venerdì 30 ottobre 2015

[Di quelle cose che succedono e...niente, sei contenta]

Ieri è successa una cosa strana. In realtà più di una. E poi, in verità, non così strana.
Sono successe delle cose così normali, eppure così estranee alla vita di tutti i giorni che mi hanno fatto pensare a fine giornata che...cazzo, la vita sa sempre come lasciarti senza parole.
E magari anche con un sorriso sulle labbra.

Ho ricevuto un grazie, nel caos di un ipermercato, che non mi aspettavo.

Ho passato una serata con delle persone care. Godendo del bene che un'amica può dimostrarti preparandoti da mangiare.

Ho ricevuto una piantina di violetta da un uomo. E no, nessun spasimante impazzito. Solo uno slancio di affetto che mi ha fatto intenerire il cuore.

Ho scovato una bugia nell'armadio delle sovrastrutture di un uomo. E allora mi sono chiesta che bisogno c'è di mentire. E che bisogno abbiamo di mostrarci per quello che non siamo se poi c'è comunque chi è disposto a sceglierci.

I miei primi dosaggi proteici hanno rivelato, dopo mesi, i risultati attesi. E ok, non frega niente a nessuno. Ma io posso sperare un pochino che il mio progetto di dottorato (forse) ha un senso.

E niente. Penso che alla fine non servono grandi cose per apprezzare la vita.
E che magari ha senso se le cose belle siano condivise, che di selfie e foto in compagnia non ce ne facciamo granché.

[Dopo questo momento di elevato tasso glicemico, rimetto a posto il cuore nella cassa toracica, buon weekend].

mercoledì 28 ottobre 2015

[Film] Io che amo solo te.

Brevi (almeno spero) considerazioni su IO CHE AMO SOLO TE (il film). 
Vi avevo già parlato del libro, di cui ricordo con molto piacere la storia ma butterei volentieri nel cesso tutto il resto. Sorry, Luca...ma non è che mi fa impazzire come scrivi. 

Comunque, ieri sono uscita contenta e allo stesso tempo con gli occhi umidi dal cinema. 
Contenta perché non avevo regalato inutilmente 5 euro all'UCI, avevo sorriso per gran parte del film e mi sono innamorata di Orlando, il fratello dello sposo, interpretato da Eugenio Franceschini (che sarà pure del '91 ma è un figo da paura). 
E con gli occhi umidi perché, Io che amo solo te, pur essendo un film leggero mi ha fatto riflettere un sacco, oltre che piangere un pochino. E questo per merito o colpa proprio di Orlando che durante il matrimonio fa un discorso che è vero e non c'è bisogno di aggiungere altro, se non andate a vedere il film. 

Quindi le mie brevi considerazioni sul film sono:
- esistono libri con storie belle ma scritti di merda e per fortuna ci fanno i film per farceli apprezzare, e questo è proprio il caso di Io che amo solo te;

-le mie ghiandole lacrimali funzionano ancora e, collegate al microchip emozionale, sono in grado di sgorgare come fontane (ebbene sì, anch'io ho un cuore); 

-il tradimento esiste. E tutti tradiscono. Facciamocene una ragione e non una malattia (astenersi ragazze convinte che diranno no, ma io non tradirò mai o il mio uomo mi ama così tanto che non mi tradirà mai; tornate sul pianeta terra e ammettete il vostro animo fragile - e porco; 

-l'amore vince su tutto. E sì, è una frase fatta, ma se trovi la persona che riesce a perdonare le tue fragilità (che sono poi le fragilità di tutti) allora forse hai conosciuto l'amore vero. Quello delle poesie e dei film. Che non è poi così impossibile;

-amo la mia terra con tutte le contraddizioni che ha;

-ci sono scene un po' grottesche, forse al limite del reale, ma dopo quello che ho vissuto in prima persona all'ultimo matrimonio, posso dire che davvero tutto può succedere;

-quanto è complicato amarsi?

Ora, bypassate il libro e andate a guardare il film.

domenica 25 ottobre 2015

Quando mi sento sola genero disastri.

Quando mi sento sola genero disastri.
Tipo mandare all'aria il mio regime alimentare dietetico. 
Tipo ficcare la testa nella dispensa alla ricerca spasmodica di qualcosa che abbia almeno l'odore del cioccolato.
Tipo comprare cose che non mi servono per poi pentirmene.
Tipo mandare messaggi a persone di cui non me ne frega un cazzo o perlomeno dovrebbe non fregarmene. 

