martedì 10 febbraio 2015

Classe 1986 (parte 2)

....Scelsi il liceo scientifico (stessa scuola di Paolo), dove ebbi modo di conoscere nuove persone, con le quali non mi legai mai realmente.
Avevo rapporti convenevoli con tutti, anche con quelli che in classe erano i più emarginati.
La mia vita era fuori: frequentavo la parrocchia e fu proprio lì che conobbi Jacques.
Jacques, 5 anni più grande di me (che vi posso assicurare a quei tempi per una sedicenne erano tanti), era l’obiettore di coscienza della parrocchia. Attraverso giochi di magia che non vi sto qui a spiegare, riuscii ad avere il suo numero. Cominciai così a mandargli dei messaggi fino a quando non fu lui a propormi di uscire.
Lui era fidanzato da 5 anni, ma la sera stessa che uscì con me, lasciò la sua ragazza. Quel gesto mi spaventò molto: Jacques mi piaceva, ma cosa voleva dire questo?
Dopo una settimana io e Jacques stavamo insieme, contro il volere di molte persone. Il parroco, che conosceva molto bene Jacques, i miei genitori che all’inizio mi ostacolarono tanto, alcuni miei amici, che non riuscirono a mandar giù il fatto che io mi fossi allontanata un po’ da loro per stare con lui. E la sua ex ovviamente, che per i primi mesi fu un incubo nella vita di Jacques, ma mai nella mia. Forse perché, anche io, in fondo, non ero del tutto convinta di questa storia e mi interessava poco se qualcuno potesse minare la nostra stabilità.


Jacques veniva da una famiglia difficile, era un mantenuto che voleva fare il ribelle. Ma con i soldi di papà è facile fare i ribelli. Però mi voleva bene e mi riempiva di attenzioni, fin troppe direi.
Solo quasi sei anni dopo mi accorsi che, effettivamente, non avevo tutti i torti.
Il sesso con Jacques era stupendo, ma tutto il resto faceva cagare. La mia vita faceva cagare se c’era lui. E così una sera, all’ennesimo litigio, senza pensarci troppo, uscii sbattendogli la portiera della macchina e ciao per sempre.

Per questa mia incapacità di legarmi a qualcuno, cambiai spesso compagni di banco. Ma la verità era che non avevo nessun pretesto per legarmi a qualcuno di loro. Li trovavo lontani dal mio essere, così tanto, che ogni tentativo di cercare un punto in comune falliva.
Avevo il mio mondo fuori: gli amici della parrocchia, loro sì che mi capivano. E poi con loro mi divertivo sul serio.
E avevo un universo dentro che arricchivo e scoprivo con la musica, le letture, la scrittura. Fondamentalmente ero una snob, una presuntuosa, un’antipatica che si credeva chissà chi solo perché aveva un fidanzato figlio di un noto medico dell’ameno paesello, leggeva libri di letteratura straniera e ascoltava musica di nicchia.
Non a caso, gli amici della parrocchia, mi chiamavano Principessa.

Loro, che adesso sono sparsi in diverse parti di Italia, mi hanno voluto bene sul serio (e me ne vogliono ancora oggi per fortuna), nonostante non fossi come loro, nonostante avevo questo mio lato ribelle che non esitavo a tirar fuori, nonostante ai campiscuola dovevo rompere costantemente le palle per qualcosa che non era come dicevo io.
In tutto questo, riuscii a vivermi quegli anni in maniera più o meno tranquilla, cercando di mantenere l’etichetta di brava ragazza che mi era stata affidata.
Jacques era il mio porto sicuro, anche se con lui litigavo spesso. Passammo diversi momenti di crisi, tutti per colpa mia. Ogni tanto sparivo, lasciandolo sospeso.
Per alcuni mesi, quelli che precedettero la maturità, lo “tradii” con un maresciallo della marina che avevo conosciuto in chat. Che brutta persona che ero con e per lui.

Studiavo tanto, ma per i miei professori non era abbastanza. Riuscii comunque a diplomarmi con un voto alto (95), che non mi aspettavo assolutamente.
Dopo la maturità, ripresi in maniera stabile la mia storia con Jacques, nonostante, ormai, si fossero create delle rotture tra di noi....

2 commenti:

  1. Nooo, non puoi lasciarmi sospesa così! :(

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    Risposte
    1. Mi fa piacere che qualcuno si appassiona alle mie minchiate! ahahha tranquilla che il seguito arriva! ;)

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E ora dimmi cosa pensi...

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