mercoledì 4 febbraio 2015

Di gennaio.

Mi piacciono i bilanci. Quelli che però sono lontani da un tirare le somme. 
Diciamo che mi piacciono i bilanci che non sono veri e propri bilanci, ma solo carte ben spiegate sul tavolo della vita.
Fogli e storie da leggere, osservare, studiare, ricordare. Per un gioco che si chiama manutenzione dell'anima, ma che in parole povere vuol dire vita.
Avere davanti agli occhi il semplice fluire di tutto e poterlo così avere sotto controllo e a debita distanza, ma non perché non voglia farlo mio, anzi. Semplicemente perché voglio che sia mio. Qui, ora e per sempre. 
E così ho deciso, sperando che l'incostanza non prenda il sopravvento, di dedicare un post al mese, che sia un po' un riassunto di quello che ho vissuto, visto, sperimentato, conosciuto, annusato, letto, percepito e tutto quello che con i sensi si può fare. Così, per stendere un nitido ricordo in questa sterile pagina bianca.




Di gennaio, mi ricorderò il lunedì 5. Di quando stavo scegliendo un paio di scarpe in un grande magazzino, distratta da messaggi che mi arrivavano sulla chat di Facebook.

Dei tre film visti, un record per una che non sa star ferma su una sedia per più di 30 minuti. Soprattutto de L'amore bugiardo, che mi è piaciuto un sacco, pur avendo alcune scene da vomito. Ma che bello vedere tanto sgorgare di sangue. Sì, lo so. Certe volte ho un gusto per l'orrido che non ha bisogno di commenti. Per la cronaca, gli altri due sono The water diviner (una vera cagata) e Universitari, molto più che amici (film di Moccia, se non erro - va beh, non si può sempre essere profondi su tutto).

Di Avrò cura di te, libro a quattro mani scritto dalla Gamberale e Gramellini. Un libro che ho aperto per caso e che per caso mi ha aperto un mondo.

Della boccetta di smalto rossa caduta per terra nella mia stanza, di cui si notano ancora le tracce nelle incalanature tra un mattone e l'altro. Dei completini intimi che ho comprato e che non hanno ancora avuto modo di essere apprezzati (e chissà se lo saranno). Di un profumo che avevo smesso di usare e che ho rimesso con molto piacere.

Della partenza di Emme. Delle pause pranzo al mare, stese sullo scoglio a morire di freddo, ma a riscaldarci con le poesie di Neruda e dello schifosissimo the caldo che ho buttato.

Del weekend romano con uno sconosciuto e della sua tenerezza. Della mostra Body Worlds e di quella di Escher che non ho fatto in tempo a vedere. 

Dell'arrivo inaspettato nell'ameno paesello del mio amico che sta in Inghilterra, delle preoccupazioni per la sua salute, delle sue bestemmie per averlo portato a teatro a vedere uno spettacolo che io non ho capito.

Delle canzoni da aperitivo milanese di cui ormai non posso fare a meno. Della distanza che ho voluto mettere tra me e il resto di tutto. Delle playlist su Spotify e delle lunghe email che ho scritto alla mia amica (blogger) sarda. Alla sua vicinanza, ossimoro della distanza che ci separa.

Dei tanti papers letti, del successo di un mio studente passato magicamente da un 2 e mezzo ad un 6 e mezzo in inglese, del mio primo monologo a teatro.

Del barista all'aeroporto di Ciampino che mi ha detto "Te posso dire una cosa? Sei bella come er sole". Del mio sorriso timido e del mio Tu no, nella mia mente (scusate ma era un metro e ho tanta voglia di crescere!). 

Di un paio di scarpe rosse, tacco 12, che ho visto e che voglio assolutamente comprarmi.

Della bellezza delle anime affini alla mia. Del mistero della vita e del nostro affannarci a voler trovare sempre un senso a tutto. Di Pirandello, che è tornato prepotente nella mia vita. 



1 commento:

  1. ma sai che alla fine anch'io, proprio oggi, mi sono ritrovata a fare una sorta di bilancio del mese!? Mentalmente lo faccio sempre, per cercare di migliorarmi e apprezzare più cose! Non mi sembra niente male il tuo inizio anno :) soprattutto pensando alla mostra e al teatro!!

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