lunedì 24 luglio 2017

[11/365] E.

Ieri è successa una cosa strana. Che poi tanto strana non è. Direi più piacevole, che strana. O forse piacevolmente strana.
Ho risentito E. Era da un paio di mesi che non lo facevamo, del resto FB mi informava che la sua vita sentimentale andava a gonfie vele, mentre la mia faceva fatica a decollare.
Gli unici tentativi di comunicazione erano legati a questioni lavorative, congressi, incontri, robe da medici insomma.

Ieri però, non so per quale motivo, abbiamo cominciato a scriverci con la scusa di una foto su IG. Mi sono ricordata subito di un’altra foto che mi aveva mandato quando abbiamo cominciato a frequentarci e che conservo ancora. Del resto, di uno in camice bianco super abbronzato non si butta niente. Si chiama devozione alla divisa ospedaliera. E poi non posso negare che è stato uno dei ragazzi più belli che abbia mai frequentato.

Abbiamo parlato di cazzate prima, di cose serie poi. E ho scoperto che la sua storia con la tipa del limone non va poi così tanto bene come FB ostenta(va).
Anzi pare che sia giunta al capolinea. Gli ho chiesto come mai le sue storie d’estate andassero tutte a puttane. Compresa quella con la sottoscritta. Ha cominciato a farfugliare discorsi ermetici, ma non ho insistito perché in fondo sapevo la risposta.
E so anche perché con questa ragazza le cose si siano bloccate. Non mi suonavano nuovi certi discorsi, del resto, E. rappresenta un prototipo di ragazzo che conosco benissimo.
Prevedibile nelle risposte, nei gesti, un po’ meno nei discorsi, ancor meno quando mi ha detto che mi vuole bene.
Sono scoppiata a ridere quando ho letto quelle tre parole. E non perché io non gliene voglia. Ma perché non mi sono mai posta veramente il problema. Quando esattamente un anno fa mi chiedevo cosa provassi per questa persona, non riuscivo a vederci sentimenti. Ma un forte attaccamento di natura sicuramente emotiva, che mi trascinava verso di lui senza grandi domande esistenziali. Ero attratta, ci facevo del gran e bel sesso (forse il migliore), mi incuriosiva e allo stesso tempo volevo incuriosirlo.
Certo, non posso nascondere che quando è finita, senza troppi giri di parole, anzi semplicemente con un’uscita di scena non troppo rumorosa, ci sono rimasta di merda.
Ho persino pianto.
Ho persino chiamato i miei amici maschi pretendendo da loro delle risposte. E non mi sono risparmiata nel dirgli che era stato un codardo. Ma del resto non mi doveva nulla, forse non doveva neanche darmi delle spiegazioni. Erano le nostre premesse. Non chiediamoci nulla, non aspettiamoci nulla, lasciamo solo che le cose accadano.
E poi come lo fai a giustificare un interesse che un giorno c’è e il giorno dopo svanisce? No, non si può spiegare. Ma forse, anzi sicuramente, si può ammettere. Si può ammettere che no, non mi piaci più. Che no, non ho più voglia di vederti. Che forse ho sbagliato tutto. Che non ci vedo un futuro. Che non ho voglia. Che del sesso anche basta.
Si possono dare miliardi di motivi, perché quelli ci sono.
Non possiamo spiegarli razionalmente, delle volte. Ma possiamo ammetterli. Possiamo dichiararli. Perché in fondo è questo che significa essere adulti. Ammettere che le cose non vanno e non possono andare. E che si sa che non sono cose belle da dire, ma se le diciamo, forse siamo delle persone migliori. Più coraggiose. Meno codarde.

Dopo quelle tre parole sono rimasta un po’ interdetta. Non gli ho nascosto che mi sembrava strano ma che comunque mi faceva piacere. Del resto non posso negare che grazie a lui si sono aperte alcune porte che credevo di aver chiuso a chiave.
Non posso negare che ho conosciuto la persona che più mi ha fatto sentire desiderata a letto. E tante altre emozioni che ho raccolto durante quei mesi estivi.
Poi ci avevo visto già una fine, forse sarà per questo che dopo il malessere per quel saluto mancato, non ci ho messo molto a girare pagina.

Mi sembra tutto leggero adesso, anche se, forse, leggendo vecchi post e pagine della mia Moleskine, potrebbe non risultare così.
La verità è che il tempo in questo caso ha fatto il suo dovere. Ha ridimensionato gli ardori, le passioni, le emozioni, le persone. Me e lui. Ci ha rimessi ognuno al proprio posto, nelle vite che ci spettano.

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