martedì 16 aprile 2013

Michi al mercato.

Ho sempre amato le bancarelle. Fin dai tempi in cui ho cominciato ad avere i miei primi soldini nelle tasche. Fa niente che poi non erano proprio i miei ma di mio padre. 
Comunque ho costretto tutti - amici, parenti, fidanzati- a fare un giro , almeno una volta, al mercato con me. Mercato comunale, quello della festa patronale, della frutta, del pesce, di qualsiasi cosa. Purché sia mercato e ci sia qualcosa da comprare. E non è un caso se nelle città che visito il mercato è quasi una tappa obbligata.
Fatta questa premessa, oggi io e una delegazione tutta al femminile della mia famiglia, composta da madre, sorella, zia e nonna ci siamo recate al mercato comunale (c'è di tutto: abbigliamento, cianfrusaglie, mobili, alimentari, ecc.).
Quando ero bambina, durante l'estate soprattutto, andare al mercato era un rito fisso del martedì. Si partiva di casa alle 8.15, si raggiungeva il centro a piedi e si passavano quelle 2-3 ore alla ricerca del capo non solo più economico ma anche di buona qualità. 
Che gioia starete pensando! Immaginate cosa voleva dire per una  bambina-ragazzina tutto questo: 
svegliarsi presto quando si poteva dormire fino a tardi, 
camminare con il sole in testa 
e poi tornare a casa a mani quasi vuote. 
E perché
Perché non potevo comprare abiti nei negozi come tutti gli altri? 
Provare un capo davanti allo specchio e decidere da sola se mi stava bene o no, senza far scegliere agli occhi di mia madre? O peggio ancora a quelli di mia zia o mia nonna? 
Perché bisognava risparmiare. 
Giri e giri per giungere sempre alla stessa soluzione: il vestito te lo fa mamma! 
E così altre ore perse dietro alla ricerca del tessuto migliore per quell'abito, quel pantalone, quella giacca. Unica cosa positiva: quei capi avevano una firma importante, quella di mia madre.
Con gli anni questa abitudine è stata persa. Mia madre non cuce più e il tempo per andare al mercato si è drasticamente ridotto. Però ogni tanto mi piace andarci, un po' per conservare il ricordo di un' abitudine del passato, un po' per godermi il contatto verace e spontaneo con la gente, un po' -ovviamente- perché la speranza di comprare qualcosa di carino (che parolone) c'è sempre. 
Fa niente che poi torno a casa quasi sempre nervosa e insoddisfatta. Oltre che a mani vuote. Soprattutto da quando il Made in P.R.C ha sostituito di gran lunga il Made in Italy. Non che prima fossi lì, rigorosamente attenta all'etichetta, ma almeno la scelta di un capo italiano mi faceva stare tranquilla su taglia, rifiniture e qualità.
E purtroppo nei negozi la situazione non è molto diversa. Mi consola solo l'idea di avere un camerino tutto mio e il fatto di poter comprare roba low cost che mi stia almeno bene.
Oggi non ero alla ricerca di un capo particolare, ma mi sarebbe piaciuto fare acquisti. 
E così è stato, per carità. Ma prima ho dovuto tristemente ri-accorgermi che tutta questa scelta che uno pensa di avere non c'è. 
Le bancarelle non sono altro che l'una la copia dell'altra. Non solo roba cinese tutta uguale, ma soprattutto TAGLIA UNICA. Ma unica de che?! E quelle cicciotelle come me, dove vanno a vestirsi? Al mercato per taglie conformate?! No, perché se c'è io ci vado pure. Ma ditemelo.
Alla terza- quarta bancarella ho sbroccato di brutto. Credo che il ragazzo mi avrà preso per matta. Beh lo sono, ma questa è un'altra storia. E ci sta. Ci sta che lui mi guarda male. E ci sta pure che io perda quei 10-20 kg e mi vesta come una persona normale....però. Però se anche mia sorella fa fatica a trovare un capo, fatevele due domande, no?! E poi tutta questa roba sintetica che basta che sei in ritardo di due minuti, un passo un po' più veloce e ti ritrovi l'ascella pezzata e impregnata di sudore che manco un cane morto. Ma anche no, grazie.
Per comprare qualcosa ho dovuto davvero faticare e non solo per trovare qualcosa della mia taglia, ma soprattutto qualcosa che fosse diverso da tutto il resto. Non l'abito che avrebbe fatto colpo, ma per lo meno qualcosa che rientrasse nel mio stile. Morale della favola: sono tornata a casa con due maglie (una blu e una corallo) e un paio di scarpe. Ma credo che non metterò piede al mercato per i prossimi 3 mesi. Forse.

4 commenti:

  1. Sottoscrivo tutto, ormai sono gli stessi miei pensieri al mercato, quelle rare volte che ancora ci vado... solo un paio di bancarelle (italiane, ovviamente) si salvano, ma proprio due in croce. Che tristezza.

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  2. Mi hai fatto ridere, tutto vero...! io mi concentro sul lato positivo, zero qualità ma almeno quantità... che di questi tempo purtroppo, l'una esclude l'altra. guardaroba vario e in continua evoluzione :-)

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  3. Io qualcosina riesco a trovare, ma c'è da dire che dopo la prima volta che le metti in lavatrice il risultato è DI SA STRO SO.

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  4. a me i mercati affascinano ma non sono oggettivamente capace di comprare.
    secondo me è qualcosa legata al talento :)

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