giovedì 1 maggio 2014

Pensieri assurdi che vengono fuori dopo una rimpatriata.

Ieri sera ho incontrato i miei ex compagni di liceo. 
Su 24, eravamo 8. Tra gli assenti c'erano quelli giustificati perché espatriati dall'ameno paesello, i pacchisti, i fantasmi, i perennemente impegnati e quelli che, causa attack, non si scollano dai loro partner.
Il numero non era importante ma se ci saremmo stati tutti sarebbe stato davvero bello. 
Il problema però non è questo.
Il problema è che io ieri per una buona parte della serata mi sono sentita un' inadatta. O forse un'inetta. Avete presente La coscienza di Zeno? Ecco più o meno così.
Ero l'unica non ancora laureata, non ancora stipendiata, non ancora fidanzata, non ancora maritata, non ancora con prole, non ancora realizzata
Ok, forse neanche i miei compagni che hanno lavoro, mogli/mariti, fidanzati/e, figli e suocere scassapalle lo sono. Però avevano qualcosa
E io improvvisamente mi sono sentita vuota, forse rimasta ancora con quell'aria leggera dei miei 19 anni dopo la maturità, quando, invece, di anni ne ho molti di più. 
Per fortuna i miei neuroni hanno subito cancellato questi pensieri catastrofici e sono stati bravi nel farmi godere la serata (in realtà dovrei ringraziare anche la birra, ma poco importa). 
Ma stamattina io non potevo ignorare quello che ieri le mie orecchie hanno ascoltato. E soprattutto come mi sono sentita. E poi ancora i loro sguardi, le loro emozioni, le loro parole.
Razionalmente mi dico che non devo pensarci, che infondo la mia vita è bella così, che sicuramente il mio percorso è stato diverso, che i miei amici non si sono trovati sballottati da un letto di ospedale all'altro per due anni della loro vita, che magari non hanno incontrato persone che li hanno rubato tempo ed energie, che magari sono stati molto più fortunati di me e meno coglioni di me. 
Ma sarebbe troppo facile dare la colpa alle cause esterne, al mondo, alla sfiga.
La verità è che io non ho saputo vivere bene il mio tempo, le mie relazioni, le mie passioni, i miei doveri. E lo so che questi ragionamenti sono assurdi, che non ha senso farli, che sono giovane -direte voi, che c'è una vita per recuperare, che il passato è passato.
Ma io continuo a sentirmi un'inadatta.


25 commenti:

  1. Ah baby siamo in due. E sai che di dico? Sticazzi...
    Adesso che sono quasi al termine sto rivalutando il mondo da studentessa.
    Goditelo. Matrimonio e prole lasciali ad altri. TU devi concentrarti su una folgorante carriera :-D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La penso come te, ma penso anche che la carriera brillante non può colmare certe mancanze! Ma per questo ci vorrebbe un post a parte! ;-)

      Elimina
  2. Capisco perfettamente la sensazione, la stessa cosa accade a me... Non laureata, non fidanzata... I motivi per cui siamo "indietro" sono sicuramente diversi, ma, almeno per me, sono convinta che le difficoltà che ho avuto mi abbiano fatta crescere molto e, ti dirò, sono anche abbastanza orgogliosa di questo e credo che possa valere anche per te. Non ti abbattere, tutti prima o poi devono affrontare dei problemi, delle difficoltà che fanno mettere in discussione un po' di cose e che ti obbligano a fare delle scelte, a star male e poi a dare il massimo. Anche le persone che incontri possono davvero fare la differenza, in bene e in male, sono d'accordo. Anche qui, si impara a prendere il buono che c'è in ognuno e a lasciar andare la negatività degli/negli altri e a trovare in sé la positività e l'energia. Ecco, credo che tutto questo faccia crescere.
    (spero di non risultare spocchiosa, proprio non ho di che vantarmi... ma cerco di vedere il lato positivo)
    Laura

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Laura, tu fai bene a guardare il lato positivo. Lo faccio anch'io, e credo sia l'approccio migliore con cui relazionarsi con le questioni della vita.
      Ma il discorso per me, al momento, è un altro. E' un discorso complicato, è un vuoto che le parole non sanno descrivere, sono paure e incertezze che non reggono nessuna strategia!

      Elimina
  3. Ti capisco così bene (nonostante io abbia 24 anni e in 24 c'è gente che si "realizza") che mi fa male rispondere.

