martedì 26 novembre 2013

Di aerei da non prendere e di guerre in testa.

Alla fine ho deciso che quell'aereo è meglio non prenderlo. Lo abbiamo deciso insieme. Io non sarei potuta salire prima del 15 dicembre, mentre lui sarebbe sceso qualche giorno dopo per le feste di Natale.
Non aveva senso. Come non aveva senso per tanti altri motivi. Queste cose ti fanno sentire viva, ma poi ti lasciano dei vuoti incredibili. E lo so, non perché l'ho letto su qualche libro, semplicemente...provate e poi ditemi.
Io di cazzate così ne ho fatte, ma le conclusioni sono state sempre le stesse. Ho preso aerei, treni, bus...tutto. Ho rincorso uomini stronzi, altri maledettamente confusi, altri ancora semplicemente privi di significato.
Mi sono fatta male, ma ho sempre cercato di tirare fuori il meglio. Di vedere il bicchiere mezzo pieno.
Non so se questo sarà un copione che si ripeterà, per adesso non mi pongo neanche il problema.
Io e testadic abbiamo ripreso a sentirci, abbastanza spesso direi. La cosa mi pesa, ma questo è un problema mio, ché non sono abituata a ricevere attenzioni. Ho molte guerre in testa, lui lo sa e mi sta pregando di cambiare atteggiamento. Di lasciare la posizione di attacco. Di lasciarmi proprio andare.
Ma è più forte di me. Io costruisco muri. E sono bravissima. Quando capirò che posso essere voluta bene anch'io, sarà troppo tardi (ovviamente testadic è solo il capro espiatorio, al momento, di una situazione che mi porto dietro da un bel po').


giovedì 21 novembre 2013

Prendere o non prendere un aereo.

Ricordate il post di ieri?

No, allora leggetelo.

Si? Allora posso aggiornarvi sulla situazione. E continuare a scrivere. Lo so, non ve ne frega niente. Ma concedetemi questa pausa dallo studio matto e disperato.

Ieri sera Testadic mi ha scritto. Poi mi ha chiamato, perché voleva sentirmi. Che ci siamo detti?

Questo lo tengo per me, non vi ammorbo fino a sto punto ma non posso nascondere che è stata una telefonata molto piacevole. Ho riso tanto, ci siamo raccontati come non facevamo da tempo o come, forse, non abbiamo mai fatto, mi sono contorta centomila volte tra le lenzuola perché ho avuto un attacco di non so che allo stomaco. Non lo so, avrà avuto un effetto particolare questa conversazione.

E' stato come se tutto il trascorso che c'era stato, in realtà, non fosse mai accaduto.

E mi ha detto due cose:

1) che non vede l'ora di dirmi alcune cose guardandomi negli occhi (perché io i tuoi occhi me li ricordo benissimo)

2) di prendere un aereo per vederci.

Ecco, io sto riflettendo sulla seconda. E vi lascio immaginare i pipponi che ne conseguono. Allora che faccio?

mercoledì 20 novembre 2013

Nuovi numeri.

Ciao questo è il mio nuovo ed unico numero che utilizzerò da oggi in poi...puoi cancellare sia 123456789 e 987654321.

Ehm...ciao! Mi dispiace deluderti ma non ho né uno né l'altro. Li avevo cancellati da tempo...

Li avrai cancellati appositamente, immagino.

Certo! Avevi dei dubbi? Li ho cancellati perché non mi servivano.

Rimani sempre la solita stronza. Come stai?

Non so perché oggi testadic-zeta-2-o mi abbia scritto, dicendomi di aver cambiato numero. 
Non aveva senso visto che non ci sentiamo dal luglio del 2012. Sì, me lo ricordo benissimo l'ultima notte che ci siamo sentiti, perché io ero fuori in vacanza e lui aveva conosciuto mia sorella in un locale. Non aveva perso tempo per dirmelo attraverso un messaggio e, non so per quale strano motivo, abbiamo finito per bisticciare, come al solito.

Comunque, non mi sono fatta tante domande. Anche perché ero impegnata a fare altro. Poi però ci ho pensato. E ho risposto a quel messaggio.

