giovedì 18 dicembre 2014

Ho tanto sonno. E forse dovrei andare a letto.

Ho tanto sonno. E forse dovrei andare a letto.

Oggi sono andata al corso di teatro. Mi piace, ma forse non fa per me.
Il maestro mi sta facendo lavorare un sacco sulle emozioni. Ha detto che scaverà dentro di me.
Entrerà anche a costo della sua incolumità. Lo spero, perché io mi sento un tronco. Una pietra fredda senza possibilità di essere spostata o scolpita.


Ho lo stomaco chiuso. Non ho visto il tg in questi giorni, e solo ora ho appreso quello che è successo.
Stanotte me ne starò sotto il mio caldo piumone, mentre dall'altra parte del mondo c'è chi se la prende con dei bambini innocenti. E' uno schifo quello che un uomo è in grado di fare.
Se questo è un uomo.


Sono riuscita ad accedere al mio vecchio blog. Quanto mi piaceva quello che scrivevo.
L'ho chiuso nel 2011, prima di aprire questo.
Magari vi farò leggere qualcosa.


Come sono cambiata in questi anni, anche se alla fine i tormenti interiori restano. E forse resteranno.


Ho tanto sonno. E forse dovrei andare a letto.

lunedì 15 dicembre 2014

E' nell'altro la vera ricchezza del nostro essere.

Odio le persone che mettono il muso per farti sentire in colpa.
Lo trovo infantile. Non solo.
Ritengo che sia un modo per frenare la libertà altrui. O almeno io la vivo così.
Non si possono avere le persone a proprio piacimento. Siamo diversi e quando ci relazioniamo dobbiamo sempre tenerlo a mente. Gli altri non saranno mai a nostra immagine e somiglianza. Non saranno neanche come il nostro io vorrebbe. Saranno semplicemente se stesse. Che ci piaccia o no. Può far male a volte scoprire una diversità abissale dal nostro modo di vedere e sentire le relazioni, ma in questi casi le scelte sono due: accogliere o prendere un'altra strada. Senza che né una né l'altra decisione riservi rancore. 

Odio anche chi mette se stesso al centro dell'attenzione, soprattutto altrui. Se vuoi essere l'ombelico del tuo mondo, no problem. Ma non pretendere di essere l'ombelico del mondo altrui.
Non sei la Vodafone, ergo non ruota tutto intorno a te.

Quando mi relaziono con gli altri cerco sempre di tenere a mente questi due punti:
1) lasciare l'altro libero di comportarsi come crede
2) non mettere i miei bisogni e i miei desideri al primo posto.

Non è facile, pecco di dimenticanza pure io. Ma mi impegno. Tutto questo non mi fa sentire un gradino più su degli altri, ma mi rende serena e carica di meno aspettative qualsiasi rapporto. 
Funziona ed è più bello relazionarsi in questo modo con la gente, perché ti aiuta a capire meglio la diversità dell'altro e a farne tesoro. 
E' un duro mestiere, perché l'io cerca di prevalere sempre in tutte le sue forme. Io non ne sono immune, ma cerco di fare sempre il mio meglio. E quando sento che non riesco ad attenermi a questo pensiero, mi fermo un attimo, razionalizzo e cerco di rimettermi sui binari della vita fatta da io+gli altri.

Capisco anche che questo discorso non è universale, che tutto questo è frutto del mio sentire e non necessariamente può esserlo degli altri. Però gli atteggiamenti descritti sopra mi infastidiscono, non li tollero perché sento che in qualche modo intaccano la mia libertà, il mio essere indipendente.

Oggi ho visto lo sguardo di una mia amica, appena laureata, deluso perché la sua migliore amica dopo la proclamazione è dovuta scappar via per impegni di lavoro. Anche lo sguardo di sua madre era infastidito dal fatto che sia io che l'amica di sua figlia stessimo andando via in fretta. 
Questo ha generato delle profondi riflessioni in me, ecco il motivo di quello scritto sopra.

Quando mi sono laureata, 4 mesi fa, alla mia seduta mancava la mia migliore amica, assente per lavoro, così come mancavano i miei più stretti amici. 
Non è stato un dramma per me, sapevo che loro ci sarebbero stati con il cuore, con la loro presenza invisibile che sempre mi accompagna. Così come non è stato un dramma che alcuni mi abbiano detto che non ci sarebbero stati perché dovevano studiare o semplicemente perché si scocciavano a prendere un treno e venire a Bari (ovviamente non mi hanno detto questo, ma le scuse nascondevano questa verità squallida). Ho semplicemente accolto le presenze e le assenze. Era il mio giorno, condividerlo mi avrebbe fatto piacere, ma non potevo di certo costringere i miei amici ad esserci. Né tanto meno mettere il muso per le persone che quel giorno sarebbero state assenti. 
E credo che la vita mi abbia sorpreso lo stesso. A partire dalla gioia che ho visto sul viso di mio padre e mia madre. E poi gli amici dei miei genitori che hanno rinunciato ad una giornata di lavoro e alcuni dei miei amici di sempre che erano lì a bere prosecco con me alle 10.30 di mattina. 
Mi è bastato questo. Mi sono bastati i complimenti della commissione, quelli del mio tutor, il mio 110 e lode conquistato con fatica. La bellezza della vita è passata attraverso cose semplici ed ero felice così.
Non ho avuto proprio il tempo di mettere il muso o di guardare storto la mia ex compagna di corso che è dovuta andare via di corsa dopo la proclamazione. Anzi, sono stata felicissima perché è riuscita a prendersi un permesso a lavoro per me.
Ecco perché quelli sguardi delusi e infastiditi della mia amica e di sua madre hanno infastidito anche me. Perché non si stavano godendo il resto, ma stavano dando spazio a sentimenti negativi in un momento così bello per entrambe. E allora ho pensato a quanto a volte siamo stupidi. A quanto siamo capaci di rovinare tutta la bellezza dei nostri momenti, della vita che scorre e si manifesta, per mettere sempre in primo piano il nostro ego, i nostri capricci, i nostri falsi bisogni e desideri. 

E non mi sento un alieno nel pensare questo, come magari qualcuno vuole farmi sentire. 
E' che, negli anni, ho raggiunto una mia maturità su certe cose, ho ridefinito le priorità giorno per giorno, e lo faccio tuttora senza fermarmi mai. 
Ho creato le mie barriere. Così come ne ho abbattute altre. 
Ho definito i miei spazi, ma ho anche lasciato che fossero gli spazi a definire me.
Ammesso i miei limiti facendoci la guerra. 
Ho lavorato per essere meno volubile e più serena.
Cado, mi alzo, ricado, mi rialzo. E sbaglio, sbaglio ancora nonostante tutti gli schemi che mi metto in testa. Perché alla vita non puoi far altro che obbedire. E' lei che detta le regole, tu puoi solo accettarle. 
E quando gli altri sono diversi da te, puoi solo riempire certe distanze con quello che sei. E' non è detto che arrivi all'altro, che ci sia un incontro, ma in ogni caso vale sempre la pena tentare. 
Vale sempre la pena percorrere quella strada che ci permette un incontro. Perché è nell'altro la vera ricchezza del nostro essere.





venerdì 12 dicembre 2014

Rewind.

Ho deciso di prendermi una giornata tutta per me, nonostante le scadenze incombenti della prossima settimana.
La riunione con il mio capo ieri è andata bene, potrei mettermi l'anima in pace e non essere più in tensione ogni volta che devo vederlo, perché lui è una persona tranquilla, perlomeno quando non ci sono pazienti nei paraggi. Ma ho nuovi compiti e come tali devo portarli a termine.

In questi ultimi giorni sto ascoltando a manetta Paolo Nutini, ho sempre avuto un amore sconsiderato per le sue canzoni, ancor più dopo averlo visto dal vivo qualche anno fa.
Qui in Puglia c'è un sole bellissimo, nonostante faccia un pochino freddo. E' un tempo che si sposa perfettamente con i miei pensieri, cullati dalle note di Rewind di Nutini. Why we can't just rewind?

Già, perché non possiamo tornare indietro?

Chi mi conosce sa che sono una nostalgica cronica, che se potessi I'll trade all my tomorrows for a single yesterday come dice la canzone di Janis Joplin. Che poi non so neanche quale ieri sceglierei, ma di sicuro un ieri che mi ha visto serena e felice.
Non ce ne sono tanti e molto probabilmente sceglierei i miei 19 anni. L'anno della maturità, nonostante per me non sia stato un anno facile. 
Ma questa volta non voglio farmi prendere da nessun attacco nostalgico. Mi trovo in un periodo della mia vita abbastanza sereno, nonostante le mille cose da fare e queste relazioni ballerine che mi colorano le giornate.
Sto affrontando lo scorrere della vita con uno spirito zen che forse non mi è mai appartenuto, ma sono abbastanza in pace con me stessa, sto cercando di non affannarmi nel capire chi non merita neanche un minimo delle mie attenzioni.
Ho fatto un repulisti nella mia rubrica telefonica, ogni tanto lo faccio anche su facebook. E so che non è un cancella che cambia certe situazioni, ma è pur sempre un inizio.
Così come sto cercando di non sentirmi in colpa se sono scostante nelle relazioni o se preferisco non farmi sentire per godere di un po' di solitudine. Infondo la sintonia tra due persone si misura dalla quantità di giustificazioni che non devi dare. 
Non ho mai fatto mistero del mio carattere un po' particolare, continuano a dirmi che sono strana (per l'esattezza dicono che sono a cazzo mio) solo perché non mi adatto alle comuni logiche secondo le quali due persone devono sentirsi sempre e se non lo fanno devono stare lì a dirsi perché.
Ho 28 anni e credo che posso gestirmi le relazioni nella maniera più libera totale, pur senza mancare di rispetto a nessuno. 
Però molto spesso essere se stessi è complicato, e anche se non vuoi, gli altri ti costringono un po' ad indossare una maschera che non sempre ti sta bene.
Si rischia la solitudine, ma pazienza.

Filosofeggiamenti a parte, volevo solo dirvi che sono serena. Ecco.
E ascoltatevi Paolo Nutini, che male non fa.


mercoledì 10 dicembre 2014

Ciao.

Nella mia testa i neuroni stanno facendo la guerra.

Ho molte cose da dirvi.

Sono stata a Verona.
Ho comprato due biglietti per gli U2.
Domani ho una riunione con il mio capo e sono in tensione.
Io e Lui ci siamo rivisti.
Un tipo conosciuto quest'estate mi ha chiesto di passare il capodanno insieme.

