assorbe gran parte della mia giornata. Esco di casa intorno alle 8.20 per essere quasi due ore dopo in università e torno a casa più o meno intorno alle 18.  Per il momento i ritmi sono abbastanza...