E' cominciata così una chiacchierata prima via sms, poi su WA che ci ha portato a chiacchierare fino alle 8 di sera.
Ora raccontarvi quello che c'è stato non ha senso, anche perché non c'è stato nulla (però se vi va potete leggerlo qui). Testadic-zeta-2-o tempo fa ci provò con me, solo che io dovetti fermarlo perché sapevo che era fidanzato. La verità è che non avrei voluto farlo, ma non volevo essere io la responsabile di un suo tradimento. Infondo aveva architettato così bene tutto, che solo un idiota poteva tirarsi indietro. E infatti lui l'ha fatto, non appena io gli ho ricordato che era fidanzato.
All'epoca non ci rimasi male per quello che non c'era stato, quanto più per tutta una serie di motivi e discussioni che ne seguirono. Per me la cosa finì lì, ma evidentemente per lui no. Tant'è che ogni volta che parliamo, finiamo sempre per litigare su chi è stato più stronzo.

Pazienza, mi dico. Certi uomini non c'arrivano proprio, e per fortuna noi donne abbiamo una marcia in più che ci permette anche di lasciar stare.
Io almeno sono così, e dico grazie. Perché non riesco a portare rancori. Perché il passato me lo so tenere stretta, ma so anche lasciarlo stare, qualche volta. Come questa volta. Infondo parlare di cose successe due anni fa non avrebbe avuto senso. Tanto meno ora che viviamo in due città diverse.

Comunque, il mio caro testadic-zeta-2-o, al momento è single. E io sono felice per lui. Sono felice perché finalmente ha aperto gli occhi, finalmente si è accorto che stava con una persona che non amava.

Mi ha promesso che mi avrebbe scritto dopo gli allenamenti, non l'ha fatto, ma non importa. Me lo dico così, tanto per rassicurarmi, tanto per non pensarci troppo.
Anche se da quando mi ha scritto ho fatto esattamente il contrario. Le conclusioni?

1) Testadic-zeta-2-o non fa mai pulizia nella sua rubrica del telefono.

2) Mi ha mandato un messaggio uguale a quello che ha mandato agli altri, quindi non intravedo minimamente la possibilità di un riavvicinamento amichevole.

3) Nonostante la conclusione 3, mi ha comunque fatto piacere che non fossi caduta nel dimenticatoio.







venerdì 15 novembre 2013

Prima di andare in palestra...

Io ho un amico carissimo. Una di quelle persone che mi è stata accanto nei periodi più bui della mia vita.
E' una persona speciale, una sorta di fratello maggiore che non ho mai avuto.

Fino a tre anni fa ci vedevamo quasi tutti i giorni.
Abbiamo avuto non pochi momenti contrastanti, momenti in cui ci siamo scontrati, a volte anche pesantemente. Ma, quando vuoi bene a qualcuno, sai che non puoi fermarti a certi dettagli. Che le diversità esistono, e per fortuna.

Poi una scelta non dipesa da nessuno dei due, ci ha portati a vivere in due realtà diverse. 
Pur nella stessa città, abbiamo cominciato a vederci pochissimo. 
Più o meno una volta al mese. Se eravamo (ero) fortunata due.
Ultimamente ancor meno, perché mi sono impuntata sul fatto che non potevo essere sempre io a cercarlo.
Ok gli impegni, il lavoro, la sua famiglia, la sua comunità, gli interessi diversi.

Ma io? Ma il bene che dici di provare nei miei confronti?

Ho smesso di andare da lui, anche perché ogni volta che ci andavo non ne uscivo così felice.

Oggi è il suo compleanno. Ho voluto fargli gli auguri di persona piuttosto che mandargli uno squallido messaggio. E' stato contento della mia visita ma mi ha dedicato meno di 120 secondi. Un abbraccio e poi una domanda: ma la tua amica xx? 

Ora non mi infastidisce la domanda in sé, sebbene non sia il primo che mi chiede della mia amica manco fossi la sua segretaria, ma perché non mi chiedi come sto io? Perché non ti interessi di me?
E' sbagliato chiedere un ti voglio bene? 

E così non ce l'ho fatta. Sono tornata a casa un po' amareggiata e gli ho mandato un messaggio.
Non so se ho fatto bene, ma con le persone a cui vuoi bene devi sentirti in dovere di esprimere un disagio. Soprattutto se quel disagio ostacola la relazione.
E io l'ho fatto. Non me ne pento. Ci sto solo un po' male perché come al solito mi ritrovo ad elemosinare un po' di bene. 
Ma dico io....cazzo! E' così difficile dimostrare a qualcuno quanto gli/le vuoi bene?

