venerdì 21 agosto 2015

Chiuso per ferie.

Non si torna mai uguali dopo un viaggio. Ma la verità è che si cambia ancor prima di partire.

Questo blog osserva un doveroso periodo di ferie. 

Ci vediamo a settembre!



venerdì 14 agosto 2015

Quella sbagliata.

L'altra sera ero al solito locale notturno dell'ameno paesello (banana gialla). 
Un locale che io amo tantissimo per svariati motivi e che non mi stanca mai, sebbene lo frequenti da una decina d'anni.
Diciamo anche la verità: è un locale dove ci si mette in mostra e si flirta tantissimo. E devo ammettere che le due cose insieme non mi fanno affatto schifo, anzi. Mi divertono tanto, ovviamente se assunte nelle giuste dosi.

L'altra sera ero, appunto, in questo locale appoggiata ad una delle scale da dove si vedeva benissimo la situazione (per la serie, se dobbiamo metterci in mostra, facciamolo bene). 
Non ero al massimo del mio splendore, ma i capelli in piega e le labbra rosse hanno saputo fare la loro parte.
Dopo essermi sistemata, io e i miei amici, in questa collocazione provvisoria ma molto in vista, un tipo, che era accanto a me, mi ha dato il la per cominciare una conversazione. 
Su cosa, non lo ricordo esattamente, ma non erano discorsi profondi. Del resto, come si fa a parlare con la musica alta e un miliardo di gente stipata in pochi metri quadri? 

Niente, abbiamo cominciato a parlare come se ci conoscessimo da una vita, scoprendo anche di avere delle amicizie in comune. Nel mentre, ho sentito una mia amica dire all'altra Ecco, abbiamo perso Michi. Possiamo anche andare via. 
Ad un certo punto ho dovuto tagliare corto perché davvero le mie amiche mi stavano abbandonando. E così, quando l'ho salutato, il tipo mi ha chiesto un contatto. 
Momento di panico, perché io preferirei che quella domanda non mi fosse mai fatta se non in casi eccezionali. 
Tra FB e Whatsapp, in un momento di poca lucidità come quello, ho fatto la cazzata più grande: gli ho dato il numero di telefono. E non che la cosa sia un male, anzi, io preferisco dare il numero piuttosto che il mio contatto FB, da dove uno può risalire praticamente anche all'orario in cui esco di casa e quando vado in bagno (ora sto esagerando). Però è un periodo sociopatico, dove di flirtare con il primo che capita (ma anche l'ultimo) proprio non me ne frega un cazzo.
Il problema è che -come dicono i miei amici maschi- io sono una persona accomodante, una che non se la tira, che mette a proprio agio e poi...poi, cazzo Michi, hai quello sguardo, è normale che vengono tutti a te! 
E niente, pare che io sia una calamita per casi clinici, umani, patologici, persi. Hai un problema? Parla con la sottoscritta. Ovviamente mai che si avvicini un figaccione brasiliano. Mai eh.

E niente, dopo avergli dato il numero, un po' dispiaciuta a dire il vero, sono andata via. 
Del perché ero dispiaciuta, leggi sopra. 
Dopo neanche 10 minuti ha incominciato a scrivermi, facendomi la telecronaca dei suoi spostamenti. Madonna. Ecco, io non sono per niente abituata a quelli che mi cagano (perché se lo fossi, la mia vita sentimentale sarebbe molto più semplice). 
Ho risposto un po' a singhiozzo e in maniera piuttosto sintetica, come se di colpo avessi perso tutta la mia dialettica.
Non contento, ha continuato a scrivermi ieri e oggi mi ha invitato ad uscire. 
No, ma te pare che alla vigilia di ferragosto mi chiedi di uscire? Ovviamente gli ho detto di no. Perché non mi sembra la serata opportuna per uscire. Mi aspetta un free drink ad una festa in campagna dove siamo appena 100 persone. E poi diciamo la verità...non ne ho tanta voglia. 
E il tipo non sembra neanche male, è educato, carino, interessante ma...ma quella sbagliata, ancora una volta, sono io. 

Con una data di scadenza stampata sul palmo della mia mano.

E' il 14 agosto e lo so che siete tutti al mare, dovrei esserci anche io...e infatti tra un po' ci vado. 
Ma mi sono alzata con uno strano magone addosso, tanto per cambiare. 
E' sempre colpa di quei messaggi che arrivano al momento sbagliato e che mi ricordano tutta la miseria di cui sono capace. 
Prima, un messaggio del mio capo che mi diceva di smetterla di cambiare immagine su whatsapp...no, per fortuna era solo un brutto sogno, ma potete immaginare lo spavento nel svegliarmi con quest'ansia inutile addosso. 
Poi, ho controllato sul serio il telefono. E sì, c'erano dei messaggi. I suoi messaggi. Avrei tanto voluto non leggerli, ma come facevo? Sono giorni che aspetto la sua voce, e sì, sono patetica perché io di queste caramellate di tenerezza non ne sono capace. Ma capita che, ogni tanto, pure io voglio sentirmi come gli altri, desiderosa di affetto e dirlo.
E niente, ho letto questi messaggi e in un attimo sono passata dalle braccia di Morfeo a quelle della strega cattiva, la realtà.
Ci ho pensato un po' prima di rispondere, non sapevo che parole usare, non sapevo neanche se fosse il caso di rispondere. 
Ma poi ho pensato che forse potevo sprecarmi un po', sbottonare la camicia della mia rigidità e dire che...sì, in fondo ci sono, anche se non dovrei. 
Non lo sapevo fosse così complicato esserci, ma soprattutto non sapevo fosse così difficile dirlo. E quindi niente, caro ci sono, con tutte le complicanze del caso. Ci sono con una data di scadenza stampata sul palmo della mia mano.

mercoledì 12 agosto 2015

[Libri] Letture estive e non.

E' da un po' che non recensisco le mie letture. Ne ho accumulate un bel po' in questi mesi e così, apparentemente priva di argomenti per questo blog, ve le recensisco. 

LE AFFINITA' ALCHEMICHE - Gaia Coltorti

Comincio con il dire che questo libro non mi è piaciuto affatto. Ma mi sono impegnata nel portarlo a termine, andando contro il mio mantra la vita è troppo breve per leggere libri che non mi piacciono. 
Ha una trama affascinante per alcuni versi, ma non appena lo si comincia a leggere va via il desiderio di portarlo a termine. Almeno per me è stato così.
Scritto in seconda persona singolare (e già qua non va bene), il libro è ambientato a Verona -motivo per cui mi ha attirato- e parla di due diciottenni, fratelli gemelli, Giovanni e Selvaggia. 
Giovanni ha la sua vita, i suoi amici, i suoi allenamenti in piscina e vive a Verona con il padre.
La bella Selvaggia, invece, vive a Genova, fino a quando sua madre, intenta a ritornare con l'ex marito -padre di Giovanni e Selvaggia, decide di sconvolgere la sua vita: ritorneranno a Verona e proveranno ad essere una famiglia felice. Ma le cose non vanno proprio così: Giovanni, alla vista di sua sorella Selvaggia, si innamora perdutamente di lei e quindi ciao. I due cominciano una storia clandestina fino a quando....va beh, non vi dico come finisce, solo per rispetto di coloro che vogliono leggerselo (se proprio non avete niente da fare eh).


CHE TU SIA PER ME IL COLTELLO - David Grossman

E' il libro più bello che abbia mai letto. Scritto in maniera impeccabile, ha una storia tagliente per alcuni versi, per altri così profonda che finisce con l'abitarti l'anima. 
Yair intravede Miriam nel cortile di una scuola, in mezzo ad altra gente, e ne rimane affascinato pur senza stabilire nessun contatto con lei. Comincia così un rapporto epistolare passionale, libero, talmente intimo che sviscera tutta la profondità che un essere umano racchiude. 
Un susseguirsi di lettere, prima di lui, poi di lei, dove si dà potere all'immaginazione e alla sensualità delle parole, fino a quando Yair  si rende conto che questo raccontarsi così, senza filtri, tramite fogli di carta, non è più sufficiente...
Un libro che ti prende a morsi il cuore e che ti mette a nudo di fronte alla potenza delle parole che scavano l'anima. Insomma, un libro che lascia il segno.


SETTE BREVI LEZIONI DI FISICA - Carlo Rovelli

Questo è un libro per pochi intenditori. Non è proprio un libro da leggere sotto l'ombrellone e con leggerezza, anche perché molto spesso sarete costretti a tornare indietro per capire cosa c'è scritto.
Si tratta di sette lezioni sulle principali tappe che hanno segnato la fisica del XX secolo: teoria della relatività di Einstein, meccanica quantistica, architettura del cosmo, particelle elementari, lo spazio, il tempo e i buchi neri e infine noi
Se siete degli appassionati di fisica questo è un libro che fa per voi. E se non lo siete, potete sempre provare a interessarvi di ciò che apparentemente sembra incomprensibile.


IL BUDDA, GEOFF E IO - Canfor Dumas Edward

Per questo libro devo ringraziare Domenico (@guineja su Twitter) che me lo ha spedito, facendomi un regalo molto gradito. 
Ogni situazione di crisi, Ed, rappresenta anche una preziosa opportunità di cambiamento. Ciò che conta veramente è avere dentro di sé le risorse per affrontare i momenti difficili. Questa frase di copertina credo che racchiuda appieno il senso del romanzo. 
Non è propriamente un libro sul buddismo, a mio parere, è più un utile vademecum per i momenti difficili della vita. Un'infusione di positività che male non fa. Un romanzo carino, denso di consigli da mettere in tasca senza dimenticarsene, che spinge a riflessioni più profonde su di sé e sulla vita in genere.


