domenica 7 febbraio 2016

Sulla panchina.

Non pensavo che sarei mai arrivata ad un punto in cui avrei tirato le somme della mia vita e ci avrei visto tutto nero.
Non ci siamo proprio. E' come se stessi tirando i fili della mia esistenza con i denti, trascinando tutto quello che sono con la sola forza della parte più fragile del mio corpo.

Sento che mi sono crollate addosso le torri gemelle dell'infelicità. 
Sono letteralmente sepolta da una forte insoddisfazione che mi sta togliendo, un sorso alla volta, tutta la gioia di vivere di cui ero portatrice sana. 
Sorrido, ma fingo. Perché è più semplice fingere che vada tutto bene. Del resto, nessuno capirebbe. Neanche tu, mio caro lettore o lettrice.
E non prendertela se ti dico che non puoi neanche lontanamente sapere cosa provo.
Perché l'insoddisfazione e l'infelicità sono le neoplasie dell'anima, di cui ognuno ha un modo tutto personale di provare e sentire.

Io pensavo che fossero curabili. Con lo sport, con il mare, con i tramonti, con il mi butto nel lavoro e non ci penso. Con gli affetti e gli amici. Con il cioccolato e le abbuffate di fronte al frigorifero. Con le chiacchierate con gli sconosciuti.

Tutti palliativi illusori. Droghe dall'effetto potente che mi facevano stare bene ore, a volte anche settimane. Endorfine di cui non potevo fare a meno. E non posso, neanche ora, farne a meno.

Però la vita non è questo. O almeno non è solo questo.
La vita è mettere in riga quello che ti porti dentro. 
Progettare algoritmi con soluzioni imprecise ma soddisfacenti. 
Considerare via di fuga. Soluzioni alternative. 
Arrendersi a quello che si è. 
Desiderare quello che si ha. 
Costruire e demolire per fare meglio. 
Superare gli ostacoli ignorando l'acido lattico che poi ti brucerà le fibre dell'anima. 
Rischiare. Ma soprattutto volere tutto questo. 
Volerlo così forte da non fermarsi. Mai. Neanche quando tutto sembra nero. Neanche quando tutto non ti piace ma te lo fai andare bene lo stesso. 

Ecco, io credo di essermi seduta un attimo alla panchina per riposarmi. 
Per pensare. 
Per riflettere su quello che voglio. 
Per cercare nella borsa, tra tutte le cose che porto, se c'è qualcosa che realmente mi serve. 
Per bere un sorso d'acqua e farmi passare quel bruciore che ti lascia senza fiato. 
Per guardarmi intorno. Vedere gli alberi e capire dove sono le radici. Sentire l'odore del mare e pensarlo dentro di me.
Per capire chi sono. E cosa ho tra le mani. 

Mi alzerò prima o poi. Perché mi piace correre. E' la metafora della mia vita. Non fermarmi, mai.
Ma adesso lasciatemi sulla panchina. Ché i miei muscoli hanno bisogno di riprendersi. 

sabato 23 gennaio 2016

Assente giustificato.

Sono assente.
Risucchiata totalmente dal lavoro. Che non mi piace. Che mi rende infelice.

Dal tempo che non ho. E che vorrei.

E' un periodo di merda e io mi sto dissolvendo piano piano nell'acido della mia infelicità.

Vorrei un biglietto di sola andata.
Ricominciare da un'altra parte.
Perché quando sai che hai tutto sbagliato non vorresti altro che una nuova pagina bianca su cui riscrivere la tua vita.


Forse tornerò.
Ma non so quando.

venerdì 15 gennaio 2016

Mai, mai, mai mi perdonerei.

Mai...ho tagliato i capelli (da sola).

Sì, ho avuto il coraggio. Un bel taglio netto. Non c'è più la coda lunga che mi rendeva apparentemente secsi. Non ci sono più le doppie punte. Non c'è più tutto quel baluardo di sicurezza racchiuso in una folta chioma.

Addio, femminilità. Chissà adesso dove sarai.

Credevo di non esserne capace, poi è bastato un pomeriggio di noia a farmi cambiare idea. E anche un po' di rabbia. Per tutti quelli che continuano a dirmi ti conosco bene, non cambierai mai.
Che palle che siete.
La verità è che alla gente piace dire agli altri quello che non riesce a dire a se stesso. O che magari ha paura di dire.
Nella noia di chi ti dice che non sei cambiato, c'è la consapevolezza che non è cambiato neanche lui.
Solo che è più facile dirlo degli altri, piuttosto che di se stessi.

E così ho tagliato i capelli. Quasi a voler partire da quelli. Consapevole che, in verità, un taglio non cambia nulla, se non i tuoi umori davanti allo specchio.


Però dentro c'è qualcosa che.
La mia amica Emme dice che sto crescendo. E in effetti tra meno di un mese è il mio compleanno.

T-R-E-N-T-A.
P-A-U-R-A.
E tante altre emozioni.

Quel 3 non mi fa impazzire, perché è denso di ansie.
Di passi indietro. Di binari deserti. Di occasioni perdute o mai arrivate.

E' un passaggio. Mi piace vederla così.
E anche questi capelli passeranno.


domenica 3 gennaio 2016

I buoni propositi che ho rispettato e quelli che rispetterò (forse).

L'anno scorso ho stilato una piccola lista di buoni propositi. Pochi ma buoni. 
Non avevo grandi pretese per il nuovo anno, volevo fissarmi piccoli obiettivi e raggiungerli. E ci sono riuscita.

Sono riuscita a cambiare la mia alimentazione e sono dimagrita. 
Rimango sempre la golosa ingorda di sempre, ma per fortuna ho imparato a controllarmi. Ho trovato la causa dei miei frequenti mal di testa e sono sempre più convinta che lo stile alimentare influenza tantissimo la nostra vita.
Mi piacerebbe continuare a dimagrire, impegnarmi di più a mangiare sano e ridurre drasticamente carboidrati e carne. 
Non sono riuscita a smettere di bere, ma se escludiamo le feste, le mie distrazioni alcoliche sono diventate rare puntate mensili dosate con molta attenzione. Per capirci, non supero i due calici di vino al mese e la birra è quasi sparita dal mio menu alcolico. 
Ho ridotto anche le sigarette, visti i miei problemi di salute. Sarebbe bello non fumarne più

Ho ripreso a fare sport. E anche con grandi risultati. 
E' grazie alle lezioni di spinning e alla corsa che adesso ho qualche chilo in meno e dei polpacci più scolpiti. Per non parlare dei quadricipiti che adesso sono come quelli di un camionista, ma pazienza. 
Mi piacerebbe persistere nella corsa e partecipare a qualche maratona.

Ho fatto il mio primo viaggio da sola. Per quest'anno non ho questa pretesa. Mi piacerebbe andare in vacanza, ma con un'amica.

Ho scritto. TANTO. E in varie forme. Ovviamente non posso smettere, la scrittura è la mia medicina. La mia terapia durante i momenti no. 

Non ho imparato a fare niente. A parte decorare qualcosa come bottiglie di vetro e vasetti con smalti di scarto. Belle schifezze da buttare direttamente nel cassonetto dell'immondizia.  

Ho letto. Una quindicina di libri. E sono strafelice. Perché io non ho mai letto così tanto in vita mia. E poi sono stata fortunata, perché ho scelto sempre libri perfetti che mi hanno lasciato qualcosa. Il proposito per il nuovo anno è alzare il tiro. Raddoppiare il numero dei libri letti. 

Altri propositi? L'inglese e il lavoro. Vorrei che tutto andasse per il meglio.
Spendere meno soldi ed essere felice senza tormentarmi per quello che mi manca.

Non voglio altro.


sabato 2 gennaio 2016

Pagina 2 di 366.

Innanzitutto Buon Anno a voi. Come padrona di casa sono stata abbastanza maleducata da darmi per latitante durante queste feste. Ma ZERO voglia di scrivere e UMORE quasi sempre sotto terra.
Ho avuto anche degli attacchi di ansia mista a panico per quanto sono stata male.

Sono fatta così. Il Natale non mi piace e non lo vivo affatto bene. Ecco perché decido sempre di passarlo fuori casa. E quest'anno sono andata nuovamente al pranzo Caritas con i poveri della mia città. Un'esperienza unica che ha dato un senso ai miei malesseri. O meglio, li ha ridimensionati tantissimo.

Mi sono chiesta perché. 
Perché stessi cosi male da non riuscire a trattenere le lacrime e non riuscire a dormire. 
Perché odio questa festa. 
Perché mi sento così indifesa quando invece dovrei sentirmi felice per l'aria di festa che gira intorno. 
Non ho trovato risposte. Ma so che sono stata così anche per una situazione in cui mi sono buttata con tutta me stessa e che, sebbene alzi il livello estemporaneo delle mie endorfine, il giorno dopo mi fa sentire uno straccio. 

Detto questo, sono sopravvissuta. E, in ogni caso, sono contenta. Perché ho comunque vissuto dei giorni pieni in cui mi sono lasciata sorprendere.
Ho rivisto il fratello di Uno, con il quale quest'estate era nata una bella amicizia. E mi sono ritrovata più volte a passarci del tempo insieme. Ignorando telefono e orologio. Una sensazione bella che non provavo da tempo. 

Ho passato un capodanno diverso. Prima alla marcia della pace e poi un improvviso cambio di rotta che mi ha portato in discoteca con una mia amica. Lì abbiamo incontrato un altro nostro amico e un tipo che avevo conosciuto quest'estate.

