martedì 31 dicembre 2013

Questo 2013. Il mio 2013.

E' arrivato il momento di fare i conti con il 2013.

Ogni anno che passa ci mette di fronte al fatidico momento in cui tirare le somme. 
Confesso che a me questo momento non piace tanto, nonostante sia lì sempre pronta, con la mia minuziosa attenzione, a fare liste, bilanci, elenchi. A stilare propositi, obiettivi, desideri.

Non vi ammorberò raccontandovi quello che ho in mente per il nuovo anno, non l'ho fatto neanche l'anno scorso, in verità, e mi ha portato fortuna. Ecco perché quest'anno non ci sarà nessuna lista.
Ho un unico proposito che si rinnova di anno in anno, ed è quello di vivere al meglio quello che mi capita rimanendo fedele a me stessa e allo stesso tempo lasciandomi coinvolgere e travolgere dalla vita che mi passa accanto.

E' stato un anno intenso, ricco di viaggi, di belle soddisfazioni, di nuove amicizie, di chili persi e ripresi, di nuove avventure, di situazioni impreviste, di delusioni e amarezze collezionate all'ordine del giorno, di sguardi e parole che mi hanno fatto perdere la testa.

Sono cambiata tanto, e non lo dico per pura retorica. 
I numerosi viaggi che ho fatto e, soprattutto, le numerose persone che ho conosciuto hanno tirato fuori una parte di me molto bella. Propositiva e ottimista. Lo dico con un certo orgoglio, ma davvero ringrazio tutte le persone che ho incontrato: quelle che mi hanno insegnato come tirare fuori il bello di me e quelle che, invece, mi hanno insegnato a non essere come loro. La diversità è bella anche per questo, perché ti insegna chi non vorresti essere.

C'è ancora molto da fare, non mi sento per nulla arrivata, anzi. 
Se dovessi immaginarmi nel prossimo anno, mi vedo perennemente in cammino.
E' il motivo per cui ho deciso di trasferirmi a Verona per il tirocinio. 
Perché voglio mettermi in gioco, perché sento che è arrivato il momento di CRESCERE. Di tagliare i rami secchi, di lasciar andare tutte quelle sicurezze che per anni mi sono portata dietro, di dare un ampio respiro a quella che sono. Di capire se davvero quello per cui sto studiando è quello per cui vorrei (in parte) vivere.
Non solo, il 2013 è stato un anno in cui mi sono interfacciata con diverse realtà, con diverse storie, con diversi occhi, con diverse me. 
Ho sofferto tantissimo l'aria di provincia, la mentalità ristretta e stantia dell'ameno paesello, la grettezza della gente (non tutta per fortuna) e la mia incapacità di accettare anche quella come diversità.
Però è stato un anno davvero bello e dico grazie per questo. E sono sicura che, se lo spirito rimane questo, anche il 2014 sarà altrettanto bello.

Buon anno a voi che mi leggete,
che passate di qua senza dir nulla,
che pensate ma questa quante cazzate dice?
Buon anno a quelli che hanno il cuore tormentato come il mio, ma lo sguardo sempre rivolto verso l'alto.
Buon anno a coloro che fanno del cambiamento il proprio comandamento di vita,
a quelli che amano pur non essendo amati,
a quelli che si lasciano plasmare dalla bellezza inaspettata della vita.





Ecco che, tutto sembra possibile.
Se ti lasci un po' andare ad un mondo che ride, tu ridi di lui.
Senti che pace, che ti viene da ridere se ti lasci guardare da un mondo che vive,
trovando negli occhi un senso di pace.

sabato 28 dicembre 2013

In ritardo.

Mi scuso con tutti i lettori che passando di qua hanno trovato chiuso. Lo so, sono una padrona di casa piuttosto maleducata, non vi ho fatto manco gli auguri di Buon Natale. 
Ne approfitto adesso, anche se con un leggero ritardo. 
Anche se, forse, dovrei più che altro farvi quelli di Buon Anno. 
Ma vabbé, accettatemi (in tutti i sensi!) per quella che sono!



Il mio Natale?
Vorrei scrivervi che è stato un Natale bellissimo, uno di quelli che non passavo da una vita, con le persone che amo e in tutta serenità. Beh...diciamoci la verità: tutto sto idillio si è realizzato solo nella mia testa. 
Ma non voglio lamentarmi, anzi riconosco che tutto sommato, nonostante alcuni momenti proprio down, è stato comunque un bel Natale.

Non vi scrivo da una settimana e, qualcuno di voi si sarà anche accorto che sui social sono stata poco presente. Se state pensando ad un rapimento da parte di qualcuno, vi sbagliate di grosso.

23 Dicembre.
Ho fatto il mio terzultimo esame. E' andato tutto bene per fortuna. L'ho superato con il massimo e avrei voluto festeggiare con i fuochi d'artificio e del vino rosso...peccato che ho passato tutta la giornata a dannarmi per testadic che dopo il suo in bocca a lupo è scomparso.
Telefono staccato per tutto il giorno e io lì in attesa di una sua chiamata con un magone addosso grande quanto una casa. Stronzo.
Ho cercato di distrarmi: pranzo con le amiche dell'università, shopping, lezione di spinning. 
Ma niente, alle undici di sera ero con gli occhi sbarrati verso il soffitto a chiedermi perché nella mia vita incontro solo stronzi che spariscono dopo averti fatto vedere il paradiso.

24 Dicembre.
Non è andato poi tanto meglio. Testadic è ricomparso nel pomeriggio chiedendomi come fosse andato l'esame. A parte questo sterile messaggio, che poteva risparmiarsi, non ha accennato ad un incontro. L'ho anche chiamato pensando che con un contatto diretto avrei potuto facilitargli l'invito. Ma niente. Mi ha persino fatto gli auguri per telefono. Doppiamente stronzo.
Ecco, credo che dalle 16.30 del 24 io non abbia capito più nulla. Ero una scheggia impazzita e ho dovuto fare i conti con sentimenti che, purtroppo, pensavo di non dover provare mai più.
Non è stata una vigilia facile, per niente. 
Sono andata a messa con la speranza di calmarmi. In parte ci sono riuscita, poi ci ha pensato il prosecco a mandar giù il magone della disperazione e della delusione.

25 Dicembre.
Mi sono ripromessa di non stare male, così ho fatto tutte le mie cose come se testadic non fosse mai esistito.
Ma, credetemi, quando in testa hai qualcuno, non è così facile buttarlo via. Nel pomeriggio ci siamo sentiti per gli auguri telematici, gli ho scritto un bel messaggio al quale c'è stata una bella risposta, peccato che fosse piuttosto fredda. Ed ecco la scintilla che ha fatto traboccare la mia follia: non ci ho visto più nulla e gli ho scritto.
Gli ho detto che il suo atteggiamento mi risultava inaspettato, ma allo stesso tempo chiaro. Si stava dileguando e, anche se questa cosa mi faceva male, era chiarificatrice di tutto. Avrei solo preferito che fosse stato sincero fin da subito.
La sua risposta: sei completamente fuori strada.
Mah. A casa mia funziona che se una persona ti piace e sai di aver poco tempo per poterla vivere, fai di tutto per passare del tempo con lei.
A lui invece funziona diversamente.

26 Dicembre.
Abbiamo chiarito di persona. Per quasi 8h ci siamo guardati negli occhi, scambiati parole, anche piuttosto pesanti, mucose, sguardi, baci e pensieri. Sono tornata a casa serena. Consapevole che pretendere, e soprattutto essere impaziente, non mi porterà da nessuna parte.
Non ci sono molte conclusioni, alla fine il poco tempo non ci aiuta, e allora viviamoci il momento e amen.

27 Dicembre.
Ci siamo solo sentiti telefonicamente. Lui come al solito era impegnato, manco fosse il Papa.
Ma ormai io non è che ci speri più di tanto. 

28 Dicembre. 
Oggi è partito per un weekend fuori.
Il mio umore è molto altalenante e, sebbene cerchi di tenere la mia testa impegnata, alla fine, finisco per convergere i miei pensieri su di lui. Mi passerà ne sono sicura. Ma credo che fino al 6 gennaio andrà così.
Per fortuna ho degli amici davvero speciali, passare questi giorni con loro mi sta facendo capire quanto io sia fortunata e come, il fatto che ci sia una partenza di mezzo, ti faccia apprezzare le cose essenziali della vita. 
Non solo, è stato un Natale in cui mi sono goduta molto la mia famiglia, i miei affetti, le piccole cose e i sorrisi delle persone che mi girano attorno.
A volte mi dico che gli ingredienti per stare bene li ho tutti, però poi arriva lo stronzo di turno e mette tutto in discussione!

domenica 22 dicembre 2013

Il rumore delle farfalle nello stomaco non è poi così male.

Mi voglio fare male, forse ce ne vogliamo fare entrambi. 
Ma ci viviamo.
E ci prendiamo il sole, le lucine di Natale, le liti al telefono, i baci sotto il cappotto, il mare di inverno, il silenzio della sera, la tangenziale di notte, il vino rosso e le candele, le mani fredde, i caffè mancati, gli sguardi imbarazzanti, le parole non dette, le seghe mentali tenute nascoste, quello che non sappiamo l'uno dell'altro e quello che sappiamo fin troppo bene.
Io sono felice, sto sbattendo la testa contro un muro...ma il rumore delle farfalle nello stomaco non è poi così male e i lividi, al momento, non mi fanno così paura.


giovedì 19 dicembre 2013

Post it #26

Ciao. Come stai?
Bene. 
Che stai facendo?
Sono appena tornata. dalla palestra. E tu?
Sono nell'ameno paesello.
Noooo. Non ci credo. Mi stai prendendo per il culo?
No. Davvero. Dove abiti? Tra dieci minuti ti passo a prendere.
Facciamo un quarto d'ora.

