domenica 12 aprile 2015

[Eravamo così soli, di quella solitudine che germoglia disastri]*

Sono appena tornata da un weekend intenso passato tra Pisa, Firenze e Lucca. 
Non ho la forza fisica di scrivere, né tanto meno di pensare, ma il magone che si è posizionato all'altezza dello stomaco mi obbliga, prepotente, a sviscerarlo e raccontarlo.

A Firenze ci sono finita per la mostra multimediale di Van Gogh, mentre a Pisa mi sono fermata per dormirci. Non ho scelto un albergo, ma un letto comodo che già conoscevo e che, in un certo senso, era a me già familiare: quello di testadic

Adesso potete capire benissimo perché ho questo groviglio nello stomaco che mi spinge a scrivere. 

Pensavo che entrambi ci fossimo messi il cuore in pace - e non solo - quando a dicembre siamo usciti per l'ultima volta insieme da semplici amici. 
E invece forse mi sbagliavo. Forse ho sottovalutato qualcosa, se poi con molta tranquillità siamo finiti a letto insieme senza che nessuno dei due l'avesse programmato. 
Non c'è niente di male nel fare l'amore con una persona che un tempo ti piaceva e che forse ti piace ancora. Ma si sa, in certi momenti il come è importante. Come ci siamo arrivati a scambiarci mucose, baci e tanto altro non lo so. Ma di sicuro, questa volta, la nostra solitudine ha generato disastri. 
Mi sono sentita per l'ennesima volta parole come siamo distanti, io e te non possiamo stare insieme, non siamo caratterialmente compatibili, c'è un'attrazione fisica e mentale ma bla bla bla, tu mi regali emozioni ma bla bla bla. Un copione che pensavo non avrei sentito più e invece.

La notte è passata in fretta, stanca e silenziosa oltre il cigolio del letto, ma il giorno è trascorso lento con le inquietudini che ci siamo portati dentro e che, con molto imbarazzo, ci siamo silenziosamente raccontati. 
Non riusciremo mai a capirci, mai a leggerci per intero. Rimarremo sempre ancorati all'idea che ognuno ha dell'altro senza fare nessun passo per andarsi incontro. 
Siamo riusciti ad ammetterlo e forse questa è una gran cosa. Ma è arrivato il momento di dirsi addio sul serio, senza ricadere in fallimentari tentativi di rimanere amici nonostante tutto.
Ho salutato Pisa con indifferenza, sperando che questo distacco non sia poi così doloroso. Chissà se un giorno ci ritornerò, ma per adesso ho depennato questa città dalla cartina.

*Il titolo è tratto dal libro Emmaus di Baricco


3 commenti:

  1. aime ti capisco più di quanto tu creda...guardarsi e a un certo punto nel bel mezzo di una storia non capirsi ne riuscire a comunicare nonostante esiste un legame potente. forza e coraggio!

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  2. É difficile prendere le distanze, ma per quanto doloroso, che alternative avresti?
    Alternative sopportabili?
    Dignitose?

    Non siamo oggetti da usare all'occorrenza, ma persone.

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  3. Rispetto ovviamente le tue scelte e le tue azioni, perchè è la tua vita appunto. Però io in una situazione del genere non saprei ficcarmici, cioè, è una cosa troppo lontana da me che, per certe cose, sono estremamente "definitivo", e credo sia meglio per tutti. Però ovviamente non so tutto quello che invece sai tu, su questa storia, e comunque è normale avere anche altre visioni.
    Perciò, spero solo che tutto vada per te per il meglio, per quello che è il tuo meglio

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