mercoledì 3 luglio 2013

Il giorno dopo.

Il giorno dopo un esame è come trovarsi in un limbo.
Metti in cantiere così tante cose, che non sai da dove cominciare quando riprendi a "vivere".
Smaltire l'euforia di avercela fatta (sì, l'esame l'ho passato e ho preso 30. 30 a BIOINFORMATICA. B I O I N F O R M A T I C A, capito?!), cercare di mettere ordine alla scrivania rimasta in disordine per troppi giorni, riprendere i contatti con il mondo: i caffè in sospeso, le uscite con gli amici, le corse sul lungomare, la pausa pranzo al sole.
Eppure sono una che cerca sempre di fare tutto, di non negarsi nulla.
Ma i giorni che precedono un esame sono sempre terribili.
Comunque ce l'ho fatta. E questo è quello che conta.

E mi piacerebbe dirlo anche a chi si segrega in casa per preparare un esame.
Ragazzi non serve. Ma davvero.
Sabato sera sono uscita facendo le 2 e domenica mi sono concessa anche l'happy hour in spiaggia.
E non ve lo dico perché voglio un brava da parte vostra. Non me ne frega nulla, e non ho niente da dimostrare.
Il cervello ha bisogno di respirare, altrimenti i neuroni vanno a saturazione di informazioni che comunque non ricorderete se vi prende l'ansia.

Brutta bestia, quella.
Per fortuna sto imparando a gestirla. E credo che questo giochi a mio favore. Se tutti gli esami che ho fatto fino ad ora sono andati bene è perché mi sono dimostrata abbastanza sicura. E mica perché lo fossi davvero su quello che avevo studiato (voi non potete immaginare con quanti dubbi io mi presenti all'esame).
Può sempre capitare quella domanda che ti può stroncare.
Però mi impongo di essere più forte.
Ma vabbé. Lasciamo perdere questa psicologia spicciola.

La mia vita ultimamente è un cantiere. Di solito, uno in estate dovrebbe andare in vacanza, e invece la mia testa e il mio corpo si riattiva più che mai.
Sto decidendo dove fare il periodo di internato per la tesi. Ho già scelto il campo e molto probabilmente dovrò fare le valigie. Me lo auguro, sinceramente.
L'ameno paesello è diventato troppo piccolo. E non parlo solo di confini geografici. Quelli non mi interessano. La gente qui non cresce mai, e lo so che adesso mi direte che ovunque è così. Si, si. Lo so. Ma a 27 anni l'esigenza di allargare gli orizzonti, di cominciare a pensare un po' a te, a mettere quei famosi mattoncini per il futuro, di nutrirsi e confrontarsi con storie diverse dalla tua, di sperimentare nuovi modi di vedere e di vivere, si fa sempre più forte.
C'è ancora troppa gente che vive in funzione di quale locale andare di sera e cosa indossare.
Che noia.
E ci sono anche io nel mucchio, mica lo nego. Perché anch'io mi perdo in questi futili dubbi.
Però basta, si cresce. Si ha voglia di respirare, di desiderare.
E io desidero molto per la mia vita.


6 commenti:

  1. Non c'e niente di meglio di vedere i limiti e poi decidere consciamente di superarli- geaografici o no. in bocca al lupissimo per i tuoi piani!

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  2. bravissima! purtroppo io non ho ancora imparato a gestire l'ansia durante gli esami :(

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  3. Miticaaaaaaaaaa!!!
    e bel post!!!

    prima degli esami anch'io uscivo... stare in casa ti fa venire solo dubbi... non stacchi... "ossigenare il cervello" ci sta... ci vuole... e ti auguro il meglio... cambiare aria apre nuovi orizzonti e sicuramente crea un nuovo inizio migliore...

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