domenica 30 dicembre 2012

Something is changing.

Arriva anche per me il momento di fare i cosiddetti bilanci
Non sono avvezza a questo genere di cose, sebbene interroghi spesso la mia vita, appuntando tutto quello che non va, piuttosto che quello che va.
Quest'anno ho deciso che bilanci, quelli veri, quelli con il segno + e -, non ne avrei fatti.
Mi accontento di quello che ho vissuto, che non è poco. Molti pezzi mancano, ma le emozioni, belle e brutte, non le puoi descrivere. Puoi solo limitarti a raccontarle.
E' stato un anno intenso, pieno di stress, di scleri gratuiti, di lacrime, urla, sacrifici, apatia. Ma è stato anche un anno carico di cose belle. 
Ripenso alle tante nuove persone che ho conosciuto anche solo per un attimo, tanti sorrisi, tanti sguardi e tante voci nuove.
Ripenso al freddo inaspettato dello scorso gennaio, alle chiacchierate con le amiche, a Barletta, che di sera è proprio bella, a Bari, il Policlinico, la voglia di non andarci, alla biblioteca e il supporto di altri studenti come me, ad un compleanno intimo, il mio, una cena inaspettata, il regalo di un'amicizia sincera, all'ultimo esame della triennale, la laurea, la festa con gli amici, a quell'uscita a quattro in cui mi sono annoiata.

Poi ai viaggi che ho fatto, sempre di fretta, alcuni da sola, altri in compagnia. Alle persone a cui ho chiesto ospitalità e a quelle che ho incontrato. 
Assisi e la prima Pasqua fatta fuori casa; Annarita, Francesco, Alessandra, Pasquale, Vincenzo e il loro accento napoletano, Roma e quella notte in quell'albergo, Giolitti e Grom, i gelati più buoni del mondo; Milano e tutto il suo romanticismo, l'acqua sporca dei Navigli, corso Buenos Aires in bici, a quel ramo sul lago di Como che tanto volevo vedere; e poi le colline molisane, i 90 km a piedi, lo zaino (pesante) in spalla, Vieste e la scogliera a picco sul mare, la sabbia di Margherita, Macerata e il primo freddo, le colline marchigiane e quel ristorantino carino di Appignano.

E poi ritornano alla mente i tramonti alle 9 di sera e Alda Merini sulle labbra, il mare, le corse, il nuovo costume da bagno, gli esami, la gastroenterite, i Negrita e le loro canzoni, un vestito verde e il condizionatore, le lacrime e gli abbracci del 2 agosto, il ferragosto, l'espressino freddo al cocco sotto l'ombrellone, un'amicizia inaspettata, un esame con un professore bello, il gelato e lo shopping dopo, i nuovi corsi all'università, la noia delle domeniche pomeriggio, i nervi a fior di pelle, Goodbye Kiss sempre e ovunque, i viaggi in treno, le sveglie all'alba, gli occhiali scuri, la compagnia di un libro, i sorrisi a gente sconosciuta, il ragazzo dai capelli rossi e i calici sotto le stelle, il dottorando, i ratti e i gatti, le rane, il coraggio e le risate isteriche, il bisturi e lo stomaco, il mio primo 30 e lode, la sessualità, le attese e le parole di conforto, il vento in faccia in una sera di novembre al telefono, uno yogurt al limone, la dieta, i biscotti arrivati per posta, le ansie inutili, la preoccupazione di un Natale che non è stato poi così male, tanto vino rosso, il DisaronnoFabio Volo e Kundera, finito nella mani di uno sconosciuto.

C'è un nuovo anno da scrivere e soprattutto da vivere, non scevro da aspettative che mi porto dietro, desideri e sogni che mi piacerebbe coltivare e rispolverare.
Non stilerò la lista dei buoni propositi, mi basta sapere che di quelli passati, sono riuscita a essere fedele a un bel po'.
In questo periodo, o forse da sempre, sono un concentrato di ansie e angosce che strabordano dalle mie parole e dal mio sguardo, nonostante cerchi di contenerle. E' un periodo baustelliano in un certo senso, ma sono fiduciosa, guardo avanti nonostante il cuore rimane qualche passo indietro (semicit. di Alda Merini).
Perché guardare il bicchiere mezzo vuoto è facile, ma cercare di guardarlo mezzo pieno e aver voglia di riempirlo fino all'orlo diventa più complicato. Ma non saranno le paure a bloccare la voglia di vivere.
Mi viene in mente una frase del film Mine Vaganti (oggi sto proprio in vena di citazioni, eh!) è che non bisogna aver paura di lasciare. Perché tutto quello che conta non ci lascia mai. Anche quando non vogliamo. Non so se centri qualcosa, ma pensando a questo anno che va via, mi piace pensare che non c'è nulla che mi lascia qui, dove adesso sono, tanto il bello, quello che conta, rimane in me. Non mi lascia, ne sono sicura.

E allora buon fine anno, posso solo augurarvi il cambiamento, quello che auguro a me, quello che ci fa puntare lo sguardo sempre oltre.

[Questa canzone è per voi]


sabato 29 dicembre 2012

venerdì 28 dicembre 2012

Losing my religion

Ho sempre fatto qualcosa per gli altri.
Ho detto tanti , troppi. Anche quando avrei dovuto dire no.
Ho donato il mio tempo senza chiedere che mi fosse restituito in seguito.
Ho consumato le mie energie, incanalandole in diverse forme: un sorriso,delle parole di conforto, qualche caffè.
Ho un caratteraccio, lo so. Ma c'è una cosa di cui vado fiera e sulla quale non ho dubbi.
Ho un animo generoso, mi spenderei per chiunque e lo farei senza esitazioni per i miei amici.
Ma....ma ultimamente sto cedendo. E a quanto pare, non importa a nessuno.


giovedì 27 dicembre 2012

On air #62



Per smaltire le calorie assimilate in questi giorni ho deciso di attraversare l'intero ameno paesello a piedi.
Canticchiavo questa canzone e ho incontrato un po' di gente.
Avevo la testa tra le nuvole e il corpo sull'asfalto. Stavo per lasciarcelo.
Poi per fortuna che qualcuno mi ha salvato.

Quel Natale che è stato MIO.

Qualche giorno fa avevo l'umore così a terra che avrei voluto addormentarmi e svegliarmi direttamente oggi, 27 dicembre. E invece il tempo è così volato che non ho avuto modo di pensare a ciò che mi stava succedendo, a quello che mi frullava in testa, alle cose che avrei voluto fare e a quelle che avrei voluto semplicemente volere.
Ho passato 3 giorni di fuoco, quasi sempre fuori casa, con pochissimo tempo per me ma tanto per gli altri. E va bene così.

Il 24 dicembre alle 5 del pomeriggio, dopo essere stata al mare, ho ceduto alla voglia di fare regali. Mi conosco fin troppo bene. Dico no, ma alla fine il Natale prende anche me. Niente di particolare, ho scelto le due persone che nell'ultimo periodo ho visto e vissuto di più. E la scelta è stata reciproca. 
Qualcosa di semplice, qualcosa con un significato, qualcosa che mi ha fatto pensare a loro.
Per fortuna non ho dovuto sbattermi tra negozi vari perché la testa non c'era.

Ho passato il Natale lontano dalla mia famiglia. Una scelta un po' azzardata, un po' comelavoletechiamare. Non è stato semplice sapendo che i miei sarebbero rimasti soli, ma ho preferito fare qualcosa con qualcuno che solo lo è sempre.
Sono stata a pranzo da una famiglia rom, in una casa che non era una casa.
Credo che la capanna di Betlemme sarebbe stato un hotel a 5 stelle in confronto.
Niente bagno, niente acqua, niente posate, niente sedie, niente corrente, niente di niente.
Quando sono arrivata mi si è chiuso lo stomaco perché i miei occhi hanno visto l'inverosimile.
Un pranzo semplice, la gioia negli occhi di queste persone, i sorrisi dei loro bambini, le storie tristi di questa gente dimenticata. 
Mi fermo qui, perché ho le mani che mi tremano, e non vorrei cadere nel patetico.