Io, il 31, non ero mai andata a ballare e non avevo idea della fauna che ci fosse. Non mi sono divertita cosi tanto in vita mia come l'altra sera.

Ora però ho un problema. 
C'è un tipo, quello di quest'estate, che mi ha chiamato già 7 volte in meno di 2 giorni. Vorrebbe uscire con me. Io temporeggio. Non che sia brutto, ma mi sento bloccata.
Ho paura. Perché non lo so. 

Forse perché non ci vedo conquista da parte mia. O forse perché non ci sto con la testa.
O forse perché non è periodo. 
Non lo so, ma stasera, per esempio, ho detto già due NO (a lui e ad un toyboy che vincerà un caffè con me solo per sfinimento). E non mi era mai capitato.
Quindi so che c'è qualcosa che non va.
Cosa, però, non lo so. 
Help. 






mercoledì 30 dicembre 2015

Bilanci.

E' sempre un gioco di guadagni e perdite, il fare bilanci a fine anno. 
Mettere il più o il meno per capire cosa si è perso e cosa si è guadagnato. 

A me, questo 2015 ha dato tanto. Ma ogni dono, porta dietro di sé anche qualche perdita.
E io ho perso. Tempo. Kg. Sonno. Occasioni. Un paio di perle (in realtà, qualcuno in più). Qualche libro che ho prestato. Le sicurezze di una vita. Abbracci che avrei potuto tenere per me, se solo mi fossi voluta un po' più bene. Lenti a contatto. Rossetti. Un po' di stupore. L'illusione del per sempre. La fiducia negli uomini. 

Ho guadagnato. Tanto, davvero. Ho le tasche piene di viaggi. Sorrisi. Pugni allo stomaco. Occhi e labbra nuove. Parole dette e non dette. Piccole soddisfazioni. Numeri di telefono. Libri. Consapevolezze. Amiche ritrovate. Poesie di Guido Catalano. 330 pagine di David Grossman. Canzoni di Levante. Incapacità del re-stare. Paure. Sfrontatezza nel dire quello che penso. Caffé ai distributori. Chiacchierate con gente che poi non ho rivisto più o che non ho mai visto. Email che vorrei rileggere tra 10 anni. 

Ho le tasche piene di me. Che contenermi tutta è davvero una fatica. Bella. 

Sono contenta così. Anche se questo giochetto dei bilanci mi mette sempre un po' di tristezza. Ma sono arrivata a pagina 364 del 29esimo capitolo della mia vita e sono pronta a leggere come andrà avanti la mia storia.

Buon anno a tutti!



martedì 15 dicembre 2015

Incontinenza dialettica.

Se c'è una cosa che so fare bene, o quasi, è raccontare. 
Parlare. Parlare. Parlare.

Per esempio, questa è una di quelle sere in cui mi attaccherei al telefono e comincerei a parlare. Oppure inviterei qualcuno a casa da me, e sdraiata sul divano, con le gambe incrociate, comincerei a sincronizzare i gesti delle mie mani con le parole che arieggiano nella testa. Mi toccherei i capelli, una, due, cento volte. 
Oppure mi farei venire a prendere e, con sneakers ai piedi, macinerei km al freddo. 

Che poi cosa dovrei raccontare?
Niente. Tutto.

Tutto quello che mi passa per la testa.
Per esempio che sono stressata, stanca e demotivata.
Che quando torno a casa, dopo una giornata di lavoro, vorrei solo sparire. Un paio di ore. Oppure fare l'amore, come quella volta in quella villa settecentesca, con quel tipo lì che mai mi sarei immaginata di incontrare.
Che ho prenotato un viaggio per Lisbona e non so se ho fatto bene. So solo che è stato l'ennesimo colpo di testa.
Che c'è uno studente a cui piaccio. Ma con i 20enni #ancheno.
E che ce n'è un altro che non fa che chiedermi quando ci vediamo.

Io li ammiro questi ragazzini. Ammiro la loro intraprendenza, la loro sfacciataggine, la loro caparbia. Che se fosse un po' dei trentenni che mi capita di incontrare, mi innamorerei ogni 10 secondi.

Racconterei, per esempio, di quanto il mio capo mi faccia sorridere. 
Di quanto sia indecifrabile, eppure così simile a me. 
Di come entrambi, oggi, ci siamo ritrovati a parlare del Natale e dei regali, facendo un pezzo di strada insieme. Di come odiamo le feste comandate. Di quanto, in fondo, ci sentiamo soli.

Racconterei altre cose. Cose inutili, stupide, così, giusto per incontinenza dialettica.
Ma poi mi rendo conto che è tardi. 
Che non posso chiamare chi vorrei. 
Che a casa ci sono i miei e il divano non è libero.
Che è tardi e dovrei andare a letto, altrimenti domani rischio l'ennesima figura di merda con il controllore che mi sveglia al capolinea.
Che ci sono cose che puoi dire e altre che puoi scrivere.

E allora ho scritto questo post, così, solo per incontinenza dialettica.


lunedì 14 dicembre 2015

Da sdraiati, forse, è meglio.

La vita è fatta di cose che non ti aspetti.
Le piace tradire i vostri pensieri, le vostre aspettative, i vostri sogni, le vostre attese.
Se sulla Moleskine della vostra immaginazione prendete appunti su tutti i vostri vorrei, arriva lei che scombina tutto.
Le piace scardinare tutte le porte dei vostri piani.
E voi non potete farci niente.

Niente.

In questo ultimo mese (o forse dovrei dire anno), la vita mi ha sorpreso.
Ha cominciato a giocare con il taccuino dei miei appunti esistenziali da un bel po'.
Con incontri inaspettati, con porte che si sono aperte da dentro, con universi che ho dovuto scoprire da sola e segretamente custodire, con cose che non avrei mai pensato di fare e invece, con parole mai dette e mai ascoltate, con tutta la lista di quelle cose che pensavo potessero succedere solo nei film o nei libri.
Mi sono arresa alla sua imprevedibilità, sentendomi una perdente, quando con la mia razionalità non sono riuscita a gestirla.
Però la vita è così. Delle volte, ti impone di arrenderti.
Di smetterla di combattere contro tutti gli schemi fissati nella tua testa.

E io mi sono arresa.

Adesso mi sento così.
Come una che si è arresa. Ma non mi sento una perdente.
Non si può essere sempre all'altezza di quello che accade. E allora meglio sdraiarsi e vaffanculo.

sabato 5 dicembre 2015

Nevischio. [On air #74]

Io non so perché ma ti muovi dentro me
e non so se tornerai
io non credo cambierai.
E non sai di gelosia nella mia mente
sei comunque mia
faccio come il nevischio lo sai
avermi non potrai.
Non cambierò mai di stile
non mi vedrai come adesso affondare nel terreno
che circonda il tuo viale già,
puoi restare senza
puoi restare senza.
Scoppiare potrei
noi insieme
così non c'è distinzione
vedi sognare vorrei
io ci spero e tu si.
Prova il vento a muoverci
finché ci muove il pensiero tuo sale
non è più ieri e tu non ci stare.
Mi dirai che senza un fine non ci riesco a stare.
Mi dirai che senza un fine non ci riesco a stare
senza un fine non ci riesco a stare.


 

martedì 24 novembre 2015

Presto.

Stamattina la sveglia è suonata prima del solito. 
Dovevo essere a lavoro prima delle 8 e ce l'ho fatta, per fortuna.
Ho guidato per più di un'ora, riflettendo sulle note degli Afterhours e distraendomi su quelle di Cremonini.
Mi aspetta una giornata lunghissima, tra laboratorio e partita allo stadio.
Sì, stasera vado al San Nicola di Bari a vedere l'Inter. E non sto più nella pelle.

Intanto ho aperto un po' di blog e:
1. Ho una voglia sconsiderata di leggervi;
2. Ho una voglia altrettanto sconsiderata di scrivere.

Aspetto solo che qualcuno mi doni un po' di tempo per farlo.

sabato 21 novembre 2015

Robe da donne che mi infastidiscono.

Sto pensando che dovrei inaugurare una rubrica su tutti gli atteggiamenti femminili che non sopporto. A partire da quelli delle mie amiche. E credo che la quantità di post aumenterebbe in maniera esponenziale nel periodo premestruo.

Premessa: io sono una persona abbastanza tranquilla, ma allo stesso tempo una rompicoglioni inside - lo ammetto. Cioè non faccio storie di nessun tipo, lascio sempre l'altro libero di comportarsi come vuole nei miei confronti, ma se vedo che tentenni, fai il vago, imbrogli, dici bugie o inventi scuse, divento uno yogurt scaduto. E metto il muso per almeno 24h.

Odiatemi, sì.

Ieri sera avevo appuntamento con le mie amiche per andare a bere vino in centro, in occasione di una manifestazione. All'appello mancava solo una ragazza che ci ha scritto vi raggiungo. Un vi raggiungo che è arrivato dopo, alla seconda domanda ci sei stasera?

Ora direte voi, Michi ma perchè sei così rompicoglioni?
Lo so.
Ma quello che mi ha infastidito è che la mia amica doveva vedersi con il suo tipo - di cui noi tutte siamo a conoscenza- quindi che bisogno c'era di fare la vaga? Era difficile dire mi vedo con il tipo, vi raggiungo dopo. Non lo so.

Però mi ha infastidito. Perché okay la privacy, okay che non vuoi far sapere i cazzi tuoi, i tuoi spostamenti però...questo ragionamento non dovrebbe valere sempre?

