venerdì 18 aprile 2014

Motivi in sospeso.

Nell'ultimo post vi ho detto che (forse) vi avrei scritto i motivi per cui queste vacanze me le passerò qui (in compagnia di me stessa, del materiale da studiare, i piatti da lavare e la spesa da fare). 
So che morite dalla voglia di sapere quali sono questi benedetti motivi, ed è per questo che sto rinunciando al bucato da stendere per raccontarveli. 

1. Costo del biglietto troppo alto. Ritornare in Puglia per 3 giorni e vendere un rene per farlo non mi sembrava il caso.
Motivo numero due. Considerando che sarei dovuta scendere necessariamente a fine mese per sostenere un esame, pagare un doppio biglietto, oltre alla scocciatura di stare lì a chiedere giorni (anche se non mi avrebbero fatto problemi)...ecco, neanche per questo mi sembrava il caso regalare, così in maniera del tutto gratuita, soldi a Trenitalia.
Motivo number 3. Last but not least. Quando ho cominciato a valutare le possibili opzioni per ritornare in terra natia senza dover rischiare di vivere sotto i ponti per i prossimi mesi, avevo i neuroni saturi di un certo individuo. 
E mica solo i neuroni eh. Il mio cuore aveva fatto tutti i voli pindarici sui possibili incontri, sguardi, parole, frasi di circostanza e magari baci che ci sarebbero stati. 
Perché infondo io so che tra qualche ora quella chiamata potrebbe arrivare. ( E se non arriva potrei rimanerci di cazzo). 
Ma ogni tanto- giusto ogni tanto eh- i miei neuroni, quei due che continuano a funzionare, riescono a fare qualcosa di sensato. Tant’è che hanno detto subito: Michi, che cazzo fai? Vuoi passarti le vacanze sapendo che testadic è a due passi da te? Ma anche no. 
Che sono stata male già abbastanza. 
E allora ho sommato i vari motivi e mi sono autoconvinta che la soluzione migliore era rimanere qua. Non potete capire che fatica: rinunciare ad abbracciare i miei, a scartare l'uovo che mio padre compra a me e mia sorella, ad incontrare i miei amici per i riti della settimana santa, al pranzo dalla nonna. 
Ho continuato a girovagare su internet fino a ieri, cercando di trovare qualche soluzione economica per tornare, anche solo per un giorno, a casa. 
Per fortuna Trenitalia mi diceva che i posti sui treni, che non avrei preso, erano esauriti. Quindi, anche volendo, a casa non ci potevo proprio tornare. Dico per fortuna, perché la verità era ed è solo una. Io a casa volevo tornarci per lui. Mica per i miei che avrei rivisto comunque a breve.
Quanto sono malata da 1 a 10? Tanto. Ma la solitudine è una brutta bestia. Soprattutto se ci devi convivere quando dentro hai il cuore e la testa che sono continuamente in guerra tra di loro.
Confido nelle tante cose da fare in questi giorni, che passeranno SICURAMENTE in fretta (mi sto autoconvincendo anche di questo, si vede?). 
Restare qui mi pesa...ma il 25, giorno in cui con la mia valigia ritornerò in Puglia, è vicino! E non mi fermerò mica 3 giorni eh. Ho tutto il tempo per studiare, andare al mare, a correre, incontrare amici e parenti fino alla settima generazione. E poi volete mettere la soddisfazione di non stare lì a cervellarsi su cosa fare il giorno di Pasquetta? 
PS. Io per la cronaca me ne vado a Padova, dove incontrerò un' amica terrona.


domenica 13 aprile 2014

Domenica-->casa-->febbre-->LA MORTE.

[On air: Still- Macy Gray]

Non pensavo che rimanere un giorno intero, per giunta domenica, chiusa in casa potesse essere deleterio. Mi sto annoiando, della serie che mi sono inventata poco per sopravvivere a questa domenica di merda e il risultato è che ho due palle tagliate alla julienne al posto della mia patatina. 
Ops, scusate, è che ogni tanto divento scurrile. 
Femminilità, questa sconosciuta.
La verità è che è da venerdì che ho un malessere, sconosciuto anche lui, che mi ha fatto prima morire di freddo tutto il giorno, poi camminare per i corridoi del dipartimento con il camice usato a mo' di giacca, con una sciarpa che mi avvolgeva capelli, bocca, naso...insomma tutto, e strisciare da una stanza all'altra con occhi lucidi e un' aria da malata psichiatrica. La chiamano febbre, ma io non ci voglio credere.
Ho un fisico resistente, io.
Insomma, sono uscita prima da lavoro, mi sono ficcata sotto una doppia coperta, ho dormito dalle 6 alle 8, cenato con brodino, ritornata a letto e ieri mattina ero un leone. O mi sono illusa di essere tale. Tant'è che ho avuto anche il coraggio di prendere l'autobus e andare in centro per fare la spesa. 
Non solo, in serata ho indossato delle calze ricamate, giusto per ridarmi quel tocco di femminilità, e sono uscita a bere con le amiche. Come se tutto fosse nella norma.
Sono tornata a casa ovviamente distrutta, con i brividi di freddo addosso e un mal di testa fotonico. 
Ho fatto finta di stare bene e sono andata a letto.Il bello doveva ancora arrivare.
Stamattina mi sono svegliata sudata, con una voce da super trans, una tosse che ci mancava poco mi venisse fuori l'albero bronchiale e ovviamente il fedele mal di testa. Non avendo il termometro, mi sono autodiagnosticata uno stato febbrile, che ho dovuto curare con un cocktail di farmaci, per altro non miei, ma rubati in maniera molto soft alle mie coinquiline.
Hanno funzionato il tempo di un ulteriore tuffo tra le lenzuola, una colazione lentissima con fette biscottate e una marmellata alla ciliegia schifosissima, un restauro igienico alla cucina e basta. Dopo pranzo, sono ritornata in condizioni quasi pietose e ho deciso di rimanere a casa, nonostante fuori, bastardo, fosse uscito il sole.
Ecco, io la prossima volta che decido di passare la domenica a casa, qui a Verona, piuttosto mi taglio le vene.
In tutto ciò, ovviamente la mia mente si è divertita a fare voli pindarici, rianimando il latente stato nostalgico che alberga in me da sempre. Ho pensato al mio mare, ai miei amici, ai colori del cielo pugliese...insomma a queste cose, piccole, ma senza le quali vi posso assicurare che non è facilissimo vivere.
Come se non bastasse, non posso neanche consolarmi con le vacanze pasquali che si avvicinano....ebbene sì, io la Pasqua me la passerò qui! 
Mi sto autoconvincendo che ho fatto la scelta migliore a non ritornare in Puglia per le vacanze pasquali. I motivi? Ce ne sono un bel po'. Magari ve li racconto nel prossimo post!

Stay tuned!


lunedì 7 aprile 2014

Il cuore segue logiche contrarie a noi.

Dovrei studiare ma non c'ho voglia. Mi dico che lo farò domani sera, quando magari sarò ancora più stanca di oggi. 
E' che proprio non mi va, e non me ne frega un cazzo di questo esame di merda (che tra l'altro non ho passato).
Stasera sto un po' così. Mi sento a tratti un'ameba, a tratti, invece, sento che tutto ruota per il verso giusto.
Ho passato un fine settimana diverso. Sono andata a Bologna per incontrare siamosoloamici. E poi ci sono rimasta.
Ho comprato uno spazzolino e ho dormito a casa di sconosciuti che mi hanno offerto un letto, un pigiama improvvisato, un deodorante, peli di gatto e tanta ospitalità. 
Vorrei weekend low-cost (mica tanto) più spesso. Con il senso di precarietà nella borsa, i vestiti che sanno di uno sporco che sai solo tu, una stanza condivisa con una persona che hai amato e degli sconosciuti che dopo mezzora che ci hai parlato ti invitano a casa loro.
Con ssa sono stata bene, anche se ogni tanto mi faceva snervare. Per fortuna lo svarione (leggi cotta adolescenziale smisurata) mi è passato, adesso mi è così indifferente che mi chiedo come cazzo ho fatto a perdere la testa per uno così. Ma va beh, sono errori di gioventù. 
Chissà quanti ne farò ancora. 
Ad un certo punto mi è preso un magone, che anche ssa si è accorto della mia faccia strana. E non chiedetemi come cazzo mi sia ritrovata a pensare a testadic, a quella sigaretta fumata insieme, ai suoi baci, ai suoi sguardi. Mah. Associazioni strane che mi hanno chiuso lo stomaco per una manciata di minuti.
Delle volte vorrei capire cosa alberga in quei quattro neuroni che ho nella mia testa.
Forse sono state quelle poche farfalle ancora rimaste nello stomaco a farmi sentire così, proprio mentre ero con un altro uomo, un uomo che ho amato e odiato.
Sapessi soffocarle, lo farei subito.

PS. Il titolo, forse, non c'entra nulla con questo post.


giovedì 3 aprile 2014

E' un periodo del cazzo.