    P.s. io avevo capito che tu stessi facendo la specialistica :*

    RispondiElimina
  4. Se la cosa ti può consolare,siamo probabilmente in due (e sicuramente di più) a sentirci inadatte...

    RispondiElimina
  5. Concentrati sulla tua carriera, per il resto non direi "inadatta" semplicemente hai preso conoscenza di ciò che avresti voluto (?) fare .

    Ecco ora che lo sai :D fallo!


    Un MEGA iper-abbraccio da una studentessa come te.

    RispondiElimina
  6. Per tutti noi ci sono i tempi giusti, non ti preoccupare, arriveranno le cose con i tempi giusti anche per te.

    RispondiElimina
  7. Guarda, io ho 31 anni e mi sento ancora in crisi come se ne avessi 16. Se mi metto a fare il confronto con gli altri va a finire che mi butto giù da un ponte.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non arrivo a questo punto, perché di solito mi preoccupo più di come farmi passare questi stati d'animo, piuttosto che pensare al suicidio! :D

      Elimina
  8. Ti sei risposta da sola: Non devi pensarci

    sai qual'è il mio punto di vista sulle cose ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il "non pensarci" credo che con me non funziona!

      Elimina
  9. Sono più' grande di te, ma mi sono sentita così' diverse volte fino ai 30 anni....poi ad un certo punto si sono chiuse una serie di cose che stavo facendo ed è' stato chiaro a me è al mondo dove stavo andando!!!! Non si dovrebbe giudicare mai, ma sicuramente se proprio si deve fare un bilancio non si fa a metà' strada!!!! Una farfalla se la guardi troppo presto, sembra un verdetto insipido!!!! Sofia

    RispondiElimina
    Risposte
    1. hai ragione, ma è nella mia natura esaminarmi e fare bilanci a metà strada...

      Elimina
  10. Ti sto scrivendo tra una pausa di studio e l'altra.
    E mentre le mie dita dovrebbero scivolare su questa tastiera scrivendo qualcosa di sensato per la tesi, eccomi approdata qui, dandoti il mio sostegno e il mio punto di vista.
    Sembra banare scriverlo, ma io mi sento proprio come te.
    Mi devo ancora laureare (alla soglia dei 30), ne ho passate di tutti i colori (tra salute e cambio di università) e, ciliegina della torta, da 2 anni lavoro.
    Faccio un lavoro che non mi gratifica, che non avrei mai pensato di fare in vita mia. Eppure eccomi qui: la commessa che tutti i clienti (non) vorrebbero incontrare! Ma il destino mi ha giocato dei brutti scherzi.
    Ho dovuto lavorare perchè i miei non potevano più pagarmi l'università... Così ho cominciato ad arrangiarmi da sola...
    Risultato? Un lavoro che non mi piace, uno stipendio che "va via" per pagare la retta universitaria ed io che ancora non sono laureata, perchè studiare e lavorare è difficile.
    Non so te, ma io, oltre a sentirmi come ti senti tu, non ho stimoli dall'esterno. Nessuno crede in me, i miei ci hanno quasi rinunciato e benchè io ce la stia mettendo tutta, mi fanno sentire una fallita.
    Ho capito comunque che, devo dar retta solo a me. Solo io so quanti sforzi sto facendo, quello che ho dovuto affrontare, quindi...
    Tutto questo per dirti che non sei l'unica e dovresti sentirti orgogliosa di essere arrivata dove sei adesso, coi tuoi sforzi e nonostante tutto.

    Scusa per il post chilometrico, spero di non essere stata troppo sfacciata...
    E se hai bisogno di sfogarti, sono qui :)

    Ti abbraccio forte.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non ti preoccupare, a me fa piacere che il mio blog sia uno strumento di sfogo ma anche di confronto!! ;-)

      Elimina
  11. Purtroppo temo che per tanti giovani questo momento sia particolarmente ingrato, a prescindere dalle proprie scelte... Michi io e te siamo coetanee e credimi, io sono laureata e fidanzata (da anni) ma le parole che hai scritto potrebbero descrivermi perfettamente. Non conta tanto quello che hai "sulla carta", perchè tanto l'epoca è talmente schifosa che una laurea non equivale a più possibilità di lavoro e un fidanzato non equivale alla possibilità di farsi una famiglia, perchè cazzo se non si lavora come la mantieni una casa? E se posso dirti, allora ti senti anche peggio: ha raggiunto tutti quei "traguardi" che la società si aspetta da te, ma sei ugualmente congelato in questa strana adolescenza continua, una specie di girone infernale, in attesa di trovare un lavoro "vero", in attesa di poter "spiccare il volo" lasciando casa, in attesa, in attesa, in attesa... e intanto invecchi e ti senti sempre più inadatta. Scusa lo sfogo... un abbraccio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. credo che tu abbia centrato appieno! un abbraccio anche a te!

