martedì 21 ottobre 2014

Pausa sigaretta.

Avevo ormai dimenticato cosa significasse passare intere giornate sui libri. Credo che l'ultima volta risali al 6 maggio, il giorno prima dell'ultimo esame all'università.
Le ore spese per la stesura della tesi non le considero, anche perché nonostante fossi visivamente stressata, il periodo è volato così velocemente, che ora faccio fatica anche a ricordarlo.
Dicevo, in ogni caso, che ho quasi dimenticato cosa significhi studiare un intero giorno.
E infatti, ieri e oggi, sto facendo un' enorme fatica a rimanere incollata alla sedia.
Come una minchiona professionista, mi sono ridotta agli ultimi giorni a studiare come una matta per il concorso di domani.
Quale concorso? Quello per cui i vincitori sono già noti, e ovviamente io non rientro nella graduatoria.
In ogni caso, incrociamo le dita della mano, e anche quelle dei piedi, non si sa mai.
Proverò il terzo concorso di dottorato, con una modalità tutta diversa da quelli che ho già fatto. 
Il colloquio verterà su un progetto di ricerca e, per quanto io possa essere preparata, non sarà mai abbastanza, visto che parlerò di cose di cui non mi sono occupata direttamente. Ma va beh. Mi giocherò anche questa possibilità. 
Dopo di ché se non va, sappiate che se trovate una in stazione che tenta il suicidio sotto un treno potrei essere io.
E' un periodo di merda ed è meglio non raccontarvelo. Anche perché non mi piace lamentarmi.
Qualcosa di positivo??? Devo pensarci sul serio. 
Se volete un cenno a tutto quello che sto passando, vi dico solo che ieri sono andata ad un corso di teatro e quando il maestro ha detto salite sul palco, io sono scappata. IO S-O-N-O S-C-A-P-P-A-T-A. Bloccata emotivamente, ho preso una sedia e ho guardato gli altri che sul palco ci sono saliti con molta nonchalance.
Ecco cosa succede. Che se mi aprissero in due adesso ci troverebbero soltanto lacrime pesanti, macigni sul cuore, organi di ansia, valanghe di tristezza e sangue nero.

domenica 12 ottobre 2014

Al prossimo lavaggio.

E' una vita che mi sforzo di capire le logiche del cuore.
Cerco di mettere ordine al caos delle emozioni che lo abitano.
Organizzo i sentimenti in modo tale che ognuno abbia il suo posticino.

Fallisco.
Ci riprovo. 
E fallisco nuovamente.

Dovrei non sforzarmi più. Smetterla sul serio di tenere tutto sotto controllo.
Perché poi il tempo fa il suo.
La vita sceglie strade diverse da quelle che scegliamo noi. Si diverte. 

E l'ho capito ieri sera, mentre ti osservavo silenziosa.
Mentre con il fumo della sigaretta cercavo di cancellare tutto quello che ho pensato e provato per te.
Volevo cancellare anche il tuo volto.
E il mio per avergli permesso di guardarti così tanto.

Non ci sono riuscita. 
Ma la vita sorprende sempre.
E questa volta la lucidità ha lavato via tutto.
Nessuna macchia. Tutto perfettamente pulito.
Solo un puntino che faccio fatica anch'io a notare. Andrà via anche quello al prossimo lavaggio.

sabato 11 ottobre 2014

Mare e ancora mare.

C'è un richiamo alle mie origini.
Al liquido amniotico che mi ha tenuta, coccolata, protetta, avvolta per nove mesi nell'utero di mia madre.
E' il mare, Senza il quale non so stare.
E se imparo a starci, non ci sto poi così bene. E i mesi a Verona ne sono stati la più chiara dimostrazione.
I miei malesseri erano dettati anche da quello.

Sono andata al mare. A prendere il sole.
A sentire ancora una volta il sapore dell'estate sulla pelle.
Acqua fredda, ma non così tanto da evitarla.
Tuffarmi non è stato mai così bello.
Un bagno rigenerante di cui avevo bisogno. Come se quel sale, quel fresco sulla pelle potesse far rotolare tutti i macigni che porto addosso.

Evito incontri, oppure sono loro che evitano me. Ma io sono tornata. E le strade si attraversano, si incrociano, si intersecano. Sarà difficile evitarsi a lungo.

Mi sembra di essere in una bolla, fluttuo nei miei mondi. Prima o poi scoppierò.
Ho mille cose per la testa. Un trasloco per esempio.
Sì, perché questo spazio a volte lo sento troppo stretto.
E poi nessuno delle persone reali conosce queste stanze. Nessuno è entrato in questa casa 2.0.
C'è stato solo un percorso inverso. Entità virtuali passate di qui che poi sono diventate reali.
Non so, pensavo che magari questo spazio poteva essere condiviso con chi fa parte sul serio della mia vita.
Nel frattempo aspetto, rimando, penso.

giovedì 9 ottobre 2014

GreyGoose.

Pensavo fosse una canzone d'amore. E invece ci sono rimasta malissimo quando ho pesato le parole. 
Quando mi sono accorta che quel quando ti levi di torno non vedo l'ora che esci e non torni più è il pensiero di un uomo dopo una notte di sesso con una conosciuta la sera prima. Carino, eh?!
Quando mi sono accorta che quel scendi più giù vieni a darmi il "buongiorno" è un elegante invito ad una fellatio. Sticazzi, aggiungerei.
Insomma, io ieri la canticchiavo, ero felice mentre raccontavo alle mie amiche di aver comprato il biglietto per il concerto di Cremonini, e invece ho subito smesso di sorridere quando la mia amica mi ha detto: ma hai capito che buongiorno vuole Cesare?
Veramente no. Io pensavo che lei si trovasse al piano di sopra, e lui le chiedeva di scendere per darle il buongiorno. Mi ero immaginata una casa su due piani, con il parquet, il divano in disordine, i libri sparsi un po' ovunque, i posaceneri pieni di sigarette lasciate a metà, i capelli disordinati di lei al risveglio con la camicia di lui.
Insomma americanate di questo tipo. 
E invece è tutto più semplice: si conoscono, si consumano per una notte, lui la mattina dopo vuole che se ne vada ma prima...beh, un altro regalino è gradito. 
A lui basta non sapere chi è, infondo per una scopata cosa importa? Magari la chiamerà un giorno d'estate o forse mai più.
Poi però lui cercandosi nel buio pensava ancora a lei...l'amore non viene mai una volta sola.
Cesare, a questo finale poetico non ci crede nessuna. Ma proprio nessuna, eh.


domenica 5 ottobre 2014

Quanta vita passa tra e negli oggetti che accumuliamo.

Ho rimesso in ordine la mia stanza.
Una scatola per i libri letti. Per quelli non letti non bastava la libreria.
Credo che per il prossimo anno non comprerò libri. Ne ho così tanti da leggere che potrei stare tranquilla fino alla fine del 2016.
Mi sono stupita anch'io nel vedere come la mia libreria pullula di libri non letti.

Ho messo un'etichetta su tutto. Sulle scatole, sui quaderni, sulle custodie di vecchi appunti. 
Sui raccoglitori contenenti le mille cazzate: biglietti di concerti, treni, mostre, opuscoli di musei, mappe di città che ho visitato.
C'era un po' di tutto tra le mensole della mia libreria.

Mi è tornato in mente il principio del vuoto di Joseph Newton e l'esigenza di dover fare spazio al nuovo.
Di lasciare un vuoto per le cose nuove che arriveranno.

Non ho buttato molto, infondo si trattava di libri universitari, di appunti di 8 anni di vita, di biglietti legati a viaggi, di foto varie. Non ho avuto il coraggio di buttare molto. Avrei voluto avere una stanza più grande.
Delle mensole in più.
Degli armadi con più ante per metterci tutti i vestiti che vorrei comprarmi.

Non è stato facile fare spazio. Mettere ordine a qualcosa di per sé entropico. Annaspavo tra i ricordi, mentre con razionale lucidità cercavo di sistemare tutto nei minimi dettagli.
Anni e anni messi in fila uno dietro l'altro. Solo etichette e numeri sullo sfondo.

Quanta vita passa tra e negli oggetti che accumuliamo.
Così tanta da non starci in una libreria.
Forse così tanta da non poterla poi racchiudere in stupide scatole Ikea.
Ma chissà perché ci illudiamo che basti un'etichetta o una scatola a farla sembrare più in ordine. Come se così fosse più facile controllarla e, invece, lei sfugge sempre, anche da quella scatola che sembrava esser chiusa perfettamente.


sabato 4 ottobre 2014

[Music] Gli Amanti.



Ultima scoperta su Spotify grazie al toyboy (ho ficcato il naso, anzi l'occhio e poi l'orecchio, sul suo profilo).
Una formazione del tutto made in Sud di cui negli ultimi giorni non posso fare a meno.
A me ricordano anche un po' i Mumford & Sons. Sarà per questo che mi piacciono ancora di più.



mercoledì 1 ottobre 2014

Nell'ameno paesello.

Sono tornata all'ameno paesello. Con la speranza di non rimanerci per molto.
E non perché non mi piace il posto dove abito, sia chiaro eh.
Ma voglio un lavoro. Rischio la depressione se resto senza far nulla.
E poi mi sono appassionata così tanto al mio progetto di tesi che, lasciarlo lì, tra i banconi del laboratorio dove ho passato 9 mesi della mia vita, proprio non mi va.

Due mie colleghe sono ad un convegno dove sarà presentato anche il mio progetto di tesi. Sono contenta per loro e per me. Le ho appena sentite e ho dovuto trattenere le lacrime.
L'ho dovuto fare anche ieri quando tutti i miei colleghi mi hanno regalato un cartellone con le foto più belle di questi 9 mesi.
Ci mancherai, Wikinella. Ci mancherà il tuo sorriso. Sei una bella persona.
Frasi che ho messo in valigia. Nella valigia del cuore.
Avevo gli occhi umidi. Ma sono felice. Sono felice perché ho incontrato loro per strada.
Per questa esperienza che ora sarà archiviata nei capitoli della mia vita.
Per questa esperienza che mi ha insegnato molto, pur lasciando delle ferite non trascurabili.
Ma ripeto, sono felice.

Forse domani sarò anche un po' triste. Del resto sarebbe disumano non esserlo.
Mentre oggi tornavo dal Veneto, la mia testa ripercorreva tutti questi mesi.
Dal finestrino non notavo il paesaggio, ma tutti i volti delle persone che ho incontrato.
Veronesi e non.

E' un'ubriacatura la vita. Ti stona, ti fa sorridere, e il post sbronza non è poi così bello.
Ma si sopravvive.
Si va avanti.