Potrei continuare fino a domani mattina.
Ma starò in silenzio, sperando che tempi migliori passino a farmi visita.

Ciao.

giovedì 4 dicembre 2014

Un messaggio nella notte.

Dicono che il cel va spento durante la notte perché crea uno stato di vigilanza che non ti fa dormire bene.
E' vero. Il mio sonno è disturbato anche da questo.
Ogni notte mi sveglio per controllare se ho ricevuto qualche messaggio.
C'è sempre qualcosa da leggere, ma della persona sbagliata o di persone di cui fondamentalmente non me ne frega niente. O magari me ne frega qualcosa ma poi non mi scrivono nulla di importante per cui valga la pena svegliarsi nel cuore della notte.

Stanotte è successo di nuovo. Come ieri notte. Come l'altra ancora.
Ma questa notte è stato diverso.
Ho trovato un messaggio che non mi aspettavo. Un suo messaggio.

Un semplice ti desidero.
Non ho risposto. E non risponderò, perché se qualcosa la desideri sul serio te la vai a prendere. Non lasci che sia un messaggio a farlo.

Ho pensato al discorso che ieri ho fatto con un blogger (grazie Domenico!) che mi ha detto una cosa che mi è rimasta impressa. La teoria della creazione del valore. Questa persona crea valore nella mia vita?

Ho continuato a farmi la domanda per tutta la notte.
E anche stamattina mentre facevo colazione, e mentre ero sotto la doccia.
E ancora adesso che sono tentata un po' di rispondere.

La risposta è una sola.
Questa persona non crea valore nella mia vita. Anzi, me lo sta soltanto sottraendo.
E allora non risponderò.

Il treno che sto per prendere mi aiuterà a farlo. Torno, con immensa gioia, a Verona.



martedì 2 dicembre 2014

Cronaca di un concerto bellissimo.

Sabato scorso sono andata a sentire il trio più bello del mondo: Fabi- Silvestri- Gazzè. 
L'amore non esiste, ma esistono loro che fanno delle canzoni stupende e che sul palco sono tre minchioni che fanno sorridere le donzelle come me, oltre a farle lacrimare quando pescano dal repertorio pezzi come Mentre dormi - cantata da Fabi, Costruire o Occhi da orientale.
Il concerto è stato bellissimo. Punto. Non posso aggiungere altro a quello che le miei orecchie hanno ascoltato e quello che i miei occhi hanno visto. 
Solo un consiglio. Magari vi piace solo uno dei tre, o magari nessuno. Non importa. Questo concerto va visto per la mole di bravura e poesia che si respira dal palco. 
E poi quando vi ricapiterà di ascoltare 3 artisti in un solo concerto? Mai. Quindi non esitate a comprare il biglietto, che non costa poi tanto.

Dicevamo che sabato sono andata al concerto, bellissimo, bla bla bla.
Ero in terza fila, praticamente vicino alle transenne. Comincia lo spettacolo. All'inizio c'erano solo loro tre. Poi un telo bianco a separarli dai musicisti. Intravedo l'ombra del chitarrista con un cilindro. 
Il telo cade. Ed ecco un chitarrista figo, con la barba lunga che suona con una dolcezza disarmante.
Lo presentano: Roberto Angelini.
Se il nome non vi dice nulla, a me in quel momento mi si è aperto un mondo di ricordi. 
I miei 17 anni, il mio ex, il suo maglione verde, il tettuccio della sua macchina, Respira, per l'appunto, di Roberto Angelini.
E poi i miei occhi non hanno capito più nulla. E la mia testa anche. E anche i miei neuroni, il mio cuore, il mio fegato. Tutto, insomma. 
Fabi, Silvestri e Gazzè spariti. Solo le loro voci in sottofondo, ogni tanto uno sguardo per vedere cosa facevano. 
A concerto finito decido che devo conoscere Roberto. 
Devo perché è un figo dalla proporzioni cosmiche e non posso lasciarlo andare così.
Un'ora e mezza di fila fuori ai cancelli importunando quelli della security, che alla fine si sono arresi alle mie domande. 
Poi esce Silvestri. Stanco morto, scappa via con suo figlio. L'ho semplicemente salutato, mentre ragazzine imperterrite l'hanno costretto a farsi un selfie. Ma dico io...dove te lo metti il selfie con uno che ha la faccia distrutta? Mah.
Poi altri 20 minuti di attesa.
Ed esce Niccolò! Ciao Nic, bravissimo. Ma ciao.
Dietro di lui Roberto. 
R O B E R T O.
Ciao Roberto, che piacere ritrovarti su quel palco. Ti posso dare un bacio?
Gentilissimo, mi ha detto di sì. E ovviamente me lo sono abbracciata e baciata. Ci siamo fatti una foto. Lui bellissimo. Io pure! La foto era perfetta.
Mi allontano con l'odore della sua barba impregnata di fumo nel naso.
Cerco di guardare la foto sul cel. Memoria piena. 
Cancello qualcosa. 
Riprovo. Memoria piena.
Cancello ancora. E ancora memoria piena.
Disperata cancello una cartella con scritto pictures. Riprovo ancora.
La foto questa volta si vede...ma come siamo belli!
Provo a caricarla su FB, ma la foto non è più disponibile. Torno in galleria, ma niente.
Riprovo. Il telefono si blocca.


Epilogo: le foto sono sparite! E' inutile che vi racconti la disperazione delle ore a seguire. E del giorno dopo. 
Per non parlare che non ho perso solo le foto del concerto, ma anche tutte le altre.
E va beh. Mi accontenterò di quelle su FB e del suo profumo ancora nelle mie narici.
Roberto, se vuoi puoi farmi tua quando vuoi.




mercoledì 26 novembre 2014

Niente. Non si prova niente.

Guardo quella sigaretta tra le tue labbra. La tua barba, il tuo sguardo sospeso.
Sei bello in questa foto. Non posso negarlo.
Non riesco a guardarti di più. Sono arrabbiata. Perché sei un cumulo di bugie. E io sono stata scaltra da fuggire in tempo. Per fortuna.
Questa volta, per la prima volta, sono stata io quella che è sparita.
Adesso posso dire cosa si prova. Niente. Non si prova niente.
Perché se una persona non ti piace abbastanza non hai paura di perderla.
Anzi speri che avvenga presto. O che sia lei a dimenticarsi di te, in modo tale da non starci a pensare tu.

Non è bello lasciare le cose così, indefinite. Ma forse, a volte, le parole non dette contano di più di quelle dette. E poi cosa avremmo dovuto ancora dirci?
Tu, che io sono bella, la più bella cosa che ti è successa in questo ultimo periodo.
Io, che le cose belle bisogna tenersele strette, e invece tu non hai fatto altro che farmi fuggire.

Pensavo di essere io quella sbagliata, e invece no.
Questa volta non c'è spazio per i sensi di colpa.
Merito di più di semplici parole che riempiono vuoti superficiali o che regalano felicità effimere.


domenica 23 novembre 2014

Domenica distratta.

Guardo irrequieta l'orologio.
Vorrei che questa giornata finisse al più presto. Poi penso che domani sarà lunedì e ho mille cose da fare e cambio idea.
Ma la noia di questa giornata è arrivata al midollo. E io mi sento inquieta.

Oggi ho scoperto che la mia patente scade tra 4 giorni e non so se ho tempo di fare la visita per il rinnovo.
Questa settimana dovrei cominciare sul serio a lavorare e non so se è il caso di chiedere mezza giornata di permesso (considerando che per arrivare in università ci metto un'ora e mezza tra treno e autobus).

Sono distratta, molto in questo ultimo periodo.
Ne sono consapevole. Ma non riesco a farci nulla.
E' un periodo in cui è la gente a fermarmi per strada, a dirmi ciao, a mettermi la mano in faccia per farmi ritornare con i piedi per terra.
La vergogna. Il disagio. E altro.
Non so cosa mi succede.
Dormo più del solito, mi sembra di essere in un'altra dimensione.

E poi con la testa proprio non ci sto. Vorrei una vacanza. E non per rilassarmi ma per allontanarmi da me.
Per non sforzarmi più di capire quello che non riesco a capire.
E tante altre cose.


mercoledì 19 novembre 2014

Suggerimenti musicali.

Non riesco a farne a meno.
Forse perché vorrei dedicarla a qualcuno, ma devo solo stare zitta.


lunedì 17 novembre 2014

Pillole di saggezza #15

Alla donna che sono stata voglio bene. Anche se era fragile non è mai stata debole, anche se era stanca e sfinita non ha mai smesso di lottare. Ha saputo resistere. Alla donna che sono stata sento di dover riconoscere dei meriti, molti: il coraggio di sbagliare, la volontà di esserci, la responsabilità di scegliersi. 
(F. Volo - Le prime luci del mattino)

sabato 15 novembre 2014

Basterebbe solo parlare chiaro.

Ieri la mia migliore amica mi ha detto che sono trasparente. Fin troppo
Tu non hai zone d'ombra e per me non è una cosa positiva.
Sono rimasta basita. Ho sempre pensato che la mia sincerità, il mio essere chiara, trasparente, lineare potesse essere un pregio. Infondo lo è e di questo ne sono convinta.
Anche perché poi so che questo non c'entra molto con le zone d'ombra. 
Io le mie zone d'ombra le ho, eccome se le ho.
Ne ho tante. Ma non mi interessa né dirlo, né comunicarlo. Anzi, se proprio devo dire la verità- giusto per rimanere in tema- qui vengono raccontate tutte quelle zone oscure della mia mente che nessuno conosce. Quello che mi succede dentro, i grovigli di pensieri che mi passano per la testa li conosco solo io.
A volte uso le parole -scritte e dette- per raccontarli, altre volte no. Preferisco il silenzio. Che posso assicurarvi fa molto più rumore di qualsiasi parola.