Sono diversi giorni che vorrei scrivere un post. Lo vorrei scrivere per diversi motivi. Uno, perché starei sicuramente meglio se tutto il groviglio di emozioni negative che mi si è posizionato sullo stomaco si sciogliesse un po’; due, perché ricevere un conforto, seppure virtuale (o illudermi di riceverlo), non mi fa schifo; tre, perché almeno, così facendo, capirete che sono ancora viva, anche se questo può fregare a pochi, se non a nessuno.
Punto uno. Questo è un periodo del cazzo. Oh, la dico proprio come mi viene. Non sono una persona negativa, anzi, ma direi che tutto l’entusiasmo che avevo quando sono arrivata qui di colpo è sparito. Non voglio lamentarmi, ma comincio a sentire le fatiche di questo lavoro. E non parlo di stress, di turni assurdi o di stanchezza fisica, a quello credo si possa ancora trovare rimedio. E poi chissenefrega se la sera torno stanca! Non è questo il problema. Il problema è che questo è un mondo dove devi imparare a convivere con le incertezze, con gli esperimenti che un giorno ti entusiasmano e il giorno dopo ti fanno impazzire perché non riescono, con la precarietà, con il terrore di vedere tutto svanire dall’oggi al domani. Ecco, sono quasi dieci giorni che convivo con questo terrore. Non solo ci convivo, piano piano sta assorbendo tutte le mie energie, è un cancro che sta bloccando tutti i miei sogni. Se volete sapere a cosa è dovuto ve lo spiego subito: sono venuta a conoscenza che quest’anno la scuola di dottorato comincia il 1 ottobre, ergo a luglio devo essere laureata (luglio perché a settembre la seduta non c’è) per poter accedere.
Questo è un serio problema, il mio tutor ha detto che ci deve pensare, perché i tempi sono cortissimi- suppongo- o perché magari faccio schifo come tirocinante- e io sono già nel panico più totale (oltre che nella depressione acuta).
Ora, diciamoci la verità, Verona è bellina, si vive benissimo (ehm ehm…MA NON HA IL MARE!), ma la cosa che mi dispiacerebbe lasciare davvero è il progetto. Sto imparando delle tecniche molto particolari e buttare tutto nel secchio del dimenticatoio dopo la laurea non mi va proprio. Ok, ora la sto facendo proprio tragica, però cerco di essere realista: le probabilità di rimanere disoccupata dopo la laurea sono del 99,99%. E non pensate che voglia fare il dottorato per pararmi il culo per tre anni, NO, non l’ho mai pensato, anzi…all’inizio io, il dottorato non lo volevo fare per questo. Però è pur sempre un titolo in più e siccome ho grandi ambizioni per il mio futuro (quelle almeno lasciatemele stare), mi piacerebbe farlo. E poi non vorrei che questo investimento di tempo, formazione ma anche SOLDI sia un investimento perso.
Quindi spero la sfiga si faccia un po’ da parte e il mio tutor mi faccia laureare a luglio (voi incrociate le dita per me e accendete un cero- vanno bene anche i santi buddisti).
Punto due. E’ un periodo del cazzo perché in dieci giorni sono invecchiata di dieci anni. Ho ricevuto 4 inviti di matrimonio e 3 su 4 sono mie compagne di università. Tirate voi le somme, ché io ormai mi sento una sfigata. Sono stata sempre libera da queste convenzioni sociali, ma se tutto intorno a te ti fa capire che il tuo status (di zitella, cessa, grassa, laureanda) potrebbe essere un problema per la tua autostima, beh, capisci che poi tanto libera da quelle convenzioni non lo sei. Ora, io non credo nel matrimonio, non voglio essere la moglie di nessuno, non voglio figli (almeno per ora), non voglio una vita perfetta con i capelli cotonati e gli abiti firmati, però non mi farebbe schifo tornare la sera e trovare qualcuno che mi dà un bacio sulle labbra, che prepara la cena per me (posso preparargliela anch’io qualche volta eh), che mi accompagni al cinema o a correre, che mi scompigli i capelli come solo il vento sa fare, che mi prenda in giro quando mi metto le maglie al contrario o quando cerco di abbinare in tutti i modi i calzini alle scarpe, che lavi i piatti quando non ho voglia, che mi prenda per mano quando vago sola per la città, che mi dica partiamo quando sono troppo giù, che mi proponga concerti di musica alternativa…insomma cose così, che la felicità non può toccare sempre le vite degli altri e non la mia. E lo so che queste cose ve le avrò scritte un miliardo di volte, che sono diventata patetica e ripetitiva, ma almeno una volta al mese dovete sopportare questo mio status di essere ormonalmente instabile. Ancor di più perché in tutto questo mi manca un sacco l’aria di casa, mi manca rientrare e trovare la dispensa piena di cose da mangiare e non sapere mai cosa scegliere, mi manca la voce di mia madre, lo sguardo buono di mio padre, il MIO MARE.
Ieri sono andata al parco per “sbollentare” un po’, ma è stato peggio…ad un certo punto volevo scoppiare a piangere. Mi guardavo intorno e vedevo distese verdi, alberi e gente che correva. Bello, direte voi. Sti cazzi, a me mancava il mare. Mi mancava il cielo della mia Puglia (che non è mica come questo cielo veneto…ehm…ehm…), i suoi colori riflessi nel mare…mi mancava persino bestemmiare perché c’era lo stronzo di turno che correva sulla pista ciclabile. Ecco, questo può essere già molto per farvi capire come sto. Mi dico passerà. Certo, DEVE passare, mica posso essere così insopportabile, patetica, depressa a vita.
Punto tre, è un periodo del cazzo e basta. Voi pregate che io sopravviva, ecco.




venerdì 14 marzo 2014

Uno di quei post che non hanno titolo.

Sono belle le giornate in cui in laboratorio c’è poco da lavorare e puoi gestirti il tempo come vuoi. 
Oggi ho studiato, non tanto in verità, perché ogni tanto spuntava fuori qualcosa da fare. E poi ho scritto sulla mia Moleskine, ho ascoltato un sacco gli Afterhours come ai vecchi tempi, mi sono distratta guardando le montagne dalla finestra, ho fantasticato parecchio sulla vita che non ho. 

Ecco, oggi ho pensato spesso proprio a questo. Alla vita che non ho. A volte, mi capita di pensare che la vita che sogno e immagino per me non sia possibile. Eppure non pretendo troppo. Non aspiro a felicità passeggere, né a quelle eterne. Perché si sa, la felicità è solo un’invenzione per tenerci sempre attivi, pronti a costruire e fantasticare. Vorrei qualcosa di più semplice. Vorrei amare ed essere amata. Lasciare andare tutti i pensieri negativi, guarire dalle mie fissazioni e ossessioni, curare le mie ferite ed essere più serena. 

Ieri sera, mentre parlavo con la mia coinquilina, le ho chiesto se il ragazzo con cui sta da ormai cinque anni è la persona con cui intende passare il resto della sua vita. E’ una domanda intima, lo so, forse un po’ troppo per una persona che conosco a malapena. Ma lei è così giovane, che mi è venuto spontaneo fargliela. E lei mi ha risposto che non lo sa, ma che al momento è così innamorata e che sta bene con lui. Ecco, io in quel momento le ho sorriso e sono stata contenta per lei. Ma sul serio. 
Poi, però, stamattina mi sono sentita un mostro, e non per la domanda che le ho fatto, ma per i pensieri che mi balenano ormai da mesi nella testa e che mi hanno spinto a porle quella domanda. 
Forse dovrei smetterla di pensare che tutto fa schifo, che tutti gli uomini tradiscono (per carità, lo fanno, ma forse non tutti), che le storie d’amore non durano, che si sta insieme solo per usarsi, che tutto ruota intorno al sesso e basta. Pensieri così, qualunquisti e inutili. Che a lungo andare possono anche logorarti. 
Io ormai non mi entusiasmo neanche più. Non riesco neanche ad innamorarmi, se è per questo. Perdo la testa per una manciata di settimane, a volte mesi, e poi tutto cade nel dimenticatoio. Senza provare nulla di veramente profondo e serio. Fuochi fatui che si spengono con la stessa velocità con cui si accendono. 
Le mie amiche dicono che le mie storie falliscono perché adotto sempre lo stesso copione, che forse dovrei agire un po’ di strategia, che dovrei lasciar perdere quei tipi che ce l’hanno scritto in faccia che sono stronzi e maledetti. 
Forse hanno ragione, ma io con le strategie proprio non ci so fare. Manco il copione riesco a cambiare (ammesso che io segua sul serio un copione). Io sento di essere semplicemente me stessa, sicuramente sbaglio, sicuramente qualche ingrippo c’è. Però boh. Forse dovrei smetterla di farmi tante domande, vivere come quelli che non si pongono minimamente alcun problema, non stanno lì a farsi pippe mentali e soprattutto non conoscono punti interrogativi. Pare siano felici. Pare.

martedì 25 febbraio 2014

Luigi.

Vi ricordate la storia del Signor Luigi?
Sì? Che gioia!
No? Tranquilli, non mi offendo. Potete sempre dare una ripassatina qui.

Perché ritorno a parlare di lui? Ve lo spiego subito.

Prima però un piccolo preambolo.
Ieri sono andata a Bari, non è stata una giornata facile, soprattutto per la mia autostima vacillante. 
Per farvela breve, per la prima volta nella mia carriera universitaria magistrale non ho passato un esame. Anzi no, specifichiamo, per rendere la cosa ancora più chiara. Non ho passato un' IDONEITA', di economia per giunta. L' IDONEITA' è un esame senza voto, serve solo per racimolare crediti. 
Ecco, la sottoscritta, minchiona e superficiale non è stata in grado di superare un'idoneità di economia. 
Ho fatto esami difficilissimi, che solo nominarli ci vuole una laurea, e non ho passato economia. Ma va beh. Ho capito che io ad un esame in cui non sono preparatissima non devo presentarmi.
Per fortuna ho uno spirito piuttosto zen ultimamente che mi permette di non sprofondare nella depressione più totale, ma di prendere il tutto con la più totale leggerezza, ché i problemi della vita sono altro rispetto ad un'idoneità di merda che non intacca di certo la mia bravura. (Ma quanto me la credo? Assai. Scusate ma è solo allenamento per la stessa autostima di cui sopra).
Comunque, dato l'episodio, potete immaginare il mio umore dove era finito.