Non ho opposto resistenza. Gli ho dato il nome della via e tempo 15 minuti di orologio (in cui mi sono fatta la doccia, ho scelto cosa indossare e mi sono truccata...parliamone!) ci siamo visti.

Come al solito mi ha sorpreso.

mercoledì 18 dicembre 2013

Post-it #25

Comunque sono proprio contenta della mia vita, nonostante uno stronzo continua a non farsi sentire.
Esame superato!
Il mio primo 27, la media si è leggermente abbassata ma non ne faccio una tragedia.
Per il prof sono stata convincente. E mi basta questo.
Adesso un altro tour de force. 
Lunedì ho l'ultimo esame prima della partenza.
Nel frattempo ho ricevuto il primo regalo di Natale.
#Ssa mi ha regalato un libro con una dedica.

martedì 17 dicembre 2013

So delicate so pure.


Cosa vi avevo scritto nell'ultimo post?
Ehm...credo che dovrò rimangiarmi quello che ho scritto perché questo è un post su testadic (quindi potete anche non leggere).
Ma quanto sono noiosa e monotematica in questo periodo? Molto. Sì, ditemelo pure. Chissà mi entri in testa e la smetto di ammorbarvi.
Comunque le mie buone intenzioni di mettere a tacere tutto si sono concluse alle 13.24 di domenica mattina.
Testadic mi ha chiamato, si era svegliato da poco, e mi ha sorpreso come al solito.

Non sto qui a raccontarvi cosa ci siamo detti al telefono, anche perché sono cose segretissime,e cosa ha fatto dopo, fatto sta che la sua chiamata mi ha svoltato la giornata, abbiamo continuato a sentirci fino a sera per concludere i nostri momenti idilliaci con un bell'addio. Ora non chiedetemi quanto quell'addio fosse vero, fatto sta che da domenica sera vige il silenzio stampa.
E così io ieri gli ho spedito una lettera. Una di quelle scritte a mano, come ai vecchi tempi. Come quando non esistevano le email e gli sms, whatsapp e facebook. Insomma, a me è piaciuto scrivergli e, se non è scemo, apprezzerà la sorpresa del postino.

 ....Mi fai sentire indifesa, e te lo dico con tutta sincerità: mi spaventi. I perché sono tanti e adesso non andare oltre come tuo solito.
Sono pessima su molti punti di vista e sicuramente uno di questi è il mio non volermi far coinvolgere in nessun modo, il mio rimanere impenetrabile alle cose al di fuori di me, il mio essere sfuggente a chi vorrebbe semplicemente capire come sono fatta. Non so se le tue intenzioni sono queste, ma lasciami dire che, qualora fosse così, sappi che farai molta fatica. Vedi, mi fa paura pure usare questo verbo coniugato al futuro. Però ora mi fermo, altrimenti potrei attaccare con uno dei miei soliti pipponi.....

Nel frattempo tutto tace, io domani ho un esame e come al solito mi sto facendo consumare dall'ansia.
Se tutto va bene sarò a quota meno tre, la partenza si avvicina sempre più e io di questo Natale non ci sto capendo granché...ma perché è arrivato Natale? 
Se non fosse per il trionfo di lucine per le strade, per i vostri alberi su IG e i dolci natalizi di mia madre, io manco mi accorgevo che Natale sta per arrivare. 
Che ansia.



sabato 14 dicembre 2013

Post stracciapalle del sabato sera.



Sapevo che sarebbe successo. Io mi conosco troppo bene. O almeno credo. E conosco anche gli uomini per i quali provo un certo interesse.
Ma il problema sono io. Sono io che mi annoio subito, che vivo con il freno a mano tirato, che non cambio le marce, che non cambio registro, che non cambio copione.
Magari è solo un sabato sera sfigato che mi costringe a stare a casa, oppure il magone per un esame che non riesco a preparare, o la partenza e le mille cose da fare, insomma tutto mi sembra un carro armato che appiattisce il mio cuore. E allora mi viene da prendermi la testa tra le mani e staccarmela dal collo, chissà passino in fretta questi pensieri, chissà passi in fretta il pensiero di lui, questa sensazione di sentirmi completamente stupida. Perché poi tutti questi pensieri sono una bella presa per il culo, sono scuse, sono distrazioni, sono le bugie che mi racconto e vi racconto, sono le motivazioni che mi spingono a lasciar perdere. Sono un po' tutto e sono un po' niente.
Insomma la confusione regna sovrana. E' che mi chiedo cosa sto facendo, dove sto andando. E ovviamente le risposte non ci sono. E se ci fossero non starei qui a scrivere i miei pipponi. E ora scusatemi se vi ho stracciato le palle alla julienne, giuro che non parlerò più di testadic, perché infondo non se lo merita.
Ma non è così bello quando siamo libere da certe logiche, dai pipponi del chiamo o non chiamo?, dalle seghe mentali che il solo pensiero di un uomo può farci venire? Io penso proprio di sì. E, sinceramente, non vedo l'ora di riprendermi quella libertà. Perciò testadic ciao.

venerdì 13 dicembre 2013

[Libri] Quattro etti d'amore, grazie.

Quanto pesa quello che siamo? E quello che abbiamo?



Un litro di latte parzialmente scremato
600 gr di zucchine
2 pizze margherita surgelate
100 gr di gherigli di noci
1 barattolo da 500 gr di Haagen- Dazs (Midnight cookies and cream)
2 chili di mandarini
1 confezione di hamburger surgelati al tofu
6 uova
2bottigliette di acqua naturale da mezzo litro
1 confezione di carote
1 bottiglietta di salsa di soia
1 costa di sedano
1 cestino di fragole
1 confezione di acqua naturale
6 lattine di Heineken
1 chilo di spaghetti Voiello
4 ciabatte di grano saraceno
1 chilo di riso superfino Arborio
1 bottiglia di prosecco
1 retina di scalogni
1 zuppa di farro precotta
1 panetto di burro da 250 gr
2 pacchi di farfalle Barilla
2 barbabietole
1 Autan spray
1 melanzana
1 barattolo di stranezza
Quattro etti d'amore
Niente
Tutto
1 candela al muschio bianco
6 barattoli di conserva di pomodoro
1 barattolo di gelato alla fragola (forse)
1 pacchetto di Vigorsol
Qualche panettone

Quasi ogni giorno Erica e Tea si incrociano tra gli scaffali di un supermercato. Ognuna è attratta dalla vita dell'altra che immagina attraverso quello che il carrello della spesa contiene.
Erica fantastica sulla vita di Tea, e Tea su quella di Erica. Entrambe scommettono sulla felicità dell'altra, ignare delle ferite che, in maniera diversa, Erica e Tea si portano dentro.
Erica è mamma di Viola e Gu, moglie di Michele, ha un posto in banca e un gruppo di ex compagni di classe su FB. Tea, invece, è l'attrice protagonista di una serie di successo, ha un passato complesso, un marito fascinoso quanto particolare, un amante e un groviglio di fragilità dentro grande quanto una casa.
Erica e Tea si spiano la spesa a vicenda. 
La spesa quasi sempre perfetta di Erica è spunto di riflessione per Tea, così come gli yogurt di Tea lo diventano per Erica.
Attraverso pacchi di pasta, basi per pizza, yogurt, birre, rotoli di carta igienica, sughi pronti e panettoni, verrà fuori l'esistenza di entrambe e tutto ciò che si portano dentro: insoddisfazioni, desideri riposti, limiti e fragilità.
E sono proprio loro i protagonisti di questo romanzo, insieme ai tentativi goffi di Erica e Tea di trovare una soluzione a tutto questo, che la scrittura dettagliata di Chiara Gamberale racconta. 
Ma la soluzione è solo una: quattro etti d'amore.

Era da un bel po' che volevo raccontarvi di questo libro.
Non ci sono molte parole. Questo è uno di quei libri che va letto. E non lo dico perché è scritto bene o perché la storia vi piacerà (ammesso che sia così). 
Ma la storia di Erica e Tea, in continua lotta tra fuga e ricerca, non vi lascerà indifferenti. 
Le loro personalità scuotono, interrogano, incuriosiscono. E inevitabilmente, finirete per confrontarvi con una delle due. Proprio come è successo a me. 









martedì 10 dicembre 2013

Into me like a train.


