lunedì 2 dicembre 2013

Incontri d'autore.

Ieri per la seconda volta ho incontrato dal vivo Fabio Volo (la prima è stata qualche anno fa in occasione della presentazione del film della Comencini, Bianco e Nero).
In realtà è stata una prima volta perché l'emozione era talmente tanta che tremavo come una scema. E poi c'è da dire che quando l'ho visto per la prima volta non ero ancora a livelli di sfegataggine incontrollata (brutta malattia che vi auguro di non avere mai!).
Ieri ha presentato il suo ultimo libro, La strada verso casa, al Castello Angioino di Mola di Bari. Nonostante 70 km di distanza, la pioggia, l'allerta meteo, io e siamosoloamici siamo andati lo stesso.
Confesso che la notte non ho dormito, e non perché ero ansiosa di incontrare Fabio, anzi, l'allerta meteo mi aveva così sconfortato che ci avevo rinunciato. Anche perché dovevo andarci da sola con la michimobile, il ché voleva dire: 
a) fare autostop sulla statale perché mi avrebbe sicuramente lasciato a piedi; 
b) inzuppamento sotto la pioggia; 
c) conferma della mia sfigataggine; 
d) che, al 99%, non avrei visto Fabio. 
Ecco quindi che i pipponi avevano preso il sopravvento e avevano svegliato i miei quattro neuroni.

Per fortuna, il mattino dopo, quel santuomo di siamosoloamici si è offerto di accompagnarmi senza che io dicessi nulla.
Il tempo non è stato proprio dalla nostra parte, ma ce l'abbiamo fatta.
Ore 10.50 arriviamo al castello. Fuori neanche l'ombra di un parcheggio. Dentro di me speravo che la pioggia avesse bloccato qualcuno sotto le coperte, ma niente. C'era una che veniva da Potenza, e vi ho detto tutto.
La sala non era grandissima, anche se mi ero immaginata il contrario. Ad occhio, credo che non ci fossero più di 100 posti a sedere. 
Entro e trovo tutto pieno, ma non mi scoraggio. 
Scavalco la gente bloccata in piedi dietro e vado avanti. Nessun posto, così mi siedo per terra, incurante del pavimento freddo, incurante della gonna (oh per Fabio mi ero vestita figa!).

Lui arriva più o meno puntuale. L'incontro era fissato alle 11, lui sarà arrivato alle 11.10 con un ingresso degno del suo stile da...minchione (Fabio, non ti offendere, ti voglio bene, lo sai!)
Eccolo...arriva! Ma dov'è?
E' andato in bagno!

Entra, applausi, sorride, la gente in delirio (in realtà neanche tanto). Io ce l'ho a 2 cm e non capisco nulla. Tremo come una deficiente (non a caso le foto sono tutte mosse) e sorrido come un ebete. 
Tranquilli è l'effetto della droga Volo. Nel frattempo ammiro come è vestito...è proprio un figo, non c'è nulla da dire!
Presenta il suo libro (lo sto leggendo, poi vi scriverò) e poi lascia la parola al pubblico.

E' stato un incontro intenso, si è parlato di anni 80, di famiglia, di cultura, di rapporto tra arte e intrattenimento, di passioni, di Alzheimer, di vita
C'era gente molto diversa tra loro: signore che potevano essere mia madre, coppie giovani con figli al seguito, adolescenti, giovani impacciati, ragazze che facevano le brillanti per avere gli occhi addosso, mariti timidi, trentenni fighi, ragazze come me che sorridevano confuse. 
Con qualcuna di loro scambiavo sguardi e sorrisi. Gli occhi raccontavano tutta la gioia e il mistero che c'è dietro ad una passione così grande che neanche tu riesci a spiegare.

Ho avuto la conferma di quello che ho sempre pensato, mentre per altri aspetti sono rimasta piacevolmente sorpresa. Fabio è un pozzo di sapere...non solo. Ha una sensibilità smisurata, è uno che non si monta per nulla la testa, molto attento agli affetti e ai problemi del paese, ha una mente aperta a 360 gradi e, soprattutto, è una persona molto pulita, priva di rabbia e rancori. Forse sarò imparziale nel mio giudizio, ma quello che è, traspare dai suoi occhi. Brillano, e ve lo posso assicurare.

Mi è piaciuto molto quando è intervenuto su due questioni, a seguito di due domande che gli sono state poste, perché prima di essere il pensiero di FV, quello è il mio pensiero.

Una giornalista gli ha chiesto se le numerose critiche non lo infastidissero. Fabio, con molta tranquillità, ha risposto che quello che di sgradevole legge sul suo conto non lo infastidisce affatto...anzi, è proprio grazie a quelli che lo criticano che è diventato famoso! Non solo, chi critica così pesantemente ha dei problemi, delle frustrazioni personali che si porta dietro e che riversa sui social prendendo come capro espiatorio lui. E non è, forse, vero tutto questo? Insomma, se a me qualcosa non piace ne prendo le distanze, non sto lì a gettar fango sui social, magari per sentirmi figo, no?!