Arrivo in stazione con un muso che strisciava per terra, mi siedo su dei gradini di fronte ad un sole che per fortuna lenisce un po' la semi-disperazione.
Mi consolo con il mio ritrovato amore Tommaso, dei Perturbazione, e sbircio il telefono.
Dopo neanche 5 minuti, alzo lo sguardo e noto un uomo con una camicia a fiori molto carina e una sciarpa altrettanto particolare. Lo guardo in faccia e lo riconosco subito.
Io questo signore lo conosco benissimo. Adesso vado a salutarlo.
Michi, ma che cacchio fai. Sei in cerca di una figura di merda? Eccolo lì, il mio grillo parlante, che blocca subito la mia iniziativa.
Beh, in effetti potrei sbagliarmi, mi dico.
Noto che anche lui mi fissa, ma rimane fermo al suo posto.
Gli sorrido, ma niente. Continua a guardarmi.
Non so come, ma ci veniamo incontro come se fossimo amici da una vita.
Lui mi bacia persino sulle guance.
Salve sig. Luigi, giusto?

Insomma, per farvela breve, saltando tutti i convenevoli, lui si ricordava benissimo di me. Di dove ero e cosa facevo. Forse gli sarà sfuggito il mio nome, ma pazienza.
Cominciamo a parlare. Io per la verità, dopo avergli raccontato della mia esperienza a Verona, rimango zitta, ammaliata dai suoi discorsi e dalle sue parole.
Passiamo 45 minuti a scambiarci opinioni su tutto: il mondo, i social network, le relazioni interpersonali, mi racconta dei suoi viaggi, delle sue passioni.
Rimango a bocca aperta, catturata dai suoi occhi e dalle sue mani che gesticolano con delicatezza.
Lo gnomo del mio cervello, nel frattempo, ricama poesie e belle impressioni su di lui. Sono letteralmente estasiata, contenta di aver conosciuto una persona come lui, di averci passato pochi minuti insieme.
Il mio treno arriva a destinazione e io purtroppo devo scendere.
Ho il cuore più pesante, adesso, colmo di bellezza e gioia. Di entusiasmo e poesia. 
Chissenefrega di un'idoneità andata male, ora ho una nuova storia da raccontare e ricordare: quella di Luigi.



venerdì 21 febbraio 2014

Per me hanno vinto loro #Sanremo2014

Tommaso, le hai nominate tutte. Ma so che L'Unica, in realtà, sono io.

Ve l'ho mai detto che ho un amore spassionato per Tommaso Cerasuolo?
Mi sa di no. Beh, ora lo sapete. Sono anni che ho un amore platonico con lui (peccato che lui non l'abbia mai saputo).

In ogni caso, vorrei solo dirvi due cose:

A. I Perturbazione esistevano anche prima di Sanremo - così giusto per dirvelo, ché non fate i fighi o quelli sorpresi con "oh, ma quanto è bella questa canzone"...e altre amenità.

B. Non sto seguendo Sanremo perché sono senza tv, ma per me hanno vinto già loro.


giovedì 13 febbraio 2014

Lascia stare.

Da giorni ho in testa un’idea (malsana).
La mia testa dice di lasciar stare, la mia pancia no.
Il cuore non lo considero più, anche perché è andato in frantumi diverse volte e ormai qualche pezzo l’ho pure perso. Che poi si sa, quando raccatti i pezzi da terra e cerchi di metterli insieme, capita sempre che qualcuno vada perso o magari finisce in un punto in cui proprio non ci arrivi. Con il mio cuore è andata più o meno così.
Mi sto prendendo un ennesimo NO, ma ho voglia di fare un invito, di stare meno sola, di lasciare, per una volta, che non siano le mie braccia a scaldarmi quel cuore in frantumi.
Con testadic le cose si sono chiuse più o meno in maniera pacifica, nonostante i fantasmi di questa ennesima non-storia mi abbiano infastidito per un bel po’ di giorni.
Ora ho un’idea: vorrei che prendesse la macchina e venisse da me. Infondo non siamo così lontani, almeno fisicamente.
La testa dice lascia stare, la pancia no. Il cuore non risponde.


martedì 11 febbraio 2014

E non è avere 20 anni, e non è avere gli esami, fidati è qualcosa in più.

Domani è il mio compleanno. E oggi è un mese che sono qua, in città meraviglia.
Sì, lo so che non ve ne frega niente, risparmierei anche di scriverlo, ma gli incipit dei post sono sempre una tragedia, magari sai di cosa scrivere, ma non sai da dove cominciare. Eppure la risposta è semplice: basterebbe cominciare dall'inizio. Quanto sono banale da 1 a 10? Cento. Rispondo io per voi.
Comunque, dicevo che domani è il mio compleanno. Lo riscrivo, così almeno mi assicuro i vostri auguri, visto che starò lontana da casa e non potrò godere degli abbracci delle persone a me care. 

Non solo, oggi guardando l'agenda mi sono accorta anche che è un mese che sono qua. Non ci credo neanche io, ma il tempo è volato così in fretta che mi sono ritrovata a dire ad alta voce in laboratorio minchia, è un mese che sono qua! Eh, già, ormai qui hanno capito come sono fatta e vi assicuro che ogni tanto vorrei essere risucchiata dalle sabbie mobili per la vergogna. Però io sono così, verace, schietta, lunatica, distratta e atipica (eh già, dicono che io sono una pugliese atipica!).

Un mese è troppo poco per raccontarvi di questa città meravigliosa, che ha degli angoli nascosti davvero deliziosi, nonostante un cielo che è costantemente grigio e denso di nuvole cariche di pioggia. 
Ma ci sono cose della vita qui a Verona alle quali piano piano mi sto abituando:
-ai negozi che alle 20 chiudono (se sei fortunata! Alcuni chiudono anche alle 19) 
-agli autisti che mi guardano male quando salgo sull'autobus, sorrido e dico buongiorno e a quelli che invece mi guardano bene e ne approfittano per scambiare due chiacchiere (per la cronaca domenica sera sono stata invitata a cena da uno di loro, del Sud ovviamente!)
-allo Spritz, che qua è con poco ghiaccio e molto alcol, a differenza di giù dove, le poche volte in cui l'ho bevuto, era acqua lavata;
-a tutto che è tremendamente troppo caro rispetto all'ameno paesello;
-ad una casa tutta mia, al bucato, alle cene che preparo per me, all'organizzazione delle spese e delle cose da fare, alle sere passate in solitaria, alle passeggiate in città nel weekend per scoprire negozi e luoghi sconosciuti;
- all'accoglienza inaspettata che ho trovato in laboratorio;
- ai topi, con i quali pensavo di avere un rapporto migliore...e invece no;
- alle corse al parco, anziché al mare.

E poi ci sono quelle cose che Verona non potrà mai darmi, con le quali mi alleno ogni giorno per sentirne sempre meno la mancanza, anche se so che ci sarà sempre un gap che non potrà mai colmarsi. 
Parlo delle piccole cose che coloravano la mia vita giù nell'ameno paesello: dagli amici alle sfuriate con mia sorella, dalle chiacchierate-litigate con mia madre a quelle con Emme, dalle passeggiate al mare ai caffè nel pre-serata, dalle mattine senza far nulla alle domeniche noiose al centro commerciale. 
Cose così, normali, che potrebbero succedere anche qui, ma che in realtà sono speciali perché cariche di significato emotivo, che solo i luoghi in cui le hai fatte tue hanno reso tali.

Nonostante questo...posso dire che quello che sto vivendo è tutto meravigliosamente bello, perché dentro e fuori di me è un continuo panta rei che mi mette costantemente alla prova. E non è semplice, ci sono lacrime, sorrisi, incazzature, sconforti, euforia, sbruffi, un mix di sentimenti altalenanti che mi stanno mettendo in gioco.
E sapete perché tutto questo è meravigliosamente bello? Perché sento di non stare ferma, sento che tutto si muove, che io cambio, che fuori il mondo cambia, anche se magari non cambia proprio un cazzo (ma almeno mi illudo che sia così).
E poi domani cambierò un numerino nei miei anni, mi sento già vecchia, però fioriscono consapevolezze nuove e belle, oltre alle mille seghe mentali che, anziché diminuire con l'avanzare dell'età, aumentano...e non è avere 20 anni, e non è avere gli esami, fidati è qualcosa in più.

PS. Per questo post nessuna polvere magica è stata sniffata, solo euforia post sbronza con tutor e colleghi. Inoltre si avvisano i gentilissimi lettori che stasera c'ho un attacco di ottimismo incontrollato, quindi custodite quello che ho scritto, potrebbe servirvi/ci quando l'ottimismo sarà andato a farsi fottere.




venerdì 7 febbraio 2014

Cosa avrei fatto se...

La vita del ricercatore non è semplice: o hai passione o... lascia perdere. Non solo, devi avere tanta curiosità, tanta pazienza, spirito di sacrificio, spirito di adattamento, vocazione e tanto altro. 
Ora non ditemi che anche per gli altri lavori è così, perché sono sicura che se i vostri ritmi fossero scanditi in funzione di esperimenti (che non sempre escono), ritirereste subito la frase incriminata. 
Fare il ricercatore è un po' come fare il medico: devi prenderti cura delle tue cellule o della tua idea così come il medico si prende cura dei suoi pazienti; devi somministrare il farmaco giusto per evitare che tutto vada a puttane. Insomma, devi essere meticoloso, preciso, attento, perché basta un piccolo errore e vanno via soldi, tempo, possibilità di concretizzare qualcosa.

