lunedì 15 dicembre 2014

E' nell'altro la vera ricchezza del nostro essere.

Odio le persone che mettono il muso per farti sentire in colpa.
Lo trovo infantile. Non solo.
Ritengo che sia un modo per frenare la libertà altrui. O almeno io la vivo così.
Non si possono avere le persone a proprio piacimento. Siamo diversi e quando ci relazioniamo dobbiamo sempre tenerlo a mente. Gli altri non saranno mai a nostra immagine e somiglianza. Non saranno neanche come il nostro io vorrebbe. Saranno semplicemente se stesse. Che ci piaccia o no. Può far male a volte scoprire una diversità abissale dal nostro modo di vedere e sentire le relazioni, ma in questi casi le scelte sono due: accogliere o prendere un'altra strada. Senza che né una né l'altra decisione riservi rancore. 

Odio anche chi mette se stesso al centro dell'attenzione, soprattutto altrui. Se vuoi essere l'ombelico del tuo mondo, no problem. Ma non pretendere di essere l'ombelico del mondo altrui.
Non sei la Vodafone, ergo non ruota tutto intorno a te.

Quando mi relaziono con gli altri cerco sempre di tenere a mente questi due punti:
1) lasciare l'altro libero di comportarsi come crede
2) non mettere i miei bisogni e i miei desideri al primo posto.

Non è facile, pecco di dimenticanza pure io. Ma mi impegno. Tutto questo non mi fa sentire un gradino più su degli altri, ma mi rende serena e carica di meno aspettative qualsiasi rapporto. 
Funziona ed è più bello relazionarsi in questo modo con la gente, perché ti aiuta a capire meglio la diversità dell'altro e a farne tesoro. 
E' un duro mestiere, perché l'io cerca di prevalere sempre in tutte le sue forme. Io non ne sono immune, ma cerco di fare sempre il mio meglio. E quando sento che non riesco ad attenermi a questo pensiero, mi fermo un attimo, razionalizzo e cerco di rimettermi sui binari della vita fatta da io+gli altri.

Capisco anche che questo discorso non è universale, che tutto questo è frutto del mio sentire e non necessariamente può esserlo degli altri. Però gli atteggiamenti descritti sopra mi infastidiscono, non li tollero perché sento che in qualche modo intaccano la mia libertà, il mio essere indipendente.

Oggi ho visto lo sguardo di una mia amica, appena laureata, deluso perché la sua migliore amica dopo la proclamazione è dovuta scappar via per impegni di lavoro. Anche lo sguardo di sua madre era infastidito dal fatto che sia io che l'amica di sua figlia stessimo andando via in fretta. 
Questo ha generato delle profondi riflessioni in me, ecco il motivo di quello scritto sopra.

Quando mi sono laureata, 4 mesi fa, alla mia seduta mancava la mia migliore amica, assente per lavoro, così come mancavano i miei più stretti amici. 
Non è stato un dramma per me, sapevo che loro ci sarebbero stati con il cuore, con la loro presenza invisibile che sempre mi accompagna. Così come non è stato un dramma che alcuni mi abbiano detto che non ci sarebbero stati perché dovevano studiare o semplicemente perché si scocciavano a prendere un treno e venire a Bari (ovviamente non mi hanno detto questo, ma le scuse nascondevano questa verità squallida). Ho semplicemente accolto le presenze e le assenze. Era il mio giorno, condividerlo mi avrebbe fatto piacere, ma non potevo di certo costringere i miei amici ad esserci. Né tanto meno mettere il muso per le persone che quel giorno sarebbero state assenti. 
E credo che la vita mi abbia sorpreso lo stesso. A partire dalla gioia che ho visto sul viso di mio padre e mia madre. E poi gli amici dei miei genitori che hanno rinunciato ad una giornata di lavoro e alcuni dei miei amici di sempre che erano lì a bere prosecco con me alle 10.30 di mattina. 
Mi è bastato questo. Mi sono bastati i complimenti della commissione, quelli del mio tutor, il mio 110 e lode conquistato con fatica. La bellezza della vita è passata attraverso cose semplici ed ero felice così.
Non ho avuto proprio il tempo di mettere il muso o di guardare storto la mia ex compagna di corso che è dovuta andare via di corsa dopo la proclamazione. Anzi, sono stata felicissima perché è riuscita a prendersi un permesso a lavoro per me.
Ecco perché quelli sguardi delusi e infastiditi della mia amica e di sua madre hanno infastidito anche me. Perché non si stavano godendo il resto, ma stavano dando spazio a sentimenti negativi in un momento così bello per entrambe. E allora ho pensato a quanto a volte siamo stupidi. A quanto siamo capaci di rovinare tutta la bellezza dei nostri momenti, della vita che scorre e si manifesta, per mettere sempre in primo piano il nostro ego, i nostri capricci, i nostri falsi bisogni e desideri. 

E non mi sento un alieno nel pensare questo, come magari qualcuno vuole farmi sentire. 
E' che, negli anni, ho raggiunto una mia maturità su certe cose, ho ridefinito le priorità giorno per giorno, e lo faccio tuttora senza fermarmi mai. 
Ho creato le mie barriere. Così come ne ho abbattute altre. 
Ho definito i miei spazi, ma ho anche lasciato che fossero gli spazi a definire me.
Ammesso i miei limiti facendoci la guerra. 
Ho lavorato per essere meno volubile e più serena.
Cado, mi alzo, ricado, mi rialzo. E sbaglio, sbaglio ancora nonostante tutti gli schemi che mi metto in testa. Perché alla vita non puoi far altro che obbedire. E' lei che detta le regole, tu puoi solo accettarle. 
E quando gli altri sono diversi da te, puoi solo riempire certe distanze con quello che sei. E' non è detto che arrivi all'altro, che ci sia un incontro, ma in ogni caso vale sempre la pena tentare. 
Vale sempre la pena percorrere quella strada che ci permette un incontro. Perché è nell'altro la vera ricchezza del nostro essere.





2 commenti:

  1. non posso che essere d'accordo. su tutto. davvero.

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  2. ...sai il fatto è che io sono una donna che con le donne non va particolarmente d'accordo... anche, probabilmente sopratutto per questi aspetti indecenti, il muso nelle questioni che sentono "di concetto"...

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E ora dimmi cosa pensi...

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