lunedì 21 maggio 2012

Take me out tonight.


Oggi, mentre preparavo il mio topic per l'esame di inglese sugli Smiths (Oh, I love The Smiths!), mi è venuto in mente questo post, scritto più di un anno fa sul mio vecchio blog (26 marzo 2011). 
Era dedicato ad un invertebrato, uno a caso, che tempo fa mi ha portato via un po' di cose (tempo, voglia di amare, sorrisi, lacrime, pazienza, aspettative) e così sono andata a ricercarlo (non lui, il post!).
E volevo farvelo leggere, perché certi momenti sembrano delle fotocopie, si ripetono a ruota libera, così all'improvviso, si ripresentano nella tua vita, magari cambiano gli attori, le scene, ma il copione rimane identico.
E allora mentre canticchiavo la mia canzone preferita (credo sia la mia preferita in assoluto), pensavo al potere evocativo e rievocativo di certe canzoni, a come ti entrano dentro, a come scavano aggrappandosi ad ogni cellula, quasi come un qualcosa che non vuole andare via, che fa male, ma rimane.
There's a light that never goes out è una di quelle. Non solo per le parole che fortunatamente riesco a ricordare, ma per i momenti che mi fa rivivere.

L'altra me in questo momento ti scriverebbe : Portami fuori stasera. 
Si prenderebbe l'ennesima legnata in faccia, una dose di umiliazione, incasserebbe il colpo in silenzio e andrebbe a letto.
La vera me invece rimane qui, davanti a questo sterile schermo, con una canzone degli Smiths in testa, sforzandosi di partorire parole che abbiano un senso logico e soprattutto che possano dare voce a quel terremoto emotivo che scombussola lo stomaco e il cuore. Ho tutto in testa, flussi di coscienza che scorrono impazziti nelle vene, riaffiorano sulle labbra e muoiono nel silenzio. Avverto il pericolo di non riuscire a sentire niente, mi spaventa la mia noia, la mia aridità, la mancanza di concentrazione che mi perseguita in tutto quello che faccio, dalla lettura di un libro all'ascolto di una canzone, dal tg delle 20 alla telefonata dell'operatore Vodafone.
E' che nella testa ancora una volta mi frullano le mie paure che mi fanno pensare di aver amato senza che ce ne fosse stato bisogno, di aver costruito castelli in aria, di essermi fidata di chi non mi dovevo fidare, di aver dato senza pretendere, di non essere stata fino in fondo me stessa. Eppure io ci credevo. Credevo che per una volta la vita mi avrebbe ripagato di tutte quelle attese, di tutta quella pazienza, di tutto quel dare senza ricevere nulla in cambio. Credevo che se avessi lasciato perdere per una volta le strategie, sarei stata più forte di loro, avrei potuto dire non è come dite voi. Sì, perchè tutti ci avevano visto chiaro fin dall'inzio, tutti mi hanno detto lascia perdere. E invece no, io ho voluto insistere, perseverare, fino a sentirmi sbagliata. E ora mi sento arida, con una corazza impenetrabile, stupida nel raccontare ancora una volta di come mi sono fatta ammazzare dalle illusioni, dalle aspettative, da tutte le mie fantasie mentali.
Ma io ci credevo. Ci credevo quando ti ho guardato negli occhi e ti ho detto che questo rapporto- seppur strano- per me era importante, ci credevo quando ho cercato un tuo abbraccio, la tua compagnia, il tuo affetto superficiale. Ci credevo quando ti ho regalato quel cd degli Smiths, perchè è come se ti avessi regalato una parte di me. Ci credevo anche quando mi sono snaturata per piacerti, quando ho bevuto un pò di più per lasciarmi alle spalle la mia timidezza, quando incartandomi nei miei discorsi impossibili ho cercato di farti capire chi ero e cosa volevo.
Ci credevo, ma non è stato abbastanza.




PS. Si consiglia vivamente la visione del film- non a caso uno dei miei preferiti!

4 commenti:

  1. There's a light that never goes out è anche una delle mie canzoni preferite. Gli Smiths sono stati il gruppo che ho amato di più negli anni 80 e il 7 luglio Morrissey sarà a Roma! Il bello delle canzoni e che non si "spengono mai" :)

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  2. uh caspita questo film non l'ho visto.. cmq bellissimo post Michi! bacione

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  3. Bello quel film. Bello davvero. ♥

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  4. (500) giorni insieme l'ho adorato...è stupendamente bello!
    Sul fatto del copione che si ripete è la stessa teoria che dico sempre anche io. Stesse situazioni, stesse emozioni, stesse delusioni, attori diversi.
    E quello che hai scritto nel 26/03/2011 potrebbe benissimo essere quello che scriverei io oggi 22/05/2012, seppur con qualche modifica, mi sento esattamente così.
    Ed l'idea che questi copioni si ripetano ancora e ancora e ancora, fa di me una pessimista cronica!
    Un abbraccio solidale ;)

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