venerdì 8 novembre 2013

L'indiano imperterrito.

Non so se vi ho mai raccontato la storia dell'indiano
Scusatemi ma ho una forma giovanile di Alzheimer galoppante, oltre che di pigrizia congenita (mi scoccia andare a rivedere i vecchi posti).
Facciamo finta che non la conoscete. O che comunque ve ne siate dimenticati.

Un annetto fa andai alla Fiera del Levante a Bari. 
E' una fiera carina, soprattutto se ti piace l'arredamento, se ti devi sposare, se hai un amore viscerale per i prodotti tipici della tua terra (vuoi mettere una bella bruschetta con mozzarella doc?) o se, come me, impazzisci per l'etnico. 
Infatti la cosa più allettante di tutta la fiera, a mio avviso, è la Galleria delle nazioni: impossibile uscirne a mani vuote, soprattutto se ami darti un tocco di femminilità con orecchini, collane, bracciali e qualsiasi altra chincaglieria. Non solo, puoi anche rimodernare il tuo guardaroba, stando attenta ovviamente a non eccedere. Insomma non è proprio bello uscire con un cardigan peruviano per un aperitivo. Al massimo puoi concedertelo come giacca anti-sesso per stare in casa.

Io quest'anno mi sono limitata ad una sciarpa in puro cachemire indiana e una borsa africana (del Malawi esattamente)  fatta a mano. 
Diciamo che il pezzo forte sono proprio le sciarpe: riesci a portare a casa sciarpe pregiate a poco prezzo (ovviamente devi avere occhio clinico, perché ci sono anche quelle che trovi al mercato made in PRC).
La storia dell'indiano imperterrito comincia proprio l'anno scorso, quando decisi di puntare i miei occhi sulle sue sciarpe. Erano bellissime, una più dell'altra.
Ovviamente, come da copione, io ero molto indecisa, così mi soffermai a sceglierle per bene. E l'indiano non fu indifferente alla mia indecisione. Cominciò a parlarmi in inglese, mi insegnò qualche tecnica per indossare la sciarpa con nonchalance, si complimentò con i miei occhi e mi chiese subito il numero di telefono.
Rimasi per 30 millisecondi sbigottita e tirai fuori una delle poche frasi in inglese che conoscevo: you must learn by heart! 
Non se lo fece ripetere due volte. E così cominciai a dirgli il mio numero velocemente. 
3-4-8-3....Mi passò il telefono e mi disse di scrivergli il numero. I want to see you tonight.
L'indiano era carino, io ero lusingata dal suo corteggiamento così spudorato, per altro davanti a mia madre sbigottita quanto me perché non capiva cosa stesse succedendo, e non opposi resistenza. Gli diedi, come una vera cogliona, il mio numero. 
Voleva vedermi la sera stessa, ma io non ne ero così convinta. Io credo nel colpo di fulmine, ma solo quando succede a me. La cosa mi puzzava, e non poco.
Nel frattempo continuavo a scegliere le mie sciarpe. Alla fine ne scelsi quattro e facendo gli occhi a cuoricino riuscii a farmene regalare una. Gli promisi che ci avrei pensato e andai via, fiera del mio bottino di puro cachemire.
Dopo 5 minuti mi arrivò una sua chiamata. Voleva vedermi a tutti i costi, insisteva per uscire con me. Impavida gli dissi di sì. Infondo non mi sembrava male, mi sarei fatta quattro chiacchiere, avrei masticato un po' di inglese e mi sarei fatta offrire un gelato senza remore.
Chiusi la telefonata e le mie sinapsi si collegarono. Finalmente! Il grillo parlante, che fino a quel momento dormiva beatamente, si svegliò improvvisamente e cominciò con i suoi pipponi: Michi ma sei proprio sicura di quello che stai facendo? Questo manco ti conosce e già vuole uscire con te! E poi dove vai in una città che non conosci alle 10 di sera?
Insomma, tutta la mia spavalderia svanì nell'arco di pochi minuti. Era un po' da incoscienti ritornare a Bari per uscire con uno che non conoscevo e non parlava la mia lingua. Così mi inventai un impegno improvviso e rimandai l'appuntamento all'indomani. 
Alla luce del giorno e in una Bari più trafficata sarei stata più tranquilla. Se avessi lanciato un urlo, forse, qualcuno mi avrebbe ascoltato.
Dicono che la notte porti consiglio, ma per me non fu così. Nella titubanza più totale, il mattino seguente chiamai la mia amica Emme per avere delucidazioni.  
Il suo tono fu perentorio: era da scellerate prendere il treno per uscire con un indiano conosciuto in meno di mezz'ora. Così, ritrovato il senno, decisi di disdire anche quell'appuntamento.
Mi arrivarono un bel po' di chiamate alle quali non risposi e poi un messaggio in cui l'indiano mi diceva che era dispiaciuto. 