Magari se tra qualche anno qualcosa si realizzerà anche nella mia vita, vi saprò dire meglio.
Per ora osservo, imparo e cerco di capire se questa può essere la mia strada. Ma vi assicuro che da quando ho messo piede in laboratorio, non ho avuto un attimo di tregua. 
A dir la verità, sono anche capitata in un periodo infelice...il team in cui lavoro sta per far uscire un nuovo lavoro e, alla scadenza del termine di consegna dei risultati per la pubblicazione del paper, potete immaginare come tutti siano un po' delle schegge impazzite. 
Esperimenti che non escono, cellule che non si attivano, topi che mancano, reagenti che non arrivano...insomma, l'aria che si respira non è proprio bellissima,è densa di stress...un po' come in una camera a gas, basterebbe accendere un fiammifero e salterebbe tutto in aria. 
Nonostante questo, ho trovato molta accoglienza e in tre settimane ho imparato un sacco di cose.

Sarà stata proprio la tensione o lo stress di questo periodo a offrirci lo spunto di riflessione per la pausa caffè davanti alla macchinetta stamattina.
L'autore del paper ha esordito dicendo che se avesse saputo cosa gli sarebbe aspettato, non avrebbe intrapreso questa strada, avrebbe continuato a fare il cameriere, come faceva durante gli studi, probabilmente, adesso si sarebbe potuto comprare una casa. 
Non potevo non rimanere in silenzio, anzi, ho dovuto un po' controbattere come mio solito. 
Massimo rispetto per chi fa il cameriere, ma forse non è il lavoro più divertente di questo mondo. 
Certo, neanche fare il ricercatore è divertente, ma almeno è stimolante
Quando facevo la cameriera l'unica cosa di stimolante che io ricordi erano le birre che bevevo gratis dietro il bancone e i soldi che intascavo a fine serata (non molti per la verità). Per il resto mi facevo venire la febbre ogni volta che arrivavano le 18 del sabato pomeriggio.

Lì per lì non ho detto molto, mi sono solo limitata a dire che qualsiasi lavoro uno fa, deve farlo perché gli piace e non per altro. Poi ho rimandato i miei colleghi alla lettura di questo articolo, che forse non c'entrava molto, ma mi sembrava un ottimo spunto per non considerare i nostri percorsi sbagliati. E nel mentre, ho cominciato a pensare a cosa avrei fatto io se non avessi studiato Biotecnologie.

Oggi, con tutto quello che so, che ho provato, che ho visto, dico che...
A) Avrei fatto la curatrice di mostre di arte contemporanea (per intenderci quella che non capisce nessuno - e che non capisco neanche io- ma che mi piace un sacco perché mi incuriosisce);

B) Avrei studiato ingegneria o architettura se fossi stata più portata per la matematica e per l'urbanistica e la progettazione;

C) Avrei aperto una libreria (beh questo potrebbe essere un sogno che per ora lascio nel cassetto e mi riservo di tirarlo fuori quando voglio - gli altri due, invece, sono in cassetti chiusi a chiave e la chiave è stata ovviamente buttata).

E voi cosa avreste scelto come alternativa a quello che fate?




martedì 28 gennaio 2014

Alloggio, no grazie.

Quando la prof. mi ha offerto un posto in foresteria per un mese aggratis mi si sono illuminati gli occhi. Luccicavano dalla gioia perché avrei avuto un mese di affitto e spese incluse in meno sulle spalle (dei miei). Ecco ora, all’inizio della mia terza settimana nello scatorcio in foresteria, non vedo l’ora di andare via. 
Ok, ho risparmiato un sacco di soldi (magari mi faccio un viaggetto), ma ho fatto una vita di merda.
Non voglio sembrare la solita ingrata, ma se sapeste come mi sono mossa nei pochi metri quadri della mia stanza in questi giorni, beh...forse forse un po' di ragione me la dareste.
Sabato prossimo avrò una stanza tutta mia e, sebbene ci saranno un po’ di faccende da sistemare (mancano tv e internet), non vedo l’ora di: 
poter dormire in un letto pulito; 
farmi la doccia e non desiderare due minuti dopo di farmene un’altra perché gli asciugamani sono stati appoggiati su una sedia all’apparenza pulita; 
poter appoggiare la roba sul letto non pensando che le coperte siano cumuli di acari e sporcizia varia, 
non preoccuparmi se qualche briciola cada per terra tanto non si formerà mai un cumulo di formiche; 
poter mangiare tutto quello che mi va, senza disinfettare tutto ventoridicimila volte; 
non passarmi l’amuchina sulle mani ogni volta che tocco qualcosa; 
non svegliarmi la notte pensando che spunti un topolino da qualche parte; 
insomma avere una vita normale
Perché la vita in foresteria sarà pure comoda (sono a 30 secondi di orologio dal laboratorio, visto che si trova proprio sullo stesso pianerottolo), ma non è vita. 
Non sono fissata con la pulizia, ho dormito per 10 giorni per terra, in palestre sporchissime, in mezzo a scarafaggi e topolini, ho fatto docce in bagni incrostati di ruggine e altre porcherie, ho fatto vita da campeggio, ma diciamo che avere queste esperienze paranormali per 1-2-3 anche 10 notti, non è come avercele per 3 settimane. Direi proprio di no. 
Quindi… arrivasse in fretta sabato!

mercoledì 22 gennaio 2014

Va bene, va bene così.

Oggi mi sento bene.
Ho le cellule tutte esaltate. Sarà stata la corsa tra la nebbia.
Certo, non è come correre lungo la mia litoranea, ma va bene così.
Almeno la testa è impegnata per un po'. Poi mi mancava fare sport.
Sono tornata tardissimo dal laboratorio. Ormai ho uno stomaco di ferro con tutti quei topi che vedo ogni giorno. Mi sto facendo passare lo schifo.
Ho lasciato la borsa, mangiato due waffel alla vaniglia (forse erano più di due :D), mi sono sfilata i jeans, ho messo su l'unico pantalone sportivo che ho portato qui, la felpa e sono andata a correre.
Snow Patrol e un po' di nebbia mi hanno fatto compagnia.
Poi c'era anche un tipo carino, rossiccio, ma carino.
Niente contro i rossi, anzi. Però preferisco quelli bruni.
Adesso sono distrutta, non so cosa preparare per il pranzo di domani e mi sa tanto che andrò a letto così, con questa canzone di Vasco e un sorriso ebete sul viso.


martedì 21 gennaio 2014

La vita è tutta qui?

Da quando sono a Verona, immancabilmente la mia mente, manco fosse un appuntamento prescritto dal medico, comincia a fare voli pindarici. 
E' ovvio che ne seguono pipponi dalle dimensioni cosmiche, ma ormai ci sto facendo l'abitudine e, in realtà, tutto questo a volte non mi dispiace, perché mi scopro abile in pensieri profondi e mi sento un po' la Pascal de noantri. 

In primis è il cuore che parla. Mi mancano i miei affetti, mi manca persino litigare con mia sorella, mi manca tantissimo la mia amica Emme. Il telefono, purtroppo, non sopperisce a queste mancanze, né ne allevia i sintomi. Per fortuna subentra sempre la ragione, che mi tengo stretta stretta e che rimette in riga tutte le mie cellule nervose.

Quando ho cominciato a scrivere questo post avevo tutt'altro in mente, ero appena tornata dal laboratorio, ho appoggiato la borsa sul letto e con la mano alla fronte mi sono detta la vita è tutta qui?
Mangiare, dormire, lavorare, andare in palestra, fare la spesa, fare l'amore - se si è fortunati, andare a cinema, fare shopping, mandare un messaggio su whatsapp agli amici lontani, lavare la roba, leggere un libro, guardare un episodio della nostra serie tv preferita. Davvero la vita è tutta qui?

No. Io non ci credo poi così tanto a questa ciclicità di azioni che si susseguono, scandendo le ore della nostra giornata. Della mia, della vostra.
Poi sono andata a farmi una doccia, ho cenato, ho preparato il pranzo per domani e ho lasciato che tutti i pensieri fluissero via.
Ma quando sono ritornata davanti al pc, ci ho ripensato. Davvero la vita è tutta qui?

Quando ero giù, sentivo che la mia vita era speciale. Ero fiera di come gestivo il mio tempo, di come incastravo i doveri e i piaceri, senza scontentare nessuno, nemmeno me stessa. Certo, molto spesso ne uscivo distrutta, perché non (mi) concedevo troppi no.

Adesso non posso tirare somme. E' prematuro e sciocco, ma ho paura che la mia vita si fermi a questo: la casa, il lavoro, la stanchezza che mi prende e che annienta tutti i buoni propositi. Forse è la paura più grande che ho da quando sono qui, ancor più di quella di non riuscire nel mio lavoro.

Ci vorrebbe un'altra doccia, forse renderebbe questa sera più leggera.

Mi sento pure stupida, perché sono sempre lì che penso e lascio che la vita scorri senza fare nulla.
Ma poi mi fermo e mi dico che non posso farci nulla, che questi pensieri ci sono ed è normale che mi vengano. Che è solo un periodo, che sto imparando l'abc della mia nuova vita, che sto conoscendo la mia nuova me, che ho deciso io di mettermi in gioco ed è giusto che sia così.