Questo discorso è nato da una notte insonne, passata a pensare e ripensare a Lui, che in queste ultime settimane mi ha un po' sconvolto le giornate.
Sono stata sincera con lui, fin troppo da allontanarlo. Non me ne pento, infondo preferisco dire qualcosa che non sopporto, piuttosto che accumulare parole non dette e stare male.
Niente di preoccupante, magari è solo un silenzio momentaneo, che serve ad entrambi per capire chi siamo e cosa vogliamo.
Io non mi fido, e le mie sensazioni raramente mi tradiscono. Lui sì che ha zone d'ombra, tante da confondermi. Eppure io non stavo così bene da anni. Ma non posso tradire il mio corpo, quello che mi succede nello stomaco, quello che mi passa per la testa.
Un bel po' di anni fa, mi sono fatta una promessa: quella che non avrei mai tradito le mie sensazioni, avrei sempre detto e comunicato quello che sentivo dentro. Fosse anche un sorriso o un urlo di rabbia. Tutto. Perché voglio essere me stessa in ogni occasione e con chiunque incontro. 
Ho indossato per anni maschere che mi hanno fatto dimenticare chi fossi realmente. Adesso lo so. So chi sono e cosa voglio. E non voglio barattare tutto questo con il silenzio di chi guarda e fa finta che vada tutto bene. Sono una rompicoglioni di natura, ma va bene così.

mercoledì 12 novembre 2014

Sospesi.

Di gente conosciuta in discoteca, che il giorno dopo mi contattava, ne ho incontrata poca nella mia vita. 
Per fortuna aggiungo.
Tra questi c'è il famoso siamosoloamici. Ma va beh. 
Non faccio tanti giri di parole. Io e il pezzo grosso - che chiamarlo così proprio non mi piace- ci siamo visti.
Una, due, tre, quattro volte. Forse saranno cinque. Forse sei. O forse i nostri incontri si fermeranno qui.
Io mi sento impreparata. Per ora è tutto così indefinito. Non ci conosciamo e mi sta bene così. 
Le mie barriere di difesa sono tutte erette. E io mi sento sicura.
Perché questa volta è tutto diverso.
Ho di fronte un uomo che ci sa fare, che mi riempie di attenzioni, non troppe ma sufficienti a farmi stare bene. Un uomo per il quale ci sono prima io e poi lui.
Non ne voglio parlare, ma un lieve sorriso ebete mi accompagna ormai da giorni.
Sto bene, anche se le classiche domande me le faccio ogni giorno.
E' una storia senza inizio e senza fine. Viviamo sospesi. 
E forse è quello che voglio. Nessuna etichetta, ma solo la certezza di trovare delle braccia dentro le quali sentirmi bene.

C'è la pace che vorrei
chiusa infondo agli occhi tuoi
due fondali che non hanno età
cieli estivi limpidi
piovono satelliti
tutto gira forte intorno a noi
siamo nuove origini
fra le vecchie ingenuità
dimmi che non moriremo mai

[I cerchi degli alberi - Subsonica]

  
                             

lunedì 10 novembre 2014

Una giornata a letto.

Non ce l'ho fatta ad alzarmi. Non era sonno, quanto piuttosto una mancanza di energie.
Sono rimasta a letto fino ad ora. E sono così stanca, pur non avendo fatto nulla, che credo salterò il corso di teatro di stasera. 

Per non parlare del mal di testa insistente che non mi sta dando tregua da stamattina.
Mi sono autodiagnosticata l'emicrania a grappolo. Non troverei spiegazioni diverse.
Ho deciso però di rivolgermi da un neurologo e di annotarmi i casi al mese.

I concerti sono stati bellissimi. Emozioni diverse, ma entrambe belle.
Che dire? Rinnovo la mia devozione a Samuel e mi congratulo con Cesare. 

sabato 8 novembre 2014

Oggi Subsonica, domani Cremonini.

Ho un weekend intenso, fatto di concerti e tanta voglia di lasciare i pensieri alle spalle.
Sulla pelle mancanze, odori di baci, desideri, dubbi e passioni.

Non mi fido, ma mi lascio andare. 
Mi faccio avanti e poi faccio tre passi indietro. 
Ermetismi che un giorno spiegherò.

Cercherò risposte nella musica. 
Nelle canzoni che stasera e domani canterò a squarciagola.

giovedì 6 novembre 2014

Mamme, ma che cazzo fate?

Attenzione. Questo post potrebbe offendere qualche mamma che è qui di passaggio, per questo motivo si prega di prendere molto con le pinze ciò che sto per scrivere o, se facilmente suscettibile, permalosa, ecc, di non leggere questo post. Non voglio offendere nessuno, semplicemente esprimere il mio parere, in virtù di una scena a cui ho assistito qualche giorno fa mentre ero dalla parrucchiera.

Ad un certo punto, è arrivata una signora, sulla quarantina, che ha cominciato a parlare con la parrucchiera. Si conoscevano anche al di fuori di quel contesto in quanto mamme di due ragazzine di terza media frequentanti la stessa classe. 
Hanno cominciato, ovviamente, a parlare di scuola, di compiti in classe, di prove INVALSI (di cui ignoravo l'esistenza), e di tutto l'universo scolastico che ruota intorno a delle 13enni. In realtà la mia parrucchiera ed io eravamo abbastanza in silenzio, la prima perché intenta a lavorare e ad ascoltare, la seconda, ovvero io, semplicemente perché poco interessata all'argomento. 
Ma quando l'avventata quarantenne ha cominciato a parlare di una telefonata tra lei e una prof di sua figlia, le mie orecchie hanno smesso di ignorarla. 
In sintesi, la prof in questione aveva utilizzato le prove INVALSI come prove di verifica, ovvero con un voto che avrebbe poi fatto media con quelli delle interrogazioni e altri compiti in classe. 
A quanto pare, questa cosa non è proprio consigliata, in quanto le prove INVALSI sono prove ministeriali, di semplice valutazione del sistema educativo e di formazione degli studenti. Ma va beh, questo non è importante, ripeto, io non sono molto informata sulla cosa, quindi evito di sparare cazzate. 
La cosa che però mi ha sconvolto di più è che questa mamma si è permessa di chiamare privatamente la professoressa, a casa sua cioè, per dirle in maniera confidenziale che quel modo di agire era sbagliato, perché avrebbe abbassato la media di sua figlia (che tra l'altro prende tutti 9-10)...ergo, quell' 8 e mezzo che la povera ragazzina aveva preso, era ingiusto.
Non solo, la mamma ha cominciato a lamentarsi di tutti i soldi che spende per le lezioni private che fa seguire a sua figlia, perché lei deve essere la prima della classe. I sette e gli otto non sono graditi. Lei deve essere brava. Anzi deve essere LA più brava.
Sono rimasta basita da tutto quello che usciva dalla bocca di questa mamma, provando pena per questa ragazzina che, secondo il mio modestissimo parere, sta crescendo con un sacco di problemi. 
Sua madre le sta creando solo ansie. Avrei voluto dirle qualcosa, ma per fortuna sono stata zitta, perché me la sarei mangiata viva.
E voi dite, ma una botta di fatti tuoi no eh?! 
No. Per anni ho fatto volontariato in una parrocchia dove mi interfacciavo continuamente con genitori apprensivi, invadenti e...stupidi. Genitori che insegnano ai propri figli solo competizione, voglia di primeggiare, che trasmettono ansia da prestazione, contaminando tutta l'ingenuità e la bellezza degli anni che stanno vivendo. Non solo, genitori che insegnano frivolezze, attenzione alle cose davvero superflue della vita, senza mai porsi il problema di trasmettere qualcosa di serio, in primis il bene.
Mia figlia deve essere brava a scuola, saper suonare il pianoforte, andare a danza, equitazione, nuoto ...e li mortacci tua. Ma farla giocare all'aria aperta con gli altri bambini o lasciarla libera di scegliere, foss'anche un corso di calcetto piuttosto che quello di danza, no eh?!

Ho avuto un'infanzia normale, ero la prima della classe fino alle medie, ma mia madre non mi ha mai fatto un complimento, non mi ha mai elogiato davanti alle altre mamme, anzi di tutto questo ne soffrivo un po', perché lei era così severa che non faceva trasparire un minimo di orgoglio per sua figlia. 
Ma la ringrazio, perché mi ha insegnato in questo modo come conquistarmi tutto quello che volevo con dedizione, fatica e sacrificio, senza vantarmi dei successi che ho ottenuto nella vita.
Per non parlare del fatto che l'unica distrazione che mi concedeva era la palestra per farmi migliorare la postura. Altro che hip-pop o pattinaggio. Che per carità, mi sarebbero pure piaciute, ma vivevo in una famiglia modesta, dove i soldi si spendevano per cose più serie.

Oggi vedo spesso genitori che si intromettono nelle questioni dei propri figli senza lasciarli crescere. 
I loro figli hanno una nota a scuola? Non chiedono spiegazioni ai figli, ma attaccano subito i professori. 
I propri figli litigano con l'amico di turno? Non invitano il figlio a chiedere scusa o spiegazioni, ma partono all'attacco mettendosi allo stesso livello dei ragazzini (e in questo ho assistito a scene pietose!).

Tutto questo mi indigna, perché i problemi che si riscontrano nelle nuove generazioni sono al 90% dovuti a genitori incapaci di educare i propri figli. 
Sto dicendo qualcosa di forte, ne sono consapevole. Forte perché non sono mamma, e magari dovrei solo zittire, perché un giorno potrei esserlo e magari mi troverò a fare le stesse cose che adesso sono oggetto di critica per me (ne dubito).

Però cavolo, dove sono finite le mamme che dicono NO? 
In giro osservo bambini con smartphone in mano. Io, il mio primo cellulare l'ho avuto a 14 anni. Un vecchio motorola che condividevo con mia madre. Adesso anche il bambino di 6 anni ha un cellulare, tra l'altro molto più evoluto del mio. E per voi tutto questo è normale?? Per me no.
Per non parlare dei ragazzini delle medie che fumano e bevono. O che stanno in giro fino a tardi. O delle 14enni che trovi in discoteca seminude. Pensate che siano ragazzini che hanno problemi? Che hanno famiglie disastrate alle spalle? Forse sì, ma la maggior parte di loro hanno famiglie (all'apparenza) normali. Semplicemente molto permissive o indifferenti al destino dei propri figli.

Dove sono finite le mamme che insegnano ai propri figli la dedizione, il sacrificio, il senso della fatica, la meritocrazia?
E ancora, dove sono finite le mamme che insegnano ai propri figli che la vita è fatta di passaggi, che a 10 anni non puoi fare e non puoi avere quello che io ho fatto e ho avuto a 18 anni?

I tempi sono cambiati, ne sono consapevole. Ma a mio parere i valori restano tali e l'educazione che un figlio deve ricevere è qualcosa di talmente sacro che né il tempo né il contesto sociale in cui ci troviamo può intaccare.

