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[4/365] Te lo ricordi lo zucchero filato?

C'è un profumo d'estate che arriva dalla finestra in questa sera umida di gennaio. Il freddo lo preserva, il naso ne avverte l'essenza. E' il profumo di una serie di sere che se ne stanno allineate nei ricordi. Te lo ricordi lo zucchero filato?  Di quando eravamo sotto il palco a cantare a squarciagola quel motivetto così scemo, dall'accento psichedelico e dai ritmi adolescenziali? Ti raccontai, dopo il concerto, di quando, da piccola, mia madre non mi comprava mai lo zucchero filato perché aveva paura delle carie ai denti. E io avevo paura dei dentisti. Che poi in realtà ce l'ho anche adesso questa assurda paura. Siamo scoppiati a ridere. E allora ho cominciato a comprarmi lo zucchero filato da grande. Quando di sabato sera andavo al luna park con le mie amiche di scuola. Era buonissimo. C'era anche al gusto fragola, ma io preferivo il classico. Mi piaceva sporcarmi le labbra di zucchero appiccicoso e poi leccarmi le dita. E poi mi hai dato un...

[2/365] Sottovuoto.

E' una sensazione strana. E' come un pugno alla pancia.  Stringe, blocca i muscoli, poi il respiro. Sale fino alla gola, poi riscende ripercorrendo tutto l'esofago fino allo stomaco di nuovo.  E' la visione di una fotografia. Un sorriso immaginato, degli occhi verdi che non hai dimenticato.  E' una testa appoggiata a quella pancia che diffonde calore.  Una domanda violenta, che non lascia risposte, che assilla l'anima. Ti chiedi perché.  Un cerchio che non riesci a chiudere, neanche con il viaggio più lontano che ti imponi di fare.  Sottovuoto.  Chiudere gli occhi, addormentare i pensieri. Basterebbe andare sottovuoto per un po' per non sentire quel pugno alla pancia.  E' così che vorrei stare. Sottovuoto. Giusto il tempo di lasciare che quel pugno faccia meno male. Che quegli occhi verdi impressi nei miei circuiti cerebrali smettano di essere verdi e diventino del colore di tutti gli occhi che non ho mai guardato.  I...

[18/365] La verità spietata di alcune sere

Pochi giorni prima di rientrare in Puglia, quando ero a Milano e la vita sembrava sorridermi, ho fatto una playlist su Spotify raccogliendo tutte le canzoni legate a dei momenti e anche non. In realtà ho creato la playlist pensando ad una persona in particolare e alle canzoni che avrei voluto fargli ascoltare.  Ci ho ricamato su una serie di momenti che avrei voluto vivere o anche solo immaginare. Un po' come quando la realtà si impasta alla fantasia. Nella combinazione del pensiero, tutto diventa luminoso.  Inutile dire che quella playlist è rimasta su Spotify e che al momento ad ascoltarla sono solo io. Come stasera.  Mentre scrivevo la mia tesi, ho cliccato play lasciandomi andare ai ricordi.  Non ho pensato solo a quella persona, ma mi sono venuti in mente alcuni particolari, belli e taglienti allo stesso tempo. Come quando apri un armadio e ci trovi tante scatole da dover rimettere in ordine. Sono loro, i ricordi, che si susseguono in un ordine tut...

[15/365] Conterò i giorni.

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Conterò i giorni. 1. Quello dello strappo. 2. Una bottiglia di vino per dimenticare. 3. Qualche lacrima. 4. La fatica di non pensare. 5. Una corsa al mare. 6. Qualche nota su cui ballare. 7. La paura di non farcela. 8. La paura di non saper dimenticare. 9. La paura che il tempo non servirà a ricucire le ferite. 10. Sorrisi finti con gli amici dicendo che va tutto bene. 11. Ma tutto bene non va perché non smette di piovere dentro da giorni. 12. Qualche goccia di En per rimetterti in riga. 13. Forse dovresti perdonarti un po' di più, volerti bene e dirti più spesso che ce la farai. 14. Due settimane. Due settimane senza te. Possono diventare tre. Quattro. Un mese. Un anno. Una vita.  Continuerò a contare. A chiedermi cosa è stato. Come si creano le distanze. E come si annullano. Come si sopravvive agli strappi. Come ci si reinventa quando una parte di te non esiste più. Poi imparerò che le soluzioni esistono. Basta trovarle. Basta crederci. Basta po...