....forse è meglio che mi faccia un'altra doccia e vada a letto.


domenica 19 gennaio 2014

Fragile nelle relazioni

...ieri vedevo in tv (Le Invasioni Barbariche) l'intervista di Valeria Bruni Tedeschi che si definiva fragile nelle relazioni, in particolare definiva terribile questo modo di dimenticarsi, di abbandonarsi, di perdersi di vista, di lasciarsi andare, soprattutto se si è condiviso qualcosa (lei faceva riferimento alla sua storia con Louis Garrell, quel gran pezzo di figo!!)...e mi è venuto in mente quello che ho scritto l'altro ieri...che strana coincidenza...io mi sento così fragile nelle relazioni, e non me ne vergogno, anzi mi piacerebbe dirlo alle persone che frequento, che incontro, che conosco...ed è per questo che poi ho chiamato testadic, non sentivo la sua voce dal 2 gennaio...e guarda caso l'ho chiamato proprio oggi, ad un mese dal giorno in cui ci siamo visti...gli avrei voluto dire che non voglio perderlo di vista, che non voglio che ognuno si dimentichi dell'altro, ma poi sono rimasta così, come mio solito zitta, a tirar parole dalla bocca che non avevano alcun senso...
Verona, mi stai facendo un po' male.

giovedì 16 gennaio 2014

Verona, eccomi.

Eccomi!
Ho fatto un po' fatica a ritagliarmi del tempo per scrivervi, ma adesso che ci sono vi racconto tutto.

Allora...dove eravamo rimasti?

Nell'ultimo post ero più o meno nelle stesse condizioni in cui sono adesso: poche ore di sonno, ancorata agli occhi e agli abbracci delle persone care e in preda a mille faccende burocratiche da sistemare.
A questo aggiungeteci una tosse bestiale che manca poco che ci sputo i polmoni.

Ma andiamo con calma.

Sono arrivata a Verona. E questo può sembrare banale, ma non lo è. Trenitalia non delude mai, soprattutto quando deve fare ritardo. In questo lei è magica, fenomenale. 
Non mi sono ancora ambientata del tutto, anche perché sono qui da qualche giorno. L'unico tragitto imparato a memoria è quello policlinico-casa (che tra l'altro è proprio sullo stesso pianerottolo, roba da non crederci), casa-supermercato, casa-fermata dell'autobus. 
Il resto è tutto nuovo e, come tale, ancora da conoscere. 

Non ho ancora una sistemazione definitiva, sto cercando casa. 
Pensavo che la cosa fosse semplice, che le bacheche pullulassero di annunci e invece no. 
Ho visto 4 case fino ad ora, mi sono innamorata di una, ma come tutte le cose belle, aveva un po' di nei che sapevano di fregatura. E ho lasciato stare. 
Due erano decisamente da scartare, mentre quella che ho visto stasera è abbastanza bella che ho deciso di bloccarla. L'unica cosa che non mi convince è la zona.
Abitare a Borgo Roma non è bellissimo. Soprattutto per una che viene dal Sud come me, abituata ad uscire ad un orario in cui qui dormono già da un paio di ore.
La zona è tranquilla...ma non c'è nulla.
A dir la verità, tutti me l'hanno un po' sconsigliata, ma considerando che ci devo stare solo per 10 mesi, alla fine ho deciso che posso anche sacrificarmi un po'. Male che vada, leggerete dei post deprimenti e verrete a trovarmi per tirarmi su il morale!
Poi sono sicura che riuscirò a crearmi anche qui il mio angolino di mondo. O almeno ci spero.

Il tirocinio assorbe quasi tutte le mie energie, ma è ancora presto per lamentarmi.
Per ora posso dirvi che sto allenando molto bene il mio stomaco: nel mio laboratorio si lavora esclusivamente con topi e vederli sezionare alle 8.30 di mattina non è una bella cosa.

Per il resto è ancora troppo presto per poter dire qualcosa. Al momento sto zitta e osservo, mi guardo attorno, respiro quest'aria uggiosa, mi ritaglio dei momenti per me, come adesso che sto bevendo un the caldo per calmare la tosse.

Ogni tanto mi prende un magone incredibile, mi salgono le lacrime, poi guardo il mio tutor e mi dico che non è proprio il caso. 
Non è questione di mancanze, quelle credo ci saranno sempre, ma mi assalgono mille dubbi, mille pipponi, mille PAURE. A volte penso di essermi buttata in qualcosa di più grande di me e questa cosa mi blocca in una maniera assurda.

E poi...e poi niente. Penso ad un mese fa, a come stavo bene tra le braccia di qualcuno e come, invece, adesso non siamo che due estranei in due città diverse, con due vite diverse, con pensieri diversi e, magari, con persone accanto diverse.
Come è strana la vita. 
Non mi abituerò mai al senso di estraneità che si prova quando tutto finisce. Forse in questo sono ancora poco cinica. 
Voglio dire...come si fa a condividere un qualcosa di così intimo come un abbraccio, un bacio, uno sguardo e poi dimenticarsi di tutto come se nulla fosse?
Mah. Questi per me rimarranno i dubbi esistenziali che non troveranno mai una soluzione.
Fosse per me chiamerei anche l'ex più odiato e gli direi ti ricordi di quando ci baciavamo in macchina sotto casa? Alla fine è normale che le storie finiscano, ma diventare estranei è una cosa che odio.
Forse dovrò abituare i miei neuroni a non vivere più in modalità peace&love, chissà....magari la sera non mi ritrovo a fare a cazzotti con i magoni che mi prendono e mi bloccano lo stomaco.

Buonanotte!





martedì 7 gennaio 2014

Assenza giustificata.

Venerdì mi trasferisco.
Lascio l'ameno paesello (finalmente).
La testa è proiettata alla partenza, ma il cuore pensa agli occhi e agli abbracci di cui sto facendo scorta in questi giorni.
Sensazioni strane a go go e poche ore di sonno.
Vorrei mettermi a letto e svegliarmi domenica mattina, ma le valigie e le faccende burocratiche, ancora da sistemare, mi ricordano che c'è poco tempo per dormire.
Quindi perdonate la mia assenza, quando tornerò vi racconterò un sacco di cose belle!


martedì 31 dicembre 2013

Questo 2013. Il mio 2013.

E' arrivato il momento di fare i conti con il 2013.

Ogni anno che passa ci mette di fronte al fatidico momento in cui tirare le somme. 
Confesso che a me questo momento non piace tanto, nonostante sia lì sempre pronta, con la mia minuziosa attenzione, a fare liste, bilanci, elenchi. A stilare propositi, obiettivi, desideri.

Non vi ammorberò raccontandovi quello che ho in mente per il nuovo anno, non l'ho fatto neanche l'anno scorso, in verità, e mi ha portato fortuna. Ecco perché quest'anno non ci sarà nessuna lista.
Ho un unico proposito che si rinnova di anno in anno, ed è quello di vivere al meglio quello che mi capita rimanendo fedele a me stessa e allo stesso tempo lasciandomi coinvolgere e travolgere dalla vita che mi passa accanto.

E' stato un anno intenso, ricco di viaggi, di belle soddisfazioni, di nuove amicizie, di chili persi e ripresi, di nuove avventure, di situazioni impreviste, di delusioni e amarezze collezionate all'ordine del giorno, di sguardi e parole che mi hanno fatto perdere la testa.

Sono cambiata tanto, e non lo dico per pura retorica. 
I numerosi viaggi che ho fatto e, soprattutto, le numerose persone che ho conosciuto hanno tirato fuori una parte di me molto bella. Propositiva e ottimista. Lo dico con un certo orgoglio, ma davvero ringrazio tutte le persone che ho incontrato: quelle che mi hanno insegnato come tirare fuori il bello di me e quelle che, invece, mi hanno insegnato a non essere come loro. La diversità è bella anche per questo, perché ti insegna chi non vorresti essere.

C'è ancora molto da fare, non mi sento per nulla arrivata, anzi. 
Se dovessi immaginarmi nel prossimo anno, mi vedo perennemente in cammino.
E' il motivo per cui ho deciso di trasferirmi a Verona per il tirocinio. 
Perché voglio mettermi in gioco, perché sento che è arrivato il momento di CRESCERE. Di tagliare i rami secchi, di lasciar andare tutte quelle sicurezze che per anni mi sono portata dietro, di dare un ampio respiro a quella che sono. Di capire se davvero quello per cui sto studiando è quello per cui vorrei (in parte) vivere.
Non solo, il 2013 è stato un anno in cui mi sono interfacciata con diverse realtà, con diverse storie, con diversi occhi, con diverse me. 
Ho sofferto tantissimo l'aria di provincia, la mentalità ristretta e stantia dell'ameno paesello, la grettezza della gente (non tutta per fortuna) e la mia incapacità di accettare anche quella come diversità.
Però è stato un anno davvero bello e dico grazie per questo. E sono sicura che, se lo spirito rimane questo, anche il 2014 sarà altrettanto bello.

Buon anno a voi che mi leggete,
che passate di qua senza dir nulla,
che pensate ma questa quante cazzate dice?
Buon anno a quelli che hanno il cuore tormentato come il mio, ma lo sguardo sempre rivolto verso l'alto.
Buon anno a coloro che fanno del cambiamento il proprio comandamento di vita,
a quelli che amano pur non essendo amati,
a quelli che si lasciano plasmare dalla bellezza inaspettata della vita.