LO POTEVO FARE ANCH'IO -Francesco Bonami

Sicuramente, almeno una volta nella vostra vita, avrete messo in discussione il senso dell'arte contemporanea. 
Quanti di voi di fronte ad una tela tagliata di Lucio Fontana avranno esclamato "ma questo posso farlo anch'io?" 
E quanti si saranno chiesti che senso avesse l'orinatoio di Duchamp?
Immagino tutti. Bene, questo è un libro che vi spiega perché quelle che a voi sembrano cagate da quattro soldi sono invece arte. Sì, sono arte. E guai a chi dice il contrario. Perché io amo Fontana, così come Duchamp, Pollock, Warhol e l'arte contemporanea in genere. 
N.B. Come il libro Sette lezioni di fisica, anche questo necessita di una certa passione per la materia, altrimenti vi ritroverete a leggere di artisti e opere senza sapere di cosa si sta parlando. 

Come vedete, non ho letto molto, ma credo di aver fatto il possibile. Adesso sono in cerca di un libro che mi prenda l'anima, un po' come Grossman. 
Avete consigli da darmi?



martedì 11 agosto 2015

Per fare a meno di te.

Vorrei contare i giorni in cui riesco a fare a meno di te. 
Con precisione, segnandoli uno per uno sul calendario delle parole non dette. 
Ad ogni giorno ci aggiungerei una frase da dedicarti che non ti scriverò. 


Ogni giorno mi ricorderò che le distanze non sempre fanno male. 
Che le parole non dette nascondono grandi verità.
Che si respira lo stesso, anche se sembra che ti esploda il petto. 
Che per meritarsi qualcosa di grande, bisogna essere grandi.


Ogni giorno segnerò quel numero in rosso, facendo un passo in avanti senza avere la tentazione di tornare indietro, neanche per prendere la rincorsa. 
Senza avere il rimpianto di non poterti guardare mai più.


Ogni giorno imparerò a fare a meno di te, per avere più bisogno di me.



sabato 1 agosto 2015

Agosto.

Ho ripreso ad ascoltare Ligabue. Non lo facevo da un bel po'. 
Conosco perfettamente il motivo di questo ritorno musicale a canzoni che ho odiato e amato allo stesso tempo.
Così come conosco benissimo tutti i modi per sentirmi vicina e dentro contemporaneamente a quello che non mi appartiene, ma che -in fondo- vorrei mi appartenesse. 
E così adesso mi sono messa in testa che fare un salto a Campovolo il 19 settembre non sarebbe una cattiva idea (se solo trovassi una compagnia).

Sono in ferie, anche se con la testa non ho ancora staccato del tutto. Sono preoccupata per il mio lavoro e per il mio futuro in generale. Ho provato a non pensarci, ma i problemi se non li risolvi, ritornano. E, in fondo, settembre arriva subito. Ergo, urge trovare soluzioni. O perlomeno la pace dei sensi. 
Niente paura, ci pensa la vita, mi han detto così. Parafrasando Liga. E spero davvero che la vita offra risposte e soluzioni che da sola mi è difficile trovare.

Per fortuna tra venti giorni parto. Il mio primo viaggio da sola. O quasi. Passerò 5 giorni a Dublino da un'amica e 5 a Parigi da sola. 
Ne approfitterò per staccare da tutto e tutti e per scrivere. 
Sarà un viaggio catartico, è per questo che ho deciso di farlo in una città e non al mare. Ho bisogno che i miei occhi incontrino qualcosa di nuovo, che mi entri per poi buttar via quello che di marcio si è accumulato in questi mesi. 
E' stato un inverno intenso, duro per alcuni versi, per altri il più importante degli ultimi anni. Ho scoperto nuovi limiti e nuovi spazi dentro di me, che ho amato esplorare, anche se con molte remore. 

Come sempre, questo è il periodo in cui raccolgo tutti i pezzi del puzzle e comincio a metterli in ordine, cercando di far venire fuori l'immagine che desidero. Incastrarli non è semplice, ma con un po' di impegno riesco ad arrivare dove voglio. In fondo agosto passa in fretta e per settembre voglio essere pronta.
Ho già pensato a quello che vorrei fare e a tutti i buoni propositi, che spero non siano disattesi come al solito.

Agosto, sarà un mese di cambiamenti, me lo sento. Lo è stato l'anno scorso, nel pieno di un'insanità mentale che mi ha accompagnato per 31 giorni, e sono sicura lo sarà anche quest'anno.

Mi vado a mettere all'opera su una spiaggia, bevendo the freddo e guardando il tramonto.




mercoledì 29 luglio 2015

Post-it #27

A volte penso che noi uomini non siamo fatti per le cose semplici. Amiamo complicarci la vita, perché è nelle cose complicate che definiamo i confini della nostra confort zone. 
Sarebbe troppo noiosa una vita lineare. 

Per esempio, oggi, ho una gran voglia di attaccarmi al mio iPhone e scrivere quei messaggi di cui potrei pentirmi due secondi dopo. Ma lo voglio fare perché è quello che sento.
Poi, però, Mr Cervello entra in gioco e mi dice: Michi, aspetta. 

Il tempo, a volte, è la tomba dei desideri. Sì, devo aspettare...ma cosa?
Nel frattempo mi spengo un po', metto le Nike e vado a smaltire i miei pensieri al mare. 



martedì 28 luglio 2015

Un'esplosione al petto.

C'è un pezzo di cuore rimasto in quell'appartamento in Borgo Roma, tra l'odore di pittura e il puzzo del fiume di sotto.
Un altro è rimasto in laboratorio tra il tanfo dei topi e i sorrisi accoglienti dei miei colleghi.
Un altro ancora tra le vetrine di Via Mazzini e i sentieri del parco San Giacomo.

Verona, sempre lei torna prepotente nella mia vita.
Mi ricorda chi sono e quello che posso dare.
Mi ricorda tutto quello che adesso non sto esprimendo.
Quello che potrei fare e quello che potrei essere.

Un'esplosione al petto difficile da controllare.

lunedì 27 luglio 2015

Let me be your first time.

...sai la sabbia...è vero, si infila dappertutto ma....tu hai mai fatto l'amore sulla sabbia?
Ho gli occhi pieni di disagio, mentre lo guardo raccontare tutti i suoi desideri su di me.
No.
Let me be your first time.
Maybe.

C'è il mare di fronte, qualche stella in cielo e la musica a tutto volume alle nostre spalle.
E' la classica sera d'estate, dove si sta benissimo sugli scogli a pomiciare come due quindicenni.

Sei il self control in persona. Lasciati andare.
Non posso, perché non so se voglio. 
Non so come far uscire le parole, sono proprio bloccate all'altezza del petto.
Lentamente abbasso le difese e anche le aspettative.
Comincio a cedere. Piano. 
La luce mi permette di memorizzare tutti i suoi lineamenti, me li voglio ricordare, così come mi voglio ricordare tutto quello che mi dice.
Non ascolto certi discorsi da anni, sarà per quello che faccio fatica a fidarmi. 

Nel frattempo guardo le luci riflettersi nel mare e vorrei sparire lentamente anch'io in quell'acqua scura.
Ma tra i suoi abbracci si sta comodi. E i suoi baci, al sapore di menta, sono rassicuranti. 

Riesco a staccarmi per un attimo, per poi essere risucchiata nuovamente dalle sue braccia.
Ormai ho perso tutte le difese. 
Ci sono dentro con tutto lo stomaco. La testa è finita lì, racchiusa in quel sacchetto acido di mucose gastriche e pensieri in disordine. 

Mi porto a casa le stesse sensazioni e me le trascino per un po' di ore. Neanche la notte calma lo scombussolamento dell'anima.
Riesco a dormirci su un paio di ore, ma niente.

Per una manciata di giorni, le porte della mia vita sono leggermente scardinate. Da te, dalle mie paure, dai miei dubbi e da quello che non sarà. 



venerdì 24 luglio 2015

Abbi cura di te.

Mi avvicino alla finestra e sposto la tenda. Tu sei steso sul letto e dormi beatamente. Non ti accorgi del vuoto lasciato da me sul lato destro.
Osservo il traffico che scorre di sotto, non pensavo che di notte ci fossero così tante anime in giro.
La città si colora con tutte queste macchine e luci e da lontano io riesco a vedere il buio del mare. Percepisco il suo odore e per farlo mio respiro più forte.
Appoggio la fronte al vetro e mi accendo una sigaretta.
Lo so, non sopporti il fumo. Ma dopo questa notte ho così tanta adrenalina che voglio sbagliare un po'. Con il mio cuore, con il mio corpo e con te.
Ti vedo riflesso nel vetro, continui a dormire e ti invidio un po'.
Hai il viso segnato da quella serenità che vorrei fosse un po' mia.

Apro la finestra per far uscire il fumo e noto con la coda dell'occhio la tua mano distendersi dalla parte destra del letto. Senti il vuoto e apri gli occhi.
Non mi giro, ma avverto tutta la geografia dei tuoi movimenti.
Continuo a fumare in fretta, non vorrei che ti accorgessi di questa mia debolezza.
Ma tu sei già dietro di me, che mi stringi togliendomi la sigaretta dalla bocca.