Non lo so, sono infastidita ecco. E in questo periodo ogni pretesto è valido per comportarmi come una zitella inacidita.

mercoledì 18 novembre 2015

Digitalism mode on.

Sono piuttosto abitudinaria nei miei momenti di pausa a lavoro (in realtà non si tratta di una vera e propria pausa, ma di due ore di incubazione del mio solito esperimento).

In ordine sparso:
1.coccolo un po' la macchinetta del caffè e le concedo di viziarmi a sua volta;
2.mando messaggi random su whatsapp;
3.accendo spotify e scrivo;
4.controllo la posta;
5.lavoro, ovvero leggo paper che potrebbero tornarmi utili per quello che sto facendo;
6.mangio (e a dismisura anche).

Lo so, sono degna di un Pulitzer del fancazzismo. 
Oggi, per esempio, sono arrivata al punto 3. Ho messo su musica elettronica, e non chiedetemi perché, ma ultimamente mi piace più del solito, e ho cominciato questo post. Che in realtà non doveva cominciare proprio così. Ma chi mi legge sa che io soffro di anoressia dialettica quando si tratta di cominciare un post. E se non lo sa, adesso ne sarà consapevole.

Che volevo dirvi? Niente. Che oggi sto messa male più del solito. E che la musica elettronica non basta. E neanche il sorriso che riesce a strapparmi il barista tatuato del bar che mi chiama la sua bbbiologa con un numero imprecisato di B. E neanche la brioche con noci e acero che oggi mi sono mangiata alla faccia della dieta. Niente.

Passerà, mi dico. Certo. E perché non dovrebbe passare? E' solo un giorno nero come mille altri. 
E invece, passerà è una frase del cazzo. Perché non passerà. 
Perché se qualcosa si è rotto dentro, non basta il tempo ad aggiustarlo. E allora quel passerà non vale niente. Non vale neanche un conforto momentaneo.


venerdì 13 novembre 2015

Altrimenti.

Non mi sono persa nel regno di Silent Hill.
Una risposta è arrivata, banale, ma è arrivata.

L'ho ignorata. Perché era una di quelle risposte inutili che avrei preferito non ricevere.

Io mantengo sempre le promesse. 

Peccato che quel sempre è durato meno di 12 ore.
Mi ha riscritto e mi sono ritrovata a leggere i suoi tormenti autocommiserativi mentre cercavo di sbrigare le mie cose a lavoro.

Bipolarismo? Forse.
Poi è ritornato in sé e ha rotto tutte le promesse di cui si era fatto paladino.

A quel suo a mai più - che devo ammettere mi ha ferito un po'- è seguito un vorrei vederti. 
Eccolo lì, pronto a rimangiarsi tutte le promesse che non sa mantenere.

E quindi niente. Non ci siamo ancora visti. Ma mi ha cercato in un numero indefinito di volte, compreso alle 2.55 di questa notte.

Forse domani saprò darvi delle risposte.

E sì, vorrei vederlo anch'io, altrimenti non gli avrei scritto.





martedì 10 novembre 2015

Gli ho scritto.

Negli ultimi anni ho scoperto di avere enormi problemi con la gestione dei sentimenti, i miei. Perché poi quando si tratta di quelli degli altri, dispenso consigli manageriali che Vanity fair - posta del cuore levati. E così oggi, presa dal dubbio amletico gli scrivo o non gli scrivo ho consultato una delle mie migliori amiche per avere una botta di irrazionalità e sbloccare un po' la mia rigidità cardiaca.

- Mary, vorrei scrivergli.
Lei mi risponde prontamente:e allora scrivigli! se c'è una cosa che ho imparato negli ultimi due mesi..è di fare e dire e comunicare tutto quello che abbiamo dentro. Tu gli "fai un regalo"...lui poi ne farà ciò che vuole...ma se hai voglia di comunicargli qualcosa...fallo, indipendentemente dalle sue reazioni.


Questo è il tipo di risposte che io odio. Perché quando io imploro aiuto su questioni sentimentali mi aspetto sempre che dall'altra parte ci sia una persona più razionale di me a dirmi di fare esattamente il contrario di ciò che vorrei. E invece no.

E invece ho amiche che hanno il cuore molto più elastico del mio e che, quindi, assecondano i miei desideri senza senso.

Così non ci ho pensato due volte e gli ho scritto.

E' auspicabile rompere- ogni tanto- qualche promessa...come per esempio quella di non sentirsi più?? Perché è da un paio di ore che navighi nei miei neuroni e volevo dirtelo.

Ovviamente nessuna risposta. Non sia mai che quando mi sbottono un po' ci sia qualcuno a dirmi di ricompormi. No. Mi lasciano sempre così, sbottonata. Scardinata. Esposta al vento e al freddo. 

E stasera ho freddo. E sento il vento in faccia e sul cuore. Che nel frattempo si irrigidisce ancora di più. Morirò di infarto, per le mie emozioni che non sapranno più irrorare il mio muscolo cardiaco.


Voglio rivederti ancora.

Uno sbaglio durato un paio di ore.
I magoni. Le lacrime.
Poi quegli occhi. E quell'uscita teatrale alla quale non voglio arrendermi.


venerdì 6 novembre 2015

12 km.

E' da un po' di notti che dormo male. Vado a letto stanca morta e alle 3 apro gli occhi manco avessi dormito 12 ore di fila. Mi sento carica, ma metto subito a tacere la mia adrenalina sotto le coperte. 
Se abitassi da sola, potrei dare sfogo a tutte le cose che mi vengono in mente di fare. 

Tipo l'altra notte avrei voluto sistemare i miei armadi, fare una lista di tutti gli abbinamenti possibili da indossare nei prossimi giorni (sì, siamo a livelli patologici, ormai scrivo anche cosa mettere giorno per giorno), scrivere e ascoltare musica.
Ma mi sono tristemente limitata a guardare la home di FB e controllare qualche conversazione su whatsapp senza rispondere. Ché la gente se rispondi ad orari inconsueti si fa mille film. 

La storia si è ripetuta per 2-3 notti di seguito. Credo sia dovuto al tanto sport che sto facendo in questi giorni. O mi piace pensarla così.
Ieri, per esempio, sono andata a correre. Nonostante avessi dormito poco la notte precedente. Nonostante sono tornata a casa in uno stato febbricitante e ho fatto lezioni private di matematica.
Ma alle 20 non sapevo cosa fare della mia vita, così ho messo la felpa e le Nike e sono andata a correre.
Sola, come sempre.
Io e il mare. Il mare e io. E l'umidità che nel frattempo mi è entrata nei polmoni e credo anche un po' nell'orecchio destro, visto che ho un leggero fastidio. 
 
Ho corso per 12 km, non so come ho fatto, ma mi sono resa subito conto che avevo una potenza insolita nelle gambe. 
Di solito comincio con un ritmo più o meno normale per i primi 30 minuti, per poi trascinarmi nei restanti altri 30. E 12 era solo il numero dei minuti dopo i quali cominciavo a bestemmiare per la fatica.
Ma ieri non so che avevo nelle gambe. E nella testa. Ho cominciato a correre a ritmo abbastanza sostenuto. Canticchiavo e sorridevo per una strana sensazione di libertà che avvertivo. 
Non saprei neanche spiegarvi perché mi sentivo così. Però ero soddisfatta, perché più alzavo l'asticella dei miei limiti e più stavo bene.
Sono tornata a casa e non contenta, ho corso intorno ad un paio di isolati per allungare il giro. 
Erano ormai passate le nove, ma non volevo rientrare. 
Poi ho deciso di fermarmi. Ho avuto un crollo. Non mi reggevo in piedi, vedevo tutto annebbiato. E lo so, non dovrei esagerare. Ma non mi importava di stramazzare al suolo.
Avevo un'insolita allegria in corpo.

Tornata a casa ho subito bevuto un succo. Mi sentivo la pressione bassissima, nonostante io soffri del problema opposto.  
Dopo la doccia continuavo a sentirmi debolissima, con le gambe che a malapena riuscivano a tenermi in piedi. Non ho avuto neanche le forze di cenare.

Sono andata a letto con i capelli bagnati, sprofondando in un sonno che è durato un paio di ore. 
Poi nuovamente sveglia. 
A raccontarmi storie impossibili. 
Ad ascoltare i miei demoni. Sì, quelli. Perché è inutile raccontarsi balle. 
Sono loro che non mi fanno dormire in queste notti. 
Sono loro che ieri mi hanno fatto correre, come se volessi evitarli. Allora correvo, anzi fuggivo per evitare che mi rimanessero in testa. 

Ma stamattina ho tristemente realizzato che quei 12 km non sono stati sufficienti.



venerdì 30 ottobre 2015

[Di quelle cose che succedono e...niente, sei contenta]

Ieri è successa una cosa strana. In realtà più di una. E poi, in verità, non così strana.
Sono successe delle cose così normali, eppure così estranee alla vita di tutti i giorni che mi hanno fatto pensare a fine giornata che...cazzo, la vita sa sempre come lasciarti senza parole.
E magari anche con un sorriso sulle labbra.

Ho ricevuto un grazie, nel caos di un ipermercato, che non mi aspettavo.

Ho passato una serata con delle persone care. Godendo del bene che un'amica può dimostrarti preparandoti da mangiare.

Ho ricevuto una piantina di violetta da un uomo. E no, nessun spasimante impazzito. Solo uno slancio di affetto che mi ha fatto intenerire il cuore.