Per questo vi chiedo...mamme ma che cazzo fate? Ce l'avete o no un po' di sale in zucca? I vostri neuroni fanno ancora contatto? Quando avete messo al mondo un figlio, eravate coscienti che quel figlio sarebbe stato del mondo e pertanto un essere da educare e formare al meglio?

martedì 4 novembre 2014

Il problema non sei tu, sono io.


E' bastato un caffè per scoprire tutta l'aridità che mi portavo dentro. 
Tu mi parlavi ed io facevo finta di ascoltarti. Pensavo a quanto potessi essere sgradevole mentre con gli occhi ti mentivo.
Tu sei un uomo, non hai nessuna colpa. Stai facendo il tuo.
Magari mi stai solo corteggiando per portarmi a letto. Mi stupirebbe il contrario.
Sei come tutti gli altri, né più né meno. E non è una colpa.
Siamo animali, siamo fatti per usarci e consumarci.
Alla balla che non vuoi farti scappare una come me ci credo poco. Anzi non ci credo affatto.
Sarò io a scappare come al solito. Perché non ci so stare nelle relazioni. 
E mentre sorseggiavo il caffè, pensavo a questo. 
Non al peso delle tue parole. 
Non al peso del tuo passato. Che mi spaventa pure quello. Eh, se mi spaventa.
Pensavo a come architettare la fuga per farla sembrare il più naturale possibile.
Pensavo alla scusa che ti avrei raccontato quando mi avresti chiesto di vederci ancora una volta.
Pensavo che sono proprio stronza quando ti ho detto sì, quando invece dentro di me era un no secco.
Pensavo al mostro che sono, all'aridità che ho dentro, al deserto chilometrico che chi mi è accanto deve attraversare per avermi.
E non mi importa se sei menzogna o verità, io mi sento lo stesso così.
Ho in testa quella classica frase che odio: il problema non sei tu, sono io.
Devo arrendermi. Il problema sono io.

sabato 1 novembre 2014

Pezzi grossi.

Sono andata a letto alle 6. C'era un accenno di sole nel cielo.
Stanca e non ubriaca per fortuna.
Ho conosciuto un tipo ieri sera.
Carino. Famoso. Un pezzo grosso insomma.
Si è presentato, mi ha corteggiato, si è dimenticato il mio nome.
Ma ha il mio numero di telefono e io i suoi complimenti.
I suoi insistenti complimenti.
Gli ho riso in faccia all'ennesimo sei bella.
L'alcol distorce la visione. E amplifica le sensazioni.
Si farà vivo lui, non ho voluto il suo numero appositamente.
Nel frattempo partono le ricerche su internet. Qui abbiamo a che fare con gente di un certo livello.

mercoledì 29 ottobre 2014

Le cose belle accadono.

Oggi ho ricevuto una bella notizia. 
Una notizia che aspettavo. 
Una notizia che mi fa tremendamente paura, ma che infondo è quello che desidero.

Credo che la vita mi abbia regalato tanto in questo ultimo anno.
Prima Verona, poi la laurea e adesso...adesso si ricomincia. 
In una nuova città, con un nuovo progetto.

Sono stata ammessa al dottorato di ricerca.
Continuerò a lavorare per quello in cui mi sono impegnata negli ultimi mesi e che è stato oggetto della mia tesi.
Un progetto che ho avuto a cuore sin da subito, ma questa volta sarà ancora più bello perché lavorerò sull'uomo anziché sul topo.

Che dire...le cose belle accadono. Non mi sono fidata di me stessa né di chi ha creduto in me.
Sono stata ingrata nei confronti della vita, ne sono consapevole.
Ma spero potrò essere perdonata.

Intanto mi godo tutta la bellezza della novità che adesso allieta e movimenta la mia vita.



giovedì 23 ottobre 2014

Vuoi un passaggio?

Guardo la città muoversi dietro i vetri bagnati: macchine in fila ad un semaforo, grembiuli blu sotto ombrelli colorati, tappeti di foglie colorate sui marciapiedi, maglioni di lana su manichini ultra small. 
Non ci crede nessuno a questa storia che bisogna essere ossa ricoperte da uno strato sottile di muscoli per essere all’altezza di una moda che è fuori moda. 
Ma neanche a quella che agli uomini piacciono le ragazze in carne. Ma quando mai.
Interrompo subito questa vena polemica. Continuo a guardare dietro i vetri. Tutto scorre, senza un apparente motivo. 
Un flusso continuo di luci, colori, gente. 
Sono la spettatrice passiva di uno spettacolo che prende vita sotto i miei occhi. 
Nessun palco, né poltrone da dove guardare il tutto. Solo un vetro. La fisica separazione di quello che accade fuori da me. Oltre me. 
Poi arrivi tu. Ti infili in un pensiero. Nelle macchine in fila al semaforo, nei grembiuli blu sotto gli ombrelli colorati, nei tappeti di foglie colorate sui marciapiedi, nei maglioni di lana sui manichini. 
Ora vedo anche te oltre quel vetro. 
Sei lì, sotto quello ombrello rosso. Lo stesso che ho lasciato a casa tua un mese fa. 
Lo stesso che mi hai regalato a Natale, quando ormai non mi amavi più. 
Perché non hai avuto il coraggio di dirmelo? Non posso chiedertelo ancora una volta. Non ora. 
Ti stai bagnando sotto la pioggia. 
Ho dovuto capire tutto io. Da sola. Ti lascio entrare. Apro quel vetro. Ti sorrido. 
Vuoi un passaggio? Sì, sono io. Proprio io. 
E’ una sorpresa anche per me ritrovarti qui. Ma non dovevamo scriverci? Non dovevamo dirci come sarebbero andate le nostre vite in questo tempo? Non lo abbiamo fatto ancora una volta. L’ennesima volta. 
Ti prendo in giro sull’ombrello. E’ solo una scusa per rimandare discorsi più seri. 
Quante parole vorrebbero dire i nostri occhi? E le nostre bocche? Ma loro restano ferme. 
Sorridono, niente di più. Devo tirar su il vetro. Alzare la barriera fisica per proteggermi da te. Continuo a guardare oltre. Infondo la pioggia servirà anche a questo.

martedì 21 ottobre 2014

Pausa sigaretta.

Avevo ormai dimenticato cosa significasse passare intere giornate sui libri. Credo che l'ultima volta risali al 6 maggio, il giorno prima dell'ultimo esame all'università.
Le ore spese per la stesura della tesi non le considero, anche perché nonostante fossi visivamente stressata, il periodo è volato così velocemente, che ora faccio fatica anche a ricordarlo.
Dicevo, in ogni caso, che ho quasi dimenticato cosa significhi studiare un intero giorno.
E infatti, ieri e oggi, sto facendo un' enorme fatica a rimanere incollata alla sedia.
Come una minchiona professionista, mi sono ridotta agli ultimi giorni a studiare come una matta per il concorso di domani.
Quale concorso? Quello per cui i vincitori sono già noti, e ovviamente io non rientro nella graduatoria.
In ogni caso, incrociamo le dita della mano, e anche quelle dei piedi, non si sa mai.
Proverò il terzo concorso di dottorato, con una modalità tutta diversa da quelli che ho già fatto. 
Il colloquio verterà su un progetto di ricerca e, per quanto io possa essere preparata, non sarà mai abbastanza, visto che parlerò di cose di cui non mi sono occupata direttamente. Ma va beh. Mi giocherò anche questa possibilità. 
Dopo di ché se non va, sappiate che se trovate una in stazione che tenta il suicidio sotto un treno potrei essere io.
E' un periodo di merda ed è meglio non raccontarvelo. Anche perché non mi piace lamentarmi.
Qualcosa di positivo??? Devo pensarci sul serio. 
Se volete un cenno a tutto quello che sto passando, vi dico solo che ieri sono andata ad un corso di teatro e quando il maestro ha detto salite sul palco, io sono scappata. IO S-O-N-O S-C-A-P-P-A-T-A. Bloccata emotivamente, ho preso una sedia e ho guardato gli altri che sul palco ci sono saliti con molta nonchalance.
Ecco cosa succede. Che se mi aprissero in due adesso ci troverebbero soltanto lacrime pesanti, macigni sul cuore, organi di ansia, valanghe di tristezza e sangue nero.

domenica 12 ottobre 2014

Al prossimo lavaggio.

E' una vita che mi sforzo di capire le logiche del cuore.
Cerco di mettere ordine al caos delle emozioni che lo abitano.
Organizzo i sentimenti in modo tale che ognuno abbia il suo posticino.

Fallisco.
Ci riprovo. 
E fallisco nuovamente.

Dovrei non sforzarmi più. Smetterla sul serio di tenere tutto sotto controllo.
Perché poi il tempo fa il suo.
La vita sceglie strade diverse da quelle che scegliamo noi. Si diverte. 

E l'ho capito ieri sera, mentre ti osservavo silenziosa.
Mentre con il fumo della sigaretta cercavo di cancellare tutto quello che ho pensato e provato per te.
Volevo cancellare anche il tuo volto.
E il mio per avergli permesso di guardarti così tanto.

Non ci sono riuscita. 
Ma la vita sorprende sempre.
E questa volta la lucidità ha lavato via tutto.
Nessuna macchia. Tutto perfettamente pulito.
Solo un puntino che faccio fatica anch'io a notare. Andrà via anche quello al prossimo lavaggio.

sabato 11 ottobre 2014

Mare e ancora mare.

C'è un richiamo alle mie origini.
Al liquido amniotico che mi ha tenuta, coccolata, protetta, avvolta per nove mesi nell'utero di mia madre.
E' il mare, Senza il quale non so stare.
E se imparo a starci, non ci sto poi così bene. E i mesi a Verona ne sono stati la più chiara dimostrazione.
I miei malesseri erano dettati anche da quello.

Sono andata al mare. A prendere il sole.
A sentire ancora una volta il sapore dell'estate sulla pelle.
Acqua fredda, ma non così tanto da evitarla.
Tuffarmi non è stato mai così bello.
Un bagno rigenerante di cui avevo bisogno. Come se quel sale, quel fresco sulla pelle potesse far rotolare tutti i macigni che porto addosso.

Evito incontri, oppure sono loro che evitano me. Ma io sono tornata. E le strade si attraversano, si incrociano, si intersecano. Sarà difficile evitarsi a lungo.