E' da tre settimane che lotto con le poche ore di sonno che riesco a racimolare durante la notte e tutti gli affanni che ne derivano durante il giorno. 
Testadic non mi fa dormire, passiamo ore al telefono prima di addormentarci e quando ci salutiamo ci accorgiamo quasi sempre che abbiamo perso piacevolmente qualche ora di sonno. 
E' un treno, va dritto all'essenza delle cose, veloce come una freccia, senza nessuna intenzione di fermarsi a stazioni inutili. 
Mi spaventa, perché così non fa altro che farmi chiudere ulteriormente nel mio mondo.
Sappi che faticherai molto con me.
Tu non preoccuparti, fammi fare l'uomo.
Non gli si può dire certo che con le parole non ci sa fare. E' sempre lì che scava in profondità, anticipa le mie risposte mentre io rimango stupita dall'altra parte del telefono.
Le cose sono due, o forse tre.
Ha avuto tante donne da capire alla perfezione come siamo fatte (dubito).
Non sono così imprevedibile come penso.
Semplicemente, ho di fronte l'ennesimo stronzo sicuro di sé che con le parole sa giocare.
(voto la 3!)
Fatto sta che molto spesso mi sconvolge perché senza che io gli dica nulla, lui è già lì con il bugiardino di come sono fatta. E dall'altra parte, io a inventarmi scuse per convincerlo del contrario. 
Il problema è che so che così non andiamo da nessuna parte. Io tra un mese parto e lui è già in un'altra città.
Ma non è la distanza che mi preoccupa (anche se in questi giorni sto avendo la conferma che con le storie a distanza potrei non andare molto d'accordo).
E' il fatto che una persona potrebbe entrare nella mia vita, quello che mi preoccupa.
Il mio cervello da femmina va oltre come sempre e la successione dei pensieri è la stessa: eccitazioni da prima volta, scoperte, emozioni inaspettate, quotidianità, noia, abbandono, fine, dolore.
Perché è inevitabile pensare che prima o poi arriverà il momento in cui ci scocceremo, in cui mi scoccerò, in cui ognuno ritornerà alle sue cose di sempre.
Lo so, sono l'ottimismo in persona.
Penso sempre alla fine delle cose e mai agli inizi.
Non voglio che qualcuno entri nella mia vita perché conosco fin troppo bene il dolore che si prova quando la porta viene chiusa e la casa rimane vuota.
E' un ragionamento stupido, che non ha neanche senso di esistere in questo momento, ma il mio cervello e ancor prima il mio cuore, va in automatico.
Sono stati addestrati molto bene a difendersi.
E la cosa ancor più sconcertante per me è che Testadic ha capito tutto questo senza che io dicessi nulla.

mercoledì 4 dicembre 2013

P'tit 2013...ci sono anch'io!

Ho scoperto, con qualche giorno di ritardo, questo magnifico progetto di Zelda was a writer e come tale non potevo non farne parte!
Se vi piace fotografare, ma soprattutto se volete fermare la magia di questo mese speciale, questo progetto è stato pensato per voi!
Le regole sono molto semplici, le trovate qui.

Come scrive Camilla, una persona davvero speciale (credo che dentro abbia un pozzo di bellezza davvero profondo!), è un modo per impegnare la vista ma anche il cuore!

Quindi che aspettate?
Io mi sono già messa a lavoro! Mi trovate su IG con il mio nick adriana_meis86.

Scambiamoci attimi di bellezza, curiosiamo uno nelle vite dell'altro, entriamo nell'intimità delle nostre giornate.
Buon lavoro!



martedì 3 dicembre 2013

Tienimi stretta



Scrivimi addosso. Scrivimi le storie che vorrei sentirmi raccontare quando mi sento sola. 
Quando fuori è buio e sorseggio la tisana ai mirtilli guardando le luci della città spegnersi lentamente.
Scrivimi addosso che mi penserai, che quando questo dicembre sarà passato, sarai ancora con me, dall'altra parte del mondo a prendere in giro la vita.
Scrivimi la bellezza, raccontamela con le parole che meglio sai, ricama fiori sulla mia pelle, impara le linee del mio corpo a memoria, sfiorale con le dita.
Vienimi a prendere, aspettami, guardami mentre mi specchio, definisco i contorni del mio viso con i colori, i miei occhi, le mie labbra, la mia pelle, le mie ciglia, sono consacrate a te.
E non guardarmi quando ti dico che potresti piacermi, mi sconvolgi, crei un caos dentro che nessuna equazione potrebbe ordinare. Sei la causa di un disordine che disgrega ogni principio biofisico dentro il mio corpo. 
Portami lontano, regalami una valigia di promesse, un libro di poesie, una sciarpa ricamata di speranze.
E poi tienimi stretta, ora che ho voglia di restare.


lunedì 2 dicembre 2013

Incontri d'autore.

Ieri per la seconda volta ho incontrato dal vivo Fabio Volo (la prima è stata qualche anno fa in occasione della presentazione del film della Comencini, Bianco e Nero).
In realtà è stata una prima volta perché l'emozione era talmente tanta che tremavo come una scema. E poi c'è da dire che quando l'ho visto per la prima volta non ero ancora a livelli di sfegataggine incontrollata (brutta malattia che vi auguro di non avere mai!).
Ieri ha presentato il suo ultimo libro, La strada verso casa, al Castello Angioino di Mola di Bari. Nonostante 70 km di distanza, la pioggia, l'allerta meteo, io e siamosoloamici siamo andati lo stesso.
Confesso che la notte non ho dormito, e non perché ero ansiosa di incontrare Fabio, anzi, l'allerta meteo mi aveva così sconfortato che ci avevo rinunciato. Anche perché dovevo andarci da sola con la michimobile, il ché voleva dire: 
a) fare autostop sulla statale perché mi avrebbe sicuramente lasciato a piedi; 
b) inzuppamento sotto la pioggia; 
c) conferma della mia sfigataggine; 
d) che, al 99%, non avrei visto Fabio. 
Ecco quindi che i pipponi avevano preso il sopravvento e avevano svegliato i miei quattro neuroni.

Per fortuna, il mattino dopo, quel santuomo di siamosoloamici si è offerto di accompagnarmi senza che io dicessi nulla.
Il tempo non è stato proprio dalla nostra parte, ma ce l'abbiamo fatta.
Ore 10.50 arriviamo al castello. Fuori neanche l'ombra di un parcheggio. Dentro di me speravo che la pioggia avesse bloccato qualcuno sotto le coperte, ma niente. C'era una che veniva da Potenza, e vi ho detto tutto.
La sala non era grandissima, anche se mi ero immaginata il contrario. Ad occhio, credo che non ci fossero più di 100 posti a sedere. 
Entro e trovo tutto pieno, ma non mi scoraggio. 
Scavalco la gente bloccata in piedi dietro e vado avanti. Nessun posto, così mi siedo per terra, incurante del pavimento freddo, incurante della gonna (oh per Fabio mi ero vestita figa!).

Lui arriva più o meno puntuale. L'incontro era fissato alle 11, lui sarà arrivato alle 11.10 con un ingresso degno del suo stile da...minchione (Fabio, non ti offendere, ti voglio bene, lo sai!)
Eccolo...arriva! Ma dov'è?
E' andato in bagno!

Entra, applausi, sorride, la gente in delirio (in realtà neanche tanto). Io ce l'ho a 2 cm e non capisco nulla. Tremo come una deficiente (non a caso le foto sono tutte mosse) e sorrido come un ebete. 
Tranquilli è l'effetto della droga Volo. Nel frattempo ammiro come è vestito...è proprio un figo, non c'è nulla da dire!
Presenta il suo libro (lo sto leggendo, poi vi scriverò) e poi lascia la parola al pubblico.

E' stato un incontro intenso, si è parlato di anni 80, di famiglia, di cultura, di rapporto tra arte e intrattenimento, di passioni, di Alzheimer, di vita
C'era gente molto diversa tra loro: signore che potevano essere mia madre, coppie giovani con figli al seguito, adolescenti, giovani impacciati, ragazze che facevano le brillanti per avere gli occhi addosso, mariti timidi, trentenni fighi, ragazze come me che sorridevano confuse. 
Con qualcuna di loro scambiavo sguardi e sorrisi. Gli occhi raccontavano tutta la gioia e il mistero che c'è dietro ad una passione così grande che neanche tu riesci a spiegare.

Ho avuto la conferma di quello che ho sempre pensato, mentre per altri aspetti sono rimasta piacevolmente sorpresa. Fabio è un pozzo di sapere...non solo. Ha una sensibilità smisurata, è uno che non si monta per nulla la testa, molto attento agli affetti e ai problemi del paese, ha una mente aperta a 360 gradi e, soprattutto, è una persona molto pulita, priva di rabbia e rancori. Forse sarò imparziale nel mio giudizio, ma quello che è, traspare dai suoi occhi. Brillano, e ve lo posso assicurare.

Mi è piaciuto molto quando è intervenuto su due questioni, a seguito di due domande che gli sono state poste, perché prima di essere il pensiero di FV, quello è il mio pensiero.

Una giornalista gli ha chiesto se le numerose critiche non lo infastidissero. Fabio, con molta tranquillità, ha risposto che quello che di sgradevole legge sul suo conto non lo infastidisce affatto...anzi, è proprio grazie a quelli che lo criticano che è diventato famoso! Non solo, chi critica così pesantemente ha dei problemi, delle frustrazioni personali che si porta dietro e che riversa sui social prendendo come capro espiatorio lui. E non è, forse, vero tutto questo? Insomma, se a me qualcosa non piace ne prendo le distanze, non sto lì a gettar fango sui social, magari per sentirmi figo, no?!