Ho scovato una bugia nell'armadio delle sovrastrutture di un uomo. E allora mi sono chiesta che bisogno c'è di mentire. E che bisogno abbiamo di mostrarci per quello che non siamo se poi c'è comunque chi è disposto a sceglierci.

I miei primi dosaggi proteici hanno rivelato, dopo mesi, i risultati attesi. E ok, non frega niente a nessuno. Ma io posso sperare un pochino che il mio progetto di dottorato (forse) ha un senso.

E niente. Penso che alla fine non servono grandi cose per apprezzare la vita.
E che magari ha senso se le cose belle siano condivise, che di selfie e foto in compagnia non ce ne facciamo granché.

[Dopo questo momento di elevato tasso glicemico, rimetto a posto il cuore nella cassa toracica, buon weekend].

mercoledì 28 ottobre 2015

[Film] Io che amo solo te.

Brevi (almeno spero) considerazioni su IO CHE AMO SOLO TE (il film). 
Vi avevo già parlato del libro, di cui ricordo con molto piacere la storia ma butterei volentieri nel cesso tutto il resto. Sorry, Luca...ma non è che mi fa impazzire come scrivi. 

Comunque, ieri sono uscita contenta e allo stesso tempo con gli occhi umidi dal cinema. 
Contenta perché non avevo regalato inutilmente 5 euro all'UCI, avevo sorriso per gran parte del film e mi sono innamorata di Orlando, il fratello dello sposo, interpretato da Eugenio Franceschini (che sarà pure del '91 ma è un figo da paura). 
E con gli occhi umidi perché, Io che amo solo te, pur essendo un film leggero mi ha fatto riflettere un sacco, oltre che piangere un pochino. E questo per merito o colpa proprio di Orlando che durante il matrimonio fa un discorso che è vero e non c'è bisogno di aggiungere altro, se non andate a vedere il film. 

Quindi le mie brevi considerazioni sul film sono:
- esistono libri con storie belle ma scritti di merda e per fortuna ci fanno i film per farceli apprezzare, e questo è proprio il caso di Io che amo solo te;

-le mie ghiandole lacrimali funzionano ancora e, collegate al microchip emozionale, sono in grado di sgorgare come fontane (ebbene sì, anch'io ho un cuore); 

-il tradimento esiste. E tutti tradiscono. Facciamocene una ragione e non una malattia (astenersi ragazze convinte che diranno no, ma io non tradirò mai o il mio uomo mi ama così tanto che non mi tradirà mai; tornate sul pianeta terra e ammettete il vostro animo fragile - e porco; 

-l'amore vince su tutto. E sì, è una frase fatta, ma se trovi la persona che riesce a perdonare le tue fragilità (che sono poi le fragilità di tutti) allora forse hai conosciuto l'amore vero. Quello delle poesie e dei film. Che non è poi così impossibile;

-amo la mia terra con tutte le contraddizioni che ha;

-ci sono scene un po' grottesche, forse al limite del reale, ma dopo quello che ho vissuto in prima persona all'ultimo matrimonio, posso dire che davvero tutto può succedere;

-quanto è complicato amarsi?

Ora, bypassate il libro e andate a guardare il film.

domenica 25 ottobre 2015

Quando mi sento sola genero disastri.

Quando mi sento sola genero disastri.
Tipo mandare all'aria il mio regime alimentare dietetico. 
Tipo ficcare la testa nella dispensa alla ricerca spasmodica di qualcosa che abbia almeno l'odore del cioccolato.
Tipo comprare cose che non mi servono per poi pentirmene.
Tipo mandare messaggi a persone di cui non me ne frega un cazzo o perlomeno dovrebbe non fregarmene. 

Come l'altra sera. 
Pioveva e io mi sentivo tremendamente sola. 
La pioggia non aiutava il mio stato d'animo e nei miei neuroni aleggiava un desiderio malsano di rivedere una persona che non mi ha dato niente e che, con molta probabilità, mi ha tolto qualcosa. Come il tempo e un indefinito concetto di me. 
Ma in quel momento non ragionavo.
Vedevo la pioggia scendere sul vetro della macchina e tremavo per il freddo.
Nel mentre, continuavo a ripetere una sola frase. 
Stasera avrei voluto rivederti. 
Non era un desiderio di rivederlo, quanto più di non sentirmi sola in mezzo a quella pioggia.
Perché sapevo benissimo che se l'avrei visto, la mia solitudine non avrebbe comunque trovato giovamento. 

Ho cercato di resistere, ma tornata a casa ho preso il telefono e ho scritto quel messaggio.
L'ho scritto ad un orario in cui sapevo sarebbe stato impossibile incontrarsi. 
Avevo solo bisogno di comunicarlo, quel mio desiderio malsano.
Dopo circa un'ora è arrivata la sua risposta. Voleva rivedermi anche lui. 
E no, non perché anche lui celava questo desiderio. Credo fosse una risposta di circostanza. Altrimenti perché non dirmelo prima? 

Non ci siamo visti e dubito succederà.
Mi crogiolerò nell'illusione del potrebbe succedere. 
Potrebbe tenermi in vita nei prossimi giorni.
Così come potrebbe uccidermi lentamente.




giovedì 15 ottobre 2015

Sono andata al cinema per piangere e invece.

C'è che in questi giorni non voglio stare sola, come spesso succede, così sto facendo di tutto per riempire il tempo quando torno da lavoro. 
Lunedì e martedì ho fatto sport e ho visto le mie amiche, ieri, invece, ho deciso di andare a cinema. 

Per la sottoscritta, dovete sapere che guardare un film è un evento piuttosto raro. Ancor di più al cinema. Il problema non sono i film, che mi piacciono anche, ma il fatto che io, ferma, su una poltrona anche comoda, per due ore, NON CI SO STARE. Per di più in silenzio. 
No, se posso, evito volentieri il cinema. 

Ieri sera però avevo voglia di vedere il film di Muccino, Padri e Figlie. 
Uno di quei film che, stando al trailer, mi avrebbero fatto piangere un po'. Sì, perché ieri avevo voglia di piangere e dovevo trovare un motivo banale per svuotare un po' i dotti lacrimali, ostruiti da lacrime accumulate per precedenti situazioni.

Così ho chiamato una mia amica e le ho proposto il cinema. Tutto questo succedeva due giorni fa. Avevo controllato gli orari e il cinema. Ore 21.30 al cinema dell'ameno paesello. Perfetto, non ci si doveva neanche spostare.

Arriviamo con circa 30 minuti di anticipo per evitare di rimanere senza posto, visto la brillante idea dei #cinemadays. Ma il film non c'è. 

Come sarebbe a dire non c'è??? Sì, non c'è. Perché, proprio in occasione dei #cinemadays, avevano deciso di cambiare la programmazione di mercoledì e non di giovedì, come di solito succede. E io, genio, non avevo minimamente controllato su internet questo cambio di programmazione.

Momento di panico: io e la mia amica vediamo andare in frantumi l'organizzazione di una serata. E adesso? Mica possiamo tornarcene a casa? Cambiare città per un altro cinema? Non se ne parla nemmeno.

Soluzione? Vediamo Suburra, il film di Sollima, l'unica alternativa allettante che il cinema dell'ameno paesello offre.
Il film non è male, ma cristo...che angoscia! Per diverse scene del film ho dovuto mettermi le mani alle orecchie e abbassare la testa. E sì, io non pensavo che fossi così sensibile e fifona. Anzi, mi credevo pure quella che, allenata di fronte alle mille pozzanghere di sangue viste in Grey's Anatomy, non avrei battuto ciglio di fronte ad un petto traforato da un proiettile. E invece.
Per non parlare di quanta indignazione mi è venuta nel vedere Favino - che interpreta un politico corrotto- che scopava con due escort, di cui una minorenne. Giuro che, in quel momento, stavo per alzarmi e gridargli sei una merda. Poi mi sono accorta che ero a cinema e non nella sua camera d'albergo. 

Così, io che volevo andare a cinema per piangere un po', mi sono ritrovata ad essere indignata e a riflettere sui problemi dell'Italia corrotta. Ma parliamone come se ne parla dell'ultima collezione di scarpe Primadonna (eh sì, perché noi povere sfigate poverelle mica possiamo metterci a parlare delle suole rosse di Louboutin)!

Insomma, tutto questo per dirvi che:
- sono uscita dal cinema piuttosto scossa, forse non nel modo in cui volevo, ma tutta quella violenza mi ha scombussolato un po'.
- il film è carino, ma parliamo ancora di cinema medio;
- le donne vincono su tutto (guardate il film e poi mi dite);
- la prossima volta, se ho voglia di piangere, devo farlo senza la scusa del cinema.

mercoledì 14 ottobre 2015

Stamattina, per esempio, ho di nuovo paura.

Passiamo anni a costruirci una corazza, poi ci accorgiamo, ad un certo punto, che la vera conquista è togliersela. Perché essere indifesi e scoperti di fronte alla vita, forse, è la soluzione migliore. Ci si fortifica dentro più che fuori. 
Sì, lo so. Sono tornata con l'ennesimo pippone. Però pensavo a quanta bellezza nascondiamo dietro i nostri scudi. Io, per esempio, ho una corazza spessissima. Una lastra d'acciaio impenetrabile (all'apparenza). Mi piacerebbe toglierla, ogni tanto. Con tutte le sconfitte che ne deriverebbero. 
Ché se ci mostrassimo per quello che siamo, forse, saremmo scelti lo stesso. O magari amati.
E invece. E invece tornano in gioco sempre quelle fottute maschere. Perché nasconderci ci sembra sempre la soluzione migliore. Quella che appare più indolore.