Nel pomeriggio sono stata da una mia amica, perché volevo vedere una persona.
Erano tre anni che non ci vedevamo e chissà se ne passeranno altri tre senza vederci.
L'importante è che io sia stata bene.

Poi lo scambio degli auguri con le amiche e senza accorgermene sono tornata a casa tardi, stanca morta con la voglia di andare a dormire....
Peccato che aperta la porta di casa ho trovato 20 persone che giocavano a tombola, tra cui l' uomopiùpettegolocheabbiamaiconosciuto che ci ha provato spudoratamente tempo fa senza successo, e trovarmelo in casa mi ha infastidito un po'. Ho fatto l'asociale e dopo 20' minuti ho preferito il letto.

Ieri c'è stato il pranzo con i parenti, ho ricevuto un altro regalo, e ho perso la testa (e la pazienza) dietro la mia cuginetta di 18 mesi. 
Nel tardo pomeriggio, abbiamo organizzato un aperitivo un po' alla Sex and the city, e con un Negroni che andava giù come acqua, abbiamo cominciato a parlare di porcate per infastidire una coppietta che ci fissava con insistenza. Per fortuna che poi se ne sono andati, avranno capito che c'era di meglio da fare.
Poi siamo finite in un posto bellissimo, una specie di attico dove si ballava e per riprenderci la nostra santità di brave ragazze siamo ritornate nell'ameno paesello per vedere il presepe vivente.

A fine serata, mentre andavamo a riprenderci le nostre Ferrari, ci siamo dette allegramente Dai però è passato in fretta questo Natale, pensavo di deprimermi di più, e invece!
E la cosa bella è che abbiamo fatto la stessa riflessione. Quindi alla fine non ero io l'unica ad avere questa paura.

E' stato un Natale diversamente bello, un Natale che è stato mio più di quelli che avevo vissuto negli ultimi anni. Un Natale che sicuramente mi porterò dentro, chiuso in uno di quei cassetti del cuore che tengo solo per me.




lunedì 24 dicembre 2012

E' Natale.

Finalmente quel giorno arrivò. Ero ansiosa di sapere cosa ci fosse sotto l'albero. 
Ti avevo seguito in silenzio nella tua corsa frenetica dei regali. Quello per tuo padre, quello per tua sorella, quello per tua madre che avremmo fatto insieme. E poi quello per Caterina, la cugina pettegola, e suo marito, compagno di giochi davanti alla playstation. 
Entrai in casa di prima mattina, erano poco più che le 9. 
Dalle scale del palazzo venivano odori di qualsiasi tipo, quello delle mandorle, del vin cotto, del calzone che lievitava sotto le coperte.
Anche tua nonna preparava i dolci, me ne avrebbe regalato qualcuno, soprattutto quelli con le mandorle e il cioccolato che a me piacevano tanto. 
Non sembrava il 24 dicembre, fuori c'era un sole così forte che un pazzo avrebbe azzardato un bagno al mare.
Ci scambiammo uno dei nostri baci, rimasi con la faccia nascosta tra le pieghe del tuo maglione per un po', avevo bisogno che le mie narici ritornassero a sentire l'odore di te.
Mi abbracciasti in un modo insolito, forse più bello di tutte le altre volte. Sapevi benissimo che il Natale non era la mia festa preferita, già prima che aprissi bocca. 
L'avevi letto nei miei occhi quando controvoglia mi avevi chiesto un consiglio per il regalo a quella tua amica che proprio non potevo vedere.
Mi accomodai sul divano chiedendoti un caffè, e tu avevi già pensato a tutto. C'era anche la mia cioccolata preferita. Una Lindt al latte con le nocciole e un fiocchettino rosso attorno alla carta dorata. 
Non potevo aspettare la mezzanotte per lo scambio dei regali, guardavo l'albero impaziente, ma sotto non ci trovavo nulla che potesse sembrare impacchettato per me. Le etichette dei negozi erano improponibili per i miei gusti. 
Mi avevi regalato un libro? O forse una borsa? O magari quel maglione che tanto mi piaceva?
Niente di tutto questo.
Sorseggiavo il caffè con gli occhi rivolti ai tetti dei palazzi di fronte.
-Sai che non amo questa festa e non vorrei rovinare l'atmosfera con il mio umore, ma tu impegnati a rendermi felice, perché sai che io non posso farlo.
Non dicesti niente, mi prendesti in giro come al solito. Mi coccolasti con un sorriso e mi scompigliasti i capelli con un gesto che era solo tuo.
-Il tuo regalo è sotto l'albero.
-Impossibile. Non c'è nulla che possa far pensare a me. Il modo in cui sono incartati, i negozi da dove sono stati comprati. Non prendermi in giro.
- Tu intanto guarda bene.
Vinsi la mia resistenza, e guardai attentamente tra i vari pacchi.
Mi ostinavo, ma lì sotto non c'era nulla per me.
Si avvicinò, ed estrasse un bigliettino dalla tasca.
-Ecco vedi che mi stavi prendendo in giro?
Era un bigliettino in carta di riso, dentro c'era una poesia di Salinas scritta rigorosamente con la tua miglior grafia, figlia dell'estro artistico e del sapere meccanico e scientifico che convivevano in te.
Gli occhi nel frattempo si inumidivano perché ricevevo parole che si incastravano perfettamente nelle sinuosità del cuore.
Tutto quello che avrei voluto dire mi si bloccò in gola, il groviglio di emozioni era riuscito ad oltrepassare l'esofago lasciando il mio stomaco contrito e tormentato.
Accanto alla tazza del caffè vidi spuntare il mio regalo. 
E piansi di gioia come una bambina.
Il mio regalo eri tu.

Sembra che questo giorno finalmente sia arrivato.
Io non ho tante parole da regalarvi. Per gli auguri sicuramente ci sarà chi sarà più bravo di me. Chi con le parole ci sa fare, vere o false che siano.
Io voglio solo donarvi il mio GRAZIE.
A voi che siete passati di qua, chi in maniera costante e chi un po' meno.
A chi resta in silenzio a leggermi, e anche a chi, invece, fa parte del mio gruppo di sostegno virtuale.
A chi conosco e leggo da poco, e anche a chi leggo da tempo. Le vostre storie e le vostre esperienze mi fanno sentire meno sola.
A chi è diventato qualcosa di più di un semplice bit.
A chi ha condiviso le mie emozioni,
a chi è stato al mio fianco in un modo del tutto speciale,
a chi ho avuto la fortuna di conoscere di persona,
a quelle persone reali che non passano mai di qua.

(A chi mi ha donato i suoi occhi e i suoi gesti,
a chi mi ha donato un ti voglio bene inaspettato,
a chi ho conosciuto in quest'anno durante i miei viaggi,
a chi mi ha detto di non permettere a nessuno di rovinare la bellezza che c'è in te,
a chi ho sentito al telefono e che mi parlava mentre faceva palestra,
a chi mi ha ascoltato ieri sera,
a chi si è affacciato nella mia vita per curiosare un po' e poi è andato via,
a chi invece è restato,
a chi mi ha regalato emozioni forti senza saperlo,
ai miei che mi sono stati accanto in questo anno un po' così,
e infine a chi mi vuole bene).

Vi auguro di passare il Natale con i desideri che portate nel cuore.
Questo blog chiuderà per un po' di giorni, come è giusto che sia.
Ci sentiremo quando questo fervore natalizio si sarà spento un po' ( in attesa, invece, di quello di fine anno) e vi racconterò il mio Natale, che quest'anno sarà davvero speciale.



domenica 23 dicembre 2012

E' vero che...

...sotto l'albero troverò lui?


o lui?


Perché altrimenti questo Natale non avrebbe proprio senso! ;-)

venerdì 21 dicembre 2012

Non so quanti giorni mancano al Natale.