E qui apro una piccola parentesi. Il mio ex criticava pesantemente il mio interesse per Fabio Volo. Lui è stato solo il primo di una lunga lista di persone con le quali ho dovuto scontrarmi per difendere qualcosa che a me piaceva e piace da matti.
La mia, però, non è mai stata una difesa con l'intento di dover convincere qualcuno. Non devo giustificarmi se mi piace Volo, così come non devo convincere nessuno che lui sia bravo (anche perché a volte ho dei dubbi!). A me piace, riesce a comunicarmi emozioni, bellezza, ironia, leggerezza e tanto altro. E per me basta questo, se a te non piace non mi interessa. 
Però c'è una cosa che proprio non sopporto, chi giudica pesantemente senza averlo mai letto. Non solo, non conosce praticamente un cazzo di lui. Ma questo è solo uno dei mali di cui Volo o chi come lui è vittima: la gente parla senza sapere (e di questo credo ne soffriamo un po' tutti).

Per non parlare di questo strano fenomeno per cui in Italia se leggi Dostoevskij sei un figo acculturato, mentre se leggi Volo sei solo un povero sfigato che non capisce nulla.
Secondo Volo quando si parla di cultura bisogna essere trasversali...posso leggere un libro di uno scrittore, piuttosto che di un altro, e rimanere comunque me stesso a prescindere da quale libro scelgo, sviluppando un'idea in merito, così come posso vedere un film di Zalone o di Bellocchio, senza per questo pensare di aver fatto una scelta di prima o seconda qualità.

Lo stesso Volo ha scritto in un articolo sul Corriere della Sera di qualche domenica fa: Quando sono a Londra o a New York, magari in metropolitana, vedo intorno a me gente leggere Ken Follett. Altri, divorare un fantasy. Altri ancora persi tra le Cinquanta sfumature, e qualcuno leggere l’ultimo libro di Philip Roth. Nessuno si sognerebbe mai di dire chi è un vero lettore tra loro, stilare una classifica, tracciare una linea tra arte e intrattenimento, degno o non degno, mettere in discussione la libertà di entrare in una libreria e comprare quello che più aggrada. Non sarebbe nemmeno pensabile. Poi, quando torno in Italia, ripiombo nell’eterno mistero per cui un libro debba essere valutato con lo stesso metro con cui si giudica Dostoevskij: l’eterno mistero per cui si è obbligati a scegliere tra Checco Zalone o La vita di Adele come se non si potesse vederli entrambi senza esserne per forza contaminati.
Quando ha espresso questo pensiero (la domanda era: come si passa dal fare il panettiere ad una laurea ad honorem) non ho potuto far altro che applaudire. Perché sì, la dobbiamo smettere di mettere troppe etichette, soprattutto dove non servono, di categorizzare l'arte in base a quello che piace a noi.
A me 50 sfumature fa schifo, l'ho letto e ci ho riso su. Non mi sognerei mai di criticare qualcuno se l'ha trovato interessante. 
Così come non mi sento di dire che l'arte contemporanea non è arte solo perché non la capisco.
Così come leggo Volo e trovo che le sue parole si incastrano nei miei pensieri, poi leggo Kundera e mi si apre un mondo, e poi ancora la Gamberale che arriva dritto al cuore e sveglia ogni cellula muscolare fino a farlo battere più forte. 
Sono tre generi di scrittura e storie diversi, eppure mi dicono tutte qualcosa. 
Eppure riesco ad essere me stessa senza lasciare che il mio modo di approcciarmi alla cultura venga contaminato.
Ovviamente l'incontro si è concluso con firma sul libro e foto con Fabio. Adesso spero solo di poterlo rincontrare, fargli qualche domanda (l'emozione mi ha paralizzato) e consegnarli una lettera che non ho avuto il coraggio di dargli, come nei migliori copioni della timidezza che si rispetti.

Il mio grazie va a Fabio, alle sue parole che un giorno hanno incontrato la mia storia, ma soprattutto alle storie che lì ho scoperto e alla bellezza d'animo che ogni giorno scopro di siamosoloamici (chi l'avrebbe detto che mi sarei ricreduta su uno stronzo?!)



martedì 26 novembre 2013

Di aerei da non prendere e di guerre in testa.

Alla fine ho deciso che quell'aereo è meglio non prenderlo. Lo abbiamo deciso insieme. Io non sarei potuta salire prima del 15 dicembre, mentre lui sarebbe sceso qualche giorno dopo per le feste di Natale.
Non aveva senso. Come non aveva senso per tanti altri motivi. Queste cose ti fanno sentire viva, ma poi ti lasciano dei vuoti incredibili. E lo so, non perché l'ho letto su qualche libro, semplicemente...provate e poi ditemi.
Io di cazzate così ne ho fatte, ma le conclusioni sono state sempre le stesse. Ho preso aerei, treni, bus...tutto. Ho rincorso uomini stronzi, altri maledettamente confusi, altri ancora semplicemente privi di significato.
Mi sono fatta male, ma ho sempre cercato di tirare fuori il meglio. Di vedere il bicchiere mezzo pieno.
Non so se questo sarà un copione che si ripeterà, per adesso non mi pongo neanche il problema.
Io e testadic abbiamo ripreso a sentirci, abbastanza spesso direi. La cosa mi pesa, ma questo è un problema mio, ché non sono abituata a ricevere attenzioni. Ho molte guerre in testa, lui lo sa e mi sta pregando di cambiare atteggiamento. Di lasciare la posizione di attacco. Di lasciarmi proprio andare.
Ma è più forte di me. Io costruisco muri. E sono bravissima. Quando capirò che posso essere voluta bene anch'io, sarà troppo tardi (ovviamente testadic è solo il capro espiatorio, al momento, di una situazione che mi porto dietro da un bel po').


giovedì 21 novembre 2013

Prendere o non prendere un aereo.

Ricordate il post di ieri?

No, allora leggetelo.

Si? Allora posso aggiornarvi sulla situazione. E continuare a scrivere. Lo so, non ve ne frega niente. Ma concedetemi questa pausa dallo studio matto e disperato.

Ieri sera Testadic mi ha scritto. Poi mi ha chiamato, perché voleva sentirmi. Che ci siamo detti?

Questo lo tengo per me, non vi ammorbo fino a sto punto ma non posso nascondere che è stata una telefonata molto piacevole. Ho riso tanto, ci siamo raccontati come non facevamo da tempo o come, forse, non abbiamo mai fatto, mi sono contorta centomila volte tra le lenzuola perché ho avuto un attacco di non so che allo stomaco. Non lo so, avrà avuto un effetto particolare questa conversazione.

E' stato come se tutto il trascorso che c'era stato, in realtà, non fosse mai accaduto.

E mi ha detto due cose:

1) che non vede l'ora di dirmi alcune cose guardandomi negli occhi (perché io i tuoi occhi me li ricordo benissimo)

2) di prendere un aereo per vederci.

Ecco, io sto riflettendo sulla seconda. E vi lascio immaginare i pipponi che ne conseguono. Allora che faccio?

mercoledì 20 novembre 2013

Nuovi numeri.

Ciao questo è il mio nuovo ed unico numero che utilizzerò da oggi in poi...puoi cancellare sia 123456789 e 987654321.

Ehm...ciao! Mi dispiace deluderti ma non ho né uno né l'altro. Li avevo cancellati da tempo...

Li avrai cancellati appositamente, immagino.

Certo! Avevi dei dubbi? Li ho cancellati perché non mi servivano.

Rimani sempre la solita stronza. Come stai?

Non so perché oggi testadic-zeta-2-o mi abbia scritto, dicendomi di aver cambiato numero. 
Non aveva senso visto che non ci sentiamo dal luglio del 2012. Sì, me lo ricordo benissimo l'ultima notte che ci siamo sentiti, perché io ero fuori in vacanza e lui aveva conosciuto mia sorella in un locale. Non aveva perso tempo per dirmelo attraverso un messaggio e, non so per quale strano motivo, abbiamo finito per bisticciare, come al solito.

Comunque, non mi sono fatta tante domande. Anche perché ero impegnata a fare altro. Poi però ci ho pensato. E ho risposto a quel messaggio.

E' cominciata così una chiacchierata prima via sms, poi su WA che ci ha portato a chiacchierare fino alle 8 di sera.
Ora raccontarvi quello che c'è stato non ha senso, anche perché non c'è stato nulla (però se vi va potete leggerlo qui). Testadic-zeta-2-o tempo fa ci provò con me, solo che io dovetti fermarlo perché sapevo che era fidanzato. La verità è che non avrei voluto farlo, ma non volevo essere io la responsabile di un suo tradimento. Infondo aveva architettato così bene tutto, che solo un idiota poteva tirarsi indietro. E infatti lui l'ha fatto, non appena io gli ho ricordato che era fidanzato.
All'epoca non ci rimasi male per quello che non c'era stato, quanto più per tutta una serie di motivi e discussioni che ne seguirono. Per me la cosa finì lì, ma evidentemente per lui no. Tant'è che ogni volta che parliamo, finiamo sempre per litigare su chi è stato più stronzo.

Pazienza, mi dico. Certi uomini non c'arrivano proprio, e per fortuna noi donne abbiamo una marcia in più che ci permette anche di lasciar stare.
Io almeno sono così, e dico grazie. Perché non riesco a portare rancori. Perché il passato me lo so tenere stretta, ma so anche lasciarlo stare, qualche volta. Come questa volta. Infondo parlare di cose successe due anni fa non avrebbe avuto senso. Tanto meno ora che viviamo in due città diverse.

Comunque, il mio caro testadic-zeta-2-o, al momento è single. E io sono felice per lui. Sono felice perché finalmente ha aperto gli occhi, finalmente si è accorto che stava con una persona che non amava.