Mah. Io comincio a rovesciare le carte. Comincio a pensare che ho sbagliato tutto. E non posso tornare indietro. Neanche lo voglio. Voglio mettere dei però come possibilità di scelta, come prospettiva di cambiamento. Chiavi di svolta che aprono altri mondi. 

Ho toccato il fondo ancora una volta. Questa volta l'ho raschiato fino a farmi sanguinare il cuore. Sono così abile a farmi del male. A non volermi bene. E ci metto tutta la razionalità possibile per impegnarmi a fare sempre peggio. 

Ho avuto paura in questi giorni. Così tanta da non saperla gestire. 
Ho confidato nelle mio corpo, l'ho stressato per non sentire dolore. Mi ha assecondato per un numero indefinito di calorie andate via con litri di sudore. L'ho ringraziato.
Ma non è bastato. Stamattina, per esempio, ho di nuovo paura. 

giovedì 8 ottobre 2015

MA PIACERE A CHI?

Stamattina mi sono svegliata piuttosto allegra. Ma la verità è che dentro stavo malissimo.
Il mio fisico sembrava agire per inerzia. Sono entrata subito in doccia, mi sono lavata i capelli, ho messo le cuffie alle orecchie e ho ballato davanti allo specchio mentre me li asciugavo.
Ho scelto con cura cosa mettermi e mi sono truccata cantando If I ever lose my faith in you
Tutto come se dentro non mi stesse succedendo nulla.
Tutto come se fosse un banale giovedì di ottobre.

E invece no.
Avevo lo stomaco in subbuglio. E non era per il vino di ieri sera o la torta ai pan di stelle.

Avevo un è sposato incastrato nell'esofago che toglieva respiro al mio stomaco.

Cazzo, io le bugie non me le merito. 
Ma la cosa che mi fa più male è che chi mi gira attorno dovrebbe sapere che è meglio palesarsi subito con me, ché se voglio una cosa me la faccio piacere lo stesso con tutti i difetti che ha, che delle etichette mi piace leggerne il senso ma poi sovvertirlo. Che, beh sì, scelgo quello che mi va a dispetto di tutto. E ti scelgo anche se sei uno sbaglio.

Ma questo è un ragionamento troppo alto. Eh scusate, ma qui faccio la supponente presuntuosa. Ma non siamo liberi come crediamo di essere. Dobbiamo sempre omettere, non dire o mentire per piacere. Ma piacere a chi??

Non ho molte parole. Questa volta ho davvero l'umore sottoterra.
Per fortuna stasera parto.
Verona again.



giovedì 1 ottobre 2015

Mi merito solo uomini che



Negli ultimi tre anni la mia vita sentimentale è stata un disastro. A volte divertente, altre volte noioso, altre volte pericoloso. Insomma, i disastri possono avere mille sfumature e i miei insuccessi sentimentali ne sono la dimostrazione. 

A parte la storia con testadic, forse l'unica degna di nota, che mi ha portato via un pezzettino di cuore, così piccolo da non accorgermene subito ma sentirne le conseguenze dopo, tutti gli esemplari maschili che ho incontrato non hanno trovato una collocazione, se non provvisoria, in nessuna parte del mio corpo. 
Forse qualcuno si è infilato nei miei ormoni, qualcun altro nel mio stomaco e qualcun altro nella mia vagina. 

Gli ultimi esemplari sono quelli che sono andati via per primi. 
Sono quelli per cui mi è partito subito l'ormone e, per evitare che mi partisse altro, ho bruciato tutte le tappe in poco tempo. 
Mi sono difesa così negli ultimi anni. Non me ne fregava niente di nessuno. 
Una mantide che faceva fuori il suo sposo nel momento stesso in cui decideva di andarci a letto. Ho provato quasi piacere nel sapere che quella volta sarebbe stata l'unica. E così ho ripetuto il copione. Una, due, tre e non so quante volte. Ma non ero la mantide che credevo, quella che dopo l'accoppiamento avrebbe fatto finta di nulla. 
In bocca mi rimaneva l'amaro di quel gesto così cannibale. Non avevo l'animo così forte da ignorare, il giorno dopo, lo strappo di cui ero vittima e carnefice allo stesso tempo. 
Gli ormoni tornavano al loro posto creando dentro un vuoto sempre più profondo, uomo dopo uomo. Ogni volta mi dicevo che era l'ultima. Ci credevo fino a quando non succedeva di nuovo. 

E ci ho creduto fino a qualche settimana fa. Fino a quando, l'ennesimo essere XY ha incrociato la mia strada. Troppo bello per essere vero. Troppo bello per essere ignorato dalla sottoscritta. 

Sono stata io a lasciargli il numero. Sono stata io a farmi divorare dalla sua curiosità. Sono stata io a concedermi senza troppe remore. 
Perché il sesso senza testa è bello, e vale la pena non negarselo ogni tanto. O forse mai. 

Sapevo già l'epilogo. Perché doveva essere diverso? E invece lo è stato. 
Perché questa persona mi ha cercato il giorno dopo. E il giorno dopo ancora. E quello ancora dopo. Ovviamente per sesso, ché se spero che qualcuno mi cerchi per altro, posso anche morire. 
Solo che io non ero pronta

Insomma, io alcuni uomini li uso e li getto. E lo so che è brutto dirlo, ma preferisco così, piuttosto che essere usata e gettata. Preferisco che non ci sia nessun dopo, che molto spesso è solo una collezione di imbarazzanti parole e gesti goffi nel tentativo di spiegarsi razionalmente ciò che ci succede. 
E allora meglio evitarli, quei dopo

E niente. Oggi mi ha cercato di nuovo. Aveva del tempo e voleva vedermi. Ci saremmo divertiti. Ma io ho detto no. Perché non potevo. E non perché non volevo. 
Ho desiderato per giorni che il mio corpo si incastrasse al suo. Non gli avrei detto di no, non ora. Ma davvero non potevo concedermi a lui come avevo già fatto. E così ho tirato fuori la mia parte razionale, gli ho chiesto un compromesso: una chiacchierata
Ci sarebbe tornata utile per capire che, infondo, non siamo solo estrogeni e testosterone. Ma ha rifiutato perché, a detta sua, non ce l'avrebbe fatta a trattenersi. Quanto sono paraculi gli uomini? 
A detta mia...cosa poteva dirmi un uomo che sentiva solo il bisogno di portarmi a letto? Niente

Ed è stato in quel momento che ho avvertito il vuoto di cui sopra. Sono sprofondata nella mia miseria, chiedendomi se davvero avevo solo bisogno del suo corpo e di quattro chiacchiere. 
Se davvero questa persona mi meritava e se io meritavo lui. 

Ed è stato in quel momento che mi sono chiesta.... mi merito solo uomini che mi vogliono scopare? Perchè sì, il sesso è bello, ma se non parte dalla testa è inutile. E poi così...trovarsi nel più squallido modo, concedersi senza troppa fatica, potrebbe anche essere bello ma poi? Finita la passione -ammesso che di passione si possa parlare- cosa rimane? NIENTE. Davvero niente. 

Non siamo dei robot, e prima o poi l'amigdala chiede il conto. Un conto salato dove i costi molto spesso superano i ricavi. E chiudere il bilancio, alla fine di tutti gli smussamenti interiori, richiede uno sforzo a volte sovrumano, dove ci si chiede se la gioia ne è valsa quanto il dolore che ha portato. Ci si sforzerà di trovare risposte, rimanendo debitori di parole che non sapremo dire o cercare. E faremo allora i conti anche con le nostre forze. Le nostre illusioni. Le nostre speranze. I nostri sogni, perché no. Cercando di pareggiarli senza perdere troppi pezzi di noi.

sabato 26 settembre 2015

Sono in quella fase del mese in cui il mio progesterone potrebbe fare seri danni.

Oggi mi sono svegliata un po' rotta di cazzo. Bonjour Finesse!
Scusate, ma sono in quella fase del mese in cui il mio progesterone potrebbe fare seri danni. Dovrei contenermi e siccome non ne sono capace, cerco di stare il più possibile lontana dal mondo.

Non sopporto le mie amiche. Tutte. Davvero. Qualcuno mi ha detto che sono cinica con le donne. Sì, ditemi voi come si fa con:

-quella che, magra come una mazza di scopa, si è fissata con lo sport perché deve rassodare il culo. Eh va beh, io le ho detto che rischia l'anoressia dei neuroni se continua così.

-quella che, da un periodo di mesi indefiniti, scopa con il figo di turno ma che alla domanda proviamo ad avere una storia , mette nelle gambe la stessa adrenalina di Forrest Gump. Lei piange, mi scrive su whatsapp e io lì a ripeterle ogni giorno di darci un taglio.
Va beh, io non faccio testo. Ho un periodo di autonomia molto limitato con gli uomini, quindi uno così lo avrei mandato a cagare dopo qualche settimana.

-quella indecisa. La categoria di donne più temibile. Quando una donna non sa cosa vuole è meglio lasciarla perdere.

-quella che capisce tutto lei: come va il mondo, gli algoritmi dei massimi sistemi, quella che che palle qui al sud, la gente come è ignorante; io amo l'arte e poi se le chiedi chi è Mantegna (giusto per dirne uno a caso) manco sa chi è. Io sì, invece. E amo tantissimo il Cristo Morto di Andrea Mantegna.