Non so quanti giorni mancano al Natale, forse pochi.
Qualcuno si sarà messo a contarli, ma io no.
Ho perso la cognizione del tempo, risucchiata completamente dall'università, dalle cose da fare e quelle da disfare, da amicizie che pian piano crescono e altre che svaniscono nel nulla, dai dubbi e dalle certezze, dalle ansie che non mancano mai e da quelle che mi creo inutilmente.
E' il normale fluire della vita e va bene così. Lei sorprende sempre. 
E quando mi coglie impreparata regalandomi sorrisi, quando mi fa pensare che Ah, sono fortunata perché sono qui, mi piace ancora di più.
Sono successe cose strane in questi giorni (*), cose semplici che hanno dato una svolta alle mie giornate. 
Il Natale amplifica un sacco di cose, è come se sul cuore mi abbiano trapiantato un amplificatore di emozioni. Sorriso ebete. E' questo quello che ho stampato in faccia, un po' mi vergogno, ma infondo dico che male c'è? Regalarsi attimi per stare bene non è mica un reato.
Ho questo tempo per me, farà male, perché ascoltarsi, rimanere in silenzio, lontano da tutte quelle cose che la vita di ogni giorno ti pone di fronte, e che ti distraggono sempre più da quello che sei, è una corsa ad ostacoli, e se non sei bravo a saltare, finisce che per quegli ostacoli cadi. 
E io sono una campionessa mondiale in questo, ho numerose cadute alle spalle, tanti di quei lividi non ancora assorbiti sulle gambe, le ginocchia sbucciate e i graffi sul palmo della mano. 
Continuo a correre, nonostante il fiato corto, nonostante le ginocchia vacillanti.
Saranno giorni un po' così, giorni in cui mi metterò sotto il piumone e starò nascosta per un po', giorni in cui dovrò fare i conti con un anno che sta andando via, perché è tempo di bilanci anche per me, giorni in cui cercherò conforto nel mare se la pioggia lo permetterà, giorni in cui farò più fatica ad essere felice, giorni intensi in cui dovrò semplicemente rimanere me stessa.

[L'accompagnamento musicale per questo post: A wall - Bat for Lashes]


*
- ho avuto una chiacchierata con la sorella del mio ex ed è stata gentilissima nell'illustrarmi un po' di link su dove chiedere e informarmi per la tesi (del resto non poteva essere altrimenti dopo che si è appropriata di una mia foto che avevo postato su fb e averla utilizzata come foto del suo profilo - scherzo ovviamente)

- mi ha chiamato un tipo conosciuto due estati fa, non so per quale motivo, voleva rivedermi, #maancheno

- la storia di Thomas mi commuove sempre di più, sono certe storie che toccano il cuore e basta, tu non puoi farci niente.

- ho prenotato un viaggio per Londra e se penso che partirò con altre 5 ragazze cambio idea ;-)

- la mia nutrizionista è contenta perché sono stata piuttosto ligia al mio dovere, ora speriamo di non riprendere tutto quello che ho perso

- ci sono cose che riescono a stupirti anche quando tu non ci credi più

mercoledì 19 dicembre 2012

Sei un grande predatore dentro la mia testa.

Ogni tanto ti penso.
Poi mi ricordo dello stronzo che sei e lascio perdere.
Razionalità, a volte viene in mio soccorso. 
E questo per me è bellissimo.

[Non sono immaginario -Afterhours]

martedì 18 dicembre 2012

Francesco e Thomas.

Quando ad ottobre ho ricominciato ad andare alla messa dei bambini di domenica mattina, mi sono accorta subito di Francesco. 
Un uomo molto semplice, alto più o meno come me, sui 35 anni. 
Non me ne sono accorta subito perché era particolarmente bello o chissà che. 
Francesco sedeva al primo banco, insieme ai ragazzi del coro. Nessun particolare rilevante, se non quello di una carrozzella al suo fianco. 
Era quella di suo figlio, Thomas. 
Per domeniche e domeniche ho ammirato la straordinaria pazienza e devozione di questo giovane padre che accompagnava il figlio a messa. 
Cantava per lui, batteva le mani per lui, gli sorrideva perché se Thomas lo faceva era semplicemente per un riflesso involontario. A volte mi sono persino commossa, in preda ai miei ormoni instabili che non hanno saputo resistere a questa forma di amore senza limiti che prendeva vita così, nella semplicità di un gesto consueto come quello di accarezzare i capelli o stringere una mano.

Oggi ho incontrato Francesco e Thomas.
Stavamo entrando nello stesso istante in chiesa e così ho aiutato Francesco, mantenendo la porta, e facilitandogli l'ingresso con la carrozzella.
Ho sorriso a Thomas. E sono andata a sedermi.

Dopo la novena, mi sono avvicinata a loro.
Ho salutato il bambino chiedendo al padre il suo nome visto che non ci eravamo mai presentati.
Thomas nel frattempo emetteva degli urli leggeri, forse nel suo mondo cantava.
Ha degli occhi dolcissimi nascosti dietro lenti un po' doppie.

Francesco invece è un papà coraggioso. 
Si occupa di Thomas in un modo così amorevole che nessuna parola potrebbe spiegare quello che i miei occhi hanno visto in questi mesi.
Lo sguardo premuroso di un padre verso un figlio che non sarà mai come gli altri. Le sue mani colme di attenzioni, rispettose di un corpo che ha tante ferite, nei movimenti, nelle parole, nel cuore. 
Oggi ho pensato alle lacrime di Francesco. Chissà se ne ha versate in questi anni. Immagino di sì.
Ho pensato a cosa è in grado di smuovere l'amore. A quanto è infinito e incommensurabile. 
Io avrei pianto. Tanto. Perché non so se sarei stata mai in grado di essere così coraggiosa. 
Poi ho visto il sorriso di quest'uomo, la sua tenacia, una luce negli occhi in forte contrasto con la pioggia di fuori. 

Grazie Francesco e Thomas perché adesso il mio cuore ha qualcosa in più di bello da raccontare.

sabato 15 dicembre 2012

Contare su se stessi.


Ci sono esperienze nella vita che ci dicono quanto valiamo e altre invece quanto non valiamo.
Sto avendo pazienza, tanta.
E sono contenta perché riesco ad avere controllo di alcune situazioni che in altri momenti mi avrebbero portato ad un eccesso di follia.
Il Natale mi rende particolarmente sensibile e quella voglia di stupire con regali particolari mi sorprende ogni volta che guardo le vetrine. 
Ho pensieri sconnessi dentro che so solo io. E mi dico che infondo è un bene, perché ogni qualvolta qualcuno si sia affacciato nella mia vita ha sempre visto qualcosa di molto distante da me.
E allora quello che ho dentro me lo tengo stretta, ci saranno di sicuro meno equivoci.

venerdì 14 dicembre 2012

Avevo un sacco di cose da dire e da scrivere
Il solito inizio di un post scontato e banale. La verità è che quelle cose da dire e da scrivere ce le avevo per davvero in questi giorni. Ma causa lavori forzati, leggi studio, e connessione assente, le ho lasciate un po' infondo al cuore, un po' su fogli sparsi qua e là, un po' in chiacchierate davanti ad una birra rossa, un po' nel fumo di una sigaretta consumata al gelo.
Sono stati giorni piuttosto pieni, dove per molte ore sono stata ai domiciliari, con delle fughe piuttosto sporadiche quanto piacevoli.
Giorni di studio intenso in cui sclerare è stato un gioco da ragazzi, in cui ero piuttosto nevrotica, ho mandato male qualcuno (c'era una volta un indiano....), non ho risposto ad alcune chiamate (povero ssa che mi chiama per questo benedetto caffè a cui rimando sempre), in cui ho corso al freddo e al gelo (manco al bue e all'asinello venivano riservati certi trattamenti), ho mandato giù un altro chilo, e ho bevuto litri di caffè senza nessun effetto se non quello di rendermi nervosa ancora di più. 
Devo ancora scrivere la letterina di scuse a mia madre per come l'ho trattata in questi giorni. 
Ho preparato un esame con un'ansia da prestazione che non vi dico. 
E manco a farlo apposta sono stata interrogata sull'argomento più rognoso, anche se il più interessante: sesso, sessualità e cervello. E poi cellule staminali nervose. Belle cose eh. E dico sul serio.
30 e lode. Quando la prof me l'ha detto sono rimasta incantata a guardarla. Le ho detto balbettando va bene (e cosa volevo dire rifiuto?! #mah). Anche se in realtà avrei voluto urlare di gioia. 
Dopo l'esame non ho potuto festeggiare neanche con un caffè che sono scappata in laboratorio, fino alle sei del pomeriggio. 
Questa università mi distruggerà.

