mercoledì 18 novembre 2015

Digitalism mode on.

Sono piuttosto abitudinaria nei miei momenti di pausa a lavoro (in realtà non si tratta di una vera e propria pausa, ma di due ore di incubazione del mio solito esperimento).

In ordine sparso:
1.coccolo un po' la macchinetta del caffè e le concedo di viziarmi a sua volta;
2.mando messaggi random su whatsapp;
3.accendo spotify e scrivo;
4.controllo la posta;
5.lavoro, ovvero leggo paper che potrebbero tornarmi utili per quello che sto facendo;
6.mangio (e a dismisura anche).

Lo so, sono degna di un Pulitzer del fancazzismo. 
Oggi, per esempio, sono arrivata al punto 3. Ho messo su musica elettronica, e non chiedetemi perché, ma ultimamente mi piace più del solito, e ho cominciato questo post. Che in realtà non doveva cominciare proprio così. Ma chi mi legge sa che io soffro di anoressia dialettica quando si tratta di cominciare un post. E se non lo sa, adesso ne sarà consapevole.

Che volevo dirvi? Niente. Che oggi sto messa male più del solito. E che la musica elettronica non basta. E neanche il sorriso che riesce a strapparmi il barista tatuato del bar che mi chiama la sua bbbiologa con un numero imprecisato di B. E neanche la brioche con noci e acero che oggi mi sono mangiata alla faccia della dieta. Niente.

Passerà, mi dico. Certo. E perché non dovrebbe passare? E' solo un giorno nero come mille altri. 
E invece, passerà è una frase del cazzo. Perché non passerà. 
Perché se qualcosa si è rotto dentro, non basta il tempo ad aggiustarlo. E allora quel passerà non vale niente. Non vale neanche un conforto momentaneo.


2 commenti:

  1. Dipende da cosa si rompe il tempo non è sempre uguale.
    un abbraccio bbbiologa :-)

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  2. Il tempo non aggiusta niente. E' la vita che ci metti dentro che a volte lo fa. Ce la metti?

    RispondiElimina

E ora dimmi cosa pensi...

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