Mi sembra di essere in una bolla, fluttuo nei miei mondi. Prima o poi scoppierò.
Ho mille cose per la testa. Un trasloco per esempio.
Sì, perché questo spazio a volte lo sento troppo stretto.
E poi nessuno delle persone reali conosce queste stanze. Nessuno è entrato in questa casa 2.0.
C'è stato solo un percorso inverso. Entità virtuali passate di qui che poi sono diventate reali.
Non so, pensavo che magari questo spazio poteva essere condiviso con chi fa parte sul serio della mia vita.
Nel frattempo aspetto, rimando, penso.

giovedì 9 ottobre 2014

GreyGoose.

Pensavo fosse una canzone d'amore. E invece ci sono rimasta malissimo quando ho pesato le parole. 
Quando mi sono accorta che quel quando ti levi di torno non vedo l'ora che esci e non torni più è il pensiero di un uomo dopo una notte di sesso con una conosciuta la sera prima. Carino, eh?!
Quando mi sono accorta che quel scendi più giù vieni a darmi il "buongiorno" è un elegante invito ad una fellatio. Sticazzi, aggiungerei.
Insomma, io ieri la canticchiavo, ero felice mentre raccontavo alle mie amiche di aver comprato il biglietto per il concerto di Cremonini, e invece ho subito smesso di sorridere quando la mia amica mi ha detto: ma hai capito che buongiorno vuole Cesare?
Veramente no. Io pensavo che lei si trovasse al piano di sopra, e lui le chiedeva di scendere per darle il buongiorno. Mi ero immaginata una casa su due piani, con il parquet, il divano in disordine, i libri sparsi un po' ovunque, i posaceneri pieni di sigarette lasciate a metà, i capelli disordinati di lei al risveglio con la camicia di lui.
Insomma americanate di questo tipo. 
E invece è tutto più semplice: si conoscono, si consumano per una notte, lui la mattina dopo vuole che se ne vada ma prima...beh, un altro regalino è gradito. 
A lui basta non sapere chi è, infondo per una scopata cosa importa? Magari la chiamerà un giorno d'estate o forse mai più.
Poi però lui cercandosi nel buio pensava ancora a lei...l'amore non viene mai una volta sola.
Cesare, a questo finale poetico non ci crede nessuna. Ma proprio nessuna, eh.


domenica 5 ottobre 2014

Quanta vita passa tra e negli oggetti che accumuliamo.

Ho rimesso in ordine la mia stanza.
Una scatola per i libri letti. Per quelli non letti non bastava la libreria.
Credo che per il prossimo anno non comprerò libri. Ne ho così tanti da leggere che potrei stare tranquilla fino alla fine del 2016.
Mi sono stupita anch'io nel vedere come la mia libreria pullula di libri non letti.

Ho messo un'etichetta su tutto. Sulle scatole, sui quaderni, sulle custodie di vecchi appunti. 
Sui raccoglitori contenenti le mille cazzate: biglietti di concerti, treni, mostre, opuscoli di musei, mappe di città che ho visitato.
C'era un po' di tutto tra le mensole della mia libreria.

Mi è tornato in mente il principio del vuoto di Joseph Newton e l'esigenza di dover fare spazio al nuovo.
Di lasciare un vuoto per le cose nuove che arriveranno.

Non ho buttato molto, infondo si trattava di libri universitari, di appunti di 8 anni di vita, di biglietti legati a viaggi, di foto varie. Non ho avuto il coraggio di buttare molto. Avrei voluto avere una stanza più grande.
Delle mensole in più.
Degli armadi con più ante per metterci tutti i vestiti che vorrei comprarmi.

Non è stato facile fare spazio. Mettere ordine a qualcosa di per sé entropico. Annaspavo tra i ricordi, mentre con razionale lucidità cercavo di sistemare tutto nei minimi dettagli.
Anni e anni messi in fila uno dietro l'altro. Solo etichette e numeri sullo sfondo.

Quanta vita passa tra e negli oggetti che accumuliamo.
Così tanta da non starci in una libreria.
Forse così tanta da non poterla poi racchiudere in stupide scatole Ikea.
Ma chissà perché ci illudiamo che basti un'etichetta o una scatola a farla sembrare più in ordine. Come se così fosse più facile controllarla e, invece, lei sfugge sempre, anche da quella scatola che sembrava esser chiusa perfettamente.


sabato 4 ottobre 2014

[Music] Gli Amanti.



Ultima scoperta su Spotify grazie al toyboy (ho ficcato il naso, anzi l'occhio e poi l'orecchio, sul suo profilo).
Una formazione del tutto made in Sud di cui negli ultimi giorni non posso fare a meno.
A me ricordano anche un po' i Mumford & Sons. Sarà per questo che mi piacciono ancora di più.



mercoledì 1 ottobre 2014

Nell'ameno paesello.

Sono tornata all'ameno paesello. Con la speranza di non rimanerci per molto.
E non perché non mi piace il posto dove abito, sia chiaro eh.
Ma voglio un lavoro. Rischio la depressione se resto senza far nulla.
E poi mi sono appassionata così tanto al mio progetto di tesi che, lasciarlo lì, tra i banconi del laboratorio dove ho passato 9 mesi della mia vita, proprio non mi va.

Due mie colleghe sono ad un convegno dove sarà presentato anche il mio progetto di tesi. Sono contenta per loro e per me. Le ho appena sentite e ho dovuto trattenere le lacrime.
L'ho dovuto fare anche ieri quando tutti i miei colleghi mi hanno regalato un cartellone con le foto più belle di questi 9 mesi.
Ci mancherai, Wikinella. Ci mancherà il tuo sorriso. Sei una bella persona.
Frasi che ho messo in valigia. Nella valigia del cuore.
Avevo gli occhi umidi. Ma sono felice. Sono felice perché ho incontrato loro per strada.
Per questa esperienza che ora sarà archiviata nei capitoli della mia vita.
Per questa esperienza che mi ha insegnato molto, pur lasciando delle ferite non trascurabili.
Ma ripeto, sono felice.

Forse domani sarò anche un po' triste. Del resto sarebbe disumano non esserlo.
Mentre oggi tornavo dal Veneto, la mia testa ripercorreva tutti questi mesi.
Dal finestrino non notavo il paesaggio, ma tutti i volti delle persone che ho incontrato.
Veronesi e non.

E' un'ubriacatura la vita. Ti stona, ti fa sorridere, e il post sbronza non è poi così bello.
Ma si sopravvive.
Si va avanti.

Domani sarò anche impegnata. Ho un mare di cose da fare. Compreso le 3 valigie da svuotare. E mica pensavo di avere così tanta roba nel mio armadio a Verona.
Sopravviverò anche a questo. O al massimo chiamerò i rinforzi.

martedì 30 settembre 2014

Vorrei



Nell'arco della mia vita ho collezionato molti vorrei.
Alcuni sono rimasti tali, altri sono diventati qualcosa di più di un semplice condizionale.
Ieri, mentre sbirciavo la home di FB sotto le lenzuola prima di andare a letto, mi sono soffermata su una foto di Comeprincipe. Devo ammettere che l'ispirazione per questo post è nata proprio da quella foto.
Ho pensato alla lista delle cose da fare. A quelle che vorrei fare, soprattutto. Ora che avrò un po' di tempo per me.
Un tempo che mi spaventa tantissimo, che dovrò riempire in tutti i modi per non sentirne il vuoto.
Un tempo che spero non si riduca solo al lancio sfrenato del curriculum.
Trovare un lavoro. Sarebbe perfetto.
Leggere di più. Organizzare un viaggio.
Disintossicarmi dal cibo spazzatura e cominciare a mangiare sano.
Scrivere qualcosa di serio. Andare più spesso in biblioteca.
Impegnarmi in uno sport. Ma seriamente eh.
Cambiare la mia stanza. Creare nuovi spazi, rimettere in ordine la libreria, buttare via tutti i vestiti che non uso più.
Appendere dei poster in camera. Quello di Einstein per esempio che avevo qui nella mia casa a Verona. Andare a far visita a mia nonna più spesso.
Scrivere più email alle persone lontane. Incontrare quelle vicine.
Non rimandare caffè e aperitivi a data da destinarsi.
Il mare. Viverlo in tutte le sue sfumature. Anche con la pioggia.
Leggere i quotidiani ogni mattina prima di mettermi all'opera.
Appassionarmi a qualcosa di nuovo. Tipo la street art o il teatro. O la musica jazz.
Comprare un biglietto per un concerto e uno per una mostra.
Uscire con gente diversa. Allargare i miei giri. Tagliarmi i capelli. Smettere di indossare sempre i jeans.
Bere più acqua e meno alcolici.
Fare più foto. Correre sotto la pioggia.
Cose così. Semplici e banali. Ristoro dell'anima. Palliativo che allevia i sintomi di questo distacco. Di questo strappo che pensavo non avrebbe fatto male.
E invece. E invece trattengo le lacrime e chiudo questo capitolo.

venerdì 26 settembre 2014

Background.