[10/365] Milano, ventricolo destro, piano di sopra.

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Da quando sono rientrata da Milano, mi capita spesso di volgere i pensieri al contrario, di arrotolare il nastro di questa esperienza e rivivere i momenti che ho lasciato alla voce Milano, ventricolo destro, piano di sopra.  Faccio questo esercizio più o meno tutti i giorni, mi basta guardare il calendario o l'agenda, guardare un numero e dirmi un mese fa ero qui, tre settimane fa stavo facendo questo. Insomma, l'app Accadde oggi di FB, ce l'ho anche io, nella mia testa. (Ma per favore non ditemi che sono una persona che guarda al passato perché io nella mia vita riconosco di avere il problema opposto).  Oggi, per esempio, è un giorno di quelli. Uno di quei giorni che mi hanno riportato violentemente indietro di un mese. A quando ero seduta in un baretto sui Navigli a sorseggiare uno spritz. Con il sole alle spalle e di fronte una persona che non avrei più rivisto. A quando, nonostante la mia jumpsuit fiorata, le zanzare si cibavano di me. A quando sorseggiavo Falag...

[5/365] Milano a volte è un filtro che invecchia.

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Cammino per le strade di Milano. Sola, con la musica nelle orecchie, sgattaiolando tra la gente qua e la, presa dalle vetrine, dalla fretta di prendere la metro, da quest’aria che sa di primavera, mista ad inverno, ad autunno scaduto, a estate lontana.  Non mi lascio scalfire da questa atmosfera metropolitana, decadente e festaiola.  Viaggio con la mia testa al mare, alle persone lontane, a te che hai qualcosa da dirmi ma non so cosa.  Milano a volte è un filtro che invecchia e me ne accorgo quando, facendomi un selfie, osservo la mia pelle grigia e spenta. Sembra che abbia assorbito, oltre allo smog, tutti i pensieri di questi mesi. Riguardo la foto, sono quasi compiaciuta dalla bellezza dei miei occhi.  E’ stupido ammetterlo, lo so bene, ma riconosco che sono l’unico tesoro di cui posso andare fiera. Perché, in fondo, nascondono –forse non troppo bene- tutto quello che mi porto dentro.  Continuo a camminare mentre penso che quella foto avre...

[3/365] San Valentino.

E' San Valentino e nessuno mi ha portato a cena fuori. Non ho ricevuto fiori, né regali. Neanche un ciondolo Pandora. Che merda di fidanzato! , direi- se solo avessi qualcuno. I social sono infestati di massime, per lo più banali, su questa festa, che dovrebbe ricordare l'amore e invece a me fa così tanta tristezza che sono venuta qui, a parlarne con voi. Sediamoci ad un tavolino, vi offro una tisana, con dei pezzettini di mela e lavanda. Anche del cioccolato fondente, ché a me piace un sacco e non posso andare a letto senza. Non sono così arida come qualcuno pensa. Ho fatto anche io i miei pensieri sull'amore, oggi. Cosa credete! Ho pensato a quegli amori inespressi. A quelli nascosti. A quelli che si nascondono nelle chat dei nostri telefoni. A quelli che vivono nei nostri sogni. Nelle nostre vite immaginarie. Nei nostri film mentali. Agli amori lontani. A quelli che non abbiamo vissuto a pieno. A quelli dimenticati in fretta. Agli amori che non proveremo mai. O...

Volevo.

Volevo scrivere un post. Uno di quelli belli pesantucci che solo una serata apatica passata sul divano può produrre. Volevo, poi però, strada facendo ho perso il filo del discorso. Nella maglietta troppo bagnata di sudore, nei nodi dei capelli da sciogliere, in una canzone di Ligabue che non sentivo dall'estate scorsa, in una foto di lui con una maglietta giallo fluo, nell'ultima e seconda volta che l'ho visto, nel sorriso di Rosso Malpelo, in una scatola di Grisbì al limone divorata in poco tempo, negli innumerevoli sensi di colpa che, come i kg di troppo, si sono fermati sui fianchi. Ho perso le cose da dire, i pensieri che mi porto in borsa da qualche giorno e quelli infilati di fretta nelle tasche dei jeans. Siamo alle solite, penso troppo. E dovrei cominciare a smettere. Ma credo di essere poco allenata. Per fortuna giunge la stanchezza a spegnere tutto. E così rimango con le cose da dire perse chissà dove e un post che forse non dice nulla ma che nasconde tanto....