Volete sapere la risposta al mio messaggio?
Ti voglio bene....scusa.
Mah...io a questi ti voglio bene così sbandierati non ci credo più. Preferisco che non me lo diciate, almeno mi illudo di meno.

mercoledì 13 novembre 2013

La vita è troppo breve per leggere libri che non mi piacciono.

Non sono un'accanita lettrice. Non lo sono mai stata, ma negli ultimi 4-5 anni, ho incrementato i miei ritmi. Consumo più o meno un libro al mese, arrivando quindi a circa 12 libri l'anno. 
Sono poco incline al fenomeno del libro lasciato a metà, ma non nego che certi libri...proprio no. Non ce la faccio. E adesso ci sono ricascata. 
E' la terza volta che provo a leggere Pirandello
La prima è stata al quinto liceo. Va beh, sono troppo piccola per capire Pirandello. Infondo ho solo 19 anni. Ho letto le prime tre pagine e poi ciao. Però ci ho scritto una tesina su Vitangelo Moscarda. Disillusione di un'identità. Partivo dal primo capitolo, quello sulla storia del naso e poi ci sparavo un pippone su Pirandello e le sue teorie. Che peraltro mi entusiasmavano un sacco. 

La seconda è stato un annetto fa, forse due. A distanza di molti anni, decisi che era arrivato il momento di leggerlo. Anche perché non avevo più 19 anni (sigh!) e soprattutto perché dovevo dare un certo spessore alle mie letture. E quale libro migliore, se non Uno, nessuno e centomila appena comprato da mia sorella?
Così tirai fuori il mio animo da intellettualoide e cominciai ad addentrarmi nel maggico mondo di Gengé.
Le mie buone intenzioni crollarono subito. Era estate e non potevo crogiolarmi al sole con Pirandello. 
Altro tentativo fallito.

L'ultimo tentativo risale ad un mesetto fa. 
Mi sono imposta di alternare classici di letteratura con romanzi di ultima pubblicazione, un po' più commerciali. Ci sono riuscita con il giovane Werther, poi è arrivato il turno di Pirandello. 
Leggo, leggo, leggo. Supero i primi due libri. Che record! Però il libro non mi prende proprio...riesco a leggere 30 pagine in 3 settimane. Mi sembra troppo poco. E io sono molto lenta, ma in questo caso direi anche troppo. Non trovo molte alternative: crogiolarmi su un libro che non mi prende o passare ad altro. 
Soluzione? La seconda ovvio!
Ora, caro Pirandello, non odiarmi...ma troppi giri di parole in quel libro che il mio cervello non riesce a sopportare. 
La vita è troppo breve per leggere libri che non mi piacciono. Forse rimarrò con il rimpianto di non averti letto, però rimarrà sempre il tempo che ti ho dedicato per la mia tesina della maturità. Ti basta?

venerdì 8 novembre 2013

L'indiano imperterrito.

Non so se vi ho mai raccontato la storia dell'indiano
Scusatemi ma ho una forma giovanile di Alzheimer galoppante, oltre che di pigrizia congenita (mi scoccia andare a rivedere i vecchi posti).
Facciamo finta che non la conoscete. O che comunque ve ne siate dimenticati.

Un annetto fa andai alla Fiera del Levante a Bari. 
E' una fiera carina, soprattutto se ti piace l'arredamento, se ti devi sposare, se hai un amore viscerale per i prodotti tipici della tua terra (vuoi mettere una bella bruschetta con mozzarella doc?) o se, come me, impazzisci per l'etnico. 
Infatti la cosa più allettante di tutta la fiera, a mio avviso, è la Galleria delle nazioni: impossibile uscirne a mani vuote, soprattutto se ami darti un tocco di femminilità con orecchini, collane, bracciali e qualsiasi altra chincaglieria. Non solo, puoi anche rimodernare il tuo guardaroba, stando attenta ovviamente a non eccedere. Insomma non è proprio bello uscire con un cardigan peruviano per un aperitivo. Al massimo puoi concedertelo come giacca anti-sesso per stare in casa.