Mancano ancora pochissimi giorni alla mia partenza da Verona. Già domani comincerò a fare il trasloco. Non ho molta roba in realtà, o almeno credo di non averne. Spero che due valigie siano sufficienti. 
Sono giorni pesanti, non solo per quello che sta per accadere. 
Ad essere sincera, non sono dispiaciuta di andare via da questo posto. A Verona non mi ci sono mai affezionata, è stato sempre un rapporto di odio e amore il nostro. Un rapporto piuttosto complicato, eppure ora la guardo di sera e mi pento di non averla amata fino in fondo. 
Mi pento di non averla vissuta in toto, di essere sempre fuggita da lei quando potevo, di aver detestato il grigiore del suo cielo senza apprezzare le sfumature dei suoi tramonti, l'apatia dei weekend senza aver mai creato qualcosa di nuovo da quei momenti di crisi. 
Passeggio per Via Mazzini e mi sembra di vedere le sue luci per la prima volta, ne assaporo la bellezza e mi godo la meraviglia che solo una prima volta sa darti. Eppure quante volte ho fatto questa via? Tante. Infinite. Da sola. Con le mie amiche. Con mia madre. Con chi qui era di passaggio. 
Mi innamoro dei cappotti colorati nelle vetrine illuminate, dei turisti in piazza Bra che si fanno i selfie, delle gelaterie che non ho ancora provato, delle vie del centro a me ancora sconosciute. 
Mi sembra tutto nuovo, ma mi rendo conto che sono io a dare quel tocco di novità a qualcosa che invece ormai conosco così bene. 
9 mesi sono passati in fretta, sarà per quello che mi sembrano così pochi se penso a tutto quello che non ho fatto e che invece avrei potuto fare. 
Però penso anche a tutto quello che ha reso bello la mia permanenza qui. 
I miei colleghi, persone con le quali sono entrata in sintonia sin dal primo giorno. Ed è stato tutto merito mio, scusate eh. Che quello che si dice su quelli del Nord (che sono freddi, chiusi, antipatici, asociali...) beh- mi dispiace dirlo- ma è vero. Loro non ti inviteranno mai a casa per un caffè, al massimo festeggiano il compleanno e ti fanno pagare ciò che hai consumato alla loro festa. 
Ma questi sono dettagli eh. Cioè loro sono così, ma basta andare oltre. 
E' faticoso, io più volte mi sono vergognata del mio essere espansiva, estroversa...ecco, diciamo del Sud. 
E mica perché stavo facendo qualcosa di male. Ma semplicemente perché a volte dovevo contenere il mio entusiasmo di fronte alla loro freddezza. 
Paradossalmente, loro sono quasi atarassici. 
Ma per fortuna tra i miei colleghi ho trovato persone splendide. Persone con le quali condividere le mie serate qui a Verona. Con le quali fare colazione alle 9 di mattina prima di andare in laboratorio, bere otto birre di fila senza essere ubriachi o forse sì, stendersi tra i vigneti con il terreno umido sotto la schiena solo per smaltire l'alcol e guardare le stelle, parlare di uomini davanti alla macchinetta del caffè, ridere fino allo sfinimento durante la pausa pranzo, ballare in una pista semivuota durante un matrimonio. 
Di ognuno di loro mi mancherà qualcosa, così come mi mancherà la mia stanza, la luce che entra dalla finestra e la rende luminosa, il parco San Giacomo e la gente che ho conosciuto, Ponte Pietra e l'acqua dell'Adige che scorre sotto, prendere l'autobus per andare in centro il sabato sera e la domenica pomeriggio, le corse dopo il lavoro, stendermi sul prato per guardare il tramonto (sempre al parco San Giacomo), gli aperitivi dopo giornate intere passate in laboratorio, guardare le montagne dalla finestra della cucina, perdermi tra gli scaffali del supermercato, tornare a casa e pensare alla cena e al pranzo del giorno dopo, preparare la torta salata e mangiarla con le mie coinquiline, passeggiare per il centro di Verona e pensare a chi ha condiviso quelle strade con me. 
Un puzzle di piccole cose che dovrò mettere in valigia insieme ai maglioni, agli asciugamani, ai jeans, ai libri, alle scarpe e a tutte quelle cose che ho portato qui. 
Non sarà facile distaccarsi da questo luogo che per 9 mesi è stata la mia casa. Ma c'è chi dice che casa è ovunque tu sei. Non ha torto. Forse la mia vita si sta aprendo a qualcosa di nuovo, o semplicemente questo sarà un passaggio che la riporterà a quello che ho lasciato in Puglia mesi fa (mi auguro di no). 
Ho voglia di cambiare e soprattutto di non rimanere ferma perché so che potrebbe essere un rischio per la mia salute mentale. Ed è così che voglio lasciare questa città e questo laboratorio - che è stato un po' la mia casa/famiglia in questi mesi- con l'augurio e il desiderio che il cambiamento arrivi presto a scombussolare nuovamente la mia vita.

mercoledì 24 settembre 2014

La rabbia, questa sconosciuta.


Sono una persona abbastanza pacifica. E non lo dico perché voglio vantarmi del mio essere peace&love, ma perché il sentimento della rabbia è a me sconosciuto. O quasi. Insomma, sono poche le volte in cui mi vedrete sbraitare contro qualcuno perché incazzata nera.
Sì, mi incazzo come tutti gli esseri umani su questa terra, ma con molta moderazione. Così tanto che dopo 5 minuti ho già dimenticato tutto.
Alcuni mi parlano di oggetti lanciati in aria, di pugni alle pareti e altre cose del genere. Ecco, io ste cose le vedevo fare al mio ex e scoppiavo a ridere (ovviamente con un rincaro dell'incazzatura di quel poverino).
Ho sempre pensato che arrabbiarsi non ha senso. Che poi a stare male sei tu che ti porti quel groviglio sullo stomaco. E quando ho capito che stavo più male se mi incazzavo, piuttosto che se non lo facevo, ho smesso. Peccato che la delusione, quella proprio non sono ancora riuscita a capire come gestirla. Quella fa un male cane.

Mi sento profondamente delusa. E dovrei essere anche incazzata. Ma non ci riesco, perché so che la mia incazzatura non cambierebbe la situazione.

In questi giorni ho inghiottito tanta di quella merda che dovrei essere incazzata nera. Infondo lo sono, ma continuo ancora a comportarmi come se nulla fosse successo.
Sorrido, chiacchiero, scherzo, mi confronto con chi dovrei guardare in faccia e sparargli come minimo un sei una merda.
Ma non ce la faccio e, probabilmente, quella merda sono io che non ho le palle per affrontare questa situazione. Non ho il germe della cattiveria, e neanche quello della rabbia, e penso che tutto quello che in questi mesi mi sta capitando è solo un rinforzo per le mie ossa.
Dicono che ciò che non ti uccide, ti fortifica. Ed è vero.
Però.
Però penso che in tutto questo io sia una debole.
Che sto abbassando la testa ancora una volta.
Che sto buttando giù tutto ciò che non merito.
Che sono una sfigata, ma questo non autorizza gli altri a trattarmi male.
Che questo sistema fa schifo, ma non è una giustificazione per mandare giù merda ogni giorno.
E mentre penso tutto questo, penso anche che non ci si può sempre aspettare che tutto vada come vorremmo.
Che a volte devi prenderti anche il brutto dalle persone che ti circondano. Ti servirà anche quello.
Che a volte ciò che desideriamo non è ciò di cui abbiamo bisogno.
Che nella vita avrò altre occasioni per dimostrare chi sono.
Che infondo sentirsi perdenti, quando non ho perso nulla, non è la strategia migliore per affrontare questa vita.

martedì 23 settembre 2014

Questa cosa delle liste, che infondo non mi dispiace.

Da un po’ di settimane gira su FB questo giochino –stupido ma allo stesso tempo curioso e divertente- di stilare liste (al momento ne ho viste principalmente di due tipi, libri e cd) e nominare qualcuno per continuare la catena.
Sebbene io non ami le catene (l’avete notato, eh?!), per la prima volta mi sono dovuta arrendere. Questa cosa di rispolverare i ricordi e pensare a quali libri mi hanno segnato, mi piaceva troppo. E così ho ceduto. Ho stilato la lista dei 10 libri che più mi avevano colpito.
E mentre pensavo a quali libri inserire nella top ten, ho pensato anche che questa cosa delle liste mi piaceva così tanto che avrei potuto stilarne altre.
Discostarmi dalle solite liste, ovvero quella della spesa e delle cose da fare, per poter cominciare ad elencare tutto quello che mi passa per la mente.
Magari liste già sentite, ma che però io non ho mai fatto. Perché poi sembra una cosa stupida, ma restringere il campo dei libri, dei cd, dei viaggi fatti o magari di quelli che vorresti fare e di tante altre cose, ad un solo numero, 10 per l’esattezza, non è semplice.
E allora mi metto subito al lavoro. Non nominerò nessuno, ma se volete potete stilare le vostre liste personali nei commenti qui sotto o magari sui vostri blog. Mi piacerebbe uno scambio equo dei nostri interessi.
E perché no, magari prendere spunto per una prossima lettura o un disco da ascoltare.

Comincerò con i 10 cd che più ho consumato, nel vero senso della parola.
1) Manuale distruzione- Levante
2) Ballata per piccole iene – Afterhours
3) Radio zombie – Negrita
4) Pipes & flowers- Elisa
5) Loud like love – Placebo
6) Nevermind – Nirvana
7) Amen e Sussidiario illustrato della giovinezza – Baustelle
8) The best of U2 1980-1990
9) Lungs – Florence + The Machine
10) Pablo Honey – Radiohead

Ho già barato, mettendone uno in più. Ma facciamo che nessuno se ne è accorto. E che se magari sono 11 o 12, o anche 9, non fa niente.

lunedì 8 settembre 2014

Tornare alla vita di sempre con l'imperativo di cambiarla.

Ho in testa questa frase da un bel po’ di giorni ormai, da quando sul sito di Trenitalia ho cliccato Acquista il biglietto. 
Pensavo che i postumi del rientro sarebbero stati catastrofici. Tipo che mi sarei trovata sul divano a versare lacrime invano, con la sigaretta in una mano e un fazzoletto bianco nell’altra. 
L’ultima volta che sono ritornata dalla Puglia, dopo la laurea, sono stata così male che un giorno sì e l’altro pure ero lì con la valigia in mano pronta a scappare . E invece questa volta è andata peggio, no scherzo. 
E’ stato un rientro soft, uno di quelli che non mi aspettavo, uno di quelli senza gravi conseguenze psicologiche. 
E poi in parte volevo ritornare, volevo riprendere in mano la mia vita, le mie abitudini, i miei ritmi, i miei spazi veronesi. Non si può vivere sempre in vacanza. 

Mentre me ne stavo come una lucertola al sole, cacciavo dalla testa il solito pensiero: devo cominciare a pensare a cosa fare della mia vita
Ho allontanato questo pensiero per circa 35 giorni dalla mia testa, a volte con scarsi risultati. 
Ma, adesso che la vita sta riprendendo il suo normale corso, è giusto che io pensi a cosa fare seriamente. 
La mia esperienza qui a Verona sta per concludersi, pochi giorni e poi sarò nuovamente con una valigia in mano, sperando di non ritornare in Puglia. Amo la mia terra, è la terra dove vorrei invecchiare, dove vorrei innamorarmi, dove vorrei far crescere i miei figli, dove vorrei far ritornare tutti gli amici che sono andati via, ma sento che adesso non è la terra che può farmi bene. Soprattutto alla mia salute mentale. 