Una settimana dopo, ricordo benissimo che era uno di quei sabati in paranoia mode on, erano più o meno le 10 e io ero incantata davanti al pc a far non so che, mi arriva una chiamata da un numero che non conosco.
Pronto?
Hi. How are you?
Ah, ciao. Ehm...hi.
Cominciai a dare sfoggio del mio inglese scolastico con pessimi risultati. Rimasi zitta per quasi i 3/4 della telefonata, anche perché chi mi aveva chiamato era lui, diciamolo e sottolineiamolo, ergo io non è che avessi molto da dire, figuriamoci se lo dovevo dire in un'altra lingua!
Mi chiamò da Parigi (città nella quale vive) e mi chiese perché fossi stata così..ehm...riluttante nel non voler uscire con lui. Gli dissi chiaramente che non mi fidavo, ma lui tirò fuori la carta vincente: se non avessi avuto intenzioni serie non ti avrei chiamato da Parigi! 
Eh, già perché questa forse è una garanzia, secondo antiche tradizioni indiane!
Non solo, come a voler dimostrare il suo interesse nei miei confronti, mi propose un viaggio a Parigi pagato interamente da lui.
Questo è matto. Vedevo un gocciolone scendere all'altezza della mia tempia destra, mentre un germe infame si annidava nei miei pensieri. Potevo farmi pagare il viaggio e visitare Parigi gratis! Ovviamente gli avrei detto che non partivo più. Queste cose però succedono solo nei film, cioè succedono anche nella realtà, ma questa è un'altra storia, che per fortuna non mi appartiene.
Continuammo la conversazione prima via mail, poi via FB. Parlare scrivendo sarebbe stato meglio per entrambi. Infondo volevo conoscerlo, e non mi vergogno assolutamente di dirlo.

Durante le prime conversazioni fu tranquillo, si limitava a semplici bollettini medici della serie come stai e faceva complimenti aggratis. Poi non so cosa gli sia successo ma ha cominciato a tartassarmi di messaggi, tanto che ho dovuto cancellarlo da FB. Ma la tecnologia ha sempre degli escamotage per fregarti, quindi tolto FB, me lo sono ritrovato su vuozzapp.
Ed ecco che l'indiano dei miei stivali è diventato l'uomo più insistente che io conoscessi. Ogni settimana mi mandava un bollettino medico, non solo, canzoni d'amore indiane (ma cosa vuoi che capisca?!), frasi d'amore, catene di sant'Antonio in inglese- come se quelle in italiano non bastassero, foto dei suoi viaggi e....rullo di tamburi...mi ha persino scritto I love u un paio di volte.
Ciliegina sulla torta, due mesi fa, in occasione della Fiera del Levante mi dice che è a Bari, in fiera.
Ehm...sticazzi!
Ignoro il messaggio, anche perché francamente poco mi importa e poi in quel periodo c'era Uno -che io gli  ho spacciato come fidanzato, ma con scarsi risultati.
Per farla breve, l'indiano non si arrende. E continua a mandarmi messaggi. Soluzione? Lo blocco anche su vuozzapp. 
Ho vissuto in pace per circa due mesi e oggi...mi è arrivato l'ennesimo How r u?
Scusate il francesismo ma...come al cazzo in inglese come si dice?
Quindi fine della storia. 
L'indiano imperterrito si porta a casa il premio per miglior corteggiatore estero insistente. 
E io ogni volta mi chiedo, ma un uomo italiano, magari che conosco e che mi piace, che mi consideri in questo modo, no eh?!




6 commenti:

  1. ...ce ne vuole di tempo per tartassare una persona come ha fatto l'indianino, no?
    cioè, non che tu non lo meritassi, ma uno si deve proprio impegnare ai massimi livelli per rendere la vita pseudo-impossibile ad una poveretta che ti ha comprato pure 3 sciarpe, no?

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  2. Ma uno così non lo vorrei neanche se fosse italiano.
    L'ansia che mettono addosso.
    E poi: I love you, che? O.o

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  3. Ahah scusami Michi ma 'sto ridendo, però dai e' stato caruccio, un pò troppo affrettato e sopratutto stalker D: forza e coraggio u.u

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  4. Mamma che ansiaaaa! È uno stalker!!!

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  5. Ci cadiamo tutte nella trappola delle lusinghe aggratis...

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  6. Però bisogna riconoscergli la perseveranza, un anno è lungo... e non si puo pensare che lo faccia con tutte quelle si interessano alle sue sciarpe!

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