Ecco che, tutto sembra possibile.
Se ti lasci un po' andare ad un mondo che ride, tu ridi di lui.
Senti che pace, che ti viene da ridere se ti lasci guardare da un mondo che vive,
trovando negli occhi un senso di pace.

sabato 28 dicembre 2013

In ritardo.

Mi scuso con tutti i lettori che passando di qua hanno trovato chiuso. Lo so, sono una padrona di casa piuttosto maleducata, non vi ho fatto manco gli auguri di Buon Natale. 
Ne approfitto adesso, anche se con un leggero ritardo. 
Anche se, forse, dovrei più che altro farvi quelli di Buon Anno. 
Ma vabbé, accettatemi (in tutti i sensi!) per quella che sono!



Il mio Natale?
Vorrei scrivervi che è stato un Natale bellissimo, uno di quelli che non passavo da una vita, con le persone che amo e in tutta serenità. Beh...diciamoci la verità: tutto sto idillio si è realizzato solo nella mia testa. 
Ma non voglio lamentarmi, anzi riconosco che tutto sommato, nonostante alcuni momenti proprio down, è stato comunque un bel Natale.

Non vi scrivo da una settimana e, qualcuno di voi si sarà anche accorto che sui social sono stata poco presente. Se state pensando ad un rapimento da parte di qualcuno, vi sbagliate di grosso.

23 Dicembre.
Ho fatto il mio terzultimo esame. E' andato tutto bene per fortuna. L'ho superato con il massimo e avrei voluto festeggiare con i fuochi d'artificio e del vino rosso...peccato che ho passato tutta la giornata a dannarmi per testadic che dopo il suo in bocca a lupo è scomparso.
Telefono staccato per tutto il giorno e io lì in attesa di una sua chiamata con un magone addosso grande quanto una casa. Stronzo.
Ho cercato di distrarmi: pranzo con le amiche dell'università, shopping, lezione di spinning. 
Ma niente, alle undici di sera ero con gli occhi sbarrati verso il soffitto a chiedermi perché nella mia vita incontro solo stronzi che spariscono dopo averti fatto vedere il paradiso.

24 Dicembre.
Non è andato poi tanto meglio. Testadic è ricomparso nel pomeriggio chiedendomi come fosse andato l'esame. A parte questo sterile messaggio, che poteva risparmiarsi, non ha accennato ad un incontro. L'ho anche chiamato pensando che con un contatto diretto avrei potuto facilitargli l'invito. Ma niente. Mi ha persino fatto gli auguri per telefono. Doppiamente stronzo.
Ecco, credo che dalle 16.30 del 24 io non abbia capito più nulla. Ero una scheggia impazzita e ho dovuto fare i conti con sentimenti che, purtroppo, pensavo di non dover provare mai più.
Non è stata una vigilia facile, per niente. 
Sono andata a messa con la speranza di calmarmi. In parte ci sono riuscita, poi ci ha pensato il prosecco a mandar giù il magone della disperazione e della delusione.

25 Dicembre.
Mi sono ripromessa di non stare male, così ho fatto tutte le mie cose come se testadic non fosse mai esistito.
Ma, credetemi, quando in testa hai qualcuno, non è così facile buttarlo via. Nel pomeriggio ci siamo sentiti per gli auguri telematici, gli ho scritto un bel messaggio al quale c'è stata una bella risposta, peccato che fosse piuttosto fredda. Ed ecco la scintilla che ha fatto traboccare la mia follia: non ci ho visto più nulla e gli ho scritto.
Gli ho detto che il suo atteggiamento mi risultava inaspettato, ma allo stesso tempo chiaro. Si stava dileguando e, anche se questa cosa mi faceva male, era chiarificatrice di tutto. Avrei solo preferito che fosse stato sincero fin da subito.
La sua risposta: sei completamente fuori strada.
Mah. A casa mia funziona che se una persona ti piace e sai di aver poco tempo per poterla vivere, fai di tutto per passare del tempo con lei.
A lui invece funziona diversamente.

26 Dicembre.
Abbiamo chiarito di persona. Per quasi 8h ci siamo guardati negli occhi, scambiati parole, anche piuttosto pesanti, mucose, sguardi, baci e pensieri. Sono tornata a casa serena. Consapevole che pretendere, e soprattutto essere impaziente, non mi porterà da nessuna parte.
Non ci sono molte conclusioni, alla fine il poco tempo non ci aiuta, e allora viviamoci il momento e amen.

27 Dicembre.
Ci siamo solo sentiti telefonicamente. Lui come al solito era impegnato, manco fosse il Papa.
Ma ormai io non è che ci speri più di tanto. 

28 Dicembre. 
Oggi è partito per un weekend fuori.
Il mio umore è molto altalenante e, sebbene cerchi di tenere la mia testa impegnata, alla fine, finisco per convergere i miei pensieri su di lui. Mi passerà ne sono sicura. Ma credo che fino al 6 gennaio andrà così.
Per fortuna ho degli amici davvero speciali, passare questi giorni con loro mi sta facendo capire quanto io sia fortunata e come, il fatto che ci sia una partenza di mezzo, ti faccia apprezzare le cose essenziali della vita. 
Non solo, è stato un Natale in cui mi sono goduta molto la mia famiglia, i miei affetti, le piccole cose e i sorrisi delle persone che mi girano attorno.
A volte mi dico che gli ingredienti per stare bene li ho tutti, però poi arriva lo stronzo di turno e mette tutto in discussione!

domenica 22 dicembre 2013

Il rumore delle farfalle nello stomaco non è poi così male.

Mi voglio fare male, forse ce ne vogliamo fare entrambi. 
Ma ci viviamo.
E ci prendiamo il sole, le lucine di Natale, le liti al telefono, i baci sotto il cappotto, il mare di inverno, il silenzio della sera, la tangenziale di notte, il vino rosso e le candele, le mani fredde, i caffè mancati, gli sguardi imbarazzanti, le parole non dette, le seghe mentali tenute nascoste, quello che non sappiamo l'uno dell'altro e quello che sappiamo fin troppo bene.
Io sono felice, sto sbattendo la testa contro un muro...ma il rumore delle farfalle nello stomaco non è poi così male e i lividi, al momento, non mi fanno così paura.


giovedì 19 dicembre 2013

Post it #26

Ciao. Come stai?
Bene. 
Che stai facendo?
Sono appena tornata. dalla palestra. E tu?
Sono nell'ameno paesello.
Noooo. Non ci credo. Mi stai prendendo per il culo?
No. Davvero. Dove abiti? Tra dieci minuti ti passo a prendere.
Facciamo un quarto d'ora.

Non ho opposto resistenza. Gli ho dato il nome della via e tempo 15 minuti di orologio (in cui mi sono fatta la doccia, ho scelto cosa indossare e mi sono truccata...parliamone!) ci siamo visti.

Come al solito mi ha sorpreso.

mercoledì 18 dicembre 2013

Post-it #25

Comunque sono proprio contenta della mia vita, nonostante uno stronzo continua a non farsi sentire.
Esame superato!
Il mio primo 27, la media si è leggermente abbassata ma non ne faccio una tragedia.
Per il prof sono stata convincente. E mi basta questo.
Adesso un altro tour de force. 
Lunedì ho l'ultimo esame prima della partenza.
Nel frattempo ho ricevuto il primo regalo di Natale.
#Ssa mi ha regalato un libro con una dedica.

martedì 17 dicembre 2013

So delicate so pure.


Cosa vi avevo scritto nell'ultimo post?
Ehm...credo che dovrò rimangiarmi quello che ho scritto perché questo è un post su testadic (quindi potete anche non leggere).
Ma quanto sono noiosa e monotematica in questo periodo? Molto. Sì, ditemelo pure. Chissà mi entri in testa e la smetto di ammorbarvi.
Comunque le mie buone intenzioni di mettere a tacere tutto si sono concluse alle 13.24 di domenica mattina.
Testadic mi ha chiamato, si era svegliato da poco, e mi ha sorpreso come al solito.

Non sto qui a raccontarvi cosa ci siamo detti al telefono, anche perché sono cose segretissime,e cosa ha fatto dopo, fatto sta che la sua chiamata mi ha svoltato la giornata, abbiamo continuato a sentirci fino a sera per concludere i nostri momenti idilliaci con un bell'addio. Ora non chiedetemi quanto quell'addio fosse vero, fatto sta che da domenica sera vige il silenzio stampa.
E così io ieri gli ho spedito una lettera. Una di quelle scritte a mano, come ai vecchi tempi. Come quando non esistevano le email e gli sms, whatsapp e facebook. Insomma, a me è piaciuto scrivergli e, se non è scemo, apprezzerà la sorpresa del postino.

 ....Mi fai sentire indifesa, e te lo dico con tutta sincerità: mi spaventi. I perché sono tanti e adesso non andare oltre come tuo solito.
Sono pessima su molti punti di vista e sicuramente uno di questi è il mio non volermi far coinvolgere in nessun modo, il mio rimanere impenetrabile alle cose al di fuori di me, il mio essere sfuggente a chi vorrebbe semplicemente capire come sono fatta. Non so se le tue intenzioni sono queste, ma lasciami dire che, qualora fosse così, sappi che farai molta fatica. Vedi, mi fa paura pure usare questo verbo coniugato al futuro. Però ora mi fermo, altrimenti potrei attaccare con uno dei miei soliti pipponi.....