Piano piano settembre scivola dall’estate all’autunno. Devo farmene una ragione. E ci provo. Provo a ragionare. Nella mia testa e nella mia agenda appaiono lentamente liste di cose da fare. Cose semplici, come la lista della spesa o delle email da inviare. Piccoli impegni da incastrare nei limiti temporali della settimana. Sogni, progetti, intenzioni si intrufolano nei pensieri, tra tramonti fugaci, sigarette fumate sul divano, musica a random su Spotify. Settembre è il mese dei buoni propositi. Si ricomincia. E non è un male. Una sorta di capodanno interiore, accompagnato da tutti gli stress che il ri-cominciare comporta. E mentre scelgo quale maglietta indossare e quali scarpe mettere, ché ieri ha piovuto e stasera potrebbe fare freddo, scelgo anche quale serie tv guardare, quale libro leggere, a quale sport appassionarmi. E se mi iscrivessi ad un corso di inglese? O magari teatro. Sì, perché il teatro non mi dispiacerebbe affatto. Fare introspezione. Fermarmi un attimo per (cercare di) capire chi sono realmente. 
E’ questo il mio settembre/stressembre. Una agenda piena di cose da fare. Concorsi da provare. Curriculum da inviare. Viaggi da progettare. Persone da incontrare. Musica da ascoltare. Passioni da coltivare. Treni da prendere. Cose da imparare. Tornare alla vita di sempre con l’imperativo di cambiarla.

martedì 2 settembre 2014

Benvenuto stressembre.

Non è un inizio simpatico per questo mese.
Piove. E mica due gocce. Sembra che qualcuno lassù abbia dimenticato i rubinetti aperti. Io odio settembre. In realtà non so spiegarvi se è proprio un odio. So solo che mi infastidisce perché si porta via tutte quelle cose belle dell’estate e mi lascia addosso un magone fatto di nostalgia, malinconia, ansia…depressione. Avete presente L’Urlo di Munch? Ecco, l’immagine di me nello specchio le somiglia tantissimo.
Però io ho dei bei capelli lunghi e diciamo che sono anche un po’ più carina. Giusto un po’, perché con l’angoscia stampata sulla faccia pochi lo sarebbero.
Mi tocca abituarmi all’idea che l’estate è finita. E non solo perché stasera non farò le 4, non berrò la mia birra stordi-neuroni e domani non andrò al mare all’ora di pranzo. Accanto alla mia scrivania c’è una valigia rossa che aspetta di essere riempita.
Domani ritorno a Verona, è questo il mio congedo dall’estate.
Il ritorno in questa città amata e odiata.
Domani sarà autunno: nei miei progetti, nelle mie partenze, nella mia pelle che ritornerà del colore delle pareti di un ospedale, nel mio guardaroba, nella mia alimentazione, nelle mie serate passate, forse, al parco.
Mi mancherà l’estate, mi mancherà quello che ho vissuto, quella parte di me che ho scoperto in questi mesi. Mare, sole, sorrisi, baci dati e non dati, sguardi, labbra salate, brillantini, pelle dorata, fiordaliso, tramonti, concerti, treni, sconosciuti.
Sono solo alcune parole che stuzzicano la mia amigdala amplificando questo misto di emozioni che mi porto dentro. Se ne stanno lì, aggrovigliate. Potrei metterle insieme per costruire il puzzle di questo agosto intenso. Ma non lo farò. Le lascio così, disperse, a provocare la mia e la vostra immaginazione.

giovedì 28 agosto 2014

Non voglio che arrivi settembre.



L'estate mi si è stampata sulla pelle. 
Agosto è stato un mese intenso. 
Mi sono innamorata ventordici volte. Del sole, del mare, della salsedine, dei costumi di Calzedonia, delle maglie bianche, dei sandali ultra flat, dei tramonti, delle angurie mangiate in ogni dove, dei concerti, delle canzoni di Levante, degli uomini.
Non voglio che arrivi settembre.
Non lo voglio nella mia vita adesso.

venerdì 22 agosto 2014

Attese.

Succede che quando vado a letto molto presto (il concetto di molto presto è relativo) dopo 3-4 ore mi risveglio nel cuore della notte che sono già bella e riposata. E' successo adesso e non chiedetemi il perché. Mi sono svegliata con l'ansia di controllare il telefono e non ci ho trovato nulla, né una chiamata persa, né un messaggio su whatsapp, né l'sms fidato dell'amica lontana. Niente di niente. 
La cosa non mi dispiace, né mi fa star male, ma in un certo senso sono rimasta delusa. 
Perché sono andata a letto con la speranza che al mio risveglio avrei trovato un messaggio, avrei trovato qualcuno che nel cuore della notte mi avrebbe cercato, anche solo per dirmi ciao, come stai.
Sono una di quelle persone che vive perennemente in attesa. Non so se questa sia una cosa positiva o negativa. Di certo, pensare ad una persona ferma ad un binario, in attesa di un treno, non mi mette tutta questa gioia. Perché io sono una che ai binari si sente felice, osserva la vita passare, scruta la gente e immagina le loro storie, ma poi si annoia se quel treno tarda ad arrivare. E stanotte mi sento un po' così: annoiata a quel binario, a vedere la vita passare senza poi fare nulla di concreto. C'è la musica ad allietare l'officina dei pensieri, ma questi neuroni sempre a lavoro non mi fanno poi così tanto bene. 
Da lontano intravedo una luce blu, è la luce di un televisore acceso e mi chiedo se anche quella persona, nella casa di fronte, è come me. Se anche lei è in attesa di quel non so che che non la fa dormire. O se semplicemente è una tv rimasta accesa per caso. 
Mi piacerebbe entrare nelle case degli altri a quest'ora, immaginare e osservare le storie delle persone che ci abitano. Troverei bambini che dormono nudi sui loro letti, amanti abbracciati dopo una notte di sesso, mariti e mogli che dormono ai lati opposti del letto, adolescenti con lo sguardo attaccato allo schermo dei loro smartphone, irrequieti di natura che girovagano per casa aspettando che il sonno ritorni, giovani annoiati davanti ad una tv. Tutti con un concetto di attesa nel cuore. Perché, infondo, anche aspettare che la notte passi è attesa.

[Listening to Paolo Nutini - Iron sky]

lunedì 11 agosto 2014

Il blog va in vacanza.

Passata la sbornia amorosa per il toyboy, ho deciso che stare a martellare il cuore con il mio autoerotismo concettuale non è il caso.
Domani parto. Destinazione Salento. E' tutto all'avventura. Senza una meta precisa, senza orario, senza programmi.
Solo mare e tante risate.
Quest'estate, a parte quella triste parentesi durata - per fortuna- pochissimo, mi sta piacendo troppo.
Ah, testadic è risorto. E' in Puglia anche lui. Ma giocheremo ad evitarci. Credo sia la scelta giusta per me.
Anche perché...volete sapere una cosa?? Di uomini davvero non ne posso più.
Il blog perciò va in vacanza!

Buon ferragosto!

sabato 9 agosto 2014

Il peso di un rifiuto è devastante.

Il peso di un rifiuto è devastante. Stamattina si è posizionato sul mio stomaco e mi sono svegliata di merda. Ho dormito circa due ore, male per giunta.
Ieri sera sono stata ad una festa e mi sono ritrovata il toyboy. Ci siamo scambiati una buona dose di indifferenza reciproca, solo che io non sono fatta per questi giochetti. E così ho cercato di fare l'amica. Con scarsi risultati ovviamente.
Non contenta di quello che mi aveva detto l'ultima volta, gli ho chiesto spiegazioni. Volevo capire. E stamattina mi chiedo cosa? 
Cosa volevo capire? Che ho di fronte un ragazzino che è appena uscito da una storia e vuole divertirsi? Che si è buttato in qualcosa di più grande di lui e poi è scappato? Che sono stata un pensiero settimanale con il quale è sfuggito per alcuni momenti alle sue giornate di noia, tutte uguali? Cosa???

La storia è questa: lui mi conosce il giorno della mia festa di laurea. 
Mi cerca il giorno dopo. 
Mi chiede il numero. 
Mi tempesta di messaggi per un'intera giornata. 
Mi raggiunge ad una festa e mi bacia davanti ai suoi amici. 
Mi invita ad uscire il giorno dopo. 
Stiamo così bene insieme che io dico...ma vedi un po'. Poi la caduta di stile di un ragazzino che ho perdonato con molta facilità, visto il contesto dal quale usciva: non voglio fidanzarmi. Magari se non me lo dici la prima sera che esci con me è meglio. Però fa niente, è un ragazzino che deve ancora imparare come si trattano le donne. Anche se sa baciare bene, anche se mi piace la sua intraprendenza, anche se mi piace e basta, nonostante sia più piccolo di me. 
Poi io parto per Verona. Gli dico la verità. Che quella frase non voglio fidanzarmi poteva risparmiarsela. Neanche io lo voglio, o almeno non posso programmarlo o prevederlo. E' così incasinata ora la mia vita che non so neanche cosa farò domani. 
Lui mi dice che vuole una storia di sesso. Mah. Io non so se voglio una storia di sesso. Cioè non posso sapere se lo voglio, devo conoscerti. E' tutto così prematuro. 
Ma tu mi piaci, mi piace stare con te, mi piace averti accanto. Parole sue che (ho cancellato per non farmi del male) mi fanno rimanere allibita. E' immaturo, non pesa le parole che dice. 
Sono in treno per Verona, è notte, continuiamo a mandarci messaggi come se non ci fosse un domani. 
Il domani arriva però. Io ho poche ore di sonno, vado in laboratorio e mi trovo tempestata di suoi messaggi. Buongiorno, buonanotte, tredicimila che fai, vorrei che fossi qui, quando torni? al giorno. E non sto esagerando. Non gli dico quando torno. Sono curiosa di sapere se mi aspetterà. Infondo sono solo 10 giorni. Cerco di tenerlo a bada perché delle volte è un uragano, come i suoi baci. 
Poi dopo una settimana questo gioco finisce. E così, senza un motivo, sparisce nel nulla. Meglio così, mi dico. Che a me questi giochetti telefonici non mi sono mai piaciuti. 
Torno a casa, questa volta sono io ad avere una voglia matta di vederlo. Ma mi evita. Poi ci becchiamo il giorno prima della sua partenza. Quello che è successo ve l'ho più o meno scritto.
E poi ci siamo rivisti ieri. Per tutta la serata ho avuto addosso il peso del rifiuto ma ho cercato di far finta di niente. Sapevo che sarebbe andata così, ma quello che mi fa star male è l'importanza che ho dato a questa persona, pur sapendo le premesse. E infatti non sono arrabbiata con lui, ma con me. Io mi odio. Mi odio perché per l'ennesima volta ho dato importanza ad un cretino, ho permesso che entrasse nella mia vita, gli ho regalato i miei baci. E anche qualcosa in più.