Come l'altra sera. 
Pioveva e io mi sentivo tremendamente sola. 
La pioggia non aiutava il mio stato d'animo e nei miei neuroni aleggiava un desiderio malsano di rivedere una persona che non mi ha dato niente e che, con molta probabilità, mi ha tolto qualcosa. Come il tempo e un indefinito concetto di me. 
Ma in quel momento non ragionavo.
Vedevo la pioggia scendere sul vetro della macchina e tremavo per il freddo.
Nel mentre, continuavo a ripetere una sola frase. 
Stasera avrei voluto rivederti. 
Non era un desiderio di rivederlo, quanto più di non sentirmi sola in mezzo a quella pioggia.
Perché sapevo benissimo che se l'avrei visto, la mia solitudine non avrebbe comunque trovato giovamento. 

Ho cercato di resistere, ma tornata a casa ho preso il telefono e ho scritto quel messaggio.
L'ho scritto ad un orario in cui sapevo sarebbe stato impossibile incontrarsi. 
Avevo solo bisogno di comunicarlo, quel mio desiderio malsano.
Dopo circa un'ora è arrivata la sua risposta. Voleva rivedermi anche lui. 
E no, non perché anche lui celava questo desiderio. Credo fosse una risposta di circostanza. Altrimenti perché non dirmelo prima? 

Non ci siamo visti e dubito succederà.
Mi crogiolerò nell'illusione del potrebbe succedere. 
Potrebbe tenermi in vita nei prossimi giorni.
Così come potrebbe uccidermi lentamente.




giovedì 15 ottobre 2015

Sono andata al cinema per piangere e invece.

C'è che in questi giorni non voglio stare sola, come spesso succede, così sto facendo di tutto per riempire il tempo quando torno da lavoro. 
Lunedì e martedì ho fatto sport e ho visto le mie amiche, ieri, invece, ho deciso di andare a cinema. 

Per la sottoscritta, dovete sapere che guardare un film è un evento piuttosto raro. Ancor di più al cinema. Il problema non sono i film, che mi piacciono anche, ma il fatto che io, ferma, su una poltrona anche comoda, per due ore, NON CI SO STARE. Per di più in silenzio. 
No, se posso, evito volentieri il cinema. 

Ieri sera però avevo voglia di vedere il film di Muccino, Padri e Figlie. 
Uno di quei film che, stando al trailer, mi avrebbero fatto piangere un po'. Sì, perché ieri avevo voglia di piangere e dovevo trovare un motivo banale per svuotare un po' i dotti lacrimali, ostruiti da lacrime accumulate per precedenti situazioni.

Così ho chiamato una mia amica e le ho proposto il cinema. Tutto questo succedeva due giorni fa. Avevo controllato gli orari e il cinema. Ore 21.30 al cinema dell'ameno paesello. Perfetto, non ci si doveva neanche spostare.

Arriviamo con circa 30 minuti di anticipo per evitare di rimanere senza posto, visto la brillante idea dei #cinemadays. Ma il film non c'è. 

Come sarebbe a dire non c'è??? Sì, non c'è. Perché, proprio in occasione dei #cinemadays, avevano deciso di cambiare la programmazione di mercoledì e non di giovedì, come di solito succede. E io, genio, non avevo minimamente controllato su internet questo cambio di programmazione.

Momento di panico: io e la mia amica vediamo andare in frantumi l'organizzazione di una serata. E adesso? Mica possiamo tornarcene a casa? Cambiare città per un altro cinema? Non se ne parla nemmeno.

Soluzione? Vediamo Suburra, il film di Sollima, l'unica alternativa allettante che il cinema dell'ameno paesello offre.
Il film non è male, ma cristo...che angoscia! Per diverse scene del film ho dovuto mettermi le mani alle orecchie e abbassare la testa. E sì, io non pensavo che fossi così sensibile e fifona. Anzi, mi credevo pure quella che, allenata di fronte alle mille pozzanghere di sangue viste in Grey's Anatomy, non avrei battuto ciglio di fronte ad un petto traforato da un proiettile. E invece.
Per non parlare di quanta indignazione mi è venuta nel vedere Favino - che interpreta un politico corrotto- che scopava con due escort, di cui una minorenne. Giuro che, in quel momento, stavo per alzarmi e gridargli sei una merda. Poi mi sono accorta che ero a cinema e non nella sua camera d'albergo. 

Così, io che volevo andare a cinema per piangere un po', mi sono ritrovata ad essere indignata e a riflettere sui problemi dell'Italia corrotta. Ma parliamone come se ne parla dell'ultima collezione di scarpe Primadonna (eh sì, perché noi povere sfigate poverelle mica possiamo metterci a parlare delle suole rosse di Louboutin)!