E qui apro una piccola parentesi. Il mio ex criticava pesantemente il mio interesse per Fabio Volo. Lui è stato solo il primo di una lunga lista di persone con le quali ho dovuto scontrarmi per difendere qualcosa che a me piaceva e piace da matti.
La mia, però, non è mai stata una difesa con l'intento di dover convincere qualcuno. Non devo giustificarmi se mi piace Volo, così come non devo convincere nessuno che lui sia bravo (anche perché a volte ho dei dubbi!). A me piace, riesce a comunicarmi emozioni, bellezza, ironia, leggerezza e tanto altro. E per me basta questo, se a te non piace non mi interessa. 
Però c'è una cosa che proprio non sopporto, chi giudica pesantemente senza averlo mai letto. Non solo, non conosce praticamente un cazzo di lui. Ma questo è solo uno dei mali di cui Volo o chi come lui è vittima: la gente parla senza sapere (e di questo credo ne soffriamo un po' tutti).

Per non parlare di questo strano fenomeno per cui in Italia se leggi Dostoevskij sei un figo acculturato, mentre se leggi Volo sei solo un povero sfigato che non capisce nulla.
Secondo Volo quando si parla di cultura bisogna essere trasversali...posso leggere un libro di uno scrittore, piuttosto che di un altro, e rimanere comunque me stesso a prescindere da quale libro scelgo, sviluppando un'idea in merito, così come posso vedere un film di Zalone o di Bellocchio, senza per questo pensare di aver fatto una scelta di prima o seconda qualità.

Lo stesso Volo ha scritto in un articolo sul Corriere della Sera di qualche domenica fa: Quando sono a Londra o a New York, magari in metropolitana, vedo intorno a me gente leggere Ken Follett. Altri, divorare un fantasy. Altri ancora persi tra le Cinquanta sfumature, e qualcuno leggere l’ultimo libro di Philip Roth. Nessuno si sognerebbe mai di dire chi è un vero lettore tra loro, stilare una classifica, tracciare una linea tra arte e intrattenimento, degno o non degno, mettere in discussione la libertà di entrare in una libreria e comprare quello che più aggrada. Non sarebbe nemmeno pensabile. Poi, quando torno in Italia, ripiombo nell’eterno mistero per cui un libro debba essere valutato con lo stesso metro con cui si giudica Dostoevskij: l’eterno mistero per cui si è obbligati a scegliere tra Checco Zalone o La vita di Adele come se non si potesse vederli entrambi senza esserne per forza contaminati.
Quando ha espresso questo pensiero (la domanda era: come si passa dal fare il panettiere ad una laurea ad honorem) non ho potuto far altro che applaudire. Perché sì, la dobbiamo smettere di mettere troppe etichette, soprattutto dove non servono, di categorizzare l'arte in base a quello che piace a noi.
A me 50 sfumature fa schifo, l'ho letto e ci ho riso su. Non mi sognerei mai di criticare qualcuno se l'ha trovato interessante. 
Così come non mi sento di dire che l'arte contemporanea non è arte solo perché non la capisco.
Così come leggo Volo e trovo che le sue parole si incastrano nei miei pensieri, poi leggo Kundera e mi si apre un mondo, e poi ancora la Gamberale che arriva dritto al cuore e sveglia ogni cellula muscolare fino a farlo battere più forte. 
Sono tre generi di scrittura e storie diversi, eppure mi dicono tutte qualcosa. 
Eppure riesco ad essere me stessa senza lasciare che il mio modo di approcciarmi alla cultura venga contaminato.
Ovviamente l'incontro si è concluso con firma sul libro e foto con Fabio. Adesso spero solo di poterlo rincontrare, fargli qualche domanda (l'emozione mi ha paralizzato) e consegnarli una lettera che non ho avuto il coraggio di dargli, come nei migliori copioni della timidezza che si rispetti.

Il mio grazie va a Fabio, alle sue parole che un giorno hanno incontrato la mia storia, ma soprattutto alle storie che lì ho scoperto e alla bellezza d'animo che ogni giorno scopro di siamosoloamici (chi l'avrebbe detto che mi sarei ricreduta su uno stronzo?!)



10 commenti:

  1. In tanti criticano Fabio.
    Ma a me è sempre piaciuto. E' così semplice e diretto. E, in certi libri, sembra che racconti la storia della mia vita. A breve comprerò il libro anch'io!

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    1. Brava...a me piace per questo! Semplice e diretto!

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  2. Non voglio offendere nessuno, ma Fabio Volo è la banalità fatta persona xD

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    1. Che sia banale, non lo posso negare. Ma per fortuna è tanto altro!

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  3. Non voglio offendere nessuno ma se viene data una laurea AD HONOREM a Volo, mi sento offesa io e con me tutti quelli che la laurea se la sudano. Così per dire.

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    1. Io mi offenderei per tante altre cose...la laurea ad honorem è semplicemente un riconoscimento, discutibile e non lo si mette in dubbio...basta pensare che l'hanno ricevuta Valentino Rossi e Vasco Rossi, che con la scrittura mi sembra abbiano poco a che fare!

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    2. Mi offendo per ''tante altre cose'' infatti e questa vi rientra ;)

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  4. l'ho visto stasera, ha trattato le stesse tematiche, ancizhè Ken Follett ha fatto l'esempio con Don Winslow. Divertente. E' stato un incontro piacevole. La foto è bella ;)

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