Domani sarò anche impegnata. Ho un mare di cose da fare. Compreso le 3 valigie da svuotare. E mica pensavo di avere così tanta roba nel mio armadio a Verona.
Sopravviverò anche a questo. O al massimo chiamerò i rinforzi.

martedì 30 settembre 2014

Vorrei



Nell'arco della mia vita ho collezionato molti vorrei.
Alcuni sono rimasti tali, altri sono diventati qualcosa di più di un semplice condizionale.
Ieri, mentre sbirciavo la home di FB sotto le lenzuola prima di andare a letto, mi sono soffermata su una foto di Comeprincipe. Devo ammettere che l'ispirazione per questo post è nata proprio da quella foto.
Ho pensato alla lista delle cose da fare. A quelle che vorrei fare, soprattutto. Ora che avrò un po' di tempo per me.
Un tempo che mi spaventa tantissimo, che dovrò riempire in tutti i modi per non sentirne il vuoto.
Un tempo che spero non si riduca solo al lancio sfrenato del curriculum.
Trovare un lavoro. Sarebbe perfetto.
Leggere di più. Organizzare un viaggio.
Disintossicarmi dal cibo spazzatura e cominciare a mangiare sano.
Scrivere qualcosa di serio. Andare più spesso in biblioteca.
Impegnarmi in uno sport. Ma seriamente eh.
Cambiare la mia stanza. Creare nuovi spazi, rimettere in ordine la libreria, buttare via tutti i vestiti che non uso più.
Appendere dei poster in camera. Quello di Einstein per esempio che avevo qui nella mia casa a Verona. Andare a far visita a mia nonna più spesso.
Scrivere più email alle persone lontane. Incontrare quelle vicine.
Non rimandare caffè e aperitivi a data da destinarsi.
Il mare. Viverlo in tutte le sue sfumature. Anche con la pioggia.
Leggere i quotidiani ogni mattina prima di mettermi all'opera.
Appassionarmi a qualcosa di nuovo. Tipo la street art o il teatro. O la musica jazz.
Comprare un biglietto per un concerto e uno per una mostra.
Uscire con gente diversa. Allargare i miei giri. Tagliarmi i capelli. Smettere di indossare sempre i jeans.
Bere più acqua e meno alcolici.
Fare più foto. Correre sotto la pioggia.
Cose così. Semplici e banali. Ristoro dell'anima. Palliativo che allevia i sintomi di questo distacco. Di questo strappo che pensavo non avrebbe fatto male.
E invece. E invece trattengo le lacrime e chiudo questo capitolo.

venerdì 26 settembre 2014

Background.



Mancano ancora pochissimi giorni alla mia partenza da Verona. Già domani comincerò a fare il trasloco. Non ho molta roba in realtà, o almeno credo di non averne. Spero che due valigie siano sufficienti. 
Sono giorni pesanti, non solo per quello che sta per accadere. 
Ad essere sincera, non sono dispiaciuta di andare via da questo posto. A Verona non mi ci sono mai affezionata, è stato sempre un rapporto di odio e amore il nostro. Un rapporto piuttosto complicato, eppure ora la guardo di sera e mi pento di non averla amata fino in fondo. 
Mi pento di non averla vissuta in toto, di essere sempre fuggita da lei quando potevo, di aver detestato il grigiore del suo cielo senza apprezzare le sfumature dei suoi tramonti, l'apatia dei weekend senza aver mai creato qualcosa di nuovo da quei momenti di crisi. 
Passeggio per Via Mazzini e mi sembra di vedere le sue luci per la prima volta, ne assaporo la bellezza e mi godo la meraviglia che solo una prima volta sa darti. Eppure quante volte ho fatto questa via? Tante. Infinite. Da sola. Con le mie amiche. Con mia madre. Con chi qui era di passaggio. 
Mi innamoro dei cappotti colorati nelle vetrine illuminate, dei turisti in piazza Bra che si fanno i selfie, delle gelaterie che non ho ancora provato, delle vie del centro a me ancora sconosciute. 
Mi sembra tutto nuovo, ma mi rendo conto che sono io a dare quel tocco di novità a qualcosa che invece ormai conosco così bene. 
9 mesi sono passati in fretta, sarà per quello che mi sembrano così pochi se penso a tutto quello che non ho fatto e che invece avrei potuto fare. 
Però penso anche a tutto quello che ha reso bello la mia permanenza qui. 
I miei colleghi, persone con le quali sono entrata in sintonia sin dal primo giorno. Ed è stato tutto merito mio, scusate eh. Che quello che si dice su quelli del Nord (che sono freddi, chiusi, antipatici, asociali...) beh- mi dispiace dirlo- ma è vero. Loro non ti inviteranno mai a casa per un caffè, al massimo festeggiano il compleanno e ti fanno pagare ciò che hai consumato alla loro festa. 
Ma questi sono dettagli eh. Cioè loro sono così, ma basta andare oltre. 
E' faticoso, io più volte mi sono vergognata del mio essere espansiva, estroversa...ecco, diciamo del Sud. 
E mica perché stavo facendo qualcosa di male. Ma semplicemente perché a volte dovevo contenere il mio entusiasmo di fronte alla loro freddezza. 
Paradossalmente, loro sono quasi atarassici. 
Ma per fortuna tra i miei colleghi ho trovato persone splendide. Persone con le quali condividere le mie serate qui a Verona. Con le quali fare colazione alle 9 di mattina prima di andare in laboratorio, bere otto birre di fila senza essere ubriachi o forse sì, stendersi tra i vigneti con il terreno umido sotto la schiena solo per smaltire l'alcol e guardare le stelle, parlare di uomini davanti alla macchinetta del caffè, ridere fino allo sfinimento durante la pausa pranzo, ballare in una pista semivuota durante un matrimonio. 
Di ognuno di loro mi mancherà qualcosa, così come mi mancherà la mia stanza, la luce che entra dalla finestra e la rende luminosa, il parco San Giacomo e la gente che ho conosciuto, Ponte Pietra e l'acqua dell'Adige che scorre sotto, prendere l'autobus per andare in centro il sabato sera e la domenica pomeriggio, le corse dopo il lavoro, stendermi sul prato per guardare il tramonto (sempre al parco San Giacomo), gli aperitivi dopo giornate intere passate in laboratorio, guardare le montagne dalla finestra della cucina, perdermi tra gli scaffali del supermercato, tornare a casa e pensare alla cena e al pranzo del giorno dopo, preparare la torta salata e mangiarla con le mie coinquiline, passeggiare per il centro di Verona e pensare a chi ha condiviso quelle strade con me. 
Un puzzle di piccole cose che dovrò mettere in valigia insieme ai maglioni, agli asciugamani, ai jeans, ai libri, alle scarpe e a tutte quelle cose che ho portato qui. 
Non sarà facile distaccarsi da questo luogo che per 9 mesi è stata la mia casa. Ma c'è chi dice che casa è ovunque tu sei. Non ha torto. Forse la mia vita si sta aprendo a qualcosa di nuovo, o semplicemente questo sarà un passaggio che la riporterà a quello che ho lasciato in Puglia mesi fa (mi auguro di no). 
Ho voglia di cambiare e soprattutto di non rimanere ferma perché so che potrebbe essere un rischio per la mia salute mentale. Ed è così che voglio lasciare questa città e questo laboratorio - che è stato un po' la mia casa/famiglia in questi mesi- con l'augurio e il desiderio che il cambiamento arrivi presto a scombussolare nuovamente la mia vita.

mercoledì 24 settembre 2014

La rabbia, questa sconosciuta.


Sono una persona abbastanza pacifica. E non lo dico perché voglio vantarmi del mio essere peace&love, ma perché il sentimento della rabbia è a me sconosciuto. O quasi. Insomma, sono poche le volte in cui mi vedrete sbraitare contro qualcuno perché incazzata nera.
Sì, mi incazzo come tutti gli esseri umani su questa terra, ma con molta moderazione. Così tanto che dopo 5 minuti ho già dimenticato tutto.
Alcuni mi parlano di oggetti lanciati in aria, di pugni alle pareti e altre cose del genere. Ecco, io ste cose le vedevo fare al mio ex e scoppiavo a ridere (ovviamente con un rincaro dell'incazzatura di quel poverino).
Ho sempre pensato che arrabbiarsi non ha senso. Che poi a stare male sei tu che ti porti quel groviglio sullo stomaco. E quando ho capito che stavo più male se mi incazzavo, piuttosto che se non lo facevo, ho smesso. Peccato che la delusione, quella proprio non sono ancora riuscita a capire come gestirla. Quella fa un male cane.

Mi sento profondamente delusa. E dovrei essere anche incazzata. Ma non ci riesco, perché so che la mia incazzatura non cambierebbe la situazione.

In questi giorni ho inghiottito tanta di quella merda che dovrei essere incazzata nera. Infondo lo sono, ma continuo ancora a comportarmi come se nulla fosse successo.
Sorrido, chiacchiero, scherzo, mi confronto con chi dovrei guardare in faccia e sparargli come minimo un sei una merda.
Ma non ce la faccio e, probabilmente, quella merda sono io che non ho le palle per affrontare questa situazione. Non ho il germe della cattiveria, e neanche quello della rabbia, e penso che tutto quello che in questi mesi mi sta capitando è solo un rinforzo per le mie ossa.
Dicono che ciò che non ti uccide, ti fortifica. Ed è vero.
Però.
Però penso che in tutto questo io sia una debole.
Che sto abbassando la testa ancora una volta.
Che sto buttando giù tutto ciò che non merito.
Che sono una sfigata, ma questo non autorizza gli altri a trattarmi male.
Che questo sistema fa schifo, ma non è una giustificazione per mandare giù merda ogni giorno.
E mentre penso tutto questo, penso anche che non ci si può sempre aspettare che tutto vada come vorremmo.
Che a volte devi prenderti anche il brutto dalle persone che ti circondano. Ti servirà anche quello.
Che a volte ciò che desideriamo non è ciò di cui abbiamo bisogno.
Che nella vita avrò altre occasioni per dimostrare chi sono.
Che infondo sentirsi perdenti, quando non ho perso nulla, non è la strategia migliore per affrontare questa vita.

martedì 23 settembre 2014

Questa cosa delle liste, che infondo non mi dispiace.

