giovedì 14 maggio 2015

Momento amarcord.

Quando ero giovane e bella (e aggiungo magra che male non fa) impazzivo per gli Afterhours (anche ora a dir la verità, ma un po' meno rispetto alla cotta ormonale di anni e anni fa). 
Li scoprii per caso, grazie ad un cd che mio zio trovò in un giornale di musica e che, senza pensarci, scartò. 

Ascoltai La sinfonia dei topi, dissi oh che bella e mi appassionai a questo gruppo che nessuno ascoltava alla mia età. Era il 2001 e io avevo 15 anni. 
Gli Afterhours li conoscevo solo io e qualche sfigato come me.

Poi arrivò il mio ex storico che li amava alla follia, mi dedicò Bianca e consacrai il mio amore a loro.
Da perfetta devota, andavo ai loro concerti e pogavo come una matta. 

Non solo. In tutti i periodi della mia vita, anche quelli più insignificanti, le loro canzoni mi hanno sempre dato delle risposte.
Come oggi, giornata apparentemente insignificante, che ho pensato a tutte le mie sovrastrutture. 
A tutti i miei credo messi alla ribalta dalle mie emozioni.
Mi sono venuti in mente loro con una frase che credo dovrei tatuarmi.
Pensi di avere un credo, poi lo adatti a quello che sei.

Sto adattando il mio credo a quello che sono. Senza vergognarmene. Senza stare lì a rimproverarmi se qualcosa va storto o è sbagliato.
Sono io, sono questa. E credo che devo imparare a volermi solo un po' più bene.




5 commenti:

  1. Volersi bene è la chiave di tutto. Si parte da lì ;)

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  2. Certi parametri che ci si autoinfligge non hanno ragione di esistere.

    Certe immagini precostituite di noi stessi che abbiamo nella testa appartengono al mondo della mitologia.

    La realtà dovrebbe essere l'unico standard plausibile di ogni logica comportamentale.

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  3. Il problema dei credo è che sono tutti teorici, perfetti, assoluti.
    Cosa che noi non siamo.

    La vera sfida, penso, sia quella di prendere il buono che c'è in essi e farli diventare nostri adattandoli e plasmandoli alla nostra visione delle cose. Credo sia la cosa più onesta che si possa fare.

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  4. Siamo la maschera di noi stessi. La faccia sulla faccia. Uguale eppure diversa. Omologati in modo così originale! Le sovrastrutture sociali e razionali ci offrono una etichetta con la quale prendere posto sullo scaffale e ci sentiamo liberi perchè usciti dal cartone di imballaggio. Una piccola dose di cose sbagliate rende vivo questo supermarket.

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  5. buon cammino!!

    ps. io intanto mi ascolto le canzoni che hai citato che non le conosco!

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