Abbi cura di me. Di te e di noi. 

Sorrido appena, mentre il silenzio della notte fagocita il chiasso dei motori delle macchine di sotto.
Ho in mente quella canzone di Levante che ti ho fatto ascoltare a inizio serata. Continuo a canticchiarla, mentre mi scava l'anima.

Chiamami amore, senza tremare, saremo anche banali, ma che nome dare a questo vortice che porto al cuore?
Chiamami amore, ci faremo male, ma che cosa vale vivere tra le paure senza avere mai il coraggio di rischiare?

Ho tutte le immagini di noi riflesse dentro, sul lato sinistro del petto.
Sono tante e confuse, cerco di ordinarle ma devo arrendermi a questo caleidoscopio entropico.
Devo arrendermi anche alle tue mani, che percorrono i sentieri del mio corpo, già solcati da altre mani, ma mai così perfettamente studiati dalle tue.
Il passare lento delle tue dita sui miei seni, il soffermarsi proprio su quel neo in mezzo al petto, il tuo mento che si incastra prepotente nella piega del mio collo.

Non è il momento di parlare, né di pensare a domani.
A quando non esisteremo più. Oltre quel vetro, oltre quelle macchine, oltre il buio del mare.
Non importa di quello che sarà o quello che non sarà. Conta questo istante. I tuoi occhi riflessi nel vetro, il tuo respiro pieno sul mio collo, le tue mani calde sui miei fianchi.

Ovunque andrai, abbi cura di te, dei tuoi guai. 

Un giorno poi, abbi cura di me, cura di noi.

E' l'alba e sono sull'aereo. Le lenti scure coprono i miei occhi gonfi di paure e di lacrime. Finalmente lo vedo, il mare.

Segui la parte sinistra, il battito lento, l'istinto che sia.
Segui le orme dorate, i cieli d'argento, non perderti via.


domenica 19 luglio 2015

Tutta colpa di Mary.

C'è che ogni tanto mi prendono dei momenti di angoscia esistenziale ingiustificati.
Penso al futuro, proprio nel momento in cui il presente che vivo mi piace e mi fa stare bene.
Eppure fermare la macchina dei pensieri che scorre a tutta velocità non è affatto impresa semplice.
Niente. Io devo vivere inquieta, altrimenti non vivo.
Devo pensare al dopo, andare sempre oltre, farneticare l'impossibile. Sono questa, devo arrendermi.
Mi porto dentro questo groviglio di pensieri e lo nutro ogni giorno come posso, come fosse una pianta bisognosa di acqua costante.
Le radici nella pancia e i rami nella testa. 

Per fortuna è estate e riesco a mettere da parte le mie paturnie per un po'.
Almeno nel weekend, quando mi allontano da tutto e tutti. Persino da me.

Ieri, per esempio, è stata una serata leggera.
Quelle sere che non programmi e che sono le migliori.
Sono uscita con tre mie amiche marchigiane. Le ho portate in un locale sul mare. Abbiamo bevuto, quel tanto da essere brille e sorridenti. Rimorchiato qualcuno qua e là. 
Poi tra le luci soffuse, incontro lui. Non ci vediamo da un anno, mi sussurra all'orecchio andiamo via di qua a fare l'amore.
Lo guardo sorridendo, lo bacio sulla guancia e torno dalle mie amiche.
#Mary dice che la mia vita è un film, sorrido. Non ha poi tutti i torti.
A volte mi sorprendo di come tutto accade tradendo la realtà che c'è nella mia testa.
Sembra davvero un film, ridiamo insieme anche quando alle 4 di notte le faccio leggere i messaggi di Rosso Malpelo che mi cerca.

Forse era solo una sera con le congiunzioni astrali sbagliate (o giuste?).
Michi, tu acchiappi un sacco. Secondo me hai qualche carisma che attira.
Sì, Mary. Tutti mi vogliono e nessuno mi prende. Le rispondo, paraculandola.
Ma perché tu sei difficile.
Ecco, ci risiamo. La solita storia. Sono sempre io quella ad essere sbagliata. Ormai ho fatto il callo a frasi del genere.
Torniamo in macchina, le dico di mettere la canzone che mi ha fatto ascoltare a inizio serata. Mi sento l'estate addosso, la leggerezza e la spensieratezza. 
Senza sapere quando...cantiamo tutte. E' un loop contagioso.
Abbasso il finestrino, con la voglia di sentire il vento in faccia.
E' ormai quasi l'alba, la vita davvero mi sconvolge, senza che io faccia nulla. Ed è bello così.




PS. Ma quanto se la crede la Ferreri in questo video?

venerdì 3 luglio 2015

Da quell'invito....[continua dal post precedente]

Il pomeriggio afoso mi ha dato tempo di riorganizzare i pensieri.

Dopo quell'invito, ho mollato il lavoro e sono tornata a casa.
Non so perché reagisco così male quando qualcuno mi posa gli occhi addosso.

Non sto esagerando, ma se avessi avuto caffè e sigarette a portata di mano mi sarei drogata.
Mi si è chiuso lo stomaco e non per uno sciocco invito.
Nella mia testa si sono districate ragnatele di pensieri.

Forse non dovevo flirtare, forse dovevo mettere più distanze di quante non ne abbia già messe.
Dove sbaglio e perché.
Cosa c'è in me che non va. 
Perché non sono come tutte le altre.

Forse devo smetterla anche con tutte queste pippe? 
Sì, sto andando oltre come al solito.

Il problema è che forse non mi piace abbastanza.

Ma chi l'ha detto che deve piacermi?
Ci posso uscire tranquillamente, marcando un'eventuale friendzone.

E se invece scoprissi che mi piace sul serio?
Ecco, lì sarebbero cazzi. Non in quel senso eh.
Perché se di testa, il tipo mi ha già fatto partire qualche neurone, di fisico non ci siamo.
Non è brutto, ma non rientra nei tipi che sbatterei al muro pretendendo un bacio (viva l'ormone animalesco).
In ogni modo, non do nulla per scontato.

Come se non bastasse, oggi un altro tipo si è autoinvitato da me.

Forse, l'estate mi predispone ad una certa socievolezza verso cessi di quartiere.

Oh, mai uno figo, bello, intelligente e ricco. No eh.
Neanche sto tipo mi prende più di tanto (Devo ammettere, però, che non è brutto. -Solo un po' basso).
E infatti gli ho detto di non nutrire speranze.
Acida e cattivella. Ma quanno ce vo', ce vo'.
Forse ci vedremo, forse no. Mi sono presa del tempo per pensarci.

Probabilmente non ci sto con la testa, troppo concentrata su di me da non vedere nient'altro.
Mi spaventa tutta questa libertà e solitudine che continuo ad alimentare.
Forse è l'ennesima via di fuga.
Ma in questo continuo fuggire, in fondo, non sto così male.

Un invito a cena.

Ho ricevuto un invito a cena da un tipo con il quale flirto da un mesetto.
Amico e compagno di viaggio di ragazzotreno.

[è una storia lunga, magari un giorno ve la racconto]

Mi è venuta l'ansia. Ma non ho detto di no.
Ora sono nel pallone più totale.
Perché non voglio complicazioni.
Perché avverto il desiderio di fuggire senza dare spiegazioni.
Perché io non sono abituata ad uscire con un uomo a cui piaccio.

E tanti altri perché.

domenica 28 giugno 2015

Di quelle albe che non ti aspetti.


Le persone normali vanno a letto ad un orario consentito per legge e, dopo 7-8h di sonno, si svegliano per affrontare le loro vite. 

Io vado a letto alle 6.30 e dopo 3 ore sono in cucina che preparo la mia colazione rigorosamente bio.

Crollerò, ne sono certa, perché non posso restare con 3h di sonno durante il giorno. 
Non so cosa mi tiene sveglia, ormai ho smesso di litigare con il mio orologio biologico da un bel po'.


Stamattina ho visto l'alba, e non solo sul display del cellulare.
In un posto bellissimo, nuovo, che credo sarà il mio angolo di solitudine per i prossimi mesi. 
Mi ci ha portato testadic

Come non lo so neanche io. 
Se ci fossimo dati appuntamento, avremmo trovato ognuno delle scuse per rimandare. O forse no.

Comunque, io non lo sentivo dal 12 aprile
Lo ricordo benissimo quel giorno, perché dopo esserci salutati in aeroporto, ho cancellato tutti i riferimenti che potessero ricondurmi a lui. 
Peccato che non ho potuto cancellare quelli della memoria e del cuore. Lui, il cuore intendo, deve fare sempre di testa sua. Anyway.

Ero amareggiata per come si era comportato e non volevo più concedermi la possibilità di avere un contatto con lui.
Avrei lasciato decidere al caso il nostro incontro e non ai miei ormoni e umori.


E il caso ha deciso bene di farci incontrare ieri nella bolgia infernale di un locale sul mare. Qui, in Puglia, nella nostra terra.
Niente....Ci siamo ritrovati labbra contro labbra, senza poi doverci dire molto sui silenzi di questi due mesi.

Abbiamo visto l'alba e abbiamo chiamato per nome e cognome quello che ci porta, poi, a doverci scambiare anima, pelle e ossa.

Mentre lui ha paura che io possa provare qualcosa, io lo rassicuro che, per l'aridità che mi porto dentro, non è tempo di sentimenti. E sorrido. Riesco a fingere, o forse no. 
No, sono così serena mentre glielo dico, che ci credo sul serio. Ed è, in fondo, poi così.