Da un po’ di settimane gira su FB questo giochino –stupido ma allo stesso tempo curioso e divertente- di stilare liste (al momento ne ho viste principalmente di due tipi, libri e cd) e nominare qualcuno per continuare la catena.
Sebbene io non ami le catene (l’avete notato, eh?!), per la prima volta mi sono dovuta arrendere. Questa cosa di rispolverare i ricordi e pensare a quali libri mi hanno segnato, mi piaceva troppo. E così ho ceduto. Ho stilato la lista dei 10 libri che più mi avevano colpito.
E mentre pensavo a quali libri inserire nella top ten, ho pensato anche che questa cosa delle liste mi piaceva così tanto che avrei potuto stilarne altre.
Discostarmi dalle solite liste, ovvero quella della spesa e delle cose da fare, per poter cominciare ad elencare tutto quello che mi passa per la mente.
Magari liste già sentite, ma che però io non ho mai fatto. Perché poi sembra una cosa stupida, ma restringere il campo dei libri, dei cd, dei viaggi fatti o magari di quelli che vorresti fare e di tante altre cose, ad un solo numero, 10 per l’esattezza, non è semplice.
E allora mi metto subito al lavoro. Non nominerò nessuno, ma se volete potete stilare le vostre liste personali nei commenti qui sotto o magari sui vostri blog. Mi piacerebbe uno scambio equo dei nostri interessi.
E perché no, magari prendere spunto per una prossima lettura o un disco da ascoltare.

Comincerò con i 10 cd che più ho consumato, nel vero senso della parola.
1) Manuale distruzione- Levante
2) Ballata per piccole iene – Afterhours
3) Radio zombie – Negrita
4) Pipes & flowers- Elisa
5) Loud like love – Placebo
6) Nevermind – Nirvana
7) Amen e Sussidiario illustrato della giovinezza – Baustelle
8) The best of U2 1980-1990
9) Lungs – Florence + The Machine
10) Pablo Honey – Radiohead

Ho già barato, mettendone uno in più. Ma facciamo che nessuno se ne è accorto. E che se magari sono 11 o 12, o anche 9, non fa niente.

lunedì 8 settembre 2014

Tornare alla vita di sempre con l'imperativo di cambiarla.

Ho in testa questa frase da un bel po’ di giorni ormai, da quando sul sito di Trenitalia ho cliccato Acquista il biglietto. 
Pensavo che i postumi del rientro sarebbero stati catastrofici. Tipo che mi sarei trovata sul divano a versare lacrime invano, con la sigaretta in una mano e un fazzoletto bianco nell’altra. 
L’ultima volta che sono ritornata dalla Puglia, dopo la laurea, sono stata così male che un giorno sì e l’altro pure ero lì con la valigia in mano pronta a scappare . E invece questa volta è andata peggio, no scherzo. 
E’ stato un rientro soft, uno di quelli che non mi aspettavo, uno di quelli senza gravi conseguenze psicologiche. 
E poi in parte volevo ritornare, volevo riprendere in mano la mia vita, le mie abitudini, i miei ritmi, i miei spazi veronesi. Non si può vivere sempre in vacanza. 

Mentre me ne stavo come una lucertola al sole, cacciavo dalla testa il solito pensiero: devo cominciare a pensare a cosa fare della mia vita
Ho allontanato questo pensiero per circa 35 giorni dalla mia testa, a volte con scarsi risultati. 
Ma, adesso che la vita sta riprendendo il suo normale corso, è giusto che io pensi a cosa fare seriamente. 
La mia esperienza qui a Verona sta per concludersi, pochi giorni e poi sarò nuovamente con una valigia in mano, sperando di non ritornare in Puglia. Amo la mia terra, è la terra dove vorrei invecchiare, dove vorrei innamorarmi, dove vorrei far crescere i miei figli, dove vorrei far ritornare tutti gli amici che sono andati via, ma sento che adesso non è la terra che può farmi bene. Soprattutto alla mia salute mentale. 

Piano piano settembre scivola dall’estate all’autunno. Devo farmene una ragione. E ci provo. Provo a ragionare. Nella mia testa e nella mia agenda appaiono lentamente liste di cose da fare. Cose semplici, come la lista della spesa o delle email da inviare. Piccoli impegni da incastrare nei limiti temporali della settimana. Sogni, progetti, intenzioni si intrufolano nei pensieri, tra tramonti fugaci, sigarette fumate sul divano, musica a random su Spotify. Settembre è il mese dei buoni propositi. Si ricomincia. E non è un male. Una sorta di capodanno interiore, accompagnato da tutti gli stress che il ri-cominciare comporta. E mentre scelgo quale maglietta indossare e quali scarpe mettere, ché ieri ha piovuto e stasera potrebbe fare freddo, scelgo anche quale serie tv guardare, quale libro leggere, a quale sport appassionarmi. E se mi iscrivessi ad un corso di inglese? O magari teatro. Sì, perché il teatro non mi dispiacerebbe affatto. Fare introspezione. Fermarmi un attimo per (cercare di) capire chi sono realmente. 
E’ questo il mio settembre/stressembre. Una agenda piena di cose da fare. Concorsi da provare. Curriculum da inviare. Viaggi da progettare. Persone da incontrare. Musica da ascoltare. Passioni da coltivare. Treni da prendere. Cose da imparare. Tornare alla vita di sempre con l’imperativo di cambiarla.

martedì 2 settembre 2014

Benvenuto stressembre.

Non è un inizio simpatico per questo mese.
Piove. E mica due gocce. Sembra che qualcuno lassù abbia dimenticato i rubinetti aperti. Io odio settembre. In realtà non so spiegarvi se è proprio un odio. So solo che mi infastidisce perché si porta via tutte quelle cose belle dell’estate e mi lascia addosso un magone fatto di nostalgia, malinconia, ansia…depressione. Avete presente L’Urlo di Munch? Ecco, l’immagine di me nello specchio le somiglia tantissimo.
Però io ho dei bei capelli lunghi e diciamo che sono anche un po’ più carina. Giusto un po’, perché con l’angoscia stampata sulla faccia pochi lo sarebbero.
Mi tocca abituarmi all’idea che l’estate è finita. E non solo perché stasera non farò le 4, non berrò la mia birra stordi-neuroni e domani non andrò al mare all’ora di pranzo. Accanto alla mia scrivania c’è una valigia rossa che aspetta di essere riempita.
Domani ritorno a Verona, è questo il mio congedo dall’estate.
Il ritorno in questa città amata e odiata.
Domani sarà autunno: nei miei progetti, nelle mie partenze, nella mia pelle che ritornerà del colore delle pareti di un ospedale, nel mio guardaroba, nella mia alimentazione, nelle mie serate passate, forse, al parco.
Mi mancherà l’estate, mi mancherà quello che ho vissuto, quella parte di me che ho scoperto in questi mesi. Mare, sole, sorrisi, baci dati e non dati, sguardi, labbra salate, brillantini, pelle dorata, fiordaliso, tramonti, concerti, treni, sconosciuti.
Sono solo alcune parole che stuzzicano la mia amigdala amplificando questo misto di emozioni che mi porto dentro. Se ne stanno lì, aggrovigliate. Potrei metterle insieme per costruire il puzzle di questo agosto intenso. Ma non lo farò. Le lascio così, disperse, a provocare la mia e la vostra immaginazione.

giovedì 28 agosto 2014

Non voglio che arrivi settembre.



L'estate mi si è stampata sulla pelle. 
Agosto è stato un mese intenso. 
Mi sono innamorata ventordici volte. Del sole, del mare, della salsedine, dei costumi di Calzedonia, delle maglie bianche, dei sandali ultra flat, dei tramonti, delle angurie mangiate in ogni dove, dei concerti, delle canzoni di Levante, degli uomini.
Non voglio che arrivi settembre.
Non lo voglio nella mia vita adesso.

venerdì 22 agosto 2014

Attese.

Succede che quando vado a letto molto presto (il concetto di molto presto è relativo) dopo 3-4 ore mi risveglio nel cuore della notte che sono già bella e riposata. E' successo adesso e non chiedetemi il perché. Mi sono svegliata con l'ansia di controllare il telefono e non ci ho trovato nulla, né una chiamata persa, né un messaggio su whatsapp, né l'sms fidato dell'amica lontana. Niente di niente. 
La cosa non mi dispiace, né mi fa star male, ma in un certo senso sono rimasta delusa. 
Perché sono andata a letto con la speranza che al mio risveglio avrei trovato un messaggio, avrei trovato qualcuno che nel cuore della notte mi avrebbe cercato, anche solo per dirmi ciao, come stai.
Sono una di quelle persone che vive perennemente in attesa. Non so se questa sia una cosa positiva o negativa. Di certo, pensare ad una persona ferma ad un binario, in attesa di un treno, non mi mette tutta questa gioia. Perché io sono una che ai binari si sente felice, osserva la vita passare, scruta la gente e immagina le loro storie, ma poi si annoia se quel treno tarda ad arrivare. E stanotte mi sento un po' così: annoiata a quel binario, a vedere la vita passare senza poi fare nulla di concreto. C'è la musica ad allietare l'officina dei pensieri, ma questi neuroni sempre a lavoro non mi fanno poi così tanto bene. 
Da lontano intravedo una luce blu, è la luce di un televisore acceso e mi chiedo se anche quella persona, nella casa di fronte, è come me. Se anche lei è in attesa di quel non so che che non la fa dormire. O se semplicemente è una tv rimasta accesa per caso. 
Mi piacerebbe entrare nelle case degli altri a quest'ora, immaginare e osservare le storie delle persone che ci abitano. Troverei bambini che dormono nudi sui loro letti, amanti abbracciati dopo una notte di sesso, mariti e mogli che dormono ai lati opposti del letto, adolescenti con lo sguardo attaccato allo schermo dei loro smartphone, irrequieti di natura che girovagano per casa aspettando che il sonno ritorni, giovani annoiati davanti ad una tv. Tutti con un concetto di attesa nel cuore. Perché, infondo, anche aspettare che la notte passi è attesa.

[Listening to Paolo Nutini - Iron sky]

lunedì 11 agosto 2014

Il blog va in vacanza.

Passata la sbornia amorosa per il toyboy, ho deciso che stare a martellare il cuore con il mio autoerotismo concettuale non è il caso.
Domani parto. Destinazione Salento. E' tutto all'avventura. Senza una meta precisa, senza orario, senza programmi.
Solo mare e tante risate.
Quest'estate, a parte quella triste parentesi durata - per fortuna- pochissimo, mi sta piacendo troppo.
Ah, testadic è risorto. E' in Puglia anche lui. Ma giocheremo ad evitarci. Credo sia la scelta giusta per me.
Anche perché...volete sapere una cosa?? Di uomini davvero non ne posso più.
Il blog perciò va in vacanza!

Buon ferragosto!

sabato 9 agosto 2014

Il peso di un rifiuto è devastante.