Adesso voglio solo godermi queste vacanze nel migliore dei modi, chiudere i libri almeno fino al 26 dicembre, prendermi tutto il tempo che c'è per me, leggere tanto e ascoltare musica, gustarmi il mare anche se fa freddo e staccare un po' la spina (anche se questo sarà possibile solo a lezioni terminate).





domenica 9 dicembre 2012

The wedding day.

Eccomi qui finalmente con il resoconto sul wedding day.

Ho ancora la pancia piena mentre lo scrivo e se penso a quello che i miei occhi hanno visto...ho il diabete. Ma andiamo con calma e capirete il perché.

In sintesi vi dico che è stata una giornata piuttosto piacevole finita purtroppo male per un lutto in famiglia del tutto inaspettato. Ma pazienza, è la vita.

Io e i miei siamo arrivati un po' in ritardo alla celebrazione perdendoci l'ingresso della sposa in chiesa. In ogni caso, è stata piuttosto puntuale.
Come momento forte di tutto il lieto evento devo dire che non mi sono per niente emozionata. Eppure le premesse c'erano tutte, perché io allo scambio delle promesse (quando dicono io prendo te bla bla bla) ho sempre la lacrima facile. Si vede che guardo troppi film d'amore e sogno troppo eh. E allora perché non mi sono emozionata? Perché non mi è venuta la lacrimuccia? Perché non so cosa le è preso alla sposa, forse una risata isterica (me lo auguro), ma mi è sembrata una pagliacciata. Vabbè, forse è stata solo una mia impressione. Fatto sta che lo sposo era visibilmente teso ed emozionato, mentre lei rideva, rideva, rideva e rideva. Mah.
Dopo non so quanto tempo di messa, c'è stato il momento clou: fuori c'erano i moschettieri (leggete ufficiali di marina- oh ce ne fosse uno carino!) che con le loro spade (?) hanno fatto il saluto, l'arco sotto il quale sono passati gli sposi con lancio di palloncini, coriandoli e riso annessi. Mancavano solo i fuochi d'artificio. Ma è tutto normale.

Io nel frattempo sono fuggita dalla parrucchiera dato il cedimento della mia acconciatura. Si vede che non sono abituata a queste cose da femmina. Mi sarò mossa così tanto da guastarla.
Poi ci siamo persi per le campagne pugliesi alla ricerca di questa sala.
Posto davvero molto chic con un enorme giardino che però abbiamo visto pochissimo a causa del gelo che ci ha costretti a stare al chiuso.
Poco dopo essere arrivati, mentre io, mia sorella e un'altra amica ci attaccavamo alla bottiglia di prosecco, la madre della sposa ci ha presentato suo nipote, un ragazzo toscano che sarebbe stato al nostro stesso tavolo.
Mi raccomando questo è l'unico nipote maschio, trattatelo bene.
Cara madre della sposa queste premesse non devi neanche farle, tuo nipote è in ottime mani.
Il ragazzo, che pensavo avesse 18 anni e invece ne aveva 28, era piuttosto spaesato. A quanto pare in Toscana i matrimoni non sono così. E su questo non ho dubbi. Al tavolo gli abbiamo spiegato un po' come sarebbe andata la giornata e lo abbiamo cortesemente invitato a mangiare tutto. Ovvero l'impossibile. 

Alle 16.30, dopo una marea di antipasti e tanto vino rosso, abbiamo mangiato il primo primo. Questo per dirvi che alle 19, invece, avevamo appena terminato il secondo (una bella aragosta rimasta intatta). 
In tutto questo, credo di aver fatto delle belle nuotate in un buonissimo vino rosso che mi hanno aiutato a sopravvivere senza mai annoiarmi. Dico credo, perché davvero da un certo momento in poi ho perso il conto di quanto abbia potuto bere. Lo schifo insomma. Ma voi non pensate male, ché io sono una persona seria.

Alle 20 il momento letteralmente più orgasmico della giornata: il BUFFET DEI DOLCI.
Credo di aver pianto per la gioia. Non ho mai visto una composizione simile nella mia vita, guardare le foto per credere.






Peccato che il buffet poi era servito a tavola, che da un lato è comodo così eviti file inutili, dall'altro però non ti capita magari quello che avresti voluto. E devo dire che alcune torte continuo a sognarle. Lì ho dato il meglio di me stessa: un po' di tiramisu, un cannolo pseudo-siciliano e il gelato nocciola-cioccolato. E' un miracolo che io non sia morta di diabete. Ma dovevo recuperare quasi 4 settimane di astinenza dai dolci.

Poi momento strappalacrime (quegli odiosi filmini dove mettono foto che sintetizzano un po' la tua vita, da quando eri solo un vago pensiero nella vita dei tuoi fino a qualche giorno prima del matrimonio, con quelle frasi stile perugina come sottotitoli), taglio della torta, ultimi balli, saluti e baci.
Siamo andati via alle 22.15 e vi ho detto tutto. Mancava poco e scoppiavo a piangere per il dolore ai piedi. Non so quale santo mi sia stato accanto durante il giorno per farmi resistere così tanto su queste scarpe.



Passiamo ai particolari:

- location: ripeto, fuori sembrava carina, dentro mi è piaciuta la sala dell'aperitivo e il bagno (stile mooolto barocco), la sala del ricevimento non aveva nulla di particolare, se non quei ciliegi dipinti sulle pareti che avevano vagamente qualcosa di nipponico.

- invitati: troppo per i miei gusti. 200 persone...mi sembra un po' esagerato.

- abito sposa: non mi ha colpito. In più aveva un cappuccio stile regina delle nevi che... proprio no. L'abito dello sposo...che ve lo dico a fare? In chiesa aveva la divisa della Marina, in sala il classico abito nero e cravatta rossa. Quanta fantasia eh.

- cibo: un 8. Ho mangiato bene. Al buffet dei dolci va il mio 10 e lode. Per la scelta innanzitutto e per quello che avrei voluto finisse nella mia pancia.

- look: io vi dico solo che io, mia sorella e l'altra ragazza che era al tavolo con noi, ci siamo presi i complimenti perché quelle ragazze sono davvero dei fiorellini. Tranquilli non abbiamo pagato nessuno. Ma davvero il cattivo gusto regnava, a partire dai testimoni. Cazzo, ma la gente davvero non si guarda allo specchio prima di uscire di casa. E neanche nei camerini dove prova i vestiti. Mah.
Anche il toscano ha detto che eravamo graziose, sarà stato il vino, fatto sta che l'ha detto.

- animazione festa: ringrazio il deejay per non aver messo la selezione dei balli caraibici, pochi balli di gruppo e pochi lenti. Ma...MA...una selezione musicale un po' più attenta e moderna, non avrebbe guastato. Per fortuna c'era un gruppo di musica italiana anni 60 che animava tra un ballo e l'altro. A loro tutta la mia stima. Sono stati davvero bravi, però potevano cantare un po' di più, ecco.

- la bomboniera: una simpatica biscottiera a forma di pupazzo di neve. Diciamo che tra i tanti obbrobri che ho visto, almeno è una cosa utile. Però...io dico no alla bomboniera in genere. Per me sono soldi spesi inutilmente.

Ad ogni modo sono contenta di come sia andata la festa. Ho ricevuto per l'ennesima volta un regalo bellissimo: la gioia di poter accorgermi ancora una volta che gli amici dei miei sono delle bellissime persone e che.... sfido a trovare un altro gruppo di 50enni così uniti!

sabato 8 dicembre 2012

venerdì 7 dicembre 2012

The wedding day before.