Ma c'è qualcosa tra noi che ci spinge a finire a letto insieme. 
E' la chimica della testa, ancor prima di quella del corpo. 
Le nostre congetture mentali si incastrano alla perfezione. E di questo continuiamo a compiacerci senza trovare soluzioni.
Forse, quando le troveremo, non saremo poi così attratti l'uno dall'altro e finiremo con il dimenticarci presto di quello che ci doniamo senza pretese. 

In ogni caso, quest'alba non sarà dimenticata così facilmente.









venerdì 19 giugno 2015

Oggi Verona mi manca più del solito.

Di quanto mi manca Verona credo di averlo scritto un paio di volte. Forse qualcuna in più. 
Poco importa, oggi lo ribadisco.

Verona mi manca. Penso a lei ogni giorno. 
E non esagero quando dico che non appena metto piede in laboratorio mi viene in mente il caschetto austero della mia ex capo. 

Oggi Verona mi manca più del solito.

Nella pausa pranzo ho chiamato la ricercatrice più grande del mio ex lab che oggi ha compiuto gli anni. Una donna con molte ferite da raccontare: dall'abbandono del suo paesino del Friuli ad un matrimonio in giovane età andato male, da un uomo che per anni l'ha tradita ad un figlio che non è mai arrivato, da una mamma lontana e malata a tante spese da affrontare. 
Eppure, sempre con il sorriso, con quella voce così dolce e quell'aria svampita che riuscivano sempre a mettermi di buon umore.

Poche parole al telefono -perché con quelli del Nord non ci si lascia andare a tante smancerie- eppure in grado di aprirmi un varco nel cuore. 

Quando qualcuno o qualcosa lascia un segno nella tua vita, prima o poi, finisci per sentirne la mancanza. Finisci per volerne ancora, nonostante l'irreversibilità del tempo andato. 
E io oggi, ma anche domani, desidero Verona. 
Desidero ritornare in quel laboratorio, nutrirmi del calore che sentivo graffiare la mia solitudine ogni giorno, perdere le forze tra i mille esperimenti ma essere grata alla vita per le cose che stavo imparando.

Ma non si può, e allora curo la mia mancanza con i ricordi più belli che mi porto dentro.

mercoledì 10 giugno 2015

[Scrivo e rubo tempo al lavoro]

L'inizio di un post è sempre un po' traumatico, soprattutto quando hai tante cose da dire, che- con molta probabilità- alla fine non dirai.
Domani parto. Vado a Creta per un congresso.
Come al solito, aspettavo questa partenza da tempo, anche se sarà stressante affrontare il viaggio: 3 voli e 1h e mezza di autobus per raggiungere il posto del congresso. 
Quanto sono intelligenti gli organizzatori: scelgono posti bellissimi ma in culonia. Eh va beh.
In ogni caso, sento l'esigenza di staccare, questa evasione- seppure "lavorativa"-è balsamo per la mia salute precaria.

Come sto? Sono IPERTESA. La diagnosi pare essere definitiva, ma vogliamo capire la causa. Stiamo escludendo via via quelle peggiori. Ma al momento non posso dir nulla. Al ritorno mi aspettano ulteriori analisi e controlli.

Non ho neanche 30 anni e ho immaginato di morire più volte tra una decina di anni.
Sì, perché non prendiamoci in giro, ma le probabilità che io tra qualche anno muoia stroncata da un infarto, possono essere alte [questa è una mia convinzione, sia chiaro eh. Nessun medico mi ha detto una cosa del genere].
Nel frattempo cercherò di scrivere il più possibile, magari senza sfracellarvi i marons per questa mia condizione, e di curarmi come meglio posso.

Oltre alla salute precaria, ho i muscoli dell'anima un po' atrofizzati. In questi giorni ho spesso pensato di essere una brutta persona, arida dentro e senza possibilità di cambiamento.
Sono uscita con un tipo (che non mi piaceva), ma prima di uscirci ho rimuginato su quanto l'ingresso di un altro essere nella mia vita mi destabilizza. Ho sempre il cartello EXIT lampeggiante che mi spinge alla fuga. Poi razionalizzo, provo a restare, ma niente.
Per fortuna, trovo sempre tipi che non mi piacciono abbastanza, tanto da facilitare le mie fughe.

Ma se da certe situazioni mi viene quasi naturale fuggire, in altre-ancora più complicate- mi ci ritrovo senza fare grandi sforzi e mi piace restare. E' un gioco complesso che tiene in movimento i fili della mia vita. Ci costruisco trame complicate, aggrovigliate, a volte inesistenti, altre volte fragili. E mi ci perdo dentro. Mi dissolvo con tutta me stessa. 

Sono sicura che il cuore, prima o poi, si arrenderà a questa mia natura.







giovedì 4 giugno 2015

Figlia

Nascere FEMMINA non è facile. Nascere FEMMINA al SUD non è facile bis.
Diciamo che non è facile e basta. Non è facile qui, non è facile ovunque. Non è facile soprattutto perché sei figlio e lo sarai sempre. E il compito di essere figlio a volte diventa più oneroso di quello di essere genitore.

Non sono una figlia perfetta, non lo sono mai stata e non ho pretese di diventarlo.
Ma infondo chi lo è? Solo qualche povero sfigato che per una vita intera si sarà sforzato di piacere ai suoi genitori barattando la sua felicità con la loro. Eh sì, perché bisogna dirla la verità, che i figli perfetti non esistono, così come non esistono i genitori perfetti. E quelli che vi sembrano perfetti sono solo farse tristi che recitano nella commedia sociale della vita. Esistono solo uomini e donne, padri e madri, figli e figlie, che dovrebbero comportarsi da esseri umani come dio comanda, o come la loro natura comanda (a seconda delle loro convinzioni) e se, per quella natura, non hai l’istinto materno o paterno è meglio che le porcate le fai con la protezione, o con fede, e parimenti, se proprio il ruolo di figlio non ti si addice, almeno ricordati di quei due esseri umani, che con uno scambio di mucose, ti hanno dato la vita.

Non sono una figlia perfetta. Non sono neanche la figlia che mia madre aveva immaginato di avere durante i suoi nove mesi di gravidanza. Tutti i suoi desideri sono andati in frantumi durante le mie fasi di crescita, ancor più adesso che non sono quella che lei avrebbe voluto che fossi. E non mi dispiace... anzi ringrazio di non esser diventata quella che lei aveva in mente, di non essermi fatta condizionare fino in fondo dal suo modo di essere.
Però.
Però, da figlia, rimango ferita quando in maniera subdola lei rivendica tutto ciò che non è stata e dunque avrebbe voluto che io fossi. O ciò che lei è stata e che si aspettava che, per osmosi, fossi anche io:
La casa che non sono riuscita a comprare; la realizzazione professionale in giovane età che non è mai arrivata e che non arriverà; un futuro marito che non sono riuscita ancora a presentargli.

Perché una mamma –come la mia- non te lo dirà mai esplicitamente, ma quel genero lo sogna. Sogna che la propria figlia si sposi con l’abito bianco e che la gente le faccia i complimenti per quanto è bella. Sogna un nipotino, perché le hanno insegnato che la felicità è un po’ come quella che si vede nelle pubblicità del Mulino Bianco, con la famiglia perfetta che alle 8 fa colazione tutta insieme.
Sogna un mondo patinato come le copertine dei giornali che legge dal parrucchiere, come il mondo che ha sognato per lei quando era ragazzina perchè, con molta probabilità, non è riuscita a realizzare.
Sogna un mondo a misura della sua felicità piuttosto che a misura di quella di sua figlia.
Felicità.
Chissà, invece, se mia madre mi immagina sovvertire un po’ questo concetto di felicità, come quando passo la notte tra lenzuola di cui non sentirò più l’odore o quando mi abbandono a chat erotiche, quando vomito nei cessi delle discoteche o quando mi sfilo gli slip con disinvoltura al primo appuntamento, , quando prenoto un viaggio senza badare a spese o compro l’ennesimo paio di scarpe che le nascondo, oppure, ancora, quando sfioro  le mie solitudini sotto la doccia.
Chissà.
Sarebbe bello raccontare tutto questo a mia madre, raccontarle le mie fragilità, senza aspettarmi un rimprovero, ma un cuore aperto compagno di braccia aperte. Perché non sono  la figlia che immagina e non lo sarò mai: ho le mie mancanze, i miei punti di forza, le mie difese, i miei desideri e il MIO concetto di felicità, del tutto personale, che mi porto dentro al cuore. 
Sarebbe bello, ma devo fare i piatti, che sono sporchi nel lavello di mia madre.


sabato 30 maggio 2015

Buona la prima.

Ieri ho de-buttato a teatro. Diciamo che alle elementari recitavo meglio, ma ieri mi sono presa in ogni caso i complimenti. Chissà se sinceri. 
Però io e i miei compagni siamo stati bravi, perché non abbiamo sbagliato niente, anzi siamo stati così bravi che abbiamo anche improvvisato. 
Anyway.
Ieri ho chiuso questo capitolo. 
A teatro credo non ci tornerò più. Ho capito che non fa per me. Ho capito che il corpo non è il modo attraverso cui far fluire le mie emozioni. 
Del resto, chi fa teatro deve essere così bravo a saper vivere le proprie emozioni da poter vivere quelle di un altro. E io non ne sono stata capace.

