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Visualizzazione dei post con l'etichetta E.

[11/365] E.

Ieri è successa una cosa strana. Che poi tanto strana non è. Direi più piacevole, che strana. O forse piacevolmente strana. Ho risentito E. Era da un paio di mesi che non lo facevamo, del resto FB mi informava che la sua vita sentimentale andava a gonfie vele, mentre la mia faceva fatica a decollare. Gli unici tentativi di comunicazione erano legati a questioni lavorative, congressi, incontri, robe da medici insomma. Ieri però, non so per quale motivo, abbiamo cominciato a scriverci con la scusa di una foto su IG. Mi sono ricordata subito di un’altra foto che mi aveva mandato quando abbiamo cominciato a frequentarci e che conservo ancora. Del resto, di uno in camice bianco super abbronzato non si butta niente. Si chiama devozione alla divisa ospedaliera . E poi non posso negare che è stato uno dei ragazzi più belli che abbia mai frequentato. Abbiamo parlato di cazzate prima, di cose serie poi. E ho scoperto che la sua storia con la tipa del limone non va poi così tanto be...

[2/365] Di quando pensi di essere pronta e invece.

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L'altra sera sono andata ad una festa di compleanno di una delle mie più care amiche. Una bellissima festa in cui ho bevuto un po' troppo e mi sono divertita così tanto che a momenti mi sentivo io la festeggiata. Mi hanno mandato un video in cui ballavo sulle sedie, e ho detto tutto. Ero preparata a tutto: a divertirmi, a bere molto, a mangiare poco, a farmi selfie e foto a go go. Insomma, cose mainstream che si fanno durante le feste. Ma dopo circa un'oretta che ero nel locale, la porta si è aperta ed è entrata una coppia. Era E. con il suo nuovo cane da guardia . Non me ne sono accorta subito e ci è voluto un bel po' affinché ci trovassimo vicini per i soliti convenevoli del ciao come stai.  Ho fatto la brillante come mio solito. E ho affidato all'alcol tutto il mio disagio. E. non era da solo, ma in compagnia di una tappetta bruna dai capelli lunghi e una personalità anonima, che non ha fatto altro che guardarmi per tutta la serata, mettendosi accanto ...

La mia malinconia è tutta colpa tua.

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Che io abbia un problema con i cambi di stagione ormai è un dato di fatto. E di fatto, nei mesi di transizione come settembre, ma anche aprile, io e un mocio vileda abbiamo più o meno lo stesso aspetto. E direi anche lo stesso destino. Ora, non chiedetemi perché a me sia venuta in mente questa immagine. Sarà per via dei capelli che in questi mesi si sono letteralmente bruciati al sole che mi danno questo aspetto. Anyway. Sto male. Non sopporto questo settembre del cazzo che sembrava cominciare con le migliori intenzioni del mondo e che invece si è rivelato un mese decisamente NO. Mi salva solo l'idea che tra qualche giorno dovrò partire e tornare in Italia quando ormai sarà ottobre. Anzi a dir la verità non mi salva neanche questa idea, perché se penso che potrei tornare con un clima decisamente più autunnale, i magoni aumentano. Ma so benissimo che non è solo questo. Settembre che scivola via, insieme agli ultimi strascichi estivi, si sta portando tutto quello che ques...

Tema: la mia prima settimana di ferie.

Ho passato la mia prima settimana di ferie in un clima di disperazione misto a voglia di suicidio.  Ho provato a fermarmi, a fare le cose con calma.  Risultato? Ho sfiorato la depressione almeno 10 volte al giorno.  Non sono abituata a stare in modalità offline. Ma evidentemente il mio corpo ne aveva bisogno.  Ho dormito tanto, consumato le lenzuola, adagiato le mie ossa su qualsiasi oggetto che prevedesse una posizione orizzontale.  Poco mare. E poche uscite. Vita sociale pari a zero. Non ne avevo tantissima voglia.  La verità è che, dopo il weekend scorso, dove mi sono ritrovata l'innominato , sulla stessa spiaggia in Salento, e dopo esserci ignorati a sufficienza, io sono ritornata con una tristezza immane che ho fatto fatica a togliermi di dosso.  Non pensavo che un saputello cafone potesse condizionare a tal punto la mia vita e il mio umore. Poi sono rinsavita.  Ho un mese di ferie e non posso mica passarmelo così. Mi son d...

Come si fa?

Pennac diceva che il tempo per leggere, come quello per amare, dilata il tempo per vivere. Riformulerei la frase asserendo che il tempo per scrivere dilata quello per vivere. Perché scrivere è come vivere due volte quello che ci accade. Nell'ultimo post mi portavo dentro un magone grande quanto una casa sul petto. Ho pianto come forse non succedeva da un po'. Non riuscivo a trovare pace e più cercavo di calmarmi, più mi tormentavo. Inutile dirvi che tutto questo frullare interiore era dovuto ad un uomo. Uno sconosciuto. L'ennesimo entrato nella mia vita. Forse per sbaglio, forse perché doveva andare così. Quest'uomo esiste ancora. Ci vediamo. Ci sentiamo. Quando stiamo insieme stiamo bene. Niente di più. Niente di meno. Un giorno siamo due estranei. Il giorno dopo ancora. E poi i migliori amanti che si possano conoscere. Nel frattempo io mi chiedo se tutto questo può bastarmi. Se può andarmi bene. E mi tormento. Qualcuno mi ha detto che dovrei ferma...

Una pallina nella pancia.

Chi ha letto l'ultimo libro della Gamberale - Adesso - sa bene che c'è un fil rouge che ricorre in tutto il romanzo. E' questa pallina nella pancia che scuote le anime dei personaggi. E' questo adesso imperativo che muove le trame esistenziali di Lidia e Pietro.  Leggetelo, se non l'avete ancora fatto. Io l'ho fatto ormai da un bel po', ma ogni tanto mi piace pensare a quell'  adesso . Alla mia pallina nella pancia.  Pensavo che riprendermi da F. non sarebbe stato facile. In fondo, si sa, che quando viviamo qualcosa di bello è poi difficile lasciarlo andare. Ma ho avuto degli anticorpi piuttosto aggressivi che hanno attivato subito le risposte immunitarie necessarie per dimenticare.  Del resto, non potevo fare altro. La distanza non era dalla mia parte. E probabilmente, anzi sicuramente, quello che avevamo vissuto non era stato poi così forte da renderci invincibili. Così sono ritornata alla mia solitudine, ai miei pensieri, al mio lavoro,...