Nel frattempo tutto tace, io domani ho un esame e come al solito mi sto facendo consumare dall'ansia.
Se tutto va bene sarò a quota meno tre, la partenza si avvicina sempre più e io di questo Natale non ci sto capendo granché...ma perché è arrivato Natale? 
Se non fosse per il trionfo di lucine per le strade, per i vostri alberi su IG e i dolci natalizi di mia madre, io manco mi accorgevo che Natale sta per arrivare. 
Che ansia.



sabato 14 dicembre 2013

Post stracciapalle del sabato sera.



Sapevo che sarebbe successo. Io mi conosco troppo bene. O almeno credo. E conosco anche gli uomini per i quali provo un certo interesse.
Ma il problema sono io. Sono io che mi annoio subito, che vivo con il freno a mano tirato, che non cambio le marce, che non cambio registro, che non cambio copione.
Magari è solo un sabato sera sfigato che mi costringe a stare a casa, oppure il magone per un esame che non riesco a preparare, o la partenza e le mille cose da fare, insomma tutto mi sembra un carro armato che appiattisce il mio cuore. E allora mi viene da prendermi la testa tra le mani e staccarmela dal collo, chissà passino in fretta questi pensieri, chissà passi in fretta il pensiero di lui, questa sensazione di sentirmi completamente stupida. Perché poi tutti questi pensieri sono una bella presa per il culo, sono scuse, sono distrazioni, sono le bugie che mi racconto e vi racconto, sono le motivazioni che mi spingono a lasciar perdere. Sono un po' tutto e sono un po' niente.
Insomma la confusione regna sovrana. E' che mi chiedo cosa sto facendo, dove sto andando. E ovviamente le risposte non ci sono. E se ci fossero non starei qui a scrivere i miei pipponi. E ora scusatemi se vi ho stracciato le palle alla julienne, giuro che non parlerò più di testadic, perché infondo non se lo merita.
Ma non è così bello quando siamo libere da certe logiche, dai pipponi del chiamo o non chiamo?, dalle seghe mentali che il solo pensiero di un uomo può farci venire? Io penso proprio di sì. E, sinceramente, non vedo l'ora di riprendermi quella libertà. Perciò testadic ciao.

venerdì 13 dicembre 2013

[Libri] Quattro etti d'amore, grazie.

Quanto pesa quello che siamo? E quello che abbiamo?



Un litro di latte parzialmente scremato
600 gr di zucchine
2 pizze margherita surgelate
100 gr di gherigli di noci
1 barattolo da 500 gr di Haagen- Dazs (Midnight cookies and cream)
2 chili di mandarini
1 confezione di hamburger surgelati al tofu
6 uova
2bottigliette di acqua naturale da mezzo litro
1 confezione di carote
1 bottiglietta di salsa di soia
1 costa di sedano
1 cestino di fragole
1 confezione di acqua naturale
6 lattine di Heineken
1 chilo di spaghetti Voiello
4 ciabatte di grano saraceno
1 chilo di riso superfino Arborio
1 bottiglia di prosecco
1 retina di scalogni
1 zuppa di farro precotta
1 panetto di burro da 250 gr
2 pacchi di farfalle Barilla
2 barbabietole
1 Autan spray
1 melanzana
1 barattolo di stranezza
Quattro etti d'amore
Niente
Tutto
1 candela al muschio bianco
6 barattoli di conserva di pomodoro
1 barattolo di gelato alla fragola (forse)
1 pacchetto di Vigorsol
Qualche panettone

Quasi ogni giorno Erica e Tea si incrociano tra gli scaffali di un supermercato. Ognuna è attratta dalla vita dell'altra che immagina attraverso quello che il carrello della spesa contiene.
Erica fantastica sulla vita di Tea, e Tea su quella di Erica. Entrambe scommettono sulla felicità dell'altra, ignare delle ferite che, in maniera diversa, Erica e Tea si portano dentro.
Erica è mamma di Viola e Gu, moglie di Michele, ha un posto in banca e un gruppo di ex compagni di classe su FB. Tea, invece, è l'attrice protagonista di una serie di successo, ha un passato complesso, un marito fascinoso quanto particolare, un amante e un groviglio di fragilità dentro grande quanto una casa.
Erica e Tea si spiano la spesa a vicenda. 
La spesa quasi sempre perfetta di Erica è spunto di riflessione per Tea, così come gli yogurt di Tea lo diventano per Erica.
Attraverso pacchi di pasta, basi per pizza, yogurt, birre, rotoli di carta igienica, sughi pronti e panettoni, verrà fuori l'esistenza di entrambe e tutto ciò che si portano dentro: insoddisfazioni, desideri riposti, limiti e fragilità.
E sono proprio loro i protagonisti di questo romanzo, insieme ai tentativi goffi di Erica e Tea di trovare una soluzione a tutto questo, che la scrittura dettagliata di Chiara Gamberale racconta. 
Ma la soluzione è solo una: quattro etti d'amore.

Era da un bel po' che volevo raccontarvi di questo libro.
Non ci sono molte parole. Questo è uno di quei libri che va letto. E non lo dico perché è scritto bene o perché la storia vi piacerà (ammesso che sia così). 
Ma la storia di Erica e Tea, in continua lotta tra fuga e ricerca, non vi lascerà indifferenti. 
Le loro personalità scuotono, interrogano, incuriosiscono. E inevitabilmente, finirete per confrontarvi con una delle due. Proprio come è successo a me. 









martedì 10 dicembre 2013

Into me like a train.


E' da tre settimane che lotto con le poche ore di sonno che riesco a racimolare durante la notte e tutti gli affanni che ne derivano durante il giorno. 
Testadic non mi fa dormire, passiamo ore al telefono prima di addormentarci e quando ci salutiamo ci accorgiamo quasi sempre che abbiamo perso piacevolmente qualche ora di sonno. 
E' un treno, va dritto all'essenza delle cose, veloce come una freccia, senza nessuna intenzione di fermarsi a stazioni inutili. 
Mi spaventa, perché così non fa altro che farmi chiudere ulteriormente nel mio mondo.
Sappi che faticherai molto con me.
Tu non preoccuparti, fammi fare l'uomo.
Non gli si può dire certo che con le parole non ci sa fare. E' sempre lì che scava in profondità, anticipa le mie risposte mentre io rimango stupita dall'altra parte del telefono.
Le cose sono due, o forse tre.
Ha avuto tante donne da capire alla perfezione come siamo fatte (dubito).
Non sono così imprevedibile come penso.
Semplicemente, ho di fronte l'ennesimo stronzo sicuro di sé che con le parole sa giocare.
(voto la 3!)
Fatto sta che molto spesso mi sconvolge perché senza che io gli dica nulla, lui è già lì con il bugiardino di come sono fatta. E dall'altra parte, io a inventarmi scuse per convincerlo del contrario. 
Il problema è che so che così non andiamo da nessuna parte. Io tra un mese parto e lui è già in un'altra città.
Ma non è la distanza che mi preoccupa (anche se in questi giorni sto avendo la conferma che con le storie a distanza potrei non andare molto d'accordo).
E' il fatto che una persona potrebbe entrare nella mia vita, quello che mi preoccupa.
Il mio cervello da femmina va oltre come sempre e la successione dei pensieri è la stessa: eccitazioni da prima volta, scoperte, emozioni inaspettate, quotidianità, noia, abbandono, fine, dolore.
Perché è inevitabile pensare che prima o poi arriverà il momento in cui ci scocceremo, in cui mi scoccerò, in cui ognuno ritornerà alle sue cose di sempre.
Lo so, sono l'ottimismo in persona.
Penso sempre alla fine delle cose e mai agli inizi.
Non voglio che qualcuno entri nella mia vita perché conosco fin troppo bene il dolore che si prova quando la porta viene chiusa e la casa rimane vuota.
E' un ragionamento stupido, che non ha neanche senso di esistere in questo momento, ma il mio cervello e ancor prima il mio cuore, va in automatico.
Sono stati addestrati molto bene a difendersi.
E la cosa ancor più sconcertante per me è che Testadic ha capito tutto questo senza che io dicessi nulla.

mercoledì 4 dicembre 2013

P'tit 2013...ci sono anch'io!

Ho scoperto, con qualche giorno di ritardo, questo magnifico progetto di Zelda was a writer e come tale non potevo non farne parte!
Se vi piace fotografare, ma soprattutto se volete fermare la magia di questo mese speciale, questo progetto è stato pensato per voi!
Le regole sono molto semplici, le trovate qui.

Come scrive Camilla, una persona davvero speciale (credo che dentro abbia un pozzo di bellezza davvero profondo!), è un modo per impegnare la vista ma anche il cuore!

Quindi che aspettate?
Io mi sono già messa a lavoro! Mi trovate su IG con il mio nick adriana_meis86.

Scambiamoci attimi di bellezza, curiosiamo uno nelle vite dell'altro, entriamo nell'intimità delle nostre giornate.
Buon lavoro!



martedì 3 dicembre 2013

Tienimi stretta



Scrivimi addosso. Scrivimi le storie che vorrei sentirmi raccontare quando mi sento sola. 
Quando fuori è buio e sorseggio la tisana ai mirtilli guardando le luci della città spegnersi lentamente.
Scrivimi addosso che mi penserai, che quando questo dicembre sarà passato, sarai ancora con me, dall'altra parte del mondo a prendere in giro la vita.
Scrivimi la bellezza, raccontamela con le parole che meglio sai, ricama fiori sulla mia pelle, impara le linee del mio corpo a memoria, sfiorale con le dita.
Vienimi a prendere, aspettami, guardami mentre mi specchio, definisco i contorni del mio viso con i colori, i miei occhi, le mie labbra, la mia pelle, le mie ciglia, sono consacrate a te.
E non guardarmi quando ti dico che potresti piacermi, mi sconvolgi, crei un caos dentro che nessuna equazione potrebbe ordinare. Sei la causa di un disordine che disgrega ogni principio biofisico dentro il mio corpo. 
Portami lontano, regalami una valigia di promesse, un libro di poesie, una sciarpa ricamata di speranze.
E poi tienimi stretta, ora che ho voglia di restare.


lunedì 2 dicembre 2013

Incontri d'autore.