Insomma, tutto questo per dirvi che:
- sono uscita dal cinema piuttosto scossa, forse non nel modo in cui volevo, ma tutta quella violenza mi ha scombussolato un po'.
- il film è carino, ma parliamo ancora di cinema medio;
- le donne vincono su tutto (guardate il film e poi mi dite);
- la prossima volta, se ho voglia di piangere, devo farlo senza la scusa del cinema.

mercoledì 14 ottobre 2015

Stamattina, per esempio, ho di nuovo paura.

Passiamo anni a costruirci una corazza, poi ci accorgiamo, ad un certo punto, che la vera conquista è togliersela. Perché essere indifesi e scoperti di fronte alla vita, forse, è la soluzione migliore. Ci si fortifica dentro più che fuori. 
Sì, lo so. Sono tornata con l'ennesimo pippone. Però pensavo a quanta bellezza nascondiamo dietro i nostri scudi. Io, per esempio, ho una corazza spessissima. Una lastra d'acciaio impenetrabile (all'apparenza). Mi piacerebbe toglierla, ogni tanto. Con tutte le sconfitte che ne deriverebbero. 
Ché se ci mostrassimo per quello che siamo, forse, saremmo scelti lo stesso. O magari amati.
E invece. E invece tornano in gioco sempre quelle fottute maschere. Perché nasconderci ci sembra sempre la soluzione migliore. Quella che appare più indolore.

Mah. Io comincio a rovesciare le carte. Comincio a pensare che ho sbagliato tutto. E non posso tornare indietro. Neanche lo voglio. Voglio mettere dei però come possibilità di scelta, come prospettiva di cambiamento. Chiavi di svolta che aprono altri mondi. 

Ho toccato il fondo ancora una volta. Questa volta l'ho raschiato fino a farmi sanguinare il cuore. Sono così abile a farmi del male. A non volermi bene. E ci metto tutta la razionalità possibile per impegnarmi a fare sempre peggio. 

Ho avuto paura in questi giorni. Così tanta da non saperla gestire. 
Ho confidato nelle mio corpo, l'ho stressato per non sentire dolore. Mi ha assecondato per un numero indefinito di calorie andate via con litri di sudore. L'ho ringraziato.
Ma non è bastato. Stamattina, per esempio, ho di nuovo paura. 

giovedì 8 ottobre 2015

MA PIACERE A CHI?

Stamattina mi sono svegliata piuttosto allegra. Ma la verità è che dentro stavo malissimo.
Il mio fisico sembrava agire per inerzia. Sono entrata subito in doccia, mi sono lavata i capelli, ho messo le cuffie alle orecchie e ho ballato davanti allo specchio mentre me li asciugavo.
Ho scelto con cura cosa mettermi e mi sono truccata cantando If I ever lose my faith in you
Tutto come se dentro non mi stesse succedendo nulla.
Tutto come se fosse un banale giovedì di ottobre.

E invece no.
Avevo lo stomaco in subbuglio. E non era per il vino di ieri sera o la torta ai pan di stelle.

Avevo un è sposato incastrato nell'esofago che toglieva respiro al mio stomaco.

Cazzo, io le bugie non me le merito. 
Ma la cosa che mi fa più male è che chi mi gira attorno dovrebbe sapere che è meglio palesarsi subito con me, ché se voglio una cosa me la faccio piacere lo stesso con tutti i difetti che ha, che delle etichette mi piace leggerne il senso ma poi sovvertirlo. Che, beh sì, scelgo quello che mi va a dispetto di tutto. E ti scelgo anche se sei uno sbaglio.

Ma questo è un ragionamento troppo alto. Eh scusate, ma qui faccio la supponente presuntuosa. Ma non siamo liberi come crediamo di essere. Dobbiamo sempre omettere, non dire o mentire per piacere. Ma piacere a chi??

Non ho molte parole. Questa volta ho davvero l'umore sottoterra.
Per fortuna stasera parto.
Verona again.



giovedì 1 ottobre 2015

Mi merito solo uomini che



Negli ultimi tre anni la mia vita sentimentale è stata un disastro. A volte divertente, altre volte noioso, altre volte pericoloso. Insomma, i disastri possono avere mille sfumature e i miei insuccessi sentimentali ne sono la dimostrazione. 

A parte la storia con testadic, forse l'unica degna di nota, che mi ha portato via un pezzettino di cuore, così piccolo da non accorgermene subito ma sentirne le conseguenze dopo, tutti gli esemplari maschili che ho incontrato non hanno trovato una collocazione, se non provvisoria, in nessuna parte del mio corpo. 
Forse qualcuno si è infilato nei miei ormoni, qualcun altro nel mio stomaco e qualcun altro nella mia vagina. 