E' quasi tutto pronto. Domani, anzi tra poche ore, ci sarà il matrimonio dell'anno.
Considerando i bagordi che mi aspettano (non so se sapete la storia dei matrimoni pugliesi, magari un giorno ve la racconto), ho deciso di sfidare il tempo e andare a correre.
Prevenire è meglio che curare. Tranquilli, mi toccherà macinare chilometri anche l'8. Altrimenti ciao dieta.
Comunque dicevo che sono andata a correre. E' la prima volta che lo faccio di sera di inverno a dicembre. C'è sempre una prima volta. Ho scelto anche il tempo adatto: pioviggina e fa un freddo cane. Una serata perfetta direi. Ma tant'è che: ho corso, mi sono sentita il gelo bloccare all'altezza della gola (qualcosa mi dice che domani avrò una voce da trans e farò meglio a stare zitta), e ho provato un nuovo percorso che non è come quello sul lungomare, ma accontentiamoci.

E quindi domani ho questo benedetto matrimonio. Quanto sono felice che neanche ve lo dico!
Per fortuna non capitano tutti i giorni e soprattutto non ho dovuto impazzire per il vestito avendo quello della laurea (che ho fatto accorciare, visto la lunghezza un po' monacale - ma del resto non potevo andare scosciata davanti alla commissione il giorno della seduta, anche se c'è chi l'ha fatto, ma io sono una persona seria #ecco).
Il massimo che ho dovuto fare è stato comprarmi un paio di orecchini e un bracciale con delle pietre in ceramica Marraku (date un'occhiata qui, sono delle cose bellissime e soprattutto originali), un rossetto rosso, uno smalto dello stesso colore, e delle calze 8den- che farei prima ad andare senza.
Tutto il resto è riciclato. E questo è stato di fondamentale importanza perché mi ha evitato pianti isterici davanti allo specchio dei camerini. Oltre che sprechi di tempo alla ricerca del vestito che potesse entrarmi senza effetto cotechino.

Direi che è tutto pronto, io sono stanca morta, un accenno di tosse, una fame che divorerei l'intera dispensa e ...quindi è meglio che vada a letto...altrimenti la corsa potrebbe diventare sacrificio inutile.

Buona notte...vi tuitterò domani (sempre se sarò lucida) il lieto evento!


mercoledì 5 dicembre 2012

Cosa vuoi per Natale?

E va beh...ho trovato questo video e mi sono commossa.
Poi vi dico cosa voglio per Natale.
Nel frattempo guardate il video e inumiditevi gli occhi, ché non fa mai male.
E poi ditemi cosa volete per Natale ;-)


lunedì 3 dicembre 2012

Portatrice sana di buon umore.

Dai che è lunedì e comincia una nuova settimana entusiasmante.
Ma anche no. Fa niente. Ma l'auto-convinzione funziona sempre. E in questo periodo ne abbiamo davvero bisogno. Anzi ne ho bisogno.
Per una settimana le lezioni all'università sono sospese, ma mica per far festa sia chiaro. Ché da noi ci insegnano a come fare per avere il culo a forma di sedia (il mio è perfetto in tal senso). Oltre a essere biotecnologi.
E' la settimana degli esami, che la facoltà chiama in maniera moooolto furba settimana break (ma break di cosa??? #mah), in cui uno di regola dovrebbe dare almeno un esame.
E quindi mi tocca studiare, studiare, studiare. L'esame è fissato per la prossima settimana (manco fossi la capoclasse ho parlato con la prof e siamo riusciti a fissare un appello extra- sshhhh che rimanga tra noi, che a quanto pare queste cose non si possono fare). Gli occhioni con le ciglia che sbattono e la faccia stressata servono sempre. Fidatevi.
Peccato che il tempo disponibile sia davvero poco. Ho una decina di giorni e in questo dovete metterci due lauree, un matrimonio e l'8 dicembre.
Sì...è proprio il caso di dire che sono conciata per le feste!
Vorrà dire che mi toccherà studiare di notte. Ma sono fiduciosa, i miei neuroni non mi abbandoneranno, anche perché non possono far brutta figura proprio per l'esame di neuroscienze (ah! quante cose super fighe sto imparando!)
Mi meraviglio di come il buon umore non mi stia abbandonando e tutte queste cose da fare anziché privarmi di forze mi caricano sempre di più. Insomma, mi sento una portatrice sana di buon umore e sono disposta a regalarne un po'. Ne volete?


sabato 1 dicembre 2012

E allora portami al mare anche a dicembre se ti pare *

* La distanza - Northpole

Ci sono piccole cose che fanno stare bene. Il mare, una corsa, una canzone che non sentivi da quest'estate, una telefonata inaspettata, un biscotto al cioccolato quando sei a dieta, un maglione caldo, una foto di quando avevi due anni.

Poi ci sono le mancanze, quelle sono tante, così tante che hanno l'effetto opposto: anziché svuotarti, ti riempiono.

E poi ci sono le distanze, quelle fisiche, quelle mentali, quelle temporali.
Quelle che vorresti spiegare e quelle che vorresti colmare.









giovedì 29 novembre 2012

Post-it #24


Ecco...così Natale sembra più vicino. Mia madre è all'opera, io sono stanca morta come al solito e affamata (anche qui come al solito). Vorrei scrivere uno di quei post lunghi, che le cose che mi porto dentro sono tante. Svuotare il sacco e sentirmi per una volta più leggera. Ma non si può, le parole non renderebbero giustizia. Tanto quello che succede lo sappiamo io e il mio cuore e credo continuerà ad essere così. Però sto più o meno bene, ogni giorno faccio qualche esercizio per allenare la mia felicità, qualcuno mi riesce, qualcun altro sbaglio il risultato. Ma mi impegno.
Dormo sempre di meno, le mie amiche mi chiedono come io faccia.
Non lo so neanche io, so solo che la sera crollo non appena poggio la testa sul cuscino per poi svegliarmi poco ore dopo. Ho dei cicli sonno-veglia assurdi.
Nel frattempo incastro tutto quello che posso: lo studio, l'università, la biblioteca, le confessioni all'una di notte delle amiche (aaaah ve possino!), la dieta (con tutte le ricette che sto sperimentando posso andare a Cuochi e Fiamme), i preparativi per il matrimonio dell'anno ( venerdì 7 il grande evento)...
Sopravviverò.




[L'audio non  è perfetto, ma fa niente]

martedì 27 novembre 2012

Color cervone

Bari. Mattina, quasi ore 8.
Mi catapulto dal binario 1 al chiosco dove vendono i biglietti dell'autobus.
Occhiali scuri, sudo manco fossimo in estate.
Rovisto nella borsa alla ricerca disperata dell'euro con cui pagare il biglietto, ché il paradosso delle borse grandi è proprio quello: metterci il mondo ma non trovarlo al momento giusto.
Alzo per un attimo lo sguardo, quando vengo fermata da due tipi dell'AMTAB.

- Signorina.

Mi guardo dietro convinta di aver perso qualcosa.

- Non si preoccupi, non ha perso niente.

- Ah, allora mi dica. [E qua comincio a chiedermi cosa vogliano questi due, per un attimo penso che siano due addetti a quelle interviste rognose sulle abitudini, usi e costumi degli utenti].

- Secondo lei, lui ha gli occhi color cervone?

Eh? Lo guardo in faccia perplessa chiedendo ai miei neuroni che cazzo di colore è cervone. 

- Sì, bravissimo è proprio color cervone, il colore dei suoi occhi.

- Hai visto? Pure la signorina dice che hai gli occhi color cervone.

Inutile dirvi che mi pendeva una gocciolona a lato della fronte destra stile manga giapponese.

- E io ho gli occhi color verde mare?

A questa domanda, le mie deboli sinapsi non possono far altro che avere un movimento involontario che mi spinge a guardarlo negli occhi. Beh effettivamente ha degli occhi color mare. O forse cielo.

- Certo, aveva dei dubbi? Beh ora la saluto, arrivederci.

- Signorina, un attimo, deve farci vedere i suoi occhi.

- Magari una prossima volta. Gli dico andando via.