Il peso di un rifiuto è devastante. Stamattina si è posizionato sul mio stomaco e mi sono svegliata di merda. Ho dormito circa due ore, male per giunta.
Ieri sera sono stata ad una festa e mi sono ritrovata il toyboy. Ci siamo scambiati una buona dose di indifferenza reciproca, solo che io non sono fatta per questi giochetti. E così ho cercato di fare l'amica. Con scarsi risultati ovviamente.
Non contenta di quello che mi aveva detto l'ultima volta, gli ho chiesto spiegazioni. Volevo capire. E stamattina mi chiedo cosa? 
Cosa volevo capire? Che ho di fronte un ragazzino che è appena uscito da una storia e vuole divertirsi? Che si è buttato in qualcosa di più grande di lui e poi è scappato? Che sono stata un pensiero settimanale con il quale è sfuggito per alcuni momenti alle sue giornate di noia, tutte uguali? Cosa???

La storia è questa: lui mi conosce il giorno della mia festa di laurea. 
Mi cerca il giorno dopo. 
Mi chiede il numero. 
Mi tempesta di messaggi per un'intera giornata. 
Mi raggiunge ad una festa e mi bacia davanti ai suoi amici. 
Mi invita ad uscire il giorno dopo. 
Stiamo così bene insieme che io dico...ma vedi un po'. Poi la caduta di stile di un ragazzino che ho perdonato con molta facilità, visto il contesto dal quale usciva: non voglio fidanzarmi. Magari se non me lo dici la prima sera che esci con me è meglio. Però fa niente, è un ragazzino che deve ancora imparare come si trattano le donne. Anche se sa baciare bene, anche se mi piace la sua intraprendenza, anche se mi piace e basta, nonostante sia più piccolo di me. 
Poi io parto per Verona. Gli dico la verità. Che quella frase non voglio fidanzarmi poteva risparmiarsela. Neanche io lo voglio, o almeno non posso programmarlo o prevederlo. E' così incasinata ora la mia vita che non so neanche cosa farò domani. 
Lui mi dice che vuole una storia di sesso. Mah. Io non so se voglio una storia di sesso. Cioè non posso sapere se lo voglio, devo conoscerti. E' tutto così prematuro. 
Ma tu mi piaci, mi piace stare con te, mi piace averti accanto. Parole sue che (ho cancellato per non farmi del male) mi fanno rimanere allibita. E' immaturo, non pesa le parole che dice. 
Sono in treno per Verona, è notte, continuiamo a mandarci messaggi come se non ci fosse un domani. 
Il domani arriva però. Io ho poche ore di sonno, vado in laboratorio e mi trovo tempestata di suoi messaggi. Buongiorno, buonanotte, tredicimila che fai, vorrei che fossi qui, quando torni? al giorno. E non sto esagerando. Non gli dico quando torno. Sono curiosa di sapere se mi aspetterà. Infondo sono solo 10 giorni. Cerco di tenerlo a bada perché delle volte è un uragano, come i suoi baci. 
Poi dopo una settimana questo gioco finisce. E così, senza un motivo, sparisce nel nulla. Meglio così, mi dico. Che a me questi giochetti telefonici non mi sono mai piaciuti. 
Torno a casa, questa volta sono io ad avere una voglia matta di vederlo. Ma mi evita. Poi ci becchiamo il giorno prima della sua partenza. Quello che è successo ve l'ho più o meno scritto.
E poi ci siamo rivisti ieri. Per tutta la serata ho avuto addosso il peso del rifiuto ma ho cercato di far finta di niente. Sapevo che sarebbe andata così, ma quello che mi fa star male è l'importanza che ho dato a questa persona, pur sapendo le premesse. E infatti non sono arrabbiata con lui, ma con me. Io mi odio. Mi odio perché per l'ennesima volta ho dato importanza ad un cretino, ho permesso che entrasse nella mia vita, gli ho regalato i miei baci. E anche qualcosa in più.

Spero che questa sia la volta definitiva che cambi copione, ché ritrovarmi a cucire pezzi del mio cuore non ne ho più voglia. E poi è anche l'estate della mia laurea, molto probabilmente è l'ultima estate che passo al cazzeggio totale (e questa è un'altra occasione che non voglio affrontare, ché sennò mi viene l'ansia).
Quindi non c'è proprio spazio per la tristezza. Un bel respiro e tutto passa.


mercoledì 6 agosto 2014

La notte porta conigli.

Notti inquiete. Sto dormendo poco. Nel frattempo scrivo libri con i miei pensieri, le mie paturnie, la mia immaginazione che fluttua tra uno sguardo teso al soffitto e uno soffocato dal cuscino e dai capelli.
Mi drogo di musica, cerco lì l'ispirazione per rendere queste vacanze migliori.
Mi godo il sole e il vento, poi sprofondo sul divano e con un dito mi arriccio i capelli.
Vorrei essere bella e stupida. Avrei meno problemi.
E invece ho il difetto di un cervello pensante. Esigente. Forse troppo (e non sono per niente bella).
E' anche nostalgico e malinconico come il suo collega, con il quale non va molto d'accordo, il cuore.
Litigano sempre.
Ma al momento vincono i neuroni. Al momento.
Magari sabato il gioco delle parti potrebbe cambiare.
Intanto la notte porta conigli e non consigli.
Forse dovrei bere di meno.


lunedì 4 agosto 2014

Can you lose what you never did have?


E' da un po' di giorni che ho in testa questa canzone. Mi dà una carica anche se ha un testo molto triste. Tristissimo. Chissà perché alcuni cantanti pompano con la musica testi che a leggerli ti viene la depressione. Mah.

E' il mio terzo giorno in Puglia. Ieri ho incontrato il toyboy. Non sapete chi è? Bene, non vi perdete nulla. L'ennesimo stronzo entrato nella mia vita e sparito con molta nonchalance. C'ho proprio il radar eh. 

Non ti sei fatta più sentire.
Eh??? Scusa, ripeti che ti do un calcio nelle palle e vediamo se ti viene in mente di dirmi un'altra stronzata del genere.
E lì mi ha sparato un po' di cazzate, in primis il battesimo di sua nipote. 
Ma che cazzo dice? Mah. Avevo un gocciolone a lato destro della fronte. Gli uomini in materia di cazzate, certe volte, sono insuperabili.
Ah bello, non sono la tipa a cui devi dare giustificazioni, ma se le dai, cerca almeno di non sparare cazzate. Escluso il ah bello, gli ho detto proprio così. 
Avevo i coglioni girati, e scusate il francesismo, ma io sono davvero stanca. Ho passato una settimana di merda, compreso un weekend in cui sono stata irrequieta a occhio nudo.
Michi ma che hai? Ti vedo abbastanza irrequieta.
Me lo sarò sentita dire dal 90% delle persone che ho incontrato.
Però ho fatto finta di nulla, anch'io con molta nonchalance, dopo avergli lanciato quella frecciatina, ho continuato come se nulla fosse.

Oggi come sto? Bella domanda. Lui parte, io vorrei. Ma rischiamo di trovarci nello stesso posto o quasi. E saperlo, potrebbe non essere un bene.
E così mi chiedevo...si può perdere qualcosa che in realtà non si è mai avuto?
Perché sono stata di merda per una persona che non è mai stata mia?
Perché continuano a ripetersi scenari già visti?
....
Devo continuare con le domande???
.....

sabato 2 agosto 2014

Booking.

Neanche 24 ore in Puglia e già sto sognando una via di fuga.
I miei amici e i miei parenti mi hanno regalato un viaggio per la mia laurea.
Avevo pensato ad ottobre come periodo per andarci. Ma in questi giorni ho capito che progettare qualcosa a lunga scadenza (anche se in realtà non è così) non è possibile.
A settembre/ottobre avrei il concorso di dottorato e in più (INCROCIATE LE DITA!) dovrei avere la risposta per un colloquio che ho fatto la settimana scorsa.
Ergo, ottobre potrebbe non essere il mese ideale.
Così mi son detta o ci vado adesso o mai più.
Destinazione???
Ve lo farò sapere subito. Di sicuro non prenderò nessun aereo, a meno che non decida di vendere un rene!

giovedì 31 luglio 2014

Poche ore.

Mancano ormai poche ore al mio ritorno in Puglia. Sono in tensione. Confusa e felice. Un po’ malinconica. Un po’ ansiosa. Un po’ tutto. Qui in laboratorio sono cominciati i saluti. Un ragazzo parte per Londra, io resterò fino a settembre a Verona e poi ciao, un’altra mia collega ha accettato un posto a Milano. Penso a come diventano fragili le relazioni quando cominci a diventare grande. A come la stabilità sia un miraggio e il nomadismo cominci a prendere forma nella mia vita. Sono contenta per loro e per me. In questi mesi sono cresciuta tanto, forse così tanto che è necessario fermarmi un po’. Ho bisogno di staccare un po’ da tutto. Dopo la laurea sono tornata subito qui, senza pensare a cosa stesse succedendo nella mia vita. I giorni in Puglia sono stati un terremoto di emozioni, incontri, sguardi, abbracci, baci... Ho incontrato chi non vedevo da tempo, ho visto quanto è bello leggere negli occhi dei miei genitori la soddisfazione e la gioia, mi sono goduta il mare, i miei tramonti, le passeggiate in bici. Poi c’è stato lui. Che è entrato nella mia vita come un uragano. Il giorno della mia laurea. La sera della mia festa. La sua insistenza, la sua pazzia, la sua intraprendenza. Senza parole, io e i suoi baci improvvisi. Poi la mia partenza. E adesso il mio ritorno. Sono confusa, indifesa e vulnerabile.

sabato 19 luglio 2014

Non me ne voglio andare.

E' tempo di fare un'altra valigia. Ho lasciato la mia roba sparsa per casa con la speranza che ricordi di mettere via tutto. 
Domani riparto. Ritorno a Verona. Mi pesa questo rientro perché ormai è estate, qui in Puglia la gente vive come se non ci fosse un domani, le spiagge sono affollate, il sole è caldo, il tempo è dilatato, si dorme poco pur di rimanere a ridere e scherzare con gli amici di sempre in riva al mare...
...è tutto così bello, così magico che la serenità la mangi con gli occhi, ti entra nelle vene, nella testa, nel cuore...e poi c'è questo contatto strano con la gente, che anche se non la conosci ti ritrovi a ballare, scherzare, fumare, parlare come se vi conosceste da sempre...
Ecco, credo che è questo che mi manca a Verona. Più del mare, più del sole, più delle mie cose, della mia stanza, dei posti del cuore che ho qui nella mia Puglia. E' il contatto con la gente che ti fa sentire a casa, amata...che ti fa sentire te stessa.

venerdì 18 luglio 2014

Habemus lauream


E' tutto finito. Adesso ho un 110 e lode per accedere al mondo della disoccupazione!

lunedì 14 luglio 2014

L'estate è un sentimento.