Per fare a meno di te.

Vorrei contare i giorni in cui riesco a fare a meno di te.  Con precisione, segnandoli uno per uno sul calendario delle parole non dette.  Ad ogni giorno ci aggiungerei una frase da dedicarti che non ti scriverò.  Ogni giorno mi ricorderò che le distanze non sempre fanno male.  Che le parole non dette nascondono grandi verità. Che si respira lo stesso, anche se sembra che ti esploda il petto.  Che per meritarsi qualcosa di grande, bisogna essere grandi . Ogni giorno segnerò quel numero in rosso, facendo un passo in avanti senza avere la tentazione di tornare indietro, neanche per prendere la rincorsa.  Senza avere il rimpianto di non poterti guardare mai più. Ogni giorno imparerò a fare a meno di te, per avere più bisogno di me.

Abbi cura di te.

Mi avvicino alla finestra e sposto la tenda. Tu sei steso sul letto e dormi beatamente. Non ti accorgi del vuoto lasciato da me sul lato destro. Osservo il traffico che scorre di sotto, non pensavo che di notte ci fossero così tante anime in giro. La città si colora con tutte queste macchine e luci e da lontano io riesco a vedere il buio del mare. Percepisco il suo odore e per farlo mio respiro più forte. Appoggio la fronte al vetro e mi accendo una sigaretta. Lo so, non sopporti il fumo. Ma dopo questa notte ho così tanta adrenalina che voglio sbagliare un po'. Con il mio cuore, con il mio corpo e con te. Ti vedo riflesso nel vetro, continui a dormire e ti invidio un po'. Hai il viso segnato da quella serenità che vorrei fosse un po' mia. Apro la finestra per far uscire il fumo e noto con la coda dell'occhio la tua mano distendersi dalla parte destra del letto. Senti il vuoto e apri gli occhi. Non mi giro, ma avverto tutta la geografia dei tuoi movimenti. Con...

Distorta.

Ho distorto la mia immagine.  L'ho distorta tramite i tuoi occhi.  Sono diventata quella donna che ti scrive ogni giorno.  Che vorrebbe morire tra le tue labbra ancor prima che tra le tue gambe.  Desiderata, sì vorrei sentirmi così. Vorrei sentirmi così nonostante tutte le mie paure. Ma non mi desiderare. Perché io non sono quello che tu vedi. Non lo sono affatto. E non lo sono nemmeno con la mia maschera migliore. Perdo il controllo e non esisto più.  Non esisto nel vortice dei pensieri che ci scambiamo senza neanche dircelo.  Non esisto e mi sento felice.  Perché non sono io.  Perché mi perdo senza chiedermi dove sono.  Mi perdo e basta.  Poi me ne pento qualche secondo e da strafottente quale sono dimentico in fretta. Dimentico in fretta la ragione che mi tiene distante da te. E mi avvicino.  Abbatto le barriere della razionalità e mi affido a te. Al tuo self control che non c'è. Mi piace qu...

Hemingway

Hemingway si chiedeva se fosse necessario essere emotivamente stabili affinché la scrittura fosse buona. Non so se ha trovato risposte alla sua domanda, so solo che io per scrivere devo essere emotivamente instabile ( viziata ed insensibile , giusto per rimanere baustelliana). Come lo sono adesso e come lo ero ieri, quando ho riaperto il mio vecchio blog.  Ho riletto solo gli ultimi mesi prima di chiuderlo per un senso inspiegabile di angoscia.  Minchia ma quanto ero pesante da 1 a blocco di cemento armato?   Ero,  sicuramente,  fortemente instabile a livello emotivo.  Il 99% dei miei post erano monotematici: questo amore non corrisposto per siamosoloamici. Io, lui, la sua indifferenza, io che sguazzavo nel dolore, lui che spargeva il suo seme nell'interland dell'ameno paesello. Poi stop. Zac! Un bel taglio. Chiuso il blog, chiuso questo rapporto marcio, che inspiegabilmente e per fortuna è diventata una sana amicizia. Ricordo che all'epoc...

Fade into you.