Io quest'anno mi sono limitata ad una sciarpa in puro cachemire indiana e una borsa africana (del Malawi esattamente)  fatta a mano. 
Diciamo che il pezzo forte sono proprio le sciarpe: riesci a portare a casa sciarpe pregiate a poco prezzo (ovviamente devi avere occhio clinico, perché ci sono anche quelle che trovi al mercato made in PRC).
La storia dell'indiano imperterrito comincia proprio l'anno scorso, quando decisi di puntare i miei occhi sulle sue sciarpe. Erano bellissime, una più dell'altra.
Ovviamente, come da copione, io ero molto indecisa, così mi soffermai a sceglierle per bene. E l'indiano non fu indifferente alla mia indecisione. Cominciò a parlarmi in inglese, mi insegnò qualche tecnica per indossare la sciarpa con nonchalance, si complimentò con i miei occhi e mi chiese subito il numero di telefono.
Rimasi per 30 millisecondi sbigottita e tirai fuori una delle poche frasi in inglese che conoscevo: you must learn by heart! 
Non se lo fece ripetere due volte. E così cominciai a dirgli il mio numero velocemente. 
3-4-8-3....Mi passò il telefono e mi disse di scrivergli il numero. I want to see you tonight.
L'indiano era carino, io ero lusingata dal suo corteggiamento così spudorato, per altro davanti a mia madre sbigottita quanto me perché non capiva cosa stesse succedendo, e non opposi resistenza. Gli diedi, come una vera cogliona, il mio numero. 
Voleva vedermi la sera stessa, ma io non ne ero così convinta. Io credo nel colpo di fulmine, ma solo quando succede a me. La cosa mi puzzava, e non poco.
Nel frattempo continuavo a scegliere le mie sciarpe. Alla fine ne scelsi quattro e facendo gli occhi a cuoricino riuscii a farmene regalare una. Gli promisi che ci avrei pensato e andai via, fiera del mio bottino di puro cachemire.
Dopo 5 minuti mi arrivò una sua chiamata. Voleva vedermi a tutti i costi, insisteva per uscire con me. Impavida gli dissi di sì. Infondo non mi sembrava male, mi sarei fatta quattro chiacchiere, avrei masticato un po' di inglese e mi sarei fatta offrire un gelato senza remore.
Chiusi la telefonata e le mie sinapsi si collegarono. Finalmente! Il grillo parlante, che fino a quel momento dormiva beatamente, si svegliò improvvisamente e cominciò con i suoi pipponi: Michi ma sei proprio sicura di quello che stai facendo? Questo manco ti conosce e già vuole uscire con te! E poi dove vai in una città che non conosci alle 10 di sera?
Insomma, tutta la mia spavalderia svanì nell'arco di pochi minuti. Era un po' da incoscienti ritornare a Bari per uscire con uno che non conoscevo e non parlava la mia lingua. Così mi inventai un impegno improvviso e rimandai l'appuntamento all'indomani. 
Alla luce del giorno e in una Bari più trafficata sarei stata più tranquilla. Se avessi lanciato un urlo, forse, qualcuno mi avrebbe ascoltato.
Dicono che la notte porti consiglio, ma per me non fu così. Nella titubanza più totale, il mattino seguente chiamai la mia amica Emme per avere delucidazioni.  
Il suo tono fu perentorio: era da scellerate prendere il treno per uscire con un indiano conosciuto in meno di mezz'ora. Così, ritrovato il senno, decisi di disdire anche quell'appuntamento.
Mi arrivarono un bel po' di chiamate alle quali non risposi e poi un messaggio in cui l'indiano mi diceva che era dispiaciuto. 

Una settimana dopo, ricordo benissimo che era uno di quei sabati in paranoia mode on, erano più o meno le 10 e io ero incantata davanti al pc a far non so che, mi arriva una chiamata da un numero che non conosco.
Pronto?
Hi. How are you?
Ah, ciao. Ehm...hi.
Cominciai a dare sfoggio del mio inglese scolastico con pessimi risultati. Rimasi zitta per quasi i 3/4 della telefonata, anche perché chi mi aveva chiamato era lui, diciamolo e sottolineiamolo, ergo io non è che avessi molto da dire, figuriamoci se lo dovevo dire in un'altra lingua!
Mi chiamò da Parigi (città nella quale vive) e mi chiese perché fossi stata così..ehm...riluttante nel non voler uscire con lui. Gli dissi chiaramente che non mi fidavo, ma lui tirò fuori la carta vincente: se non avessi avuto intenzioni serie non ti avrei chiamato da Parigi! 
Eh, già perché questa forse è una garanzia, secondo antiche tradizioni indiane!
Non solo, come a voler dimostrare il suo interesse nei miei confronti, mi propose un viaggio a Parigi pagato interamente da lui.
Questo è matto. Vedevo un gocciolone scendere all'altezza della mia tempia destra, mentre un germe infame si annidava nei miei pensieri. Potevo farmi pagare il viaggio e visitare Parigi gratis! Ovviamente gli avrei detto che non partivo più. Queste cose però succedono solo nei film, cioè succedono anche nella realtà, ma questa è un'altra storia, che per fortuna non mi appartiene.
Continuammo la conversazione prima via mail, poi via FB. Parlare scrivendo sarebbe stato meglio per entrambi. Infondo volevo conoscerlo, e non mi vergogno assolutamente di dirlo.