Quest'anno, come l'anno scorso, e forse come qualche altro anno, il tempo non è generoso. 
Il detto non ci sono più le mezze stagioni pare funzionare. E aggiungo che non ci sono più neanche le stagioni, che fa caldo in inverno e fa freddo in estate. 

Oggi ha piovuto, uno di quei temporali estivi che ti tolgono il fiato ma che fanno molto modalità wake me up when september ends
Volevo andare al mare per la classica passeggiata in bici, ma ho dovuto rinunciare.
Ho aspettato che finisse di piovere guardando dietro i vetri della finestra, come una bambina in attesa di qualcosa di bello.

Avevo gli occhi di stupore per i colori del cielo, nonostante fosse grigio e plumbeo. Ma da lontano, con un po' di fantasia, riuscivo a scorgere un azzurro che solo i miei occhi erano in grado di notare. Azzurro colore dei sogni. 

Non ho resistito, avevo un mal di testa dovuto alla tensione prelaurea, dovevo in qualche modo uscire di casa, e così mi sono messa in macchina.
Avevo bisogno di mare, di acqua, di colori che potessero farmi riappacificare con il mondo.

Sono andata al solito posto. Era deserto. E non potete immaginare che gioia. Mi sono seduta sulle pietre, nonostante la pioggia, e ho chiuso la porta dei pensieri. Ero io e il mare. Nessun altro intorno.
Sono rimasta sola, con il rumore delle onde a farmi compagnia, per più di un'ora. Sotto la pioggia ad osservare le gocce cadere nel mare. E ho pensato a quanto l'estate per me non è una stagione ma un sentimento. Perché mi fa sentire innamorata, irrequieta, dolce e severa allo stesso tempo, spensierata e leggera. Un misto di emozioni che prendono forma dentro le mie cellule, che si scontrano e confrontano, che crescono dentro di me facendomi sentire piena. Ecco, è così che mi sento quando vivo l'estate: piena



giovedì 10 luglio 2014

Problemi esistenziali.

Mercoledì mi laureo. Ore 8.30 comincia la seduta.
Sono la quinta. Per le 11 conto di essere già per strada con una bottiglia di prosecco in mano.
Ora mi sorge un dubbio.
Uno di quei problemi esistenziali che non mi faranno dormire (scherzo).
Mi sto ponendo il dubbio se festeggiare o no.

La mia testa dice di non festeggiare per svariati motivi: 
1) non mi piace stare al centro dell'attenzione (nonostante sia una pagliaccia di natura);
2) molti miei amici non vivono più in Terronia;
3) quei soldi potrei destinarli per qualcosa di più serio...vedi un bel viaggio.

Potrebbe essere una scelta di cui potrei pentirmene anche se mi dico che non sarà un'ubriacatura post laurea con gli amici a cambiarmi la vita. E allora chiedo l'aiuto del pubblico....voi cosa fareste??

martedì 8 luglio 2014

Le 19.20

Scrivo questo post precipitevolissimevolmente...ho appena finito la presentazione per la mia tesi, ovvero il maledetto power point....ebbene sì, forse mi laureo.
Forse, perché i casini non mancano.
Mi sento una corda di violino e guai a chi mi tocca...inutile dirvi che sono super nervosa e che basta poco per farmi scoppiare in lacrime, complice il ciclo che non rende le cose per nulla facili!
Mi tocca solo preparare per bene il discorso e rilassare i muscoli.
1-2-3...ce la farò!
Nel frattempo mi vado a fare una corsetta al parco che c'è il mio spasimante albanese che mi aspetta!
Ah...poi vi racconterò....pare che le ragazze del sud riscuotano successo tra gli extracomunitari del parco S. Giacomo...

lunedì 30 giugno 2014

Dalla mia scrivania.

Che bello scrivervi dalla mia scrivania, qui in Puglia. 
Sì, sono nella mia terra. La terra del mare, del buon cibo, del sole in faccia, del vento e il sale tra i capelli, della gente calorosa e accogliente, dei negozi aperti fino a tardi, e di tutte quelle cose che mi riempiono il cuore. 
Sono ritornata per un motivo. Forse mi laureo. E domani consegno la tesi.
Guardo la copertina rossa e mi commuovo, la sfoglio e sento l'odore dell'inchiostro entrarmi nelle narici e mi sento super felice.
Non è stato un periodo facile. Volete sapere quanti pianti mi sono fatta? Meglio di no.
Del resto la mia assenza da questo blog, dai vostri e da Twitter è l'emblema della vita di merda degli ultimi 15 giorni. 
Riassumendo: il mio relatore (il prof che mi segue da Unicazz) è in America e lo incontrerò 2 giorni prima della seduta (capite bene che qualsiasi modifica non potrò più farla?!), il mio correlatore (il prof di Verona) non vuole che mi laurei a luglio, quindi sta facendo di tutto per mettermi i bastoni tra le ruote (anche i calcoli con la calcolatrice per le ore di tirocinio), il segretario è in ferie e torna domani.
Per fortuna il mio tutor di laboratorio ha lavorato sodo con me per la stesura della tesi. Oltre che per mantenere i miei nervi ben saldi, prima che potessi dare fuoco allo studio di qualcuno, uno a caso.
A tutto questo aggiungeteci la burocrazia che c'è intorno, l'ansia di non farcela, i pensieri che non mi fanno dormire (sto dormendo 3 ore a notte, fate i conti un po' voi!)...insomma, adesso vi è chiaro che la mia è una vita di merda (almeno da questo punto di vista)?
Unica cosa positiva: ho perso tre chili senza sforzi.
Il mio ritorno in terra pugliese è stata una salvezza, al di là del motivo per cui ci sono ritornata, ritrovare i miei spazi, i miei amici, il profumo del mare, mi ha ridato quella serenità che negli ultimi tempi è un po' latente.
E vi confesso una cosa: domani non ho così tanta voglia di riprendere il treno e ritornare a Verona.

venerdì 13 giugno 2014

New Balance verdi.

Sono quattro giorni che corro con una certa costanza. Sento proprio il bisogno fisico di espellere le tossine (non potete capire quanta merda si respira in un laboratorio di ricerca) e anche quello di rilassare i pensieri. Anche se, in verità, a me la corsa fa sempre un effetto contrario. Amplifica le mie paranoie e induce i miei neuroni a fare voli pindarici. 
L'altro ieri ero letteralmente a pezzi. Tra le quattro e le cinque del pomeriggio credo mi sia crollato il mondo addosso. Per fortuna ho delle spalle forti e ho cercato di prenderla con filosofia. Non vi starò a dire cosa è successo, anche perché mi sembra prematuro e sinceramente non ho voglia di pensare al peggio adesso. Fatto sta che il mondo universitario è un mondo di merda

Sono andata al parco, non avevo molta voglia di correre e neanche di camminare.
Ma i Kasabian, insieme ai Subsonica, mi hanno invitato a mettere in moto le gambe. Mentre correvo, ho notato un tipo. Me lo ricordavo perché, tempo fa, l'avevo beccato in stazione di sera e gli avevo chiesto se l'autobus fosse già passato. Dal suo accento, mi accorsi subito che era un meridionale.
Lui sicuro non si sarebbe mai ricordato di una che gli aveva chiesto informazioni sull'autobus (tra l'altro, il suo stesso autobus).

In realtà, non l'ho notato perché mi sembrava un tipo già visto, ma semplicemente perché aveva delle bellissime New Balance verdi. Gliele ho fissate per un bel po', mentre gli andavo incontro correndo. Mi ha guardato storto, ma ho continuato a correre, incurante del suo sopracciglio incurvato. L'ho ribeccato al secondo giro, gli ho fissato nuovamente le scarpe e gli ho detto che mi piacevano un sacco.

Una battuta scema, che magari potevo tenere per me, ma che poi mi ha cambiato l'umore e la serata.
Abbiamo proseguito per le nostre direzioni, opposte, io di corsa, lui camminando.
Dopo qualche minuto, ci siamo rivisti. E lui cosa ha fatto?
Con un gesto plateale, si è sfilato le scarpe e me le ha date in mano.
Mi è scappata una risata, ho detto grazie senza prenderle e ho continuato a correre. Mi sono voltata qualche secondo dopo e l'ho visto sorridere (e ovviamente rimettersi le scarpe).

Poi, non chiedetemi perché, ma ci siamo ritrovati a fare stretching insieme.
Abbiamo parlato un po', sembrava davvero interessante e in una mezzoretta mi ha strappato un paio di sorrisi di cui avevo bisogno.
Niente di che, ma la cosa ha rimesso in riga la mia giornata e soprattutto il mio umore.
Ha fatto un po' lo scemo, della serie ci prova/non ci prova, mi ha raccontato della sua vita qui a Verona e ogni 5 minuti mi diceva sai, sono solo, dove me ne vado da solo? Ecco, in quel momento ho pregato che non mi chiedesse il numero e soprattutto che non se ne uscisse con proposte alle quali non avrei saputo cosa rispondere.
Per fortuna non l'ha fatto. Io sono ritornata a casa con il sorriso e per tutta la serata ho dimenticato quel nuvolone di pioggia che mi è caduto dagli occhi alle cinque del pomeriggio.

lunedì 9 giugno 2014

Pensavo che.

Pensavo che mi piacerebbe ritornare a scrivere.
Che anche se ho un’ispirazione pari a zero, potrei impegnarmi per scrivervi dell’ultimo libro letto o della mostra di Frida, o ancora del mio ultimo viaggio che ho fatto a Roma.
Che mi piacerebbe tornare a leggervi con costanza, interessarmi alle vostre vite come facevo un tempo.
Ma poi guardo le scartoffie sulla mia scrivania, il lavoro immane da fare, gli esperimenti da organizzare e dico che…dai, ci provo!

domenica 8 giugno 2014

Avrei una tesi da scrivere e invece passo il tempo ad intristirmi.

Mi chiedo come i veronesi, e quelli del nord in genere, riescano a sopravvivere al caldo torrido senza mare. Mettiamoci dentro anche quelli che vivono sui monti o in culonia dove più o meno si perse Cristo e l'acqua salata non arriva manco per miracolo. Beh, allora come fate a sopravvivere?

Per tutto il giorno mi sono fatta questa domanda cercando di darmi delle risposte.

1) Prendono la macchina e vanno al mare più vicino. Magari sparandosi anche due ore di tangenziale.
2) Si illudono che il lago possa essere una buona alternativa alla mancanza del mare (e sticazzi! ma non lo è!)
3) Rimangono chiusi in casa con il condizionatore sparato a mille.
4) Si lavano in una vasca di acqua sporca, aka piscina, insieme ad altri simili.
5) Non sopravvivono.

E se per voi la questione sembra banale, così tanto che magari non vi siete posti neanche il problema, io oggi ho sfiorato la depressione.

