venerdì 4 ottobre 2013

Non aveva il coraggio.



Nina aspettava quella chiamata. Dall'ultima volta che si erano sentiti, era passato più di un mese. Ricorda persino il momento in cui il telefono squillò. Era in treno. Ritornava in Puglia per il fine settimana.

Di fronte aveva una ragazza un po' matta. Parlava da sola, poi guardava nella sua borsa e continuava a parlare. 
Ricorda che quando tirò fuori dalla tasca il telefono che squillava con una canzone dei Kasabian, la ragazza nello stesso istante tirò fuori dalla borsa una vaschetta con una tartaruga.
- Pron....ahahhahahahahahahahah. 
Scoppio in una forte risata, qualcuno si girò, sorpreso da quella risata fresca e leggermente isterica. 
- Pronto?
- Scusami. Non volevo scoppiarti a ridere in faccia. E' che di fronte a me ho...
Cominciò a raccontargli di tutta quella situazione irreale che aveva intorno a sé. Logorroica più del solito, incurante di quello che lui aveva da dirle. Non si chiese neanche perché l'avesse chiamata, in quella sera di fine estate, proprio in quell'istante.
Parlava, parlava, parlava. Poi ad un certo punto rimase in silenzio. Si scusò per avergli rubato del tempo con le sue cazzate, con le sue parole di troppo, con tutte quelle storie che avrebbe potuto anche risparmiarsi. 
Lui non disse nulla, aveva bisogno solo di sentire la sua voce. Avrebbe voluto dirle che stava male, che il lavoro lo annientava, che l'ennesima storia era finita male. Ma non lo fece. Preferì accontentarsi di quella voce, stare bene così. Con quelle parole vuote di una lei che avrebbe voluto al suo fianco, e con le sue, troppo piene, troppo pesanti, che invece ingombravano il suo stomaco. Come un macigno che solo una gru avrebbe potuto spostare.
Si lasciarono così. Entrambi con un sorriso leggero sulle labbra. E mentre riponevano il telefono rispettivamente sulla scrivania, uno, nella borsa, l'altra, si chiesero perché si cercarono.
Non si diedero una risposta. Forse avevano bisogno di qualcosa di bello. Di un balsamo che potesse lenire le mancanze che si portavano dentro.
Nina continuò il suo viaggiò, raggiunse la sua famiglia, mentre lui passò tutta la notte dietro una scrivania, preso dalle mille scartoffie. Ogni tanto si fermava, fumava una sigaretta e guardava dalla finestra la città addormentarsi a poco a poco.
Dopo quel giorno sembrò che entrambi si fossero dimenticati l'uno dell'altro. Eppure lei aspettava la sua chiamata. 
Ma perché non prendeva lei l'iniziativa? Perché non lo chiamava? Perché non aveva il coraggio di dirgli che gli mancava? Già...non aveva il coraggio. E così il telefono non squillò.




[Foto dal web]

11 commenti:

  1. Nina deve prendere il coraggio a due mani e buttarsi.
    La canzone è bellissima.

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    1. Forse ha semplicemente paura di un no!
      La canzone è la mia suoneria telefonica ;)

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  2. Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni, dice Coelho...
    si parla tanto delle occasioni non avute, mai di quelle non colte, anche quando sono a portata di mano, nonostante tutto l'affanno del Caso.

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  3. Sa proprio di viaggio in treno, questo post. No. Anche di tante altre cose. Per questo è bello. Ciao.

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  4. Sai, potrei scrivere un racconto dallo stesso titolo ma dal contenuto completamente diverso.
    Nina non deve aver paura di buttarsi e cadere, Nina deve aver paura di non aver il coraggio di tentare. Meglio rimorsi che rimpianti :)

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    1. perchè non lo scrivi? :)

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    2. Aspetto il capitolo conclusivo, che arriverà a breve, e poi magari faccio un sunto :)

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  5. Perchè, alla fine, non è sempre facile trovare il coraggio.

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