Ieri per la seconda volta ho incontrato dal vivo Fabio Volo (la prima è stata qualche anno fa in occasione della presentazione del film della Comencini, Bianco e Nero).
In realtà è stata una prima volta perché l'emozione era talmente tanta che tremavo come una scema. E poi c'è da dire che quando l'ho visto per la prima volta non ero ancora a livelli di sfegataggine incontrollata (brutta malattia che vi auguro di non avere mai!).
Ieri ha presentato il suo ultimo libro, La strada verso casa, al Castello Angioino di Mola di Bari. Nonostante 70 km di distanza, la pioggia, l'allerta meteo, io e siamosoloamici siamo andati lo stesso.
Confesso che la notte non ho dormito, e non perché ero ansiosa di incontrare Fabio, anzi, l'allerta meteo mi aveva così sconfortato che ci avevo rinunciato. Anche perché dovevo andarci da sola con la michimobile, il ché voleva dire: 
a) fare autostop sulla statale perché mi avrebbe sicuramente lasciato a piedi; 
b) inzuppamento sotto la pioggia; 
c) conferma della mia sfigataggine; 
d) che, al 99%, non avrei visto Fabio. 
Ecco quindi che i pipponi avevano preso il sopravvento e avevano svegliato i miei quattro neuroni.

Per fortuna, il mattino dopo, quel santuomo di siamosoloamici si è offerto di accompagnarmi senza che io dicessi nulla.
Il tempo non è stato proprio dalla nostra parte, ma ce l'abbiamo fatta.
Ore 10.50 arriviamo al castello. Fuori neanche l'ombra di un parcheggio. Dentro di me speravo che la pioggia avesse bloccato qualcuno sotto le coperte, ma niente. C'era una che veniva da Potenza, e vi ho detto tutto.
La sala non era grandissima, anche se mi ero immaginata il contrario. Ad occhio, credo che non ci fossero più di 100 posti a sedere. 
Entro e trovo tutto pieno, ma non mi scoraggio. 
Scavalco la gente bloccata in piedi dietro e vado avanti. Nessun posto, così mi siedo per terra, incurante del pavimento freddo, incurante della gonna (oh per Fabio mi ero vestita figa!).

Lui arriva più o meno puntuale. L'incontro era fissato alle 11, lui sarà arrivato alle 11.10 con un ingresso degno del suo stile da...minchione (Fabio, non ti offendere, ti voglio bene, lo sai!)
Eccolo...arriva! Ma dov'è?
E' andato in bagno!

Entra, applausi, sorride, la gente in delirio (in realtà neanche tanto). Io ce l'ho a 2 cm e non capisco nulla. Tremo come una deficiente (non a caso le foto sono tutte mosse) e sorrido come un ebete. 
Tranquilli è l'effetto della droga Volo. Nel frattempo ammiro come è vestito...è proprio un figo, non c'è nulla da dire!
Presenta il suo libro (lo sto leggendo, poi vi scriverò) e poi lascia la parola al pubblico.

E' stato un incontro intenso, si è parlato di anni 80, di famiglia, di cultura, di rapporto tra arte e intrattenimento, di passioni, di Alzheimer, di vita
C'era gente molto diversa tra loro: signore che potevano essere mia madre, coppie giovani con figli al seguito, adolescenti, giovani impacciati, ragazze che facevano le brillanti per avere gli occhi addosso, mariti timidi, trentenni fighi, ragazze come me che sorridevano confuse. 
Con qualcuna di loro scambiavo sguardi e sorrisi. Gli occhi raccontavano tutta la gioia e il mistero che c'è dietro ad una passione così grande che neanche tu riesci a spiegare.

Ho avuto la conferma di quello che ho sempre pensato, mentre per altri aspetti sono rimasta piacevolmente sorpresa. Fabio è un pozzo di sapere...non solo. Ha una sensibilità smisurata, è uno che non si monta per nulla la testa, molto attento agli affetti e ai problemi del paese, ha una mente aperta a 360 gradi e, soprattutto, è una persona molto pulita, priva di rabbia e rancori. Forse sarò imparziale nel mio giudizio, ma quello che è, traspare dai suoi occhi. Brillano, e ve lo posso assicurare.

Mi è piaciuto molto quando è intervenuto su due questioni, a seguito di due domande che gli sono state poste, perché prima di essere il pensiero di FV, quello è il mio pensiero.

Una giornalista gli ha chiesto se le numerose critiche non lo infastidissero. Fabio, con molta tranquillità, ha risposto che quello che di sgradevole legge sul suo conto non lo infastidisce affatto...anzi, è proprio grazie a quelli che lo criticano che è diventato famoso! Non solo, chi critica così pesantemente ha dei problemi, delle frustrazioni personali che si porta dietro e che riversa sui social prendendo come capro espiatorio lui. E non è, forse, vero tutto questo? Insomma, se a me qualcosa non piace ne prendo le distanze, non sto lì a gettar fango sui social, magari per sentirmi figo, no?!

E qui apro una piccola parentesi. Il mio ex criticava pesantemente il mio interesse per Fabio Volo. Lui è stato solo il primo di una lunga lista di persone con le quali ho dovuto scontrarmi per difendere qualcosa che a me piaceva e piace da matti.
La mia, però, non è mai stata una difesa con l'intento di dover convincere qualcuno. Non devo giustificarmi se mi piace Volo, così come non devo convincere nessuno che lui sia bravo (anche perché a volte ho dei dubbi!). A me piace, riesce a comunicarmi emozioni, bellezza, ironia, leggerezza e tanto altro. E per me basta questo, se a te non piace non mi interessa. 
Però c'è una cosa che proprio non sopporto, chi giudica pesantemente senza averlo mai letto. Non solo, non conosce praticamente un cazzo di lui. Ma questo è solo uno dei mali di cui Volo o chi come lui è vittima: la gente parla senza sapere (e di questo credo ne soffriamo un po' tutti).

Per non parlare di questo strano fenomeno per cui in Italia se leggi Dostoevskij sei un figo acculturato, mentre se leggi Volo sei solo un povero sfigato che non capisce nulla.
Secondo Volo quando si parla di cultura bisogna essere trasversali...posso leggere un libro di uno scrittore, piuttosto che di un altro, e rimanere comunque me stesso a prescindere da quale libro scelgo, sviluppando un'idea in merito, così come posso vedere un film di Zalone o di Bellocchio, senza per questo pensare di aver fatto una scelta di prima o seconda qualità.

Lo stesso Volo ha scritto in un articolo sul Corriere della Sera di qualche domenica fa: Quando sono a Londra o a New York, magari in metropolitana, vedo intorno a me gente leggere Ken Follett. Altri, divorare un fantasy. Altri ancora persi tra le Cinquanta sfumature, e qualcuno leggere l’ultimo libro di Philip Roth. Nessuno si sognerebbe mai di dire chi è un vero lettore tra loro, stilare una classifica, tracciare una linea tra arte e intrattenimento, degno o non degno, mettere in discussione la libertà di entrare in una libreria e comprare quello che più aggrada. Non sarebbe nemmeno pensabile. Poi, quando torno in Italia, ripiombo nell’eterno mistero per cui un libro debba essere valutato con lo stesso metro con cui si giudica Dostoevskij: l’eterno mistero per cui si è obbligati a scegliere tra Checco Zalone o La vita di Adele come se non si potesse vederli entrambi senza esserne per forza contaminati.
Quando ha espresso questo pensiero (la domanda era: come si passa dal fare il panettiere ad una laurea ad honorem) non ho potuto far altro che applaudire. Perché sì, la dobbiamo smettere di mettere troppe etichette, soprattutto dove non servono, di categorizzare l'arte in base a quello che piace a noi.
A me 50 sfumature fa schifo, l'ho letto e ci ho riso su. Non mi sognerei mai di criticare qualcuno se l'ha trovato interessante. 
Così come non mi sento di dire che l'arte contemporanea non è arte solo perché non la capisco.
Così come leggo Volo e trovo che le sue parole si incastrano nei miei pensieri, poi leggo Kundera e mi si apre un mondo, e poi ancora la Gamberale che arriva dritto al cuore e sveglia ogni cellula muscolare fino a farlo battere più forte. 
Sono tre generi di scrittura e storie diversi, eppure mi dicono tutte qualcosa. 
Eppure riesco ad essere me stessa senza lasciare che il mio modo di approcciarmi alla cultura venga contaminato.
Ovviamente l'incontro si è concluso con firma sul libro e foto con Fabio. Adesso spero solo di poterlo rincontrare, fargli qualche domanda (l'emozione mi ha paralizzato) e consegnarli una lettera che non ho avuto il coraggio di dargli, come nei migliori copioni della timidezza che si rispetti.

Il mio grazie va a Fabio, alle sue parole che un giorno hanno incontrato la mia storia, ma soprattutto alle storie che lì ho scoperto e alla bellezza d'animo che ogni giorno scopro di siamosoloamici (chi l'avrebbe detto che mi sarei ricreduta su uno stronzo?!)



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