Durante le prime conversazioni fu tranquillo, si limitava a semplici bollettini medici della serie come stai e faceva complimenti aggratis. Poi non so cosa gli sia successo ma ha cominciato a tartassarmi di messaggi, tanto che ho dovuto cancellarlo da FB. Ma la tecnologia ha sempre degli escamotage per fregarti, quindi tolto FB, me lo sono ritrovato su vuozzapp.
Ed ecco che l'indiano dei miei stivali è diventato l'uomo più insistente che io conoscessi. Ogni settimana mi mandava un bollettino medico, non solo, canzoni d'amore indiane (ma cosa vuoi che capisca?!), frasi d'amore, catene di sant'Antonio in inglese- come se quelle in italiano non bastassero, foto dei suoi viaggi e....rullo di tamburi...mi ha persino scritto I love u un paio di volte.
Ciliegina sulla torta, due mesi fa, in occasione della Fiera del Levante mi dice che è a Bari, in fiera.
Ehm...sticazzi!
Ignoro il messaggio, anche perché francamente poco mi importa e poi in quel periodo c'era Uno -che io gli  ho spacciato come fidanzato, ma con scarsi risultati.
Per farla breve, l'indiano non si arrende. E continua a mandarmi messaggi. Soluzione? Lo blocco anche su vuozzapp. 
Ho vissuto in pace per circa due mesi e oggi...mi è arrivato l'ennesimo How r u?
Scusate il francesismo ma...come al cazzo in inglese come si dice?
Quindi fine della storia. 
L'indiano imperterrito si porta a casa il premio per miglior corteggiatore estero insistente. 
E io ogni volta mi chiedo, ma un uomo italiano, magari che conosco e che mi piace, che mi consideri in questo modo, no eh?!




giovedì 7 novembre 2013

[Film] Tutti i santi giorni

Chissà cosa si prova nel non avere figli. Mi sono posta questa domanda un milione di volte. E non perché sto cercando di fare un figlio, maanchenochenellevestidimammanonmicivedoproprio. Però sono quelle domande che ogni tanto come donna mi faccio. E mi partono quei pipponi che... meglio che non vi dica. Confesso che a volte, da spocchiosa, ho troncato qualsiasi elucubrazione mentale dicendomi che se qualcuno ti ha dato un utero ostile meglio non forzare la natura e che l'IVF, per certi versi, è contro natura, come qualsiasi ostinazione per avere qualcosa che non puoi avere. 
E' un ragionamento superficiale e semplicistico il mio, e lo so, perché al momento sono problemi che non mi riguardano (e spero non mi debbano riguardare in futuro) e, soprattutto, perché quando non ci sei dentro alle cose è molto più semplice parlare. 
Magari se un giorno scoprirò di non essere fertile, mi prenderà un magone e una depressione che potrebbero giustificare qualsiasi mezzo per soddisfare il mio desiderio di maternità e ciao discorsi sul ma se succedesse a me io farei così
Però questo post non vuol essere un trattato su quello che penso in merito all'infertilità e alla possibilità di non avere figli, anche perché, ripeto (certe cose meglio ripeterle!) al momento non mi ci trovo nella situazione, non solo, certe situazioni sono così intime e delicate che non si può parlarne a priori. Uno si può fare un'idea, come me, ma che potrebbe rimanere tale o essere completamente ribaltata dagli eventi della vita. 
Questa mia digressione però non è poi così lontana da quello che sto per raccontarvi su questo film. 