Il mare mi manca. Diciamolo chiaramente. E non mi manca solo il sole, il sale sulla pelle, il costume da bagno che mi sta stretto, le guance rosse, i capelli al vento. No, cioè sì. Anche quello. 
Ma è proprio una questione di sensazioni. Non so come spiegarvelo e mi convinco sempre più - non vogliatemi male- che è un qualcosa di inspiegabile e che difficilmente potrebbe capire chi non è nato e cresciuto al mare. 
Io ci provo, ma poi mi blocco perché potrei anche usare architetture filosofiche per dirvi quanto è bello un tramonto, avere il vento in faccia, il sole che ti fa tenere gli occhi costantemente socchiusi. Ma queste cose voi le sapete già. E' come mi sento io che non riesco a raccontarvelo. 
E' la sensazione che mi attraversa il cuore, la mente, il fegato che vorrei cercare di spiegarvi. 
Ma va bene così. Va bene anche non farlo. Perché le emozioni non si scrivono, si vivono. O si ricordano. 
E in questi giorni, quando dovrei pensare alla mia tesi e invece penso a quanto mi manca il mare, le ricordo spesso. Ricordo a come stavo bene un anno fa. Alle pedalate e alle corse in riva al mare.
Ai tramonti. Ai bagni nelle spiagge deserte. 
Alle birre ghiacciate bevute sugli scogli.
Ai vestiti bianchi e la pelle abbronzata. 
(Ai chili persi- e poi ripresi).
Insomma, cose così. Cose semplici. Ma che mi facevano stare bene.
Non so perché vi ho sparato l'ennesimo pippone su quanto mi faccia schifo e sentire depressa vivere qua, ma avevo bisogno di farlo. Perché scrivere mi fa bene, o meglio mi fa stare meglio.
Non voglio lamentarmi, ma non riesco a stare tranquilla qui. Forse non lo sarei neanche in Puglia, visto che sono un'irrequieta di natura. Alle volte mi sembra di essere un'ingrata nei confronti della vita. Dovrei essere felice per come le cose stanno andando, tra un mese (se tutto va bene) dovrei pure laurearmi...e invece? 
E invece sono qui che scrivo, mi intristisco e mi affido al dio dei carboidrati. 
Non va bene. Non va affatto bene.

venerdì 30 maggio 2014

L'introduzione.

Ho inviato l’introduzione della tesi alla mia tutor. Non ne sono molto convinta, ma non l’ho voluta ri-rileggere per non demoralizzarmi ancora di più. Se avessi avuto tempo, avrei cancellato tutto e ricominciato da capo. Ma tempo non ne ho, così come non ho voglia di rimettermi a scrivere.
E’ solo un’introduzione, mi dico. E’ solo una bozza, che sicuramente sarà da rivedere. E poi io non ho mai scritto una tesi, quindi…
Ma parliamo di cose più belle. Il mio periodo di depressione, forse, è passato. Nel senso che adesso ho davvero la testa impegnata e proiettata a luglio, alla tesi, alla laurea, al futuro. Sto facendo i conti con i miei limiti, con le mie paure, con le mie fragilità. Ogni giorno mi scopro una pessima persona, ma infondo sono questa. E forse il lavoro più difficile è accettarmi per quello che sono. Diciamo che non sono in un periodo bellissimo della mia vita, sono più insopportabile del solito e sicuramente ancora più severa con me stessa. Stamattina mi sono svegliata di pessimo umore a causa di un sogno che secondo me ha voluto mettermi in faccia la verità. A volte i sogni ci dicono quello che non vorremmo sentirci dire o semplicemente ci mettono di fronte quello che costantemente evitiamo di vedere o facciamo finta di non vedere. Non so perché sto dando così importanza a qualcosa che è semplicemente un sogno, ma il fatto che sia successo dopo aver sentito testadic ieri, mi fa pensare che, forse forse, questo sogno vuole dirmi qualcosa. Ecco perché mi sono svegliata di cattivo umore: perché quello che vuole dirmi non mi piace affatto, ma è la realtà dei fatti e, dopo ormai svariati mesi, è il caso che io l’accetti.

Ops…mi sono appena accorta che vi dovevo parlare di cose più belle. E allora sì, ricominciamo. Parliamo seriamente di cose più belle. Domani parto, vado a Roma, ci ritorno per l’infinitesima volta! Rimanere a Verona tre giorni non mi entusiasmava, così ho trovato un passaggio su bla bla car e ho deciso di partire. Ho bisogno davvero di tre giorni di relax. Oltre che di fiumi di spritz. Quindi amici romani, se volete condividere un caffè, uno spritz, un po’ di sano shopping, non esitate a contattarmi! ;-)

domenica 18 maggio 2014

Giornata lunga di depressione AKA domenica.

Come ci si sente quando si è (o forse si crede) di essere nel posto sbagliato? 
Ricordo vagamente la sensazione che ho avvertito quando ero in un posto non giusto. Avrò provato un disagio momentaneo e poi come al solito sarò scappata o me la sarò fatta passare, magari stando in compagnia, prendendo la bici o facendo qualcosa che potesse tenere occupati i miei neuroni. 

E’ da quando ho saputo che devo laurearmi (molto probabilmente) a luglio che sto male. 
Dovrei essere felice, si sta chiudendo un cerchio, sto aggiungendo un altro tassello al puzzle della mia vita. 
E infondo lo sono. Ho fatto gli esami in tempi record, con una media che non mi sarei mai sognata in vita mia, ho sfidato la mia ansia, le mie paure, le mie insicurezze. Ho imparato a gestirle e a gestirmi. Sono felice per questo. 
Eppure dentro di me si è aperto un buco nero che piano piano sento mi sta risucchiando e quello che temo di più è che poi arrivi ad un punto di non ritorno di nome depressione. 
Non so come descrivervi quello che mi passa in testa, ho un cumulo di paure che mi mangiano poco a poco, giorno per giorno. Mi faccio sempre le stesse domande, mi chiedo se quello che sto vivendo e costruendo sia quello che voglio veramente. 

Quando sono arrivata a Verona ero gasata a mille, avevo progettato come sarebbe andato il mio futuro, o meglio i miei prossimi tre anni. Davo per certo che avrei fatto il dottorato e, ora che la possibilità di questa scelta diventi concreta, non sono più sicura di nulla. Non vorrei buttare all’aria questi mesi, ma mi chiedo ogni giorno se voglio che la mia vita –almeno per i prossimi 3 anni- sia qui. 
Verona mi piace, ma non sono ancora riuscita a trovare la mia dimensione. Se escludiamo i miei colleghi, non conosco più nessuno. A parte qualche conoscenza sporadica. Non solo, mi sembra che qui stia solo cercando delle scuse per riempire il tempo, senza poi viverlo. Non so se sono stata chiara, ma davvero faccio fatica a raccontarvi come sto. Mi sento persino un’ingrata nei confronti dei miei e di questa possibilità che la vita mi ha dato. 

E’ sicuramente anche prematuro pensare a quello che può succedere dopo la laurea. Però il fatto che il mio capo dia per scontato che io faccia il concorso mi fa sentire un po’ l’acqua alla gola. E poi non so…ci sono tante altre paure, tanti altri moti emotivi che prendono forma dentro di me e che mi fanno stare inquieta. 

E’ questa la vita che sognavo? E’ questa la vita che voglio? Me lo chiedo ogni giorno. Non mi rispondo, perché fondamentalmente sono una vigliacca, perché sento di essere poco lucida in questo momento per dire sì o no. Non posso neanche non pensarci, come ho sempre fatto, rimandare il problema a quando si presenterà, perché qui c’è in gioco qualcosa di molto serio. Si tratta del mio futuro, del mio lavoro, della mia vita. Spero che tutte queste pippe passino in fretta perché davvero non mi sopporto più.

giovedì 15 maggio 2014

Quanto siamo patetiche noi donne.

C’è che ogni tanto mi sale su un magone. Non so come si possa descrivere questa situazione.
Tu cominci la tua giornata nel migliore dei modi, o quasi. Il tuo caffè, i tuoi biscotti, le tue occhiaie, l’insalata da preparare per la pausa pranzo.
La normalità.
Poi arrivi a lavoro, metti su la tua playlist preferita su Spotify e cominci a darci dentro. Ma niente.
Lo stomaco si chiude. Ti incanti davanti al pc, mentre i neuroni fanno viaggi dall’altra parte del mondo.
Mi sto spegnendo poco a poco, o perlomeno ho questa impressione.
Dovrei essere felice, ho finito i miei esami, se tutto va bene tra due mesi mi laureo, mi sto costruendo un mondo tutto mio, con le mie mani e le mie fatiche. Forse è proprio questo che mi spaventa.
Sto diventando responsabile. Queste sono le mie scelte. Dettate solo da me.
Ho deciso io di venire in questo posto, ho scelto io la casa con delle coinquiline di merda, ho scelto io di lavorare in questo gruppo, di lasciare la Puglia, di buttarmi in questo mondo (quello della ricerca).
Ho scelto io di investire su un rapporto che non mi avrebbe portato da nessuna parte. Sì, perché se sto così, se mi prendono questi magoni insopportabili, non è mica perché sto lontana da casa, perché non ho il mare o i miei amici.
Quello anche. Ma non sono IL problema.
IL problema si chiama Testadic.
Mi dico che devo andare avanti, ma il mio andare avanti è un tornare indietro per ritrovarlo, per averlo accanto a me, per parlargli ancora una volta, per incontrarlo, vederlo, sorridergli, prenderlo in giro.
Minchia, quanto siamo patetiche noi donne quando siamo innamorate?! O pseudo tali?

martedì 6 maggio 2014

N.B.

[Cose che nelle ultime ore sto dicendo a me stessa]

Non sono stupida (ok, magari per qualcuno si).
Ho fatto più di 50 esami nella mia vita più o meno quasi tutti superati brillantemente.
Non ho mai avuto un 18, neanche un 19.
Se mi fai una domanda di ragionamento, ragiono, non ti dico la storiella a memoria.
So collegare le sinapsi e rispondere in maniera appropriata.
Mi sforzo di essere intelligente o di sembrare tale.
Ho superato prove più importanti nella mia vita.
Se dovessi essere bocciata non è la fine del mondo, ma comunque mi sentirei una merda.

Sto cercando di stemperare la tensione da ULTIMO ESAME. Già, domani faccio il mio ultimo esame (si spera). Mi sento impreparata, anzi no. Ho studiato, di fretta ma ho studiato. Ho fatto una faticaccia enorme perché ho cercato di tradurre concetti spiegati malissimo dal professore ma sento che qualcosa andrà storto. Che potrei impappinarmi o peggio ancora che potrei non saper rispondere.
Ecco, voi pregate per me. Incrociate le dita. Quelle della mano e quelle dei piedi, se ci riuscite. Perché io voglio tornare a Verona e lasciare il libretto universitario a casa.

giovedì 1 maggio 2014

Pensieri assurdi che vengono fuori dopo una rimpatriata.