Ecco, ora avete presente che tipo di gente incontro io la mattina alla fermata dell'autobus?
Per favore non ditemi che succede solo a me, altrimenti comincio a pensare di essere un caso umano pure io.

lunedì 26 novembre 2012

Della mia avversione e non per il Natale.

Ci siamo. 
Casa Volo è stata invasa dall'aria natalizia. Sono tutti ancora lì, negli scatoloni (ben 7!), le decorazioni per l'albero, il presepe, e tutti i vari addobbi che, eccetto il bagno (sono sicura che se mia madre trovasse il copri water con la faccia di Babbo Natale lo comprerebbe), saranno sparpagliati per la casa.
E anche se non sono ancora usciti allo scoperto, il solo fatto di esser passati dal garage al piano di sopra prepara la casa ad un disordine che durerà per almeno una settimana. 
Eh già, mica qui si monta l'albero in un giorno! 
Mia madre ha una particolare predisposizione (io le dico che ha sbagliato mestiere) per addobbatrice (non so manco se esiste come parola, ma il Sig. Treccani mi dice di sì) di alberi natalizi. 
Vi dico solo che passa almeno due sere solo per sistemare le luci sull'albero (perché mica le mette intorno all'albero....no, lei attorciglia il filo ramo per ramo, uno sclero insomma!).
I risultati sono particolarmente belli (vedere per credere), ma tutta questa sua passione non cambia la mia opinione.
Io ho una certa avversione per il Natale.
Le feste amplificano il senso di solitudine, come le domeniche. E se una ha gli ormoni che le tirano spesso colpi bassi, il Natale è la mazzata finale.
L'atmosfera. Quella è la prima che mi frega. Perché cominci a vedere le vetrine a tema, le luci qua e là, le strade con le canzoni di Mariah Carey e Michael Bublè a rotazione, la gente che va alla disperata ricerca di regali originali per poi comprare i soliti profumo, crema corpo e porta chiavi, giusto per citarne qualcuno.
Non sia mai vi venisse un'idea originale qualche volta eh.
Che poi io mi faccio trasportare dall'atmosfera, dalle vetrine, dalle lucine e così via. E divento nostalgica e romantica. Una cosa inguardabile insomma. 
Poi i pranzi. Non solo mangi tutto quello che in un anno non sei riuscita a mangiare, ma lo fai rigorosamente in famiglia. Che poi la mia famiglia è mezza sfasciata e quest'atmosfera non aiuta molto, anzi. Mia nonna si rattrista e io con lei. 
Unica cosa positiva sono le frittelle (panzerotti fritti con mozzarella, pomodoro e cotto, giusto per citare alcuni ingredienti, ma ci sono diverse varianti) dell'8, del 24 e del 31. Che Dio le benedica! Dovrebbero diventare patrimonio dell' Unesco. 
E poi c'è tutto il perbenismo di fondo che proprio non sopporto. Sono tutti lì pronti a scambiarsi gli auguri e magari neanche si sopportano, ad andare a messa con il cappotto nuovo, a riunirsi davanti a tavole imbandite, dimenticandosi il motivo per il  quale stanno festeggiando. Come se quel 25 segnato in rosso sia il naturale lasciapassare per sprechi e festeggiamenti vari.

Va beh polemiche a parte il Natale ha anche qualcosa di bello.
Perché è fatto di storie, non solo di lucciole, alberi e presepi. Le storie di coloro in cui il Natale ha un nome e un cognome, e non una griffe o un talloncino marcato in euro. Si chiama Gesù Cristo per chi ci crede. Dignità, rispetto, pazienza, amore, serenità, gioia, sacrificio, per chi, invece, di crederci ha smesso da tempo, o semplicemente è ancora alla ricerca.
Mi piace pensare che il Natale porti il nome della gente che incontro: di Stefania, alla sua quarta gravidanza, che nonostante il mutuo da pagare, ha ancora amore da dare; di Nabilah, la prostituta nigeriana costretta a stare in strada, quello di Lucia, la ragazza laureata che lavora in un call center.
E poi ancora il nome di Andrea, il papà che, nonostante il lavoro precario, sa regalare bei sorrisi alle sue figlie al posto delle Barbie, quello di Elèna, la badante rumena così gentile che accudisce la nonnina del piano di sotto, o ancora, quello di Joseph, il ragazzo siriano conosciuto l'anno scorso.
Per me il Natale è questo, la semplicità, la bellezza, la fragilità di tutte quelle storie che passano inosservate,  scartate dalla nostra frenesia, dal nostro consumismo, dalla nostra superficialità, eppure così quotidiane, così attuali, così importanti. 
Nessun moralismo, non sono mica santa Maria Goretti! Però io a volte mi sento schiacciata da questa società  che non se ne frega niente di quello che succede intorno, che a volte è così banale e superficiale.
Ché le mangiatoie esistono ancora oggi, e pochi se ne accorgono.


[Ho scritto quello che penso, sento, provo. Non ditemi che sono patetica, o magari ditelo, così ne parliamo insieme ;-) ]




domenica 25 novembre 2012

Nick Drake [19 giugno 1948 - 25 novembre 1974]

Se non l'avete sentito...è come se lui avesse condensato tutta la malinconia del mondo, tutte le batoste e i sogni inculati che hai lasciato svanire, come se avesse versato l'essenza in un bottiglino e l'avesse tappato. 
E quando lui attacca a suonare e a cantare toglie il tappo, e sentite l'odore. 
Rimanete inchiodati lì, alla sedia, come se fosse un muro di rumore e invece no- è fermo e silenzioso e non volete più respirare per paura di spaventarlo e farlo scappar via.

[Non Buttiamoci giù - Nick Hornby]

Penso che questa sia una delle descrizioni migliori per un artista come lui.
Oggi è l'anniversario della sua morte e io vi posto una delle canzoni che ha in un certo senso a che fare con Michi Volo...


Ti accorgi che...

...è una domenica diversa dalle altre perché sono passate le 2 e
non mi sono ancora lamentata dicendo che domenica di merda!
io e mia sorella andiamo quasi d'accordo
non ho ancora mal di testa
c'è un sole che sembra quasi ritornata l'estate
ho voglia di fare tante cose anche se so che non farò nulla
e sono stranamente di buon umore!



venerdì 23 novembre 2012

On air #58

Sometimes it seems that the going is just too rough
And things go wrong no matter what I do
Now and then it seems that life is just too much


Pillole di saggezza #14

Siamo tutti vulnerabili 
per il timore, 
l'ansia di non sapere ciò che accadrà. 
E alla fine è inutile, 
perché tutte le preoccupazioni 
e tutto il pianificare cose che potrebbero 
o non potrebbero accadere peggiorano solo la situazione. 
E allora porta a spasso il cane, 
o fa un riposino, 
insomma fa qualunque cosa 
ma smettila di preoccuparti. 
Perché l'unica cura contro la paranoia è essere, qui, così come sei.

[Grey's Anatomy S6E3]

mercoledì 21 novembre 2012

Foglie sulla neve #12

Oggi mi sono cimentata in cucina.
Essere a dieta ha i suoi vantaggi: dimagrire (mi sembra più che ovvio!), gustare il vero sapore dei cibi (visto che i condimenti sono davvero limitati), fare tanta pipì, mangiare tanta frutta, trovare alternative piacevoli a cose che non puoi mangiare (per bloccare la voglia dei dolci per esempio mangio uno yogurt o un frutto, sì non è la stessa cosa ma mi illudo che lo sia!), e soprattutto imparare a cucinare!
Per me che sono una schiappa in cucina, mettersi ai fornelli è sempre stata un' impresa titanica. E avere un'alimentazione diversa dagli altri componenti della famiglia, e una madre che lavora, comporta proprio questo: mettersi un grembiule e pensare a come associare i vari cibi per non far sì che mangiando sempre le stesse cose la dieta risulti monotona, e quindi più facile da abbandonare.
Oggi il menu prevedeva risotto con verdure. Ho scelto la zucchina perché, oltre ad essere quella più congeniale per i miei gusti, era l'unica cosa che avevo in casa.
Ho dato un'occhiata in internet alle varie ricette, ma mi sembrava di leggere trattati in arabo.
Io termini come rosolare, imbiondire (ho trovato anche questo giuro!), mantecare, non so come interpretarli. Sono davvero ignorante in materia. Per non dire proprio impedita nella gestualità.
E allora ho deciso di fare di testa mia. Ho chiamato mia madre per farmi dare qualche dritta, interpellato qualcuno su Twitter e poi manco fossi un piccolo chimico mi sono messa alla prova.
L'esperimento culinario si è concluso bene: ho preparato un risotto con zucchine, curry e philadelphia che era la fine del mondo. E non perché ero stata io a prepararlo (tra l'altro io non vado matta per il riso, quindi fidatevi del mio giudizio), ma perché sul serio come prima prova è venuto davvero bene!
La prossima volta vi invito tutti a casa mia! :-)



martedì 20 novembre 2012

Con un disco dei Sigur Ròs.