Tutti i santi giorni è un film di Paolo Virzì e parla di una coppia di trentenni, Guido e Antonia, toscano lui, siciliana lei, che convivono a Roma.
Guido fa il portiere di notte in un albergo lussuoso, è appassionato di letteratura e ha una fissa per le agiografie, infatti ogni mattina, al rientro da lavoro, porta la colazione a letto ad Antonia, raccontandole la storia del santo del giorno (di qui il nome del film). 
Antonia, invece, lavora in un autonoleggio, scrive e compone canzoni, ha un animo un po' naif e vorrebbe diventare mamma (oltre che ritornare a cantare). 
Il desiderio di Antonia, e ovviamente anche di Guido, scombina un po' l'armonia di coppia e porterà i due a confrontarsi con realtà diverse. Questo bambino, tanto desiderato, purtroppo non arriverà...ma il film non ha un finale così tragico come sembra.
E' una commedia sentimentale senza grosse pretese, se non quella di raccontare un desiderio con gli strumenti più semplici: l'amore.

PS. Vi consiglio anche la colonna sonora. Grazie a questo film ho scoperto quella che secondo me è la Cat Power italiana, non che attrice protagonista di questo film: Federica Victoria Caiozzo, in arte Thony. E' una cantautrice siciliana che Paolo Virzì inizialmente ha scelto per la colonna sonora del film, ma poi l'ha scelta anche come attrice.
Io mi sono ascoltata tutto il cd, Birds, e merita davvero.


martedì 5 novembre 2013

[Libri] Io che amo solo te.

Ero a Polignano , dopo una presentazione, e mi ritrovo a tavola con Gianni e Annamaria Polignano -cognomen omen- con cui iniziamo a discutere di matrimoni. Per una volta non parlo ma ascolto rapito, e il giorno dopo confido loro che mi piacerebbe raccontare una storia. Tempo zero e mi invitano al matrimonio della loro cugina Daniela (con Giuseppe) - che conosco il giorno prima delle nozze- mi prestano una casa meravigliosa a picco sul mare dove scrivere, mi sequestrano a pranzo e cena a ogni mia incursione pugliese , e mi mettono nelle condizioni di parlare con chiunque abbia una storia da confessare, fino a che non trovo questa.
Io che amo solo te è nato così.

Ho voluto riportare questo stralcio, scritto proprio da Luca Bianchini alla fine del romanzo, perché mi sembrava un po' una giusta premessa a quello che sto per scrivervi su questo libro, che ho letto con molto piacere.
Parlare di matrimoni sembrerebbe una sciocchezza, ancor più pensare di scriverci o leggerci un libro. Questo può essere vero in parte, ma in Puglia le cose sono un po' diverse, perché molto spesso il matrimonio non è la celebrazione dell'amore davanti a Dio o al sindaco (guai se ci si sposa al comune...che deve pensare la gente?), ma diventa una vera e propria rappresentazione teatrale dove ciascuno ha una parte importante, persino i fiori sull'altare o il menu al ristorante. E guai a chi viene meno a tutto questo, si rischia di essere tacciati di avarizia, stranezza, follia. Giusto per dirne qualcuna.
Ma Io che amo solo te non è solo la storia di un matrimonio pugliese, è sicuramente ben altro. 
E' la storia di Ninella, una donna di 50 anni che nella sua vita fa la sarta, ha due figlie e un amore, don Mimì, mai dimenticato, con il quale non si è potuta sposare.
La vita però a volte è molto strana, e come dice Venditti certi amori fanno dei giri immensi e poi ritornano. E così succede che Chiara, la figlia maggiore di Ninella, si fidanza proprio con Damiano, il figlio di don Mimì, e decide di convolare a nozze.
Il matrimonio si trasforma così in un vero e proprio evento per Polignano a mare (città bellissima, forse una delle più belle della Puglia che vi consiglio assolutamente di visitare almeno una volta nella vostra vita!), gli occhi dei 287 invitati non saranno puntati solo su Chiara e Damiano, sull'abito della sposa, sui fiori, le bomboniere e le ventordicimila portate del pranzo nuziale, ma saranno, soprattutto, puntati sui loro genitori.
Ninella è una donna molto bella che, da quando è rimasta vedova, si è spenta un po', non abbastanza però da non esercitare un certo fascino su don Mimì, che brama per riaverla ancora. A sorvegliare la situazione c'è sua moglie, che in paese chiamano la First Lady e che, come una delle peggiori suocere, vuole controllare e gestire a tutti i costi il matrimonio del figlio. Perché il matrimonio deve essere indimenticabile, nulla può essere lasciato al caso, tutto deve essere curato nei minimi dettagli: la scollatura dell'abito della sposa, il bouquet semicascante, il nome dei tavoli, l'assegnazione dei posti, le bomboniere.
Ma non sempre un maniacale controllo può assicurare la perfetta riuscita di quello che stiamo organizzando. 
Il matrimonio sarà indimenticabile e non per il gran buffet di antipasti o il trucco impeccabile della sposa, ma Ninella e don Mimì, insieme agli altri personaggi del romanzo (una 17enne che deve perdere 5kg e la verginità, un testimone gay che si presenta con una finta fidanzata -lesbica, una zia terrona che vive al nord e un truccatore un po' sui generis), saranno capaci di riservarvi un sacco di colpi di scena.