Mi ha promesso che mi avrebbe scritto dopo gli allenamenti, non l'ha fatto, ma non importa. Me lo dico così, tanto per rassicurarmi, tanto per non pensarci troppo.
Anche se da quando mi ha scritto ho fatto esattamente il contrario. Le conclusioni?

1) Testadic-zeta-2-o non fa mai pulizia nella sua rubrica del telefono.

2) Mi ha mandato un messaggio uguale a quello che ha mandato agli altri, quindi non intravedo minimamente la possibilità di un riavvicinamento amichevole.

3) Nonostante la conclusione 3, mi ha comunque fatto piacere che non fossi caduta nel dimenticatoio.







venerdì 15 novembre 2013

Prima di andare in palestra...

Io ho un amico carissimo. Una di quelle persone che mi è stata accanto nei periodi più bui della mia vita.
E' una persona speciale, una sorta di fratello maggiore che non ho mai avuto.

Fino a tre anni fa ci vedevamo quasi tutti i giorni.
Abbiamo avuto non pochi momenti contrastanti, momenti in cui ci siamo scontrati, a volte anche pesantemente. Ma, quando vuoi bene a qualcuno, sai che non puoi fermarti a certi dettagli. Che le diversità esistono, e per fortuna.

Poi una scelta non dipesa da nessuno dei due, ci ha portati a vivere in due realtà diverse. 
Pur nella stessa città, abbiamo cominciato a vederci pochissimo. 
Più o meno una volta al mese. Se eravamo (ero) fortunata due.
Ultimamente ancor meno, perché mi sono impuntata sul fatto che non potevo essere sempre io a cercarlo.
Ok gli impegni, il lavoro, la sua famiglia, la sua comunità, gli interessi diversi.

Ma io? Ma il bene che dici di provare nei miei confronti?

Ho smesso di andare da lui, anche perché ogni volta che ci andavo non ne uscivo così felice.

Oggi è il suo compleanno. Ho voluto fargli gli auguri di persona piuttosto che mandargli uno squallido messaggio. E' stato contento della mia visita ma mi ha dedicato meno di 120 secondi. Un abbraccio e poi una domanda: ma la tua amica xx? 

Ora non mi infastidisce la domanda in sé, sebbene non sia il primo che mi chiede della mia amica manco fossi la sua segretaria, ma perché non mi chiedi come sto io? Perché non ti interessi di me?
E' sbagliato chiedere un ti voglio bene? 

E così non ce l'ho fatta. Sono tornata a casa un po' amareggiata e gli ho mandato un messaggio.
Non so se ho fatto bene, ma con le persone a cui vuoi bene devi sentirti in dovere di esprimere un disagio. Soprattutto se quel disagio ostacola la relazione.
E io l'ho fatto. Non me ne pento. Ci sto solo un po' male perché come al solito mi ritrovo ad elemosinare un po' di bene. 
Ma dico io....cazzo! E' così difficile dimostrare a qualcuno quanto gli/le vuoi bene?

Volete sapere la risposta al mio messaggio?
Ti voglio bene....scusa.
Mah...io a questi ti voglio bene così sbandierati non ci credo più. Preferisco che non me lo diciate, almeno mi illudo di meno.

mercoledì 13 novembre 2013

La vita è troppo breve per leggere libri che non mi piacciono.

Non sono un'accanita lettrice. Non lo sono mai stata, ma negli ultimi 4-5 anni, ho incrementato i miei ritmi. Consumo più o meno un libro al mese, arrivando quindi a circa 12 libri l'anno. 
Sono poco incline al fenomeno del libro lasciato a metà, ma non nego che certi libri...proprio no. Non ce la faccio. E adesso ci sono ricascata. 
E' la terza volta che provo a leggere Pirandello
La prima è stata al quinto liceo. Va beh, sono troppo piccola per capire Pirandello. Infondo ho solo 19 anni. Ho letto le prime tre pagine e poi ciao. Però ci ho scritto una tesina su Vitangelo Moscarda. Disillusione di un'identità. Partivo dal primo capitolo, quello sulla storia del naso e poi ci sparavo un pippone su Pirandello e le sue teorie. Che peraltro mi entusiasmavano un sacco. 

La seconda è stato un annetto fa, forse due. A distanza di molti anni, decisi che era arrivato il momento di leggerlo. Anche perché non avevo più 19 anni (sigh!) e soprattutto perché dovevo dare un certo spessore alle mie letture. E quale libro migliore, se non Uno, nessuno e centomila appena comprato da mia sorella?
Così tirai fuori il mio animo da intellettualoide e cominciai ad addentrarmi nel maggico mondo di Gengé.
Le mie buone intenzioni crollarono subito. Era estate e non potevo crogiolarmi al sole con Pirandello. 
Altro tentativo fallito.

L'ultimo tentativo risale ad un mesetto fa. 
Mi sono imposta di alternare classici di letteratura con romanzi di ultima pubblicazione, un po' più commerciali. Ci sono riuscita con il giovane Werther, poi è arrivato il turno di Pirandello. 
Leggo, leggo, leggo. Supero i primi due libri. Che record! Però il libro non mi prende proprio...riesco a leggere 30 pagine in 3 settimane. Mi sembra troppo poco. E io sono molto lenta, ma in questo caso direi anche troppo. Non trovo molte alternative: crogiolarmi su un libro che non mi prende o passare ad altro. 
Soluzione? La seconda ovvio!
Ora, caro Pirandello, non odiarmi...ma troppi giri di parole in quel libro che il mio cervello non riesce a sopportare. 
La vita è troppo breve per leggere libri che non mi piacciono. Forse rimarrò con il rimpianto di non averti letto, però rimarrà sempre il tempo che ti ho dedicato per la mia tesina della maturità. Ti basta?

venerdì 8 novembre 2013

L'indiano imperterrito.

Non so se vi ho mai raccontato la storia dell'indiano
Scusatemi ma ho una forma giovanile di Alzheimer galoppante, oltre che di pigrizia congenita (mi scoccia andare a rivedere i vecchi posti).
Facciamo finta che non la conoscete. O che comunque ve ne siate dimenticati.

Un annetto fa andai alla Fiera del Levante a Bari. 
E' una fiera carina, soprattutto se ti piace l'arredamento, se ti devi sposare, se hai un amore viscerale per i prodotti tipici della tua terra (vuoi mettere una bella bruschetta con mozzarella doc?) o se, come me, impazzisci per l'etnico. 
Infatti la cosa più allettante di tutta la fiera, a mio avviso, è la Galleria delle nazioni: impossibile uscirne a mani vuote, soprattutto se ami darti un tocco di femminilità con orecchini, collane, bracciali e qualsiasi altra chincaglieria. Non solo, puoi anche rimodernare il tuo guardaroba, stando attenta ovviamente a non eccedere. Insomma non è proprio bello uscire con un cardigan peruviano per un aperitivo. Al massimo puoi concedertelo come giacca anti-sesso per stare in casa.

Io quest'anno mi sono limitata ad una sciarpa in puro cachemire indiana e una borsa africana (del Malawi esattamente)  fatta a mano. 
Diciamo che il pezzo forte sono proprio le sciarpe: riesci a portare a casa sciarpe pregiate a poco prezzo (ovviamente devi avere occhio clinico, perché ci sono anche quelle che trovi al mercato made in PRC).
La storia dell'indiano imperterrito comincia proprio l'anno scorso, quando decisi di puntare i miei occhi sulle sue sciarpe. Erano bellissime, una più dell'altra.
Ovviamente, come da copione, io ero molto indecisa, così mi soffermai a sceglierle per bene. E l'indiano non fu indifferente alla mia indecisione. Cominciò a parlarmi in inglese, mi insegnò qualche tecnica per indossare la sciarpa con nonchalance, si complimentò con i miei occhi e mi chiese subito il numero di telefono.
Rimasi per 30 millisecondi sbigottita e tirai fuori una delle poche frasi in inglese che conoscevo: you must learn by heart! 
Non se lo fece ripetere due volte. E così cominciai a dirgli il mio numero velocemente. 
3-4-8-3....Mi passò il telefono e mi disse di scrivergli il numero. I want to see you tonight.
L'indiano era carino, io ero lusingata dal suo corteggiamento così spudorato, per altro davanti a mia madre sbigottita quanto me perché non capiva cosa stesse succedendo, e non opposi resistenza. Gli diedi, come una vera cogliona, il mio numero. 
Voleva vedermi la sera stessa, ma io non ne ero così convinta. Io credo nel colpo di fulmine, ma solo quando succede a me. La cosa mi puzzava, e non poco.
Nel frattempo continuavo a scegliere le mie sciarpe. Alla fine ne scelsi quattro e facendo gli occhi a cuoricino riuscii a farmene regalare una. Gli promisi che ci avrei pensato e andai via, fiera del mio bottino di puro cachemire.
Dopo 5 minuti mi arrivò una sua chiamata. Voleva vedermi a tutti i costi, insisteva per uscire con me. Impavida gli dissi di sì. Infondo non mi sembrava male, mi sarei fatta quattro chiacchiere, avrei masticato un po' di inglese e mi sarei fatta offrire un gelato senza remore.
Chiusi la telefonata e le mie sinapsi si collegarono. Finalmente! Il grillo parlante, che fino a quel momento dormiva beatamente, si svegliò improvvisamente e cominciò con i suoi pipponi: Michi ma sei proprio sicura di quello che stai facendo? Questo manco ti conosce e già vuole uscire con te! E poi dove vai in una città che non conosci alle 10 di sera?
Insomma, tutta la mia spavalderia svanì nell'arco di pochi minuti. Era un po' da incoscienti ritornare a Bari per uscire con uno che non conoscevo e non parlava la mia lingua. Così mi inventai un impegno improvviso e rimandai l'appuntamento all'indomani. 
Alla luce del giorno e in una Bari più trafficata sarei stata più tranquilla. Se avessi lanciato un urlo, forse, qualcuno mi avrebbe ascoltato.
Dicono che la notte porti consiglio, ma per me non fu così. Nella titubanza più totale, il mattino seguente chiamai la mia amica Emme per avere delucidazioni.  
Il suo tono fu perentorio: era da scellerate prendere il treno per uscire con un indiano conosciuto in meno di mezz'ora. Così, ritrovato il senno, decisi di disdire anche quell'appuntamento.
Mi arrivarono un bel po' di chiamate alle quali non risposi e poi un messaggio in cui l'indiano mi diceva che era dispiaciuto. 