E' stato un percorso di liberazione, di scoperta, di confronto. Un' esperienza diretta con i miei limiti. Dolorosa, difficile ma allo stesso tempo bella, perché il teatro ti permette di venire a contatto con parti di te che non pensavi di essere
Togli una maschera e ne trovi un'altra sotto. Scopri anche quella e ne trovi un'altra o ne metti tu una per coprire quella che c'è. Un gioco di mille sé che scorrono senza interruzioni. Devi solo capire quale ti sta meglio addosso.

Ieri quando sono andata a letto, ho pensato che non ho nessuna foto di me sul palco. 
Un po' mi dispiace, ma allo stesso tempo ho pensato che, anche senza una fotografia, quel momento è stato così forte che lo ricorderò lo stesso. 

Il teatro è come un taglio all'altezza del petto che apre in profondità fino a far uscire le grinze dell'anima. Fa un pochino male, ma poi prende le tue grinze e le distende fino a farti vedere la parte vera di te.
Provateci, almeno una volta nella vita.

giovedì 28 maggio 2015

Un pensiero ridicolo.

Avete mai pensato di morire? 

Io sì, in questi giorni ci ho pensato, ci penso ancora e ci scherzo su. 
Sono serena, se muoio nelle prossime ore o nei prossimi mesi ho fatto più o meno tutto quello che volevo. 
Non potrei dire il contrario, anzi vorrei dirlo tanto, vorrei dire che tante cose che avrei voluto fare non le ho ancora fatte e probabilmente non le farò mai. Anyway. 

Lunedì mi sono svegliata come se fossi appena scesa da una giostra. Non una qualsiasi, una di quelle che riproducono l'effetto di una lavatrice. Non ricordo bene se ero io a girare o se vedevo le cose girare, in ogni caso non mi reggevo in piedi.
Sono finita in pronto soccorso perché avevo la pressione a 180. 
Ma arrivata lì, è rientrata nella norma. 
Poi nuovamente alta per tutto il giorno successivo. 
Ho fatto degli accertamenti, aspetto il responso.
[Incrociamo le dita]

Ho pensato alla morte, sì a quella cosa che va beh sono giovane, non mi riguarda. 
Ho pensato che tra dieci anni o forse anche meno potrei morire per un infarto o che i miei organi saranno così compromessi che farò una vita di merda. Che pensieri positivi eh. 
E allora ho pensato che devo tenermi stretta questa vita, che ci sono cose che non mi piacciono, cose che vorrei cambiare, cose che vorrei e basta, ma che in ogni caso va bene così, perché tutto sommato la mia vita mi piace. 

Mi piace perché è dinamica, fluttuante, piena, sorridente, strabordante, disordinata. 
E va beh, sto esagerando. Ma è così. Ché a lamentarci siamo bravi tutti, me compresa.
Ché le paure ce le porteremo anche nella tomba, e allora metterle lì direttamente già da adesso.

Potrei morire, ora, domani, tra 10 anni o forse mai. 
Ma in questo momento, con la mia salute un po' precaria, mi sento così viva che anche la morte mi sembra un pensiero ridicolo.

martedì 26 maggio 2015

GNUT.

Ogni tanto Spotify mi regala qualche canzone così bella che mi si appiccica addosso per un po’ di giorni e non va più via. Anzi, diventa quasi una colonna sonora della mia banale vita, facendomi vivere in una sorta di cortometraggio in loop.
Questa volta è capitato con la canzone di GNUT, artista che non conoscevo, ma che adesso adoro fino al midollo. E’ come se avesse dato musica alle parole che ogni tanto scrivo qui. Si chiama Fiume Lento e dovete ascoltarla.
La sua voce, un po’ graffiante, mi ha fatto innamorare al primo ascolto.
Inutile scrivere che ho pensato a quell’odore sulle mie dita e a tutti quegli odori annidati nelle narici che non ho cancellato.

Fuori piove, rubo tempo al lavoro scrivendo.
Ogni tanto mi affaccio alla finestra controllando se passa ragazzotreno. Non passerà, né oggi e né forse nei prossimi giorni.
Era una bella distrazione di cui ho dovuto privarmi senza troppi sforzi.
Forse sulle mie dita ci deve essere anche il suo odore, perché nei miei occhi rivedo la forma delle sue mani, il colore dei polpastrelli, il polso largo.
E allora penso che deve essere rimasto qualcosa anche sulle mani. Le annuso ma riconosco solo l’odore dei guanti in lattice che ho tolto qualche minuto fa. Forse il suo odore si è mescolato al marcio di questo laboratorio, allo scarto chimico di un guanto usa e getta. Come i suoi baci, come il suo sorriso, come le sue mani. Usate e gettate.


domenica 24 maggio 2015

Scrivere ad cazzum.

Ho comprato un vestito bianco e nero lungo bellissimo. 
Non dovevo, mi sento un po' in colpa perché negli ultimi mesi ho comprato così tanta roba che non so più dove metterla. Ma il vestito è bello, è stata la commessa a propormelo e potrei anche sfruttarlo per un matrimonio, qualora fossi invitata. 

Peccato che la commessa mi abbia guardato male quando ho fatto questo pensiero ad alta voce. 
La sposa ti ucciderebbe. 
Quanto trovo patetiche queste osservazioni. E quanto sono patetiche quelle spose che pensano alla forma e non alla sostanza. Ma va beh, questo è un altro discorso che è meglio lasciar perdere.

Il vestito è bello, non ci dovrebbe essere nel mio armadio, ma ormai c'è e gli altri vestiti se ne faranno una ragione. Anche il mio conto si farà una ragione quando capirà che sono affetta da shopping compulsivo.

Negli ultimi tre mesi ho davvero comprato il mondo e credo che dovrei darmi una calmata se non vorrò finire a fare la barbona alla stazione di Foggia.

In ogni caso non era del mio vestito che volevo parlarvi. Né di questa malattia che ho da sempre ma che adesso sta dando il meglio di sé.
Non so neanche più di cosa volevo parlarvi, ho cominciato a scrivere così. 
Forse avrei dovuto scrivervi del risveglio acneico sul mio viso, segno di una gioventù che, ahimé, non tornerà più se non in queste subdole forme.
O della sociopatia che mi è presa durante questo weekend.
O ancora della nostalgia di certe cose non vissute.
Ma è tardi e io ho sonno, come sempre.

giovedì 21 maggio 2015

Chissà come mai dimentichiamo in fretta gli occhi di chi abbiamo amato anche solo per una notte.

Sono ubriaca di pensieri oggi. Mi si è attaccato addosso uno spesso strato di parole ascoltate, dette, non dette, sospirate, nascoste. Difficile starci sotto.

Chissà come mai dimentichiamo in fretta gli occhi di chi abbiamo amato anche solo per una notte.
Eppure quegli occhi li ho visti diverse volte. Forse troppo poco per fissarli bene.

Ci si sente nudi e inerti davanti alla vita che ci cambia senza che lo vogliamo veramente e così finiamo a scambiarci pezzi di noi che poi, infondo, non valgono forse niente.
Vorremmo essere qualcosa per chi sappiamo di aver perso o per chi ci ha perso, diventiamo goffi nel tentativo di lasciare un'impronta nell'esistenza di chi ci ha camminato accanto, anche solo per un istante. Eppure ripetiamo sempre lo stesso copione, gli stessi gesti che ci donano l'illusione di essere unici per chi incrocia le nostre vite. Ma è impossibile in questo mondo avere e godere il dono dell'unicità, siamo 7 miliardi. Uomini e donne sparsi nel mondo che condividono il nostro stesso destino.

Sviluppiamo gli anticorpi dell'oblio per continuare a fare le stesse cose di sempre, regalandoci l'illusione di sentirci diversi. 
E diverso finisci per sentirti realmente, chissà se perché hai dimenticato o perché hai vissuto quello che poi hai dimenticato. 
A volte ho come l'impressione che il mio sistema immunitario non sia così forte da cercare le difese giuste, come se preferisce aggredirsi piuttosto che essere aggredito. Una malattia autoimmune che rovescia l'ordine delle cose, abbassa alcune barriere e ne alza altre.
Fondamentalmente io non riesco a dimenticare, non riesco a far finta di niente. Devo elaborare difese tutte mie, regalarmi un margine di sopravvivenza che riesca a contenere tutto quello che ho vissuto, persino quello che i miei anticorpi fagociterebbero al primo incontro. Ma puntualmente incontro chi ha un sistema immunitario più furbo del mio e finisce per fagocitare me. 


giovedì 14 maggio 2015

Momento amarcord.

Quando ero giovane e bella (e aggiungo magra che male non fa) impazzivo per gli Afterhours (anche ora a dir la verità, ma un po' meno rispetto alla cotta ormonale di anni e anni fa). 
Li scoprii per caso, grazie ad un cd che mio zio trovò in un giornale di musica e che, senza pensarci, scartò. 

Ascoltai La sinfonia dei topi, dissi oh che bella e mi appassionai a questo gruppo che nessuno ascoltava alla mia età. Era il 2001 e io avevo 15 anni. 
Gli Afterhours li conoscevo solo io e qualche sfigato come me.

Poi arrivò il mio ex storico che li amava alla follia, mi dedicò Bianca e consacrai il mio amore a loro.
Da perfetta devota, andavo ai loro concerti e pogavo come una matta. 