Ci sono giorni in cui sono particolarmente nervosa, forse questo è uno di quelli.
La pioggia non aiuta: i miei capelli in costante disordine e le mie scarpe piene di passi, ma anche di acqua, ne sono la prova.
Novembre è un mese molesto: regala piogge ininterrotte e bestemmie da trattenere sulle labbra.
Trattengo anche le lacrime mentre piano piano vedo le mie scarpe rosse inzupparsi d'acqua e perdere il loro colore. 
Saranno da buttare, penso.
Guardo la pioggia scendere, nonostante ci sia il mio ombrello rosa a proteggermi. E' proprio un paese di merda questo: le strade si allagano, la gente passa in macchina e ti bagna, e tu giochi a fare Hoppipolla per attraversare da un marciapiede all'altro.
Mi chiudo nel cappotto, serro le labbra e le nascondo tra le pieghe della sciarpa per evitare che le parole imperversino tra le gocce che scendono dal cielo.
E nel frattempo la pioggia lava, non solo le strade, ma anche i pensieri. Scivolano via, leggeri, si perdono tra le molecole di acqua, così tante, così fastidiose, così onnipresenti.
Sorrido, cerco di calmarmi, infondo potrei anche scorgere il bello perdendomi tra queste gocce. Senza stivali sento l'acqua bagnare i piedi, e le ossa avvertono i primi brividi di freddo.
All'angolo sotto casa intravedo mio padre, con le fatiche del lavoro stampate sul viso, mi aspetta e corro per mettermi sotto il suo ombrello.
Siamo bagnati fradici tutti e due, abbiamo piedi umidi e pelle profumata di pioggia.
Non so se questo tempo mi piace. 
Forse è più bello guardarlo dai finestrini, solo così la città, sotto la pioggia, potrebbe sembrare affascinante. 
Cerco di non lamentarmi, raccolgo i capelli, distendo i nervi e mi rilasso preparando la cena.
Racconto la giornata a mia madre mentre le preparo un the, e taglio le zucchine, ché questa dieta sta diventando seria, più di quanto pensassi.
Vorrei ci fossi tu ad attendermi, a percepire gli odori di questa casa, a suggerirmi il film da guardare stasera.
E invece mi ritrovo la pioggia, un caldo maglione e un disco dei Sigur Ros.


domenica 18 novembre 2012

10 anni.

Io dico grazie al quel 18 novembre di 10 anni fa, 
e allo stesso tempo lo maledico perché forse sarebbe stato meglio se
fossi rimasta mano nella mano con me stessa.


sabato 17 novembre 2012

Bacio le ferite

Bacio le mie ferite, sporche, profonde, infette. Le ferite che nessuno vede, e che, distratta, copro ogni volta che mi guardo dentro. Ferite che cancello con i miei pensieri sempre rivolti ad altro. Quei pensieri che mi fanno sentire diversa, strana, a volte inadeguata.

Bacio queste ferite in un periodo che non mi appartiene, che mi fa sentire pellegrina, straniera, senza alcun cordone legato alla mia terra, al mio modo di fare, strafare, sognare. Ferite sporche di irragionevoli discorsi, buttati lì, come se fossero pagine accartocciate e lasciate ingiallire al sole.

Le mie ferite, che poi tanto mie non sono. Quelle profonde, che nessuno ha mai sfiorato e toccato. 
Ferite che gettano lacrime su sentieri troppo asciutti, su pensieri scritti male, su frasi dimenticate, come i bigliettini lasciati al vento. Infette di principi persi tra le parole, di gocce nostalgiche che ogni attimo si susseguono disturbando la mia quiete, di macchie stese sul passato che difficilmente vanno via.

Bacio le ferite di un tempo stanco e incerto, che non vuole andare via, di un presente nostalgico e flemmatico. E mentre le bacio, ne assaggio il sapore metallico che mi lascia la bocca amara e gli occhi umidi.

Bacio le ferite di tutto quello che non vuole andare via, di tutto quello che è nascosto, che a volte non mi appartiene, di quello che mi fa sentire sempre uguale dentro quando invece fuori cambia tutto, che mi infastidisce fino a darmi noia, fino a farmi sentire apatica, inerme, senza voglie e senza sogni.

Bacio le ferite che scavano, erodono, consumano fino a bruciare. 
Le ferite che annullano fino a non farmi pensare, fino a farmi sentire un automa, senza parole, senza gesti che possano consolarmi.

Bacio le ferite che rendono insipida la vita, distruggono il coraggio della ricerca, la volontà di farsi strada. Quelle che sono tatuate dentro me, quelle che lavo ogni giorno con la speranza di vederle brillare in una luce diversa.

Bacio le ferite e tutto questo mi sembra una follia, perché mi riscopro una mendicante che elemosina con ritegno il suo passato, che rovista nei suoi dolori, che indora le pillole dell’infelicità.

Ma io bacio ancora le ferite per far andare via il dolore, anche se ormai non credo più che faccia effetto.

 

E se ti fermi ad asciugare con lo straccio i miei pensieri
strizzalo poi bene in un secchiello
e pescaci poesie d'amore e recitamele,
mi lego i capelli e ascolto.


venerdì 16 novembre 2012

Sfila il preservativo.

Il titolo sembrerebbe equivoco e invece....calma! Non è l'invito a nessun uomo che per sbaglio si trovasse a passare di qua.
Tra i tanti utilizzi che si possono fare del preservativo (eh già! sembrerebbe unico #einvece), c'è chi ha pensato di utilizzarlo per farci vestiti.
Non è la prima volta che i preservativi vanno in passerella, ma la sottoscritta di queste amenità non ne era al corrente [forse perché ancora legata ad un uso tradizionale del condom :D].

L'organizzazione no-profit Planned Parenthood, che si occupa di salute riproduttiva, ha organizzato una sfilata di abiti interamente fatti con preservativi (gli stilisti avevano a disposizione circa 700-800 condoms) allo scopo di raccogliere fondi per l'organizzazione stessa e promuovere il sesso sicuro.

Qua potete vedere le foto dell'evento di quest'anno, mentre questo è un video della sfilata dello scorso anno:





L'idea è geniale, gli abiti pure ma...ora pensare di andare in giro con frammenti di lattice svolazzanti per promuovere il sesso sicuro, non è che sia un'idea che mi allieta.
Anche perchè diciamocelo...il lattice non è ha tutta questa fragranza odorosa.
Forse sarebbe meglio qualche goccia di Chanel N5, una scollatura profonda e ciao.
Ché il sesso sicuro, se uno è intelligente, sa come si fa.

Quindi sì all'arte e alla creatività di tutto questo mondo, ma gli abiti in lattice lasciamoli in passerella!


[Film] Memorie di una geisha


Sinossi: venduta dai genitori a soli 9 anni, Chiyo finisce in una casa di geishe, dove è costretta a subire le vessazioni della bella e crudele Hatsumomo. Dopo un tentativo di fuga, Chiyo viene punita e ridotta alla condizione di serva. 
Un incontro casuale con il Direttore Generale le cambia la vita per sempre. Chiyo capisce di voler diventare una geisha per servire quest'uomo.
Sotto il nome di Sayuri, diventerà una delle geishe più raffinate e ricercate, ma il suo cuore continuerà a battere per quest'uomo, anche se, sa benissimo che amare è un lusso che una geisha non può permettersi. 