Gli ultimi esemplari sono quelli che sono andati via per primi. 
Sono quelli per cui mi è partito subito l'ormone e, per evitare che mi partisse altro, ho bruciato tutte le tappe in poco tempo. 
Mi sono difesa così negli ultimi anni. Non me ne fregava niente di nessuno. 
Una mantide che faceva fuori il suo sposo nel momento stesso in cui decideva di andarci a letto. Ho provato quasi piacere nel sapere che quella volta sarebbe stata l'unica. E così ho ripetuto il copione. Una, due, tre e non so quante volte. Ma non ero la mantide che credevo, quella che dopo l'accoppiamento avrebbe fatto finta di nulla. 
In bocca mi rimaneva l'amaro di quel gesto così cannibale. Non avevo l'animo così forte da ignorare, il giorno dopo, lo strappo di cui ero vittima e carnefice allo stesso tempo. 
Gli ormoni tornavano al loro posto creando dentro un vuoto sempre più profondo, uomo dopo uomo. Ogni volta mi dicevo che era l'ultima. Ci credevo fino a quando non succedeva di nuovo. 

E ci ho creduto fino a qualche settimana fa. Fino a quando, l'ennesimo essere XY ha incrociato la mia strada. Troppo bello per essere vero. Troppo bello per essere ignorato dalla sottoscritta. 

Sono stata io a lasciargli il numero. Sono stata io a farmi divorare dalla sua curiosità. Sono stata io a concedermi senza troppe remore. 
Perché il sesso senza testa è bello, e vale la pena non negarselo ogni tanto. O forse mai. 

Sapevo già l'epilogo. Perché doveva essere diverso? E invece lo è stato. 
Perché questa persona mi ha cercato il giorno dopo. E il giorno dopo ancora. E quello ancora dopo. Ovviamente per sesso, ché se spero che qualcuno mi cerchi per altro, posso anche morire. 
Solo che io non ero pronta

Insomma, io alcuni uomini li uso e li getto. E lo so che è brutto dirlo, ma preferisco così, piuttosto che essere usata e gettata. Preferisco che non ci sia nessun dopo, che molto spesso è solo una collezione di imbarazzanti parole e gesti goffi nel tentativo di spiegarsi razionalmente ciò che ci succede. 
E allora meglio evitarli, quei dopo

E niente. Oggi mi ha cercato di nuovo. Aveva del tempo e voleva vedermi. Ci saremmo divertiti. Ma io ho detto no. Perché non potevo. E non perché non volevo. 
Ho desiderato per giorni che il mio corpo si incastrasse al suo. Non gli avrei detto di no, non ora. Ma davvero non potevo concedermi a lui come avevo già fatto. E così ho tirato fuori la mia parte razionale, gli ho chiesto un compromesso: una chiacchierata
Ci sarebbe tornata utile per capire che, infondo, non siamo solo estrogeni e testosterone. Ma ha rifiutato perché, a detta sua, non ce l'avrebbe fatta a trattenersi. Quanto sono paraculi gli uomini? 
A detta mia...cosa poteva dirmi un uomo che sentiva solo il bisogno di portarmi a letto? Niente

Ed è stato in quel momento che ho avvertito il vuoto di cui sopra. Sono sprofondata nella mia miseria, chiedendomi se davvero avevo solo bisogno del suo corpo e di quattro chiacchiere. 
Se davvero questa persona mi meritava e se io meritavo lui. 

Ed è stato in quel momento che mi sono chiesta.... mi merito solo uomini che mi vogliono scopare? Perchè sì, il sesso è bello, ma se non parte dalla testa è inutile. E poi così...trovarsi nel più squallido modo, concedersi senza troppa fatica, potrebbe anche essere bello ma poi? Finita la passione -ammesso che di passione si possa parlare- cosa rimane? NIENTE. Davvero niente. 

Non siamo dei robot, e prima o poi l'amigdala chiede il conto. Un conto salato dove i costi molto spesso superano i ricavi. E chiudere il bilancio, alla fine di tutti gli smussamenti interiori, richiede uno sforzo a volte sovrumano, dove ci si chiede se la gioia ne è valsa quanto il dolore che ha portato. Ci si sforzerà di trovare risposte, rimanendo debitori di parole che non sapremo dire o cercare. E faremo allora i conti anche con le nostre forze. Le nostre illusioni. Le nostre speranze. I nostri sogni, perché no. Cercando di pareggiarli senza perdere troppi pezzi di noi.

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