Non solo. In tutti i periodi della mia vita, anche quelli più insignificanti, le loro canzoni mi hanno sempre dato delle risposte.
Come oggi, giornata apparentemente insignificante, che ho pensato a tutte le mie sovrastrutture. 
A tutti i miei credo messi alla ribalta dalle mie emozioni.
Mi sono venuti in mente loro con una frase che credo dovrei tatuarmi.
Pensi di avere un credo, poi lo adatti a quello che sei.

Sto adattando il mio credo a quello che sono. Senza vergognarmene. Senza stare lì a rimproverarmi se qualcosa va storto o è sbagliato.
Sono io, sono questa. E credo che devo imparare a volermi solo un po' più bene.




mercoledì 13 maggio 2015

Distorta.

Ho distorto la mia immagine. 
L'ho distorta tramite i tuoi occhi. 
Sono diventata quella donna che ti scrive ogni giorno. 
Che vorrebbe morire tra le tue labbra ancor prima che tra le tue gambe. 

Desiderata, sì vorrei sentirmi così. Vorrei sentirmi così nonostante tutte le mie paure.
Ma non mi desiderare. Perché io non sono quello che tu vedi. Non lo sono affatto. E non lo sono nemmeno con la mia maschera migliore.

Perdo il controllo e non esisto più. 
Non esisto nel vortice dei pensieri che ci scambiamo senza neanche dircelo. 
Non esisto e mi sento felice. 
Perché non sono io. 
Perché mi perdo senza chiedermi dove sono. 
Mi perdo e basta. 
Poi me ne pento qualche secondo e da strafottente quale sono dimentico in fretta. Dimentico in fretta la ragione che mi tiene distante da te.

E mi avvicino. 
Abbatto le barriere della razionalità e mi affido a te. Al tuo self control che non c'è.

Mi piace questo gioco. Vorrei non farne a meno. 
Vorrei che fosse il pezzettino di cioccolato fondente che mi rende dolce il palato. 
Vorrei che fosse quel bicchiere alcolico che allenta la mia inibizione. 
Vorrei che fosse quell'anelito di vita che mi smuove le cellule dell'intestino quando ho bisogno di distrarmi.

Ma sappi che sono distorta. Sappi che non sono io. 
Neanche attraverso quei tuoi occhi, che non sono tuoi.
Non siamo noi.
Siamo i nostri desideri nascosti. I nostri lati oscuri.
I nostri inconsci consci.
Siamo quello che vogliamo e che cancelliamo.
Con un click. Con un ciao.
Con un lavaggio nella scatola cranica delle nostre esistenze inesistenti.

martedì 12 maggio 2015

Nel frattempo.

Dicono che i viaggi portano con sé tante risposte. 
Sono tornata da Londra (per fortuna nessun aereo è caduto) ma senza risposte. Anzi, oggi ho accumulato così tante domande che mi fa male il cuore. 

Ho rivisto ragazzotreno e ho abbandonato tutta la razionalità che avevo deciso di tenermi stretta quando l'avrei rivisto (e sì perché non si scappa, almeno per ora). 
E invece niente. E invece mi sono fatta piccola piccola nei suoi abbracci. Io, che agli abbracci sono allergica. Mi sono presa un po' di vita, nell'illusione di emozioni facili. 
E mentre lo guardavo, mentre ci scambiavo le mie mucose poco sterili mi chiedevo cosa stessi facendo, io, che di uno così non so cosa farmene. Ma volevo illudermi per una quarantina di minuti che vivere con i neuroni spenti e lo stomaco acceso fosse cosa buona e giusta. Che fosse addirittura bello. E invece no. 

Che vita di merda che facciamo. Noi e le nostre maschere. La dottoressa precisina, la ragazza strafottente, la laureata snob, la quasi trentenne ansiosa. 
E' che a volte non riesco a contenermi, non riesco a tenere sotto controllo tutto quello che sono e cedo. E mi abbandono a quello che non sono. O a quello che credo di non essere. 

Non pensavo che capirsi, e soprattutto essere se stessi, fosse così difficile. Pensavo che bastasse un po' di consapevolezza, una manciata di silenzi, tempo a sufficienza e poi la vita avrebbe fatto il resto. Mi avrebbe dato lei le risposte. Magari.
Io sono ancora qui che le cerco. E nel frattempo scrivo. 


mercoledì 6 maggio 2015

Prima di partire per un lungo viaggio.

Nessun lungo viaggio mi attende, ma una valigia è pronta sul mio letto per essere riempita. 
Questo weekend volerò per la seconda volta a Londra. Ho un sacco di paure perché parto sola e dovrò arrivare sola, in piena notte, a casa della mia amica che mi ospiterà. Ma sì, cosa sarà mai, direte voi. Eh no, perché io l'inglese lo so alla ad cazzum e in più ho una paura fottuta di non riuscire a trovare un taxi che mi porterà a destinazione. 

Va beh, se mi dovesse succedere qualcosa, se non tornerò più qui a scrivervi, sappiate che 
1) pur non conoscendovi tutti, vi ho voluto bene; 
2) sono a favore della donazione degli organi, ditelo ai miei, e se nel caso non si possano donare, che li donassero alla scienza;
3) pur essendo un mostro con le sembianze da femmina, ho un cuore pure io. 

Però, siccome noi siamo ottimisti, l'aereo non cadrà, io riuscirò a prendere il taxi, arriverò sana e salva a casa della mia amica e vi racconterò di questo weekend lungo in quel di Londra.

Detto questo, spero arrivi presto venerdì. Sono irrequieta più che mai. Il motivo apparente è il toyboy, ovvero ragazzotreno, ma la verità è che la mia vita è un casino e che sono un'anima che non troverà mai pace. 
Sono giorni che cambio umore nel giro di nanosecondi: sono felice, poi triste, poi depressa, poi ottimista, poi peace&love, poi nuovamente depressa, poi positiva, poi spacco il mondo, poi arrabbiata, nuovamente depressa, depressa, depressa, e ancora ormonale, lunatica, paranoica, logorroica.
E tenere a bada tutto questo scorrere interiore è difficile; a lavoro la mia collega ogni mezzora mi chiede "Michi che c'è? Ti vedo irrequieta." Eh grazie, mettiti tu a lavorare sapendo che al piano di sotto c'è un tipo che ti salta addosso ogni volta che ti vede e poi arrivederci e grazie.

Ma è lui la causa reale di tutto questo mio dissidio interiore (come sono poetica)? Certo che no. 
Le cause sono altre. Ma non ho la testa per cercarle, non ho gli umori e gli ormoni al punto giusto per mettermi a cercare risposte.
E allora non dormo, e allora fumo, e allora mi consumo tra i miei caffè, e allora preparo la valigia e parto. Again. 

domenica 3 maggio 2015

[Pour parler]

Non chiedetemi perché non sono manco le nove e io sono già sveglia.
E' iniziata ufficialmente la stagione in cui combatterò con il mio orologio biologico, che funziona così male che sembra un modello made in China scrauso (scrauso= neologismo imparato in Veneto, scarso, ndr).
Alle 6.42 ho aperto gli occhi dopo essere andata a dormire alle 2 passate, con lo stomaco in subbuglio e una matriciana che, come un carro armato, ha schiacciato il mio intestino fino a farlo aggrovigliare di più.
Forse sto accumulando ansie inutili che funzionano da campanellino d'allarme. Le ignoro, ma loro, prepotenti, mi ricordano che sono lì. 
Le ignorerò anche oggi, cercando di godermi il sole e l'aria bucolica che ho prenotato per le prossime ore. 





venerdì 1 maggio 2015

Primomaggio.

Erano belli i tempi in cui si beveva il vino rosso insieme ai sinistroidi e i puzzabestia al concertone del primo maggio a Roma.

Oggi sono nostalgica. In verità non solo oggi, ma avere a che fare con un ragazzino comporta seri effetti collaterali. Uno è proprio questo: dosi massicce di nostalgia da schiacciare i polmoni e togliere il fiato.

Invidio la sua età, la sua leggerezza, il suo essere superficiale e rimpiango per non essere stata abbastanza testa di cazzo alla sua età. Ma va beh. Lasciamo perdere, ché oggi è primo maggio e di pensieri pesanti ne abbiamo già tanti.

In ogni caso, se vi state chiedendo come sia andata a finire ve lo dico subito: io e ragazzotreno ci siamo baciati. Sul treno, nei corridoi del dipartimento, sui binari e non ricordo più dove.

Poi io ho rimesso il camice e lui il suo zainetto. 
Io ho cancellato il suo numero e lui avrà avuto un'illuminazione e mi ha scritto per farmelo ricordare.