      Elimina
  12. Volevo tanto una casa mia e adesso confondo l'indipendenza con la solitudine.
    Anche se in realtà non sono mai a casa e ho i miei meravigliosi amici.
    Forse mi sento così solo perchè chi aveva promesso di esserci è scappato a gambe levate. Forse perchè nel cervello ha 6 anni. Forse perchè nel cuore è ancora più piccolo.
    Mi sono sentita una single sfigata, che ha trovato il lavoro che credeva di volere e ora, a 30 anni, si accorge che le sta stretto.
    Poi ho pensato che Vaffanculo.
    I nostri 5 mila pensieri, cambi di rotta, ospedali (e ne so qualcosa) rivisitazioni sul tema di noi stesse e delle nostre vite ci rendono ricche e migliori. E che di certo c'è chi, guardando la luce accessa della finestra della MIA casa, avrà voglia di capire chi la abita e cosa c'è dentro a quella persona. Che se poi lo scopre vorrei che lo spiegasse meglio anche a me.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. quando hai citato la casa ho pensato subito a quello che sto vivendo qui a VR. Abito in una casa che vivo poco, le mie coinquiline non ci sono quasi mai ed io, pur essendo molto indipendente, mi sento tremendamente sola!

      Elimina
  13. Ciao! Non ho mai avuto il coraggio di scriverti un commento, ma ora dopo queste tue righe non posso più non farlo. E' un po' di mesi che leggo il tuo blog e ogni volta è come leggere una pagina di me stessa, è come vedere scritto nero su bianco pezzi omologhi della mia vita, sentimenti che combaciano, "ragionamenti assurdi" che imperversano anche nella mia testa. La sensazione che hai provato tra i tuoi compagni non mi è per nulla estranea, anzi. Non sono ancora laureata (e pensa che studio anch'io biotecnologie :D ), non ho un lavoro neanche nel mondo dei sogni e un fidanzato neanche a parlarne! Se guardo verso il futuro vedo nebbia, la fitta nebbia della Val Padana, dal momento che sono ancora qui a chiedermi che cosa posso ottenere dalla vita del mondo e che cosa la mia vita a sua volta può dare al mondo. Se guardo al passato vedo momenti volati via senza esser vissuti appieno, opportunità sfuggite, piaceri non goduti e persone perdute per strada, tutto come sabbia che scivola da mani incapaci di stringere sufficientemente forte le dita. E mi sento non realizzata. E mi sento vuota. E mi sento inadatta.
    Ma sai che c'è? E' che veramente ciascuno ha un proprio cammino da percorrere, diverso da quello di chiunque altro, che porta a destinazioni altrettanto diverse; veramente ognuno ha le proprie persone speciali da incrociare, con cui camminare insieme per sempre o anche solo per un po' e poi basta, con cui divertirsi, amarsi, ma anche litigarsi e deludersi, ché poi è anche a loro che dobbiamo ciò che siamo ora; veramente c'è chi è meno coglione e più fortunato di noi, ma poi c'è pure chi non ha avuto neanche quello che noi abbiamo avuto e che giudichiamo essere poco (dei più coglioni in giro non c'è bisogno di dire nulla se non che sono più che in abbondanza!). Io dico che è normale (e giusto, seppur non piacevole!) pensarci, osservare l'attorno e confrontarsi, quindi porsi domande scomode e pretendere risposte, ma è doveroso rispondere a se stessi guardando se stessi, con autocritica certo, però senza giudicarsi troppo, perché sì, noi siamo in superficie tutti uguali con desideri più o meno simili, ma la nostra vita no, le scelte che abbiamo dovuto fare no, le difficoltà che abbiamo dovuto superare no, i nostri "io" profondi no.
    E, come dice Paulo Coelho, "Ascolta il tuo cuore. Esso conosce tutte le cose", esso sa cosa cercare e dove cercare per realizzare te stessa. E ancora, dai tempo al tempo!

    Ps: Scusa per il poema!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. il cammino personale è fondamentale...ma, purtroppo, a volte non può giustificare certi sbagli, certe scelte, certi momenti non vissuti a pieno!

      Elimina

E ora dimmi cosa pensi...

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...