Credo che Io che amo solo te  è la storia di un desiderio d'amore rimasto celato in cuori distanti, in cuori che hanno preso strade diverse. 
La storia di un amore voluto e tenuto segreto, che torna a farsi vivo proprio quando meno te l'aspetti, proprio uno di quegli amori che fanno dei giri immensi e poi ritornano
Un libro che racconta i tormenti che ci portiamo dentro senza troppi giri di parole, le paure -inutili- che si annidano nelle nostre anime. 
Non solo, Io che amo solo te è anche una fotografia di quello che avviene qui in Puglia, dalla preparazione (che porta via davvero tanti-troppi mesi, per alcuni, anni) al giorno in cui vengono celebrate le nozze.
Non è un capolavoro e credo non abbia neanche la pretesa di esserlo, ma se avete bisogno di qualcosa di leggero e piacevole, è il libro che fa per voi.

PS. Il titolo del libro fa riferimento proprio alla canzone di Endrigo, Io che amo solo te, una delle canzoni d'amore più belle, anzi direi LA più bella.

lunedì 4 novembre 2013

Bloglovin'

Ce l'ho fatta...ora sono su Bloglovin' e credo potrebbe diventare una droga!
Però l'idea di Ilaria di Pink Butterfly mi piaceva tanto e così ho ceduto.

Ora non vi dico che ci ho perso un po' di tempo per capire come inserire il blog...anzi l'ho pure scritto poco fa, però credo di avercela fatta.
Che la tecnologia sia con me!

sabato 2 novembre 2013

Before I die...

Leggevo oggi su Repubblica del progetto di Chandy Chang che ha creato, partendo da un'esperienza personale, una sorta di lista delle cose da fare prima di morire, impressa poi su una parete di una casa abbandonata e trasposta poi su saracinesche, lavagne, pareti di tutto il mondo.
E così oggi, nel mio pomeriggio di sano cazzeggio, ho pensato a cosa mi piacerebbe fare prima di morire. Vi assicuro che la lista delle cose è lunghissima, ma mi limito a raccontarvi i miei desideri più impellenti.



Fare un viaggio a piedi, semplicemente con uno zaino in spalla e l'essenziale, chiedendo ospitalità alla gente e muovendomi utilizzando solo le mie gambe (e magari qualche volta facendo uso dell'autostop).

Visitare l'India, il Nepal, la Thailandia, il Sud Africa, il Kenya e il Botswana. 

Comprare una casa, possibilmente al mare.

Aprirmi un bed&breakfast o una libreria.

Leggere più classici possibili, in particolare Dostoevskij, Tolstoj, Kundera e i classici italiani.

Sposarmi senza abito bianco, senza acconciatura, senza bomboniere, senza pranzo in una sala ricevimenti. In pratica no al matrimonio pugliese.

Avere due figli. Maschi. Edoardo e Fabrizio o Eugenio o Ettore o Luca o Samuele. Insomma sul secondo nome sono un po' incerta.

Imparare a parlare bene l'inglese.

Trovare un lavoro che mi piace (e potrebbe sembrare scontato, ma non lo è).

Andare ad un concerto degli U2 e di Bruce Springsteen.

Apprendere più cose possibili sull'arte, pittura in particolare.

Tagliarmi i capelli a zero.

Farmi un tatuaggio.

Fare bungee jumping.

Fare un'esperienza di volontariato in Africa e una in quartiere povero/malfamato italiano.

Iscrivermi ad un altro corso di laurea.

Farmi bionda.

Iscrivermi ad una scuola di canto.

Fare un corso di teatro.

Scrivere un programma radio e un libro.

E poi la lista in realtà sarebbe ancora lunga...ma meglio che mi fermi qui. E voi, cosa vorreste fare prima di morire?

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