Pellicola del 2005 diretta da Rob Marshall e prodotto da Steven Spielberg, drammatica ma romantica allo stesso tempo. Sì, mi è piaciuto anche se all'inizio ho fatto un po' fatica a riconoscere i personaggi...mi sembravano tutti uguali con le stesse facce e gli occhi a mandorla! :-)
[Spero non mi legga mai Rob Marshall :D]

PS. il film potete trovarlo anche su Youtube






giovedì 15 novembre 2012

On air #57



La differenza tra me e te 
Non l’ho capita fino in fondo veramente bene 
Me e te 
Uno dei due sa farsi male, l’altro meno 
Però me e te 
E’ quasi una negazione. 

Io mi perdo nei dettagli e nei disordini, tu no 
E temo il tuo passato e il mio passato 
Ma tu no. 
Me e te, è così chiaro 
Sembra difficile. 

La mia vita 
Mi fa perdere il sonno, sempre 
Mi fa capire che è evidente 

La differenza tra me e te 
Poi mi chiedi come sto 
E il tuo sorriso spegne i tormenti e le domande 
A stare bene, a stare male, a torturarmi, a chiedermi perchè. 

La differenza tra me e te 
Tu come stai? Bene. Io come sto? Boh! 
Me e te 
Uno sorride di com’è, l’atro piange cosa non è 
E penso sia un errore. 

Io ho due tre certezze, una pinta e qualche amico 
Tu hai molte domande, alcune pessime, lo dico 
Me e te, elementare 
Da volere andare via. 

La mia vita 
Mi fa perdere il sonno, sempre 
Mi fa capire che è evidente 
La differenza tra me e te. 
Poi mi chiedi come sto 
E il tuo sorriso spegne i tormenti e le domande 
A stare bene, a stare male, a torturarmi, a chiedermi perchè. 

E se la mia vita ogni tanto azzerasse 
L’inutilità di queste insicurezze 
Non te lo direi. 
Ma se un bel giorno affacciandomi alla vita 
Tutta la tristezza fosse già finita 
Io verrei da te. 

Poi mi chiedi come sto 
E il tuo sorriso spegne i tormenti e le domande 
A stare bene, a stare male, a torturarmi, a chiedermi perchè. 

La differenza tra me e te 
Tu come stai? Bene. Io come sto? Boh! 
Me e te 
Uno sorride di com’è, l’altro piange cosa non è 
E penso sia bellissimo 
E penso sia bellissimo.



[Ci sono canzoni che parlano di noi. E questa, sembra strano, ma è una di quelle]

mercoledì 14 novembre 2012

Giorno 1

Da oggi sono sotto regime alimentare serio.
Ho una nutrizionista che mi segue, tante cose sane da mangiare e una forza di volontà che non deve vacillare. 
L'obiettivo è correggere lo stile alimentare e ovviamente perdere qualche chilo.
Oggi in laboratorio è partito un coro dalla mia nuova fidanzata * Michi mangia la mela, mangia la mela, Michi mangia la mela sulle note di Guantanamera.
Peccato però che non ho avuto tempo per fare merenda e la mela me la sono mangiata alle 8 di sera su una panchina della stazione, con lo sguardo minaccioso di due in divisa che mi guardavano male solo perché pulivo la mia mela con un coltello. Per fortuna non hanno fatto storie, anche perché con un coltello a punta tonda chi avrei potuto uccidere? 
E niente. Il primo giorno è andato. Anche se adesso metterei volentieri la testa nella dispensa e comincerei a mangiare cioccolato come se non ci fosse un domani.
Credo che sarà il sacrificio più duro.
Anche perché il cioccolato mi garantiva quella minima dose di affetto giornaliera. Per fortuna che oggi mi sono fidanzata. 

*Io e Georgie siamo le uniche ragazze non fidanzate del gruppo (le uniche che hanno dichiarato il loro status) e oggi parlando di regali di Natale e tutte le manfrine varie che ci sono tra i fidanzati, abbiamo deciso di metterci insieme. Così lei mi regala un weekend nella sua villa al mare a Vieste e io...e io devo ancora decidere cosa regalarle.

martedì 13 novembre 2012

Foglie sulla neve #11

C'è che ogni tanto arriva qualche lezione interessante che ti fa capire

che i tuoi studi non sono del tutto inutili.

Che tutta quella roba astratta che studi qualcosa di funzionale ce l'ha.

Che biotecnologie non sono solo geni, proteine, tecniche varie, pipette e puntali.

Che la ricerca è ancora più affascinante se ha a che fare con i gesti del quotidiano vivere.

Che non c'è cosa più bella che interpretare a livello biologico comportamenti abitudinali dei quali mai avresti pensato ci fosse stata una spiegazione scientifica così dettagliata.

E niente, oggi sono rimasta affascinata da una lezione di neuroscienze su sesso, sessualità e cervello.

Non ci sono parole, solo un sorriso e la mia mente che continua a ripetere bello! bello! bello!

domenica 11 novembre 2012

[Film] Venuto al mondo.

Quando vai a cinema a vedere la trasposizione di un libro che hai amato molto, c'è sempre un po' di paura, un po' di incertezza, perché vorresti che le immagini del film non rovinassero mai quelle che la tua mente è stata in grado di elaborare con le parole del libro.
Quel timore ieri è stato mio quando ho deciso di andare a cinema a vedere Venuto al mondo, quando alla cassa ho fatto il mio biglietto, prima che le luci si spegnessero e le immagini cominciassero a scivolare su quello sfondo nero.
Ma si sa, chi va a cinema per un film tratto da un libro, non deve aspettarsi di ritrovare esattamente il libro. 
La riduzione filmica comporta necessariamente delle perdite, molto probabilmente porterà via quella profondità per la quale il libro ci è rimasto dentro, e questo è un rischio che inevitabilmente si corre. Inevitabilmente verranno meno alcuni tasselli e altri, nuovi, saranno aggiunti.
Venuto al mondo l'ho letto più di due anni fa, unico libro per il quale ho pianto, ho riflettuto, macinato pensieri con il cuore stretto stretto per alcuni giorni, come se qualcuno l'avesse preso e strizzato fino ai minimi termini. 
Ma del resto è impossibile rimanere indifferenti di fronte ad un libro nel quale tematiche contrastanti come morte e nascita, amore e guerra, senso di perdita e di riscatto, si incastrano così perfettamente da dare vita a una storia drammatica, amara, struggente, a tratti surreale, eppure così profumata di vita, di amore, di bellezza oltre tutto l'immaginabile.
Non si può rimanere indifferenti di fronte al coraggio e alla volontà spietata e senza freni di Gemma di diventare madre a tutti i costi, di fronte allo splendore fresco e vitale di Diego; alla irriverente poeticità di Gojko; alle struggenti vicende di Aska, alla drammaticità e agli orrori, che io per prima ho vissuto distrattamente da lontano, di una guerra della quale tutti sappiamo fin troppo poco.
La storia di Gemma, della sua ossessiva ricerca di quel lucchetto di carne che possa tenerla legata in eterno all'uomo che ama, della sua maternità negata su uno sfondo violento e tragico, quale la guerra di Sarajevo, fanno di Venuto al mondo un film delicato e intimo, eppure così drammaticamente spietato. Un film che scandalizza, che scuote le nostre insensibilità rimaste assopite dai bombardamenti mediatici che ogni giorno fanno entrare nelle nostre case l'orrore, come se quella sterilità raccontata vada a scrollare, infrangere, confondere tutte le sterilità che ci portiamo dentro.
Superflui i commenti di chi dice che il film non è fedele al libro, che lo scarto tra i due è eccessivo e che la trasposizione cinematografica non rende giustizia allo spessore letterario del capolavoro della Mazzantini. 
A me sinceramente questo importa poco, ho amato tanto il libro e sono rimasta altrettanto scossa dal film. Tutte le stelline possibili a Venuto al mondo.

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