Una settimana dopo, ricordo benissimo che era uno di quei sabati in paranoia mode on, erano più o meno le 10 e io ero incantata davanti al pc a far non so che, mi arriva una chiamata da un numero che non conosco.
Pronto?
Hi. How are you?
Ah, ciao. Ehm...hi.
Cominciai a dare sfoggio del mio inglese scolastico con pessimi risultati. Rimasi zitta per quasi i 3/4 della telefonata, anche perché chi mi aveva chiamato era lui, diciamolo e sottolineiamolo, ergo io non è che avessi molto da dire, figuriamoci se lo dovevo dire in un'altra lingua!
Mi chiamò da Parigi (città nella quale vive) e mi chiese perché fossi stata così..ehm...riluttante nel non voler uscire con lui. Gli dissi chiaramente che non mi fidavo, ma lui tirò fuori la carta vincente: se non avessi avuto intenzioni serie non ti avrei chiamato da Parigi! 
Eh, già perché questa forse è una garanzia, secondo antiche tradizioni indiane!
Non solo, come a voler dimostrare il suo interesse nei miei confronti, mi propose un viaggio a Parigi pagato interamente da lui.
Questo è matto. Vedevo un gocciolone scendere all'altezza della mia tempia destra, mentre un germe infame si annidava nei miei pensieri. Potevo farmi pagare il viaggio e visitare Parigi gratis! Ovviamente gli avrei detto che non partivo più. Queste cose però succedono solo nei film, cioè succedono anche nella realtà, ma questa è un'altra storia, che per fortuna non mi appartiene.
Continuammo la conversazione prima via mail, poi via FB. Parlare scrivendo sarebbe stato meglio per entrambi. Infondo volevo conoscerlo, e non mi vergogno assolutamente di dirlo.

Durante le prime conversazioni fu tranquillo, si limitava a semplici bollettini medici della serie come stai e faceva complimenti aggratis. Poi non so cosa gli sia successo ma ha cominciato a tartassarmi di messaggi, tanto che ho dovuto cancellarlo da FB. Ma la tecnologia ha sempre degli escamotage per fregarti, quindi tolto FB, me lo sono ritrovato su vuozzapp.
Ed ecco che l'indiano dei miei stivali è diventato l'uomo più insistente che io conoscessi. Ogni settimana mi mandava un bollettino medico, non solo, canzoni d'amore indiane (ma cosa vuoi che capisca?!), frasi d'amore, catene di sant'Antonio in inglese- come se quelle in italiano non bastassero, foto dei suoi viaggi e....rullo di tamburi...mi ha persino scritto I love u un paio di volte.
Ciliegina sulla torta, due mesi fa, in occasione della Fiera del Levante mi dice che è a Bari, in fiera.
Ehm...sticazzi!
Ignoro il messaggio, anche perché francamente poco mi importa e poi in quel periodo c'era Uno -che io gli  ho spacciato come fidanzato, ma con scarsi risultati.
Per farla breve, l'indiano non si arrende. E continua a mandarmi messaggi. Soluzione? Lo blocco anche su vuozzapp. 
Ho vissuto in pace per circa due mesi e oggi...mi è arrivato l'ennesimo How r u?
Scusate il francesismo ma...come al cazzo in inglese come si dice?
Quindi fine della storia. 
L'indiano imperterrito si porta a casa il premio per miglior corteggiatore estero insistente. 
E io ogni volta mi chiedo, ma un uomo italiano, magari che conosco e che mi piace, che mi consideri in questo modo, no eh?!




giovedì 7 novembre 2013

[Film] Tutti i santi giorni

Chissà cosa si prova nel non avere figli. Mi sono posta questa domanda un milione di volte. E non perché sto cercando di fare un figlio, maanchenochenellevestidimammanonmicivedoproprio. Però sono quelle domande che ogni tanto come donna mi faccio. E mi partono quei pipponi che... meglio che non vi dica. Confesso che a volte, da spocchiosa, ho troncato qualsiasi elucubrazione mentale dicendomi che se qualcuno ti ha dato un utero ostile meglio non forzare la natura e che l'IVF, per certi versi, è contro natura, come qualsiasi ostinazione per avere qualcosa che non puoi avere. 
E' un ragionamento superficiale e semplicistico il mio, e lo so, perché al momento sono problemi che non mi riguardano (e spero non mi debbano riguardare in futuro) e, soprattutto, perché quando non ci sei dentro alle cose è molto più semplice parlare. 
Magari se un giorno scoprirò di non essere fertile, mi prenderà un magone e una depressione che potrebbero giustificare qualsiasi mezzo per soddisfare il mio desiderio di maternità e ciao discorsi sul ma se succedesse a me io farei così
Però questo post non vuol essere un trattato su quello che penso in merito all'infertilità e alla possibilità di non avere figli, anche perché, ripeto (certe cose meglio ripeterle!) al momento non mi ci trovo nella situazione, non solo, certe situazioni sono così intime e delicate che non si può parlarne a priori. Uno si può fare un'idea, come me, ma che potrebbe rimanere tale o essere completamente ribaltata dagli eventi della vita. 
Questa mia digressione però non è poi così lontana da quello che sto per raccontarvi su questo film. 


Tutti i santi giorni è un film di Paolo Virzì e parla di una coppia di trentenni, Guido e Antonia, toscano lui, siciliana lei, che convivono a Roma.
Guido fa il portiere di notte in un albergo lussuoso, è appassionato di letteratura e ha una fissa per le agiografie, infatti ogni mattina, al rientro da lavoro, porta la colazione a letto ad Antonia, raccontandole la storia del santo del giorno (di qui il nome del film). 
Antonia, invece, lavora in un autonoleggio, scrive e compone canzoni, ha un animo un po' naif e vorrebbe diventare mamma (oltre che ritornare a cantare). 
Il desiderio di Antonia, e ovviamente anche di Guido, scombina un po' l'armonia di coppia e porterà i due a confrontarsi con realtà diverse. Questo bambino, tanto desiderato, purtroppo non arriverà...ma il film non ha un finale così tragico come sembra.
E' una commedia sentimentale senza grosse pretese, se non quella di raccontare un desiderio con gli strumenti più semplici: l'amore.

PS. Vi consiglio anche la colonna sonora. Grazie a questo film ho scoperto quella che secondo me è la Cat Power italiana, non che attrice protagonista di questo film: Federica Victoria Caiozzo, in arte Thony. E' una cantautrice siciliana che Paolo Virzì inizialmente ha scelto per la colonna sonora del film, ma poi l'ha scelta anche come attrice.
Io mi sono ascoltata tutto il cd, Birds, e merita davvero.


martedì 5 novembre 2013

[Libri] Io che amo solo te.

Ero a Polignano , dopo una presentazione, e mi ritrovo a tavola con Gianni e Annamaria Polignano -cognomen omen- con cui iniziamo a discutere di matrimoni. Per una volta non parlo ma ascolto rapito, e il giorno dopo confido loro che mi piacerebbe raccontare una storia. Tempo zero e mi invitano al matrimonio della loro cugina Daniela (con Giuseppe) - che conosco il giorno prima delle nozze- mi prestano una casa meravigliosa a picco sul mare dove scrivere, mi sequestrano a pranzo e cena a ogni mia incursione pugliese , e mi mettono nelle condizioni di parlare con chiunque abbia una storia da confessare, fino a che non trovo questa.
Io che amo solo te è nato così.