Ieri sera ho incontrato i miei ex compagni di liceo. 
Su 24, eravamo 8. Tra gli assenti c'erano quelli giustificati perché espatriati dall'ameno paesello, i pacchisti, i fantasmi, i perennemente impegnati e quelli che, causa attack, non si scollano dai loro partner.
Il numero non era importante ma se ci saremmo stati tutti sarebbe stato davvero bello. 
Il problema però non è questo.
Il problema è che io ieri per una buona parte della serata mi sono sentita un' inadatta. O forse un'inetta. Avete presente La coscienza di Zeno? Ecco più o meno così.
Ero l'unica non ancora laureata, non ancora stipendiata, non ancora fidanzata, non ancora maritata, non ancora con prole, non ancora realizzata
Ok, forse neanche i miei compagni che hanno lavoro, mogli/mariti, fidanzati/e, figli e suocere scassapalle lo sono. Però avevano qualcosa
E io improvvisamente mi sono sentita vuota, forse rimasta ancora con quell'aria leggera dei miei 19 anni dopo la maturità, quando, invece, di anni ne ho molti di più. 
Per fortuna i miei neuroni hanno subito cancellato questi pensieri catastrofici e sono stati bravi nel farmi godere la serata (in realtà dovrei ringraziare anche la birra, ma poco importa). 
Ma stamattina io non potevo ignorare quello che ieri le mie orecchie hanno ascoltato. E soprattutto come mi sono sentita. E poi ancora i loro sguardi, le loro emozioni, le loro parole.
Razionalmente mi dico che non devo pensarci, che infondo la mia vita è bella così, che sicuramente il mio percorso è stato diverso, che i miei amici non si sono trovati sballottati da un letto di ospedale all'altro per due anni della loro vita, che magari non hanno incontrato persone che li hanno rubato tempo ed energie, che magari sono stati molto più fortunati di me e meno coglioni di me. 
Ma sarebbe troppo facile dare la colpa alle cause esterne, al mondo, alla sfiga.
La verità è che io non ho saputo vivere bene il mio tempo, le mie relazioni, le mie passioni, i miei doveri. E lo so che questi ragionamenti sono assurdi, che non ha senso farli, che sono giovane -direte voi, che c'è una vita per recuperare, che il passato è passato.
Ma io continuo a sentirmi un'inadatta.


lunedì 28 aprile 2014

Come quando fuori piove.

Non mi ricordavo che sapore avessero le lacrime spese per un uomo. 
Non me lo ricordavo da quasi 6 anni, forse qualcosa in meno o qualcosa in più. 
Ieri sono tornata a riassaggiarle e devo dire che mi fanno parecchio schifo. Sono salate, amare, bruciano. E tanto.
Sì, la sottoscritta patetica-noiosa-minchiona ieri ha avuto un crollo. E così mi sono ritrovata con i fogli degli appunti del mio esame di economia macchiati di bolle trasparenti. Un bello scenario insomma.
Parlavo di spin off e singhiozzavo tra uno stronzo e un vaffanculo, Michi riprenditi.
Sono stata male, ho studiato pochissimo e ad un certo punto ho avuto paura di impazzire. 
Fuori pioveva e la situazione non era di certo favorevole. Non chiedetemi come e cosa cavolo sia successo. 
Per le prime due ore mi sono voluta convincere che stessi male per la solita ansia pre-esame. E invece no. Più mi dicevo che era l'esame e il non sapere abbastanza a farmi stare così, e più mi accorgevo che mi stavo prendendo in giro da sola.
La verità è che controllavo l'orologio e pensavo a quanti chilometri di distanza si trovava.
E più passava il tempo e più sentivo lo stomaco restringersi, gli occhi riempirsi di lacrime, le vene pulsare di ansia e tristezza allo stato puro.

Testadic è partito, ci siamo sentiti per un saluto veloce e come al solito ho dovuto trattenere quello che avrei voluto dirgli veramente. Mi sono dovuta, ancora una volta, arrendere a questa vita che decide per te. 
Perché, cosa vuoi farci se una storia non va? Cosa vuoi farci se tu vivi in un posto e lui da un'altra parte? Cosa vuoi farci se uno ti bacia, e poi ti dice non ho la testa per impegnarmi anche se mi piaci?
Niente, non puoi farci proprio niente, se non sentirti come quando fuori piove.





Sorrido davanti allo specchio 
 E i miei occhi son tristi, lo ammetto 
 Riflettono il vuoto che ho intorno da che non ci sei. 
 “Bugiardo” al sorriso gli disse lo sguardo
 lui rispose “E’ un duro mestiere, lo devo pur fare! Stringere i denti per non morire” 
 E poi mi sento 
 Come quando fuori piove 
 E resto sola qui intorno mentre cerco la strada per tornare a te. 
 Come quando fuori piove e resto ancora in ascolto per sentirti urlare che non vuoi parlare, 
 che ti faccio male e fai a meno di me. 
 Cammino in mezzo alla gente e son sola 
 Inciampo in un altro che non ti somiglia nemmeno un po’ 
 E nemmeno un po’ mi consola 
 Le pacche, le carezze, gli abbracci e le balle 
 Tutti dicono di andare avanti e il mio andare avanti è un tornare indietro per ritrovarti 
 Come quando fuori piove e resto sola qui intorno mentre cerco la strada per tornare a te. 
 Come quando fuori piove e resto ancora in ascolto per sentirti urlare che non vuoi parlare, 
 che ti faccio male e fai a meno di me. 
 Come quando fuori piove e resto sola qui intorno mentre cerco la strada per tornare a te. 
 Come quando fuori piove e resto ancora in ascolto per sentirti urlare che non vuoi parlare, che ti faccio male e fai a meno di me. 

sabato 26 aprile 2014

Se il ritorno in Terronia si vede dalla sera che hai passato...

Sono tornata in Puglia, ieri. Dopo un viaggio durato un'infinità. Ad un orario improponibile.
Sono andata subito a letto ma mentre dormivo, ho ricevuto una telefonata di testadic, e così dopo mezz'ora che eravamo al telefono, si è presentato sotto casa. 
Mi sono sfilata il pigiama, messo un paio di jeans e con le mie occhiaie sono scesa.
Inutile raccontarvi cosa è successo, ricordo solo di essermi trovata le sue labbra sulle mie.

Ho 3 ore di sonno, lo stomaco chiuso, un magone addosso grande come una casa e la quasi certezza che non rivedrò più testadic. Almeno non per i prossimi mesi.
Questi miei giorni in Puglia cominciano proprio bene.

venerdì 18 aprile 2014

Motivi in sospeso.

Nell'ultimo post vi ho detto che (forse) vi avrei scritto i motivi per cui queste vacanze me le passerò qui (in compagnia di me stessa, del materiale da studiare, i piatti da lavare e la spesa da fare). 
So che morite dalla voglia di sapere quali sono questi benedetti motivi, ed è per questo che sto rinunciando al bucato da stendere per raccontarveli. 

1. Costo del biglietto troppo alto. Ritornare in Puglia per 3 giorni e vendere un rene per farlo non mi sembrava il caso.
Motivo numero due. Considerando che sarei dovuta scendere necessariamente a fine mese per sostenere un esame, pagare un doppio biglietto, oltre alla scocciatura di stare lì a chiedere giorni (anche se non mi avrebbero fatto problemi)...ecco, neanche per questo mi sembrava il caso regalare, così in maniera del tutto gratuita, soldi a Trenitalia.
Motivo number 3. Last but not least. Quando ho cominciato a valutare le possibili opzioni per ritornare in terra natia senza dover rischiare di vivere sotto i ponti per i prossimi mesi, avevo i neuroni saturi di un certo individuo. 
E mica solo i neuroni eh. Il mio cuore aveva fatto tutti i voli pindarici sui possibili incontri, sguardi, parole, frasi di circostanza e magari baci che ci sarebbero stati. 
Perché infondo io so che tra qualche ora quella chiamata potrebbe arrivare. ( E se non arriva potrei rimanerci di cazzo). 
Ma ogni tanto- giusto ogni tanto eh- i miei neuroni, quei due che continuano a funzionare, riescono a fare qualcosa di sensato. Tant’è che hanno detto subito: Michi, che cazzo fai? Vuoi passarti le vacanze sapendo che testadic è a due passi da te? Ma anche no. 
Che sono stata male già abbastanza. 
E allora ho sommato i vari motivi e mi sono autoconvinta che la soluzione migliore era rimanere qua. Non potete capire che fatica: rinunciare ad abbracciare i miei, a scartare l'uovo che mio padre compra a me e mia sorella, ad incontrare i miei amici per i riti della settimana santa, al pranzo dalla nonna. 
Ho continuato a girovagare su internet fino a ieri, cercando di trovare qualche soluzione economica per tornare, anche solo per un giorno, a casa. 
Per fortuna Trenitalia mi diceva che i posti sui treni, che non avrei preso, erano esauriti. Quindi, anche volendo, a casa non ci potevo proprio tornare. Dico per fortuna, perché la verità era ed è solo una. Io a casa volevo tornarci per lui. Mica per i miei che avrei rivisto comunque a breve.
Quanto sono malata da 1 a 10? Tanto. Ma la solitudine è una brutta bestia. Soprattutto se ci devi convivere quando dentro hai il cuore e la testa che sono continuamente in guerra tra di loro.
Confido nelle tante cose da fare in questi giorni, che passeranno SICURAMENTE in fretta (mi sto autoconvincendo anche di questo, si vede?). 
Restare qui mi pesa...ma il 25, giorno in cui con la mia valigia ritornerò in Puglia, è vicino! E non mi fermerò mica 3 giorni eh. Ho tutto il tempo per studiare, andare al mare, a correre, incontrare amici e parenti fino alla settima generazione. E poi volete mettere la soddisfazione di non stare lì a cervellarsi su cosa fare il giorno di Pasquetta? 
PS. Io per la cronaca me ne vado a Padova, dove incontrerò un' amica terrona.


domenica 13 aprile 2014

Domenica-->casa-->febbre-->LA MORTE.

