Oggi, mentre preparavo il mio topic per l'esame di inglese sugli Smiths ( Oh, I love The Smiths! ), mi è venuto in mente questo post, scritto più di un anno fa sul mio vecchio blog (26 marzo 2011). Era dedicato ad un invertebrato, uno a caso , che tempo fa mi ha portato via un po' di cose (tempo, voglia di amare, sorrisi, lacrime, pazienza, aspettative) e così sono andata a ricercarlo (non lui, il post!). E volevo farvelo leggere, perché certi momenti sembrano delle fotocopie, si ripetono a ruota libera, così all'improvviso, si ripresentano nella tua vita, magari cambiano gli attori, le scene, ma il copione rimane identico. E allora mentre canticchiavo la mia canzone preferita (credo sia la mia preferita in assoluto), pensavo al potere evocativo e rievocativo di certe canzoni, a come ti entrano dentro, a come scavano aggrappandosi ad ogni cellula, quasi come un qualcosa che non vuole andare via, che fa male, ma rimane. There's a light that never goes out è u...