Ho voluto riportare questo stralcio, scritto proprio da Luca Bianchini alla fine del romanzo, perché mi sembrava un po' una giusta premessa a quello che sto per scrivervi su questo libro, che ho letto con molto piacere.
Parlare di matrimoni sembrerebbe una sciocchezza, ancor più pensare di scriverci o leggerci un libro. Questo può essere vero in parte, ma in Puglia le cose sono un po' diverse, perché molto spesso il matrimonio non è la celebrazione dell'amore davanti a Dio o al sindaco (guai se ci si sposa al comune...che deve pensare la gente?), ma diventa una vera e propria rappresentazione teatrale dove ciascuno ha una parte importante, persino i fiori sull'altare o il menu al ristorante. E guai a chi viene meno a tutto questo, si rischia di essere tacciati di avarizia, stranezza, follia. Giusto per dirne qualcuna.
Ma Io che amo solo te non è solo la storia di un matrimonio pugliese, è sicuramente ben altro. 
E' la storia di Ninella, una donna di 50 anni che nella sua vita fa la sarta, ha due figlie e un amore, don Mimì, mai dimenticato, con il quale non si è potuta sposare.
La vita però a volte è molto strana, e come dice Venditti certi amori fanno dei giri immensi e poi ritornano. E così succede che Chiara, la figlia maggiore di Ninella, si fidanza proprio con Damiano, il figlio di don Mimì, e decide di convolare a nozze.
Il matrimonio si trasforma così in un vero e proprio evento per Polignano a mare (città bellissima, forse una delle più belle della Puglia che vi consiglio assolutamente di visitare almeno una volta nella vostra vita!), gli occhi dei 287 invitati non saranno puntati solo su Chiara e Damiano, sull'abito della sposa, sui fiori, le bomboniere e le ventordicimila portate del pranzo nuziale, ma saranno, soprattutto, puntati sui loro genitori.
Ninella è una donna molto bella che, da quando è rimasta vedova, si è spenta un po', non abbastanza però da non esercitare un certo fascino su don Mimì, che brama per riaverla ancora. A sorvegliare la situazione c'è sua moglie, che in paese chiamano la First Lady e che, come una delle peggiori suocere, vuole controllare e gestire a tutti i costi il matrimonio del figlio. Perché il matrimonio deve essere indimenticabile, nulla può essere lasciato al caso, tutto deve essere curato nei minimi dettagli: la scollatura dell'abito della sposa, il bouquet semicascante, il nome dei tavoli, l'assegnazione dei posti, le bomboniere.
Ma non sempre un maniacale controllo può assicurare la perfetta riuscita di quello che stiamo organizzando. 
Il matrimonio sarà indimenticabile e non per il gran buffet di antipasti o il trucco impeccabile della sposa, ma Ninella e don Mimì, insieme agli altri personaggi del romanzo (una 17enne che deve perdere 5kg e la verginità, un testimone gay che si presenta con una finta fidanzata -lesbica, una zia terrona che vive al nord e un truccatore un po' sui generis), saranno capaci di riservarvi un sacco di colpi di scena.

Credo che Io che amo solo te  è la storia di un desiderio d'amore rimasto celato in cuori distanti, in cuori che hanno preso strade diverse. 
La storia di un amore voluto e tenuto segreto, che torna a farsi vivo proprio quando meno te l'aspetti, proprio uno di quegli amori che fanno dei giri immensi e poi ritornano
Un libro che racconta i tormenti che ci portiamo dentro senza troppi giri di parole, le paure -inutili- che si annidano nelle nostre anime. 
Non solo, Io che amo solo te è anche una fotografia di quello che avviene qui in Puglia, dalla preparazione (che porta via davvero tanti-troppi mesi, per alcuni, anni) al giorno in cui vengono celebrate le nozze.
Non è un capolavoro e credo non abbia neanche la pretesa di esserlo, ma se avete bisogno di qualcosa di leggero e piacevole, è il libro che fa per voi.

PS. Il titolo del libro fa riferimento proprio alla canzone di Endrigo, Io che amo solo te, una delle canzoni d'amore più belle, anzi direi LA più bella.

lunedì 4 novembre 2013

Bloglovin'

Ce l'ho fatta...ora sono su Bloglovin' e credo potrebbe diventare una droga!
Però l'idea di Ilaria di Pink Butterfly mi piaceva tanto e così ho ceduto.

Ora non vi dico che ci ho perso un po' di tempo per capire come inserire il blog...anzi l'ho pure scritto poco fa, però credo di avercela fatta.
Che la tecnologia sia con me!

sabato 2 novembre 2013

Before I die...

Leggevo oggi su Repubblica del progetto di Chandy Chang che ha creato, partendo da un'esperienza personale, una sorta di lista delle cose da fare prima di morire, impressa poi su una parete di una casa abbandonata e trasposta poi su saracinesche, lavagne, pareti di tutto il mondo.
E così oggi, nel mio pomeriggio di sano cazzeggio, ho pensato a cosa mi piacerebbe fare prima di morire. Vi assicuro che la lista delle cose è lunghissima, ma mi limito a raccontarvi i miei desideri più impellenti.



Fare un viaggio a piedi, semplicemente con uno zaino in spalla e l'essenziale, chiedendo ospitalità alla gente e muovendomi utilizzando solo le mie gambe (e magari qualche volta facendo uso dell'autostop).

Visitare l'India, il Nepal, la Thailandia, il Sud Africa, il Kenya e il Botswana. 

Comprare una casa, possibilmente al mare.

Aprirmi un bed&breakfast o una libreria.

Leggere più classici possibili, in particolare Dostoevskij, Tolstoj, Kundera e i classici italiani.

Sposarmi senza abito bianco, senza acconciatura, senza bomboniere, senza pranzo in una sala ricevimenti. In pratica no al matrimonio pugliese.

Avere due figli. Maschi. Edoardo e Fabrizio o Eugenio o Ettore o Luca o Samuele. Insomma sul secondo nome sono un po' incerta.

Imparare a parlare bene l'inglese.

Trovare un lavoro che mi piace (e potrebbe sembrare scontato, ma non lo è).

Andare ad un concerto degli U2 e di Bruce Springsteen.

Apprendere più cose possibili sull'arte, pittura in particolare.

Tagliarmi i capelli a zero.

Farmi un tatuaggio.

Fare bungee jumping.

Fare un'esperienza di volontariato in Africa e una in quartiere povero/malfamato italiano.

Iscrivermi ad un altro corso di laurea.

Farmi bionda.

Iscrivermi ad una scuola di canto.

Fare un corso di teatro.

Scrivere un programma radio e un libro.

E poi la lista in realtà sarebbe ancora lunga...ma meglio che mi fermi qui. E voi, cosa vorreste fare prima di morire?

giovedì 24 ottobre 2013

Worl(d)s #4

Credo che la scrittura tiri fuori il meglio di noi. E grazie al progetto di Camilla, sento di metter fuori cose di me che non avrei mai pensato di dover raccontare.
Nei 900 caratteri ci sono cose di me, alcune reali, altre di pura invenzione, ma sono comunque mie.
Ecco il secondo scritto per il progetto Worl(d)s che trovate nel pdf di Zelda was a writer. E voi che aspettate a partecipare?

L'orologio segnava ancora le 10. Aveva tra le mani la sua Moleskine, come sempre. Sulle labbra, un rossetto rosso e degli orecchini che sua nonna aveva fatto appositamente per lei con dei vecchi bottoni. Avrebbe rivisto Edoardo, in ritorno da Istanbul, ed era felice per quello. L'aeroporto era deserto. Chi poteva esserci il giorno di Natale? Solo intrepidi innamorati le cui geografie del cuore non conoscono confini. Sedeva impaziente davanti ad un caffè, mentre scriveva poesie d’amore per il suo Edo. Gliele avrebbe lette durante il viaggio verso casa. L’attesa, a volte, è madre di piacevoli pensieri che prendono vita negli angoli nascosti del cuore. Come una chioccia che custodisce uova non ancora dischiuse, la vita che rimane segreta nel calore di un abbraccio. Qualcuno diceva che attendere è l’ infinito del verbo amare. Forse aveva ragione. E mentre lei ricamava parole su carta bianca, una mano le sfiorò la fronte: era il suo Edo.

mercoledì 23 ottobre 2013

In palestra (di nuovo)

Tra le ultime novità della mia rocambolesca vita c'è che mi sono iscritta in palestra. 

Dopo tanti tentennamenti ma sarà proprio il caso di spendere questi soldi?[Vi ricordo che devo partire!] 
Devo proprio andarci, visto che ho una litoranea che posso sfruttare per andare a correre? 
Ma se mi iscrivo, cosa faccio? 
No, la sala attrezzi no. Mi annoio. 
Zumba? Naaaaaaaaaa.
GAG? Mmmmm....direi anche no.
Pump? Ecco...così magari vedranno quanto sono un tronco di legno.
Walking? Ehhhh?? Mi vuoi morta?
Spinning? Yes. Decisamente. Nessun dubbio. Che spinning sia.

E poi guarda che fianchi, e la pancia...sì, Michi, se non vuoi diventare una vacca prima di natale, l'imperativo è unico: ISCRIVITI IN PALESTRA.

Proprio quando il mio cervello si era abituato all'idea di mettersi seriamente a lavoro...è sorto un altro problema.
Dovete sapere che io abito in un ameno paesello di circa 60 mila abitanti. Non siamo pochi, ma non siamo neanche tanti. Il problema non è questo. Il problema è che se cerchi qualcosa di diverso, come ogni paese di provincia che si rispetti, la diversità non è proprio una consuetudine. E trovare palestre attrezzate, dove si faccia spinning con personale qualificato non è proprio una passeggiata. Diciamo che non è neanche una passeggiata trovare palestre che siano degne di essere chiamate tali.

Oltre questo, dovete metterci il fatto che, per quanto possa essere espansiva, estroversa, solare [sì lo so, sono una bellissima persona! :-) ], quando si tratta di approcciarmi a nuovi ambienti faccio un po' di fatica.
Ritornare nella vecchia palestra, quella che ho frequentato fino a giugno, non era possibile:
a) perché il corso di spinning non si sarebbe più tenuto
b) perché non volevo fare brutti incontri
c) perché l'abbonamento è troppo caro.

Panico. E adesso che faccio? Presa dallo sconforto, ho deciso di contattare il mio ex istruttore di spinning, quello che mi ha seguito fino a giugno. 
Se mi dai il tuo numero di telefono, ti chiamo e ti spiego.
Mmmm. Vabbù. Che mai l'avessi fatto.