Insomma, come qualcuno aveva già scritto nei commenti, questa storia è partita a razzo e finirà a cazzo. Il perché non me lo voglio chiedere, ma credo che uno così non possa interessarmi abbastanza da farmi perdere la testa. 


mercoledì 22 aprile 2015

Updating

Sono qui di passaggio. Forse ho ancora qualche minuto prima di uscire e raccontarvi tutto.
Allora con ragazzotreno ci stiamo vedendo, sia in facoltà sia sul treno.
Lui è molto tenero con me ma sono cosciente che la sua dolcezza potrebbe essere un escamotage per portarmi a letto. Ecco, sì, parliamoci chiaro.
Questo gioco è bello, i nostri corpi parlano prima dei nostri cervelli, ed è bellissimo sentire dopo tanto tempo che ci sono bozzoli di farfalle che rumoreggiano nello stomaco.
Ma questo gioco è anche pericoloso, perchè io non sono abituata a ricevere tante attenzioni e poi vedermele tolte in due nanosecondi. E con ragazzotreno è così.
Non mi cerca, ma quando ci vediamo mi salta addosso e devo tenerlo a debita distanza con la mia freddezza.
In tutto questo mi sento una 15enne in preda all'ormone frivolo.
Non so dove mi porterà tutto questo, ma non riesco a privarmi dei suoi abbracci, dei suoi baci sul collo, delle sue mani intrecciate alle mie, dei suoi occhi che si incontrano con i miei. 
Mi farò male o forse no.
Ma per il momento vivo di pancia, che a vivere di testa faccio sempre in tempo.

domenica 19 aprile 2015

Come in un film [pt.2]

Dai commenti dell'ultimo post deduco che la storia tra me e il ragazzotreno [nome con il quale l'ho memorizzato sul mio telefono] ha suscitato particolare interesse.
Ebbene sì, dopo dieci minuti in cui ho pensato, o meglio farfugliato, cosa scrivergli, mi sono decisa a farlo.
Abbiamo cominciato a scriverci, prima con sms che fanno molto anni duemila, poi su whatsapp. Questo dalle 17.30 circa fino alle 00.30, con un intervallo di un paio di ore.

Il ragazzotreno è uno studente di 22 anni, alto quasi due metri, fisico da urlo, bagnino e pallavolista. Un figo senza altro da aggiungere.

Io sono un tappo che si diletta a fare sport e che il fisico da urlo se lo sogna. Ah, e ho 29 anni. E sono la collaboratrice di un suo professore. Dettagli?!

A parte questi limiti, il giorno dopo io e il ragazzotreno (so come si chiama, e ha un nome bellissimo) ci siamo presi un caffè alle macchinette. Poi è andato a lezione, io sono tornata al mio lavoro e dopo aver finito sono corsa in stazione. Lui anche, avvisandomi che stava prendendo il mio stesso treno. 
Volevamo rimanere su due vagoni separati? Ma anche no.
E così ci siamo fatti il viaggio insieme. Vicini vicini.

Stesso copione il giorno successivo. Con qualche variante, tipo che lui è arrivato in dipartimento e non mi ha avvisato. Ho cominciato a svalvolare. Perché non sono abituata a ricevere attenzioni e poi vedermele tolte di colpo. 

E niente. Ci siamo ripresi un altro caffè, ma entrambi abbiamo messo un po' di distanze.
Quando siamo insieme si percepisce l'attrazione, ma allo stesso tempo ci sono troppi freni.
Io sono più grande di lui. Lui è più piccolo di me.
Io sono una dottoressa, lui uno studente.
Lui vorrà giocare, io non lo so.

Come finirà? Non lo so.
Per il momento non ci scriviamo, ma per forza di cose ci incontreremo. Domani e dopodomani ancora. E così fino alla fine delle sue lezioni.

giovedì 16 aprile 2015

Come in un film.

Martedì pomeriggio. 
Esco dal lavoro al solito orario. Corro per prendere l'autobus e mi accorgo che alla fermata c'è un tipo con il quale ci eravamo scambiati intense occhiate una decina di giorni prima in treno.
Lo riconosco subito, ma faccio finta di nulla.
Saliamo sull'autobus. Io avanti, lui dietro con due suoi amici.
Arriviamo in stazione e ci ritroviamo nello stesso vagone, uno di fronte all'altro ma un po' distanti.
Sguardi su sguardi. 
Alcuni insistenti, altri invadenti, altri ancora piacevoli (e forse anche troppo imbarazzanti).
Ma non ci stacchiamo gli occhi di dosso. 
Ad un certo punto lui prende un foglio, ci stacca un pezzettino e scrive qualcosa.
Continuo a guardarlo.
Il treno si ferma, lui attraversa tutto il vagone per arrivare da me e lasciarmi questo fogliettino di carta.
Dentro il suo numero.

A volte mi sento davvero come in un film.

domenica 12 aprile 2015

[Eravamo così soli, di quella solitudine che germoglia disastri]*

Sono appena tornata da un weekend intenso passato tra Pisa, Firenze e Lucca. 
Non ho la forza fisica di scrivere, né tanto meno di pensare, ma il magone che si è posizionato all'altezza dello stomaco mi obbliga, prepotente, a sviscerarlo e raccontarlo.

A Firenze ci sono finita per la mostra multimediale di Van Gogh, mentre a Pisa mi sono fermata per dormirci. Non ho scelto un albergo, ma un letto comodo che già conoscevo e che, in un certo senso, era a me già familiare: quello di testadic

Adesso potete capire benissimo perché ho questo groviglio nello stomaco che mi spinge a scrivere. 

Pensavo che entrambi ci fossimo messi il cuore in pace - e non solo - quando a dicembre siamo usciti per l'ultima volta insieme da semplici amici. 
E invece forse mi sbagliavo. Forse ho sottovalutato qualcosa, se poi con molta tranquillità siamo finiti a letto insieme senza che nessuno dei due l'avesse programmato. 
Non c'è niente di male nel fare l'amore con una persona che un tempo ti piaceva e che forse ti piace ancora. Ma si sa, in certi momenti il come è importante. Come ci siamo arrivati a scambiarci mucose, baci e tanto altro non lo so. Ma di sicuro, questa volta, la nostra solitudine ha generato disastri. 
Mi sono sentita per l'ennesima volta parole come siamo distanti, io e te non possiamo stare insieme, non siamo caratterialmente compatibili, c'è un'attrazione fisica e mentale ma bla bla bla, tu mi regali emozioni ma bla bla bla. Un copione che pensavo non avrei sentito più e invece.

La notte è passata in fretta, stanca e silenziosa oltre il cigolio del letto, ma il giorno è trascorso lento con le inquietudini che ci siamo portati dentro e che, con molto imbarazzo, ci siamo silenziosamente raccontati. 
Non riusciremo mai a capirci, mai a leggerci per intero. Rimarremo sempre ancorati all'idea che ognuno ha dell'altro senza fare nessun passo per andarsi incontro. 
Siamo riusciti ad ammetterlo e forse questa è una gran cosa. Ma è arrivato il momento di dirsi addio sul serio, senza ricadere in fallimentari tentativi di rimanere amici nonostante tutto.
Ho salutato Pisa con indifferenza, sperando che questo distacco non sia poi così doloroso. Chissà se un giorno ci ritornerò, ma per adesso ho depennato questa città dalla cartina.

*Il titolo è tratto dal libro Emmaus di Baricco


venerdì 27 marzo 2015

Se vi facessi controllare la mia cartella bozze.

Se vi facessi controllare la mia cartella bozze, vi rendereste conto che nonostante la mia latitanza dal blog non ho smesso di scrivere. 
Ho scritto 4-5 cose tutte lasciate a metà. Ho delle idee brillanti che però muoiono non appena tento di svilupparle. Eh va beh.
Però diciamo seriamente le cose come stanno. 
Ho una vita piena. Piena di cose e piena di nulla.
Il lavoro assorbe gran parte della mia giornata e sebbene ho qualche momento in cui potrei scrivere preferisco cazzeggiare dal telefonino, visto che il pc sulla mia scrivania è condiviso. 

Qualcuno di voi, non molti in realtà - lo so, si sarà chiesto che fine abbia fatto. Bene, sono viva. Con qualche chilo in meno, i neuroni stressati, tante paure e tanti desideri.
Ma con calma.
Dicevamo...il lavoro assorbe gran parte della mia giornata. Esco di casa intorno alle 8.20 per essere quasi due ore dopo in università e torno a casa più o meno intorno alle 18. 
Per il momento i ritmi sono abbastanza normali, ma prevedo periodi di fuoco dopo Pasqua.
Ogni giorno, dal lunedì al giovedì, non appena torno a casa mi cambio velocemente e vado in palestra dove faccio spinning. Inutile dirvi come il mio televisore 32 pollici ora stia su con qualche inestetismo in meno. 
Donne, se volete risultati visibili in poco tempo, lo spinning, fatto seriamente, è quello che fa per voi.
A questo aggiungeteci il corso di teatro che -detto tra noi- mi ha francamente rotto le balls, ma non posso tirarmi indietro. Oltre al lavoro su me stessa, ecc. ecc. c'è una cosa che questo corso mi ha insegnato: che se una cosa non mi convince, è inutile che me la imponga per vedere quanto riesca ad essere brava, costante, diligente. Tanto prima o poi arriva la noia e manda tutto a puttane.

Il weekend, in teoria, dovrebbe essere fatto per rilassarsi ma delle 48 ore disponibili per il relax, io ne riesco a godere forse un quarto. Ho un orologio biologico che è un modello made in Switzerland per cui mi sveglio presto anche di sabato e domenica. E secondo voi che faccio? Vado in palestra.
No, tranquilli che non divento un grissino. Ma lo sport mi rilassa, mi fa stare bene e poi mi fa distrarre.
E solo Dio sa di quante distrazioni io abbia bisogno in questo periodo.

Ma passiamo a fatti più interessanti.
Credo di avervi accennato di Rosso Malpelo. Beh, lui è un figo. Ci becchiamo in palestra il lunedì, e il giorno dopo in treno. Parliamo, parliamo, parliamo. 
Ah, sono riuscita a farmi offrire un caffè ma non credo andrò oltre. E' fidanzato. Che poi come faccia a stare con quella quando io sono più bella e intelligente non lo so. A parte gli scherzi, si lasceranno perché sono troppo piccoli per decidere di passare una vita insieme. 
Ok, la smetto e faccio la seria. E' fidanzato e non si tocca. Stop.