Direi di fermarmi qui. Sennò davvero sembra che sono tutte insopportabili.

Insomma, sto così. Ecco perché dovrei non stare a casa e allo stesso tempo stare lontana dal mondo. In più oggi è sabato e io non sono psicologicamente pronta a passare i weekend dei prossimi mesi in questo modo, intendo non in spiaggia. Il pensiero di dover capire cosa fare e come farlo mi mette in crisi. Potrei ammalarmi sul serio di apatia. E non credo sia una bella cosa.



lunedì 21 settembre 2015

Ragazzotreno.

Io e ragazzotreno non ci siamo lasciati nei migliore dei modi.
Premesso che non c'è mai stato nulla tra noi, se non qualche pomiciata sbarazzina tra i corridoi del dipartimento e tante coccole in treno, con meccaniche del tutto naturali abbiamo deciso che forse era meglio lasciar perdere.
E ci è venuto bene ignorarci. Poi l'estate e la lontananza hanno fatto il resto.
Fino a sabato scorso, dove per qualche manciata di minuti gli estrogeni mi hanno tirato un brutto scherzo.
Tra la folla, ho visto un viso familiare....era il suo. Il sistema ormonale se ne è andato leggermente in tilt e ho disobbedito a miss razionalità.
Sì, perché ragazzotreno è il più bel ragazzo che io abbia mai baciato. Uno di quelli che ti scombussolano l'ipofisi al solo sguardo.
Ci siamo visti, sorrisi e siamo andati l'uno verso l'altro. Mi sono rifugiata tra le sue spalle come se fosse la cosa più naturale del mondo e abbiamo scambiato qualche parola di circostanza.
Non l'avrei mai detto, visto come mi ha guardato le ultime volte in treno, mentre il suo amico flirtava con me.
Poi, ognuno è andato per la sua strada, e ci siamo scambiati qualche messaggio su come fosse stato piacevole il nostro incontro.
Dopodiché siamo ritornati ai nostri silenzi. Come normale che fosse.

Perché allora sono qui a scrivervi? Perché questo incontro mi fa pensare ai futuri sostenibili. Dove ci può essere ancora un contatto, senza lasciare che la rabbia o l'indifferenza porti alla dimenticanza.
Sarò strana, ma le porte serrate non mi piacciono proprio.

mercoledì 16 settembre 2015

Volevo.

Volevo scrivere un post. Uno di quelli belli pesantucci che solo una serata apatica passata sul divano può produrre.
Volevo, poi però, strada facendo ho perso il filo del discorso.
Nella maglietta troppo bagnata di sudore, nei nodi dei capelli da sciogliere, in una canzone di Ligabue che non sentivo dall'estate scorsa, in una foto di lui con una maglietta giallo fluo, nell'ultima e seconda volta che l'ho visto, nel sorriso di Rosso Malpelo, in una scatola di Grisbì al limone divorata in poco tempo, negli innumerevoli sensi di colpa che, come i kg di troppo, si sono fermati sui fianchi.
Ho perso le cose da dire, i pensieri che mi porto in borsa da qualche giorno e quelli infilati di fretta nelle tasche dei jeans.
Siamo alle solite, penso troppo. E dovrei cominciare a smettere. Ma credo di essere poco allenata.
Per fortuna giunge la stanchezza a spegnere tutto.
E così rimango con le cose da dire perse chissà dove e un post che forse non dice nulla ma che nasconde tanto.


mercoledì 9 settembre 2015

Alla fine dell'estate ti rimane dentro il sapore delle libertà che in fondo hai scelto.

Prima della mia partenza, scrivevo che, in fondo, il cambiamento che segue dopo un viaggio, in realtà, avviene molto prima. 

Per me è cominciato all'inizio di luglio, quando ho deciso di andare in vacanza da sola. 
E' stata un po' una scelta azzardata, ma che in realtà celava un desiderio che mi portavo dietro da tempo.
E così il 21 agosto sono partita per Dublino e Parigi, lasciando a casa chi, incredulo, mi ha chiesto ma sul serio vai da sola? Sì, sono partita da sola. Ed è stato bellissimo.
Dieci giorni -con dei piccoli intervalli irlandesi in cui ero con una mia amica- in compagnia di me stessa. 
Inutile prenderci in giro: viaggiare soli è bellissimo, ma la sera io ho sofferto la solitudine
Niente di grave, sono sopravvissuta, ma ho dovuto far quadrare i conti delle mie parole. Insomma, se siete affette da attacchi di logorrea, meglio che vi troviate qualcuno con cui passare la serata o vi ritroverete come la rincoglionita qui presente dall'altra parte dello schermo, a mandare messaggi vocali su whatsapp (che chiamare costava un po' troppo). 

A parte questo, il viaggiare soli ha un sacco di vantaggi, e per un'anima ad cazzum come la mia, è la condizione ideale. Non hai orari, puoi fare quello che vuoi, cambiare programma ogni 5 minuti, andare via dai luoghi quando ti annoiano, sbagliare strada senza qualcuno che si lamenti al tuo fianco,  mangiare ad orari insoliti e tante altre menate, come cantare per strada (giusto una delle tante).

In questa mia esperienza esterofila, credo di aver perso per un paio di volte la dignità, ma il bello è proprio questo: quando sei in un paese in cui non ti conosce nessuno, hai tutta la piena di libertà di essere quello che sei, senza essere vittima del chissà cosa penseranno gli altri. 
Che poi Dublino e Parigi siano piene di italiani, questa è un'altra storia. Quindi il problema un po' te lo poni, ma solo se hai un animo provinciale (malattia per la quale non soffro, per fortuna). 

Viaggiavo con gli auricolari, per esempio, e non mancava che io cantassi ad alta voce quello che la selezione random del mio lettore mp3 passava. 
Mi sono vestita a cazzo tante volte, facendo concorrenza a cinesi e giapponesi. 
Mi sono avventurata in strade non proprio sicure, non frequentate da turisti, ma che tutto sommato non mi hanno portato poi in posti sperduti.
Insomma, niente di speciale, ma piccole cose che sei portato a pesare quando sei qui, e di cui te ne freghi altamente quando sei fuori.
Siamo strani, noi umani. 

Tornata in terra natia, ho disfatto la valigia e ne ho rifatto subito un'altra per far tappa a Torino, per il concerto degli U2, e Milano (così, giusto per sentirmi a casa tra le tante miss acidelle che girovagavano in Via Torino o in corso Como). 
E adesso eccomi qui, in relazione stabile con il mio divano e la mia Moleskine. 

Mi rendo conto che ci sono tante cose che ho lasciato in sospeso, in questo spazio, ma del resto non tutto va raccontato.
Ci sono cose che, magari, è giusto custodire.
E altre che è meglio lasciar andare.

Sono cambiata, anche se non si direbbe. 
E' cambiato il mio modo di approcciarmi alla vita (neanche questo si direbbe).
Ho rincarato la mia dose di coraggio e messo da parte un po' la paura. 
Ho imparato a sorridere di più. E non solo agli sconosciuti.
Ho detto qualche NO in più, ché, alla fine, volersi bene comincia proprio da quei NO.
Ho chiuso tutte quelle parentesi rimaste aperte per troppo tempo. Ché la vita è troppo breve per perdersi in parentesi accessorie che non portano da nessuna parte. 
Ho fatto i conti con i miei limiti. E niente, sono lì. Ci saranno sempre. Però che bello averceli di fronte e, ogni tanto, superarli. 

Quest'estate ha lasciato dentro me il sapore delle libertà che in fondo ho scelto, proprio come in quella canzone degli Otto Ohm, che mi piace canticchiare. 
Si corre il rischio di trovarsi soli, ma si scoprono universi infiniti. Ed è bello anche così.





venerdì 21 agosto 2015

Chiuso per ferie.

Non si torna mai uguali dopo un viaggio. Ma la verità è che si cambia ancor prima di partire.

Questo blog osserva un doveroso periodo di ferie. 

Ci vediamo a settembre!



venerdì 14 agosto 2015

Quella sbagliata.

L'altra sera ero al solito locale notturno dell'ameno paesello (banana gialla). 
Un locale che io amo tantissimo per svariati motivi e che non mi stanca mai, sebbene lo frequenti da una decina d'anni.
Diciamo anche la verità: è un locale dove ci si mette in mostra e si flirta tantissimo. E devo ammettere che le due cose insieme non mi fanno affatto schifo, anzi. Mi divertono tanto, ovviamente se assunte nelle giuste dosi.

L'altra sera ero, appunto, in questo locale appoggiata ad una delle scale da dove si vedeva benissimo la situazione (per la serie, se dobbiamo metterci in mostra, facciamolo bene). 
Non ero al massimo del mio splendore, ma i capelli in piega e le labbra rosse hanno saputo fare la loro parte.
Dopo essermi sistemata, io e i miei amici, in questa collocazione provvisoria ma molto in vista, un tipo, che era accanto a me, mi ha dato il la per cominciare una conversazione. 
Su cosa, non lo ricordo esattamente, ma non erano discorsi profondi. Del resto, come si fa a parlare con la musica alta e un miliardo di gente stipata in pochi metri quadri? 