Allora lun-merc-ven ore 19.30, 20.30, 21.30 in paesello x, martedì-giovedi 18.30-19.30 paesello y. Però aspetta, devo controllare la disponibilità delle bike. 15 meno 2, lun 12, merc no, sì 20.30, no per due persone, magari riesco ad inserirti in questo turno, o forse in questo. Ma tu vuoi venire 2 o tre volte a settimana? No , perché sai...

Insomma, dopo varie peripezie habemus corso di spinning!
Ovviamente non mi sono accontentata di farlo 2 volte a settimana, e mi sono iscritta per le 3 lezioni. Abbonamento trimestrale. Poi vi farò vedere il fisicaccio...sempre che la smetti di mangiare dolci nel frattempo.

Cosa significa tutto questo?

- Non sono felicissima dell'orario del corso. Andare in palestra alle 21.30 significa arrivare il 90% delle volte svogliata e distrutta. Per fortuna sono riuscita a trascinarmi in questa folle impresa una mia amica. Però se penso alla riduzione della cellulite (giuro funziona!) e al miglioramento della circolazione, mi ritorna un po' di buona volontà!

- Andare via stanca e rientrare tardi. Se considerate che la palestra si trova in un altro paesello, questo significa non rientrare prima delle 23. Non solo, quando torno mi tocca almeno la doccia --> non vado a letto prima di mezzanotte.

- Tornare a casa affamat(t)a, ma non poter cenare perché altrimenti è come se avessi faticato inutilmente (però ogni tanto sgarro...e si vede!).

- Crollare non appena poggio il mio misero corpo sul letto, ma aprire gli occhi 3h dopo per effetto dell'adrenalina che mi costringe a fare acrobazie nel letto, manco fossi Moira Orfei, prima di riprendere il sonno, quando, ahimé, è troppo tardi e devo alzarmi per studiare.
Quindi immaginate come sto il giorno dopo. Per fortuna il mio corpo piano piano si sta abituando. Ma le prime volte è stata davvero dura: alla fatica fisica, si aggiungeva la stanchezza per non aver dormito.

- Avere gli occhi dell'istruttore puntati addosso che, anche se non ve l'ho detto [ma forse chi mi legge su twitter lo sa], ha una certa simpatia per me. 
Allora sarai fortunata! Magari è un figo della madonna!! Ecco...non proprio. Come ho già scritto qui, i topini di laboratorio sono più carini. Però non lo diciamo a nessuno eh! :-)

- Ultima, ma non meno importante, a lezione viene un tipo. Affascinante. Tenebroso. Per ora mi limito a guardarlo. Poi chissà!

In ogni caso, quello che sento di consigliarvi è...fate sport! Perché io da quando ho ripreso, sto decisamente meglio, nonostante le poche ore di sonno.


sabato 19 ottobre 2013

Apatia portami via.

Cominciano i weekend di scazzo. Quelli in cui non ho voglia di fare nulla, sono tremendamente asociale, pigra, ma soprattutto apatica.
Fondamentalmente il problema è uno: MI ANNOIO. Ma di brutto eh.
Non so che fare. Magari vorrei fare tante cose, ma niente. Riesco solo a pensare che potrei farmi un giro in bici o un giro per negozi, poi se penso che devo vestirmi o semplicemente lavarmi i denti, infilarmi la giacca e uscire mi prende una sconfidenza che ciao.
Magari ho anche da studiare, ma è da sfigati studiare il sabato pomeriggio. Così come è da sfigati rimanere a casa. E io che faccio? Rimango a casa e faccio finta di studiare. Semplice, no?! Elementare Watson. 
O cosa peggiore...passo ore davanti al pc. Impassibile. A leggere tweet e ascoltare musica. Che tristezza infinita.
Però oggi ho fatto una cosa diversa. Ho preso il tappetino e ho fatto 9 serie di addominali (3 alti, 3 bassi, 3 laterali). Quanto sono triste??
Domani, prometto, mi invento qualcosa di più allegro.

venerdì 18 ottobre 2013

Se il bruco diventa farfalla, fa un po' paura [e cose belle dal web #2]

Ho paura. Tanta eh. Che poi non è neanche paura, ma insomma...voi esperte paladine del romanticismo, sapete bene cos'è quel sentimento che ci/vi prende all'altezza dello stomaco.
Perché l'amore fa paura?
Fa paura persino scriverlo. Forse usare la parola amore mi sembra un tantino esagerato. Però...nel mio stomaco qualche bruco comincia a diventare farfalla. E io non provo questa sensazione da...boh. E' passato così tanto tempo che mica me lo ricordo. Me lo dite voi cos'è?

Sono confusa. Uno è sempre meno chiaro con me e ormai è palese a tutti che il nostro rapporto non è solo amicizia. Forse è chiaro a tutti tranne a noi due che ci ostiniamo a credere il contrario.
Scherziamo, sorridiamo, ci abbracciamo, velatamente ci cerchiamo, ci guardiamo, ci annusiamo e poi ci allontaniamo. Io non so se ce la faccio a continuare così. Perché sono mesi che mi ripeto che non può nascere nulla, che devo partire, che merito di più, che siamo diversi, che meglio lasciar perdere le cose come stanno. 
Tutti pensieri che adesso cominciano a vacillare, perché mi sto sciogliendo poco a poco. E se fino a qualche settimana fa ero del tutto impassibile alle sue carezze, adesso invece divento una 14enne instabile e dall'ormone sveglio.

Ieri sera ci siamo incontrati per caso in un locale, stavo andando via quando l'ho beccato all'ingresso. Il tempo di un ciao (come è strano incontrarti di sera in mezzo alla gente... Jovanotti is on my mind) e qualche battuta, le solite che ci scambiamo quando ci incontriamo in quei posti che odiamo, ma che ci ostiniamo a frequentare per sentirci un po' come gli altri. Stavo andando via, quando mi prende per il braccio e mi tira a sé.
Dove vai? Vieni qui, resta con me.
Ecco, questo mi sembra che non sia un atteggiamento da amico.
Non ho opposto resistenza. Sono rimasta lì con lui e i suoi amici, incurante dell'orario e delle miei amiche rimaste fuori ad aspettarmi. Gli ho fissato le labbra mentre mi parlava. Le ho guardate bene questa volta e quando ho sognato di averle vicino alle mie sono fuggita. 
Persino alcuni sogni fanno paura. Perché io davvero non so cosa fare, se preservare l'amicizia e rinunciare ad andare oltre o se farlo rischiando di rovinare tutto.
Come al solito sto andando molto oltre anche con i pensieri. Ma ho paura di trovarmi impreparata. Non so neanche perché vi racconto tutto questo, le mie pippe mentali...si diventa così stupidi delle volte. Ecco: io mi sento TREMENDAMENTE STUPIDA. Quindi la prossima volta che parlo di Uno siete autorizzati a non leggermi più.

Ma parliamo di altro. Questa volta ho partecipato anche io al progetto di Zelda was a writer. Se scaricate il pdf, ci trovate 900 mie battute che adesso vi riporto.

Dove sei? Roma mi sembra così vuota in questo momento. Eppure ti perdo. Non ti trovo. La neve ricopre tutto, mi sento così piccola. Mi stringo nel mio cappotto, raccolgo i capelli e cerco nel cuore le risposte. Sembrano spine, pungono. Mi manca il mare in questi momenti. L’estate è passata così in fretta, rimane solo il rumore di conchiglie infrante, lasciate nelle scatole di latta sugli scaffali della mia stanza blu. Ci sono anche delle vecchie fotografie, libri di quando mia madre era giovane, lettere d’amore che non ti ho mai dato, piccole calamite, bustine di zucchero che rubavo sempre al bar la mattina. Ricordi? Avevi anche tu quella mania di infilarti bustine di zucchero nelle tasche. Mi leggevi le frasi scritte sopra. Poi mi davi un bacio sulla fronte e scappavi al lavoro. E io ti rincorrevo perché dimenticavi sempre le chiavi sul bancone. Quanto erano belle le tue distrazioni. 

E' un progetto semplicissimo ma allo stesso tempo molto entusiasmante perché mi (ti) permette di dare sfogo alla fantasia con gli strumenti più belli: qualche oggetto e 10 righe in totale libertà.
Perciò vi invito non solo a dare un'occhiata, ma anche a partecipare.
Cosa mi abbia ispirato nella stesura non lo so. Ho pensato ad alcuni avvenimenti del mio passato, guardando gli oggetti mi è venuto in mente il secondo viaggio a Roma fatto con il mio ex, proprio mentre qui in Puglia nevicava. Le spine che la nostra storia ha lasciato nel mio cuore, l'estate appena passata, le bustine di zucchero che collezionavo fino a qualche tempo fa, le distrazioni mie e della mia migliore amica. Ho mescolato un po' il tutto e ho scritto. Se non avessi avuto il limite dei 900 caratteri avrei continuato a scrivere, ma è bello anche così. Lasciare dei segni, piccole frasi e lasciare poi che sia il lettore ad interpretare e ad aggiungerci tutto quello che vuole.
La geografia delle parole e quella dell'immaginazione non ha confini...quindi lasciatevi andare!





[Ecco che, tutto è così incredibile. 
Basta lasciarsi andare
è l'amore che viene.
Sorridigli tu, sorridigli bene]


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