Viaggiando incontro un sacco di gente, pendolari come me per la maggior parte. C'è un tipo che becco sempre al ritorno. Era figo fino a quando non ha deciso di tagliarsi la barba. Ora devo pensarci se mi piace veramente. 

Sono entrata in fissa con il cibo. 
Non una dieta, ma ho deciso di eliminare, o meglio ridurre, tutto ciò che è confezionato. 
Qualche weekend fa sono stata male, non so per quale motivo ma ho vomitato l'anima e nel mentre ho avuto allucinazioni della serie morirò a causa dell'alimentazione, delle porcherie che mettono nelle cose che mangiamo, ecc....e così ho deciso di ridurre tutto ciò che è incartato. Non solo, sto eliminando tutto ciò che contiene burro o prodotti raffinati come farine e zucchero. 
E' difficilissimo perché richiede sacrificio, costanza, impegno, ma se uno non ha grosse pretese si può fare. 
Un esempio: ho cominciato a preparare le merende (con farina integrale, zucchero di canna, no burro) per la colazione, a ridurre il pane (troppa farina) e ad aumentare frutta e verdura. Niente più alcolici o bibite gassate (non che prima ne bevessi tante). 
Insomma, ho un po' il terrore e questo mi aiuta ad essere più ligia nello scegliere quello che mangio. Poi fa niente se mi capita la tentazione e mi compro le patatine o la barretta del cioccolato al distributore. Una tantum ci sta.

Ora che vi ho aggiornato sulla mia vita di cui non frega niente a nessuno posso correre in palestra.
Adieu. 








sabato 7 marzo 2015

Di febbraio.

Questo post arriva un po' in ritardo, ma ne approfitto di questo sabato sera triste e freddo per mettere in fila qualche parola e dedicarmi alla manutenzione della mia anima.

Febbraio è stato un mese particolare. Non saprei come definirlo perché ho vissuto sull'onda di un'emotività piuttosto instabile che mi ha portato a fare un po' di cazzate, ma va beh. 
Ora sono felice di aver ripreso in mano la mia razionalità e me la tengo stretta stretta. Guai a chi si avvicina!

E' stato il mese del mio compleanno, vissuto in maniera molto sobria, con pochi amici e tante risate. Mi ricorderò gli auguri di Lui, che ha deciso di rifarsi vivo proprio quel giorno, con la sua ennesima falsa promessa, freddamente da me cestinata. 
Mi ricorderò gli auguri che non ho ricevuto e quelli che sono arrivati in ritardo. E' un copione che si ripete da qualche anno a questa parte, sempre con lo stesso mio intento di non darci troppa importanza. E invece sono lì a capire come colmare il vuoto che mi accorgo di portare dentro e tutta la tristezza che ne consegue. Scusate, ma io al giorno del mio compleanno ci tengo tantissimo.

Mi ricorderò di Bob, i suoi occhioni, la sua barba, il suo profumo, il suo accento romano, la chiacchierata che ci siamo fatti dopo il suo concerto e le dita sulla sua chitarra.

Di quanto fa male uno strappo, di come sono incapace di curare le ferite e di quanto mi piace invece lasciarle sanguinare. 
Di quanto sia priva di rabbia anche quando dovrei averla.
Della miseria umana, tutta, compresa anche la mia.

Del mio primo stipendio, del mio nuovo gruppo di lavoro e di quanto mi manchi Verona ogni volta che entro in laboratorio.

Di un invito a prendere un treno a cui ho detto per tre volte NO. 

Di quanto è bello passare una serata con gli amici di sempre e sentirsi dire ti voglio bene.




venerdì 27 febbraio 2015

Due-tre cose. Anzi quattro.

1.
Sono stanca. Ma stanca stanca.
In questa settimana ho stravolto la mia vita. E ogni giorno mi chiedo se ho fatto la cosa giusta. Ma va beh.
Non ho avuto una sera libera. E mi sto seriamente chiedendo per quanto tempo posso mantenere questi ritmi.
Sveglia presto-fare la pendolare-passare una giornata fuori-teatro e palestra non sono associazioni vincenti.
Vorrei avere risposte entro martedì, data di scadenza dell'abbonamento in palestra, così decido se rinnovarlo e andare con una flebo a lavoro, oppure no.



2.
Mi sono innamorata di Giovanni Caccamo.
Sì, lui, il vincitore di Sanremo Nuove Proposte.
Ah, ora che ci penso avevo scritto un post che non ho ancora pubblicato. E che non pubblicherò.
Qui si dice passato il santo, passata la festa.



3.
Ho ricevuto i primi due mesi di borsa. Yuppi. Ho già prenotato un weekend a Firenze per il Van Gogh Alive, e ne sto progettando un altro.



4.
Oggi sono riuscita a parlare con Rosso Malpelo ed è stata la mia dose di serotonina giornaliera.
Chi è Rosso Malpelo? Una storia lunga e un ragazzo bello.


PS. Ho attivato una pagina FB, per chi ha voglia di venirsi a prendere un caffé anche lì è ben accetto.


domenica 22 febbraio 2015

50 sfumature di minchiate bis

Diciamo le cose come stanno: il film fa cagare, forse ancor più del libro (se volete, ho scritto qualcosa anche sul libro qui). Non ci sono mezzi termini, il mio è proprio un NO. Ma vedetelo se siete curiosi, lasciate perdere gli intellettualismi di coloro che dicono “non leggo libri così”, “non regalo soldi per un filmetto del genere” e tante altre amenità.

Il film è al di sotto di qualsiasi aspettativa: non ci sono scene di sesso eclatanti, anzi in commedie tipicamente italiane ho visto fare di peggio. Non solo, il film è di una banalità assoluta che rasenta il ridicolo.

Ma partiamo dalle cose positive: la sceneggiatura e la colonna sonora. Beyoncé ha finalmente fatto una versione degna della sua Crazy in love…ne sentivamo l’esigenza vero? Altri punti positivi non ce ne sono. Ah, Dakota come si chiama lei, in arte Anastasia Steele, figa come non mai nella sua bellezza acqua e sapone, ma di una stupidità incredibile. Piccolo particolare: la prossima volta, qualora ci fosse un sequel, compriamole una spazzola per favore, facciamole fare la ceretta anche sulla coscia e regaliamole un paio di scarpe che non assomiglino a quelle di Aladino.

Ecco, primo punto negativo. Lei è una svampita, non che nel libro appaia diversa, ma nel film dà il meglio di sé in fatto di rincoglionimento precoce da colpo di fulmine. Non solo, è sciatta, ingenua, una cretina con una laurea decorativa in letteratura, una studentessa insignificante che non accenna ad una frase di senso logico e compiuto in tutto il film ma che guarda caso, toh!, riesce ad attirare le attenzioni del giovanissimo milionario, figo q.b., Christian Grey.
I motivi per i quali un uomo figo e ricco possa interessarsi ad una studentessa la cui esistenza non era annoverata prima nel libro della vita non sono pervenuti.
Ma in questo si sa, i film sono maestri a farci credere che tutto è possibile, che i sogni si avverano, che i miracoli esistono e che gli asini volano. Ragazze, dunque, tranquille. Se una come Anastasia è riuscita a catturare le attenzioni di un uomo come Christian Grey c’è speranza per tutte.

Ma non è finita qui. Troppo semplice se Christian fosse solo un figo plurimiliardario dalle discutibili fantasie sessuali. La nostra brava E.L.James ha pensato di costruirgli una personalità che potesse dare, in un certo senso, spessore e significato al libro, e quindi al film. Christian è anche uno stalker, un dominatore anaffettivo, un maniaco del controllo, un uomo dal passato oscuro dal quale tutte dovremmo stare lontane e invece. E va beh.

Ora, uno pensa che unendo questi due personaggi complessi quanto un’equazione matematica di primo grado, ne venga fuori una storia bellissima, che ti tiene con il fiato sospeso per due ore…e invece, miei cari, la verità è che non succede proprio un cazzo. Tutto il film ruota intorno ad un punto: a lui piace il BDSM (termine per indicare pratiche e relazioni sessuali basate sulla dominazione e sottomissione, wikipedia docet) e lei, da brava crocerossina, vuole guarirlo per avere una relazione normale. Eh no! Ti piacerebbe, cara Anastasia. (E care ragazze che leggete). Qualsiasi ragazza un pochino più intelligente di Anastasia Steele si sarebbe allontanata da uno così, al massimo gli avrebbe fregato un po’ di soldi e poi ciao.

E invece assistiamo ad una storia che non è assolutamente credibile per un sacco di motivi, ad un film che lancia il femminismo nel cesso dove la donna non è altro che una marionetta nelle mani di un uomo malato che la tratta come un interruttore on/off. 
E magari fosse solo questo. Due le cose sconcertanti: 
1) il film è scritto e diretto da una donna (il che è ancora peggio) ed è uscito alla vigilia di San Valentino-bel modo di celebrare l’amore, vero?! 
2) i commenti delle ragazze che hanno affermato di volere uno come Christian si sprecano. Ora capiamoci: i soldi non ci fanno schifo, le attenzioni (se non troppo invadenti) neanche…ma siete davvero sicure di volere un uomo pronto a farvi un fisting anale e vaginale? Io credo proprio di no.


PS. Se non sapete cosa è un fisting, meglio per voi.

PPS. Da qualche giorno sono attiva su una pagina FB, L'officina dell'Amigdala, potete trovarmi anche lì.

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