Spero che questa sia la volta definitiva che cambi copione, ché ritrovarmi a cucire pezzi del mio cuore non ne ho più voglia. E poi è anche l'estate della mia laurea, molto probabilmente è l'ultima estate che passo al cazzeggio totale (e questa è un'altra occasione che non voglio affrontare, ché sennò mi viene l'ansia).
Quindi non c'è proprio spazio per la tristezza. Un bel respiro e tutto passa.


mercoledì 6 agosto 2014

La notte porta conigli.

Notti inquiete. Sto dormendo poco. Nel frattempo scrivo libri con i miei pensieri, le mie paturnie, la mia immaginazione che fluttua tra uno sguardo teso al soffitto e uno soffocato dal cuscino e dai capelli.
Mi drogo di musica, cerco lì l'ispirazione per rendere queste vacanze migliori.
Mi godo il sole e il vento, poi sprofondo sul divano e con un dito mi arriccio i capelli.
Vorrei essere bella e stupida. Avrei meno problemi.
E invece ho il difetto di un cervello pensante. Esigente. Forse troppo (e non sono per niente bella).
E' anche nostalgico e malinconico come il suo collega, con il quale non va molto d'accordo, il cuore.
Litigano sempre.
Ma al momento vincono i neuroni. Al momento.
Magari sabato il gioco delle parti potrebbe cambiare.
Intanto la notte porta conigli e non consigli.
Forse dovrei bere di meno.


lunedì 4 agosto 2014

Can you lose what you never did have?


E' da un po' di giorni che ho in testa questa canzone. Mi dà una carica anche se ha un testo molto triste. Tristissimo. Chissà perché alcuni cantanti pompano con la musica testi che a leggerli ti viene la depressione. Mah.

E' il mio terzo giorno in Puglia. Ieri ho incontrato il toyboy. Non sapete chi è? Bene, non vi perdete nulla. L'ennesimo stronzo entrato nella mia vita e sparito con molta nonchalance. C'ho proprio il radar eh. 

Non ti sei fatta più sentire.
Eh??? Scusa, ripeti che ti do un calcio nelle palle e vediamo se ti viene in mente di dirmi un'altra stronzata del genere.
E lì mi ha sparato un po' di cazzate, in primis il battesimo di sua nipote. 
Ma che cazzo dice? Mah. Avevo un gocciolone a lato destro della fronte. Gli uomini in materia di cazzate, certe volte, sono insuperabili.
Ah bello, non sono la tipa a cui devi dare giustificazioni, ma se le dai, cerca almeno di non sparare cazzate. Escluso il ah bello, gli ho detto proprio così. 
Avevo i coglioni girati, e scusate il francesismo, ma io sono davvero stanca. Ho passato una settimana di merda, compreso un weekend in cui sono stata irrequieta a occhio nudo.
Michi ma che hai? Ti vedo abbastanza irrequieta.
Me lo sarò sentita dire dal 90% delle persone che ho incontrato.
Però ho fatto finta di nulla, anch'io con molta nonchalance, dopo avergli lanciato quella frecciatina, ho continuato come se nulla fosse.

Oggi come sto? Bella domanda. Lui parte, io vorrei. Ma rischiamo di trovarci nello stesso posto o quasi. E saperlo, potrebbe non essere un bene.
E così mi chiedevo...si può perdere qualcosa che in realtà non si è mai avuto?
Perché sono stata di merda per una persona che non è mai stata mia?
Perché continuano a ripetersi scenari già visti?
....
Devo continuare con le domande???
.....

sabato 2 agosto 2014

Booking.

Neanche 24 ore in Puglia e già sto sognando una via di fuga.
I miei amici e i miei parenti mi hanno regalato un viaggio per la mia laurea.
Avevo pensato ad ottobre come periodo per andarci. Ma in questi giorni ho capito che progettare qualcosa a lunga scadenza (anche se in realtà non è così) non è possibile.
A settembre/ottobre avrei il concorso di dottorato e in più (INCROCIATE LE DITA!) dovrei avere la risposta per un colloquio che ho fatto la settimana scorsa.
Ergo, ottobre potrebbe non essere il mese ideale.
Così mi son detta o ci vado adesso o mai più.
Destinazione???
Ve lo farò sapere subito. Di sicuro non prenderò nessun aereo, a meno che non decida di vendere un rene!

giovedì 31 luglio 2014

Poche ore.

Mancano ormai poche ore al mio ritorno in Puglia. Sono in tensione. Confusa e felice. Un po’ malinconica. Un po’ ansiosa. Un po’ tutto. Qui in laboratorio sono cominciati i saluti. Un ragazzo parte per Londra, io resterò fino a settembre a Verona e poi ciao, un’altra mia collega ha accettato un posto a Milano. Penso a come diventano fragili le relazioni quando cominci a diventare grande. A come la stabilità sia un miraggio e il nomadismo cominci a prendere forma nella mia vita. Sono contenta per loro e per me. In questi mesi sono cresciuta tanto, forse così tanto che è necessario fermarmi un po’. Ho bisogno di staccare un po’ da tutto. Dopo la laurea sono tornata subito qui, senza pensare a cosa stesse succedendo nella mia vita. I giorni in Puglia sono stati un terremoto di emozioni, incontri, sguardi, abbracci, baci... Ho incontrato chi non vedevo da tempo, ho visto quanto è bello leggere negli occhi dei miei genitori la soddisfazione e la gioia, mi sono goduta il mare, i miei tramonti, le passeggiate in bici. Poi c’è stato lui. Che è entrato nella mia vita come un uragano. Il giorno della mia laurea. La sera della mia festa. La sua insistenza, la sua pazzia, la sua intraprendenza. Senza parole, io e i suoi baci improvvisi. Poi la mia partenza. E adesso il mio ritorno. Sono confusa, indifesa e vulnerabile.

sabato 19 luglio 2014

Non me ne voglio andare.

E' tempo di fare un'altra valigia. Ho lasciato la mia roba sparsa per casa con la speranza che ricordi di mettere via tutto. 
Domani riparto. Ritorno a Verona. Mi pesa questo rientro perché ormai è estate, qui in Puglia la gente vive come se non ci fosse un domani, le spiagge sono affollate, il sole è caldo, il tempo è dilatato, si dorme poco pur di rimanere a ridere e scherzare con gli amici di sempre in riva al mare...
...è tutto così bello, così magico che la serenità la mangi con gli occhi, ti entra nelle vene, nella testa, nel cuore...e poi c'è questo contatto strano con la gente, che anche se non la conosci ti ritrovi a ballare, scherzare, fumare, parlare come se vi conosceste da sempre...
Ecco, credo che è questo che mi manca a Verona. Più del mare, più del sole, più delle mie cose, della mia stanza, dei posti del cuore che ho qui nella mia Puglia. E' il contatto con la gente che ti fa sentire a casa, amata...che ti fa sentire te stessa.

venerdì 18 luglio 2014

Habemus lauream


E' tutto finito. Adesso ho un 110 e lode per accedere al mondo della disoccupazione!

lunedì 14 luglio 2014

L'estate è un sentimento.

Quest'anno, come l'anno scorso, e forse come qualche altro anno, il tempo non è generoso. 
Il detto non ci sono più le mezze stagioni pare funzionare. E aggiungo che non ci sono più neanche le stagioni, che fa caldo in inverno e fa freddo in estate. 

Oggi ha piovuto, uno di quei temporali estivi che ti tolgono il fiato ma che fanno molto modalità wake me up when september ends
Volevo andare al mare per la classica passeggiata in bici, ma ho dovuto rinunciare.
Ho aspettato che finisse di piovere guardando dietro i vetri della finestra, come una bambina in attesa di qualcosa di bello.

Avevo gli occhi di stupore per i colori del cielo, nonostante fosse grigio e plumbeo. Ma da lontano, con un po' di fantasia, riuscivo a scorgere un azzurro che solo i miei occhi erano in grado di notare. Azzurro colore dei sogni. 

Non ho resistito, avevo un mal di testa dovuto alla tensione prelaurea, dovevo in qualche modo uscire di casa, e così mi sono messa in macchina.
Avevo bisogno di mare, di acqua, di colori che potessero farmi riappacificare con il mondo.

Sono andata al solito posto. Era deserto. E non potete immaginare che gioia. Mi sono seduta sulle pietre, nonostante la pioggia, e ho chiuso la porta dei pensieri. Ero io e il mare. Nessun altro intorno.
Sono rimasta sola, con il rumore delle onde a farmi compagnia, per più di un'ora. Sotto la pioggia ad osservare le gocce cadere nel mare. E ho pensato a quanto l'estate per me non è una stagione ma un sentimento. Perché mi fa sentire innamorata, irrequieta, dolce e severa allo stesso tempo, spensierata e leggera. Un misto di emozioni che prendono forma dentro le mie cellule, che si scontrano e confrontano, che crescono dentro di me facendomi sentire piena. Ecco, è così che mi sento quando vivo l'estate: piena



giovedì 10 luglio 2014

Problemi esistenziali.

Mercoledì mi laureo. Ore 8.30 comincia la seduta.
Sono la quinta. Per le 11 conto di essere già per strada con una bottiglia di prosecco in mano.
Ora mi sorge un dubbio.
Uno di quei problemi esistenziali che non mi faranno dormire (scherzo).
Mi sto ponendo il dubbio se festeggiare o no.

La mia testa dice di non festeggiare per svariati motivi: 
1) non mi piace stare al centro dell'attenzione (nonostante sia una pagliaccia di natura);
2) molti miei amici non vivono più in Terronia;
3) quei soldi potrei destinarli per qualcosa di più serio...vedi un bel viaggio.

Potrebbe essere una scelta di cui potrei pentirmene anche se mi dico che non sarà un'ubriacatura post laurea con gli amici a cambiarmi la vita. E allora chiedo l'aiuto del pubblico....voi cosa fareste??

martedì 8 luglio 2014

Le 19.20

Scrivo questo post precipitevolissimevolmente...ho appena finito la presentazione per la mia tesi, ovvero il maledetto power point....ebbene sì, forse mi laureo.
Forse, perché i casini non mancano.
Mi sento una corda di violino e guai a chi mi tocca...inutile dirvi che sono super nervosa e che basta poco per farmi scoppiare in lacrime, complice il ciclo che non rende le cose per nulla facili!
Mi tocca solo preparare per bene il discorso e rilassare i muscoli.
1-2-3...ce la farò!
Nel frattempo mi vado a fare una corsetta al parco che c'è il mio spasimante albanese che mi aspetta!
Ah...poi vi racconterò....pare che le ragazze del sud riscuotano successo tra gli extracomunitari del parco S. Giacomo...

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