[ Fade into you - Mazzy Star ] Chissà quante domande ci portiamo dentro a cui non diamo risposte.  Oppure tante risposte a cui non siamo in grado di affidare una domanda. Rompicapi. Curiose voragini dentro le quali ci si immerge. E ci si perde. E' il rischio che si corre. E' pericoloso, ma ne vale la pena. Forse non sempre. Ma è il metro di misura della nostra volontà di vivere per davvero. Mi piace immergermi nelle cose, nella vita che scorre e si manifesta nelle sue più svariate forme. E' un pericolo costante, mi faccio male, ma riesco a guardarmi i lividi soddisfatta.  E' un paradosso, una contraddizione per una che non si lascia scrutare minimamente. Che lascia sempre gli altri sulla soglia della sua anima. Sono egoista. Lo so. Non lascio mai le chiavi di casa a nessuno, nessuno ha il diritto di entrare nei miei angoli bui.  L'interruttore lo conosco io e le mie parole. Questo angolo così tremendamente pubblico e pure strettamente mio. Un ...

Vaneggiamenti.

Lei avrebbe voluto chiamarlo.  Lo desiderava a tal punto da prendere un aereo e presentarsi a casa sua. Anche se non sapeva dove abitava.  Ma non importava. Bastava il suo cuore a darle una meta. Una destinazione.  Gli avrebbe scritto un messaggio. Un indirizzo preso a caso dalla cartina. Si sarebbe fatta trovare lì, nel suo vestito migliore, con le labbra rosse rivestite di desiderio.  Il desiderio di sorridergli, di corrergli incontro e baciarlo.  Fantasticava questo mentre cercava di scrivere il report per il suo capo. Non era riuscita neanche questa volta a finirlo.  Era lui il suo chiodo fisso. Era lui la presenza che si era infilata nei suoi pensieri, senza chiedere permesso, senza chiedere uno spazio che fosse lecito.  Un pensiero prepotente che inglobava i suoi neuroni e piano piano si sarebbe fatto spazio anche tra le pieghe del suo cuore.

Il problema non sei tu, sono io.

[ You know I'm no good - Amy Winehouse ] E' bastato un caffè per scoprire tutta l'aridità che mi portavo dentro.  Tu mi parlavi ed io facevo finta di ascoltarti. Pensavo a quanto potessi essere sgradevole mentre con gli occhi ti mentivo. Tu sei un uomo, non hai nessuna colpa. Stai facendo il tuo. Magari mi stai solo corteggiando per portarmi a letto. Mi stupirebbe il contrario. Sei come tutti gli altri, né più né meno. E non è una colpa. Siamo animali, siamo fatti per usarci e consumarci. Alla balla che non vuoi farti scappare una come me ci credo poco. Anzi non ci credo affatto. Sarò io a scappare come al solito. Perché non ci so stare nelle relazioni.  E mentre sorseggiavo il caffè, pensavo a questo.  Non al peso delle tue parole.  Non al peso del tuo passato. Che mi spaventa pure quello. Eh, se mi spaventa. Pensavo a come architettare la fuga per farla sembrare il più naturale possibile. Pensavo alla scusa che ti avrei raccontato quando mi avresti c...

Vuoi un passaggio?

Guardo la città muoversi dietro i vetri bagnati: macchine in fila ad un semaforo, grembiuli blu sotto ombrelli colorati, tappeti di foglie colorate sui marciapiedi, maglioni di lana su manichini ultra small.  Non ci crede nessuno a questa storia che bisogna essere ossa ricoperte da uno strato sottile di muscoli per essere all’altezza di una moda che è fuori moda.  Ma neanche a quella che agli uomini piacciono le ragazze in carne. Ma quando mai. Interrompo subito questa vena polemica. Continuo a guardare dietro i vetri. Tutto scorre, senza un apparente motivo.  Un flusso continuo di luci, colori, gente.  Sono la spettatrice passiva di uno spettacolo che prende vita sotto i miei occhi.  Nessun palco, né poltrone da dove guardare il tutto. Solo un vetro. La fisica separazione di quello che accade fuori da me. Oltre me.  Poi arrivi tu. Ti infili in un pensiero. Nelle macchine in fila al semaforo, nei grembiuli blu sotto gli ombrelli colorati, nei...

