domenica 18 maggio 2014

Giornata lunga di depressione AKA domenica.

Come ci si sente quando si è (o forse si crede) di essere nel posto sbagliato? 
Ricordo vagamente la sensazione che ho avvertito quando ero in un posto non giusto. Avrò provato un disagio momentaneo e poi come al solito sarò scappata o me la sarò fatta passare, magari stando in compagnia, prendendo la bici o facendo qualcosa che potesse tenere occupati i miei neuroni. 

E’ da quando ho saputo che devo laurearmi (molto probabilmente) a luglio che sto male. 
Dovrei essere felice, si sta chiudendo un cerchio, sto aggiungendo un altro tassello al puzzle della mia vita. 
E infondo lo sono. Ho fatto gli esami in tempi record, con una media che non mi sarei mai sognata in vita mia, ho sfidato la mia ansia, le mie paure, le mie insicurezze. Ho imparato a gestirle e a gestirmi. Sono felice per questo. 
Eppure dentro di me si è aperto un buco nero che piano piano sento mi sta risucchiando e quello che temo di più è che poi arrivi ad un punto di non ritorno di nome depressione. 
Non so come descrivervi quello che mi passa in testa, ho un cumulo di paure che mi mangiano poco a poco, giorno per giorno. Mi faccio sempre le stesse domande, mi chiedo se quello che sto vivendo e costruendo sia quello che voglio veramente. 

Quando sono arrivata a Verona ero gasata a mille, avevo progettato come sarebbe andato il mio futuro, o meglio i miei prossimi tre anni. Davo per certo che avrei fatto il dottorato e, ora che la possibilità di questa scelta diventi concreta, non sono più sicura di nulla. Non vorrei buttare all’aria questi mesi, ma mi chiedo ogni giorno se voglio che la mia vita –almeno per i prossimi 3 anni- sia qui. 
Verona mi piace, ma non sono ancora riuscita a trovare la mia dimensione. Se escludiamo i miei colleghi, non conosco più nessuno. A parte qualche conoscenza sporadica. Non solo, mi sembra che qui stia solo cercando delle scuse per riempire il tempo, senza poi viverlo. Non so se sono stata chiara, ma davvero faccio fatica a raccontarvi come sto. Mi sento persino un’ingrata nei confronti dei miei e di questa possibilità che la vita mi ha dato. 

E’ sicuramente anche prematuro pensare a quello che può succedere dopo la laurea. Però il fatto che il mio capo dia per scontato che io faccia il concorso mi fa sentire un po’ l’acqua alla gola. E poi non so…ci sono tante altre paure, tanti altri moti emotivi che prendono forma dentro di me e che mi fanno stare inquieta. 

E’ questa la vita che sognavo? E’ questa la vita che voglio? Me lo chiedo ogni giorno. Non mi rispondo, perché fondamentalmente sono una vigliacca, perché sento di essere poco lucida in questo momento per dire sì o no. Non posso neanche non pensarci, come ho sempre fatto, rimandare il problema a quando si presenterà, perché qui c’è in gioco qualcosa di molto serio. Si tratta del mio futuro, del mio lavoro, della mia vita. Spero che tutte queste pippe passino in fretta perché davvero non mi sopporto più.

5 commenti:

  1. Un passo alla volta.
    ammira dove sei arrivata, attendi luglio e con calma cerca di guardarti intorno e capire :) cosa vuoi dal futuro.

    ;)

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  2. Maimaimai rinunciare alle opportunità per le paure. Mai!

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  3. Michi- capisco al 1000% come ti senti, perche io lo vivo sulla pelle da un po di tempo stando a 1000 km da casa e in un altro paese. un paio di considerazioni da chi ci e' gia passata. In primis, e' verametne ottimo che sei gia cosi cosciente di come ti senti anche se dici che non riesci a esprimerlo. Io mi sono sentita cosi per anni e ho cercato spiegazioni ovunque, prima di accettare che a 1000km da casa in fondo non stavo per niente bene. secondo, la crisi che stai passando e' anche dovuta (almeno cosi e' successo a me) per il passaggio da "studentessa" ad adulta. Stai uscendo dalla comfort zone di qualcosa che hai fatto per anni, stai raggiungendo un traguardo agognato da anni ed e' normale che ora ci sia la famosa domanda "so what??". Prenditi tempo per goderti l'arrivo al traguardo e non pensare gia al dopo. il dopo verra' da solo. A verona stringi i denti e buttatici col cuore, per cercare di VIVERE e non sopravvivere. anche perche in fondo sono "solo" 3 anni- ha gia il tempo contato e ti assicuro cio non e' per nulla male!

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  4. .....il mio consiglio e' SCEGLI COL CUORE, non per convenienza.
    Segui la tua passione, e che sia una passione vera, non fare scelte comode, il mondo e' grande e bello anche al di fuori dell'Italia. La famiglia e gli amici rimangono, ma tu hai una vita sola ed hai il DOVERE di provare a realizzare I tuoi sogni. Certo ci saranno sempre dubbi, insicurezze ed errori, ma anche gioie estreme e l'alzarsi al mattino per andare ad un lavoro che AMI!
    Ho fatto queste scelte vent'anni fa, quando non c;era internet ed I cheap voli della Ryanair e non me ne sono MAI pentita.
    É' mio dovere quindi spronarti a costruirti la vita che vuoi.
    Anna

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  5. Amica, il problema di farsi degli amici, se non si è sociopatici, si risolve in tempi brevi. Verona la conosco abbastanza limitatamente, come sai, ma di sicuro delle occasioni non mancano. Anzi, una la conosco pure: il gruppo di balli popolari, se ti piacciono ;-) Si tratta solo di trovare il giusto punto di partenza.
    La domanda giusta è: tu sei convinta di voler fare il dottorato? Se la risposta è sì, il problema non si pone. Io non sono la persona più adatta per parlare di questo argomento: un dottorato lo sto finendo e, come dice Simona, sto sopravvivendo e non vivendo. Ma, semplicemente, perché è stata una scelta di cui non ero del tutto convinto fin dall'inizio, e che non ho avuto il coraggio di lasciare quando ero in tempo, per timore di rimanere a piedi.
    Non ho dubbi che, se questo è ciò che desideri, non rimpiangerai la tua scelta e ti troverai bene dalle nostre parti :-) Abbraccio

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