martedì 18 dicembre 2012

Francesco e Thomas.

Quando ad ottobre ho ricominciato ad andare alla messa dei bambini di domenica mattina, mi sono accorta subito di Francesco. 
Un uomo molto semplice, alto più o meno come me, sui 35 anni. 
Non me ne sono accorta subito perché era particolarmente bello o chissà che. 
Francesco sedeva al primo banco, insieme ai ragazzi del coro. Nessun particolare rilevante, se non quello di una carrozzella al suo fianco. 
Era quella di suo figlio, Thomas. 
Per domeniche e domeniche ho ammirato la straordinaria pazienza e devozione di questo giovane padre che accompagnava il figlio a messa. 
Cantava per lui, batteva le mani per lui, gli sorrideva perché se Thomas lo faceva era semplicemente per un riflesso involontario. A volte mi sono persino commossa, in preda ai miei ormoni instabili che non hanno saputo resistere a questa forma di amore senza limiti che prendeva vita così, nella semplicità di un gesto consueto come quello di accarezzare i capelli o stringere una mano.

Oggi ho incontrato Francesco e Thomas.
Stavamo entrando nello stesso istante in chiesa e così ho aiutato Francesco, mantenendo la porta, e facilitandogli l'ingresso con la carrozzella.
Ho sorriso a Thomas. E sono andata a sedermi.

Dopo la novena, mi sono avvicinata a loro.
Ho salutato il bambino chiedendo al padre il suo nome visto che non ci eravamo mai presentati.
Thomas nel frattempo emetteva degli urli leggeri, forse nel suo mondo cantava.
Ha degli occhi dolcissimi nascosti dietro lenti un po' doppie.

Francesco invece è un papà coraggioso. 
Si occupa di Thomas in un modo così amorevole che nessuna parola potrebbe spiegare quello che i miei occhi hanno visto in questi mesi.
Lo sguardo premuroso di un padre verso un figlio che non sarà mai come gli altri. Le sue mani colme di attenzioni, rispettose di un corpo che ha tante ferite, nei movimenti, nelle parole, nel cuore. 
Oggi ho pensato alle lacrime di Francesco. Chissà se ne ha versate in questi anni. Immagino di sì.
Ho pensato a cosa è in grado di smuovere l'amore. A quanto è infinito e incommensurabile. 
Io avrei pianto. Tanto. Perché non so se sarei stata mai in grado di essere così coraggiosa. 
Poi ho visto il sorriso di quest'uomo, la sua tenacia, una luce negli occhi in forte contrasto con la pioggia di fuori. 

Grazie Francesco e Thomas perché adesso il mio cuore ha qualcosa in più di bello da raccontare.

5 commenti:

  1. 15 anni fa è nata la mia prima nipotina. E anche lei, come Thomas, non è mai stata e mai sarà "come gli altri".
    Ci vuole tantissima forza ad affrontare tutto: il dolore che si prova a guardarli e pensare che non avranno MAI tutto quello che un genitore avrebbe desiderato per loro e per affrontare gli altri che non sempre sono come te!
    L'amore da la forza per farlo!

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  2. La tua sensibilità e la tua capacità di avvicinarti al prossimo ti fanno onore.

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  3. Le tue parole mi hanno colpito e molto.
    Sono madre e, come tutte le madri, desidero per mio figlio la felicità ed un futuro migliore.
    Quando lo portavo in grembo ho pregato che fosse sano; un po' per me, per la paura che avrei avuto nell'affrontare un esito diverso, nel sentirmi inadeguata ed incapace di accudirlo nel migliore dei modi, nel lasciarlo solo una volta che avrei chiuso gli occhi, un po' per lui, perchè non lo volevo a combattere con qualcosa di così grande. Io AMMIRO profondamente chi ce la fa. So che tutto ciò è possibile grazie all'amore. Questa è l'unica forza capace di spingerti dove non sai, dove non crederesti. L'amore è un mistero ed un dono.
    Tu ce l'hai questo amore.
    Grazie per avermi riempito il cuore di cose belle, oggi.
    Saretta

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  4. Sei a dir poco adorabile. Lo sai? (:
    ci vuole una forza grande,ma se non lo fai per chi ami per chi lo fai? (:

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  5. :*
    che dolcezza in questo post
    ce ne fosse di più nel mondo :(

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