mercoledì 3 maggio 2017

[6/365] Libri: Attraversare i muri - un'autobiografia- Marina Abramovic

[Foto scattata dalla sottoscritta mentre aspettavo il solito treno in ritardo]

Non avrei mai potuto attraversare i muri da sola.
Comincia così l'autobiografia della grandmother della performance art, all'anagrafe Marina Abramovic, artista di origine serba. 
Il libro si apre con una pagina di ringraziamenti, in cui la stessa artista ringrazia coloro che l'hanno aiutata in questo percorso di riscoperta e lettura di sé, nero su bianco. 
Una storia fatta di racconti sorprendenti che si snodano a partire dall'infanzia di Marina, dal rapporto con la sua terra di origine -la Jugoslavia di Tito, a quello turbolento (e violento) con sua madre, partigiana estremista nel sangue, per poi abbracciare tutta la sua giovinezza, le storie più importanti della sua vita- quella con Ulay e quella con Paolo, fino a concludersi ai giorni nostri, che vedono l'artista ormai settantenne. Tutto definito e contornato dai successi (e insuccessi) artistici collezionati nel tempo: la traversata della Muraglia Cinese con il compagno di allora, Ulay, la vittoria del Leone D'Oro alla Biennale di Venezia, la grande performance al MoMA di New York, solo per citare alcuni dei suoi successi più famosi.

Sono rimasta affascinata dalla storia e dal percorso artistico di Marina Abramovic quando, non molti anni fa a dire la verità, mi sono imbattuta in un video su youtube, in cui l'artista incontrava Ulay durante la sua performance al MoMA. Nonostante non sia riuscita a comprendere subito la portata delle lacrime dell'artista di fronte al suo ex compagno, così come il perché di tanta gente che desiderava sedersi di fronte a lei, sono rimasta quasi folgorata dalla profondità di quel gesto, così banale e semplice, che mi ha spinto a cercare le ragioni di una tale performance, così come ad interessarmi alla vita di questa artista.
Ne è venuta fuori una ricerca, quasi spasmodica, di una vita sempre al limite del dolore, della sofferenza, della pazienza. Una vita fatta di tagli in cui non solo scorreva sangue (l'artista si è procurata sul serio dei tagli durante alcune sue performance) ma anche tutto il mistero di una mente umana così complessa e al tempo stesso ricca di sfaccettature razionalmente incomprensibili come è quella di Marina Abramovic.
Mi sono innamorata di lei, delle sue imperfezioni fisiche (amo il suo naso e i suoi lineamenti aspri, nonostante lei ci abbia messo una vita per accettarsi), delle sue continue sfide con il dolore, con il corpo, con l'anima. E così, quando a novembre in libreria mi sono imbattuta in questo libro (pubblicato in occasione dei suoi 70 anni), non ho potuto che dire di sì. Ci ho messo un bel po' per leggerlo (solo questione di pigrizia, tranquilli), ma ogni pagina era una scoperta e una fonte di continue domande. 
Una storia che affascina, non solo per la mole di dolore frazionata in parole, ma anche per la straordinaria forza che il suo corpo, ma soprattutto la sua testa, è in grado di trasmettere. 
Un'autobiografia che è una performance in fondo, dove l'artista, in maniera quasi ossessiva, mette a nudo attraverso parole e racconti tutta la disperazione, la fragilità, il desiderio di essere amata, la libertà e la sofferenza che hanno da sempre caratterizzato la sua vita.
Un libro che consiglio vivamente, amanti e non di arte contemporanea, perché racchiude in una vita così insolita, un'inspiegabile volontà e voglia di vivere fuori dal comune. 

2 commenti:

  1. Grazie Michi lo comprero' questo libro, non so perchè solo dal titolo vi è qualcosa di familiare ..... che mi appartiene.
    A te auguro ogni bene, sempre.

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  2. E' uno dei libri che ho visto e vorrei prendere.

    Anche a me la sua vita incuriosisce, così come il traporto e l'abbandono ad un certo tipo di dolore, non solo fisico.

    L'esibizione al Moma, dove incontra Ulay è straziante.
    Lui, un po' di tempo fa, comunque, le ha fatto causa per alcune opere di cui si è dichiarato co-autore, e che lei avrebbe sfruttato spacciandosi per l'unica autrice.
    E l'ha vinta.

    E' un po' triste che certi amori si arenino poi nelle maglie larghe dei tribunali.
    Avendo pianto dinanzi al video su Youtube, mi sono sinceramente indignata per il gesto di lui di farle causa.

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