Niente, abbiamo cominciato a parlare come se ci conoscessimo da una vita, scoprendo anche di avere delle amicizie in comune. Nel mentre, ho sentito una mia amica dire all'altra Ecco, abbiamo perso Michi. Possiamo anche andare via. 
Ad un certo punto ho dovuto tagliare corto perché davvero le mie amiche mi stavano abbandonando. E così, quando l'ho salutato, il tipo mi ha chiesto un contatto. 
Momento di panico, perché io preferirei che quella domanda non mi fosse mai fatta se non in casi eccezionali. 
Tra FB e Whatsapp, in un momento di poca lucidità come quello, ho fatto la cazzata più grande: gli ho dato il numero di telefono. E non che la cosa sia un male, anzi, io preferisco dare il numero piuttosto che il mio contatto FB, da dove uno può risalire praticamente anche all'orario in cui esco di casa e quando vado in bagno (ora sto esagerando). Però è un periodo sociopatico, dove di flirtare con il primo che capita (ma anche l'ultimo) proprio non me ne frega un cazzo.
Il problema è che -come dicono i miei amici maschi- io sono una persona accomodante, una che non se la tira, che mette a proprio agio e poi...poi, cazzo Michi, hai quello sguardo, è normale che vengono tutti a te! 
E niente, pare che io sia una calamita per casi clinici, umani, patologici, persi. Hai un problema? Parla con la sottoscritta. Ovviamente mai che si avvicini un figaccione brasiliano. Mai eh.

E niente, dopo avergli dato il numero, un po' dispiaciuta a dire il vero, sono andata via. 
Del perché ero dispiaciuta, leggi sopra. 
Dopo neanche 10 minuti ha incominciato a scrivermi, facendomi la telecronaca dei suoi spostamenti. Madonna. Ecco, io non sono per niente abituata a quelli che mi cagano (perché se lo fossi, la mia vita sentimentale sarebbe molto più semplice). 
Ho risposto un po' a singhiozzo e in maniera piuttosto sintetica, come se di colpo avessi perso tutta la mia dialettica.
Non contento, ha continuato a scrivermi ieri e oggi mi ha invitato ad uscire. 
No, ma te pare che alla vigilia di ferragosto mi chiedi di uscire? Ovviamente gli ho detto di no. Perché non mi sembra la serata opportuna per uscire. Mi aspetta un free drink ad una festa in campagna dove siamo appena 100 persone. E poi diciamo la verità...non ne ho tanta voglia. 
E il tipo non sembra neanche male, è educato, carino, interessante ma...ma quella sbagliata, ancora una volta, sono io. 

Con una data di scadenza stampata sul palmo della mia mano.

E' il 14 agosto e lo so che siete tutti al mare, dovrei esserci anche io...e infatti tra un po' ci vado. 
Ma mi sono alzata con uno strano magone addosso, tanto per cambiare. 
E' sempre colpa di quei messaggi che arrivano al momento sbagliato e che mi ricordano tutta la miseria di cui sono capace. 
Prima, un messaggio del mio capo che mi diceva di smetterla di cambiare immagine su whatsapp...no, per fortuna era solo un brutto sogno, ma potete immaginare lo spavento nel svegliarmi con quest'ansia inutile addosso. 
Poi, ho controllato sul serio il telefono. E sì, c'erano dei messaggi. I suoi messaggi. Avrei tanto voluto non leggerli, ma come facevo? Sono giorni che aspetto la sua voce, e sì, sono patetica perché io di queste caramellate di tenerezza non ne sono capace. Ma capita che, ogni tanto, pure io voglio sentirmi come gli altri, desiderosa di affetto e dirlo.
E niente, ho letto questi messaggi e in un attimo sono passata dalle braccia di Morfeo a quelle della strega cattiva, la realtà.
Ci ho pensato un po' prima di rispondere, non sapevo che parole usare, non sapevo neanche se fosse il caso di rispondere. 
Ma poi ho pensato che forse potevo sprecarmi un po', sbottonare la camicia della mia rigidità e dire che...sì, in fondo ci sono, anche se non dovrei. 
Non lo sapevo fosse così complicato esserci, ma soprattutto non sapevo fosse così difficile dirlo. E quindi niente, caro ci sono, con tutte le complicanze del caso. Ci sono con una data di scadenza stampata sul palmo della mia mano.

mercoledì 12 agosto 2015

[Libri] Letture estive e non.

E' da un po' che non recensisco le mie letture. Ne ho accumulate un bel po' in questi mesi e così, apparentemente priva di argomenti per questo blog, ve le recensisco. 

LE AFFINITA' ALCHEMICHE - Gaia Coltorti

Comincio con il dire che questo libro non mi è piaciuto affatto. Ma mi sono impegnata nel portarlo a termine, andando contro il mio mantra la vita è troppo breve per leggere libri che non mi piacciono. 
Ha una trama affascinante per alcuni versi, ma non appena lo si comincia a leggere va via il desiderio di portarlo a termine. Almeno per me è stato così.
Scritto in seconda persona singolare (e già qua non va bene), il libro è ambientato a Verona -motivo per cui mi ha attirato- e parla di due diciottenni, fratelli gemelli, Giovanni e Selvaggia. 
Giovanni ha la sua vita, i suoi amici, i suoi allenamenti in piscina e vive a Verona con il padre.
La bella Selvaggia, invece, vive a Genova, fino a quando sua madre, intenta a ritornare con l'ex marito -padre di Giovanni e Selvaggia, decide di sconvolgere la sua vita: ritorneranno a Verona e proveranno ad essere una famiglia felice. Ma le cose non vanno proprio così: Giovanni, alla vista di sua sorella Selvaggia, si innamora perdutamente di lei e quindi ciao. I due cominciano una storia clandestina fino a quando....va beh, non vi dico come finisce, solo per rispetto di coloro che vogliono leggerselo (se proprio non avete niente da fare eh).


CHE TU SIA PER ME IL COLTELLO - David Grossman

E' il libro più bello che abbia mai letto. Scritto in maniera impeccabile, ha una storia tagliente per alcuni versi, per altri così profonda che finisce con l'abitarti l'anima. 
Yair intravede Miriam nel cortile di una scuola, in mezzo ad altra gente, e ne rimane affascinato pur senza stabilire nessun contatto con lei. Comincia così un rapporto epistolare passionale, libero, talmente intimo che sviscera tutta la profondità che un essere umano racchiude. 
Un susseguirsi di lettere, prima di lui, poi di lei, dove si dà potere all'immaginazione e alla sensualità delle parole, fino a quando Yair  si rende conto che questo raccontarsi così, senza filtri, tramite fogli di carta, non è più sufficiente...
Un libro che ti prende a morsi il cuore e che ti mette a nudo di fronte alla potenza delle parole che scavano l'anima. Insomma, un libro che lascia il segno.


SETTE BREVI LEZIONI DI FISICA - Carlo Rovelli

Questo è un libro per pochi intenditori. Non è proprio un libro da leggere sotto l'ombrellone e con leggerezza, anche perché molto spesso sarete costretti a tornare indietro per capire cosa c'è scritto.
Si tratta di sette lezioni sulle principali tappe che hanno segnato la fisica del XX secolo: teoria della relatività di Einstein, meccanica quantistica, architettura del cosmo, particelle elementari, lo spazio, il tempo e i buchi neri e infine noi
Se siete degli appassionati di fisica questo è un libro che fa per voi. E se non lo siete, potete sempre provare a interessarvi di ciò che apparentemente sembra incomprensibile.


IL BUDDA, GEOFF E IO - Canfor Dumas Edward

Per questo libro devo ringraziare Domenico (@guineja su Twitter) che me lo ha spedito, facendomi un regalo molto gradito. 
Ogni situazione di crisi, Ed, rappresenta anche una preziosa opportunità di cambiamento. Ciò che conta veramente è avere dentro di sé le risorse per affrontare i momenti difficili. Questa frase di copertina credo che racchiuda appieno il senso del romanzo. 
Non è propriamente un libro sul buddismo, a mio parere, è più un utile vademecum per i momenti difficili della vita. Un'infusione di positività che male non fa. Un romanzo carino, denso di consigli da mettere in tasca senza dimenticarsene, che spinge a riflessioni più profonde su di sé e sulla vita in genere.


LO POTEVO FARE ANCH'IO -Francesco Bonami

Sicuramente, almeno una volta nella vostra vita, avrete messo in discussione il senso dell'arte contemporanea. 
Quanti di voi di fronte ad una tela tagliata di Lucio Fontana avranno esclamato "ma questo posso farlo anch'io?" 
E quanti si saranno chiesti che senso avesse l'orinatoio di Duchamp?
Immagino tutti. Bene, questo è un libro che vi spiega perché quelle che a voi sembrano cagate da quattro soldi sono invece arte. Sì, sono arte. E guai a chi dice il contrario. Perché io amo Fontana, così come Duchamp, Pollock, Warhol e l'arte contemporanea in genere. 
N.B. Come il libro Sette lezioni di fisica, anche questo necessita di una certa passione per la materia, altrimenti vi ritroverete a leggere di artisti e opere senza sapere di cosa si sta parlando. 

Come vedete, non ho letto molto, ma credo di aver fatto il possibile. Adesso sono in cerca di un libro che mi prenda l'anima, un po' come Grossman. 
Avete consigli da darmi?



martedì 11 agosto 2015

Per fare a meno di te.

Vorrei contare i giorni in cui riesco a fare a meno di te. 
Con precisione, segnandoli uno per uno sul calendario delle parole non dette. 
Ad ogni giorno ci aggiungerei una frase da dedicarti che non ti scriverò. 


Ogni giorno mi ricorderò che le distanze non sempre fanno male. 
Che le parole non dette nascondono grandi verità.
Che si respira lo stesso, anche se sembra che ti esploda il petto. 
Che per meritarsi qualcosa di grande, bisogna essere grandi.