[On air: Still- Macy Gray]

Non pensavo che rimanere un giorno intero, per giunta domenica, chiusa in casa potesse essere deleterio. Mi sto annoiando, della serie che mi sono inventata poco per sopravvivere a questa domenica di merda e il risultato è che ho due palle tagliate alla julienne al posto della mia patatina. 
Ops, scusate, è che ogni tanto divento scurrile. 
Femminilità, questa sconosciuta.
La verità è che è da venerdì che ho un malessere, sconosciuto anche lui, che mi ha fatto prima morire di freddo tutto il giorno, poi camminare per i corridoi del dipartimento con il camice usato a mo' di giacca, con una sciarpa che mi avvolgeva capelli, bocca, naso...insomma tutto, e strisciare da una stanza all'altra con occhi lucidi e un' aria da malata psichiatrica. La chiamano febbre, ma io non ci voglio credere.
Ho un fisico resistente, io.
Insomma, sono uscita prima da lavoro, mi sono ficcata sotto una doppia coperta, ho dormito dalle 6 alle 8, cenato con brodino, ritornata a letto e ieri mattina ero un leone. O mi sono illusa di essere tale. Tant'è che ho avuto anche il coraggio di prendere l'autobus e andare in centro per fare la spesa. 
Non solo, in serata ho indossato delle calze ricamate, giusto per ridarmi quel tocco di femminilità, e sono uscita a bere con le amiche. Come se tutto fosse nella norma.
Sono tornata a casa ovviamente distrutta, con i brividi di freddo addosso e un mal di testa fotonico. 
Ho fatto finta di stare bene e sono andata a letto.Il bello doveva ancora arrivare.
Stamattina mi sono svegliata sudata, con una voce da super trans, una tosse che ci mancava poco mi venisse fuori l'albero bronchiale e ovviamente il fedele mal di testa. Non avendo il termometro, mi sono autodiagnosticata uno stato febbrile, che ho dovuto curare con un cocktail di farmaci, per altro non miei, ma rubati in maniera molto soft alle mie coinquiline.
Hanno funzionato il tempo di un ulteriore tuffo tra le lenzuola, una colazione lentissima con fette biscottate e una marmellata alla ciliegia schifosissima, un restauro igienico alla cucina e basta. Dopo pranzo, sono ritornata in condizioni quasi pietose e ho deciso di rimanere a casa, nonostante fuori, bastardo, fosse uscito il sole.
Ecco, io la prossima volta che decido di passare la domenica a casa, qui a Verona, piuttosto mi taglio le vene.
In tutto ciò, ovviamente la mia mente si è divertita a fare voli pindarici, rianimando il latente stato nostalgico che alberga in me da sempre. Ho pensato al mio mare, ai miei amici, ai colori del cielo pugliese...insomma a queste cose, piccole, ma senza le quali vi posso assicurare che non è facilissimo vivere.
Come se non bastasse, non posso neanche consolarmi con le vacanze pasquali che si avvicinano....ebbene sì, io la Pasqua me la passerò qui! 
Mi sto autoconvincendo che ho fatto la scelta migliore a non ritornare in Puglia per le vacanze pasquali. I motivi? Ce ne sono un bel po'. Magari ve li racconto nel prossimo post!

Stay tuned!


lunedì 7 aprile 2014

Il cuore segue logiche contrarie a noi.

Dovrei studiare ma non c'ho voglia. Mi dico che lo farò domani sera, quando magari sarò ancora più stanca di oggi. 
E' che proprio non mi va, e non me ne frega un cazzo di questo esame di merda (che tra l'altro non ho passato).
Stasera sto un po' così. Mi sento a tratti un'ameba, a tratti, invece, sento che tutto ruota per il verso giusto.
Ho passato un fine settimana diverso. Sono andata a Bologna per incontrare siamosoloamici. E poi ci sono rimasta.
Ho comprato uno spazzolino e ho dormito a casa di sconosciuti che mi hanno offerto un letto, un pigiama improvvisato, un deodorante, peli di gatto e tanta ospitalità. 
Vorrei weekend low-cost (mica tanto) più spesso. Con il senso di precarietà nella borsa, i vestiti che sanno di uno sporco che sai solo tu, una stanza condivisa con una persona che hai amato e degli sconosciuti che dopo mezzora che ci hai parlato ti invitano a casa loro.
Con ssa sono stata bene, anche se ogni tanto mi faceva snervare. Per fortuna lo svarione (leggi cotta adolescenziale smisurata) mi è passato, adesso mi è così indifferente che mi chiedo come cazzo ho fatto a perdere la testa per uno così. Ma va beh, sono errori di gioventù. 
Chissà quanti ne farò ancora. 
Ad un certo punto mi è preso un magone, che anche ssa si è accorto della mia faccia strana. E non chiedetemi come cazzo mi sia ritrovata a pensare a testadic, a quella sigaretta fumata insieme, ai suoi baci, ai suoi sguardi. Mah. Associazioni strane che mi hanno chiuso lo stomaco per una manciata di minuti.
Delle volte vorrei capire cosa alberga in quei quattro neuroni che ho nella mia testa.
Forse sono state quelle poche farfalle ancora rimaste nello stomaco a farmi sentire così, proprio mentre ero con un altro uomo, un uomo che ho amato e odiato.
Sapessi soffocarle, lo farei subito.

PS. Il titolo, forse, non c'entra nulla con questo post.


giovedì 3 aprile 2014

E' un periodo del cazzo.

Sono diversi giorni che vorrei scrivere un post. Lo vorrei scrivere per diversi motivi. Uno, perché starei sicuramente meglio se tutto il groviglio di emozioni negative che mi si è posizionato sullo stomaco si sciogliesse un po’; due, perché ricevere un conforto, seppure virtuale (o illudermi di riceverlo), non mi fa schifo; tre, perché almeno, così facendo, capirete che sono ancora viva, anche se questo può fregare a pochi, se non a nessuno.
Punto uno. Questo è un periodo del cazzo. Oh, la dico proprio come mi viene. Non sono una persona negativa, anzi, ma direi che tutto l’entusiasmo che avevo quando sono arrivata qui di colpo è sparito. Non voglio lamentarmi, ma comincio a sentire le fatiche di questo lavoro. E non parlo di stress, di turni assurdi o di stanchezza fisica, a quello credo si possa ancora trovare rimedio. E poi chissenefrega se la sera torno stanca! Non è questo il problema. Il problema è che questo è un mondo dove devi imparare a convivere con le incertezze, con gli esperimenti che un giorno ti entusiasmano e il giorno dopo ti fanno impazzire perché non riescono, con la precarietà, con il terrore di vedere tutto svanire dall’oggi al domani. Ecco, sono quasi dieci giorni che convivo con questo terrore. Non solo ci convivo, piano piano sta assorbendo tutte le mie energie, è un cancro che sta bloccando tutti i miei sogni. Se volete sapere a cosa è dovuto ve lo spiego subito: sono venuta a conoscenza che quest’anno la scuola di dottorato comincia il 1 ottobre, ergo a luglio devo essere laureata (luglio perché a settembre la seduta non c’è) per poter accedere.
Questo è un serio problema, il mio tutor ha detto che ci deve pensare, perché i tempi sono cortissimi- suppongo- o perché magari faccio schifo come tirocinante- e io sono già nel panico più totale (oltre che nella depressione acuta).
Ora, diciamoci la verità, Verona è bellina, si vive benissimo (ehm ehm…MA NON HA IL MARE!), ma la cosa che mi dispiacerebbe lasciare davvero è il progetto. Sto imparando delle tecniche molto particolari e buttare tutto nel secchio del dimenticatoio dopo la laurea non mi va proprio. Ok, ora la sto facendo proprio tragica, però cerco di essere realista: le probabilità di rimanere disoccupata dopo la laurea sono del 99,99%. E non pensate che voglia fare il dottorato per pararmi il culo per tre anni, NO, non l’ho mai pensato, anzi…all’inizio io, il dottorato non lo volevo fare per questo. Però è pur sempre un titolo in più e siccome ho grandi ambizioni per il mio futuro (quelle almeno lasciatemele stare), mi piacerebbe farlo. E poi non vorrei che questo investimento di tempo, formazione ma anche SOLDI sia un investimento perso.
Quindi spero la sfiga si faccia un po’ da parte e il mio tutor mi faccia laureare a luglio (voi incrociate le dita per me e accendete un cero- vanno bene anche i santi buddisti).
Punto due. E’ un periodo del cazzo perché in dieci giorni sono invecchiata di dieci anni. Ho ricevuto 4 inviti di matrimonio e 3 su 4 sono mie compagne di università. Tirate voi le somme, ché io ormai mi sento una sfigata. Sono stata sempre libera da queste convenzioni sociali, ma se tutto intorno a te ti fa capire che il tuo status (di zitella, cessa, grassa, laureanda) potrebbe essere un problema per la tua autostima, beh, capisci che poi tanto libera da quelle convenzioni non lo sei. Ora, io non credo nel matrimonio, non voglio essere la moglie di nessuno, non voglio figli (almeno per ora), non voglio una vita perfetta con i capelli cotonati e gli abiti firmati, però non mi farebbe schifo tornare la sera e trovare qualcuno che mi dà un bacio sulle labbra, che prepara la cena per me (posso preparargliela anch’io qualche volta eh), che mi accompagni al cinema o a correre, che mi scompigli i capelli come solo il vento sa fare, che mi prenda in giro quando mi metto le maglie al contrario o quando cerco di abbinare in tutti i modi i calzini alle scarpe, che lavi i piatti quando non ho voglia, che mi prenda per mano quando vago sola per la città, che mi dica partiamo quando sono troppo giù, che mi proponga concerti di musica alternativa…insomma cose così, che la felicità non può toccare sempre le vite degli altri e non la mia. E lo so che queste cose ve le avrò scritte un miliardo di volte, che sono diventata patetica e ripetitiva, ma almeno una volta al mese dovete sopportare questo mio status di essere ormonalmente instabile. Ancor di più perché in tutto questo mi manca un sacco l’aria di casa, mi manca rientrare e trovare la dispensa piena di cose da mangiare e non sapere mai cosa scegliere, mi manca la voce di mia madre, lo sguardo buono di mio padre, il MIO MARE.
Ieri sono andata al parco per “sbollentare” un po’, ma è stato peggio…ad un certo punto volevo scoppiare a piangere. Mi guardavo intorno e vedevo distese verdi, alberi e gente che correva. Bello, direte voi. Sti cazzi, a me mancava il mare. Mi mancava il cielo della mia Puglia (che non è mica come questo cielo veneto…ehm…ehm…), i suoi colori riflessi nel mare…mi mancava persino bestemmiare perché c’era lo stronzo di turno che correva sulla pista ciclabile. Ecco, questo può essere già molto per farvi capire come sto. Mi dico passerà. Certo, DEVE passare, mica posso essere così insopportabile, patetica, depressa a vita.
Punto tre, è un periodo del cazzo e basta. Voi pregate che io sopravviva, ecco.




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