Stiamo vicini, amici pendolari e non.
Pensi che non possa succedere a te. A te che prendi il treno ogni giorno alla stessa ora. A te, pendolare seriale, maniaco nella scelta della carrozza. Che è sempre la stessa. Perché è quella dove incontrerai gli altri pendolari seriali come te, con i quali ti fermerai a parlare, a raccontare la tua giornata lavorativa, i tuoi problemi, le tue felicità momentanee. Magari con qualcuno ci flirterai pure. Poi uno scontro. Bam. E sei finito. Rosso e nero. Non capisci più niente. Chi sei. Dove ti trovi. Cosa sta succedendo. Le voci, le urla, il sole che brucia la pelle e le ferite che ti ritrovi addosso. Piangi. E preghi Dio che qualcuno ti venga a tirar fuori da lì. Pensi che non possa succedere a te. E infatti non è successo a me. A me che quella linea non la prendo. A me che oggi sono andata in macchina a lavoro. Però. Però è come se su quel treno ci fossi salita anche io. Perché la voce mi trema. Così come le mani. Perché la disperazione e la paura si sono ...