venerdì 24 luglio 2015

Abbi cura di te.

Mi avvicino alla finestra e sposto la tenda. Tu sei steso sul letto e dormi beatamente. Non ti accorgi del vuoto lasciato da me sul lato destro.
Osservo il traffico che scorre di sotto, non pensavo che di notte ci fossero così tante anime in giro.
La città si colora con tutte queste macchine e luci e da lontano io riesco a vedere il buio del mare. Percepisco il suo odore e per farlo mio respiro più forte.
Appoggio la fronte al vetro e mi accendo una sigaretta.
Lo so, non sopporti il fumo. Ma dopo questa notte ho così tanta adrenalina che voglio sbagliare un po'. Con il mio cuore, con il mio corpo e con te.
Ti vedo riflesso nel vetro, continui a dormire e ti invidio un po'.
Hai il viso segnato da quella serenità che vorrei fosse un po' mia.

Apro la finestra per far uscire il fumo e noto con la coda dell'occhio la tua mano distendersi dalla parte destra del letto. Senti il vuoto e apri gli occhi.
Non mi giro, ma avverto tutta la geografia dei tuoi movimenti.
Continuo a fumare in fretta, non vorrei che ti accorgessi di questa mia debolezza.
Ma tu sei già dietro di me, che mi stringi togliendomi la sigaretta dalla bocca.

Abbi cura di me. Di te e di noi. 

Sorrido appena, mentre il silenzio della notte fagocita il chiasso dei motori delle macchine di sotto.
Ho in mente quella canzone di Levante che ti ho fatto ascoltare a inizio serata. Continuo a canticchiarla, mentre mi scava l'anima.

Chiamami amore, senza tremare, saremo anche banali, ma che nome dare a questo vortice che porto al cuore?
Chiamami amore, ci faremo male, ma che cosa vale vivere tra le paure senza avere mai il coraggio di rischiare?

Ho tutte le immagini di noi riflesse dentro, sul lato sinistro del petto.
Sono tante e confuse, cerco di ordinarle ma devo arrendermi a questo caleidoscopio entropico.
Devo arrendermi anche alle tue mani, che percorrono i sentieri del mio corpo, già solcati da altre mani, ma mai così perfettamente studiati dalle tue.
Il passare lento delle tue dita sui miei seni, il soffermarsi proprio su quel neo in mezzo al petto, il tuo mento che si incastra prepotente nella piega del mio collo.

Non è il momento di parlare, né di pensare a domani.
A quando non esisteremo più. Oltre quel vetro, oltre quelle macchine, oltre il buio del mare.
Non importa di quello che sarà o quello che non sarà. Conta questo istante. I tuoi occhi riflessi nel vetro, il tuo respiro pieno sul mio collo, le tue mani calde sui miei fianchi.

Ovunque andrai, abbi cura di te, dei tuoi guai. 

Un giorno poi, abbi cura di me, cura di noi.

E' l'alba e sono sull'aereo. Le lenti scure coprono i miei occhi gonfi di paure e di lacrime. Finalmente lo vedo, il mare.

Segui la parte sinistra, il battito lento, l'istinto che sia.
Segui le orme dorate, i cieli d'argento, non perderti via.


2 commenti:

  1. Difficile commentare un post cosi' intenso e intimo.

    Ma l'essenza la sai anche tu, ed e' nel titolo: abbi cura di te.

    Ti abbraccio,

    RispondiElimina

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