martedì 16 luglio 2013

Nessuno ha mai detto che sarebbe stato facile.

Se c'è una cosa che ho imparato in tutti questi anni di università è che c'è sempre qualcuno disposto a buttarti giù.
A demolire il tuo spirito di sacrificio con un soffio.
A ridurre ai minimi termini la tua voglia di fare.
A scoraggiarti con una semplice parola detta ad occhi sbarrati.
E non parlo mica dei professori. Per loro sei un numero. Per qualcuno, forse, qualcosa in più. Ma questi sono casi rari.
Io parlo dei colleghi. Di quelli che studiano come te, o quasi. Di quelli che dovrebbero sgobbare sui libri proprio come fai tu.

Ogni esame per me è prendere atto dei miei limiti, di quel non ce la farò mai che diventa un martello pneumatico che disturba il sonno.
Fino a quando non subentra la razionalità, la presa di coscienza che nulla è impossibile. Basta solo rimboccarsi le maniche. Spirito di iniziativa. Volontà. Sacrificio. Pazienza. Ché alla fine se ce la fanno gli altri, chi sono io per non farcela?
Ti tocca solo qualche rinuncia, sbattere la testa sui libri e buttarti a kamikaze. Tanto la cosa peggiore che può capitarti è una bocciatura o un brutto voto che puoi sempre rifiutare.

Di gente che ha demolito i miei entusiasmi, la mia voglia di fare, la mia tenacia, ne ho incontrata molta in questi anni. Continuo ad incontrarne tuttora. Gente che ti manda un messaggio dicendoti ma sei sicura di farcela? Il materiale è tanto da studiare.
Mi piacerebbe assecondarli un po', dirgli No, non ce la faccio. Perché potrebbe essere realmente così, potrei non farcela. Il tempo è sempre poco, le paure tante, le tentazioni molte. Ma so che sarebbe la risposta che si aspettano, quella che alleggerirebbe i loro sensi di colpa, e molto probabilmente anche i miei. Perché, non prendiamoci in giro, quando ti fai schiacciare dalle paure e dalle ansie, cerchi sempre di trascinarti qualcuno per non sentirti solo. Per rendere più leggere le tue paranoie, i tuoi sensi di colpa. Soprattutto quando sai che non stai studiando come dovresti.

E invece, vorrei dire a questa gente che sono stanca. Che sono stanca delle loro lamentele, ché a lamentarsi si perde solo tempo. 
Studiate, non ammorbate quelle come me che cercano di chiudere in tutti i modi possibili il capitolo università. Che le paure distraggono anche me dall'obiettivo. Mi buttano giù, mi fanno perdere tempo, mi fanno sentire ancora di più una stupida che non riesce nei suoi intenti. Non sono mica diversa. E' solo che ho imparato a stare in silenzio, ad accantonare le paure inutili, a non trasmettere a quelli che si trovano nella mia stessa situazione le mie ansie.
Vorrei dire che è molto facile mollare la presa, non costa nulla, ma che non voglio, perché è da perdenti. E io non voglio esserlo. E mica perché mi sento dio. No. E' solo che non voglio accumulare sconfitte adesso. Ne ho accumulate già tante e sono sicura ce ne saranno altre che dovrò fronteggiare in futuro.

La laurea ha dato sicuramente una scrollata al mio modo di fare, o meglio di studiare. Non solo. Quando fai i conti anche con l'età che avanza, che non è più quella di una studentessa, ti rendi conto che hai solo una scelta da fare: accelerare i tempi. Essere più responsabile, perché stai costruendo quello che sarai in futuro. Se oggi vanto di un libretto che mi piace (sì lo dico, la mia media mi piace), lo devo a questo. Non al fatto che io sia intelligente o brava. Anche. Ma non credo sia solo questo. Non so se la mia preparazione ad ogni esame sia stata effettivamente da trenta, forse sono stata solo fortunata con le domande. Ma di una cosa sono sicura: quel libretto è frutto della mia tenacia, della mia sicurezza, della mia pazienza, della mia testardaggine. Della voglia di farcela, di dimostrare a quella gente, la stessa che ha voluto distogliermi dai miei obiettivi, che io ce la posso fare. Che studiare non è mica semplice, ma al momento è il mio compito. Lo devo ai miei genitori che mi pagano le rette universitarie. Lo devo a me stessa, perché sto avendo la possibilità di costruirmi qualcosa. Lo devo a quelle persone che credono in me. A mio nonno che pensa che io potrò prescrivere farmaci e curarlo. Alle mie amiche che mi stanno accanto nei momenti di sconforto. E non posso buttare tutto in pasto allo scoraggiamento. Che la strada è ancora lunga e in salita, ma va bene così. Infondo, nessuno ha mai detto che sarebbe stato facile.


7 commenti:

  1. Nessuno ha mai detto che sarebbe stato facile. Tutti però che sarebbe stato difficile. D'accordo su tutta la linea... il tuo post mi è piaciuto molto. Un saluto ;)

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  2. le cose semplici non si apprezzano mai fino in fondo...

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  3. Concordo su tutto! E ti abbraccio!

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  4. Brava Michi! Continua per la tua strada! Ti assicuro che hanno provato anche a me a buttarmi giù perché, chi è questa sfigata che oggi vuole fare l'insegnante di lettere? "Impara un mestiere pratico". E no, io non desisto. Io voglio fare quello per cui ho studiato e dato anima, tempo, sacrificio. Sono io a voler scegliere il mio futuro, non lo Stato o l'economia con le sue bieche leggi di mercato. Perché oggi, se non sei uno scalatore arrivista non sei nessuno... per loro! Che tristezza!

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  5. T'invidio, capisco che i sacrifici servono eccome. Io devo ammettere che non sono una studentessa modello ho voti discreti, forse anche bassi però mi vanno bene lo stesso, però ogni tanto vedo i miei colleghi che magari hanno voti alti ma non sanno nemmeno che tra la Palestina e Israele c'è un conflitto che dura da anni.
    Penso che alla fine i voti sono dei numeri che non dicono niente di una persona, che ogni voto è dignitoso, l'importante è che quello che hai appreso ti è servito, e ti servirà nel tempo. Buona fortuna!

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  6. Io sono la più piccolina qui (forse), a ottobre dovrei iniziare l'università. Io voglio studiare Lingue, ma chiunque lo sappia mi guarda con sufficienza e aggiunge: "non andrai lontano, al massimo potrai fare la professoressa, se sei fortunata"...Spero di fargli mangiare polvere!

    http://bionicgirl94.blogspot.it/

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  7. Max Pezzali dice: "chi è deserto non vuole che qualcosa fiorisca in te".
    Ignora tutto e tutti, lo so che a parole è facile, lo dicevano anche a me e ci riuscivo solo in parte.
    Dei miei colleghi non mi è mai interessato nulla, nella mia facoltà erano tutti dei serpenti, lo imparavi in fretta, e sotto una certa ottica, era anche giusto così. La competizione spietata fa parte della vita.
    Il peggio per me è stato lo svilimento in famiglia: quando chi non ha studiato ti smonta dicendo che non serve poi tanto e una volta che hai presa la laurea si sente mediocre e ti attacca per ogni minima cosa, questo anche da parte di chi fino al giorno prima della tesi ti spronava. Se hai il supporto di famiglia e amici, hai TUTTO quello che ti serve. Se non l'hai del tutto, tranquilla, vale per la maggior parte. Stringi i pugni, dedica qualche vaffa a chi lo merita e continua per la tua strada. Di facile e buono al mondo non c'è niente. Solo le mediocrità sono facili.

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