Tienimi stretta

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Scrivimi addosso. Scrivimi le storie che vorrei sentirmi raccontare quando mi sento sola.  Quando fuori è buio e sorseggio la tisana ai mirtilli guardando le luci della città spegnersi lentamente. Scrivimi addosso che mi penserai, che quando questo dicembre sarà passato, sarai ancora con me, dall'altra parte del mondo a prendere in giro la vita. Scrivimi la bellezza, raccontamela con le parole che meglio sai, ricama fiori sulla mia pelle, impara le linee del mio corpo a memoria, sfiorale con le dita. Vienimi a prendere, aspettami, guardami mentre mi specchio, definisco i contorni del mio viso con i colori, i miei occhi, le mie labbra, la mia pelle, le mie ciglia, sono consacrate a te. E non guardarmi quando ti dico che potresti piacermi, mi sconvolgi, crei un caos dentro che nessuna equazione potrebbe ordinare. Sei la causa di un disordine che disgrega ogni principio biofisico dentro il mio corpo.  Portami lontano, regalami una valigia di promesse, un libro di...

Post- vacanze

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Ricordo ancora quando sono scesa dal treno.  Avevo i capelli scompigliati, le guance troppo rosse, la sabbia nel costume e tra le dita dei piedi.  La borsa era troppo pesante ma ti sei offerto di portarmela fino al binario della coincidenza. Non parlavi, mi guardavi con occhi pieni di stupore. Sorridevi di nascosto, ma dietro le mie lenti scure ti vedevo benissimo. Poi mi hai detto grazie e sei andato via. Hai congiunto le mani, hai chinato la testa e non ti ho visto più. Io sono salita sul treno, ho detto alla mia amica di aspettare un attimo, di non farlo partire quel maledetto treno, di dire al controllore che c'ero anche io. Sono scesa, ti ho rincorso. Nella testa le tue mani congiunte, tanti perché. Volevo e dovevo sapere il tuo nome. Non potevo mica andarmene così. Ma eri già scomparso tra la folla, tra le tante maglie bianche, tra le tante valigie del post ferragosto. Tutte così piene, tutte così stanche. E sono ritornata tristemente al mio binario, al mio posto, ...

Le mie parole

Rileggo email vecchie. Ce ne sono diverse nella mia casella di posta elettronica.  E' quasi intasata di vecchi ricordi, messi lì, in una sequenza di bit lasciata fuori dal mondo vero, quello fatto di occhi, di cose da toccare, annusare, scrutare, gustare. Rimangono lì, quasi fossero un prolungamento di uno di quegli angoli dispersi del nostro cervello. Gli stessi messi in luce dagli psicoterapeuti più bravi, quelli che con la storia dell'infanzia ti fregano sempre.  Ci sono auguri di compleanno, di Buon Natale, lettere d'amore, scambi di video su youtube, spazi bianchi con semplici allegati di foto.  Poi ne becco una. Poche righe, di quelle scritte di getto. Brevi. Concise. Sincere.  Era il 19 luglio del 2007. Ricordo ancora benissimo lo stato d'animo con il quale ti ho scritto quella mail. A quelle parole ci credevo davvero. Sapevo che non ti avrei rivisto, ma la sensazione di correrti incontro e dirti quello che ti avevo scritto la ricordo benissimo. C...

Crash into me.

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Pensieri che vanno e vengono ormai da mesi. E' una pazzia e questo lo sapevo. Lo sapevo quando ti ho visto la prima volta, quando mi sono voluta illudere che fossi un altro, che avevo visto male. Piano, lentamente, per gioco. Parole, sguardi, emozioni. Stomaco chiuso. Strategie, come se dovessimo rispettare delle regole per mentire a noi stessi. E ci sono stata, me le sono imposta anche io quelle regole. Senza rispettarle. Con la sola voglia di trasgredirle. Perché mica è semplice lasciar stare il tuo sorriso. Rimane fin dentro i neuroni più nascosti. E poi quegli occhi. Marroni, scuri, profondi. Fissi su di me. L'imbarazzo di dover ammettere che, sì, stavi guardando proprio me all'angolo della strada. Quella nudità stampata addosso, pregna del tuo sguardo. Sarebbe tutto più semplice lasciar stare, rinunciare. Come se quel no fosse la nostra salvezza. E devo credere che sia così. Perché io sono giovane e sento di aver commesso tanti errori. Pesanti, indelebili....