Ogni giorno segnerò quel numero in rosso, facendo un passo in avanti senza avere la tentazione di tornare indietro, neanche per prendere la rincorsa. 
Senza avere il rimpianto di non poterti guardare mai più.


Ogni giorno imparerò a fare a meno di te, per avere più bisogno di me.



sabato 1 agosto 2015

Agosto.

Ho ripreso ad ascoltare Ligabue. Non lo facevo da un bel po'. 
Conosco perfettamente il motivo di questo ritorno musicale a canzoni che ho odiato e amato allo stesso tempo.
Così come conosco benissimo tutti i modi per sentirmi vicina e dentro contemporaneamente a quello che non mi appartiene, ma che -in fondo- vorrei mi appartenesse. 
E così adesso mi sono messa in testa che fare un salto a Campovolo il 19 settembre non sarebbe una cattiva idea (se solo trovassi una compagnia).

Sono in ferie, anche se con la testa non ho ancora staccato del tutto. Sono preoccupata per il mio lavoro e per il mio futuro in generale. Ho provato a non pensarci, ma i problemi se non li risolvi, ritornano. E, in fondo, settembre arriva subito. Ergo, urge trovare soluzioni. O perlomeno la pace dei sensi. 
Niente paura, ci pensa la vita, mi han detto così. Parafrasando Liga. E spero davvero che la vita offra risposte e soluzioni che da sola mi è difficile trovare.

Per fortuna tra venti giorni parto. Il mio primo viaggio da sola. O quasi. Passerò 5 giorni a Dublino da un'amica e 5 a Parigi da sola. 
Ne approfitterò per staccare da tutto e tutti e per scrivere. 
Sarà un viaggio catartico, è per questo che ho deciso di farlo in una città e non al mare. Ho bisogno che i miei occhi incontrino qualcosa di nuovo, che mi entri per poi buttar via quello che di marcio si è accumulato in questi mesi. 
E' stato un inverno intenso, duro per alcuni versi, per altri il più importante degli ultimi anni. Ho scoperto nuovi limiti e nuovi spazi dentro di me, che ho amato esplorare, anche se con molte remore. 

Come sempre, questo è il periodo in cui raccolgo tutti i pezzi del puzzle e comincio a metterli in ordine, cercando di far venire fuori l'immagine che desidero. Incastrarli non è semplice, ma con un po' di impegno riesco ad arrivare dove voglio. In fondo agosto passa in fretta e per settembre voglio essere pronta.
Ho già pensato a quello che vorrei fare e a tutti i buoni propositi, che spero non siano disattesi come al solito.

Agosto, sarà un mese di cambiamenti, me lo sento. Lo è stato l'anno scorso, nel pieno di un'insanità mentale che mi ha accompagnato per 31 giorni, e sono sicura lo sarà anche quest'anno.

Mi vado a mettere all'opera su una spiaggia, bevendo the freddo e guardando il tramonto.




mercoledì 29 luglio 2015

Post-it #27

A volte penso che noi uomini non siamo fatti per le cose semplici. Amiamo complicarci la vita, perché è nelle cose complicate che definiamo i confini della nostra confort zone. 
Sarebbe troppo noiosa una vita lineare. 

Per esempio, oggi, ho una gran voglia di attaccarmi al mio iPhone e scrivere quei messaggi di cui potrei pentirmi due secondi dopo. Ma lo voglio fare perché è quello che sento.
Poi, però, Mr Cervello entra in gioco e mi dice: Michi, aspetta. 

Il tempo, a volte, è la tomba dei desideri. Sì, devo aspettare...ma cosa?
Nel frattempo mi spengo un po', metto le Nike e vado a smaltire i miei pensieri al mare. 



martedì 28 luglio 2015

Un'esplosione al petto.

C'è un pezzo di cuore rimasto in quell'appartamento in Borgo Roma, tra l'odore di pittura e il puzzo del fiume di sotto.
Un altro è rimasto in laboratorio tra il tanfo dei topi e i sorrisi accoglienti dei miei colleghi.
Un altro ancora tra le vetrine di Via Mazzini e i sentieri del parco San Giacomo.

Verona, sempre lei torna prepotente nella mia vita.
Mi ricorda chi sono e quello che posso dare.
Mi ricorda tutto quello che adesso non sto esprimendo.
Quello che potrei fare e quello che potrei essere.

Un'esplosione al petto difficile da controllare.

lunedì 27 luglio 2015

Let me be your first time.

...sai la sabbia...è vero, si infila dappertutto ma....tu hai mai fatto l'amore sulla sabbia?
Ho gli occhi pieni di disagio, mentre lo guardo raccontare tutti i suoi desideri su di me.
No.
Let me be your first time.
Maybe.

C'è il mare di fronte, qualche stella in cielo e la musica a tutto volume alle nostre spalle.
E' la classica sera d'estate, dove si sta benissimo sugli scogli a pomiciare come due quindicenni.

Sei il self control in persona. Lasciati andare.
Non posso, perché non so se voglio. 
Non so come far uscire le parole, sono proprio bloccate all'altezza del petto.
Lentamente abbasso le difese e anche le aspettative.
Comincio a cedere. Piano. 
La luce mi permette di memorizzare tutti i suoi lineamenti, me li voglio ricordare, così come mi voglio ricordare tutto quello che mi dice.
Non ascolto certi discorsi da anni, sarà per quello che faccio fatica a fidarmi. 

Nel frattempo guardo le luci riflettersi nel mare e vorrei sparire lentamente anch'io in quell'acqua scura.
Ma tra i suoi abbracci si sta comodi. E i suoi baci, al sapore di menta, sono rassicuranti. 

Riesco a staccarmi per un attimo, per poi essere risucchiata nuovamente dalle sue braccia.
Ormai ho perso tutte le difese. 
Ci sono dentro con tutto lo stomaco. La testa è finita lì, racchiusa in quel sacchetto acido di mucose gastriche e pensieri in disordine. 

Mi porto a casa le stesse sensazioni e me le trascino per un po' di ore. Neanche la notte calma lo scombussolamento dell'anima.
Riesco a dormirci su un paio di ore, ma niente.

Per una manciata di giorni, le porte della mia vita sono leggermente scardinate. Da te, dalle mie paure, dai miei dubbi e da quello che non sarà. 



venerdì 24 luglio 2015

Abbi cura di te.

Mi avvicino alla finestra e sposto la tenda. Tu sei steso sul letto e dormi beatamente. Non ti accorgi del vuoto lasciato da me sul lato destro.
Osservo il traffico che scorre di sotto, non pensavo che di notte ci fossero così tante anime in giro.
La città si colora con tutte queste macchine e luci e da lontano io riesco a vedere il buio del mare. Percepisco il suo odore e per farlo mio respiro più forte.
Appoggio la fronte al vetro e mi accendo una sigaretta.
Lo so, non sopporti il fumo. Ma dopo questa notte ho così tanta adrenalina che voglio sbagliare un po'. Con il mio cuore, con il mio corpo e con te.
Ti vedo riflesso nel vetro, continui a dormire e ti invidio un po'.
Hai il viso segnato da quella serenità che vorrei fosse un po' mia.

Apro la finestra per far uscire il fumo e noto con la coda dell'occhio la tua mano distendersi dalla parte destra del letto. Senti il vuoto e apri gli occhi.
Non mi giro, ma avverto tutta la geografia dei tuoi movimenti.
Continuo a fumare in fretta, non vorrei che ti accorgessi di questa mia debolezza.
Ma tu sei già dietro di me, che mi stringi togliendomi la sigaretta dalla bocca.

Abbi cura di me. Di te e di noi. 

Sorrido appena, mentre il silenzio della notte fagocita il chiasso dei motori delle macchine di sotto.
Ho in mente quella canzone di Levante che ti ho fatto ascoltare a inizio serata. Continuo a canticchiarla, mentre mi scava l'anima.

Chiamami amore, senza tremare, saremo anche banali, ma che nome dare a questo vortice che porto al cuore?
Chiamami amore, ci faremo male, ma che cosa vale vivere tra le paure senza avere mai il coraggio di rischiare?

Ho tutte le immagini di noi riflesse dentro, sul lato sinistro del petto.
Sono tante e confuse, cerco di ordinarle ma devo arrendermi a questo caleidoscopio entropico.
Devo arrendermi anche alle tue mani, che percorrono i sentieri del mio corpo, già solcati da altre mani, ma mai così perfettamente studiati dalle tue.
Il passare lento delle tue dita sui miei seni, il soffermarsi proprio su quel neo in mezzo al petto, il tuo mento che si incastra prepotente nella piega del mio collo.

Non è il momento di parlare, né di pensare a domani.
A quando non esisteremo più. Oltre quel vetro, oltre quelle macchine, oltre il buio del mare.
Non importa di quello che sarà o quello che non sarà. Conta questo istante. I tuoi occhi riflessi nel vetro, il tuo respiro pieno sul mio collo, le tue mani calde sui miei fianchi.

Ovunque andrai, abbi cura di te, dei tuoi guai. 

Un giorno poi, abbi cura di me, cura di noi.

E' l'alba e sono sull'aereo. Le lenti scure coprono i miei occhi gonfi di paure e di lacrime. Finalmente lo vedo, il mare.

Segui la parte sinistra, il battito lento, l'istinto che sia.
Segui le orme dorate, i cieli d'argento, non perderti via.


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